La pallacanestro italiana, secondo sport nazionale per numero di appassionati e investimenti, è alla ricerca di una credibilità perduta. Un campionato partito in ritardo e senza Napoli e Capo d’Orlando estromesse perché non in regola con la documentazione per l’iscrizione ai campionati (anche se giovedì prossimo l’Orlandina giocherà la sua ultima carta al Tar del Lazio per ottenere la riammissione), una federazione senza presidente e commissariata, una Nazionale che rischia di non qualificarsi per i prossimi Europei (dopo aver fallito la qualificazione per le Olimpiadi di Pechino, nonostante l’argento vinto quattro anni prima ad Atene). In caso di mancata qualificazione, sarebbe un bel danno per la Rai che ha acquistato i diritti degli Europei del 2009 (e anche per il 2011) per 2,5 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al biennio 2005-2007. Non interessata, in tal senso, Sky che paga già quasi 3 milioni di euro a stagione per il campionato italiano, cifra che quest’anno si divideranno 16 e non 18 squadre.
Un futuro incerto, al quale proverà a dare un senso il neo commissario Dino Meneghin, ex grande giocatore di Milano e della nazionale, chiamato a sostituire (almeno fino alle elezioni che dovrebbero svolgersi entro la primavera del 2009) il dimissionario presidente Fausto Maifredi. Meneghin si è detto “dispiaciuto” per le assenza di Napoli e Orlandina (”le società devono imparare a lavorare in base alle loro reali possibilità , a fare un passo alla volta, piuttosto che i salti”) e spera che sia un campionato “più equilibrato e combattuto possibile. Sulla carta Siena parte anche quest’anno come favorita (i campioni d’Italia in carica hanno espugnato il campo di Cantù alla prima di campionato con una prova di grande carattere, ndr), ma attenti a Roma, si è molto rinforzata, e anche a Milano. E poi ci sono Pesaro, le due squadre di Bologna, Treviso. Sarà una grossa lotta”.
Al di là delle incertezze sul nome del vincitore del campionato, restano tanti punti interrogativi - e polemiche a non finire, con minaccia di sciopero da parte dei giocatori - anche sul “tetto” massimo degli stranieri. Già , perché gli italiani, di fatto, non abitano più in Italia. Almeno nel basket. Nella serie A il 65 per cento dei giocatori iscritti nelle rose sono europei o extracomunitari (americani), ma del restante 35 per cento italiano quanti troveranno posto come titolari nelle 16 squadre del massimo campionato? Un’altra amara verità è che le società non investono più nei vivai e anche nel pianeta dilettantistico si preferiscono oriundi e campioni vicinissimi al ritiro ai talenti da scoprire e far crescere. Senza dimenticare la scuola, che in fatto di educazione e crescita sportiva non dà alcun contributo alla causa.
Soluzioni? C’è chi propone di avere sempre un italiano in campo, chi di istituire una Lega nazionale, sul modello della Ncaa, il campionato universitario statunitense. Ipotesi percorribili o meno, dipenderà dalla volontà di tutti per dare una svolta a un mondo la cui crisi è sotto gli occhi di tutti. Eppure, secondo un’indagine condotta da Censis Servizi ed Acciari Consulting su 180 esperti di sponsorizzazioni sportive, la quota destinata alle sponsorizzazioni è salita al 20 per cento del totale degli investimenti in comunicazione. Il calcio continua a farla da padrone con il 58,3 per cento, ma la pallacanestro si piazza al secondo posto con il 37,5 per cento degli intervistati. Seguono pallavolo e automobilismo (32 per cento), il 29,2 nel tennis, il 20,8 in rugby, atletica, sci, motociclismo e golf e un 16,7 per cento nella vela.
Con la serie A in crisi, grande attenzione è stata data alla Legadue che ha dimostrato come una lega equilibrata e con molti italiani in campo (sei su un totale di dieci giocatori da mandare a referto ogni domenica, ma ci sono squadre come la Enel New Basket Brindisi che hanno rinunciato all’acquisto di un giocatore comunitario e si schierano con sette italiani) sia ancora possibile proporre un modello alternativo di pallacanestro. Quando questo campionato è nato, otto anni fa, nessuno avrebbe potuto immaginare un successo di tale misura e adesso in questo campionato ci sono squadre come Varese (10 scudetti e 5 Coppe dei campioni vinte!), Venezia, Reggio Emilia e Brindisi, dal passato glorioso e dal futuro molto roseo e solido anche dal punto di vista economico. Una squadra di Legadue costa mediamente 2-2,5 milioni di euro e, anche se non c’è il conforto dalle televisioni (la Rai ha i diritti in esclusiva ma trasmette una sola partita in diretta la domenica sera), i palazzetti sono sempre pieni, gli investimenti sono cresciuti del 20 per cento e gli italiani hanno più spazio per mettersi in mostra.
I campionati finalmente sono al via, alla ricerca di un futuro certo.
- Lunedì 13 Ottobre 2008
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