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Di Carlo Puca
Ecco il sole che scalda l’anima e il vento che profuma di mare. È allegra andante la Napoli di piazza Plebiscito, là dove si affaccia la task force di Guido Bertolaso. Sono una squadra e si vede. Uomini e donne indossano tutti la stessa maglietta della Protezione civile, che sembra quella della Nazionale di calcio. C’è energia, ci sono le lavagne, i computer, le mappe. E fogli Excel aggiornati con minuzia. Sono i fogli dei conti. Perché stavolta i soldi sono misurati, il tempo delle spese pazze è finito. Lo spreco del passato è agli atti del Parlamento, non è una voce di popolo. Nella scorsa legislatura la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ha quantificato in 780 milioni l’anno la spesa corrente prodotta dall’emergenza campana. Quattordici anni di crisi equivalgono a un paio di Leggi finanziarie. Risultati? Praticamente nulli. Ecco perché si è arrivati al commissariamento del commissariato (il gioco di parole ci vuole). Nonostante resista nell’immaginario collettivo, il commissariato non esiste più, nella forma e nella sostanza. Abolite le consulenze d’oro, aboliti i fannulloni, abolite le spese di rappresentanza, pure il caffè si paga di tasca propria. Tutto deciso dalla struttura di Bertolaso.
Si chiama così: sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. È diviso in sette “uffici di missione”: coordinamento gestione emergenziale; tecnico-operativo impiantistica; comunicazione; finanziaria; amministrativo-legale; gestione contenzioso; consorzi di bacino. Ogni missione ha un capo, tutti i capi riferiscono a Bertolaso. I costi? Bassi per la complessità della faccenda. La lista della spesa è contenuta in una legge, la numero 123 del 14 luglio 2008. È la legge che istituzionalizza il fondo per l’emergenza rifiuti. La dotazione generale è di 150 milioni di euro. Poi ci sono le specifiche. Appena il 10% “è destinato alla copertura delle spese correnti”. Quaranta milioni di euro servono per il completamento del termovalorizzatore di Acerra, inclusi i denari per i fornitori che vantano crediti con le società appaltatrici. Dieci milioni 900 mila euro sono per “la riconversione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti in impianti per il compostaggio e la raccolta differenziata”. L’investimento più consistente, 84 milioni, è per l’attivazione di nuove discariche. Altri soldi sono per la forza lavoro, per la quale “viene stimata una spesa pari a 12 milioni di euro”. Aggiunta qualche voce minore, restano 2.740.500 euro per “possibili nuove maggiori esigenze, acquisizione di cave e siti, indennizzi”.
A questo capitolo andrebbero poi sommati “gli importi derivanti da eventuali minori spese per gli altri interventi”. Insomma, si ipotizza di risparmiare qualcosa. Difficile. Al momento l’unico risparmio sicuro è l’Esercito: elmetto e sacchetto, soldato perfetto. Anche perché è “gratis et amore Dei”. “Impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione, il personale delle forze armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza ” recita la legge. Ma, attenzione, “senza compensi aggiuntivi”. Giusto così, “mica siamo in guerra” dice il generale Carlo Gibellino, a guida del 2° comando delle forze di difesa. “Questa storia della militarizzazione del territorio è una sciocchezza”.
Ma passare dall’Iraq alla spazzatura non è una “diminutio “? “Per carità, va benissimo, ci sentiamo utili”. In effetti quella dell’Esercito in Campania è una storia tutta da scrivere. Soldati e caporali della Brigata Garibaldi, ragazzi che hanno fatto le guerre vere, con elmetto e moschetto, si chiamano Calì, Infernola, Fasciato. Cognomi del Sud. Tra meridionali, soldati e presunti nemici hanno socializzato alla grande. “Hanno cominciato offrendoci un caffè” racconta Gibellino, l’unico nordico su piazza, “siamo passati ai fax di ringraziamento e stiamo finendo con le cittadinanze onorarie”. Perché nel Mezzogiorno la gente si fida, il militare in famiglia è un classico. E poi i soldati di guardia alle discariche hanno bloccato i camion carichi di rifiuti radioattivi e denunciato i mandanti.
È accaduto a Sant’Arcangelo a Trimonte, 600 anime nel Beneventano profondo. Qui ad aprile i trattori bloccavano le strade. Dopodiché si è manifestato l’imponderabile per queste terre di moti e ribellione. Il sindaco si è fidato e ha scelto di entrare nella gestione della discarica. Controllerà la qualità dei rifiuti, incasserà le royalty sulla spazzatura e darà lavoro a un sacco di gente del posto. Redditi fissi e garantiti. Sant’Arcangelo ora ha pure i requisiti per concorrere all’”Accordo di programma strategico per le compensazioni ambientali in Campania”. Si tratta di 526 milioni cofinanziati da Regione Campania e ministero dell’Ambiente. Sono a disposizione dei 37 comuni individuati come sedi di discariche, termovalorizzatori, siti per lo stoccaggio delle ecoballe e impianti di produzione di cdr. La compensazione e le bonifiche erano i buchi neri dello Stato in Campania, l’anello più leso nella collana di promesse mancate. Per intenderci: Savignano si prende i rifiuti, ma poi va risarcito. E con una decina di milioni di euro può diventare la Svizzera dell’Irpinia.
Finora era stato promesso a tutti di diventare come la Svizzera. Hanno avuto soltanto i rifiuti. La svolta tecnica è proprio la legge 123, che offre opportunità a tutti i livelli. Per esempio, prevede che i due nuovi termovalorizzatori di Santa Maria La Fossa e di Napoli “possano essere realizzati da imprese specializzate in regime di project financing”: chi paga l’impianto si prende la gestione. E ci guadagna. Basta far di conto. Una tonnellata di petrolio equivale a 6,841 barili. Un barile costa intorno ai 120 dollari, che corrispondono a circa 77 euro. Perciò 1 tonnellata di petrolio vale più o meno 500 euro. L’Italia ogni anno consuma 1.788 milioni di barili, in gran parte importati. Puntualmente, la nostra bilancia commerciale energetica è disastrosa. Una ecoballa composta di rifiuti trattati pesa approssimativamente 1,4 tonnellate. Dalla sua combustione si ottengono circa 700 chilowattora. Pur saltando un bel po’ di noiosi dettagli tecnici, il risultato non cambia: bruciando 4 tonnellate di rifiuti trattati si ottiene la stessa energia prodotta da 1 tonnellata di petrolio. Dunque, in termini economici, una ecoballa non vale meno di 170 euro. Con la differenza non marginale che il petrolio lo importiamo; i rifiuti campani, invece, abbiamo lottato per esportarli. Pagando. È il mondo alla rovescia.
Uno dei lavori più oscuri del sottosegretariato all’emergenza è il censimento delle ecoballe parcheggiate in Campania. Il dato parziale, non ufficiale, è impressionante. Tra capannoni, siti di stoccaggio e ricoveri di fortuna, le ecoballe accatastate sarebbero circa 6 milioni. Valore commerciale: almeno 1 miliardo di euro. L’oro di Napoli. Tuttavia, il forziere rischia di rimanere sotterrato per chissà quanto tempo. La colpa non è soltanto dei termovalorizzatori che ancora non ci sono. Il capoprogetto di Acerra, l’ingegnere Rodolfo Delia, giura: “La messa a regime della prima linea è per il febbraio 2009. Peccato, se le inchieste giudiziarie non ci avessero fermato, l’impianto sarebbe già in funzione”.
E intanto avanzano i pretendenti per la gestione, le società A2A e Actelios. Buon segno. Per gli altri tre inceneritori la programmazione sta filando liscia. Salerno in particolare promette benissimo: l’apertura è prevista entro 30 mesi. Pochi? I soldi ci sono. E ci hanno messo la faccia in troppi: Silvio Berlusconi, il sindaco Enzo De Luca, il governatore Antonio Bassolino, lo stesso Bertolaso. È questione di onore. Allora che cosa blocca l’utilizzo delle ecoballe prodotte dalla Fibe tra il 2001 e il 2005? Il sequestro disposto dalla magistratura partenopea. L’accusa dei pm è che conterrebbero troppa acqua, il 32% a fronte del 25 standard. Ma nella Germania rigorosa e ambientalista ecoballe di tipo umido già le bruciano, con garanzia di qualità. Napoli è comunque complicata. Almeno per ora. Nel frattempo, il governo è impegnato nella “fase 2″, che poi significa un bel po’ di educazione civica e “la rivoluzione culturale della raccolta differenziata” (parole di Bertolaso). Sarebbe infatti da illusi pensare che la svolta tecnica corra parallela a quella antropologica. Il malcostume resiste, eccome. Gli esempi sono tanti. Un paio li racconta Marcello Fiori braccio destro di Bertolaso. “La Campania è tecnicamente pulita, ma mancano ancora alcuni dati, non per colpa nostra.
Abbiamo inviato un fax ai 551 comuni della regione chiedendo se presentavano situazioni di criticità. In 490 hanno replicato che è tutto in ordine. Gli altri sono missing, evidentemente non hanno problemi. Però non ci hanno nemmeno risposto, collaborazione istituzionale zero”. Ancora: “Su Napoli abbiamo stilato una mappa di 100 siti sporcati dai rifiuti speciali, sui quali per legge non siamo competenti. L’Asia, la municipalizzata di Napoli, ci ha promesso che entro qualche giorno provvederà. Aspettiamo fiduciosi. Ma il dato è che c’è ancora chi continua a sversare lavatrici, copertoni e veleni vari”. L’ultimo esempio di malcostume arriva dall’elicottero antimonnezza. Col teleobiettivo in azione, la protezione civile cerca dall’alto piccoli e grandi”untori”. Fotografa loro e le loro targhe e poi li denuncia. Uno è in azione sul corso principale di Pianura: guanti in pelle per non contaminarsi le mani, abbandona folli schifezze per strada. Quell’uomo non merita il profumo del mare, la sua anima è di diossina.
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”Abbiamo fatto il primo Consiglio dei ministri a Napoli 58 giorni fa e oggi sarò orgoglioso di dire che i rifiuti per strada non ci sono più”.
Berlusconi è convinto del successo delle operazioni di smaltimento dei rifiuti nel capoluogo campano e lo dice a gran voce da Roma, all’assemblea della Coldiretti e già pensa al Consiglio dei ministri che, nel pomeriggio, terrà nel capoluogo partenopeo.
Ma il premier non parla solo di Napoli, attacca il Pd per “la presenza di frange estreme e giustizialiste che molto spesso ci fanno disperare in Parlamento” e annuncia “i congressi di scioglimento di Forza Italia, Alleanza Nazionale e la nuova Dc per dare vita al Popolo della Libertà” nel 2009.
”Quello che è successo in Campania è il frutto di una follia generale che ha responsabilità nel mondo civile, politico e criminale” afferma il presidente del Consiglio, che ribadisce gli impegni presi per risolvere la situazione: “Bisogna aspettare tre anni affinché la situazione sia definitiva”, il tempo necessario per mettere a regime tutto il sistema integrato della gestione dei rifiuti, con la costruzione di quattro termovalorizzatori, il decollo, vero, della raccolta differenziata, l’apertura delle discariche. E occorre, soprattutto, che non tornino ad essere protagonisti quell’intreccio di interessi economici e politici, la cattiva gestione e gli sprechi, le proteste di piazza, che finora hanno impedito a tutti quelli che si sono trovati ad affrontare l’emergenza di vincere la battaglia.
Innegabile comunque che, rispetto ad un mese fa, la situazione sia decisamente migliorata, anche grazie all’apertura delle due discariche di Savignano Irpino e Sant’Arcangelo Trimonte. Tanto che Berlusconi ha annunciato che l’esperienza napoletana, quando tutto il sistema sarà a regime, ”dovrà essere imitata anche da altre regioni che sono lì lì ad arrivare ad una situazione di crisi come è successo alla Campania”. Insomma, Napoli da maglia nera a esempio virtuoso.
C’è spazio poi per le battute: “Spero che Ronaldinho sia bravo come il vostro presidente (Sergio Marini, ndr) ” e “sono come il Brunello, con gli anni miglioro”. E per le dichiarazioni per la platea di Coldiretti: “Come vi ho detto quando sono venuto qui a maggio, nel nostro programma abbiamo inserito tutte le richieste. Questo è stato mantenuto, a settembre discuteremo anche delle agevolazioni di cui ha parlato anche il ministro Zaia” e poi rassicura gli agricoltori: “Andremo sempre in Europa a difendere i nostri interessi, cambiando il costume del precedente Governo. Anche il ministro dell’Agricoltura sarà sempre lì in prima persona per difendere gli interessi dell’Italia”.
Discuti nel FORUM: “Napoli sgombrata dalla spazzatura, un altro successo di Berlusconi?”
Sono in tutto 1.081 i Comuni ricicloni d’Italia. La stragrande maggioranza (968) sono al Nord, ma ce ne sono anche al centro (42) e al Sud (71: 39 in Campania, 31 in Sardegna - che nel 2007 ha raggiunto una percentuale regionale di raccolta differenziata del 27% - e uno in Calabria). Eccoli i numeri del riconoscimento annuale Comuni Ricicloni di Legambiente assegnato questa mattina a Roma ai centri con le migliori performance sul fronte gestione rifiuti. In valore assoluto è ancora la Lombardia a farla da padrona, con 364 comuni virtuosi, davanti al Veneto, con 326 e al Piemonte. Ma analizzando i dati relativi, è il Veneto a svettare in cima alla classifica, con il 56% dei comuni ricicloni.
Il Veneto si conferma la regione più virtuosa nella classifica dei comuni sopra i 10mila abitanti al Nord: i primi posti sono occupati da Sommacampagna (Verona), Valdobbiadene (Treviso), San Biagio Della Callalta (Treviso). Al centro, tra i comuni over 10mila, si mantiene in prima posizione (come nel 2007) il comune marchigiano di Porto Sant’Elpidio (Ascoli Piceno), seguito da Potenza Picena (Macerata) e Capannori (Lucca).
Al sud, a dispetto dell’emergenza rifiuti, è la Campania a farla da padrona con Bellizzi (Salerno) al primo posto, seguita da Montecorvino Rovella (Salerno) e Mercato San Severino (Salerno); al sesto e settimo posto ci sono invece due città sarde: Guspini (Medio Campidano) e Villacidro (Medio Campidano).
In termini assoluti, però, è Costigliole d’Asti, comune piemontese di circa 6.000 abitanti, a vincere il premio di “Comune Riciclone 2008″, facendo registrare, oltre al 73,09% di percentuale di raccolta differenziata, anche un indice di gestione dei rifiuti dell’86,09%. Al secondo posto della top ten si piazza Bozzolo, piccolo comune del mantovano, seguito da Ziano di Fiemme in provincia di Trento.
Il piccolo comune piemontese ha un sistema basato, fra l’altro, su 60 isole ecologiche dislocate sul territorio per la raccolta di carta, vetro, alluminio e plastica; mentre per il ritiro della frazione indifferenziata i cittadini di Costigliole pagano in funzione della quantità di rifiuti prodotta. Tra i servizi messi a disposizione ci sono la raccolta a domicilio dei rifiuti ingombranti (a pagamento) e dei pannolini (gratuito).
Brutte notizie invece dalle grandi centri urbani: nessuno è riciclone. Nemmeno Torino (unica classificata nel 2007), che viene esclusa, fermandosi al 38,8% di raccolta differenziata. Nessuna traccia di Milano che, nonostante una provincia assai virtuosa, resta al 33,7% di differenziata. Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania, seguita da Belluno e Asti. Al centro Lucca è l’unico capoluogo di provincia ad essere riciclone (43,43% di raccolta differenziata).
Al Sud invece nessun capoluogo di provincia supera il 40% di raccolta differenziata. E le immagini delle strade napoletane invase dai rifiuti sono lì a dimostrarlo.
Il VIDEO servizio:
Via libera alla discarica di Chiaiano: il sottosegretario Guido Bertolaso conferma le indiscrezioni degli ultimi giorni, ma - nell’incontro con gli enti locali avuto in prefettura - offre anche una serie di garanzie per rispondere alle preoccupazioni che i Comuni continuano a manifestare. Bertolaso si impegna in particolare sulle questioni della viabilità nei dintorni della discarica, e sulla tipologia del materiale che sarà sversato a Chiaiano: in una prima fase spazzatura “tal quale” e nessun’altra sostanza potenzialmente pericolosa, poi - di pari passo con l’avvio a Napoli di una seria raccolta differenziata - una quantità sempre maggiore di frazione secca, per contenere i disagi. Impegni che dovranno essere definiti nel dettaglio dal tavolo tecnico, riconvocato già per oggi per ragionare “sulle modalità di realizzazione del sito e sui problemi relativi alla gestione”. “Andremo avanti secondo un percorso che vogliano condividere con le autorità locali. Abbiamo tutte le soluzioni per rendere minimo il disagio per tutte le popolazioni interessate”, assicura Bertolaso.
La realizzazione del sito verrà fatta “a regola d’arte”, bonificando prima la cava (che, in quanto ex poligono di tiro, presenta concentrazioni di piombo superiori alla norma): i primi conferimenti di spazzatura sono previsti “entro tre mesi e non prima”, ossia il tempo necessario per un allestimento che dia le necessarie garanzie di sicurezza. Anche la cava di Chiaiano, così come le altre discariche individuate per superare l’emergenza rifiuti in Campania, verrà considerata sito di interesse strategico nazionale, e dunque presidiata dall’esercito oltre che dalle forze dell’ordine. La presenza dei militari, ricorda il sottosegretario, va considerata come un ulteriore elemento di garanzia, “perché vi sarà la massima certezza su ciò che verrà conferito”.
Altro tema che sta a cuore alle amministrazioni locali è la viabilità: le strade intorno alla cava sono spesso congestionate dal solo traffico ordinario, e si temono ripercussioni legate al passaggio dei camion carichi di rifiuti. “La discarica” è l’impegno del capo della protezione civile “non riceverà più di mille tonnellate al giorno, e si farà in modo che vengano utilizzati solo automezzi piccoli, in determinati orari, per dare meno fastidio”.
Bertolaso intende infine accelerare sulla differenziata: “Serve un serio piano già per la fine di luglio”, a Napoli, in modo che a Chiaiano possa essere sversata sempre meno frazione umida riducendo così i disagi.
Il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, da settimane in prima linea contro la discarica, considera positivamente questi impegni: “E’ importante la disponibilità a proseguire il confronto tecnico condiviso, tenendo conto di tutti i rilievi e le criticità che abbiamo segnalato”.
Analogo il commento del presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. Il via libera alla discarica, insomma, non fa segnare per ora strappi tra le istituzioni: il boccone amaro che i comuni devono accettare viene bilanciato da impegni giudicati importanti, tracciando così un percorso di dialogo per superare le tensioni. Almeno con i sindaci, visto che la prima reazione dei comitati fa segnare ancora annunci di mobilitazioni di piazza. Perplessità e timori hanno suscitato al presidio antidiscarica di Chiaiano le prime notizie giunte dal vertice in Prefettura. I circa 200 manifestanti che si trovano in via Cupa dei Cani non si rassegnano all’ipotesi di apertura di una discarica in quel “buco”, profondo 80 metri, già cava utilizzata per l’estrazione del tufo giallo, che dovrebbe accogliere 700.000 tonnellate di rifiuti.
Il VIDEO servizio:
Il VIDEO di YouTube delle proteste del 29 aprile scorso:
Un carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato bloccato all’ingresso della discarica di Savignano Irpino, inaugurato appena qualche giorno fa.
Scatta l’allarme e ne nasce un giallo, con il direttore dell’impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta.
In serata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è complimentato con il generale Giannini sottolineando che proprio il ritrovamento di oggi “dimostra ancora una volta come nell’assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell’ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati”.
“Questa mattina” ha detto Giannini “durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c’erano tracce radioattive di Iodio 131″. A quel punto, ha aggiunto il generale, “abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d’Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento”.
La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all’autorità giudiziaria. “È evidente” proseguono dalla struttura “che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L’episodio di oggi conferma” si sottolinea “l’accuratezza dei controlli”. I risultati conseguiti a Napoli, ha osservato il ministro della Difesa, “sono la risposta migliore a chi parla di divisioni tra forze dell’ordine e militari”, sottolineando che entrambi “sono al servizio dell’Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell’ambito dei propri compiti”.
Non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Montella (Avellino). Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia.
I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l’area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi Archeologici e nell’area mercatale di via IV Novembre. Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana domani a Napoli nell’incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso.
Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.
Il VIDEO servizio:
“‘A Maronna v’accumpagni”. Così il cardinale Crescenzo Sepe, arcivescovo di Napoli, ha salutato Silvio Berlusconi al termine di un incontro definito “proficuo” tenutosi presso la curia partenopea. Il presidente del consiglio è tornato a Napoli per portare avanti il piano sui rifiuti varato nel consiglio dei ministri del 21 maggio scorso.
È la terza visita in venti giorni da parte del presidente del consiglio, che dimostra di non voler affatto demordere anche perché - è la sua convinzione - ne va l’immagine del governo. Quindi occorre un altro sforzo perché siamo vicini alla soluzione, ha spiegato anche ad alcuni suoi collaboratori nel presentare le nuove “tappe” del piano per mettere definitivamente fine all’emergenza rifiuti in Campania. Per prima cosa il premier, spiegano fonti parlamentari campane del Pdl, avrebbe intenzione di dare il via libera ad una sorta di “raccolta straordinaria” della monnezza utilizzando migliaia di uomini anche perché in questi giorni la città partenopea è di nuovo invasa dai rifiuti.
Il presidente del Consiglio conferma anche che entro luglio “finirà l’emergenza”, mentre, ha spiegato, per quanto riguarda la discarica di Chiaiano “c’è una azione risolutrice” anche se “la perizia tecnica arriverà tra pochi giorni”. Il premier inoltre ha ribadito che il termovalorizzatore di Acerra sarà pronto entro l’anno: “Abbiamo strumenti per agire tempestivamente”, dice il premier lamentandosi però del fatto che “per l’inizio dei lavori i tempi sono angoscianti”. Berlusconi ha infine puntato il dito contro la “trafila burocratica” e ha poi ringraziato sia il commissario De Gennaro sia il prefetto Pansa.
Il capo del governo ha poi spiegato il compito dell’esercito italiano che dovrà fornire il sostegno “logistico a enti comandi e unità”. Tra gli ulteriori compiti assegnati “la progettazione, l’allestimento, l’apertura e la messa in esercizio di nuovi impianti”, “la valutazione ambientale degli impianti realizzati e da realizzare”, “la gestione tecnica degli impianti ex-Cdr”, “la vigilanza e la protezione dei cantieri e siti”, “l’attività negoziale e la tenuta della contabilità speciale e del pagamento spese sostenuta dai reparti dell’esercito”.
Il premier ha sottolineato che entrambi i corpi dello Stato sono qui per “risolvere un’emergenza” che è diventata di fatto “una follia, che non si ripeterà più”. “L’esercito è qui a svolgere il suo compito per risolvere questa emergenza. Il suo utilizzo è necessario non solo per la guardia degli impianti, ma anche per la direzione tecnica”, dice il premier. “Abbiamo il conforto di vedere che i provvedimenti varati sono l’unica via possibile per uscire da questa emergenza, non ci sono altri soluzioni”, aggiunge il premier.
“Andiamo avanti”. E’ questa la parola d’ordine risuonata nelle orecchie dei ministri ieri mattina durante il Cdm da parte del premier, Silvio Berlusconi, a proposito dell’emergenza rifiuti. Nel corso della riunione a palazzo Chigi il Cavaliere avrebbe ribadito la linea della fermezza. Quindi l’arrivo a Napoli per sovrintendere alle riunioni operative sui rifiuti: ovviamente accanto al sottosegretario all’emergenza, Guido Bertolaso. Che per Berlusconi “non si tocca”. Berlusconi ha ribadito alla sua squadra di governo la necessità di uno sforzo comune per fronteggiare l’emergenza, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni locali. Il premier, riferiscono fonti della presidenza, è preoccupato dalla situazione ambientale e teme i rischi che il caldo estivo può procurare alla salute dei cittadini.
Poi a Napoli durante la conferenza stampa le parole nette per difendere il capo della Protezione Civile: “Bertolaso è un uomo vero, non si è fatto intimidire e demotivare come poteva accadere se non fosse stato la persona che è e che abbiamo la fortuna di avere nel nostro governo”. Per il premier invece “l’inchiesta ha purtroppo demotivato chi lavora per risolvere l’emergenza campana”. Un’emergenza che per Berlusconi necessita la mano ferma, anche dura: “Non succederà più che lo Stato faccia ancora dei passi indietro: troppe volte decisioni assunte non sono state imposte da organi democraticamente eletti”. E su Chiaiano è netto: “I nostri tecnici ci dicono che è idonea come discarica. Useremo l’esercito per garantire giorno e notte la possibilità di accedere ai siti: Chiaiano – ha promesso Berlusconi - sarà definita zona militare e la discarica sarà protetta”. E chi la violerà andrà incontro ad un reato, perché per Berlusconi “in gioco ci sono le regole minime per non passare dalla democrazia all’anarchia”.
Poi il presidente del Consiglio ha promesso: “risolveremo l’emergenza rifiuti definitivamente in tre anni”. Come? Grazie ad un piano in 4 mosse: “che ci riporteranno alla normalità: 1) individuare le discariche e farle diventare aree di interesse strategico nazionale, ovvero come siti militari; 2) dare priorità agli impianti per trattare i rifiuti: e qui dobbiamo recuperare il tempo perduto per colpa dei poteri di veto del passato; 3) deve andare a regime la raccolta differenziata: e in Campania ci sono posti dove la differenziata è al 73%, e noi – ha ammonito il premier - dobbiamo arrivare a quell’obiettivo: magari partendo anche dalla scuola e quindi educando i bambini e ragazzi; 4) dobbiamo chiudere i cosiddetti impianti per la lavorazione del cdr. Gli impianti di cdr saranno usati come centri di compostaggio per la produzione di concime per l’agricoltura”.
Infine la nascita della superprocura. Su cui non mancheranno – è facile da pronosticare - le polemiche: “Nel decreto legge – ha detto Berlusconi – c’è la nascita di una superprocura perchè si eviti che singoli magistrati locali possano rompere il circuito positivo, spezzando l’anello per risolvere la situazione rifiuti: è importante che ci sia un’unica responsabilità in grado di prendere decisioni”.
di Karen Rubin
La discarica di Chiaiano si può fare. E non solo Chiaiano, anche quelle che potrebbero sorgere nelle aree campane individuate dal sottosegretario Guido Bertolaso. Perché le ragioni che impediscono l’apertura di una discarica sono sempre tecnicamente superabili. “Una cava esaurita è un buon sito per iniziare la costruzione di un impianto di smaltimento dei rifiuti. Gli scavi necessari alla messa in opera di una discarica richiedono mesi. In questo caso sarebbero in parte già pronti, con enorme risparmio di tempo e denaro” dice Piero Sirini, professore alla facoltà di ingegneria sanitaria-ambientale dell’Università di Firenze. “Fondamentale e necessario però, constatare che al di sotto della discarica, non passi, a meno di 2 metri, una falda acquifera. È il passaggio dell’acqua l’unico vero vincolo alla costruzione di un impianto di smaltimento”.
Non esistono norme di legge che vietino l’apertura di una discarica in vicinanza dei centri abitati. Costruirne una costa 20 euro al metro cubo, ogni abitante produce 500 kg di rifiuti l’anno, pensare di costruire le discariche lontano dalle città non è sostenibile, a meno che si vogliano veder quadruplicati i costi della tasse per la nettezza urbana.
A Roma la grande discarica di Malagrotta sorge intorno a un nutrito gruppo di case, edificate prima e dopo la sua apertura. “Una norma di questo genere non esiste perché se, ben progettata e gestita, la discarica non inquina più di un’altra opera umana” aggiunge l’ingegnere.
“Di norma gli impianti di discarica non devono ricadere in aree a rischio idrogeologico, in territori sottoposti a tutela paesaggistica, nelle aree interne a parchi e riserve naturali, nelle zone dove le falde acquifere siano utilizzate a scopo potabile” spiega Leonello Serva, direttore del Dipartimento difesa del suolo, “ma le autorità possono decidere in deroga a qualsiasi normativa di carattere ambientale”.
È comprensibile che gli abitanti di Malagrotta o di Chiaiano preferiscano un parco giochi a una discarica. “Nell’immaginario collettivo è uguale a puzza, topi, fumi tossici. Poteva essere così fino agli anni Ottanta, ma ora siamo in grado di realizzare impianti a norma, che se correttamente gestiti sono in grado di evitare questi inconvenienti” dice Sirini.
Alla base di una buona discarica c’è la impermeabilizzazione dell’invaso che dovrà contenere i rifiuti. “Se è ben fatta, anche territori che per la loro configurazione naturale non sarebbero idonei possono diventarlo. La discarica produce percolato, una sostanza che si forma per l’interazione tra l’acqua piovana e i rifiuti. Se l’impermeabilizzazione non è sufficiente il percolato potrebbe inquinare la falda acquifera sottostante. Ma non è difficile impedire che ciò accada. In Italia siamo molto bravi a preparare discariche, i nostri costruttori sono chiamati anche all’estero e ormai il nostro livello tecnologico supera in qualità i requisiti richiesti dalle normative italiane ed europee” spiega Sirini.