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elezioni-amministrative

Grillo manda le liste civiche in Comune: “Siamo il futuro, i partiti sono morti”

Beppe Grillo a Firenze

“Siamo l’unico vero virus che attraversa la nostra Italietta scomparsa: forse perderemo oggi, ma le nostre idee sono quelle che vinceranno in futuro”. Firmato Beppe Grillo.
Tradotto: Grillo è sceso in campo.
Annunciato un anno fa
, è arrivato il momento di “schierarsi” politicamente. Ma, attenzone, le sue Liste Civiche non dovranno essere considerate un partito e non vogliono organizzarsi come tale.
E comunque, il comico blogger non demorde. E a Firenze, dove si è tenuto il “Primo incontro nazionale delle liste civiche“, ha formalizzato la partecipazione del suo movimento alla prossima tornale elettorale.
Nel capoluogo toscano la sfida tra i favoriti sarà tutta nel duello, sempre più verosimile, tra Giovanni Galli e Matteo Renzi. Il movimento del comico avrà una lista e farà da terzo incomodo, con tanto di programma, annunciato ieri con la Carta di Firenze: ripubblicizzazione dell’acqua, impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati; espansione del verde urbano; concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse; piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine; piano di mobilità per i disabili; connettività gratuita per i residenti nel Comune; creazione di punti pubblici di telelavoro; rifiuti zero; sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico con contributi/finanziamenti comunali; efficienza energetica; favorire le produzioni locali. “Dodici punti che sono l’esatto opposto di quello che sta facendo il governo; punti di buonsenso, e oggi si sa che il buonsenso è rivoluzionario” ha aggiunto il comico ligure.
La campagna antipartitica (”I partiti se ne sono andati, forse non ci sono mai stati, non si sa cosa siano, sono tutti finiti, i giornali chiudono, le televisioni chiudono, la pubblicità se ne va, l’automobile è morta, il digitale terrestre è nato mortooggi i partiti sono morti”) non si fermerà però nella città del Brunelleschi: le liste sono infatti attese in più di dieci comuni italiani, tra cui Firenze, Bologna, Roma, Pescara, Torino, Perugia, Bergamo, Forlì, Nettuno, Spoleto, Pozzuoli e Fiumicino.
Una sfida che pare ardua anche al suo stesso ideatore e che tuttavia non lo rende meno ottimista: “Basterà che uno di voi entri in comune, e questo giochino glielo stronchiamo sul nascere”. Resta da comprendere quanti elettori nelle domeniche di primavera decideranno di dare seguito al progetto dei grillini. È da quell’appuntamento che passeranno i progetti di un movimento che “non si sente affatto minoranza”. Anche perché, rincara la dose il genovese: “Abbiamo un esecutivo illegale, incostituzionale, Pd e Pdl sono morti, finiti” ha detto “e Napolitano, se facessimo satira al contrario, dovremmo dire che è sveglio”. Quindi, avanti grillini: “Forse perderemo oggi, ma le nostre idee vinceranno in futuro”.
Anzi stanno già vincendo, visto che - dice Grillo - gli intereventi a sostegno dell’economia Usa messi in atto da Barack Obama erano già stati previsti e proposti da lui…

Il Pd e i Vespri siciliani. Per la guida regionale, derby Lumia-D’Antoni

E ora, spazio ai big. Dopo la bruciante sconfitta (8-0) alle amministrative, il Pd siciliano si lecca le ferite. Iniziando a pensare ai rimedi di quella che molti in casa democratica hanno già ribattezzato “giornata ground zero”.

In caduta libera è dato l’attuale coordinatore, Francantonio Genovese, che non è riuscito a evitare la vittoria del Pdl neppure a Messina, città che amministrava da diversi mesi. Restano all’angolo pure tutti i candidati di questa tornata, nessuno dei quali è riuscito a superare il 40% delle preferenze.

La partita che si gioca è ora quella tra ex ds e rutelliani, entrambi decisi a pescare la carta migliore per il coordinamento regionale del partito. In attesa dell’incontro della prossima settimana tra i vertici isolani del Pd, a sfidarsi, con ogni probabilità, saranno due cavalli di razza: l’ex segretario generale della Cisl Sergio D’Antoni e l’ex presidente della commisione antimafia Beppe Lumia.

Per il momento, nessuna conferma e nessuna smentita. Certo è che gli uomini della Margherita appaiono decisamente in vantaggio. Basta notare che degli otto consiglieri del Pd che sono riusciti a farsi eleggere nel palermitano, sette provengono dal partito di Rutelli.

Anche per questo, Lumia, che già in passato si era ritirato alla vigilia dell’elezione del coordinamento regionale, pure stavolta potrebbe rinunciare. Per evitare di innescare - complice anche il brutto momento del loft romano di Veltroni - una sanguinosa corsa all’ultimo voto che rischierebbe di essere letale.

Sicilia, un altro crollo del centrosinistra: 8-0 per il Pdl

Un elettore al seggio

K.O. al primo round, e senza possibilità di riprese al ballottaggio. In Sicilia, il centrodestra conquista tutte le otto province in cui si votava per il rinnovo delle amministrazioni. Avendo la meglio anche sulle ultime roccaforti del Pd, e cioè Enna, Caltanissetta e Siracusa. La prova della disfatta della sinistra? Tutta in queste percentuali. Alla Provincia di Palermo, arriva Giuseppe Avanti, candidato del centrodestra eletto con il 72,3%, lasciando le briciole a Giovanni Piro del centrosinistra. A Catania (fortino del Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo, neogovernatore siciliano) vince Giuseppe Castiglione con oltre il 77% delle preferenze. Il suo principale sfidante, Salvatore Leotta del centrosinistra (Pd, Idv, Pdci), si è fermato prima dei 95mila voti. A Messina, dove erano quattro gli sfidanti, la vittoria è andata a Giovanni Ricevuto (detto Nanni), sostenuto da tutte le sigle del centrodestra. Anche in questo caso una vittoria strabordante: 76%, contro il 21,49 di Paolo Siracusano del centrosinistra.
Anche gli elettori della Provincia di Caltanissetta hanno scelto di andare a destra. Mettendo sulla poltrona di presidente Giuseppe Federico del centrodestra (con il 63,5% del totale delle schede), lasciando al principale sfidante, Salvatore Messana, attuale sindaco di Caltanissetta, sostenuto da Pd e Idv, solo il 29,89%. Il centrosinistra, dopo dieci anni di potere, perde così il suo fortino. E non è il solo: è caduto anche quello di Enna, dove la provincia è stata guidata da uomini della sinistra negli ultimi quindici anni. Qui il centrodestra conquista la presidenza della Provincia con Giuseppe Monaco a cui è toccato il 53,87%. Ad Angelo Muratore. detto Nino e sostenuto da Pd, Italia dei valori e socialisti, è andato poco più del il 41%.
Ad Agrigento è Eugenio D’Orsi a conquistare la poltrona di presidente della Provincia con il 67,88% delle preferenze. Una debacle per i tre candidati della sinistra: Bruno Renato (Idv, Sinistra, Prc) ha ottenuto il 7,22%; Giuseppe Arnone dei Democratici per Agrigento l’8,31%. Mentre Vivacqua Giandomenico del Pd il 14,89. Corsa a due, invece, a Siracusa dove è uscito vincitore Nicola Bono, sostenuto da tutto il centrodestra (68,55%). Il candidato del centrosinistra, Giuseppe Zappulla, ha di poco superato il 31%. Infine a Trapani, dove gli sfidanti erano tre, la vittoria è andata a Girolamo Turano, uomo del centrodestra, eletto con più di 130mila voti pari al 65,79% delle preferenze espresse dai trapanasi alle urne. Il suo principale sfidante, Camillo Oddo, sostenuto dal centrosinistra, si è fermato al 30,78%.
Con queste elezioni l’Udc ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, che ha corso insieme al Pdl così come aveva fatto nelle regionali e in controtendenza con le scelte fatte a livello nazionale, si conferma come il secondo partito della Sicilia, conquistando con i suoi due uomini Avanti e Turano le due province rispettivamente di Palermo e Trapani.

Alle comunali non è andata meglio per il centrosinistra. Dopo essersi aggiudicato ieri i presidenti in tutte le 8 Province dove si è votato, il centrodestra alleato di Udc e Mpa conquista dunque al primo turno anche i sindaci nei tre capoluoghi chiamati alle urne. A Catania il senatore Raffaele Stancanelli (Pdl) è al 54,59% e distacca il deputato regionale del Pd Giovanni Burtone e Nello Musumeci candidato in una propria lista civica. A Messina torna sindaco Giuseppe Buzzanca che è al 51,37% mentre il segretario regionale e deputato del Pd, Francantonio Genovese, che aveva retto il Comune fino al commissariamento, si ferma al 38,4%. Infine a Siracusa, il centrodestra mantiene l’amministrazione eleggendo sindaco Roberto Visentin, attestato al 56,45% mentre il suo sfidante Roberto De Benedictis, deputato regionale Pd, è al 33,15%.

Per i democratici isolani quindi ci sono solo ferite brucianti che non ammettono repliche, e che nel frattempo hanno scatenato una vera e propria resa dei conti.
A essere chiaro e netto è proprio uno dei candidati, Franco Piro, che guidava i democratici alla riconquista della provincia del capoluogo isolano: è lui a parlare di “sconfitta netta”, è lui - a scrutini conclusi - a dire che “c’è un problema di direzione politica e di quadri dirigenti nel Pd, oltre che complessivamente nel centrosinistra. All’interno del Partito democratico in Sicilia va ricostruita l’iniziativa politica e non si può fare con gli stessi uomini e la stessa classe dirigente”. Detto in altri termini: a casa.
Una richiesta forte, che potrebbe aumentare di intensità se il coordinatore regionale Francantonio Genovese non dovesse spuntarla per la riconferma di Messina. Il vortice potrebbe così persino farsi più grande, rischiando di contribuire al periodo non proprio felicissimo di Veltroni e del loft romano del Pd.

Sicilia, urne chiuse: vince l’astensione. Affluenza in calo del 10 per cento

 Un elettore al seggio

In Sicilia per ora vince l’astensione. Due ore dopo la chiusura dei seggi alle 15, secondo i dati della Regione (segui l’ aggiornamento qui), il calo dell’affluenza rispetto alle scorse elezioni amministrative è stato sensibile. In tutta l’isola l’affluenza alle urne per le elezioni provinciali è scesa rispetto alla precedente tornata ma i dati definitivi non sono ancora noti. I primissimi rilevamenti danno un vantaggio netto del centrodestra (Pdl + Udc + Mpa di Lombardo) in quasi tutte le province.

Per le elezioni provinciali palermitane in particolare si registra un crollo degli elettori: hanno votato 450mila persone, solo il 41,17%, il 19,78% in meno rispetto alle precedenti amministrative. Alle 22 di ieri nell’Isola aveva votato il 38,06%, con un affluenza in calo del 10,33% rispetto alle precedenti amministrative. Nel pomeriggio di oggi i dati parziali disponibili danno un calo più contenuto in quasi tutte le province, Palermo esclusa.
Si è votato per il rinnovo di otto province (esclusa solo Ragusa) e 147 comuni, tra cui Catania, Messina e Siracusa. Voti in meno anche nelle Comunali di Mineo, paese etneo dove l’11 giugno scorso sono morte sei persone in un incidente sul lavoro nel depuratore. Complessivamente, su 7.227 aventi diritto, sono 3.563 le persone che hanno votato, per una percentuale pari al 49,30%, contro il 56,75% delle precedenti elezioni, con un calo del 7,45%.
Questa tornata di amministrative riguardava 4 milioni e 400 mila elettori. I 5.105 seggi, aperti alle 7, sono stati chiusi alle 15 e sono in corso le operazioni di scrutinio, prima delle provinciali e poi delle comunali. I candidati, tra aspiranti sindaci e presidenti di Provincia, consiglieri comunali e provinciali, sono un esercito: circa 18 mila.
Le elezioni coinvolgevano quasi per intero il corpo elettorale siciliano: anche nel ragusano unica provincia esclusa da questa tornata, si vota in quattro piccoli comuni. I comuni alle urne col sistema maggioritario (popolazione superiore a 10 mila abitanti) sono 38; in 109 si vota col proporzionale. Gli eventuali ballottaggi si svolgeranno il 29 e 30 giugno.

La pornostar Milly D’Abbraccio e la campagna elettorale del “lato B”


“Il mio culo non inganna. Non mente. E soprattutto è molto più pulito della faccia di tanti politici”. Parole che sono tutto un programma. Chiaro e tondo…

Così a Panorama.it la diva hard Milly D’Abbraccio, candidata a Roma con le liste del Partito Socialista, che ha affisso nella Capitale alcuni manifesti che stanno destando parecchio scandalo.
Lei, la pornostar socialista, chiede facce nuove in politica. E per questo si è candidata con i socialisti di Boselli nel nono e decimo Municipio a Roma. E certamente i suoi argomenti potrebbero convincere molte persone. Da stamane, grazie ad un blitz di attacchini notturni formato dall’attrice e da Riccardo Schicchi, in alcuni quartieri di Roma sono comparsi dei manifesti non con il viso dell’ex regina dell’hard, bensì con un’altra parte del corpo: il fondoschiena. Dunque manifesto shock. E shoccante è pure lo slogan: “Basta con queste facce da culo”.
Al Partito Socialista non erano molto d’accordo sulla campagna del “lato b”. Una campagna che, ovviamente, farà scandalo. Ma come spiega ancora la stessa D’Abbraccio: “E’ vero, quelli di Boselli non erano tanto convinti, ma la mia è una provocazione alla Oliviero Toscani. E poi lo faccio a fin di bene. Porto voti a Franco Grillini”.

Romano alla bolognese. E adesso c’è chi vuole Prodi sindaco dopo Cofferati…

Romano Prodi (d) saluta il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati | Ansa
Adesso è qualcosa di più di un’indiscrezione: Romano Prodi potrebbe essere il candidato a sindaco di Bologna alle prossime elezioni amministrative del 2009.

I rapporti tra Sergio Cofferati e la sinistra radicale, a Palazzo D’Accursio, sono logori da tempo. E non solo quelli. Anche la minoranza del Pd bolognese, bindiani in testa, non va più d’amore e d’accordo con il “sindaco sceriffo”. L’ultima schermaglia è avvenuta qualche giorno fa. Motivo della controversia, l’approvazione del maxiemendamento al Bilancio, ottenuto dopo una pazientissima opera di mediazione tra Sinistra Arcobaleno e Giunta comunale. A chiosare lo stallo in cui si è impelagata la maggioranza, ci ha pensato nei giorni scorsi Gian Guido Naldi, di Sinistra Democratica: “abbiamo fatto questo bilancio invece che andare alle elezioni anticipate e consegnare la città al prefetto”.

In questo clima, la decisione di ricandidare Cofferati appare più che mai incerta. Anche perché, ormai da settimane, è lo stesso sindaco a continuare a ripetere che le sue scelte di vita future saranno condizionate da esigenze personali e familiari (da qualche mese è diventato papà). Ma a giocare un ruolo decisivo potrebbe essere anche Walter Veltroni. Con una proposta che in molti danno ormai per scontata: un posto da ministro, se il Pd dovesse vincere le elezioni; o, in caso di sconfitta, un ruolo decisivo nel “governo-ombra” del nuovo partito, di cui l’ex sindacalista è uno dei componenti, d’area veltroniana, del coordinamento nazionale.

Anche per questo, i dirigenti del Pd stanno pensando di presentare alle prossime elezioni comunali Romano Prodi. Che, in attesa di decidere se ritornare in Europa di nuovo con un incarico direttivo o fare il primo cittadino della sua città, per il momento nicchia e ribadisce di volersi dedicare “semplicemente ai suoi nipoti”. Ma sono in molti a credere ormai che dopo il “neo-papà” Cofferati, il centrosinistra emiliano potrebbe proprio puntare sul “nonno a tempo pieno” Prodi (classe 1939). Per non perdere la roccaforte bolognese, non c’è età che tenga. Ma non ditelo all’ottantenne De Mita

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