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Duisburg
Ha solo 30 anni ma è un capo assoluto, è nato a Siderno (Reggio Calabria), risiede a Kaarst, nella Renania-Westfalia, e lì è titolare di due pizzerie. Si chiama Giovanni Strangio, da San Luca, Aspromonte reggino, trovato in un appartamento ad Amsterdam con un milione di euro e arrestato, dopo due anni e mezzo di latitanza, ricercato perchè sospettato di essere tra gli autori della strage di Duisburg.
Prima dell’omicidio delle sei persone, davanti al ristorante “Da Bruno” della città tedesca nel Ferragosto di due anni fa, di Giovanni Strangio neanche si parlava. Non era tra quelli più in vista nella geografia mafiosa della locride, anche se era cugino di Maria Strangio, la donna uccisa a Natale del 2006 a San Luca, episodio che gli inquirenti datano come quello della nuova partenza della sanguinosa strage tra i due gruppi criminali aspromontani.
Già in concomitanza con il funerale di Maria Strangio, Giovanni Strangio era stato arrestato dalla Polizia perchè trovato in possesso di una pistola. Ed in carcere era rimasto fino a giugno del 2007. Ma veniva considerato un ‘picciottò di taglia piccola. Poi più niente.
Di lui si erano perse le tracce in Calabria, ma l’8 agosto 2007 Strangio era stato segnalato in Germania. Il 10 aveva affittato un’automobile, una Renault Clio nera. Auto centrale ai fini dell’indagine condotta dalla Polizia tedesca e da quella italiana sull’agguato di metà agosto.
Per ricollegare la mattanza di Duisburg al nome di Giovanni Strangio passarono, in realtà , poche ore. A Kaarst venne, infatti, perquisita la sua abitazione: lui non c’era, ma alla Polizia tedesca era apparsa subito un’abitazione abbandonata in tutta fretta e, del resto, l’identikit diffuso poche ore dopo la strage lasciava pochi dubbi. Quel testimone che racconta alla Polizia di avere visto una persona allontanarsi dal ristorante “Da Bruno” alla guida di un’automobile nera e a forte velocità sembrava essere in tutto e per tutto come la descrizione di Giovanni Strangio.
Lui è un giovane dal cognome pesante, cugino di un altro Strangio, Sebastiano, entrambi considerati i capi della cosca denominata “Iancu”, tra le più radicate e pericolose di San Luca. “Nel corso degli anni - dice la polizia - la cosca ha acquisito un considerevole potere carismatico in forza del vincolo associativo che lega elementi socialmente pericolosi”.
Quando ad agosto 2007 viene emesso il provvedimento contro Giovanni Strangio all’inizio ne nasce anche una querelle: l’ordine di arresto sembra valido solo per il territorio tedesco in quanto il giovane non ha alcuna pendenza penale in Italia. Ma i primi di settembre l’ordine di cattura viene internazionalizzato ed eseguibile dunque in qualsiasi Paese europeo. Da allora è stata caccia all’uomo. L’uomo dagli occhi blu e dai capelli scuri non si trovava, nè a San Luca e nè nella Renania. Era in una casa tra i canali di Amsterdam e lì lo hanno scovato gli uomini di Renato Cortese, il capo della Mobile di Reggio, l’uomo che scova i latitanti, che prima di Strangio aveva arrestato nientemeno che Bernardo Provenzano.
Per il capo della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese che lo ha arrestato: “Antonio Pelle è il vero capo della consorteria omonima”. Quindi, ha aggiunto Cortese, durante la conferenza stampa per illustrare il blitz: “È il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg. Possiamo dire che Pelle è un capo in piena attività di comando”. La cosca Pelle-Vottari è contrapposta da anni al gruppo Nirta-Strangio nella cosiddetta “faida di San Luca”. Scontro che è culminato il giorno di Ferragosto del 2007 nella strage di Duisburg, in Germania, con l’uccisione di sei presunti affiliati della cosca Pelle-Vottari.
Pelle era nascosto in un bunker, nelle campagne di Ardore (un centro della Locride), dotato di tutti i comfort, la cui apertura era accessibile azionando un braccio meccanico posto all’interno della struttura. Quando ha capito che la polizia aveva scoperto il nascondiglio ha aperto la botola ed è uscito con le mani alzate e senza opporre resistenza.
Agli agenti che lo stavano arrestando ha detto “non sparate, mi chiamo Bellantoni”. Ma per gli altri componenti della cosca - come emerge dalle conversazioni telefoniche ed ambientali intercettate dagli investigatori nelle indagini sulla faida di San Luca - era “la mamma” ed era anche detto “Ntoni Gambazza”.
Pelle è stato condannato nel 1998, in primo grado, alla pena di 19 anni di reclusione ed alla misura di sicurezza delle libertà vigilata per il periodo di 3 anni, ma fu assolto in appello. Nell’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti, emessa dal Gip di Reggio Calabria, si evidenzia “la caratura criminale dell’indagato, il suo rango in ambito mafioso, la devozione nutrita nei suoi confronti dagli affiliati, pronti ad eseguire senza indugio ogni suo suggerimento o richiesta”.
Pelle era latitante dall’agosto del 2007, quando si sottrasse all’arresto nell’ambito dell’operazione Fehida, fatta dalla polizia nell’ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un’eventuale vendetta da parte della cosca avversaria.
Nella cavità sotterranea gli agenti hanno trovato diverse schede per telefoni cellulari e una mini piantagione di marijuana. Altra documentazione è stata sequestrata ed è adesso al vaglio degli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del servizio centrale operativo della polizia. Con lui è finito in manette il proprietario del capannone all’interno del quale c’era il bunker. Per Giuseppe Varacalli, 55 anni, di Ardore Marina, l’accusa è favoreggiamento.
“L’arresto del latitante Antonio Pelle, pericoloso capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca, può portare a rafforzare i rapporti con i colleghi tedeschi impegnati anche loro nella lotta alla ’ndrangheta”, dice soddisfatto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, commentando la cattura del latitante Antonio Pelle da parte degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco. Il capo dell’antimafia ha quindi chiamato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, per complimentarsi dell’operazione. Congratulazioni ha poi rivolto anche al questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, e al capo della squadra mobile, Renato Cortese.
In effetti quello messo a segno oggi è un colpo piuttosto duro per le cosche della ‘ndrangheta: con l’arresto di Pelle si va assottigliando la lista dei latitanti coinvolti nella faida di San Luca. Il 17 settembre scorso, infatti, i carabinieri hanno arrestato Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”, mentre era ricoverato in una clinica a Pavia.
Attualmente tra gli elementi di spicco che compaiono nella lista dei latitanti per la faida ci sono anche i cugini Giovanni e Sebastiano Strangio, rispettivamente di 29 e 33 anni.
Entrambi sono considerati dagli investigatori come gli elementi di spicco della cosca Strangio detta “Iancu”, tra le più radicate e pericolose di San Luca. Giovanni Strangio è, in particolare, ritenuto l’autore della strage di Duisburg nella quale furono uccise sei persone considerate dagli inquirenti vicini ai Pelle-Vottari.
Il VIDEO servizio:
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Ricoverato sotto falso nome in una clinica di Pavia. Ma i carabinieri l’hanno trovato, mentre navigava in Rete con un computer portatile, e l’hanno arrestato. Si tratta di Francesco Pelle, considerato il boss della cosca calabrese ritenuta responsabile della faida che ha portato alle stragi di San Luca e di Duisburg 32 anni, detto “Ciccio Pakistan”, Pelle era latitante dal 30 agosto dello scorso anno perche’ ritenuto il mandante della strage di Natale a San Luca.
Nell’agguato, compiuto il 25 dicembre 2006, rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, ritenuto uno dei capi dell’omonima cosca, e tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. Il delitto, secondo l’accusa, fu deciso da Francesco Pelle per vendicare un tentativo di omicidio subito il 31 luglio 2006 nel quale perse l’uso delle gambe.
Il boss, per il ricovero alla Fondazione Maugeri, istituto a carattere scientifico ubicato appena fuori la città , aveva presentato la fotocopia di una carta d’identità intestata a un uomo di origine calabrese, realmente esistente, e anch’egli paraplegico dopo un incidente stradale. Era ricoverato nel reparto di neuroriabilitazione in una stanza spaziosa, singola con bagno, televisione e un divanetto. Qui lo hanno prelevato i carabinieri che poi lo hanno accompagnato fuori dalla clinica su una carrozzella e portato nel centro clinico del carcere di Opera (Milano).
Il suo arresti, per molti pazienti, è stata una sorpresa. Questa mattina, al primo piano, dove Pelle era degente, c’era un gran trambusto e molte delle persone che sono presenti per fare la riabilitazione quasi non ci credevano. “Si faceva chiamare Pasqualino” ha raccontato un signore su una sedia a rotelle “ed era una persona normale, gentile. Si parlava del più e del meno, soprattutto di musica, film, computer e naturalmente dei nostri malanni”.
Un altro ricoverato, un signore anziano, alla domanda del perché l’accesso al reparto fosse vietato se non ai parenti più stretti, ha spiegato: “Questa notte hanno arrestato un boss. Noi non lo sapevamo ma era qui tra noi. Non ci si può più fidare di nessuno, falso nome, documenti falsi… Chissà dove andremo a finire”.
“Mi inginocchio e giuro di essere innocente dinanzi a Dio, al mondo intero e ai familiari delle vittime di questa orrenda strage”: Giovanni Strangio, sospettato principale della mattanza di Duisburg dove il 15 agosto dello scorso anno vennero trucidati sei giovani calabresi, parla con Panorama in edicola da venerdì, 8 agosto.
E sostiene di non avere nulla a che vedere con quel terribile fatto di sangue. “Ma credo che in questo momento le mie ragioni non interessino alla magistratura che deve dimostrare all’opinione pubblica internazionale, e soprattutto ai tedeschi, di risolvere velocemente il caso consegnando i colpevoli alla giustizia” dice. “Il fatto è che sono italiano, di San Luca e mi chiamo Strangio”.
Non nega di essere stato in Germania il giorno della strage: “Sono partito per andare in Germania a curare i miei interessi, avevo dei locali e dovevo provvedere alla loro gestione” dice, ma nega perfino l’esistenza di una faida di San Luca: “La faida è una costruzione giornalistica e dei magistrati. Io non sono affiliato alla ‘ndrangheta e so che nel mio paese esiste povertà , disoccupazione, ignoranza, diffidenza, ma anche amore, passione e voglia di lavorare”.
Non ha dubbi invece il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, titolare di tutte le inchieste della ‘ndrangheta di San Luca: “Strangio è l’autore del massacro di Duisburg, tant’è che la montagna di accuse nei suoi confronti, lo induce a sottrarsi alla cattura anziché presentarsi e spiegare le sue ragioni”, dichiara a Panorama.
Arrestato dai carabinieri il latitante Paolo Nirta, di 31 anni, considerato il reggente dell’omonima cosca di San Luca, da anni contrapposta in una faida ai Pelle-Vottari. Nirta è stato bloccato dai carabinieri del gruppo di Locri e dai militari dello squadrone cacciatori in un’abitazione di San Luca. Era ricercato nell’ambito di una delle due operazioni condotte contro le cosche di San Luca dopo la strage di Duisburg. È accusato di associazione mafiosa.
L’operazione dei carabinieri che ha portato all’arresto di Nirta è scattata all’alba. Un centinaio di militari del Gruppo di Locri e dello squadrone eliportato cacciatori hanno iniziato una serie di perquisizioni in alcuni obiettivi considerati possibili rifugi di latitanti.
Giunti davanti al portone di una vecchia casa, nella parte antica del paese, i militari hanno bussato e non ricevendo risposta hanno sfondato la porta. Appena entrati, hanno visto Paolo Nirta che tentava la fuga gettandosi da un balcone che si affaccia sui vicoli sottostanti. L’uomo è stato però bloccato immediatamente. Nella casa i carabinieri hanno trovato anche una botola che consente l’accesso ad uno stretto cunicolo che conduce nella strada sottostante l’abitazione. Nirta, al momento dell’arresto, non era armato ma la perquisizione dei carabinieri nell’abitazione è ancora in corso. La casa, secondo gli accertamenti dei militari sarebbe intestata ad un parente domiciliato da un’altra parte e la cui residenza non era evidenziabile all’anagrafe.
Nei confronti di Nirta, la Dda di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio per associazione mafiosa, nell’ambito di varie inchieste sulla faida di San Luca. Nirta, nei prossimi giorni, potrebbe comparire in aula davanti al gup di Reggio Calabria che deve valutare la richiesta. L’udienza preliminare è cominciata il 30 luglio scorso ed è ancora in corso.
L’operazione Zaleuco, nell’ambito delle indagini sulla faida di San Luca, secondo gli investigatori è stata particolarmente significativa perché è stata contestata l’aggravante dei reati di mafia commessi all’estero, a dimostrazione del carattere transnazionale dell’attività delle cosche di San Luca.
Nirta è il cognato di Giovanni Strangio, il giovane di 29 anni ricercato da quasi un anno perchè accusato di essere uno degli autori della strage di Duisburg (Germania), dove, a Ferragosto dello scorso anno, sei persone furono uccise nell’ambito della faida di San Luca. Nirta è anche fratello di Giovanni Luca Nirta, considerato dagli investigatori uno dei capi della cosca Nirta-Strangio, al quale, nel dicembre 2006, fu uccisa la moglie, Maria Strangio, in un agguato compiuto il giorno di Natale e nel quale rimasero ferite tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni. Giovanni Luca Nirta è stato arrestato il 30 agosto dello scorso anno nell’operazione Fehida condotta contro capi e affiliati alle cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari.
In carcere si trova anche il padre di Paolo e Giovanni Luca, Giuseppe, arrestato dai carabinieri il 23 maggio scorso e ritenuto il boss della cosca. Dopo l’arresto di Giuseppe e Giovanni Luca, Paolo Nirta, per gli investigatori aveva assunto il ruolo di reggente della cosca.

Quattro arresti tra Calabria e Germania per la strage di Duisburg, ma è sfuggito il principale ricercato, uno di quegli Strangio che la faida di San Luca l’ha alimentata a colpi di cadaveri. Le forze di polizia italiane e tedesche avevano in mano cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice antimafia calabrese nei confronti di altrettanti presunti membri della cosca Nirta-Strangio che da anni si contrappone a quella dei Pelle-Vottari per il controllo degli affari di ‘ndrangheta a San Luca e non solo. Ma finora sono stati arrestati solo in quattro, con le accuse di “strage, associazione di tipo mafioso, operante in Italia ed in Germania, nei territori di Kaarst e Duisburg, finalizzata alla commissione di omicidi, al traffico di armi ed altri gravi reati”, come si legge in una nota della polizia. Due uomini di ‘ndrangheta sono finiti in manette in Italia, due in Germania.
Resta latitante Giovanni Strangio, già ricercato dalle autorità tedesche per la strage di Duisburg. Dalla mattanza di Ferragosto quando sei italiani di origine calabrese (legati ai Pelle-Vottari) vennero uccisi in una pizzeria, il 30 agosto erano già state arrestate 3 persone coinvolte nella faida.
Nella nota, la polizia italiana scrive che a Strangio “anche l’autorità giudiziaria italiana contesta il reato di strage, sulla scorta delle risultanze investigative emerse dal lavoro svolto da una apposita task force, composta da investigatori del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, della Squadra mobile di Reggio Calabria e della polizia tedesca, costituita a Duisburg”.
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Il manifesto per le ricerche di Giovanni Strangio diffuso dagli investigatori in Germania in italiano e tedesco:


“Dal 3 settembre il paese è rifiorito, è tornato come me lo ricordavo. Non ne conosco il motivo, ma è successo”. Giuseppe Maviglia è il nuovo preside della scuola media di San Luca (Reggio Calabria) e da fine agosto ha ripreso a lavorare nel paese della locride dove aveva insegnato per circa vent’anni.
Non bisogna, però, essere sanlucoti per rendersi conto che in questo paese, dove la ‘ndrangheta è il vero stato, qualcosa è cambiato. Panorama.it era salito ai piedi dell’Aspromonte a marzo, in piena faida, tre mesi dopo l’uccisione di Maria Strangio, avvenuta il giorno di Natale.
Allora San Luca era un paese fantasma. I bambini delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia erano stati ritirati dalle scuole, i maschi adulti, per evitare le ritorsioni, avevano abbandonato le loro abitazioni, le tapparelle abbassate lasciavano le case senza sole.
Fuori, solo le strade vuote e i buchi delle raffiche dei mitra sui muri e sui cassonetti della spazzatura. Dopo la strage di Duisburg di Ferragosto la situazione, se possibile, era peggiorata: il paese sembrava un miraggio tremolante nell’afa d’agosto, il set del remake di Mezzogiorno di fuoco. In giro solo le forze dell’ordine. La strada da Bovalino a San Luca era una via crucis di posti di blocco.
Poi, come rivelato da Panorama, nel numero in edicola (qui il .pdf), il 2 settembre, quando gli uomini della ‘ndrangheta festeggiano la Madonna della montagna, gli esponenti delle famiglie più influenti, in una località segreta, hanno imposto la tregua per riprendere i loro traffici, messi a rischio dall’ondata repressiva scatenata dalla mattanza in terra tedesca. Senza bisogno di giornali e tv, la notizia è entrata come una freccia nelle case di San Luca.
E gli abitanti sono usciti dal letargo, da un inverno che durava dal 25 dicembre, il sangue ha ripreso a circolare nelle vene anziché nelle strade. Adesso i bar sono di nuovo pieni, si rivedono in giro i ragazzi, le auto riempiono nuovamente le strade senza timore di rappresaglie. I sanlucoti escono da casa (quasi) sicuri di tornarci.
Nel vicoletto dove vive una delle famiglie coinvolte nella faida, quella dei Vottari, è un viavai di persone, come non succedeva da mesi. A San Luca, la vita è ripresa. Nonostante tutto.

Hanno lo stesso nome e lo stesso cognome: Giovanni Strangio. Ma giocano ruoli opposti nella faida di San Luca, un paese che su quel cognome scivola nel sangue.
Il primo (a sinistra nella foto) gestiva il ristorante “Da Bruno”, teatro della strage di Ferragosto a Duisburg, col fratello Sebastiano, rimasto ucciso nell’agguato. È stato fermato il 30 agosto a San Luca, insieme ad altre 31 persone, con l’accusa di traffico di armi e di associazione mafiosa, per avere fatto parte della cosca Pelle-Vottari. Tra le persone arrestate ci sarebbero anche i responsabili della sparatoria dello scorso Natale nel paese in provincia di Reggio Calabria in cui morì Maria Strangio, la moglie 33enne di uno dei boss di San Luca, Giovanni Luca Nirta.
L’altro Giovanni Strangio (a destra nella foto), 28 anni, è ora ricercato dalla Polizia tedesca, perché considerato uno dei responsabili della mattanza di Duisburg, che avrebbe dovuto vendicare l’eccidio di Natale. Sospettato di far parte del clan Nirta-Strangio, è imparentato con Maria Strangio. Gli agenti hanno pubblicato la sua foto sul sito ufficiale e la magistratura offre 10 mila euro a chi fornirà informazioni utili a catturarlo.
Il 28enne è nato a Siderno, in Calabria, ed è residente a Kaarst, in Nordreno-Vestfalia. È alto 1.74, magro, ha i capelli scuri e gli occhi blu. Si cerca anche l’automobile che ha affittato, una Renault Clio con targa tedesca. Proprio al funerale di Maria Strangio era stato arrestato perché aveva addosso una pistola ed era rimasto in carcere fino a metà del 2007. Appena uscito ha ripreso le armi e la via della Germania.