
Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse
Dallo stalker della porta accanto allo sconosciuto molestatore per strada. Ma il pericolo più grande rimane quello che è già in casa (o ne è stato cacciato). Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (qui il blog di Donna Moderna). Continua
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Il Corano donato da Gheddafi
Qualcuno deve averlo detto, a Muhammar Gheddafi: “Prego, fai come se fossi a casa tua”. E forse il Raìs l’ha preso un po’ troppo alla lettera. Ogni sua (sempre più frequente) visita a Roma si trasforma in uno show. Continua

È maschio, italiano, lontano dall’essere un criminale incallito o un malato mentale: l’identikit dello stalker somiglia molto a quello di una persona comune, senza problemi evidenti. “Sulla base delle denunce e degli arresti abbiamo notato che si tratta nella maggioranza dei casi di uomini di nazionalità italiana” spiega il vice questore aggiunto Chiara Giacomantonio, del Servizio centrale operativo della polizia. Continua

Lalla Lovati, 44 anni, milanese, lap dancer di notte e assistente di un chirurgo estetico di giorno
Il locale nascosto in un vicolo di Trastevere ha un nome evocativo, The libertine, le luci soffuse e l’arredamento nero e rosso. Avvinghiate ai pali della lap dance tre ragazze con stivali di vernice a mezza coscia, miniperizoma, bustier di pelle e collare borchiato si esibiscono davanti a una decina di clienti. Fin qui niente di strabiliante, considerando che siamo alla serata fetish in un night club dove la lap dance rappresenta il piatto forte. La stravaganza sta nel fatto che poi le tre ballerine impegnate a darsi reciprocamente colpetti sul didietro con un frustino, dopo aver dormito poche ore, si presenteranno in tacchi bassi e trucco leggero ai loro impieghi ufficiali. Continua

Renata Polverini, 47 anni, segretaria dell'Ugl
Non ha ancora detto ufficialmente “sì, mi candido” e già i sondaggi la danno a un’incollatura da Piero Marrazzo, un bel 40 a 42. Il Pdl non ha ancora deciso se farla correre e già tutti sono lì a fare calcoli: riuscirà a strappare la regione al centrosinistra e a diventare la prima donna governatore del Lazio? Quarantasette anni, frangetta da ragazzina, Renata Polverini a essere la prima è abituata. Leggi l’intervista

La vicepresidente della Camera, Rosy Bindi del Pd
Cose che succedono (solo?) in Italia.
Cioè: il premier, in collegamento telefonico a Porta a Porta, cerca di spiegare la sua amarezza e la sua irritazione nei confronti del Colle dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. Interrotto da Rosy Bindi: secondo lei, quelle del premier sono “frasi gravissime”.
E allora, il Cavaliere replica: “Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente”, citando (involontariamente?) una frase di Vittorio Sgarbi, ma soprattutto mandando su tutte le furie la vicepresidente della Camera: “Sono una donna che non è a sua disposizione e ritengo molto gravi le sue affermazioni”. Continua

Giunta sciolta, tutto da rifare. Povero centro-sinistra pugliese: dopo i guai con la giunta vendoliana dell’estate, stavolta è toccato a quella provinciale di Taranto essere completamente azzerata.
Il motivo? Quote rosa non rispettate (come dispone il regolamento dell’ente) e troppo testosterone, in una giunta tutta al maschile. Continua

Di Mariella Boerci
Nessun atto formale è stato ancora depositato. Ma non perché la celebre (ex) coppia si prepari a una ricomposizione dei rapporti, anzi. Andato in frantumi un matrimonio che è stato sicuramente d’amore (”Io le voglio ancora un bene dell’anima” ha dichiarato il premier a Porta a porta), i legali preparano una separazione essenzialmente d’interesse. Una partita che vale più o meno una decina di miliardi di euro, se si considerano le sole società. Proprietà immobiliari e liquidità sono infatti a parte. La cifra oversize dà anche la misura della battaglia legale che si preannuncia. Una battaglia che “dipende dalla volontà dei protagonisti ma, in gran parte, dagli avvocati a cui si sono rivolti. Che non devono gettare benzina sul fuoco” raccomanda Gian Ettore Gussani, presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani.
In realtà, l’avvocato scelto da Veronica Lario per sancire il suo addio al marito è Maria Cristina Morelli, che nell’ambiente passa per una professionista che va sempre alla guerra, una dura, poco propensa alla mediazione (molti ricordano la brutta rottura con Laura Hoesch, matrimonialista di fama di cui è stata allieva e collaboratrice prima di aprire il suo studio).
La partita fra i coniugi Berlusconi è iniziata con un mossa di Veronica giudicata sbagliata: la sua allusione alla “minorenne” che il Cavaliere avrebbe frequentato. E malgrado l’avvocato Morelli assicuri che “il ciarpame” resterà fuori dalla porta del suo studio, né il premier né il suo entourage possono dichiararsi sereni. Tanto che proprio da lì sono filtrate voci di una possibile “querela per diffamazione”, peraltro nemmeno presa in considerazione, si dice, “dall’inquilino di Palazzo Chigi”, il quale si preoccupa, semmai, di “riportare al più presto la vicenda dentro le mura domestiche” per risparmiare “un disastro” ai figli. Unico punto sul quale concordano oggi i due coniugi.
Di certo, Veronica, per quanto “imprevedibile” e “amareggiata”, come raccontano le amiche, è attenta a non aggiungere altro dolore al dolore che, inevitabilmente, patiranno i figli.
“Qualunque sia la forma scelta dai coniugi Berlusconi per la separazione, Veronica si vedrà comunque garantita da un assegno di mantenimento correlato al tenore di vita coniugale e al patrimonio” afferma Federica Vuoli, matrimonialista che ha firmato la fine di molte unioni di noti imprenditori. E il patrimonio personale di Berlusconi constiste, secondo stime, di 752 milioni di euro in liquidità, oltre alle partecipazioni azionarie e alle proprietà immobiliari.
In più, da Veronica ai figli, tutti dispongono già di tesori personali più o meno cospicui (vedere il grafico qui sopra e lo schema nella pagina precedente).
Quanto all’eventualità dell’addebito, ricorda Vuoli, “non bastano comunque il sentito dire, la foto, o l’illazione di un giornale. Occorre il rigore supremo della prova. Il cui onere spetta, come si sa, al coniuge che ne fa richiesta”.
Alla fine di tutto, poi, non è detto che “l’infedeltà, anche se provata, venga sanzionata con l’addebito” ricorda Gussani. “Non accade, per esempio, nel caso in cui il tradimento risulti conseguenza di una crisi coniugale già in atto, come ha stabilito la Suprema corte di cassazione”. Il territorio è minato ed esporre in pubblico i panni sporchi è rischioso e non sempre porta vantaggi dal punto di vista processuale.
Diverso l’aspetto politico. Maretta Scoca, matrimonialista fra le più stimate del foro romano nonché ex sottosegretario alla Giustizia del governo D’Alema, auspica che “una privatissima querelle coniugale rimanga tale e non si trasformi in un grande processo pubblico a carico del presidente del Consiglio”.
La posta in palio è multiforme, si dice. Più di case o denaro, a Veronica, secondo le voci, starebbero a cuore gli assetti aziendali: i giovani Berlusconi crescono e lei vorrebbe per loro posti e funzioni di primo piano nelle società di famiglia, come già Marina (presidente della Fininvest e della Mondadori, casa editrice anche di Panorama) e Pier Silvio (vicepresidente della Mediaset). Ma, addebito o meno, i giudici della separazione non entreranno mai negli assetti societari: “Se non altro perché non c’è ancora un de cuius ma un padre vivo” continua Scoca. Mentre Vuoli rifiuta l’idea di un genitore che “divida i figli tra serie A e serie B”.
In questo caso, insomma, Veronica (che al momento della successione a divorzio avvenuto perderà la sua quota di legittima pari al 25 per cento del patrimonio) potrebbe ventilare l’addebito solo come deterrente per aumentare le garanzie a favore dei figli. “Non c’è legge, infatti, che possa imporre di far entrare in azienda i figli o dare loro determinate quote di controllo societario” sottolinea Gussani. “Sono scelte che dipendono dal padre titolare e non coinvolgono gli affetti”.

Un impero non solo televisivo
La mappa delle società di Silvio Berlusconi. Al centro, la Fininvest. A controllare tutto, una serie di holding in cui hanno quote anche i cinque figli.