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Blitz dei carabinieri anti mafia | (Ansa)
“…che schifo le femmene comm’a cheste. Comme po’ fa n’azione e cheste ‘na mamma e figlie”. Piangeva Pasquale, quando la madre del boss è entrata nella stanza e si è messa a ridere. Rideva del “coraggio” del figlio, che aveva appena sparato un colpo di pistola alle gambe di un uomo annichilito dalla paura. Da oltre un’ora il boss lo stava minacciando con una pistola ad aria compressa davanti agli uomini d’onore della cosca e a quella stessa madre, che entrava in scena per controllare come stavano procedendo gli “affari”. Continua

In principio il raduno del delirio doveva essere nelle campagne di Torvaianica. No: troppo in vetrina. Allora a Maccarese, dentro un hangar vicino al lido di Fregene. No: troppo caldo. Ultima possibilità dell’inferno ballato: in un vecchio magazzino di Nettuno. Poi alle 7 di sera il tam tam degli sms ha urlato che la polizia era all’erta. Che dopo la morte dei due ragazzi nel giorno di ferragosto c’era il pericolo di un blitz nemmeno tanto pacifico. Così la folla del rave ha deciso di disperdersi “come una mandria di bufali infuriati”.
Ma prima di tornare alla “noia di quest’estate”, qualcuno dei ragazzi ha voluto raccontare cos’è per loro un rave party. Ha voluto dire come “questo paradiso di anime libere può diventare un inferno che ti fa sputare il diavolo”. Un inferno che negli ultimi anni ha bruciato dieci morti. Compresi i ragazzi del Salento e di Bocca della Selva in Molise. Ecco i sogni spezzati e le agghiaccianti verità di Stefano, Marco, Arianna, Simona e Cipriana.
Continua
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Droga e crisi economica? Il binomio, purtroppo, rimane possibile (e praticabile).
Se non da un punto di vista dei soldi (il mercato dello spaccio sta subendo un contrazione ma la “piazza” dei consumatori continua ad allargarsi), almeno da un punto di vista psicologico, sociale e culturale.
Tanto che i dipendenti di droga in Italia continueranno ad aumentare, almeno nei prossimi 3 anni. E mentre la cocaina si attesta su valori di consumo standard (700mila gli italiani che snifferanno da qui a tre anni), entro il 2012 è previsto un prepotente ritorno sul mercato dell’eroina: il suo consumo dovrebbe crescere del 40%. Si ipotizza inoltre un boom per le droghe “da discoteca”, come ecstasy e anfetaminici, i cui consumatori abituali dovrebbero essere circa un milione nel 2012.
I dati, foschi e preoccupanti, sono contenuti nel rapporto (qui il .pdf) del centro studi Prevo.lab di Milano, il laboratorio previsionale sulle dipendenze della Lombardia ed è riportato dal sito droga.net di Riccardo Gatti (Medico, Psicoterapeuta e Specialista in Psichiatria, Direttore del Dipartimento delle Dipendenze della A.S.L. Città di Milano. Professore a contratto, all’Università Statale di Milano Bicocca.
Si diceva, mercato degli stupefacenti e crisi economica. Ecco cosa sostengono gli esperti di Prevo.Lab: la strategia dei sognori dello spaccio è cambiata. Se “fino a qualche mese fa, si è assistito a un allargamento della base di penetrazione del mercato e a una tendenza ad acquisire un elevato numero di consumatori – benché basso-consumanti – anche proponendo prodotti a un prezzo inferiore”, ora ell’attuale fase economica, invece, “sembra prevalere la logica economica di strategie a breve termine e guadagno immediato: alto-consumo, assuefazione, fidelizzazione e mantenimento del mercato”. La nuova tendenza dei trafficanti, che si comportano sempre più da imprenditori, è quella di “investire su clientele fidelizzabili (cioè uno “zoccolo duro” con elevata dipendenza, ndr) a sostanze come l’eroina, il cui potere di indurre tolleranza e, quindi, dipendenza, più facilmente di altre droghe, ne rende meno probabile un uso saltuario a basso dosaggio”.
Come si diceva, l’eroina sarà la protagonista del mercato degli stupefacenti da qui a tre anni. E ilperché gli analisti lo spiegano così: “In una situazione di crisi, recessione, negatività e passività (quale la fase attuale), di cosa ha bisogno il consumatore? Oggi si sente il bisogno di evasione, di fuga, di abbandono di una realtà che non soddisfa. Per questa ragione, chi compra droga si affida a sostanze in grado di dargli questa possibilità: la grande mamma eroina, la premorienza della ketamina, i viaggi degli acidi. L’eroina, nello specifico, è una sostanza che anestetizza e che sembra ben inserirsi in una società chiusa su di sé, che involve. Anche la persona si chiude su di sé, isolandosi così dal contesto opprimente”.
La conferma del nuovo trend viene dalle quotazioni. Secondo le stime di Prevo.lab per il triennio 2009-2012 gli eroinomani saranno 160 mila (40% in più rispetto ad ora). A partire dalle metropoli: Milano, Roma, Torino, Napoli. Diffusione garantita dal basso costo della dose: secondo i dati della Direzione centrale servizi antidroga, per un grammo di polvere bianca oggi si pagano 74 euro, ma nel 2012 scendeanno a 67. Una dose di coca (0,20 grammi) costerà 13 euro, mentre per l’eroina si scenderà a 7 euro.
Costeranno di più invece gli spinelli: nel 2002 per comprarli ci volevano 6 euro, diventeranno 11 nel 2012 e la diffusione di hashish e marijuana si confermerà alta: tra i 5 e i 6 milioni di italiani (con una crescita del 5% contro il 20% entro il 2011 previsto dal rapporto dello scorso anno). Sul mercato arriveranno poi le cosiddette “Cyber drugs” che , come spiega il Gat, Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, agiscono direttamente sul cervello, sollecitandolo e provocando reazioni che vanno dall’eccitazione al rilassamento. Gli stessi effetti delle droghe, di cui questi file portano il nome, a seconda, appunto, del risultato.
Saranno 270mila, dice sempre il rapporto, a usare ecstasy e anfetaminici, cioè il 3% degli italiani tra i 15 e i 54 anni.
- Tags: cocaina, costo, droga, Europa, grammo, mercato, narcotraffocanti, Nord-America, Onu, polvere-bianca, spaccio
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Quanto può costare un grammo di cocaina nel mondo? Il prezzo sembra legato alla distanza dai luoghi di produzione: se nello Stato sudamericano di Panama costa 1,4 euro, in Nuova Zelanda può superare i 210 euro. È il prestigioso settimanale Economist a osservarlo, aprendo un dibattito tra i suoi lettori. “In Cina il prezzo è differente in ogni regione” osserva “per esempio, nella Cina sudoccidentale, vicino alla Tailandia, è davvero basso così i poveri possono permettersela”.
A sollevare la questione è stato un rapporto dell’Onu appena pubblicato: i cocainomani sono tra i 16 e i 21 milioni, tanti quanti la popolazione della Romania (qui il .pdf). Il principale mercato del mondo si conferma il Nord America (Canada e Stati Uniti), dove, però, il consumo è in diminuzione.
E in Europa? Secondo le Nazioni Unite il traffico di polvere bianca è in declino nelle nazioni dell’Ovest, almeno a giudicare dal volume dei sequestri. Ma nei paesi dell’Est, invece, l’uso della “neve” è in rapida crescita. I prezzi di strada, inoltre, sono aumentati nel 2007. In particolare, l’Italia è il terzo mercato dell’Ue: i consumatori sono il 2,2 per cento della popolazione. Alle radici di questi fenomeni, secondo le Nazioni Unite, sarebbe la riduzione dei campi coltivati in Colombia grazie alle politiche di contrasto: un colpo ai cartelli dei narcotrafficanti che non sarebbero riusciti a recuperare con le produzione in Perù e Bolivia.
Eppure altre rilevazioni segnalano un andamento differente: secondo il ministero degli esteri inglese, in Gran Bretagna (la principale piazza europea), un grammo costa tanto quanto un boccale di birra. Un crollo verticale dei prezzi rispetto a dieci anni fa che ha ampliato il mercato. In Italia l’uso di cocaina tra i govani è il più alto dell’Ue: in una ricerca dell’Ue, il 7,4 per cento degli intervistati tra i 15 e i 34 anni ha dichiarato di averne fatto uso almeno una volta.
I cocainomani, poi, bruciano il 60 per cento del loro reddito per acquistare le strisce. Secondo l’Onu, la maggior parte dei sequestri avviene in America (l’88 per cento), seguita dall’Europa (l’11 per cento).
Da mesi, però, la stampa internazionale ha acceso i riflettori sul Belpaese: il Los Angeles Times ha dedicato la prima pagina alla ndrangheta, “una crudele e misteriosa rete di 155 famiglie nelle aspre colline della Calabria”. Meno nota di Cosa Nostra siciliana, gestisce la maggior parte dei flussi di cocaina verso l’Europa.
Il VIDEO con le indagini del procuratore aggiunto Nicola Gratteri sulla ‘ndrangheta e sul traffico di cocaina
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Duecentoquattordici episodi di pirateria stradale nei primi sei mesi di quest’anno, il 57% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno passato (quando erano stati 136), per un bilancio complessivo di 43 persone uccise (-10%) e 263 ferite (+ 107%).
A rilanciare l’allarme è l’Associazione amici sostenitori polizia stradale che sottolinea come il monitoraggio affidato allo speciale osservatorio del periodico Il Centauro “riguarda solo una piccola parte degli eventi effettivamente accaduti”.
Anche se il dato 2009 conferma, purtroppo, il trend al rialzo. Nel 2008, rispetto al 2007, sempre secondo i dati Asaps di Forlì, sono stati 136 gli eventi osservati (+74%), con 48 morti (+30%) e 127 feriti (addirittura +92%).
Boom di incidenti
Gli episodi passati al setaccio dall’Osservatorio sono quelli più gravi, utili, spiega il presidente Giordano Biserni, “per ottenere importanti spunti di riflessione”: il 75% degli autori viene poi smascherato, mentre “solo” il 25% resta ignoto. Su 214 inchieste monitorate, 160 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 73 occasioni (45,6% delle individuazioni) e denunciato a piede libero in altre 87 (54,4%). Su tutti questi eventi pesa l’ombra dell’alcol e delle droghe: in 59 casi, 37%, ne è stata accertata la presenza, “ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato ‘attendibile’. Bisogna infatti considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, 160 su 214. In diversi casi poi gli investigatori non possono più sottoporre il pirata a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento”.
Gli eventi mortali sono stati 42 (19,6%), quelli con lesioni 172 (80,4%), con 43 vittime e 263 persone ospedalizzate. “Ovvio” aggiunge Biserni “che al nostro esame passano solo gli atti di pirateria più grave, quelli che bucano la cronaca o che i nostri 700 referenti sul territorio selezionano sulla scorta di precisi standard di riferimento”.
La mappa degli episodi, regione per regione
La regione che vanta il poco invidiabile primato è la Lombardia, con 36 episodi, seguita dal Lazio (29), Emilia- Romagna 28 e Veneto (18), Puglia (15), Liguria (14), Piemonte, Toscana e Sicilia (11). Le categorie deboli della strada, in particolare anziani e bambini, pagano un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 26 sono gli anziani coinvolti. Incremento vistoso dei bambini vittime di pirateria in 42 episodi (13,7% del totale), rispetto ai 17 del 2008.
Tanti gli stranieri, tra le vittime i pirati
L’Osservatorio ha preso in esame anche la presenza di conducenti stranieri, definiti per questo “attivi”. Il 26,9% dei pirati identificati è risultato essere forestiero; anche l’11,1% delle vittime è costituito da stranieri. Il 58,4% degli atti di pirateria - 125 su 214 - avviene di giorno. Nel mese di luglio, ad oggi, sono già stati monitorati 29 episodi, con 12 morti e 44 feriti (23 pirati identificati).
L’identikit del pirata? “Nella maggior parte dei casi uomini di età fra i 18 ed i 45 anni, spesso sotto effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti. I motivi della fuga sono sempre gli stessi: guida senza patente perché mai conseguita o ritirata, paura di perdere i punti e quindi la stessa licenza di guida, assicurazione falsa o scaduta e per questo decidono di fuggire, sottraendosi alle proprie responsabilità. Le pene, peraltro, rimangono non elevatissime: da un anno a tre anni. Ora però le sanzioni per l’omicidio colposo connesso col consumo di alcol o sostanze stupefacenti sono diventate più pesanti. Le vocazioni all’irresponsabile fuga dovrebbero calare, se non altro per il fatto che tre pirati su quattro vengono scoperti”.
Report pirateria primi sei mesi 2009
Totale: 214
Notturni: 89 (41,6%)
Diurni: 125 (58,4%)
Autore noto: 160 (74,8%)
Autore ignoto: 54 (25,2%)
Denuncia (*): 87 (54,4%)
Arresto (*): 73 (45,6%)
Ebbrezza accertata (**): 59 (36,9%)
Stranieri attivi (*): 43 (26,9%)
Stranieri passivi (***): 34 (11,1%)
Donne (*): 10 (6,2%)
Eventi mortali: 42 (19,6%)
Eventi con lesioni: 172 (80,4%)
Persone uccise: 43
Persone ferite: 263
Pedoni – episodi 96
morti: 21
feriti: 75
morti: 21,9%
feriti: 78,1%
Ciclisti – episodi 19
morti: 3
feriti: 16
morti: 15,8%
feriti: 84,2%
di cui under 14: episodi 10
morti: 2 feriti: 8
morti: 20%
feriti: 80%
(*) ovviamente, il dato si riferisce agli autori noti, in tutto 160
(**) la fattispecie riguarda anche l’assunzione di sostanze stupefacenti. Si ricorda che in molti casi l’ebbrezza non è stata rilevata per il semplice fatto che l’autore è stato individuato a distanza di giorni, quando gli effetti sono ormai scomparsi. Ci si riferisce, dunque, ad episodi di cui si sia individuato l’autore, ma il dato è da considerarsi sottostimato.
(***) Percentuale sul totale delle vittime tra morti e feriti, in tutto 306
Elaborazione Il Centauro/ASAPS.
Fonte: referenti Asaps e cronaca
Visualizza Allarme pirateria, più 57% nella prima metà del 2009 in una mappa di dimensioni maggiori
Più di un morto al giorno, 502 in tutto nel 2008. Sono le vittime fatte dalla droga in Italia, secondo la relazione annuale della Direzione centrale dei servizi antidroga della polizia. I decessi per abuso di sostanze stupefacenti nello scorso anno si aggiungono ai quasi 22 mila morti dal 1973 - l’anno in cui sono cominciate le rilevazioni - a oggi.
Bollettino di guerra. Le vittime comunque sono in calo rispetto al 2007 del 17,16 per cento. La scorsa relazione infatti ne registrava 606. La droga che uccide di più resta l’eroina, nel 2008 ha causato 209 morti, quasi la metà, mentre la cocaina è responsabile di 37 decessi, il metadone di 9 e l’mdma anfetamina di 3. In 242 casi invece non è stata indicata la sostanza. La maggioranza delle vittime - 450, l’89,64 per cento - sono uomini, mentre le donne rappresentano il 10,36 per cento del totale (52 vittime). Quanto alle fasce d’età, il numero più alto di morti si registra a partire dai 25 anni per raggiungere i picchi massimi nella fascia superiore ai 40 anni.
Dalla relazione emerge però che nel 2008 ci sono stati ben 14 morti nella fascia tra i 15 e i 19 anni (8 ragazzi e 6 ragazze) e un adolescente sotto i 15 anni. Per quanto riguarda invece i dati regionali, la zona più colpita è quella del Lazio (87 vittime), seguita da Campania (71), Lombardia (39) e Veneto (35), mentre tra le città in testa c’è Roma (69 morti), seguita da Napoli (37), Perugia (24) e Torino (16).
Piccoli pusher. Un altro dato preoccupante contenuto nella relazione della Dcsa certifica l’aumento dei minori coinvolti nei traffici di droga in Italia (in maggioranza al nord), mentre calano le donne. I minorenni segnalati all’autorità giudiziaria nel 2008 sono stati 1.124, di cui 76 in stato di arresto, corrispondenti al 2,19 per cento del totale delle persone segnalate a livello nazionale, con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente dell’8,29 per cento. In particolare 1.114 minori sono stati segnalati per traffico illecito e 10 per associazione finalizzata al traffico.
Tra i minori denunciati, 209 sono di etnia straniera, in particolare marocchini e albanesi. “Il fenomeno della droga”, conferma Stefano Benettoni, direttore centrale della Dcsa, “investe sempre più le fasce giovanili, significativi i dati sui ragazzi coinvolti in attività di spaccio. Appare dunque utile, una collaborazione tra tutti gli operatori impegnati nella lotta alla droga, nel campo preventivo e in quello propriamente repressivo della polizia”.
Droga home made. La Direzione centrale antidroga sottolinea inoltre che le mafie hanno cominciato a produrre in proprio la droga e questo perché “la coltivazione diretta garantisce guadagni maggiori e meno rischi per il trasporto”. Nella Valle dello Jato, vicino a Palermo, ricorda la relazione, “è stata trovata la più grande piantagione di hashish e marjiuana mai vista in Italia, oltre un milione e 400 mila piante che la forze di polizia hanno sequestrato”. La produzione di cannabis sta diventando l’oro verde del capitalismo criminale. Calabria, Sicilia e Puglia sono le regioni in cui proliferano le piantagioni di canapa indiana, il Sud è la zona scelta dai trafficanti anche per ragioni climatiche. Dietro c’è il controllo di Cosa nostra.
La ‘Ndrangheta è “una delle grandi holding della droga”, continuano gli esperti del Viminale, specializzata nel commercio della cocaina, ha contatti con mezzo mondo, “è l’organizzazione che negli ultimi venti anni ha fatto diventare l’Italia il centro strategico del mercato globale della coca, instaurando contatti diretti con i narcos della Colombia e detenendo il monopolio del traffico in Europa”. Ma le organizzazioni criminali sono transnazionali e pronte a formare alleanze anche per un solo affare, una sorta di criminal agreement in funzione della convenienza economica. Nasce così il sistema delle “puntate”, un modo per raccogliere ingenti capitali con la partecipazione di più cartelli, che fanno capo a una o più organizzazioni, per acquistare grosse partite a prezzi sempre più vantaggiosi, in modo da immettere sul mercato droga per tutte le tasche.
Arresti e sequestri. Sul fronte del contrasto al traffico di stupefacenti infine i dati riguardano oltre 35 mila persone denunciate, di cui 28.522 arrestate. Dalla relazione emerge anche un boom dei sequestri di hashish, aumentati del 70 per cento rispetto all’anno precedente. “Nel nostro paese”, sottolinea la Dcsa, “operano le organizzazioni criminali fra le più agguerrite, tanto italiane che straniere, e l’Italia si colloca fra i principali poli europei sia come area di transito che di consumo”, tanto che “la domanda e l’offerta di droga rimangono elevate malgrado il traffico illecito sia stato incisivamente contrastato dalle forze di polizia”.
Complessivamente nel 2008 sono stati sequestrati 42.196 chili di droga e le operazioni antidroga sono state 22.470, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’1,63 per cento. Nello specifico, c’è stato un calo dei sequestri di eroina (-30,22%) e della marijuana (-47,69%) a fronte di un aumento dei sequestri di cocaina (4,66%), di Lsd (14,49%) e, soprattutto, di hashish (70,24%). In termini quantitativi, il sequestro più rilevante è stato effettuato in Sicilia, dove le forze di polizia hanno recuperato ad aprile 3.500 chili di hashish. Sono state invece 35.097 le segnalazioni all’autorità giudiziaria, che hanno portato a 28.522 arresti (il 3,18% in più rispetto all’anno precedente). Le denunce hanno riguardato nella maggioranza dei casi (23.691 persone, 67,50%) cittadini italiani, ma vi è anche un consistente numero di stranieri: 11.406, il 32,50 per cento del totale con un incremento del 6,1 per cento rispetto al 2007.
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È scattata alle prime ore dell’alba una vasta operazione antidroga dei carabinieri nelle province di Caserta, Napoli e in altre località in Italia per arrestare 40 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’importazione, detenzione e spaccio di ingenti quantità di sostenze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. Una decina di soggetti appartengono al clan del Casalesi.
L’operazione, che conclude una complessa attività d’indagine coordinata dalla Dda di Napoli, ha connsetito di individuare un gruppo che trafficava ingenti quantità di cocaina e hashish sul litorale domitio e in particolare nei comuni di Castel Volturnio, Mondragone e Giugliano in Campania. Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati complessivamente 45 kg di sostanze stupefacenti, circa 10mila euro in contanti e titoli, oltre a fucili e pistole mitragliatrici, e tratte in arresto in flagranza di reato 26 persone.
L’operazione, denominata “Matriarca”, coordinata dalla Dda di Napoli, ha consentito di individuare un gruppo che trafficava cocaina e hashish sul litorale domitio e in particolare nei comuni di Castelvolturno, Mondragone e Giugliano in Campania.
Nel corso dell’indagine erano già stati sequestrati complessivamente 45 chili di sostanze stupefacenti e circa 10mila euro in contanti e titoli, nonché fucili e pistole mitragliatrici, ed erano state arrestate in flagranza di reato 26 persone.
Partito da Lima, Perù, con quasi venti chili di cocaina nascosti in valigia, ha cercato il modo più ingegnoso per beffare i controlli di frontiera. Ma ai cani antidroga dell’aeroporto di Malpensa non è sfuggito il carico proibito e il beffato è diventato lui, arrestato dalla Guardia di finanza. È successo pochi giorni fa nel Milanese, in manette è finito un peruviano di 28 anni.
Era il corriere perfetto: cittadino peruviano, regolarmente residente in Italia, incensurato. Si è imbarcato a Lima con 19,5 chili di cocaina nel bagaglio. La droga era nascosta bene: impastata con della resina e usata per rifare le sponde laterali della valigia (dopo aver smontato quelle originali) per rivestire il retro di alcuni quadretti votivi e per scrivere delle frasi su alcune magliette. In questo modo oltre che invisibile la coca era praticamente inodore e poco reattiva al narcotest.
Il peruviano poi ha preso un volo da San Paolo diretto a Bruxelles, ma durante lo scalo a Parigi è uscito dall’aeroporto e ha preso il treno per Milano centrale. Senza la valigia, che ha continuato per il Belgio. Prima di partire per Milano, il corriere ne ha denunciato lo smarrimento, indicando come indirizzo per la restituzione la sua residenza di Sesto San Giovanni.
Il bagaglio rintracciato quindi arriva a Malpensa, dove una società di consegne a domicilio lo deve ritirare per riconsegnarlo al proprietario. Ma qui i cani antidroga delle Fiamme gialle fiutano la cocaina e dalla valigia a prima vista in regola vengono fuori i quasi venti chili di polvere bianca. I militari del Nucleo Malpensa quindi si travestono da fattorini, prendono in prestito il furgoncino della società che fa le consegne e bussano alla porta del peruviano. Una volta riconosciuto il bagaglio e firmato il registro, il 28enne è stato arrestato.