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discoteca

Le ragazze del giorno dopo: dateci la pillola

Un bacio

di Marilena Bussoletti, Marida Caterini, Gianluca Ferraris, Lucia Scajola

La scusa classica è che si è rotto il preservativo. In alcuni casi, mentre ricorrono al logorato alibi, diventano rosse. Perché sono ragazzine di 13 o 14 anni, frequentano ancora la scuola media, vivono attaccate al cellulare, per i genitori sono ancora “le loro bambine”. Ma fanno sesso, o di certo l’hanno fatto se adesso sono lì davanti a un medico a chiedere la pillola del giorno dopo, dicendo che il preservativo le ha tradite. Non la pillola abortiva, ma quella che si ingerisce per essere sicure di non trovarsi a guardare sgomente il test di gravidanza qualche settimana dopo. Un metodo anticoncezionale come tanti, che due casi di cronaca, molto diversi far loro, ha portato alla ribalta. Il primo è di casa nostra: la Asl 3 di Genova ha chiesto un chiarimento al tribunale dei minori per capire se sia giusto per un medico pubblico prescrivere la pillola sempre e comunque, senza avvisare i genitori neppure in caso il richiedente abbia 12 o 13 anni. Il gesto della Asl nasce “dall’aumento vertiginoso” di adolescenti (secondo i medici) a caccia di Levonelle o Norlevo (questi i nomi dei farmaci in questione). I magistrati hanno risposto sì, meglio se i genitori rimangono ignari della vita sessuale della figlia, e tuttavia il tribunale si è detto disposto a esaminare con la necessaria riservatezza i casi che a giudizio dei medici sono i più delicati, ed eventualmente ad avvertire i genitori. Il secondo caso arriva da Oltremanica: due tredicenni sono diventati mamma e papà (almeno sembra, sebbene la vicenda non sia del tutto chiara); la notizia, rimbalzata nei tg del mondo e sulle prime pagine dei giornali, ha indotto polemiche e riflessioni sul sesso in età preliceale, sui metodi contraccettivi, sull’educazione sessuale e sulla latitanza di genitori e insegnanti come educatori.

Che sta succedendo? In Italia, il 90 per cento dei giovani ha avuto rapporti entro i 20 anni e la metà di loro non ha usato precauzioni. Da Nord a Sud, il Paese si assomiglia per quanto riguarda i casi di adolescenti (13-14 anni) che chiedono la pillola del giorno dopo. Sono poche, vanno al pronto soccorso o ai consultori con il fidanzato o con un’amica, si schermiscono con la scusa del lattice difettoso e chiedono la ricetta della pillola per mettersi l’anima in pace. Siamo andati a Genova dove è nato il caso della Asl 3, a Milano, Roma e Napoli e la fotografia che ne esce è di un Paese dove, come nel recente caso di Eluana, norme ed etica individuale aprono un fronte di punti interrogativi. A Napoli, ad esempio, all’ospedale san Giovanni Bosco dove Giovanni Buonanno è primario ginecologico: “In un mese si presentano da noi circa 30 persone a richiedere la pillola in questione. Sono donne under 25. Di queste, due, al massimo tre, sono ragazzine sotto i 14 anni. Nel mio reparto siamo tutti obbiettori di coscienza ma prescriviamo lo stesso la pillola”. “Costringerle a interpellare le famiglie sarebbe una follia” commenta Enrico Ferrazzi, direttore operativo dell’ospedale Buzzi di Milano “fare la spia significherebbe allontanare queste ragazzine, già spaventate, dalle strutture sanitarie pubbliche costringendole a cercare rimedi chissà dove. Non capisco come possano venire certe idee”.

Decisioni controverse. Eppure non tutti la pensano così. Ognuno, almeno a Milano, fa un po’ come crede, nonostante la legge. C’è chi rifiuta tout court la prescrizione: nonostante si tratti di contraccettivo la considera abortiva e la nega anche alle adulte. Chi riceve solo le maggiorenni. Chi la prescrive dai 14 anni in su e chi, non senza difficoltà, accetta di intervenire anche al di sotto di questa soglia. Al pronto soccorso dell’ospedale Macedonio Melloni, per esempio, le minori vengono respinte. “A chi non abbia compiuto almeno 18 anni non si può prescrivere, per legge, nemmeno un antibiotico” sostiene Emilio Grossi, caporeparto gravidanze patologiche della struttura “quando me ne è capitata una ho chiamato i genitori per avere il loro consenso informato”. Eppure, stando a quanto spiega Andrea Gentilomo, medico legale con cattedra all’università statale di Milano, la legge non lo imporrebbe “l’articolo 2 della legge 194 autorizza la prescrizione dei mezzi per la procreazione responsabile anche ai minori” chiarisce. Secondo il professore è più delicato stabilire la liceità della prescrizione nel caso di ragazze minori di 14 anni: “mancano disposizioni nette. L’orientamento è quello di valutare caso per caso, senza tuttavia l’obbligo di coinvolgere i familiari”.
Di questa scuola di pensiero anche Tiziano Motta, ginecologo e dirigente medico presso la clinica Mangiagalli di Milano: “Sopra i 14 anni agiamo liberamente. Al di sotto, sta alle nostre coscienze: mi è capitato di presciverla a una ragazza di 12 anni vittima di un abuso”. Motta, obiettore di coscienza per quanto riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza, critica le posizioni di chi rifiuta la prescrizione della pillola del giorno dopo: “È un contraccettivo che interviene prima e non dopo che l’ovulo sia fecondato”. Alessandra Graziottin, ginecologa al San Raffaele di Milano, racconta: “Nel 2008 sono state vendute in Italia 370 mila confezioni di contraccezione d’emergenza: il 55 per cento è stato prescritto a ragazze di età compresa tra i 14 e i 20 anni. I minori fanno sesso ma si proteggono poco”.

Richieste nel weekend. A Genova invece le minorenni che hanno chiesto di utilizzare la pillola del giorno dopo sono state almeno 300. Un quarto di loro ha richiesto la ricetta presso strutture pubbliche, il resto lo ha fatto attraverso i consultori indipendenti. Il 55 per cento sono straniere, soprattutto sudamericane, ma da un po’ di tempo è tornato a crescere anche l’afflusso di adolescenti italiane. Il 90 per cento delle richieste arriva dal venerdì notte al lunedì, generando due flussi: il primo nei pronto soccorso degli ospedali , aperti nel weekend, l’altro nei consultori, che seguono l’orario settimanale. “L’età media del primo rapporto sessuale completo si sta rapidamente abbassando, e purtroppo gli atti non protetti sono ancora molti” dice a Panorama Mercedes Bo, vicepresidente di Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica) e responsabile del più importante consultorio cittadino, dove si prescrivono ogni mese fino a 120 razioni di Norlevo.

Giovani in discoteca

Un ticket di 25 euro. Roma sembra essere la maglia nera in quanto a prescrizioni della pillola del giorno dopo negli ospedali pubblici, gli unici ai quali ci si può rivolgere nel fine settimana. Per una ragione o per l’altra, come ha evidenziato un filmato dei radicali l’estate scorsa, (inviato poi alla magistratura), è quasi impossibile ottenere l’agognata prescrizione del Norlevo per le maggiorenni. Figuriamoci per le minorenni. Su circa 20 pronto soccorso, la metà è popolata di medici obiettori che considerano il farmaco un abortivo e quindi si astengono dal fare ricette. Tanto che la sera di san Valentino, una cinquantina di ragazze, studentesse liceali, universitarie e precarie rappresentanti dell’Onda, sono entrate contemporaneamente nelle sale del pronto soccorso dei più importanti ospedali romani. Obiettivo: “Verificare se i rapporti amorosi tra giovani e meno giovani siano tutelati effettivamente con l’accesso a misure preventive e anticoncezionali, a cominciare dalla prescrizione della Ru486″. Risultato del blitz: niente prescrizione della pillola del giorno dopo al policlinico Gemelli, al san Pietro Fatebenefratelli e al Cto. La spiegazione da parte dei medici? “Questi sono ospedali cattolici”.
Per avere la sospirata ricetta al policlinico Umberto I, al San Filippo Neri, al San Camillo, al Sant’Eugenio, al Pertini e al San Giovanni, invece, basta pagare il ticket stabilito di 25 euro. qui sono poche le ragzze under 14 a chiedere la pillola del giorno dopo. Spiega il responsabile delle interruzioni di gravidanza e contraccezione del reparto di ginecologia del Policlinico, Massimo Minozzi:” Prescrivere la pillola per noi non è un problema, abbiamo una tradizione di laicità come policlinico universitario. A noi si rivolgono decine di ragazze ogni mese, di età fra i 16 e i 20. Quelle più piccole sono rare, ne saranno capitate neanche una ventina nell’ultimo anno. Appartengono alla classe media, si presentano intimidite col loro ragazzetto, più timido ancora di loro, ma sembrano informate sul farmaco. Molto meno sui metodi anticoncezionali. Siamo circa 50 ginecologi, ognuno di noi naturalmente si regola secondo il caso, ma tendenzialmente non mettiamo in difficoltà una ragazzina che ha anche il timore di dirlo alla famiglia. Una volta accertato che non ci siano problemi, la ricetta la facciamo”.
Atteggiamento diametralmente opposto al pronto soccorso ginecologico del policlinico Casilino dove, se non si arriva accompagnati dai genitori, non si ha diritto alla prescrizione. Spiega il primario Fabrizio Venditti: “Di ragazze così piccole se ne vedono poche. Ci saranno stati cinque o sei casi in un anno, giovanissime alle quali abbiamo negato la prescrizione perché non erano accompagnate dal genitore. Non mi sembra che ci sia un’emergenza under 14″.
Rosalba Paesano, responsabile gravidanze ad alto rischio alla Fabia Mater, fino a pochi mesi fa lavorava all’ospedale San Pietro di Roma: “Quando ero di guardia sono capitate poche ragazzine. Chiedevano la ricetta che io naturalmente non ho mai negato. Mi ha colpito il fatto che spesso arrivavano da me dopo essere state rifiutate da altri ospedali”. Carla Paganelli, medico di pronto soccorso al Policlinico universitario di Tor Vergata, spiega: “Non abbiamo problemi a firmare la ricetta della pillola alle ragazze dai 16 anni in su. Ma se hanno 15 anni, le mandiamo prima dal ginecologo. Nel nostro pronto soccorso non ci sono comportamenti standardizzati. C’è la legge, e poi c’è il libero arbitrio dei singoli medici”.

La ricerca della prescrizione a Napoli. Insomma, un altro guazzabuglio: seguire la legge, o il proprio dovere di medico o il proprio credo (laico o religioso)? A sentire Riccardo Arienzo, ginecologo dell’ospedale Annunziata di Napoli, la questione è più grave di quanto si pensi: “Le ragazze, dopo aver avuto un rapporto a rischio, sono terrorizzate dalle conseguenze, girano da un ospedale all’altro in cerca della fatidica prescrizione che, spesso, viene negata. Sono di estrazione sociale diversa, la più varia- medio, bassa, alta - ma sono uguali dinanzi all’emergenza che stanno vivendo”.
Nei consultori partenopei la musica è solo di poco diversa, come spiega Francesco Buoninconti del consultorio di via Pietravalle: “Le minorenni comunque sono parecchie: noi facciamo lezioni di sessuologia nelle scuole, quindi sanno che possono contattarci con fiducia. Infatti la legge 405 del ’75 prevede che nei consultori il minore sia accolto indipendentemente dall’età. Noi cerchiamo di mettere le ragazze a proprio agio, di farle parlare. Le ragazze di solito richiedono la pillola una sola volta. In un caso, però ci è capitato di prescriverla ad una diciassettenne ben tre volte”.
Al di là dei possibili casi di coscienza dei medici legate all’interpretabilità del farmaco (è un contraccettivo o è un abortivo?), la pillola è un farmaco: inibisce l’ovulazione e l’effetto degli spermatozoi (per questo è rubricato come contraccettivo) senza avere conseguenze nel caso in cui la fecondazione fosse già avvenuta. Le coppie hanno 72 ore di tempo per intervenire. Carmine Nappi, direttore di Scienze ostetrico - ginecologiche dell’università Federico II di Napoli, mette in guardia sull’uso disinvolto del farmaco: “Sarebbe auspicabile un collegamento fra tutti i centri pubblici di prescrizione (ospedali, consultori, guardia medica) per ottenere dati epidemiologici e controllare le cosiddette ‘prescrizioni ripetute’ a garanzia della salute delle ragazze”.

Auto giù dal viadotto, dopo la discoteca. Il giovane alla guida indagato per omicidio colposo

auto giu dal viadotto

Un volo di 25 metri a 100 chilometri l’ora. Quattro ragazzi morti, un quinto in gravi condizioni. È l’ennesima strage del sabato sera quella avvenuta sulla statale 675, la bretella che collega il porto di Civitavecchia alla via Aurelia. Quando la Nissan Micra guidata da Yuri Capparella, 19 anni, sfonda il guard rail è appena l’alba. L’auto salta giù per la cunetta che sorregge il ponticello sorvolando letteralmente la stradina sottostante e si capovolge.
Un volo nel vuoto per colpa dell’asfalto bagnato, dell’eccessiva velocità e della droga. Sono morti per questi motivi i quattro ragazzi usciti di strada con l’auto sulla quale viaggiavano a Civitavecchia, in provincia di Roma. È sopravvissuto solo il giovane che guidava, il 19enne Juri Capparella. Sottoposto al narcotest è risultato positivo ed è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo.
La procura di Civitavecchia ha infatti aperto un’inchiesta per accertare quale sia stata l’esatta dinamica dell’incidente dove hanno perso la vita Daniele Mercuri, di 16 anni e suo cugino Indro Mercuri, della stessa età, Giovanni Siena di 21 e Giancarlo Cocciolone, 20 anni. La magistratura ha disposto l’autopsia per cercare tracce di droga anche per loro.
Yuri Capparella, ferito gravemente e con diverse fratture, è stato trasferito con l’eliambulanza a Roma dopo l’intervento chirurgico all’ospedale di Civitavecchia per asportargli la milza. “Mio figlio è un ragazzo d’oro” ha detto al quotidiano La Repubblica Andrea Capparella, il padre di Yuri “lavora insieme a me, nella mia ditta. Da qualche tempo si era anche fidanzato e purtroppo uno dei quattro amici morti nell’incidente era il fratello della sua ragazza”.
Sarà invece l’autopsia delle vittime, disposta dal magistrato e prevista per oggi, a chiarire se anche gli altri giovani - due cugini minorenni Daniele e Indro Mercuri, di 16 anni, Giovanni Siena, di 21 anni e Giancarlo Cocciolone di 19 anni, tutti di Civitavecchia - avevano assunto stupefacenti.
I cinque rientravano a casa dopo aver trascorso la serata in una discoteca, in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione della polizia stradale l’auto viaggiava a forte velocità su fondo bagnato. Nessun segno di frenata sull’asfalto in un tratto di strada rettilineo e di recente realizzazione. La dinamica è chiara: sull’asfalto non ci sono segni di frenata e la velocità dell’auto, essendo un’utilitaria, non poteva essere elevatissima. “Riteniamo sui 100 km all’ora”, ha detto uno degli investigatori. Yuri, l’unico sopravvissuto, era anche il solo a indossare la cintura di sicurezza, ma il cocktail di droghe gli ha fatto perdere il controllo del veicolo.
Sconcerto, alla diffusione della notizia, in tutta la cittadina tirrenica. Davanti al pronto soccorso e alla camera mortuaria un via vai continuo di parenti e conoscenti delle vittime. Oltre che di decine di altri genitori che, non trovando i propri figli in casa, alla diffusione della notizia dell’incidente si sono precipitatiall’ospedale, foto alla mano e cuore in gola, per sapere se quei ragazziall’obitorio fossero i loro ragazzi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Carlo Giovanardi, ha lanciato un appello per una forte azione di controllo e di contrasto alle situazioni di rischio. “Davanti” ha detto l’esponente della maggioranza “all’ennesima tragedia del sabato sera, questa volta complice la cocaina rivolgiamo un nuovo appello ai responsabili locali perché non si perda altro tempo per un’efficace azione di controllo e di contrasto delle situazioni a rischio”.

Alcol dilagante tra i teenager. Ma a rischio sono oltre 9 milioni di italiani

alcolici
Nove milioni in Italia abusano dell’alcol. 740mila di questi sono minorenni: cioè, un under 18 su cinque. Numeri che, oltre a rappresentare una vera e propria emergenza, collocano il nostro paese al primo posto in Europa per l’età più bassa di accesso all’alcol. A puntare i riflettori sul fenomeno è la prima Conferenza nazionale sull’alcol, promossa dal Ministero del Welfare e della Salute, che tra lunedì 20 e martedì 21 ottobre riunisce esperti, associazioni, produttori e istituzioni per fare il punto sull’emergenza alcol in Italia.
“Abbiamo l’età più bassa di accesso all’alcol” ha segnalato il sottosegretario Eugenia Roccella “e tra i 14 e i 17 anni c’è un picco rispetto all’Europa. Il 19,5 per cento degli under 18 consuma alcol”. A cambiare rispetto al passato è la modalità di consumo: “Ora siamo diventati più europei”, ha spiegato il sottosegretario, “e si beve fuori pasto, non solo vino ma superalcolici, con gli aperitivi e i drink ‘mascherati’, che sono dolci e piacevoli ma in realtà ad alto tasso alcolico”.
I giovanissimi (gli under 15), dice in proposito uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità, consumano in discoteca la loro “dose” di alcol. Secondo l’ultima rilevazione su un campione di 637 ragazzi, ha sottolineato l’esperto dell’Iss Emanuele Scafato: “In media il sabato sera in discoteca i maschi sotto i 15 anni consumano quattro bicchieri di bevande alcoliche per serata e le ragazze ne consumano tre bicchieri. Il 67% degli under 15 - ha detto Scafato - dichiara di consumare abitualmente alcol il sabato sera, e di questi oltre il 40% dichiara di abusare di bevande alcoliche consumando tra tre e oltre cinque bicchieri. Va oltre il limite dei cinque bicchieri il 29% dei ragazzi”.

Sono insomma lontani i tempi del bicchiere di vino a pranzo e a cena, tradizione tutta italiana: “Oggi i giovani bevono con il preciso scopo di ubriacarsi”. Tra i ragazzi, cioè: “È sempre più frequente un atteggiamento analogo a quello perseguito attraverso le droghe, cioè la ricerca dello sballo per sperimentare emozioni-limite e perdere consapevolmente la coscienza di sé. Sono comportamenti relativamente nuovi a cui la conferenza nazionale proverà a dare delle risposte”.

In cura presso i servizi pubblici per l’alcoldipendenza vi sono al momento 61mila persone: si tratta soprattutto di giovani sotto i 30 anni. Il sottosegretario ha spiegato come nel 2005 i minori di 20 anni rappresentavano lo 0,7% dell’utenza, e i giovani fra i 20 e i 29 anni l’11% (contro il 9,8% del 2004). Inoltre, nel 2005 il 17% dei nuovi utenti aveva meno di 30 anni.
Anche l’Istat attesta il consumo di alcolici diffuso tra i ragazzi di 16-17 anni: uno su due beve e l’8% dei maschi di quella fascia di età lo fa tutti i giorni. Non solo, ma secondo i dati dell’indagine Eurobarometro 2002 l’Italia presenta l’età più bassa in Europa per quanto riguarda il primo contatto con le bevande alcoliche: la media è 12,2 anni, contro i 14,6 della media europea. Subito dopo l’Italia vengono l’Irlanda e l’Austria con 12,7 anni.
Data l’alta percentuale di baby-bevitori under 18, è fondamentale, ha detto Roccella, pensare a nuove strategie di azione soprattutto sul fronte della prevenzione, “rafforzando ad esempio i controlli sui luoghi del bere e di ritrovo dei ragazzi, anche se” ha aggiunto “le sole politiche repressive non sono sicuramente sufficienti e bisognerà anche agire, ad esempio, sul fronte della regolamentazione della pubblicità”.
Il punto, ha avvertito Roccella, “è che siamo di fronte ad un’emergenza educativa: i ragazzi sono, cioé, sempre di più fuori dal controllo dei genitori e della scuola, mentre aumentano i contatti via Internet”. A ciò si aggiunge anche una sorta di ‘vuoto normativo’. La legge italiana, infatti, prevede il divieto di somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni, ma non è previsto alcun divieto di vendita agli under 18.

Il VIDEO servizio:

Adriana, la cassiera in discoteca

Adriana, 33 anni, lavora all'Old Fashion, una delle più note discoteche di Milano. Il suo turno va dalle 23 alle 5 del mattino |foto Cristina Bassi
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“Mia madre e le mie amiche mi ripetono che faccio una vitaccia, si chiedono come posso lavorare sempre di notte. Ma io difendo la mia scelta, di cui sono sempre più convinta”. Adriana, 33 anni, non ci pensa neppure a tornare indietro. Da un decennio vive il mondo dei locali notturni, da sette all’Old Fashion, una delle discoteche più note di Milano, prima come cameriera e ora come cassiera. Il suo orario di lavoro va dalle 23 alle 5,30 del mattino. “Torno a casa da sola, in zona Lambrate, con la mia auto e non sempre trovo parcheggio sotto casa. Ma non ho mai avuto paura. Sarà perché a quell’ora le strade riprendono ad animarsi e mi fanno sentire tranquilla oppure perché in una via deserta è più semplice avvertire un pericolo”.

Adriana discute spesso con le altre donne del locale e con le amiche che invece lavorano di giorno dei rischi che si corrono andando in giro a notte fonda. “Tra quelle che conosco”, spiega, “l’unica che è stata aggredita la sera tornando a casa è, ironia della sorte, una ragazza che ha orari normali”. E osserva le adolescenti che frequentano la discoteca, soprattutto nel weekend. “Vivono l’uscita come un’occasione unica di divertirsi e a volte eccedono”, dice. “Però vanno sempre via in gruppo e se qualcuna rimane da sola, siamo noi a metterla su un taxi”.

Il consiglio di chi conosce i segreti della città buia a chi ci si ritrova per caso è di scegliere con cura i posti e la gente da frequentare. “In questo modo”, assicura Adriana, “si evitano le brutte sorprese”. Lei si considera protetta, non ha mai avuto problemi, né tiene strumenti di autodifesa in borsetta. Fortuna? Ottimismo? Può darsi. E forse anche l’esperienza diretta di quello che molti non hanno mai provato. “Milano non è minacciosa come si crede. Col buio è affascinante e non è affatto in stand by. Esiste un mondo parallelo la notte, vivacissimo e con le stesse possibilità di relazione che ci sono di giorno. I ristoranti aperti fino alle 6 del mattino sono sempre affollati e credo che anche i negozi dovrebbero puntare di più su questo mercato”.

Innamorata del suo ambiente, Adriana sorride spostando con le dita la frangetta nera quando lo descrive. Al locale si sente in famiglia ed è fidanzata con un ragazzo della security, non si ritiene in pericolo e tanto meno sfortunata, “al contrario. Lavoro con passione e con minore stress di chi è costretto dagli orari rigidi, dai rapporti ingessati coi colleghi e dai vincoli della città alla luce del sole. Noi che viviamo ‘al contrario’ facciamo piccoli sacrifici, ma ci appropriamo di una libertà che diventa irrinunciabile”. Come il modo tutto particolare di entrare in contatto con persone molto diverse tra loro, ma che lontane dal telefono e dalla ricerca frenetica di una parcheggio hanno una voglia in comune: “Staccare e fare due chiacchiere”.

Cristina, la poliziotta

Rosaria, la tassista

Silvia, il medico di pronto soccorso

Si sente male in discoteca, muore 19enne bergamasca

Giovani in discoteca. A Milano sono partiti i controlli contro l'abuso di alcol |MsAnthea by Flickr

È morta agli Ospedali Riuniti di Bergamo Kristel Marcarini, la ragazza di 19 anni ricoverata d’urgenza domenica, in coma irreversibile, dopo un improvviso malore in discoteca. La giovane è stata dichiarata morta questa mattina per una “lesione cerebrale irreversibile”. La 19enne, residente a Clusone (Bergamo), si trovava in terapia intensiva nel reparto di neurochirurgia da domenica pomeriggio, dopo essersi sentita male la notte precedente in un locale.

I genitori di Kristel hanno acconsentito all’espianto degli organi, per cui si attende il nullaosta del magistrato che si occupa dell’inchiesta. Nel suo sangue sono state trovate tracce di sostanze stupefacenti riconducibili all’amfetamina. I carabinieri della compagnia di Clusone stanno ora cercando di ricostruire ogni istante della serata che la giovane ha trascorso alla discoteca “Fluid” di Orio al Serio.

La ragazza si è sentita male intorno alle 3 del mattino, quando ancora si trovava nel locale e si è fatta accompagnare a casa da alcuni amici. Nel frattempo ha ricevuto la telefonata della madre, preoccupata perché non la vedeva rientrare: “Mi ha risposto che sarebbe arrivata”, ha dichiarato la donna, “ma la voce non mi piaceva, si capiva che aveva qualcosa”. Domenica mattina le condizioni della 19enne sono precipitate.

Aci si allea con la multinazionale degli alcolici

I servizi dei telegiornali sono ogni volta drammatici. E i numeri, spaventosi, parlano settimanalmente di vere e proprie stragi sulle strade: a terra restano quasi sempre giovani che tornano dai locali notturni.
Tutti cercano di darsi da fare, la Polizia aumenta i controlli, ma l’elemento fondamentale è uno solo: prevenzione. Su questa strada, anche l’Aci (Automobile club d’Italia) lancia le sue proposte: foglio rosa a 16 anni, più formazione nelle scuole, obbligo di un corso di guida sicura entro tre anni dal conseguimento della patente, maggiori controlli sulle strade e una campagna di sensibilizzazione sui rischi che l’abuso di bevande alcoliche comporta se associato alla guida. L’Automobil Club d’Italia ha infatti stretto un accordo di tre anni con Diageo, leader mondiale nel settore delle bevande alcoliche per raggiungere “Obiettivo 2010. Un traguardo per la vita”. L’intesa prevede una campagna di comunicazione a partire da maggio che coinvolgerà locali notturni e discoteche, in cui si cercherà di sensibilizzare i giovani sul concetto del Designated Driver (guidatore designato: qui il sito in italiano): cioè individuare, nel gruppo degli amici, colui che “sceglie” di non bere per riaccompagnare gli altri a casa in tutta sicurezza.
Qui: l’analisi Aci sul numero degli incidenti in Italia

Stragi del sabato sera, il Governo accelera. I giovani freneranno?


Al di là della definizione: “Codice etico” (poco giovanile e di scarso appeal), governo e associazioni di categoria (imprenditori dell’intrattenimento, pubblici esercizi, barman) hanno finalmente promosso una serie di norme per fermare le stragi del sabato sera.
Gli impegni contenuti nel Codice etico di autoregolazione per la sicurezza stradale prevedono: la promozione di misure di autoregolamentazione per la vendita di superalcolici, impegno a somministrare esclusivamente bevande analcoliche ai ragazzi che si apprestano a mettersi al volante (indicati tramite un braccialetto al polso, o un timbro sulla mano), sostegno all’uso di alcol-test all’uscita di pub e discoteche, stop al consumo di bevande alcoliche con la promozione in offerte sottocosto o a un prezzo inferiore a quello delle bevande analcoliche e l’identificazione del “guidatore designato” (”designated driver”, lo chiamano gli inglesi) , ossia colui che, in un gruppo, si impegna a non bere, per mettersi al volante da sobrio.
Il Codice fa parte di un’iniziativa più ampia per contrastare e ridurre il numero degli incidenti stradali, che provocano ogni anno 5mila vittime, 20mila disabili gravi e 330mila feriti. “Noi non imponiamo ai giovani di non divertirsi, di andare all’oratorio e di non bere un bicchiere di vino” ha detto il ministro all’Interno Giuliano Amato.
“L’obiettivo” ha annunciato poi il ministro dello Sport e delle politiche giovanili Giovanna Melandri “è mettere un argine alle stragi del sabato sera con un campagna di responsabilizzazione”, che avrà come testimonial anche il campione di motociclismo Valentino Rossi. Uno che ha fatto della velocità la sua missione. Esercitata però solo in pista.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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