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Lalla Lovati, 44 anni, milanese, lap dancer di notte e assistente di un chirurgo estetico di giorno
Il locale nascosto in un vicolo di Trastevere ha un nome evocativo, The libertine, le luci soffuse e l’arredamento nero e rosso. Avvinghiate ai pali della lap dance tre ragazze con stivali di vernice a mezza coscia, miniperizoma, bustier di pelle e collare borchiato si esibiscono davanti a una decina di clienti. Fin qui niente di strabiliante, considerando che siamo alla serata fetish in un night club dove la lap dance rappresenta il piatto forte. La stravaganza sta nel fatto che poi le tre ballerine impegnate a darsi reciprocamente colpetti sul didietro con un frustino, dopo aver dormito poche ore, si presenteranno in tacchi bassi e trucco leggero ai loro impieghi ufficiali. Continua
Fuori, sulle strade, si continua a morire a causa dell’alcol; dentro, da martedì 23 settembre 2008, per tentare di mettere fine alla strage (sei morti nelle ultime 24 ore) si potrà bere solo dando uno sguardo alle tabelle. Con l’entrata in vigore del decreto del 30 luglio 2008 del ministero del Welfare, sarà obbligatorio infatti per tutti i locali dove si vendono o si somministrano alcolici, esporre le tabelle per il calcolo del tasso alcolemico. Una birra normale bevuta da una donna di 45 chili a stomaco vuoto può far superare già il limite legale del tasso alcolemico per la guida, fissato a 0,5 grammi per litro.
Limite superato, solo per fare alcuni esempi, da un uomo di 70 chili che beve una birra doppio malto senza avere mangiato nulla. I gestori dovranno mettere in modo ben visibile le indicazioni per permetterne la perfetta leggibilità: riportano rispettivamente le stime per il calcolo del tasso alcolemico nel sangue in base al peso, al sesso e al cibo e all’alcol ingeriti, senza tralasciare una descrizione degli effetti dell’alcol a seconda del tasso alcolemico ingerito. Una misura che non ha un obiettivo repressivo ma educativo.
Le tabelle vanno esposte all’ entrata, all’interno e all’uscita dei locali. L’inosservanza delle disposizioni comporta la chiusura del locale da sette a trenta giorni. Le nuove tabelle, ha spiegato Emanuele Scafato, responsabile del Centro dell’organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol, e dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, “non sono, né potrebbero esserlo in alcuna altra parte del mondo, uno strumento di precisione: sono infatti molte le variabili che contribuiscono a determinare la concentrazione di alcol nel sangue”.
Alcuni importanti fattori (come peso, sesso e condizioni di digiuno o di stomaco pieno) influenzano infatti in modo determinante i livelli di alcol nell’organismo. Ma le tabelle, secondo l’esperto, sono efficaci proprio perché offrono un “utile” argomento di discussione tra tutti coloro che si pongono alla guida, “facendo comprendere con estrema facilità con cui, per esempio, una ragazza giovane in peso forma o sottopeso possa raggiungere il livello di 0,5 più facilmente a digiuno rispetto a una coetanea o a un uomo che presenti peso maggiore e assuma alcol a stomaco pieno”. Le tabelle aiutano anche la valutazione del tasso alcolico in funzione delle differenti gradazioni e della possibilità di sommare tra loro le alcolemie riferite al bicchiere o lattina standard può aiutare a rendersi conto che probabilmente il “troppo” si raggiunge anche con un consumo oggettivamente moderato. La misura arriva dopo un’estate connotata da una lunga, costante e inarrestabile serie di incidenti stradali, spesso provocati da conducenti sotto l’effetto dell’alcol.
Esperienze recenti realizzate nel Veronese (e ora allargate anche al Ravennate) per volontà del dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, ricorda ancora l’esperto, hanno dimostrato che quasi il 50% dei conducenti controllati sono risultati positivi ai controlli per alcolemia e altre sostanze illegali. L’alcol influisce negativamente sulle prestazioni psicomotorie e sul giudizio alla guida. Non esistono limiti di basso consumo da considerarsi sicuri: le abilità alla guida sono infatti compromesse anche a livelli di consumo molto bassi. La ricerca ha dimostrato che è possibile ottenere una forte riduzione degli incidenti stradali (anche mortali) quando i livelli di alcolemia consentiti vengono abbassati.
Misura certamente prudenziale quella del ministero, impegnato a ridurre il tasso di incidenti stradale e le stragi. Soprattutto quelle del venerdì e del sabato sera, quando si fa più intensa la transumanza dei giovani che passano dai pub alle discoteche ingurgitando intrugli di ogni tipo fino all’alba. Ma è una misura preventiva che non tutti i gestori di locali notturni accettano. Qualcuno afferma senza mezzi termini che non intende affiggere nel suo locale alcuna tabella, nonostante sappia che gli inadempienti rischiano la chiusura del locale fino a trenta giorni.
“Ci sono esercenti seri che collaborano, e ci sono organizzazioni come il Silb, il sindacato dei locali da ballo, che si è sempre contraddistinto per contrastare ogni tipo di iniziativa che possa concorrere a frenare le stragi del sabato sera” dice il sottosegretario con delega alla famiglia, droga e servizio civile, Carlo Giovanardi. “Mi sembrano discorsi irresponsabili ed eversivi“.
“Il Silb non si oppone e non contrasta le iniziative volte a frenare gli incidenti del fine settimana” replica Renato Giacchetto, presidente Silb-Fipe, che rappresenta circa 4mila aziende per un totale di 15mila addetti. “Ci sembra però inutile attuare provvedimenti proibitivi che non ottengono e non otterranno nessun risultato tangibile in termini di diminuzione della mortalità causata dall’abuso di alcol. Le tabelle, così come sono fatte, generano confusione e sono inapplicabili. Le istituzioni pensino ad aumentare i controlli sulle strade”.
Un pestaggio scatenato da futili motivi. Un ragazzo di 22 anni è stato malmenato in una discoteca in provincia di Frosinone, e gettato poi sul piazzale del locale: ora Damiano Fantozzi è ricoverato in gravissime condizioni al Policlinico Gemelli di Roma con un trauma cranico e fuoriuscita di sangue dalle orecchie. Secondo la testimonianza degli amici del ragazzo, tutti molisani, sarebbero stati quattro buttafuori del locale a ridurlo in quello stato: secondo loro l’aggressione sarebbe dovuta a futili motivi. Il ragazzo è stato soccorso dai sanitari del 118 e per la gravità della situazione è stato trasportato in eliambulanza a Roma.
L’aggressione è avvenuta la scorsa notte intorno alle due. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo presso la procura della Repubblica di Cassino per tentato omicidio contro ignoti. Sono in corso indagini da parte dei carabinieri che con l’aiuto di testimoni stanno cercando di identificare i responsabili. Due mesi fa all’interno della stessa discoteca, per un episodio analogo ma molto meno grave, vennero denunciati per lesioni due buttafuori. La polizia appose anche i sigilli al locale perché non in regola con le norme di sicurezza.

Non dovrebbero bere affatto. Eppure lo fanno durante tutta la settimana, e nel fine settimana addirittura esagerano. Il sabato sera i ragazzi italiani “alzano il gomito”: il 67% non rinuncia ai drink nonostante abbia un’età compresa tra i 13 e i 15 anni. In media mandano giù quattro bicchieri: 1,5 di aperitivo alcolico, 1,5 di birra e uno di superalcolico. E se i maschi si lasciano andare al drink senza problemi, le ragazze li seguono a ruota. È infatti in aumento il consumo tra le giovani, che consumano 3 bicchieri in media, appena uno in meno dei coetanei di sesso maschile.
L’allarmante fotografia è stata scattata dall’Istituto superiore di sanità, oggi a Roma in occasione dell’Alcohol prevention day. I ragazzi italiani vengono dunque ritratti come “cattivi”, almeno sul fronte alcol. I giovani della Penisola - minorenni e maggiorenni, stavolta senza alcuna distinzione - in una serata tipo dimostrano di bere troppo. Il 35,7% consuma 1-2 bicchieri, il 27,8% da 3 a 5 e il 20% circa beve oltre 6 bicchieri in un’unica occasione, finendo per ubriacarsi. L’identikit del giovane italiano alle prese con i drink è stata tracciata in occasione del progetto “Il Pilota”, realizzato nelle discoteche dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss. Dallo studio emerge che il picco dei consumatori a rischio si verifica nella fascia tra i 19 e i 24 anni, per poi diminuire oltre i 25 per entrambi i sessi. Ed è invece tra i 13 e i 24 anni che si registra il più alto numero di incidenti, fatali e non, legati all’abuso di alcolici. “I consumi al di sotto dei 15 anni” ricorda Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss “dovrebbero essere pari a zero entro il 2010. È questo l’obiettivo in cui si sono impegnati tutti gli Stati Membri dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma il traguardo appare arduo da raggiungere - ammette - considerato il fallimento parlamentare di misure orientate alla tutela dei più giovani e che miravano ad impedire la vendita ai minori e ad innalzare l’età minima legale a 18 anni”.
E pare che nemmeno l’esempio dei grandi possa venire in aiuto ai giovanissimi. I numeri del progetto Iprea condotto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) la dicono lunga: sono più di 3 milioni quelli che, superati i 65 anni, risultano a rischio. Si tratta del 32,6% degli over 65, per il 52,8% uomini e per il 17,5% donne. Il gentil sesso, dunque, se la cava di gran lunga meglio, ma i maschi danno il cattivo esempio e finiscono per influenzare le donne. La prova? La proporzione di quelle che superano le quantità di alcol raccomandate è dell’80% maggiore tra chi vive con un coniuge o un compagno. Le linee guida raccomandano agli anziani di non superare mai un drink al giorno, una volta spente le 65 candeline. Ma loro, spesso e volentieri, superano i limiti definiti. Al Nord più che al Sud. Tant’è che quelli a rischio sono molto più concentrati nel Settentrione, sia donne che uomini. Bevono di più, in pratica il doppio, gli uomini che dichiarano di sentirsi bene, in forma, rispetto a chi lamenta malanni. E i fumatori tendono ad ‘alzare il gomitò di gran lunga di più rispetto a chi non si è mai acceso una sigaretta. La proporzione di quelli a rischio è infatti maggiore del 93% tra gli amanti delle “bionde” e del 50% tra gli ex fumatori. Sale inoltre del 46% la proporzione dei ‘nonnì a rischio tra chi fa i conti con i chili di troppo (+46%).
Il VIDEO servizio:

Niente più Cuba libre e mojito dalle 2 alle 6 del mattino per i ragazzi veneti. Dalla notte dell’8 aprile è infatti entrata in vigore la legge regionale anti-alcool che il Veneto, il primo a osare una scelta così coraggiosa, aveva firmato nel settembre del 2007.
Quella che apparentemente potrebbe sembrare una riproposta della legge Bianchi invece è qualcosa di ben più estremo. Se la normativa nazionale, infatti, prevede che dalle 2 alle 6 non siano più venduti alcolici e superalcolici in discoteca, i veneti si spingono oltre, ed estendono il divieto di vendita e consumo a tutti gli esercizi pubblici, e quindi anche a pub, ristoranti, birrerie, sagre, autogrill… Si legge: “in tutti gli esercizi commerciali, artigianali, di somministrazione di alimenti e bevande, ivi compresi i circoli privati, di agriturismo e qualunque altro esercizio nel quale si effettuano la vendita e il consumo sul posto di bevande alcoliche e superalcoliche, nonché sulle aree private aperte al pubblico e sulle superfici” all’uopo attrezzate.
Causando l’insorgenza degli operatori del settore. Il presidente del Silb (Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento Danzanti e di Spettacolo) Renato Giacchetto aveva già paventato ripercussioni nell’ambito della ristorazione e dell’intrattenimento: “Non è stato minimamente considerato l’impatto sul turismo e sulle aziende che rischiano di perdere circa 2,5 miliardi di consumi equivalenti a 50 mila posti di lavoro”. E vari comuni si sono subito attrezzati per ottenere le deroghe, previste dalla stessa legge veneta a fronte di iniziative di prevenzione e programmi di sicurezza stradale. Se Jesolo, località turistica per antonomasia, sta già procedendo per la deroga, altri comuni si stanno attrezzando, mentre altri non hanno ancora deciso.
Questo quando, in occasione del Mese di prevenzione alcologica, il 17 aprile si svolgerà l’Alcohol Prevention Day 2008 (il programma in pdf), presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma, workshop giunto alla sua settima edizione per discutere e confrontarsi attraverso le competenze istituzionali, organizzative, di ricerca e scientifiche, in merito alla prevenzione alcolcorrelata.
D’estate i chioschi che si improvvisano bar, gelaterie e venditori di granite spuntano come funghi.
E non sempre hanno i permessi a posto. Ecco perché i Nas nella seconda metà di luglio hanno fatto controlli a tappeto, prendendo di mira soprattutto bar, gelaterie e discoteche. Su 1.059 ispezioni sono emerse 722 infrazioni. Niente allarmismi. Questo non vuol dire che solo un terzo dei bar in cui facciamo colazione è in regola, perché spesso è invece un solo gestore poco attento a collezionare infrazioni come fossero figurine.
La stragrande maggioranza delle violazioni è di tipo amministrativo, e quindi riguarda soprattutto la mancanza di alcune autorizzazioni. Oppure, in particolare per le discoteche, l’inosservanza della legge antifumo: i locali non sono a norma oppure il titolare non impedisce che si fumi all’interno del locale.
Ci sono, però, anche violazioni pericolose per la salute: tre bar-gelaterie e due depositi di alimenti sono stati chiusi perché vendevano alimenti scaduti o li conservavano male. Abbastanza frequenti, purtroppo, sono le merci surgelate spacciate per fresche, o quelle industriali vendute come “produzione propria”.
I Nas consigliano: anche in vacanza, mangiate soprattutto nei bar conosciuti del posto, quelli di buona fama.
E poi, come Biancaneve, non fatevi ingannare dall’aspetto. Il gelato, soprattutto alla frutta, in genere è più genuino quando è meno colorato.
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Il barista assicura che qui è sempre così. Sarà, ma ieri sera più che stare in uno dei locali simbolo della movida milanese (l’Old Fashion, in pieno Parco Sempione) sembrava di essere alla festa di compleanno di una collegiale svizzera. Pista semivuota, in giro solo bravi ragazzi. I più brilli sono al seguito di una sposa che, tubino avorio e infradito, è sbarcata da una limousine bianca e ha ballato tutta la notte. I frequentatori abituali dicono che la serata è un po’ sottotono, molti milanesi ormai sono in ferie. E poi la discoteca tra due giorni chiude per l’estate.
La notte ideale, insomma, per far partire la tolleranza zero contro l’abuso di alcol e stupefacenti fra i giovani. La campagna “Dico no alla droga e all’alcol”, promossa dall’assessore alla Salute Carla De Albertis in collaborazione con la Polizia locale, il sindacato cittadino dei gestori di locali da ballo (Silb) e l’Epam, l’ente che rappresenta i pubblici esercizi, è stata inaugurata con una prova generale perfettamente riuscita.
Il cartellone che elenca gli effetti negativi delle droghe è regolarmente piazzato, anche se il luogo scelto, il guardaroba, non è quello di maggior passaggio ad agosto. Gli operatori del Comune reclutano volontari per soffiare nell’etilometro che si trova sul banchetto all’uscita. Per i primi cinquanta che superano il test c’è un ingresso gratis in dicoteca, agli altri buoni per bevande analcoliche. E il pulmino dei City Angels è pronto a riportare a casa chi non ce la fa a guidare. Circa la metà dei ragazzi che fanno la prova risultA sopra il limite di 0,50 grammi di alcol per litro stabilito dalla legge.
Il tutto sotto l’attenta osservazione dei giornalisti che, insieme a cameramen e fotografi, sono gran parte degli avventori del locale. L’assessore al Tempo libero, Giovanni Terzi, che svolge le funzioni di “sindaco d’agosto”, fa la sua visita. Nelle vie intorno alla discoteca sono appostati decine di vigili. Anche loro ripresi dalle telecamere, fermano e sottopongono al test quasi tutti quelli che passano. Per l’inizio di ottobre sono previste altre misure, cani antidroga fuori dai locali e ambulanze al fianco della Polizia locale per fare sul posto gli esami del sangue. Appuntamento all’autunno quindi per i controlli veri. E per lo sballo vero.
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Lamiere contorte e corpi sull’asfalto: immagini dure e crude. Foto choc (qui la gallery). Che campeggiano su un pannello all’ingresso della stazione di servizio “Pstop” di Priero (Cuneo), lungo l’autostrada Torino-Savona. Impossibile non vederle. O ignorare il messaggio che inviano: “Guidate con giudizio, andate piano, la vita è bella”.
L’iniziativa è di Gianfranco Pintacuda, titolare della stazione di servizio, che ha recepito l’invito di un anonimo papà: “Metta nel suo autogrill la fotografia di un incidente, sicuramente salverà qualche giovane vita. Grazie”. Priero è stata l’ultima tappa, domenica 4 marzo alle 5 di mattina, di ritorno da Sanremo, dei quattro giovani che mezz’ora dopo, poco prima del casello di Marene, si sono schiantati fuori strada. Tre di loro sono morti. “Tutti - ha commentato Pintacuda - si sono fermati a guardare le immagini. Sarebbe una bella cosa se tutte le stazioni di servizio d’Italia o le discoteche. Sarebbe un modo per esortare alla prudenza”.
Un valore che più che mai in questi giorni andrebbe osservato: il fine settimana appena trascorso è stato l’ennesimo macchiato di sangue, sulle strade italiane. L’incidente più grave all’alba di ieri sull’A8 poco fuori Milano, dove sono rimaste coinvolte diverse auto, facendo un morto e 19 feriti. Altra vittima giovanissima nel veronese. Un tragico bollettino, con un totale di 5 morti.
Vittime spesso giovanissime. Come dimostra anche una ricerca dell’Istat per la quale dei 5.426 morti del 2005, il 30% (1.636) ha tra i 16 e i 29 anni. Quanto ai feriti (313.727 in totale), la quota di giovani sale al 35% (109.361)
Tragedie che si ripetono a ogni fine settimana. E che spesso sono legate al consumo eccessivo di alcol. Tanto che sabato notte nel nord Italia sono state oltre 30 le patenti ritirate per abuso di alcol.
Ma le immagini shock funzionano? Se esposte sulle strade e negli autogrill sì: più che sulla stampa. 9 volte su 10, dice il direttore del reparto ambiente e traumi dell’Istituto Superiore di Sanità Franco Taggi, hanno effetti positivi, inducono a pensare e a guidare con più attenzione.
L’efficacia del messaggio dipende dal contesto sociale, ha spiegato Taggi, aggiungendo che un’immagine troppo forte può portare alla rimozione del problema. Il mix migliore, secondo Taggi, è composto da educazione stradale già alle elementari e una giusta azione repressiva.