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doping
- Tags: Angelo-Petrucci, calciopoli, codice, doping, Figc, Francesco-Saverio-Borrelli, Giancarlo-Abete, giocatori, giudici, giustizia-sportiva, irregolarità, Lega-Calcio, Luca-Pancalli, partite, risultati, scommesse, Serie-A, Serie-B, Stefano-Palazzi
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I pentiti entrano anche nella giustizia sportiva con sconti di pena e patteggiamenti in cambio di confessioni. Il consiglio federale della Federcalcio ha approvato in gran fretta il nuovo codice, con le regole che guideranno i processi disciplinari nati dalla stagione degli scandali.
L’eredità di Calciopoli ha lasciato il segno e fra le novità contenute nei 55 articoli del codice ce n’è una rivoluzionaria. Se gli incolpati ammettono le proprie responsabilità, collaborano e contribuiscono a far scoprire violazioni del regolamento, la procura federale può proporre al giudice di ridurre le sanzioni fino a trasformarle in “prescrizioni alternative”.
E l’ultimo comma dell’articolo 24 prevede che i vantaggi ottenuti dal pentito possano estendersi alla società di cui fa parte, quando le violazioni sono contestate anche al club. Oltre ai benefici della collaborazione con gli inquirenti, l’articolo 23 concede un’ulteriore chance agli accusati, a patto che non siano recidivi: prima della conclusione del procedimento di primo grado possono dichiararsi colpevoli e patteggiare, proponendo una pena ridotta che accettano in cambio della chiusura del procedimento. In tal caso la decisione sarà inappellabile.
Con una decisa svolta verso le regole del processo penale, il nuovo codice è in vigore dal 1° luglio per sostituire, ancor prima che diventasse operativo, quello messo a punto all’indomani della crisi dal commissario straordinario della Figc Luca Pancalli. La riforma prodotta dall’ufficio giuridico della Federcalcio è stata presentata dal presidente Giancarlo Abete, che ha voluto minimizzare le modifiche rispetto al “codice Pancalli”. Ma agli esperti non sfugge il cambio di rotta.
Accanto all’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento delle gare c’è ora un chiaro intento punitivo che non convince del tutto gli esperti. Secondo l’avvocato Lucio Giacomardo, docente in una delle prime cattedre di diritto sportivo, istituita all’Università di Napoli, “il processo sportivo dovrebbe essere simile a quello disciplinare e non a quello penale, altrimenti si rischierebbe di dover introdurre anche qui garanzie processuali, come la verifica delle dichiarazioni dei pentiti, a svantaggio della celerità e della sanzione sportiva”.
La bilancia della giustizia dello sport pende ora verso il potere degli inquirenti. E delle nuove norme è soddisfatto il procuratore federale Stefano Palazzi, che le definisce “un’arma in più contro eventuali accordi trasversali per pilotare partite e risultati”.
In questa direzione vanno le altre novità del codice. Anzitutto sanzioni per “tre o più soggetti che si associano per commettere illeciti”, un reato identico all’associazione a delinquere del Codice penale. Inoltre il divieto per società, dirigenti e tesserati di avere “rapporti abituali” con esponenti della giustizia sportiva e dell’associazione arbitri. Infine, l’ufficio indagini assorbito dalla procura federale. Da questo momento chi conduce le inchieste potrà sostenere anche l’accusa in giudizio: una condizione indispensabile per far funzionare gli accordi con i collaboratori di giustizia.
Ciliegina sulla torta, la creazione di una sorta di Csm dello sport, una commissione di garanzia di cui fa parte anche l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che dovrà giudicare sulle irregolarità commesse dagli stessi giudici sportivi. Per la serie: chi è senza peccato…

Bjarne Riis con Ivan Basso quando era sua direttore sportivo
Piange Erik Zabel (attualmente compagno di squadra di Alessandro Petacchi nella Milram) mentre racconta, in conferenza stampa, che ha fatto uso di Epo nel 1996 quando faceva parte della squadra tedesca T-Mobile. Il ciclone doping si abbatte con più forza sul mondo del ciclismo che, se da un lato celebra il Giro d’Italia, dall’altro assiste, come spettatore impassibile, all’evolversi della situazione. Cadono uno a uno tutti coloro che di quella squadra fecero parte. Cadono sotto il peso della colpa per aver fatto uso di sostanze dopanti. Cadono travolti dagli eventi. Ammettono i corridori e ammettono anche i medici. Ammettono tutti.
Si sfoga e confessa anche Bjarne Riis. Già proprio lui. Il castigatore di Ivan Basso e suo ex direttore sportivo. Il danese parla senza freni e senza usare mezzi termini. Ha usato Epo nel ‘96, anno in cui vinse il Tour de France. Proprio quel Tour de France che Ivan Basso, lo scorso anno, non poté disputare a causa del suo coinvolgimento nella cosiddetta Operation Puerto sul doping in Spagna. Fu lo stesso Riis a cacciare, quasi subito, il varesino dalla sua squadra: la Csc. Ora è lui stesso al centro dello scandalo. E di quella pagina così brutta di sport racconta i dettagli: “Era un’abitudine di tutti i corridori prendere Epo. Ho comprato Epo e me lo sono preso da me”, dice Riis che poi aggiunge: “Non sono degno di quella maglia”, la gialla di vincitore della Grande Boucle.

Intanto si susseguono i mea culpa. Prima di Riis era stata la volta di Christian Henn, attuale direttore sportivo della Gerolsteiner. Anche lui facente parte dello stesso team e colpevole della stessa pratica proibita. Di pochi giorni fa la confessione di un massaggiatore della T-Mobile che avrebbe iniettato a Jan Ullrich (coinvolto come Basso nello scandalo del doping spagnolo) ancora Epo. Ci si chiede a questo punto: “Ma chi controlla i controllori?” ovvero quelli che alla fine si ergono a paladini dei corridori?

Ogni volta che inizia il Giro d’Italia comincia il toto-blitz: interverranno i carabinieri dei Nas per setacciare la carovana alla ricerca di medicinali proibiti? In questi giorni, è noto, le procure di Busto Arsizio (Varese), Bergamo e Roma, indagano su Ivan Basso, vincitore del Giro d’Italia 2006, che nei giorni scorsi ha ammesso di essersi fatto prelevare del sangue nel laboratorio spagnolo del dottor Eufemiano Fuentes (qui il suo profilo secondo Wikipedia, specializzato in autoemotrasfusioni, vietate dalla normativa antidoping.
Così ora in molti scommettono sull’intervento di questa o quella procura alla Corsa rosa e, basandosi sulla competenza territoriale dei pm che indagano, provano a indovinare le tappe a rischio. Un gioco che fa riaffiorare i fantasmi del 2001 e il blitz di San Remo (Imperia).
A quanto risulta a Panorama.it si era rischiato il remake già l’anno scorso. Il 26 maggio, confusi tra il pubblico, all’arrivo del passo dell’Aprica (Sondrio), c’erano decine di carabinieri pronti ai controlli. Quel giorno Ivan Basso stroncò sull’ultima salita la resistenza di Gilberto Simoni e tagliò il traguardo sventolando la foto del figlio Santiago, appena nato. Una festa che i Nas erano pronti a rovinare. Poi arrivò il contrordine della procura di Torino e i carabinieri tornarono a casa. Il motivo? Forse il fondato timore di non trovare prodotti vietati al seguito delle squadre. Oppure, come sussurra qualche ben informato, una decisione dettata semplicemnte dalla Ragion di Stato. Erano i giorni di Calciopoli, la Nazionale stava per volare Germania per i Mondiali e la procura torinese era nella bufera per aver archiviato un procedimento che conteneva delle intercettazioni “sensibili” dell’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. Chissà.
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Ci eravamo lasciati il 28 maggio dello scorso anno sul Santuario della Madonna del Ghisallo, con Gilberto Simoni che accusava Ivan Basso, ci risiamo, di avergli chiesto dei soldi per fargli vincere la tappa dell’Aprica, la 20esima. Allora tutti pensarono che Gibo, come è soprannominato Simoni, fosse il bambino cattivo e invidioso. Ora, ripensandoci, la questione sembra un po’ diversa. Basso forse non è quel bravo ragazzo che vuol sembrare, e Simoni ha solo detto la verità. Ma la vita va avanti e un anno dopo circa torna il Giro d’Italia.
Sarà questa la 90esima edizione della Corsa Rosa (qui il calendario, tappa per tappa). Lo scorso anno Basso stravinse (oltre nove minuti di distacco dal secondo, Gutierrez Cataluna). Quest’anno ci sarà, invece, maggior equilibro, anche se questo Giro parte, evidentemente, in sordina. Lo scandalo doping, l’ammissione e la seguente retromarcia di Basso sulla Operation Puerto, ha spostato l’obiettivo. Così i tanti appassionati guarderanno i loro beniamini con occhio diverso. Molto diverso. Ogni vittoria, anche la più sofferta, potrebbe avere un punto interrogativo e un significato differente. Intanto, si parte.
Dopo 16 anni si torna in Sardegna. Subito al via con una cronometro a squadre da Caprera alla Maddalena, scelta come inizio del Giro per festeggiare il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi che proprio qui ebbe la sua ultima dimora. Tre tappe nell’isola e si torna sulla Penisola. Ci si inerpicherà lungo l’Appennino centrale e poi via, per l’ultima e decisiva settimana, tra le salite, faticose, del Nord Italia. Senza Ivan Basso, il pronostico è aperto. E saranno, come spesso accade, gli italiani a farla da padrone. In pole vedremo altri due rivali storici: il vecchio e il giovane, ossia Gilberto Simoni, 35 anni, e Damiano Cunego, 25. A fare da guastatore Danilo Di Luca, che dopo le delusioni dello scorso anno, è deciso a fare bene. E i segnali ci sono tutti: la vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi parla da sola. Qualche acuto è sicuro, lo regaleranno anche Paolo Savoldelli, il campione del Mondo Paolo Bettini, Stefano Garzelli e Davide Rebellin. Appuntamento per il gran finale il 3 giugno e come sempre a Milano, per la sfilata conclusiva e il volatone di gruppo.
Il calendario del 90° Giro d’Italia, tappa per tappa.
1a tappa: sabato 12 maggio Caprera -La Maddalena, cronometro a squadre di 25,6 km
2a tappa: domenica 13 maggio Tempio Pausania – Bosa di 205 km
3a tappa: lunedì 14 maggio Barumini – Cagliari di 181 km Martedì 15 maggio: trasferimento e riposo
4a tappa: mercoledì 16 maggio Salerno - Montevergine Di Mercogliano di 153 km
5a tappa: giovedì 17 maggio Teano – Frascati di 173 km
6a tappa: venerdì 18 maggio Tivoli – Spoleto di 177 km
7a tappa: sabato 19 maggio Spoleto-Scarperia di 254 km
8a tappa: domenica 20 maggio Barberino di Mugello-Fiorano-Modenese di 200 km
9a tappa: lunedì 21 maggio Reggio Emilia-Lido di Camaiore di 177 km
10a tappa: martedì 22 maggio Camiore-Santuario Nostra Signora della Guardia di 250 km
11a tappa: mercoledì 23 maggio Serravalle-Pinerolo di 198 km
12a tappa: giovedì 24 maggio Scalenghe-Briancon (Francia) di 163 km
13a tappa: venerdì 25 maggio Biella-Santuario di Oropa cronometro individuale di 12,6 km 14a tappa: sabato 26 maggio Cantù-Bergamo di 192 km
15a tappa: domenica 27 maggio Trento-Tre Cime di Lavaredo di 184 km Lunedì 28 maggio: riposo
16a tappa: martedì 29 maggio Agordo-Lienz (Austria) di 189 km
17a tappa: mercoledì 30 maggio Lienz (Austria)- Monte Zoncolan di 142 km
18a tappa: giovedì 31 maggio Udine-Riese Pio X di 203 km
19a tappa: venerdì 1 giugno Treviso-Terme di Comano di 179 km
20a tappa: sabato 2 giugno Bardolino-Verona cronometro individuale di 43 km
21a tappa: domenica 3 giugno Vestone-Milano di 185 km.
Le dirette tv sono su Rai Tre e Eurosport, sempre dal primo pomeriggio.
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