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Discariche

Discariche, presto i nomi. Bertolaso: “C’è già chi mi ostacola”

Area smaltimento rifiuti a Terzigno

Non cerca rivincite o vendette personali dice il neo sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso (aggredito dai manifestanti campani, dimissionario dalla carica di commissario durante l’era Prodi e rimesso in campo dal governo Berlusconi). Piuttosto, dovrà cercare di convincere i cittadini campani, con una serie di riunioni con i vertici degli enti locali, che “il tempo delle proteste è finito”. Compito più difficile quest’ultimo per il capo dipartimento della Protezione civile: i manifestanti sono pronti e appena saranno ufficializzati i siti, la mobilitazione scatterà.
L’altro nemico di Guido Bertolaso si chiama caldo. “Stiamo affrontando una situazione molto difficile, peggiore di quella dell’anno scorso” dice il sottosegretario. Che davanti ha poco tempo: “Entro l’estate l’emergenza finirà. Intanto dobbiamo liberare le strade perché è già previsto un cambiamento della situazione climatica con temperature in aumento”.
Mentre l’altro componente del ticket anti rifiuti, il commissario Gianni De Gennaro è rimasto a Napoli ed ha continuato gli incontri con i vari sindaci per risolvere la situazione, Bertolaso ha visto i vertici delle Forze armate e i rappresentanti delle Forze dell’ordine: incontri operativi per definire i dettagli degli interventi da attuare nei prossimi giorni, i compiti da assegnare, i contingenti da impiegare. “Lavoreremo per accelerare le cose da fare”, assicura Bertolaso, ribadendo che Berlusconi aveva parlato di 30 mesi per avviare un ciclo dei rifiuti efficiente. “Dobbiamo farla finita con questa vergogna” insiste Bertolaso. “È finito il tempo delle proteste. Lo Stato è stato troppe volte umiliato: da nessuna parte si vedono i vigili del fuoco oggetto di lancio di pietre mentre fanno il loro lavoro”.
La raccolta straordinaria va avanti. Soltanto l’altra notte a Napoli sono state rimosse 700 tonnellate di rifiuti mentre circa 2000 ne restano per le strade. Ed in provincia è peggio. Si prosegue con l’invio dei rifiuti in Germania dove ogni settimana arriveranno tre o quattro treni dalla Campania, fino all’esaurimento della quantità concordata di 30.000 tonnellate di rifiuti domestici previsto in 10 settimane. “Non si può continuare a spendere 250 euro a tonnellata per trasportare i rifiuti in Germania” avverte però Bertolaso. “Occorre aprire le discariche e riprendere il lavoro sui termovalorizzatori”.
Tutti i comuni devono presentare il piano per la raccolta differenziata entro 30 giorni. Chi non rispetta la scadenza sarà commissariato e pagherà una penale salata, subendo una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento rifiuti. L’attuazione della differenziata dovrà superare il 50 per cento entro il 2010.
Per Napoli la scadenza è più dura. Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, deve individuare il sito dove piazzare il termovalorizzatore sempre entro 30 giorni. Altrimenti la questione verrà decisa direttamente da Bertolaso. Il sindaco Rosa Iervolino manderà una delegazione a visionare il termovalorizzatore di Brescia per una valutazione di impatto sul territorio.
Sono tre gli altri termovalorizzatori, che attraverso il decreto verranno militarizzati come aree di interesse strategico. Acerra dovrebbe diventare operativo entro l’inizio dell’anno prossimo. A Salerno il sindaco Vincenzo De Luca (Pd) ha individuato un sito (Cupa Siglia), i fondi sono disponibili per metterlo in funzione entro 30 mesi. A Santa Maria la Fossa (Caserta) si sta studiando l’impatto ambientale.
la protesta dei cittadini di
In merito ai siti che saranno interessati da nuove discariche, Bertolaso ha spiegato di aver “messo dentro tutti i siti possibili, tutti quelli che possono essere utilizzati, una rosa, uno spettro”. Il sottosegretario spiega anche che “non è detto però che tutti i siti indicati vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. “Mi risulta che il decreto sia arrivato al Quirinale, quindi stasera o domani mattina sarà in Gazzetta. Ringrazio i miei colleghi”.

Il decreto legge che contiene il piano per l’emergenza rifiuti in Campania è intanto arrivato alla firma del Capo dello Stato e entro sabato dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nonostante le “resistenze di alcuni burocrati che non vedono bene che il capo della Protezione Civile si occupi anche dei rifiuti”.
Stando a quanto ha fatto intendere dal sottosegretario, tra i siti individuati per la realizzazione delle discariche in Campania c’è anche Chiaiano, a Napoli. “Nel testo” dice il sottosegretario “ci sono tutti i siti possibili ma non è detto che tutti questi vengano aperti. C’è uno spettro di situazioni che valuteremo di volta in volta”. Su Chiaiano, ha aggiunto, “c’è un’ordinanza che ha chiesto all’Arpac di fare caratterizzazione del territorio e questo al momento è lo stato dell’arte”. “Starò attento, anche perché Serre ha già dato” ha detto invece Bertolaso rispondendo a una specifica domanda sull’ipotesi ventilata dell’apertura di una seconda discarica in località Valle della Masseria, nel comune salernitano. Proprio su Valle della Masseria si consumò l’anno scorso un braccio di ferro tra Bertolaso e l’allora ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che appoggiava le proteste della popolazione. Altre due discariche saranno attive entro giugno, e saranno una in provincia di Avellino e una in provincia di Benevento.

Conto alla rovescia anche per l’impiego dei militari a sorveglianza dei siti collegati all’emergenza. Il sottosegretario ha già incontrato il capo di Stato maggiore della Difesa, mentre il capo dell’Esercito ha oggi garantito che la Forza armata farà ”come sempre, il proprio dovere”, anche se l’addestramento rischia di risentirne. Però il Cocer, il sindacato con le stellette, avverte: prima di tutto occorre definire lo status giuridico dei militari. I quali, come per l’Operazione Domino (che dall’ottobre 2001 a giugno 2006 ha impiegato un numero variabile di militari, da 1.000 a 4.000, per la protezione di obiettivi a rischio di attacchi terroristici, ndr), potrebbero vedersi assegnate alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. Anche se lo stesso Bertolaso ha spiegato che nonostante il governo abbia deciso di far diventare le discariche “siti di interesse strategico nazionale” ha assicurato anche che “non è una vera militarizzazione”.
Quindi, in che cosa consisterà questa vigilanza? “Le discariche” ha risposto Bertolaso “non possono essere terra di nessuno e oggetto di contestazioni futili: le forze dell’ordine avranno la responsabilità di garantirne la salvaguardia e le forze armate concorreranno”. E i militari che dicono? “Più attività extra dai compiti militari facciamo, più limitazioni abbiamo nell’attività addestrativa”, ha spiegato il generale Fabrizio Castagnetti, capo di Stato maggiore dell’Esercito, incalzato dai giornalisti.
Ma subito ha aggiunto: “Siamo al servizio del Paese, del governo, e faremo il nostro dovere come sempre”. Ci sono uomini sufficienti? “I numeri li troviamo, se lo dobbiamo fare. Ci mancherebbe altro. Ci è stato chiesto di vigilare determinate infrastrutture che erano sorvegliate dalle forze dell’ordine per permettere di liberare proprio risorse di Polizia e Carabinieri”.
Dunque, quale status per i militari di guardia alle discariche? È forse la questione più delicata su cui i tecnici si sono confrontati in queste ore. L’ipotesi è quella di attribuire ai soldati alcune funzioni di agente di pubblica sicurezza. In particolare, gli uomini delle Forze armate impiegati in questi compiti potevano, in base alla legge e alle direttive dei Prefetti, “identificare e trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l’intervento di agenti delle forze dell’ordine”. Più o meno quello che dovrebbe avvenire anche nel caso delle discariche.

Discariche e rifiuti: Italia condannata dalla Corte Ue

Precipita la situazione a Napoli e in Campania, mentre l'Ue richiama l'Italia |foto Ansa
Rifiuti, all’Italia la maglia nera. È la Corte europea di giustizia a condannare il nostro Paese per la tardiva e non corretta applicazione della direttiva volta a prevenire le ripercussioni negative sull’ambiente derivanti dalle discariche di rifiuti. La decisione della Corte di giustizia dell’Ue non riguarda direttamente il pasticcio campano che ha tenuto banco negli ultimi mesi. Indica, al più, uno stato di generale inadeguatezza del nostro sistema sullo smaltimento della spazzatura.

Secondo l’esecutivo europeo, il decreto legislativo di applicazione della norma comunitaria viola alcuni articoli. La direttiva, che definisce la nozione di rifiuti e discariche, prevede che gli Stati elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti, stabilisce regole sui costi dello smaltimento, prevede la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle esistenti a misure particolari. La Commissione ha accusato l’Italia di aver applicato la direttiva tardi e così facendo di non averla applicata bene.
In sostanza, l’Italia applica alle discariche nuove il trattamento più favorevole, previsto per le discariche preesistenti, al contrario di quanto previsto dalla direttiva. Anche per i rifiuti pericolosi, le regole transitorie previste non sono state applicate alle discariche preesistenti mentre sono state applicate solo per quelle nuove, sempre in contrasto con la normativa comunitaria.

La direttiva europea definisce le nozioni di rifiuti e di discariche - che suddivide in tre categorie: le discariche per rifiuti pericolosi, per rifiuti non pericolosi nonchè per rifiuti inerti - e prevede che gli Stati membri elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento dei rifiuti, prevede la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari. Oggi la Corte ha riconosciuto valide le obiezioni sollevate dall’esecutivo europeo ed ha condannato l’Italia alle spese.

La condanna della Corte di Giustizia dell’Ue è dunque dovuta al ritardo con cui fu recepita una direttiva del 1999 riguardante le discariche dei rifiuti: l’Europa, infatti, dava tempo ai paesi membri fino al 2001 per il recepimento delle norme. L’Italia invece la recepì solo nel 2003 con un decreto legislativo del governo Berlusconi. Di conseguenza, la Corte contesta anche gli effetti derivanti dal decreto di recepimento del 2003. Il ministero dell’ambiente precisa così la posizione del governo italiano riguardo alla posizione dell’Ue sui rifiuti italiani. Il governo - prosegue la nota - è però già intervenuto, adeguandosi a quanto l’Europa chiede grazie ad una norma approvata lo scorso 1 aprile.

Il VIDEO servizio:

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De Gennaro: la gente aveva ragione, le vecchie discariche sono un disastro

Rifiuti, emergenza continua in Campania

Non riaprono le vecchie discariche, pericolose e inutilizzabili, si punta sui nuovi siti, già individuati nel decreto del luglio scorso a Savignano Irpino (Avellino), Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento) e Terzigno (Napoli) ma i tempi per attrezzarli non sono brevi e si studia l’ipotesi di portare i rifiuti in Germania per compiere un’operazione di liberazione delle strade della Campania dalla spazzatura, con oltre 200 mila tonnellate da rimuovere.

Il commissario di governo, Gianni De Gennaro, rivede il piano e esclude la possibilità di riaprire le vecchie discariche di Difesa Grande in Irpinia e di Villaricca, nel Napoletano, per le quali è necessaria invece un’operazione di bonifica. “La gente”, ha detto, “aveva ragione”. Si esprime così dopo aver chiesto ai tecnici del Genio militare di controllare tutte le discariche sulle quali vi sono inchieste in corso da parte delle Procure. Infiltrazioni di percolato, discariche abusive sottostanti, gravi rischi di crolli sono alcuni degli elementi che rendono impossibile la riapertura dei siti.

Non riaprirà nemmeno Lo Uttaro, nel Casertano perché, spiega il commissario, “sono stati avviati accertamenti per conto dell’autorità giudiziaria, cui spetta il compito di valutarne l’esito al termine dei relativi esami”. Di sicuro De Gennaro intende raggiungere l’obiettivo che è quello di ripulire le strade entro la metà di aprile per evitare conseguenze negative dall’arrivo del caldo. “Prosegue con determinazione l’azione per raggiungere gli obiettivi fissati dal Governo”.

Ma la strada non sarà facile, come finora sono state tante le difficoltà. A Savignano Irpino, ad esempio, in 3.000 hanno manifestato contro la decisione di realizzare la discarica provinciale in contrada Pustarza e destinata ad accogliere 700 mila tonnellate di rifiuti. In piazza sono scesi i sindaci di diversi comuni dell’Irpinia ma anche della vicina provincia di Foggia. Non sono mancate le tensioni. I tecnici dell’Arpa che si erano recati sul sito per cominciare i rilievi sono stati messi in fuga dai manifestanti. La prossima settimana saranno effettuati i rilievi nel Sannio a Sant’Arcangelo Trimonte. Anche qui, però, il clima non è affatto positivo. Secondo il sindaco Aldo Giangregorio sul territorio del comune non ci sono aree idonee per ospitare discariche.

La situazione resta molto difficile. Scenario drammatico in diverse zone della province dove, in alcuni casi, non si raccolgono rifiuti da terra addirittura da Natale. Ma anche a Napoli crescono le giacenze. I siti di stoccaggio si stanno esaurendo ed occorre trovare nuovi sbocchi ma bisogna farlo al più presto. Continuano i roghi di spazzatura. In questo scenario, gli albergatori della Campania scrivono una lettera all’assessore regionale al Turismo, Domenico De Masi. “Bisogna fare presto”, altrimenti c’è il rischio che si arrivi ad una “gran parte di alberghi chiusi o con grosse difficoltà di sopravvivenza”.

Discariche e inceneritori: se chi protesta avesse ragione ad aver paura?

[i]2 gennaio 2008[/i] - Il corteo contro la riapertura della discarica prevista dal commissario di Governo per fronteggiare l'emergenza rifiuti avanza in mezzo all'immondizia accatastata del quartiere Pianura a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

L’ultimo episodio è di lunedì 14 gennaio. La magistratura ha sequestrato l’inceneritore municipale di Terni e ha inviato nove avvisi di garanzia, tra cui al sindaco e ai consiglieri di amministrazione della società che gestisce l’impianto, per reati ambientali. I casi di chiusura di strutture per lo smaltimento dei rifiuti, autorizzati ma che si rivelano inquinanti, sono numerosi. Precedenti che a volte giustificano le paure dei cittadini e fanno nascere le proteste.

2 febbraio 2007: i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) sequestrano la discarica di Timpazzo, vicino a Gela. Stessa sorte per il termovalorizzatore di Montale (Pistoia), chiuso per fumi non a norma nel luglio 2007. Sigilli nell’agosto 2007 anche alla discarica comunale di Trapani e nell’ottobre 2006 a quella di San Giovanni a Piro (Salerno). Nel novembre 2007 il Noe sequestra la discarica di Lo Uttaro, nel Casertano, riaperta dal commissario straordinario per l’emergenza pochi giorni prima. L’impianto, destinato a rifiuti urbani, è ormai saturo di residui speciali e la concentrazione di sostanze pericolose è così alta che per alcuni dei 12 indagati si ipotizza il reato di disastro ambientale.

Non è sempre colpa della cosiddetta “Sindrome Nimby” (Not in my backyard). I dati sugli interventi del Noe, forniti dal Comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente parlano chiaro. Nel 2007 sono state controllate 358 discariche, autorizzate e non. Di queste, 262 (quasi i tre quarti) sono risultate fuori norma, quelle in regola erano solo 70 e in 26 casi è stato necessario approfondire le analisi. I motivi dell’irregolarità sono diversi. A volte si scelgono siti non adatti, come parchi naturali o zone archeologiche. Spesso i progetti sono buoni e hanno le carte in regola, ma una volta in funzione gli impianti cominciano a produrre emissioni e scarichi nocivi e a contaminare terreni e falde acquifere con sostanze cancerogene. In questo caso è la gestione che lascia a desiderare e nessuno vigila sul rispetto delle leggi.

“Ecco perché non ci fidiamo più delle garanzie date dalle istituzioni”, dice Antonio Cariello, del Nucleo guardie ambientali Wwf di Salerno, che ha denunciato il disastro ambientale della discarica di Basso dell’Olmo e ha promosso le proteste contro quella di Serre. “Qui finisce ogni tipo di rifiuti, senza alcun controllo”, continua. “Tre mesi fa abbiamo sequestrato un tir con 300 quintali di materiali ritenuti pericolosi”. Secondo chi cerca di fermare lo scempio ambientale, in queste discariche vengono buttati scarti nocivi, che andrebbero adeguatamente trattati, oppure umidi che dovrebbero essere smaltiti nei siti di compostaggio. Tutti rifiuti per cui gli impianti non sono stati progettati.


Gli scarichi di Basso dell’Olmo, Salerno

Per Alessandro Beulcke, direttore del progetto Nimby Forum, gli allarmismi possono essere evitati. “Le proteste dei cittadini spesso nascono da una cattiva conoscenza dei progetti degli impianti”, spiega. “È normale che gli abitanti di una certa zona si preoccupino, quando si vedono aprire un cantiere davanti a casa senza sapere il perché oppure hanno solo informazioni che derivano dal passaparola. Ad esempio, pochi sanno che il tanto odiato termovalorizzatore di Acerra di fatto produrrebbe emissioni al di sotto dei limiti fissati dalla normativa europea. Sarebbe opportuno comunque ascoltare i cittadini in fase di progetto e successivamente è fondamentale il monitoraggio, certificato da enti indipendenti, di emissioni e scarichi. In questo modo si guadagna la fiducia della gente. L’azienda che gestisce i termovalorizzatori di alcune città dell’Emilia Romagna, per citare un caso, ha scelto questa strada già da qualche anno: i dati sulle emissioni vengono aggiornati in tempo reale e sono disponibili su Internet“.

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Napoli, De Gennaro non compatta i rifiuti, ma l’ala dura del movimento

Il nuovo commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro (D) e il suo vicario, il generale di divisione Franco Giannini | Ansa

I rifiuti sono ancora lì. Coprono tutto. Puzzano e bruciano. Per il governo, per le forze dell’ordine, per il supercommissario Gianni De Gennaro la priorità, in queste ore, a Pianura come in molte altri centri campani, non è l’immondizia ma il mantenimento dell’ordine pubblico, visto che - come ha ammesso lo stesso questore di Napoli, Oscar Fiorolli - è in atto una forma di guerriglia “difficile da controllare”. Ma, più che le ecoballe, l’arrivo del poliziotto De Gennaro sembra per ora aver compattato la protesta da parte dell’ala più dura del movimento anti discariche. Infiltrato magari da chi, probabilmente, con gli uomini di De Gennaro aveva già avuto un incontro ravvicinato (e per niente cordiale) nel G8 del 17 marzo 2001 (qui un video), tenuto proprio nel capoluogo campano e a Genova a luglio dove trovò la morte Carlo Giuliani.

A tal proposito, proprio la senatrice del Prc Haidi Giuliani, madre del ragazzo ucciso, è la prima a protestare: “È inaccettabile che la soluzione di un problema che richiede da molto tempo ponderati interventi tecnici, venga invece affidato ad un esperto di repressione”.
Così dopo l’aggressione e il ferimento di sette pompieri a Pozzuoli (una vera e propria imboscata, messa in atto da circa trenta teppisti che, con i volti coperti da sciarpe o passamontagna, hanno prima appiccato il fuoco alla spazzatura poi hanno atteso l’arrivo dei vigili del fuoco e li hanno aggrediti), dopo i sassi lanciati contro i carabinieri, il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha convocato un vertice al Viminale per vederci chiaro “su questi ripetuti attacchi ai vigili del Fuoco”.

Ecco perché stridono, di fronte a quest’ulteriore emergenza, le parole di Gianni De Gennaro, che assicura come le risposte “non tarderanno: sono abituato a mantenere la parola”. “Ho bisogno di tempo” ha proseguito il supercommissario nella sua prima conferenza stampa, in Prefettura a Napoli, affiancato dal generale Franco Giannini, suo vice “per dare risposte credibili che siano frutto di una valutazione e di uno studio approfondito. Non lascerò nulla di intentato per proseguire su una linea risolutiva del problema nell’interesse dei cittadini”.

Ma la linea del dialogo con la popolazione auspicata da De Gennaro è stata tradotta dai manifestanti di Pianura in sassaiole che hanno alzato a livelli altissimi la tensione con le forze dell’ordine. Eppure, ha specificato ancora il supercommissario: “L’Esercito non svolgerà compiti di ordine pubblico”, ma metterà a disposizione i supporti logistici. Sempre che a Napoli non prevalga l’ala che ieri in un corteo ha scandito lo slogan: ”Il G8 ce l’ha insegnato, De Gennaro deve essere fermato”.

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No alle discariche: dilaga la protesta da Napoli al resto della Campania

L'autopompa dei vigili del fuoco questa sera data alle fiamme da manifestanti a Cuma , sul litorale Flegreo. (credits: Ansa)
Sette pompieri in ospedale, un’auto dei carabinieri e due mezzi distrutti: è il bilancio delle proteste con epicentro nella discarica di Contrada Pisani. Ma dal napoletano la protesta dilaga nella regione e da tutti i siti dove si ipotizza di aprire o riaprire discariche, partono proclami di comitati civici, sindaci e persino parroci ‘antimonezza’. Per domani il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha convocato al Viminale una riunione per fare il punto sulla situazione dell’ordine pubblico.

È stata una vera e propria azione della “guerriglia” che il questore Fioriolli aveva detto stamattina difficile da contenere, quella che, nel pomeriggio, ha fatto finire in ospedale sette vigili del fuoco che, a bordo di due automezzi, erano intervenuti per spegnere l’ennesimo incendio di spazzatura a Pozzuoli. Un trentina a bordo di moto e motorini li hanno assaliti con lanci di petardi, una bomba carta. Distrutti i mezzi e feriti i vigili, distrutta anche un’auto dei carabinieri intervenuta. Sempre in zona un’altra autopattuglia dei carabinieri è stata danneggiata a sassate, ed un militare è rimasto contuso, mentre interveniva per identificare persone con il volto coperto che stavano attuando un blocco stradale (poi arrestati in quattro).

Ma dal napoletano la protesta dilaga al resto della regione. Sindaci, comitati civici, in qualche caso persino i parroci dei comuni nel territorio dei quali si ipotizza di aprire o riaprire discariche, si organizzano, annunciano che si opporranno. Così a Terzigno, da dove oggi è partita una delegazione per partecipare al corteo a Napoli e dove domani si riuniranno in comune amministratori, comitato civico e parroco. Così a Savignano, al confine tra Campania e Puglia, a Sant’Arcangelo, a Gricignano (Caserta). A Serre, dove è in funzione l’ultima discarica ancora attiva della regione, il sindaco ha annunciato che se entro tre giorni non sarà sistemata la strada sulla quale transitano i tir che portano la spazzatura a Macchia Soprana, con un’ordinanza la chiuderà

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Rifiuti a Napoli, il richiamo dell’Ue affogherà tra l’immondizia?

Precipita la situazione a Napoli e in Campania, mentre l'Ue richiama l'Italia |foto Ansa

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Le proteste e le tensioni contro le discariche, il bilancio del disastro: 1.200 tonnellate di rifiuti per le strade di Napoli, e un richiamo dell’Ue. L’emergenza in Campania infatti ”preoccupa la Commissione europea che seguirà da vicino la situazione nelle prossime settimane”, come ha dichiarato Barbara Helfferich, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas. Le autorità di Bruxelles dovranno decidere se inviare a Roma un parere motivato, seconda fase della procedura d’infrazione, dopo aver mandato due lettere, una nel giugno scorso e l’altra il 23 ottobre alla quale l’Italia avrebbe dovuto rispondere entro il 23 dicembre.

La portavoce ha precisato che l’ipotesi di sanzioni è ”ancora molto lontana”. Dopo l’invio di un parere motivato, se non ci saranno cambiamenti, la Commissione potrà valutare un ricorso alla Corte e le sanzioni potrebbero essere prese in considerazione solo dopo un’eventuale condanna da parte dei giudici del Lussemburgo.

La situazione, intanto, precipita. I sei impianti di cdr (combustibile da rifiuti) della Campania stanno chiudendo uno alla volta per l’impossibilità di far uscire le balle di rifiuti lavorate. Dopo la chiusura del sito di Taverna del Re a Giugliano (Napoli, qui il blog dei comitati), infatti, non ci sono al momento alternative per lo stoccaggio. Immediate le ripercussioni sulla città di Napoli: la giacenza di rifiuti si era ridotta a 500 tonnellate prima di Capodanno, oggi ha superato di nuovo le mille. La Regione di Bassolino sta monitorando il rischio diossina nell’aria, per cercare di far fronte a una situazione che il Wwf definisce ”da guerra civile”.

I VIDEO servizi:

L’emergenza continua:

Il richiamo dell’Ue:

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Per i rifiuti speciali ci voleva una legge speciale. L’hanno fatta i pugliesi

La protesta per le discariche in Puglia è stata fatta anche attraverso le t-shirt   Danger-rifiuto speciale e con questi sacchi neri appesi ai balconi.
Ci volevano 15mila firme. Ne sono state raccolte 16mila e così il Consiglio Regionale pugliese ha approvato il 18 ottobre la proposta di legge regionale di iniziativa popolare per la disciplina dello smaltimento dei rifiuti speciali. E’ la prima volta che una proposta di legge popolare riesce a raggiungere il quorum e ad arrivare in un Consiglio Regionale.
E tutto per i rifiuti. Perché gli abitanti di Grottaglie e dei comuni vicini a un certo punto hanno cominciato a chiedersi perché in Puglia, e in particolare nell’area jonica, proliferavano le discariche, soprattutto quelle per i rifiuti “speciali”, cioè industriali, pericolosi e non. Perché un’area industriale come la provincia di Milano ha molte meno discariche per rifiuti speciali del comprensorio Grottaglie, S.Marzano, Fragagnano, paesi del tutto privi di poli industriali. In particolare a Torre-Caprarica, a quattro chilometri da Grottaglie e San Marzano, ci sono già due lotti della capienza complessiva di un milione 600mila metri cubi e se ne vuole fare un terzo da tre milioni di metri cubi.
Il tutto in una zona protetta dal piano paesaggistico regionale. “I cittadini”, racconta l’avvocato Antonio Lupo, che insieme ad altri ha elaborato la legge, “non volevano che la loro protesta venisse bollata come sindrome Nimby

(not in my backyard): non fate la discarica qui, fatela da un’altra parte”. Perché il punto non era quello. “Il punto”, spiega l’architetto Antonio Annicchiarico, che ha disegnato le magliette-simbolo della lotta di Grottaglie, “è che il guadagno per i gestori delle discariche non è solo nello stoccaggio, ma anche nel trasporto dei rifiuti. E la deregulation che c’è in Puglia fa sì che le autorizzazioni per le discariche vengano concesse come niente fosse, in cambio di pochi euro di royalties, e permette di far arrivare i rifiuti da tutta Italia e perfino dall’estero, con tutti i pericoli che la movimentazione comporta per la salute delle persone e per l’ambiente”.

L’Unione europea ha stabilito che per questo tipo di rifiuti deve valere il principio di prossimità: i rifiuti speciali devono essere smaltiti in luoghi vicini a quelli di produzione. Questo principio è stato recepito in Italia dal decreto Ronchi (decreto legislativo 22/97). Il problema –dicono quelli del Comitato Vigiliamo per la discarica (qui l’opuscolo in pdf)- è attuare questi principi a livello regionale. E così ci hanno pensato loro. “Non abbiamo fatto notizia”, lamenta l’avvocato Lupo, “perché abbiamo fatto una lotta virtuosa e ordinata. Non ci siamo legati alle rotaie, non abbiamo dato a vedere la disperazione. E abbiamo anche convinto le persone ad avere ancora ostinatamente fiducia nelle istituzioni. Ora sta a loro applicare correttamente quello che è stato stabilito. E speriamo davvero che venga fatto, perché sarebbe grave frustrare queste spinte razionali, questa energia positiva che viene dal basso. Credo che significherebbe dare spazio all’anti-politica”.

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