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Le donne lavorano più degli uomini: “E dov’è la notizia?”

Una donna al pc

Una donna al pc

“Interessante, ma… scontata. Dove sta la notizia? Ma a che è servita questa indagine? Per ricordare alle donne quello che sapevano già oppure per far capire agli uomini che si lamentano più di quanto non lavorino?“. Continua

Donna partorisce in volo. Poi l’elicottero precipita: tra i 5 morti anche il neonato

Elicottero cade in Corsica

In volo, in elicottero, verso l’ospedale più vicino dove avrebbe dovuto partorire. Quasi una situazione di routine per le remote località tra le montagne della Corsica che però si è trasformata in tragedia: l’elicottero è precipitato e sono morte le cinque persone a bordo compresa la donna di 20 anni che nel frattempo, e proprio in volo, aveva partorito il suo bambino.
Il corpo del neonato è stato ritrovato dai pompieri sul luogo del disastro, tra i rottami, sulle impervie montagne dell’Alta Corsica. Lo riferiscono media francesi online.
L’elicottero della protezione civile corsa, un Dragon 2b, era decollato ieri sera alle 19.15 dal centro di soccorso di Ponte Lecchia (in Alta Corsica), la donna incinta vi era stata trasportata dal villaggio di Lento, distante una decina di chilometri. Ma circa 20 minuti dopo la partenza, il velivolo è scomparso: il segnale radio si è interrotto quando l’elicottero avrebbe dovuto sorvolare la catena montuosa di Lancone, a sud-est di Bastia, in rotta verso il centro ospedaliero di Bastia. Ma da bordo il pilota non ha lanciato alcun s.o.s., non ha nemmeno segnalato la nascita del bimbo in volo.
Con ogni probabilità il disastro aereo è stato causato dal maltempo che imperversava nella zona, riferiscono le autorità, non si possono tuttavia escludere altre cause, forse anche connesse alla eccezionalità della situazione a bordo.
Una trentina di uomini, tra poliziotti e vigili del fuoco, sono stati mobilitati per le ricerche, tra cui anche corpi speciali. I resti dell’elicottero sono stati localizzati questa mattina intorno alle 3.30. Insieme con la donna e il suo bambino, sono morti il medico che viaggiava con lei, una donna di 43 anni, il pilota e il co-pilota.
Il ministro dell’interno francese, Michele Alliot-Marie, ha espresso la sua “profonda commozione” per l’accaduto e ha annunciato un’inchiesta amministrativa e tecnica per determinare le cause dell’incidente.

Caffarella, i due romeni confessano. Il Riesame scarcera Racz

Stupro a Roma

“Hanno risposto e hanno ammesso i reati di rapina e violenza della Caffarella. Il più giovane ha fornito più dettagli, il più grande ha fornito una motivazione che sarà vagliata”. Lo ha detto il pm Vincenzo Barba, lasciando il carcere di Regina Coeli al termine dell’interrogatorio di garanzia di Jean Ionut Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrilia, 27 anni, i due romeni (incastrati da Dna e intercettazioni), fermati venerdì scorso per lo stupro di San Valentino a Roma.
“Hanno fornito anche dei particolari” ha aggiunto Barba “e questo è importante per avere la certezza delle loro responsabilità oltre alla prova del dna”. Il pm ha anche sottolineato che “non si è parlato dei legami con gli altri due romeni ma loro sostengono di non conoscerli”.

Sul più anziano dei due romeni, Oltean Gavrila, grava il sospetto di un’altra violenza sessuale avvenuta nel luglio scorso al Pigneto. La vittima, una ragazza di 20 anni, fu aggredita mentre rincasava. Sarebbe stato lo stesso romeno a vantarsi dello stupro con il connazionale Alexandru, a sua volta detenuto per il caso della Caffarella. L’inchiesta sarà affidata allo stesso procuratore che segue l’indagine sulla Caffarella. Per Gavrila si prospetta anche la richiesta di ordinanza di custodia cautelare per la rapina dei cellulari ad una coppia di fidanzati nel parco di via Lemonia, sulla via Tuscolana, episodio dal quale la Polizia è riuscita a risalire allo stupro della Caffarella.
Nell’ambito dell’indagine saranno disposti accertamenti sui reperti raccolti il giorno della denuncia e sulla base di quanto indicato dall’aggredita. Il magistrato sta anche predisponendo una richiesta di arresto per una rapina avvenuta il 15 febbraio scorso e già confessata da Ionut.

Intanto il tribunale del Riesame di Roma scarcera Karol Racz, detto “faccia da pugile”, già scagionato dall’accusa di essere uno degli stupratori della Caffarella e, fino a oggi, detenuto per la violenza sessuale ai danni di una donna di 41 anni avvenuta la sera del 21 gennaio scorso in via Andersen, nel quartiere romano di Primavalle. Nonostante la richiesta del pm che aveva chiesto la conferma del provvedimento restrittivo, il giudice ha ritenuto sufficienti le prove per interrompere la detenzione iniziata il 4 marzo scorso. “Sono soddisfatto; era un atto dovuto”, ha detto l’avvocato Lorenzo La Marca, difensore del romeno. “Le prove a discarico del mio assistito” ha aggiunto “erano troppe e schiaccianti”.

Stupro della Caffarella: arrestati altri 2 romeni. Incastrati dal dna

Polizia al parco della Caffarella

Svolta, con sorpresa, nel “giallo” del parco della Caffarella.

Due romeni di 18 e 27 anni sono stati arrestati con le accuse di stupro contro la ragazzina di 14 anni e aggressione nei confronti del giovanissimo fidanzato. Il loro Dna, questa volta, corrisponde a quello trovato sui vestiti della ragazzina. Inoltre sia lei che il fidanzato li hanno riconosciuti come autori della violenza.
Si tratta di A.I., da poco 18enne, e di G.O., 27enne, entrambi originari della città di Calarasi, in Romania, e entrambi ospitati negli ultimi mesi a Roma in un padiglione della vecchia fiera.
A condurre gli investigatori sulle lore tracce, la pista che aveva preso corpo dopo la localizzazione dei cellulari rubati la sera dello stupro ai due fidanzatini aggrediti. Uno era stato rintracciato a Roma, l’altro in Romania.
I cellulari, dai quali i violentatori avevano tolto e buttato le schede, sono rimasti muti per settimane. Poi hanno ripreso a funzionare e la Squadra mobile ha fatto scattare le intercettazioni, andate avanti nel più stretto riserbo per parecchi giorni. Proprio grazie alle intercettazioni, nel mirino degli investigatori è finito un gruppo di albanesi, il cui ruolo però fino ad oggi non è stato ancora chiarito.

Per lo stupro della Caffarella furono arrestati lo scorso 18 febbraio, con l’accusa di violenza sessuale e rapina due cittadini romeni, Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. Il Tribunale del Riesame il 10 marzo scorso ha annullato però l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due romeni che comunque sono ancora in carcere con altre accuse: Loyos per calunnia ed autocalunnia (per gli inquirenti si sarebbe autoaccusato per coprire i veri responsabili dello stupro) e Racz per un’altra violenza, quella ai danni di una donna di 40 anni avvenuta nel quartiere periferico di Roma di Primavalle. Nei giorni scorsi, dopo una pesante battuta d’arresto nelle indagini, la Questura aveva avviato accertamento sui ricettatori che avrebbero venduto i due telefonini della ragazzina violentata e del fidanzato.

“Ce lo aspettavamo”, risponde ora Lorenzo La Marca, il legale di Karol Racz - il romeno indagato insieme ad Alexandru Loyos per lo stupro della Caffarella - alla notizia che altri due romeni sono stati fermati per accertamenti in relazione alla violenza di San Valentino. “Sapevamo che la questura stava cercando”, spiega l’avvocato che in merito alla posizione del suo assistito aggiunge: “Speriamo che ora si chiuda anche l’altra storia, quella di via Andersen, che dipendeva dalle indagini della Caffarella. Spero che adesso non ci siano più atti persecutori”.

Stalking: da febbraio è reato, ma solo il 17% dei giovani lo denuncia

La violenza contro le donne è un flagello mondiale

Il sito dell’Arma dei carabinieri parla chiaro. “La parola stalking deriva dal linguaggio tecnico-gergale della caccia e letteralmente significa ‘fare la posta’. In termini psicologici, lo stalking è un complesso fenomeno relazionale che viene indicato anche come sindrome del molestatore assillante”. E lo stalker, colui che molesta la vittima anche solo con sms per un periodo di tempo piuttosto lungo, dallo scorso 23 febbraio, data in cui il disegno legge del 18 giugno 2008 è stato convertito in decreto legge, rischia grosso davvero: dai sei ai quattro mesi di reclusione.

Eppure solo il 17 per cento dei giovani si affiderebbe a una denuncia, se riconoscesse di essere vittima di questo nuovo tipo di reato. I dati emergono da una nuova ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sullo stalking (Ons) su un campione di 800 studenti di 16 diverse facoltà dell’Università La Sapienza di Roma. Sono diverse le motivazioni fornite dai giovani intervistati: il 26 per cento preferirebbe aiutare lo stalker piuttosto che farlo arrestare, mentre il 13 per cento teme di aumentarne l’aggressività peggiorando la situazione.
Il 7 per cento, inoltre, ritiene di non essere creduto e un ulteriore percentuale crede si tratti di fatti non gravi. “Oltre alla poca fiducia dei giovani nella denuncia, è il gap fra la portata del fenomeno dello stalking e il suo grado di conoscenza, soprattutto fra le nuove generazioni”, spiega Massimo Lattanzi, fondatore dell’Ons. “Il 71 per cento degli intervistati ha dichiarato infatti di non conoscere il significato del termine ’stalking’, eppure il fenomeno coinvolge anche i giovanissimi”.

Lo conferma l’esperimento della Sapienza: dopo alcuni chiarimenti sulle forme dello stalking, infatti, il 12,7 per cento degli studenti intervistati si è riconosciuto come vittima, il 4 per cento addirittura come autore. Fra chi dichiara di essere vittima di violenze del genere, il 16 per cento ha subito un grave trauma non elaborato (il 33 per cento la perdita di un familiare e il 28 per cento la separazione dei genitori). “Il trauma da abbandono sembrerebbe inibire o ridurre la capacità, fra le vittime, di riconoscere l’atteggiamento dello stalker o di porre in essere comportamenti difensivi adeguati”, conclude Lattanzi

Stupro alla Caffarella, i romeni dal carcere: “Presto fuori”

Stupro a Roma

“Sono sicuro che esco presto”. Questa è la certezza che Karol Racz, il romeno implicato nella vicenda dello stupro alla Caffarella, ha confidato al deputato del Pdl Giancarlo Lehner, che ha compiuto una visita nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto insieme al suo presunto complice Alexandru Isztoika Loyos. Quest’ultimo, soprannominato “il biondino”, ha rivelato di non voler lasciare l’Italia. “Appena esco non torno in Romania, ma resto a lavorare qui perché devo guadagnare soldi per mantenere i miei genitori” ha assicurato Loyos, aggiungendo che dopo l’arresto la sua fidanzata lo ha lasciato.
“Ho incontrato per la seconda volta, a distanza di due settimane, i due romeni implicati nella vicenda dello stupro della Caffarella. Li ho trovati in buone condizioni”, dice Lehner. “In particolar modo Racz, molto contento anche perché sa che non dovrebbe stare più in carcere, dal momento che non c’è alcuna prova contro di lui. Personalmente, e sono sicuro di non sbagliare, avendolo visto già due volte, posso dire che è un giovane sensibile e buono che non assomiglia per niente a quei titoli infelici che ho letto in alcuni giornali” commenta Lehner.
Il parlamentare del Pdl ha avuto un incontro anche con Loyos. “Ho parlato al biondino, che mi è parso più preoccupato in quanto teme che gli inquirenti tirino fuori altre accuse. Mi ha confermato che non intende, una volta liberato, tornare in Romania perché vuole guadagnare qualcosa per i suoi famigliari. La sua fidanzata lo ha lasciato dopo questi fatti. Come parlamentare” osserva Lehner “mi chiedo come sia possibile che questi due ragazzi siano ancora detenuti, quando non sussiste alcuna prova oggettiva di una responsabilità per lo stupro”.
Tra la cella di Loyos e quella di Racz c’è un altro romeno, il quale è detenuto per violenza carnale. “A parte lo stupore per questi giovani, Racz e Loyos, che sono ancora in carcere, mi ha colpito il fatto che a Regina Coeli oltre il 30% dei detenuti siano romeni. Questo” secondo Lehner “non attesta che tutti i romeni siano delinquenti, ma che la delinquenza romena ha scelto l’Italia come il territorio più adatto per svolgere la loro attività criminale. È bene rammentare che il biondino, che certamente non è colpevole per la vicenda Caffarella, è tuttavia un pregiudicato per reati contro il patrimonio già espulso dall’Italia con decreto prefettizio. Un magistrato bolognese lo ha però considerato non pericoloso, negando l’espulsione. Ebbene” conclude il parlamentare del Pdl “quello giunto da Bologna è stato a mio avviso un segnale inquietante per la delinquenza romena, incoraggiando l’immigrazione non soltanto dei bravi cittadini romeni, ma specialmente della criminalità di quel Paese”.

Due sorelle denunciano il padre: “Ci ha violentate per dieci anni”

La vittima di uno stupro

Un vero e proprio inferno, quello che dicono di aver vissuto due ragazze di 17 e 18 anni. Per anni sono state abusate sessualmente dal proprio padre, un romano di 40 anni. Dopo tanti anni finalmente le giovani hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto, denunciando le violenze: i carabinieri di Tivoli hanno arrestato l’uomo interrompendo quegli abusi iniziati quando le due ragazze non erano ancora adolescenti.
Quando i militari sono arrivati nella sua abitazione, l’operaio stava preparando la valigia: stava organizzando la fuga. Il 40enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per violenza sessuale che il Gip del Tribunale di Roma ha convalidato, confermando la custodia cautelare in carcere a Rebibbia. Le due ragazze violentate dal padre, sulle quali il riserbo dei militari è assoluto per tutelarne l’identità, sono rimaste con la propria madre nella loro abitazione alla periferia est di Roma.

Tra i pirati della strada boom di “bandane rosa”: sono il 9%

Il pirata della strada “classico” viene pensato solitamente al maschile: l’identikit è quello di un uomo fra i 18 e i 44 anni, ubriaco nel 44% dei casi (quelli cui si è fatto in tempo a far soffiare nell’etilometro). Ma dal quadro che emerge dall’Osservatorio il Centauro-Asaps sulla prateria stradale assume un ruolo significativo anche la donna al volante.
Nel 2008 ben 22 pirati della strada - spiega l’Associazione sostenitori della Polstrada - erano donne, il 9% dei 249 pirati identificati e denunciati. Nel 2007 furono nove le donne pirata identificate, l’8,5% del dato complessivo. Secondo l’analisi dell’Asaps le donne pirata sono piuttosto giovani, l’età media è di 29 anni, e il rapporto con l’alcol non è occasionale: in cinque casi, il 22,7% del totale, le conducenti avevano superato i limiti di legge del valore alcolemico.
Cinque dei 22 episodi di pirateria sono stati mortali per le persone investite; numerosi anche quelli con conseguenze molto gravi per le vittime. In tre casi (13,6%) le conducenti erano straniere. Mentre per gli uomini il motivo che fa scattare la fuga è spesso ricollegato alla paura di perdere i punti della patente, alla mancata (o falsa) copertura assicurativa, al fatto di non voler sottoporsi all’esame dell’etilometro o al narcotest, o alla mancanza del permesso di soggiorno per gli stranieri, le donne invocano frequentemente la paura come elemento che scatena questo comportamento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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