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Disobbedienti

No global: Francesco Caruso (a sinistra), Luca Casarini (al centro) e Vittorio Agnoletto
Che fine hanno fatto i leader (gli altri, ormai ex) dei No global? La domanda rimbalza tra i lettori ai quali, di certo, non è sfuggita l’intervista a Luca Casarini comparsa su La Stampa e il profilo delineato da Il Giornale. L’ex leader delle tute bianche, infatti, è diventato un piccolo imprenditore. Continua

Dalla disobbedienza civile alla disobbedienza fiscale.
Un percorso curioso quello di Luca Casarini (qui ricostruito da Corriere del Veneto, La Stampa e il Giornale), già leader dei No Global e delle Tute bianche ai tempi del G8 di Genova, e ora diventato “padroncino del nord est” e paladino dei diritti delle piccole aziende. Continua

“La sinistra italiana è in estinzione. Noi sopravviviamo, almeno territorialmente, e abbiamo ancora la forza di gridare i nostri no. Come a Genova nel 2001″.
Non ha dubbi Francesco Caruso (qui il suo blog e qui la sua biografia), 35 anni, beneventano, ex leader dei no global napoletani e parlamentare per Rifondazione comunista dal 2006 al 2008, durante il Prodi bis. Uno dei pochi a Montecitorio, forse l’unico, che risultava a reddito zero prima di venire eletto, anche se proviene da un’agiata famiglia.
Sta raggiungendo in auto con alcuni amici L’Aquila, dove si tiene la protesta dei no global. Attese dalle tre alle 5000 persone: i manifestanti, in gran parte giovani, provengono soprattutto da Roma, ma anche da diverse altre città italiane (oltre che dall’estero: francesi, tedeschi, olandesi in maggioranza). C’è pure una rappresentanza dei “No Dal Molin” e di altri comitati, come quelli che si oppongono alla costruzione delle basi militari. Il corteo - organizzato dalla Rete nazionale No G8, cui aderiscono diverse sigle, a cominciare dai Cobas e Rifondazione- si snoderà lungo un percorso di circa 7 chilometri, dalla stazione della frazione di Paganica ai giardini comunali dell’Aquila, a ridosso del centro storico terremotato.
A reggere lo striscione iniziale: “Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani”, anche alcuni rappresentanti dei vigili del fuoco, tra le categorie più impegnate per il terremoto. Nel corteo sono presenti, tra gli altri Comunisti italiani, Sinistra critica e alcune associazioni aquilane come Epicentro solidale. Ci sono anche, più sparuti, gli “Aquilani contro il G8″, che inveiscono contro i movimenti di sfollati che non hanno aderito.
Dagli anni ‘90, Caruso, non se ne è persa una di manifestazione, tra cortei ed “espropri proletari”. Uno che avrà molti difetti - e qualche guaio giudiziario legato alla carriera di no global -, ma che di sicuro dice quello che pensa. Per esempio, quando definisce il G8 de L’Aquila: “Tu pensa, hanno portato lor signori a fare turismo in mezzo ai terremotati”. E se lo dice lui…
Insomma, che cosa non vi piace di questo G8, che ormai è diventato un G14 esteso anche ai maggiori paesi in via di sviluppo?
Coloro i quali hanno provocato la crisi, ora si propongono come i risolutori della crisi stessa. È un paradosso, perché sono stati loro i registi di quanto è accaduto in questi anni. Noi lo dicevamo già ai tempi di Genova, solo che ci hanno preso a manganellate. E poi che dire di questo turismo grottesco di Obama, Merkel, Sarkozy e compagnia che vogliono provare l’emozione di un’avventura reale in mezzo ai terremotati.
Ma allora cosa proponete voi manifestanti?
Ci sono due impostazioni. La prima ritiene che sia necessario convincere lor signori a concedere qualcosa anche ai poveri…
I “lor signori”?
I potenti della terra, quelli là .
Convincere i politici dei grandi paesi, dunque…
In generale pensiamo che occorra cambiare il paradigma della Governance dei paesi occidentali, ossia non subordinare le politiche al profitto, ma alle esigenze dell’uomo. Non voglio fare il catastrofista, ma dieci anni fa a Genova lor signori cantavano le lodi del capitalismo e basta guardare gli indicatori economici di oggi per capire chi aveva ragione.
Attese 5 mila persone. A Genova dieci anni fa eravate molti di più. I no global sono in declino?
Non c’è più quella forza che c’era a Genova e pensare di resuscitare lo stesso schematismo sarebbe sbagliato. I movimenti non sono come i sindacati o i partiti e cambiano in altre forme. Ora il movimento no global si è territorializzato e non parlerei tanto di declino: facciamo emergere le contraddizioni nel locale, come nella lotta contro la Tav o a Vicenza contro la base Usa.
Insomma, sostenete il popolo del “no”?
Non mi ci ritrovo in questa definizione. Quello che emerge nei media è l’elemento di conflittualità dei movimenti, ma il lato più interessante è quello delle forme alternative di auto-organizzazione.
I no global sono in declino. E la sinistra italiana?
La sinistra è in via di estinzione. È il risultato di un’eutanasia.
Di chi è la colpa?
Non è una questione di nomi o di leader, che se metti Tizio, allora vinci. Era destinata a fare questa fine.
Allora tutti nel Pd, compresa la sinistra radicale, come ha detto Sansonetti?
Mi sembra giusto che facciano questa fine. Un ceto politico di sinistra che si deve riciclare deve andare il più lontano possibile dalla sinistra.
Non c’è più la sinistra radicale. Chi rappresenterà le vostre idee?
C’è bisogno di costruire un’altra dimensione politica, un mutuo soccorso di tutte le idee di sinistra che parta dalle forme di auto-organizzazione a livello locale.
Tornerà in Parlamento?
Dentro quello scenario no di sicuro. Potrei rifarlo solo se emergerà un nuovo movimento che terrà conto delle esigenze attuali che sorgono dai movimenti.
Indossa ancora le scarpe firmate, le Tod’s che notò Ferrara a Otto e mezzo due anni fa?
È una stupidaggine: non erano vere Tod’s, ma un paio di finte scarpe firmate comprate in una bancarella. Si è sbagliato Ferrara e, infatti, fuori onda l’ho fatto notare ai due conduttori. Visto, hai fatto uno scoop dopo due anni.
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- Tags: associazionismo, centri-sociali, Commissione, corteo, Disobbedienti, Fiom, G8, Gabriele-Sandri, genova, Luca-Casarini, no-globa, piazza, Prc, ultrÃ
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“Chi l’é stæto brûxòu da l’ægua cäda, à puia da freida ascî” dicono gli anziani a Genova.
Cioè: Chi è stato bruciato dall’acqua calda, ha paura anche della fredda.
E così, 1580 giorni dopo il G8 del 2001, fa paura anche la manifestazione “Tornare a Genova” organizzata per protestare contro le condanne esemplari inflitte dai giudici per 25 manifestanti (oltre che per la mancata costituzione di una commissione parlamentare ad hoc sui fatti di quei giorni). Spaventa anche se gli organizzatori e i partecipanti sono soprattutto realtà istituzionali da Rifondazione comunista alla Fiom-Cgil, dall’Arci alle associazioni di volontariato, come la comunità di San Bendetto al porto di don Andrea Gallo. Ci saranno anche i Disobbedienti di Luca Casarini, la realtà più “morbida” dei centri sociali, presenti in forze con i loro “treni ribelli” (uno da Mestre e l’altro da Napoli).
Ma se queste sono le premesse perché i vertici dell’ordine pubblico cittadino sono preoccupati? La manifestazione casca a sei giorni dalla morte di Gabrile Sandri e Luca Casarini, leader dei Disobbedienti ha, nemmeno troppo velatamente, invitato gli ultrà a unirsi alla protesta contro le violenze delle forze dell’ordine. Se l’invito sarà accolto è da vedere. Ma in molti ricordano che alla vigilia del G8 Casarini convocò una conferenza stampa per leggere una “dichiarazione di guerra” virtuale che nei giorni successivi diventò una cruda realtà .
In questura informano che ufficialmente le tifoserie organizzate non hanno risposto alla chiamata e che probabilmente si presenteranno a Genova solo quei supporter che frequentano abitualmente i centri sociali oppure singoli gruppetti autonomi. La parte preponderante del corteo sarà rappresentata da Rifondazione che ha organizzato un centinaio di pullman (circa cinquemila militanti) ed Enrico Vesco, segretario regionale del Partito dei comunisti italiani, ha già fatto sapere che gli organizzatori assicureranno un proprio servizio d’ordine. La cosa funzionò al Social Forum di Firenze (il cordone era composto da iscritti alla Cgil), meno a Genova il 21 luglio 2001, quando il corteo si spezzò in due e iniziarono cinque ore di battaglia.
Secondo alcune fonti dei nostri servizi di sicurezza le aree più dure dell’anarcoinsurrezionalismo e dell’autonomia dovrebbero disertare l’appuntamento per non mescolarsi con Casarini & c. I siti di questi centri sociali, per esempio il Gramigna di Padova o il Csoa Cox di Milano, sembrano più preoccupati di organizzare le manifestazioni di solidarietà per i presunti brigatisti arrestati a febbraio.

C’è, però, un’altra scuola di pensiero secondo la quale l’occasione di domani è troppo ghiotta per mancare: la polizia, dopo l’omicidio di domenica, sarà costretta a contare sino a cento prima di accennare qualsiasi reazione ad eventuali provocazioni o in caso di devastazioni. Ecco allora che spezzoni dei centri sociali più duri, soprattutto del Nord (molti dei condannati al processo vengono da lì) potrebbero cercare lo scontro, confondendosi in mezzo a sindacalisti e rifondaroli.
E gli ultrà ? La polizia teme che a rispondere all’appello siano falangi di estrema destra (l’area politica degli amici del tifoso ucciso) che creerebbero tensione sia all’interno del corteo, sia nei confronti delle forze dell’ordine.
Per non correre rischi, nei pochi chilometri del percorso (il concentramento sarà alle 14 alla Stazione Marittima, vicino alla stazione Principe, con partenza prevista per Piazza De Ferrari alle 15,30) alcuni negozianti abbasseranno le saracinesche, altri parteciperanno allo sciopero di categoria, altri ancora hanno ingaggiato vigilantes privati.
“Tornare a Genova” purtroppo può significare anche questo.

Il fatto di aver riaggiustato il tiro (con un intervento dul Manifesto) ed essersi autosospeso dal gruppo di Rifondazione già gli sembra un grande passo. E di dimettersi da onorevole non ci pensa proprio, Francesco Caruso (qui il suo blog). Anche perché al leader dei “Disobbedienti” napoletani, pare piaccia essere al centro delle polemiche. Quindi non molla: da più parti gli chiedono di farsi da parte ma lui rilancia: “Dimettermi io? Prima dovrebbero farlo i 25 deputati condannati in via definitiva per reati di mafia, corruzione o tangenti che stanno in Parlamento per fare gli affari propri”. Parole che stanno facendo breccia a sinistra. O almeno in quella più radicale e soprattutto nei movimenti, che pure fanno parte dell’elettorato (o dell’ex elettorato) di Rifondazione. “Sapete che c’è? Due tre molti Francesco Caruso”, ha scritto ieri il portavoce dei “Disobbedienti” romani, Anubi D’Avossa Lussurgiu, su Liberazione, foglio del Prc (nella stessa pagina in cui c’era il fondo del direttore Piero Sansonetti che spiegava come “l’offensiva dei conservatori sul caso-Caruso, ha un obiettivo molto semplice: difendere il nuovo modello di società costruito dal liberismo. E cioè il precariato come mediazione tra lo schiavismo e l’orgia dei diritti degli anni ‘70″).
Il caso Caruso quindi sembra stia diventando insomma l’ennesima scintilla tra il Prc e la base movimentista, sempre più distante dal partito, ma anche, naturalmente, tra Prc e il governo Prodi. Lo sa bene il ministro del Lavoro, Cesare Damiano che al Corriere ha rilasciato domenica un’intervista dura: “Le dichiarazioni di Caruso non preparano un autunno caldo, ma di odio”. È una situazione pericolosa, ammette Damiano, che “va sconfitta prima sul piano etico e culturale per ripristinare una normale dialettica politica basata sui fatti”. Per il ministro c’è ambiguità nella sinistra radicale. “Io ho scritto il programma dell’Unione con Treu e Ferrero. Vorrei suggerire a chi fa cattiva propaganda che la cancellazione della Treu non è assolutamente contemplata”.
Ma che la polemica su Caruso non possa mettere in dubbio la manifestazione d’autunno sul precariato e contro il welfare del governo Prodi, è stata l’immediata risposta del partito di Fausto Bertinotti. Un messaggio ribadito in modo chiaro sia Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera, sia il suo omologo al Senato, Giovanni Russo Spena. E soprattutto il segretario Franco Giordano, in un’intervista al Corriere: “Le parole di Caruso sono incompatibili con la nostra cultura politica. Lo ha compreso anche lui, tant’è vero che ha cercato di rettificare, si è scusato e si è autosospeso dal gruppo parlamentare. Detto questo… ci sono state delle prese di posizione strumentali, inclusa quella di Damiano, che puntano a delegittimare la manifestazione del 20 ottobre. È inutile che Damiano e altri tentino di dire che il giudizio sulla legge Biagi era un altro. Basta con la politica dei piccoli aggiustamenti. Quella legge va cambiata, e cambiata radicalmente”.
A rispondere a Giordano, dal governo, ci pensa Emma Bonino. “Se il presidente del Consiglio accettasse le richieste di Rifondazione di modificare il protocollo sul welfare” e la Legge Biagi, “si aprirebbe una grave crisi politica”, afferma il ministro delle politiche europee. “La posizione di Giordano sulla legge Biagi - prosegue il ministro radicale - oltre ad essere dannosa per i lavoratori, è solamente ideologica e coincide nei contenuti, a prescindere dai toni, con quella di Caruso”.
Vuoi vedere che sarà Prodi a rimanere sotto i colpi della sparata dell’ex indipendente del Prc, l’onorevole Francesco Caruso?
- Tags: Achille-Serra, biglietto, binari, centri-sociali, Disobbedienti, Fs, George-Bush, manifestazioni, ordine-pubblico, Polizia, Roma, Romano Prodi, scontri, stazione, Tiburtina, treno
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No global, no war, no ticket.
I disobbedienti, di nome e di fatti, si impongono, pretendono e ottengono di viaggiare sui treni delle Ferrovie dello Stato, senza biglietto. Ci avevano provato già sabato mattina, scendendo dal Nord (est) verso Roma, per manifestare contro Bush e Prodi. Ma le Fs, dando prova di fermezza, hanno risposto ai soprusi (occupare i binari, impedire ai ferrovieri di fare il loro dovere, interrompere il traffico ferroviario e togliere agli altri passeggeri il diritto di viaggiare è un atto di violenza, dicono alle Ferrovie) pretendendo il pagamento del biglietto e concedendo solo lo sconto comitiva, previsto per gruppi superiori alle dieci persone. Ci hanno riprovato sabato notte, per il rientro, dalla stazione Tiburtina di Roma verso Venezia e Milano. E stavolta, dopo essersi scontrati con le forze dell’ordine, i no gloabl l’hanno spuntata, ottenendo un treno speciale, gratuito e tutto per loro.
Su chi abbia ceduto, è giallo. Con tanto di polemiche, da parte di cittadini, consumatori, politici e interrogazioni parlamentari. Coinvolto, il prefetto di Roma Achille Serra ha escluso “in modo categorico di aver firmato un’ordinanza relativa alla vicenda dei biglietti gratis dei treni che hanno riportato a casa i manifestanti no-war”. In tarda mattinata di domenica la replica delle Ferrovie: è stato “messo a disposizione un treno speciale per i manifestanti” che si trovavano nella stazione Tiburtina, “su formale richiesta del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, per gravi ed improvvisi motivi di ordine pubblico”.
La versione del leader dei Disobbedienti veneti Luca Casarini non aiuta a chiarire la questione: “Non so chi li abbia messi a disposizione. Al mattino, quando eravamo partiti dal Veneto avevamo concordato un biglietto di 10 euro andata e ritorno. Alla sera ci hanno detto di no. Poi all’improvviso sono spuntati i due treni per tornare in Veneto e a Milano. Ma non so chi e come abbia dato l’ok”.
Tornati infine a casa, i no global dei centri sociali potrebbero ora essere raggiunti da denunce per interruzione di pubblico servizio dopo il blocco di sabato mattina alla stazione di Padova e Mestre. La Digos di Padova, sulla base dei filmati girati in stazione e della documentazione effettuata dagli agenti, sta individuando i molti Disobbedienti che avevano occupato i binari.
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