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Dino-Boffo

Vittorio Feltri: mi hanno condannato per ragioni politiche


Vittorio Feltri: mi hanno condannato per ragioni politiche

di Stefano Lorenzetto

Tre mesi di sospensione dalla professione, contro i sei che gli erano stati inflitti in primo grado dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia per il caso riguardante Dino Boffo, il direttore di Avvenire che nel settembre 2009 si dimise dopo una campagna di stampa del Giornale scaturita da una condanna per molestie. Il verdetto contro Vittorio Feltri, pronunciato la scorsa settimana dal Consiglio nazionale della categoria, è mite solo all’apparenza. Continua

Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa

vescovi italiani

Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.
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Dino Boffo senza Avvenire: dà le dimissioni e Bagnasco le accetta‎

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

E alla fine Dino Boffo ha lasciato. Si è dimesso dalla direzione di Avvenire (oltre che dalla direzione di TV2000 e RadioInblu), il giornale cattolico che guidava da 15 anni. Lo ha fatto, con una lettera di quattro pagine (qui il testo integrale in .pdf) indirizzata al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, in cui spiega di sentirsi al centro di una “bufera gigantesca” frutto della campagna di stampa contro di lui che ha “violentato la mia famiglia“. E che per tanto intende allontanare il più possibile la sua persona, oggetto dell’attacco di Vittorio Feltri, dal giornale voce dei Vescovi italiani . “Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani“.
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Scontro Giornale-Avvenire: battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici

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Battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici. Protagonisti: il direttore de il Giornale, Vittorio Feltri, e il direttore di Avvenire, Dino Boffo.

Feltri all’attacco
Comincia Feltri, che in un editoriale esprime l’intento di “smascherare” i cosiddetti “moralisti” che hanno attaccato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su vicende di carattere privato: “Mai quanto nel presente periodo” scrive Feltri, nell’editoriale di prima pagina sul Giornale “si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche“. Il quotidiano della famiglia Berlusconi ha pubblicato oggi in prima pagina la notizia di una presunta vicenda giudiziaria, in cui il direttore di Avvenire, secondo il Giornale, sarebbe stato coinvolto.

La difesa di Boffo
E Boffo? Questa la sua reazione: “Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro”, scrive il direttore del quotidiano della Cei. “La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avvallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda“. Boffo conclude: “Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo”.
Schierata a fianco del direttore del giornale cattolico la Cei, che in una nota dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, conferma “piena fiducia” a Dino Boffo che dirige Avvenire “con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”.

La controreplica di Feltri
A stretto giro di posta arriva anche la controreplica di Feltri: nessun killeraggio ma solo la trascrizione “di un documento del casellario giudiziario, cioè pubblico”. “Abbiamo semplicemente ricordato” prosegue Feltri “che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali”.

Risvolti politici
Ma essendo la vicenda capitata alla vigilia del gran giorno della “Perdonanza Celestiniana” dell’Aquila, dove tutto era pronto per la cena che avrebbe visto allo stesso tavolo il premier Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano cardinal Tarcisio Bertone, il caso ha messo in fibrillazione anche il mondo politico. Tanto che più d’uno si è spinto a collegare lo scontro Feltri-Boffo con la notizia, della sala stampa vaticana, che la cena “è stata annullata”. Nella stessa nota anche l’annuncio della decisione del presidente del Consiglio di delegare, quale rappresentante del governo alle celebrazioni, il sottosegretario Gianni Letta. L’incontro era stato interpretato dagli osservatori politici come una nuova riconciliazione dopo lo strappo della Lega con la chiesa sull’immigrazione, e dopo le tante critiche rivolte al governo dai giornali vicini al Vaticano.

Di fatto, a fianco del direttore Boffo si è schierato anche il presidente del Consiglio Berlusconi: “Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio”.

Cei: il dopo Ruini in salita

A meno di nuovi clamorosi colpi di scena, dovrebbe essere l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, a guidare la Cei per il prossimo quinquennio
Si conclude senza vincitori né vinti il braccio di ferro tra il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il cardinale Camillo Ruini per la nomina del futuro presidente della Cei. Le indiscrezioni unanimi indicano che l’annuncio verrà dato domani a mezzogiorno, contemporaneamente in Vaticano e alla Curia bolognese. Ed è fondato pensare che Angelo Bagnasco, vicino a Ruini e gradito al segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, gestirà la Cei, nel prossimo quinquennio, nel solco tracciato dal suo predecessore.
Mons. Bagnasco avrebbe già incontrato Benedetto XVI in udienza privata e il cardinale Bertone avrebbe accennato all’imminente nomina durante il lungo faccia a faccia con il presidente del Consiglio Romano Prodi nell’ambasciata d’Italia presso la Santa sede, lo scorso 19 febbraio.

La nomina di Bagnasco potrebbe essere resa nota già il 6 o 7 marzo, lasciando in tal caso al nuovo presidente il delicato compito di guidare il Consiglio episcopale permanente che si aprirà il prossimo 19 marzo e sarà chiamato a discutere l’attesa nota dei vescovi italiani sui Dico (unioni civili).
Ruini resterebbe al suo posto come vicario del Papa per la diocesi di Roma. Mentre la diocesi di Genova si confermerebbe un trampolino di lancio per le carriere ecclesiastiche: Dionigi Tettamanzi promosso a Milano nel 2002, Bertone nominato segretario di Stato e ora Bagnasco, a sorpresa, chiamato a ricoprire il gradino più alto nella gerarchia della Chiesa italiana.

La scelta di Bagnasco, già ordinario militare per l’Italia e arcivescovo di Pesaro, rappresenterebbe una soluzione di mediazione capace di accontentare sia Bertone, che il 29 agosto scorso lo ha voluto come suo successore a Genova, sia Ruini, che gli ha affidato la presidenza del consiglio di amministrazione del quotidiano Avvenire e la segreteria della Commissione episcopale per la cultura.

Intanto già si guarda al futuro assetto organizzativo della Cei. Confermato il segretario generale, cardinale Giuseppe Betori, si prepara invece a cambiare la squadra di Ruini. Sono in attesa di un’imminente nomina episcopale Claudio Giuliodori, che per 11 anni ha gestito i rapporti tra la Cei e i mass media, promosso vescovo a Macerata, e il sottosegretario, Domenico Mogavero, probabile vescovo a Mazara del Vallo.

Lo scorso 8 febbraio la plenaria della Congregazione per i vescovi ha approvato a pieni voti le due candidature e si attende la firma del Papa.
Per la sostituzione di Giuliodori si fa il nome di Domenico Pompili, già in forza negli uffici della Segreteria generale, mentre alla carica di sottosegretario potrebbe essere nominato per la prima volta un laico, Vittorio Sozzi, che in questi anni si è occupato del progetto culturale della Chiesa italiana.
La scelta di Bagnasco lascerebbe invece inalterato l’assetto dei media che fanno capo alla Chiesa italiana, con la conferma di Dino Boffo alla direzione di Avvenire e della tv satellitare Sat 2000.

Nonostante l’appoggio di Bertone e Ruini, la strada che attende il futuro presidente della Cei è tutta in salita. Pesa il fatto che il Papa non abbia voluto tener conto della contestata consultazione segreta dei vescovi italiani che un anno fa avevano indicato come possibili presidenti i cardinali Tettamanzi di Milano, Angelo Scola di Venezia, e Renato Corti, vescovo di Novara.
Inoltre, dopo vent’anni di guida del cardinale Ruini, molti nell’episcopato italiano vorrebbero recuperare una maggiore collegialità e un confronto più aperto.
Dico e assemblea generale dei vescovi a maggio saranno i primi banchi di prova del futuro presidente.

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