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Discariche

La cosiddetta Sanitopoli pugliese potrebbe diventare anche Rifiutopoli. Quattro anni fa il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola aveva lanciato un grande piano che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti e portare al 55 per cento la raccolta differenziata nello spazio di un lustro. Quattro anni dopo l’obiettivo è un sogno infranto (attualmente viene separato poco più di un decimo della spazzatura), mentre la Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri del nucleo investigativo e di quello ecologico (Noe) indagano sul ciclo di smaltimento.
Nell’inchiesta della procura sulla sanità regionale un filone importante è rappresentato dal presunto inquinamento ambientale e dal business dei rifiuti.
L’indagine della pm antimafia Désirée Digeronimo è partita da Altamura (Bari), ascoltando le telefonate di Carlo Dante Columella, 65 anni, sponsor elettorale dell’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco e dello stesso Vendola, oltre che imprenditore specializzato nello smaltimento dei rifiuti. Per Columella gli investigatori ipotizzano i reati di associazione per delinquere e corruzione, presunta gestione non autorizzata dei rifiuti e un loro traffico illecito. Gli inquirenti hanno avviato controlli sulla sua discarica in contrada Le Lamie, che invece dei previsti 900 mila metri cubi di spazzatura è arrivata a contenerne il doppio e oggi è chiusa. Una montagna di rifiuti su cui indagano i carabinieri del Noe e un consulente della procura.
L’imprenditore nel 2006 era stato arrestato su richiesta del tribunale di Trani, insieme con altre 12 persone, accusato fra l’altro di avere inquinato una falda acquifera. Però due anni dopo è stato assolto (oggi è in attesa dell’appello). Le sue attività quindi procedono, grazie ad appalti per la gestione e il trattamento dei rifiuti urbani.
Di questa attività si occupa la sua Tradeco, che in alcune aree pugliesi agisce in associazione temporanea d’impresa (Ati) con il “consorzio stabile di gestioni ambientali” Cogeam.
Ne è presidente, e socio al 48 per cento, tramite la Cisa spa, Antonio Albanese, 46 anni. Un’altra quota del 51 per cento fa capo alla Marcegaglia spa. Va sottolineato che nessun dirigente di questo gruppo risulta coinvolto nell’inchiesta di Digeronimo.
L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro termovalorizzatori, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia (Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia (sempre guidata dal tandem Albanese-Garavaglia, nel cda Antonio Marcegaglia, presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni; il pm ha iscritto sul registro degli indagati Albanese, i due progettisti, Carmine Carella e Nicola Trentadue, e l’ex dirigente regionale del settore ecologia (oggi trasferito alla programmazione e finanza) Luca Limongelli, quest’ultimo accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Attualmente la struttura non è più sotto sequestro, per le accuse deciderà il gip.
Tutti questi impianti funzionano bruciando cdr e sono costruiti e consegnati chiavi in mano dall’Euroenergy group srl (presidente Garavaglia), anch’essa controllata dalla famiglia Marcegaglia.
L’unico “inceneritore” pubblico è quello di Taranto. “La precedente giunta ne aveva previsti tre” ricorda il consigliere regionale del Pdl Rocco Palese “ma il presidente Vendola, quando è arrivato, ha detto che erano troppi e che la Puglia rischiava di diventare la pattumiera d’Italia, così ne ha cancellati un paio. Successivamente ne ha autorizzati tre, tutti privati”.
Pierfelice Zazzera, medico e parlamentare dell’Idv, afferma: “Da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati un forte controllo pubblico nella gestione dei rifiuti, che è stata invece affidata a una sorta di monopolio privato”.
L’incarico non riguarda solo i termovalorizzatori ma anche la “gestione unitaria” dei rifiuti urbani, comprese la raccolta differenziata e la produzione di ecoballe (prevista entro questo novembre in quattro siti). Delle dieci gare del 2004 promosse dal commissario straordinario Raffaele Fitto con fondi europei, il successore Vendola ha confermato solo sei aggiudicazioni, in altrettanti bacini di utenza (tre in provincia di Lecce, due a Bari, uno a Foggia). Gli appalti sono stati tutti vinti dal consorzio specializzato Cogeam che ha superato 84 ricorsi davanti a tar e Consiglio di Stato. In tre zone al consorzio è associata la Tradeco della famiglia Columella. Oltre che nelle province di Lecce e Foggia, a Spinazzola, borgo della Murgia barese.
Qui la discarica è stata progettata nei pressi di un sito archeologico (in località Grottelline) dove sono stati scoperti resti neolitici e una chiesa rupestre. Di conseguenza il pm della procura di Trani Michele Ruggiero ha posto sotto sequestro l’area. La procura ha iscritto sul registro degli indagati, come a Modugno, Albanese, Carella e Limongelli, quest’ultimo con l’accusa di avere “falsamente” indicato come destinata a verde una parte di cava occupata dalla discarica.
Nel novembre 2008 dai computer della Regione Puglia sono spariti i dati necessari alla valutazione d’impatto ambientale di Spinazzola. Zazzera ha presentato un’interrogazione parlamentare. “Subito dopo un vicepresidente della Confindustria ha telefonato a un importante esponente del mio partito per chiedere chiarimenti sulla vicenda” sostiene il deputato.
Il gruppo Marcegaglia commenta con fermezza, attraverso l’ingegnere Garavaglia, le accuse di politici e comitati locali: “Siamo ovviamente attenti alle indagini che riguardano le nostre iniziative, ma non mi risultano coinvolgimenti nel caso dell’inchiesta di Bari”. E per quanto riguarda la discarica di Spinazzola e il termovalorizzatore di Modugno? “Si tratta di situazioni in via di chiarimento, tuttavia è preferibile non parlare di indagini in corso” risponde il manager.
Garavaglia, visti i comuni impegni di lavoro, è in compagnia di Albanese. E il socio annuncia di attendere serenamente le decisioni dei magistrati: “Il sito per la discarica di Spinazzola era stato individuato dal commissario straordinario per i rifiuti. La sovrintendenza archeologica ha dato parere favorevole alla discarica e noi non abbiamo certo fornito falsa documentazione”.
Albanese è coinvolto in un’indagine della Guardia di finanza su una presunta frode. La Aleco srl (secondo la camera di commercio l’impresa appartiene al gruppo Albanese, lui assicura di avere ceduto le quote, seppure in via preliminare, mentre Garavaglia ne è stato consigliere) avrebbe percepito finanziamenti pubblici non dovuti. “Si è parlato di molti milioni di euro, invece il contributo in questione è di 1,8 milioni, di cui solo 700 mila a fondo perduto, e non credo proprio ci siano state irregolarità ” replica Albanese.
Di fronte a tutte queste vicende, Garavaglia, accento e stile laborioso lombardi, resta imperturbabile: “Queste società sono state scelte perché erano autorizzate a fare un certo tipo di lavoro. In ogni caso le vicende giudiziarie di cui si parla sono iniziate dopo che abbiamo partecipato alle gare, dove nessuno ha sollevato obiezioni sui nostri soci e alleati, anche se, immagino, ci sono stati controlli rigorosi”. Poi aggiunge: “Certo il mondo dei rifiuti è un po’ difficile e non solo al Sud: questo è un dato di fatto”.

Anche i rifiuti “migrano”: dopo la Campania e la Calabria, ora l’immondizia soffoca il Salento. Sono 45 i comuni coinvolti nell’emergenza.
Producendo 500 tonnellate di spazzatura al giorno, il conto, al settimo giorno di allarme, è presto fatto: sono 3500 le tonnellate depositate lungo le strade o conservate nelle case. A Ugento, principalmente, dove in località Burgesi un presidio permanente davanti la discarica vuole impedire il conferimento dei rifiuti di gran parte dei comuni salentini disposto fino al 31 gennaio da un’ordinanza del commissario per l’emergenza ambientale, il presidente della Regione Nichi Vendola, la cui legittimità è stata confermata ieri dal Tar. Ma la situazione peggiora di ora in ora anche a Gallipoli (”Siamo in piena emergenza, i danni d’immagine per il turismo stanno diventando molto pesanti”, ha tuonato il sindaco Giuseppe Venneri dopo che alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme la scorsa notte), Tricase, Corigliano d’Otranto, Nardò, dove ieri circa 500 persone hanno partecipato a una marcia silenziosa organizzata dal Comitato per la tutela del paesaggio (Ctp) e terminata dinanzi ai cancelli della discarica.
Nel pomeriggio si è concluso un lungo vertice (a porte chiuse) in prefettura a Lecce tra amministratori regionali, il prefetto Mario Tafaro, il presidente della provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, i sindaci del Sud Salento e i presidenti dei tre Ambiti territoriali ottimali (Ato) di Lecce e provincia. Secondo le indiscrezioni raccolte da Panorama.it, sarebbe stato raggiunto un accordo che verrà ora sottoscritto tra le parti. L’intesa prevede che la discarica di Burgesi, a Ugento, continui a ospitare rifiuti (circa ottomila tonnellate) anche dai comuni che rientrano nell’ambito dell’Ato Lecce 2 fino al 31 gennaio, così come indicato nella contestata ordinanza del governatore Vendola. Dopo quella data, l’impianto riceverà rifiuti solo dai comuni dell’ senza che sia sopraelevata e fino al suo “esaurimento tombale”.
Alla scadenza della data indicata, l’impianto potrà consentire l’accesso degli autocompattatori provenienti solo dai Comuni dell’Ato 3 senza che sia sopraelevata e fino al suo “esaurimento tombale”. Il tutto in attesa che possano entrare in funzione (presumibilmente a giugno) i nuovi impianti: un biostabilizzatore ed una discarica di servizio-soccorso.
Per l’impianto di Ugento (una vecchia cava) l’impedimento con il quale ci si è trovati a fare i conti è il rinvenimento di rifiuti cancerogeni contenenti amianto. Prima di procedere occorre bonificare. Su Corigliano d’Otranto, invece, influisce un quadro idrogeologico delicato ed è stata necessaria una perizia di variante al progetto originario per scongiurare qualsiasi, anche remoto rischio di inquinamento della vena d’acqua sotterranea dalla quale si approvvigiona buona parte del bacino salentino.
Le ipotesi del piano sembrano incontrare i favori del sindaco di Ugento, Eugenio Ozza, a capo della protesta che è esplosa nella sua città che conta poco più di 11 mila abitanti. “Speriamo” afferma Ozza “che la situazione venga definita. Vogliamo dare tranquillità ai cittadini”. Ma: “Dalle telefonate ricevute, i cittadini non l’hanno presa bene, e questo si sapeva. Posso capire la grande mobilitazione che c’è stata, la rabbia dei cittadini, però quando ci sono problemi di ordine pubblico e per evitare ripercussioni anche penali ai miei cittadini, abbiamo ingoiato questa pillola amara”. “Per un paio d’ore” ha aggiunto “la mia tesi è stata di sentire prima la gente e poi di firmare l’eventuale accordo. Siccome poi sono rimasto quasi da solo a difendere questa posizione e sono stati sollevati anche problemi di ordine pubblico, si è cercato di ottenere il massimo possibile da questo verbale d’intesa”. puntualizza.
Dopo quindici anni di gestione commissariale dell’eterna emergenza rifiuti, e nonostante le ripetute denunce sulla discarica di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori ammazzato il 15 giugno scorso, la soluzione sembra ancora lontana. La situazione cominciava a prospettarsi come difficoltosa già nel 2007 quando la discarica di Nardò, in contrada Castellino, è stata chiusa nel momento in cui il presidente Vendola ha dato corso ad una ordinanza dell’ex presidente Fitto. Le vecchie discariche a servizio del territorio, compresa quella di Ugento, erano già allora in fase di esaurimento.
Non mancano, come al solito, i rimpalli politici. L’assessore regionale all’Ambiente, Michele Losappio, accusa il sindaco di Ugento e gli esponenti nazionali del centrodestra di aver “deciso di sequestrare e di tenere in ostaggio 70 comuni del Salento”. Immediata la replica di Ozza: “Mi meraviglio che l’ordinanza del presidente-commissario sia stata fatta il 30 dicembre senza consultare il sottoscritto, senza fare un sopralluogo a Ugento, senza chiedere alla popolazione di fare un sacrificio”. Un sacrificio richiesto, invece, dal presidente della provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, che ha ricordato “come la realizzazione dei nuovi impianti dell’Ato Le/1 è sostanzialmente conclusa, mentre l’impiantistica dell’Ato Le/3 accusa un ritardo stimato in circa sei mesi ed è pertanto ragionevole prevederne l’avvio nella seconda metà del 2009″. Da qui un appello del presidente ai salentini, ed in particolare agli amministratori comunali, perché “vogliano collaborare con spirito costruttivo ad una gestione condivisa delle problematiche sul tappeto”. Ma la pazienza dei circa 460 mila cittadini del Tacco d’Italia (oltre la metà degli 811 mila residenti in provincia di Lecce), costretti a convivere con odori nauseabondi, cassonetti straripanti di spazzatura e rifiuti accatastati per le strade, pare al capolinea.
Il Salento non vuole diventare la “nuova Napoli”: forse è per questo che, almeno per ora, la protesta continua.
Nuovo Consiglio dei ministri a Napoli per Silvio Berlusconi e il suo governo. Ma stavolta il premier – che l’artista writer napoletano, Raffo, ha ritratto in versione Superman che vola su Napoli, con il Vesuvio sullo sfondo, e in mano tiene stretti due sacchetti dell’immondizia – nella sua discesa in Campania ha dovuto affrontare non solo la questione rifiuti, ma anche la crisi dei mercati.
Durante il Cdm si è discusso del nuovo decreto legge sui rifiuti all’insegna della tolleranza zero, per fronteggiare l’emergenza e lanciare un piano per il rispetto delle regole e il decoro urbano (il cosiddetto decreto antigraffitari). Il via libera al decreto, che prevede, tra l’altro, il commissariamento dei comuni e delle province che non rispettano le norme per la raccolta e la gestione dei rifiuti, carcere e multe per chi realizza discariche abusive e getta i rifiuti per strada, è saltato e slittato però al prossimo consiglio, dopo i rilievi espressi da alcuni ministri, quelli di Lega e An. In particolare il no è venuto dal ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, contrario a punire chi inquina con sanzioni di tipo penale e ha chiesto di sostituire le sanzioni penali con quelle amministrative.
Quindi la crisi.
Sono due giorni, ovvero da quando l’altra sera il Cdm straordinario ha varato il decreto anticrisi, che il premier cerca di rassicurare l’Italia e gli italiani che non hanno nulla da temere. E anche da Napoli stessa musica: “Le nostre banche sono solide e non siamo in recessione”. E ancora: “Gli italiani abbiano fiducia”. Però il Cavaliere non ha nascosto che la crisi è davvero grave, tanto che ha sibillinamente parlato di una “possibile sospensione dei mercati internazionali per il tempo necessario di riscrivere le nuove regole”. Berlusconi durante la conferenza stampa ha spiegato che la “crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla – ha aggiunto il premier – di una nuova Bretton Woods”. In realtà lo stesso Berlusconi dopo la sua rivelazione clamorosa ha corretto il tiro: “La sospensione delle borse come strumento per affrontare la crisi economica mondiale? Al momento non c’è nulla. Tra le varie ipotesi fatte, qualcuno ha fatto questa proposta: sospendere i mercati per dare il tempo di riscrivere le regole, ma al momento non c’è nulla”. Tra le cose non certe c’è pure un G8 “possibile nei prossimi giorni”.
Quindi un’altra iniezione di fiducia nelle aziende e nei titoli italiani: “È il momento di comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore”. Insomma quello di Napoli è un Berlusconi molto razionale. Che davanti alle borse “in preda al panico e alla follia” – sono parole sue – predica la calma: “Dobbiamo essere più forti e se abbiamo azioni non bisogna venderle, ma se abbiamo soldi liquidi consiglio l’acquisto di alcune azioni”.
Nessun autunno caldo, Olimpiadi, Alitalia, dialogo con l’opposizione e manovra economica. Poi quel “gesto simbolico…”: la ramazza in mano e, per la sua settima visita a Napoli, diventa operatore ecologico.
Insomma, un Silvio Berlusconi a 360 gradi quello che si presenta nel capoluogo partenopeo e alle telecamere del Tg1 per un bilancio provvisorio dei primi cento giorni di governo.
Il Cavaliere esce a piedi dal palazzo della prefettura al termine di un lungo incontro con il sottosegretario Guido Bertolaso sull’emergenza immondizie in Campania. Il presidente del Consiglio spiega di essere tornato a Napoli oggi per lanciare un messaggio: “Le strade vanno tenute pulite”.
Ma stavolta non è il solit annuncio: il Cavaliere dà il buon esempio: si china e raccoglie un bicchiere di plastica, cartacce e altri rifiuti avvertendo che questo non deve più capitare: “Un modo”, ha aggiunto “per attirare l’attenzione di tutti sul fatto che dobbiamo essere consapevoli di dover tenere le nostre città e i nostri giardini puliti come le nostre case, perché è nelle città che passiamo gran parte del nostro tempo”. Assediato dalla stampa, da fotografi e tv il Cavaliere a fatica, protetto da un cordone di forze di polizia e dagli uomini della sua scorta, percorre i pochi metri che lo portano a piazza Carolina. Subito scatta il parapiglia. Il premier si mischia nella folla e fa il giro dell’edificio, fermandosi a scambiare alcune battute con curiosi e passanti assiepati dietro le transenne, ammettendo che sulla crisi dei rifiuti in Campania c’è ancora tanto da lavorare, ma la fase d’emergenza è ormai superata. In particolare, il Cavaliere lancia un appello: “Non bisogna opporsi alla costruzione di discariche e del termovalorizzatore. Si sono fabbricate tonnellate di rifiuti, ma anche tonnellate di menzogne sul fatto che un termovalorizzatore e una discarica inquinino l’atmosfera e l’ambiente”.
Poi gli altri temi. “Avevamo promesso più sicurezza” osserva “e abbiamo fatto provvedimenti che danno più sicurezza. Avevamo promesso di aiutare le famiglie, ed abbiamo abolito l’Ici”. In più, “abbiamo approvato con una mossa rivoluzionaria una legge di bilancio per i prossimi tre anni. Una finanziaria rivoluzionaria perché evita incrementi di spesa, taglia i privilegi e non comporta nessun aumento di tasse”.
Promesse mantenute che terranno il governo al riparo da un autunno caldo: “Non ci sarà nessun autunno caldo per le forze politiche”, osserva il premier a Napoli. “L’opposizione può manifestare contro la finanziaria, ma è come manifestare contro la grandine”. E davanti allae telecamere del Tg1 precisa che la manovra “non mette le mani nelle tasche dei cittadini”. E forse, dice: “non saranno felici quelli a cui abbiamo tagliato. Ci sarà una svolta rispetto alle politiche del governo precedente che ha fatto politiche di spesa”.
Sull’auspicio del capo dello Stato a un ritorno a un clima sereno fra le forze politiche “è anche il mio”, commenta il presidente del Consiglio. “Per avere un dialogo – aggiunge – bisogna avere rispetto degli altri e comportamenti leali” fra gli schieramenti. “E questo finora non si è verificato con l’opposizione. Se le cose cambieranno saremo felici. Altrimenti andremo avanti a realizzare le riforme promesse agli elettori”. E il primo banco di prova sarà proprio, alla ripresa dopo la pausa estiva, il federalismo: tema che il governo conta di agganciare alla legge finanziaria con il disegno di legge collegato.
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Di Carlo Puca
Ecco il sole che scalda l’anima e il vento che profuma di mare. È allegra andante la Napoli di piazza Plebiscito, là dove si affaccia la task force di Guido Bertolaso. Sono una squadra e si vede. Uomini e donne indossano tutti la stessa maglietta della Protezione civile, che sembra quella della Nazionale di calcio. C’è energia, ci sono le lavagne, i computer, le mappe. E fogli Excel aggiornati con minuzia. Sono i fogli dei conti. Perché stavolta i soldi sono misurati, il tempo delle spese pazze è finito. Lo spreco del passato è agli atti del Parlamento, non è una voce di popolo. Nella scorsa legislatura la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ha quantificato in 780 milioni l’anno la spesa corrente prodotta dall’emergenza campana. Quattordici anni di crisi equivalgono a un paio di Leggi finanziarie. Risultati? Praticamente nulli. Ecco perché si è arrivati al commissariamento del commissariato (il gioco di parole ci vuole). Nonostante resista nell’immaginario collettivo, il commissariato non esiste più, nella forma e nella sostanza. Abolite le consulenze d’oro, aboliti i fannulloni, abolite le spese di rappresentanza, pure il caffè si paga di tasca propria. Tutto deciso dalla struttura di Bertolaso.
Si chiama così: sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. È diviso in sette “uffici di missione”: coordinamento gestione emergenziale; tecnico-operativo impiantistica; comunicazione; finanziaria; amministrativo-legale; gestione contenzioso; consorzi di bacino. Ogni missione ha un capo, tutti i capi riferiscono a Bertolaso. I costi? Bassi per la complessità della faccenda. La lista della spesa è contenuta in una legge, la numero 123 del 14 luglio 2008. È la legge che istituzionalizza il fondo per l’emergenza rifiuti. La dotazione generale è di 150 milioni di euro. Poi ci sono le specifiche. Appena il 10% “è destinato alla copertura delle spese correnti”. Quaranta milioni di euro servono per il completamento del termovalorizzatore di Acerra, inclusi i denari per i fornitori che vantano crediti con le società appaltatrici. Dieci milioni 900 mila euro sono per “la riconversione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti in impianti per il compostaggio e la raccolta differenziata”. L’investimento più consistente, 84 milioni, è per l’attivazione di nuove discariche. Altri soldi sono per la forza lavoro, per la quale “viene stimata una spesa pari a 12 milioni di euro”. Aggiunta qualche voce minore, restano 2.740.500 euro per “possibili nuove maggiori esigenze, acquisizione di cave e siti, indennizzi”.
A questo capitolo andrebbero poi sommati “gli importi derivanti da eventuali minori spese per gli altri interventi”. Insomma, si ipotizza di risparmiare qualcosa. Difficile. Al momento l’unico risparmio sicuro è l’Esercito: elmetto e sacchetto, soldato perfetto. Anche perché è “gratis et amore Dei”. “Impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione, il personale delle forze armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza ” recita la legge. Ma, attenzione, “senza compensi aggiuntivi”. Giusto così, “mica siamo in guerra” dice il generale Carlo Gibellino, a guida del 2° comando delle forze di difesa. “Questa storia della militarizzazione del territorio è una sciocchezza”.
Ma passare dall’Iraq alla spazzatura non è una “diminutio “? “Per carità , va benissimo, ci sentiamo utili”. In effetti quella dell’Esercito in Campania è una storia tutta da scrivere. Soldati e caporali della Brigata Garibaldi, ragazzi che hanno fatto le guerre vere, con elmetto e moschetto, si chiamano Calì, Infernola, Fasciato. Cognomi del Sud. Tra meridionali, soldati e presunti nemici hanno socializzato alla grande. “Hanno cominciato offrendoci un caffè” racconta Gibellino, l’unico nordico su piazza, “siamo passati ai fax di ringraziamento e stiamo finendo con le cittadinanze onorarie”. Perché nel Mezzogiorno la gente si fida, il militare in famiglia è un classico. E poi i soldati di guardia alle discariche hanno bloccato i camion carichi di rifiuti radioattivi e denunciato i mandanti.
È accaduto a Sant’Arcangelo a Trimonte, 600 anime nel Beneventano profondo. Qui ad aprile i trattori bloccavano le strade. Dopodiché si è manifestato l’imponderabile per queste terre di moti e ribellione. Il sindaco si è fidato e ha scelto di entrare nella gestione della discarica. Controllerà la qualità dei rifiuti, incasserà le royalty sulla spazzatura e darà lavoro a un sacco di gente del posto. Redditi fissi e garantiti. Sant’Arcangelo ora ha pure i requisiti per concorrere all’”Accordo di programma strategico per le compensazioni ambientali in Campania”. Si tratta di 526 milioni cofinanziati da Regione Campania e ministero dell’Ambiente. Sono a disposizione dei 37 comuni individuati come sedi di discariche, termovalorizzatori, siti per lo stoccaggio delle ecoballe e impianti di produzione di cdr. La compensazione e le bonifiche erano i buchi neri dello Stato in Campania, l’anello più leso nella collana di promesse mancate. Per intenderci: Savignano si prende i rifiuti, ma poi va risarcito. E con una decina di milioni di euro può diventare la Svizzera dell’Irpinia.
Finora era stato promesso a tutti di diventare come la Svizzera. Hanno avuto soltanto i rifiuti. La svolta tecnica è proprio la legge 123, che offre opportunità a tutti i livelli. Per esempio, prevede che i due nuovi termovalorizzatori di Santa Maria La Fossa e di Napoli “possano essere realizzati da imprese specializzate in regime di project financing”: chi paga l’impianto si prende la gestione. E ci guadagna. Basta far di conto. Una tonnellata di petrolio equivale a 6,841 barili. Un barile costa intorno ai 120 dollari, che corrispondono a circa 77 euro. Perciò 1 tonnellata di petrolio vale più o meno 500 euro. L’Italia ogni anno consuma 1.788 milioni di barili, in gran parte importati. Puntualmente, la nostra bilancia commerciale energetica è disastrosa. Una ecoballa composta di rifiuti trattati pesa approssimativamente 1,4 tonnellate. Dalla sua combustione si ottengono circa 700 chilowattora. Pur saltando un bel po’ di noiosi dettagli tecnici, il risultato non cambia: bruciando 4 tonnellate di rifiuti trattati si ottiene la stessa energia prodotta da 1 tonnellata di petrolio. Dunque, in termini economici, una ecoballa non vale meno di 170 euro. Con la differenza non marginale che il petrolio lo importiamo; i rifiuti campani, invece, abbiamo lottato per esportarli. Pagando. È il mondo alla rovescia.
Uno dei lavori più oscuri del sottosegretariato all’emergenza è il censimento delle ecoballe parcheggiate in Campania. Il dato parziale, non ufficiale, è impressionante. Tra capannoni, siti di stoccaggio e ricoveri di fortuna, le ecoballe accatastate sarebbero circa 6 milioni. Valore commerciale: almeno 1 miliardo di euro. L’oro di Napoli. Tuttavia, il forziere rischia di rimanere sotterrato per chissà quanto tempo. La colpa non è soltanto dei termovalorizzatori che ancora non ci sono. Il capoprogetto di Acerra, l’ingegnere Rodolfo Delia, giura: “La messa a regime della prima linea è per il febbraio 2009. Peccato, se le inchieste giudiziarie non ci avessero fermato, l’impianto sarebbe già in funzione”.
E intanto avanzano i pretendenti per la gestione, le società A2A e Actelios. Buon segno. Per gli altri tre inceneritori la programmazione sta filando liscia. Salerno in particolare promette benissimo: l’apertura è prevista entro 30 mesi. Pochi? I soldi ci sono. E ci hanno messo la faccia in troppi: Silvio Berlusconi, il sindaco Enzo De Luca, il governatore Antonio Bassolino, lo stesso Bertolaso. È questione di onore. Allora che cosa blocca l’utilizzo delle ecoballe prodotte dalla Fibe tra il 2001 e il 2005? Il sequestro disposto dalla magistratura partenopea. L’accusa dei pm è che conterrebbero troppa acqua, il 32% a fronte del 25 standard. Ma nella Germania rigorosa e ambientalista ecoballe di tipo umido già le bruciano, con garanzia di qualità . Napoli è comunque complicata. Almeno per ora. Nel frattempo, il governo è impegnato nella “fase 2″, che poi significa un bel po’ di educazione civica e “la rivoluzione culturale della raccolta differenziata” (parole di Bertolaso). Sarebbe infatti da illusi pensare che la svolta tecnica corra parallela a quella antropologica. Il malcostume resiste, eccome. Gli esempi sono tanti. Un paio li racconta Marcello Fiori braccio destro di Bertolaso. “La Campania è tecnicamente pulita, ma mancano ancora alcuni dati, non per colpa nostra.
Abbiamo inviato un fax ai 551 comuni della regione chiedendo se presentavano situazioni di criticità . In 490 hanno replicato che è tutto in ordine. Gli altri sono missing, evidentemente non hanno problemi. Però non ci hanno nemmeno risposto, collaborazione istituzionale zero”. Ancora: “Su Napoli abbiamo stilato una mappa di 100 siti sporcati dai rifiuti speciali, sui quali per legge non siamo competenti. L’Asia, la municipalizzata di Napoli, ci ha promesso che entro qualche giorno provvederà . Aspettiamo fiduciosi. Ma il dato è che c’è ancora chi continua a sversare lavatrici, copertoni e veleni vari”. L’ultimo esempio di malcostume arriva dall’elicottero antimonnezza. Col teleobiettivo in azione, la protezione civile cerca dall’alto piccoli e grandi”untori”. Fotografa loro e le loro targhe e poi li denuncia. Uno è in azione sul corso principale di Pianura: guanti in pelle per non contaminarsi le mani, abbandona folli schifezze per strada. Quell’uomo non merita il profumo del mare, la sua anima è di diossina.
“‘A Maronna v’accumpagni”. Così il cardinale Crescenzo Sepe, arcivescovo di Napoli, ha salutato Silvio Berlusconi al termine di un incontro definito “proficuo” tenutosi presso la curia partenopea. Il presidente del consiglio è tornato a Napoli per portare avanti il piano sui rifiuti varato nel consiglio dei ministri del 21 maggio scorso.
È la terza visita in venti giorni da parte del presidente del consiglio, che dimostra di non voler affatto demordere anche perché - è la sua convinzione - ne va l’immagine del governo. Quindi occorre un altro sforzo perché siamo vicini alla soluzione, ha spiegato anche ad alcuni suoi collaboratori nel presentare le nuove “tappe” del piano per mettere definitivamente fine all’emergenza rifiuti in Campania. Per prima cosa il premier, spiegano fonti parlamentari campane del Pdl, avrebbe intenzione di dare il via libera ad una sorta di “raccolta straordinaria” della monnezza utilizzando migliaia di uomini anche perché in questi giorni la città partenopea è di nuovo invasa dai rifiuti.
Il presidente del Consiglio conferma anche che entro luglio “finirà l’emergenza”, mentre, ha spiegato, per quanto riguarda la discarica di Chiaiano “c’è una azione risolutrice” anche se “la perizia tecnica arriverà tra pochi giorni”. Il premier inoltre ha ribadito che il termovalorizzatore di Acerra sarà pronto entro l’anno: “Abbiamo strumenti per agire tempestivamente”, dice il premier lamentandosi però del fatto che “per l’inizio dei lavori i tempi sono angoscianti”. Berlusconi ha infine puntato il dito contro la “trafila burocratica” e ha poi ringraziato sia il commissario De Gennaro sia il prefetto Pansa.
Il capo del governo ha poi spiegato il compito dell’esercito italiano che dovrà fornire il sostegno “logistico a enti comandi e unità ”. Tra gli ulteriori compiti assegnati “la progettazione, l’allestimento, l’apertura e la messa in esercizio di nuovi impianti”, “la valutazione ambientale degli impianti realizzati e da realizzare”, “la gestione tecnica degli impianti ex-Cdr”, “la vigilanza e la protezione dei cantieri e siti”, “l’attività negoziale e la tenuta della contabilità speciale e del pagamento spese sostenuta dai reparti dell’esercito”.
Il premier ha sottolineato che entrambi i corpi dello Stato sono qui per “risolvere un’emergenza” che è diventata di fatto “una follia, che non si ripeterà più”. “L’esercito è qui a svolgere il suo compito per risolvere questa emergenza. Il suo utilizzo è necessario non solo per la guardia degli impianti, ma anche per la direzione tecnica”, dice il premier. “Abbiamo il conforto di vedere che i provvedimenti varati sono l’unica via possibile per uscire da questa emergenza, non ci sono altri soluzioni”, aggiunge il premier.
Accordo raggiunto. Alla fine passa la linea del governo: martedì alle sette del mattino i tecnici entreranno nella cava di Chiaiano per le indagini tecniche preliminari alla costruzione della discarica. Ma bisogna vedere quanto la piazza protagonista degli scontri dei giorni scorsi rispetterà gli impegni presi dopo cinque ore di riunione nella prefettura di Napoli tra il sottosegretario Guido Bertolaso e gli amministratori di Chiaiano e dei Comuni limitrofi: fino a ieri i cittadini e i comitati di protesta si erano detti contrari anche alla possibilità di carotaggi. Nella nota scaturita al termine dell’incontro, e firmata anche dai comitati di protesta, si dice che verrà costituito il tavolo tecnico a cui parteciperanno gli esperti dell’Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania) e quelli indicati dalle comunità locali (oltre a Chiaiano, i Comuni di Marano, Mugnano e Calvizzano) e dai comitati dei cittadini, oltre a cinque cittadini. Unica condizione posta dai manifestanti: ”All’interno del sito per i carotaggi dovranno entrare soltanto mezzi civili”.Cantano comunque vittoria i sindaci e i comitati della zona: “Dopo le tensioni dei giorni scorsi in cui abbiamo sperimentato un atteggiamento di chiusura totale, apprezziamo molto la volontà del sottosegretario Bertolaso di riportare il confronto sul tavolo tecnico e dei dati oggettivi” dice il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta. “Una via d’uscita a questa vicenda potrebbe venire proprio dalle verifiche tecniche” aggiunge il presidente della municipalità di Chiaiano, Carmine Malinconico. E se anche le analisi non ci dessero ragione, chiederemo la riapertura del tavolo per discutere dei problemi socioambientali che impediscono una discarica in quella zona”.
Qualcosa di più si capirà comunque nelle prossime ore quando i manifestanti decideranno se rimuovere o meno i blocchi stradali e le barricate lungo via Cupa di Cane. E la stessa presenza della polizia e dei carabinieri, che rimarranno a presidiare la zona, è la conferma che la tregua raggiunta è molto fragile. I comitati avevano infatti chiesto che le forze dell’ordine si allontanassero dal quartiere: una proposta che non è neanche stata presa in considerazione dalle autorità istituzionali.
Dal canto suo Guido Bertolaso, sottosegretario per l’emergenza rifiuti, non parla. Eppure chi ha partecipato alla riunione ha ribadito che il suo atteggiamento è quello annunciato mercoledì scorso a Napoli dallo stesso Berlusconi: lo Stato, stavolta, non arretrerà . L’unico impegno preso da Bertolaso con gli amministratori locali (e ripetuto anche nei giorni scorsi) nella nota congiunta è che la realizzazione della discarica di Chiaiano, ma anche di quelle nelle altre zone indicate nel decreto, “è subordinata a tutte le indagini tecniche, nel pieno rispetto della normativa comunitaria di settore, nonché di tutte le prove tecniche che il tavolo riterrà necessarie, sempre nel rispetto della normativa europea”.
Il VIDEO servizio:

L’elenco delle dieci discariche è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale: il decreto di misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania, ora in vigore, prevede che lo stato di emergenza cessi il 31 dicembre 2009. Saranno quattro i termovalorizzatori: bruceranno i milioni di ecoballe nelle campagne campane. Ma già divampa la protesta a Chiaiano, quartiere di Napoli indicato nel provvedimento per lo sversamento dei rifiuti. Per Guido Bertolaso, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rifiuti saranno necessari ”trenta mesi, tanta collaborazione, tanta determinazione e tanta umiltà , ma la strada per la soluzione dell’emergenza rifiuti in Campania è stata tracciata”.
Le discariche saranno distribuite nelle cinque province campane: due nel salernitano (Serre), due nell’avellinese (Andretta e Savignano Irpino), due nel casertano (Caserta e Santa Maria la Fossa), due nel napoletano (Terzigno), una nel beneventano (Sant’Arcangelo Trimonte), e una nel capoluogo partenopeo, a Chiaiano. Ieri Guido Bertolaso, sottosegretario all’Emergenza, ha dichiarato che la situazione è “estremamente critica”: “Sono molto preoccupato” ha osservato il capo della Protezione civile “e non posso essere ottimista come un anno fa, perché le vie d’uscita, stavolta, sono molto più complicate”. Secondo Bertolaso è giunto il momento di chiuderla “con le favole: quella del fos, che è solo immondizia triturata, quella delle ecoballe, che sono come il tal quale, quella dei Cdr, che sono impianti che non producono nulla”. Il capo della Protezione civile ha chiarito le modalità di impiego dei militari, sottolineando che non “avranno regole d’ingaggio perché il loro compito sarà di “sorveglianza, tutela e protezione dei siti”. Ma ha precisato che le discariche saranno luoghi di interesse strategico: “Se qualcuno tenta di violarle” sottolinea il sottosegretario all’Emergenza “paga le stesse conseguenze che se tenta di entrare in una caserma dell’esercito”. Spetterà invece alle forze dell’ordine “confrontarsi” con le contestazioni.
Intanto nel quartiere napoletano di Chiaiano divampa la protesta contro la discarica: in occasione del tentativo di rimozione del bus dato alle fiamme dai manifestanti, gli agenti di polizia sono stati aggrediti, oltre che con il lancio di grosse pietre, anche con numerose bombe carta. E una molotov è stata lanciata sotto l’autobus. Inoltre, a terra, sono state trovate tre bottiglie molotov e tre con acqua e benzina. Un ragazzo è rimasto ferito cadendo da un parapetto e precipitando da un’altezza di cinque o sei metri. Ma, secondo fonti della questura, la caduta sarebbe stata accidentale e lontana dal luogo degli scontri. Tra le forze dell’ordine, un agente della mobile è ustionato in seguito al lancio di una Molotov e un funzionario di polizia è contuso.
Oltre cento persone, dopo le proteste nella serata di ieri, sono rimaste per l’intera notte a presidiare le strade di accesso verso il luogo indicato per lo sversamento dei rifiuti. Tre gli arrestati dopo i disordini scoppiati nella serata di ieri: il tribunale di Napoli ha convalidato i fermi. Altre tre persone sono state denunciate e rilasciate la scorsa nottata: per loro l’accusa è di resistenza. E si aggrava il bilancio tra le forze dell’ordine dopo gli scontri di ieri: sono rimasti feriti sei agenti della polizia, tra cui un funzionario, un carabiniere e un militare della guardia di finanza. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha rivolto un appello ai cittadini: “Era prevedibile una reazione di questo tipo, la capisco, ma è interesse di tutti porre fine a questa vera e propria tragedia nazionale”.
Il video di un blocco stradale a Chiaiano durante la notte di ieri