
Non costituirebbero reato ministeriale le espressioni e il gesto sull’Inno di Mameli usati da Umberto Bossi a Padova, per i quali risulta indagato come “atto dovuto”. La conclusione è contenuta nella richiesta di archiviazione che accompagna l’invio del fascicolo per l’ipotesi di reato di vilipendio trasmesso al tribunale dei Ministri dal procuratore aggiunto della Repubblica di Venezia Carlo Mastelloni.
Il fascicolo era stato aperto dalla procura della Repubblica di Venezia sulla base di una nota informativa della Digos di Padova riguardante il discorso fatto da Bossi nel corso del congresso della Liga Veneta, il 20 luglio scorso. Mastelloni, in accordo con il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti, trasmettendo gli atti al tribunale dei Ministri - visto che in questi casi la procura non può fare alcuna indagine - ha proposto l’archiviazione. Non si sarebbe trattato, infatti, di espressioni in rapporto strumentale con l’esercizio delle funzioni ministeriali da parte del leader del Carroccio. Il Procuratore aggiunto ha fatto anche esplicito riferimento alla giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia. Nel corso dell’intervento a Padova, Bossi aveva alzato il dito medio pronunciando la frase “Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh! dico io”.
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Il FORUM dei lettori: “Bossi si esprime con gesti osceni: un dito contro l’Inno…”
L’ultimo della lista è il ministro Bossi. E il suo ormai famoso dito. Che non è l’indice “confuciano” verso la Luna, ma il medio mostrato all’Inno d’Italia. E, secondo l’ultima trovata pubblicitaria della compagnia low cost Ryanair, a tutti i passeggeri italiani.
Scopo della polemica è denunciare il “trattamento di favore” che il governo, secondo la compagnia di mr. O’Leary, avrebbe riservato alla compagnia di bandiera, a discapito dei concorrenti . In particolare nel mirino il “prestito ponte” di 300 milioni di euro, concesso da Prodi e approvato da Berlusconi, a favore di Alitalia. Ma non è la prima volta che Ryanair sfrutta politici e personaggi pubblici a scopo pubblicitario.
La filosofia di fondo è quella che ha fatto della compagnia irlandese una delle più importanti in Europa: il low cost. Anche nella pubblicità : perché pagare fior di vip e campioni sportivi, o costose pagine di quotidiani, quando si può ottenere lo stesso effetto quasi gratis? Per di più con ironia, sfruttando l’esposizione mediatica dei politici.
Alcuni esempi recenti, in Italia: il giorno della caduta del governo Prodi, un annuncio sul Corriere ritraeva il senatore Udeur Tomaso Barbato in una posa laocoontica mentre gridava improperi al suo collega Cusumano. La didascalia recitava: “Calma! C’è posto per tutti!” coi voli irlandesi, ovviamente. E come dimenticare il volto stranito di Valentino Rossi, cui un fumetto faceva dire “Torno a casa e devo solo pagare le tasse”, proprio nei giorni della sua bufera fiscale.
O ancora un Padoa Schioppa che annunciava “Mandiamo fuori i bamboccioni”, affiancato da lista di tariffe. Ma I foto-fumetti low-cost negli ultimi 3 anni hanno colpito in tutta Europa: da Sarkozy e Carla Bruni (”Potrò far venire i miei parenti dall’Italia”, diceva la première dame nei giorni del matrimonio) a Gordon Brown (attaccato per aver alzato le tasse aeroportuali), Zapatero (”queste tariffe sono meglio dei miei assegni familiari”), l’ex premier polacco Kaczinsky, Berlusconi (”con Ryanair mi posso permettere 5 donne”), l’ex premier svedese Goran Persson.
Lo “humour” ha toccato anche teste coronate come Carlo d’Inghilterra e addirittura miti della storia come Winston Churchill, col suo “Keep Britain flying!” antinazista ridotto a proclama da piazzista degli aeroporti. Lo schema è collaudato: in genere il malcapitato reagisce con tuoni e fulmini per le sue immagini usate a scopo commerciale, Ryanair rimuove la pubblicità (costata zero), che intanto viene ripresa, ma come notizia, da tutti i giornali. Nel caso di azioni legali (in genere annunciate ma poi lasciate cadere, ad esempio da Valentino Rossi), il gioco vale comunque la candela, anche se la querelante si chiama Carla Bruni, è première dame di Francia e sa come gestire la sua immagine (ha ottenuto cinquantamila euro di risarcimento).
Chissà come la prenderà il Senatur? Intanto le prime reazioni del Carroccio non sono state certo positive. “Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico. Mi attiverò per capire se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l’attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani”, afferma Roberto Castelli. “Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti. In ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair”, conclude il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Con un’interrogazione urgente alla Commissione, l’eurodeputato delle Lega Mario Borghezio chiede a Bruxelles di verificare se “queste false affermazioni non siano lesive dell’immagine e degli interessi legittimi di uno Stato membro” e se “questa forma di pubblicità -dileggio, fondata su false affermazioni, non costituisca anche violazione della concorrenza”. “Sarà bene” aggiunge Borghezio “che la Ryanair espunga dal suo sito tutto ciò e, in particolare, l’offensivo collegamento di tali false affermazioni con l’immagine del nostro leader. Come patrioti padani, in difetto, siamo pronti a scatenare il boicottaggio della compagnia”.
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