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Elezioni regionali: i candidati al voto - Foto

Le candidate alla Presidenza della regione Lazio

Le candidate alla Presidenza della regione Lazio (ANSA- COC)

Sarà la primavera appena cominciata, sarà la voglia di distendersi dopo tante tensioni, fatto sta che buona parte dei politici italiani ha scelto un abbigliamento casual per andare a votare. E non c’è stata distinzione tra uomini e donne.

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Berlusconi presenta il “poker rosa” del PDL per le regionali

Il premier Silvio Berlusconi tra le candidate-governatrici del Pdl

Silvio Berlusconi tra le candidate-governatrici del Pdl | (Maurizio Brambatti/Ansa)

(ANSA) - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cala il ‘poker rosa’ e presenta le quattro candidate del Pdl alle elezioni regionali: Renata Polverini (Lazio), Anna Maria Bernini (Emilia Romagna), Fiammetta Modena (Umbria) e Monica Faenzi (Toscana). LE FOTO

Primarie PD in Puglia, la vittoria di Vendola - Le foto

Ancora Nichi

Nichi Vendola (Foto Ansa)

Nichi Vendola è formalmente candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali di marzo in Puglia dopo aver sconfitto alle primarie Francesco Boccia con oltre il 70% dei voti. Continua

Primarie addio: le giravolte del Pd

Pier Luigi Bersani terzo segretario del Partito Democratico

Pier Luigi Bersani terzo segretario del Partito Democratico

“Un’opportunità e non un obbligo“, questo sono le primarie per il Pd secondo il suo segretario Pierluigi Bersani. Che lo ha ribadito ieri da Malpensa a proposito delle regionali: “Adesso dobbiamo privilegiare la messa in campo di candidati forti”. Continua

Sardegna: Soru sconfitto, Cappellacci nuovo presidente

Ugo Cappellacci

La Sardegna ha deciso di cambiare e “tornare a sorridere” risponde il nuovo governatore Ugo Cappellacci, che usa ancora una volta le parole dello slogan elettorale del Pdl per affermare la sua vittoria. Con 1.658 sezioni scrutinate (liste regionali) su 1.812 è infatti lui il presidente della Regione. La forbice è di 9,1 punti. Per le liste circoscrizionale sono invece 1.477 le sezioni scrutinate (il 92 per cento). L’8 per cento dei seggi mancanti è dovuto al fatto che molte sezioni hanno chiuso in ritardo (dopo le 15 del pomeriggi di ieri) prima di iniziare lo scrutinio delle schede. La proclamazione ufficiale sarà quindi entro 15 giorni. Ma nonostante i dati mancanti, è netta la sconfitta per Renato Soru che già a metà spoglio era stato staccato dal suo principale avversario di sette punti.
Con il 51,9 per cento e 457.676 voti Cappellacci manda a casa il governatore uscente che si ferma al 42,8 per cento (378.246 preferenze). Supera lo sbarramento del 3 per cento Gavino Sale, che con Irs (Indipendèntzia repùbrica de Sardigna) prende ben 27.118 voti; si ferma invece all’1,5 per cento il socialista Peppino Balia (13.812) e allo 0,5 per cento Gianfranco Sollai (4.887 voti) con Unidade indipendentista.
Dopo l’una di notte è Soru a confermare la sconfitta davanti alle telecamere: “è stata una bella campagna elettorale, fatta con impegno. Ringrazio tutti quelli che ci hanno sostenuto” commenta, e ammette “sono deluso dal risultato delle elezioni. I sardi hanno deciso diversamente”, ma nonostante l’amarezza è lui a chiamare Cappellacci, “l’ho chiamato per fargli gli auguri di buon lavoro e faccio gli auguri a questa bellissima e amatissima regione”. È ormai lontano quel 12 giugno del 2004 quando il patron di Tiscali diventò presidente della regione con il 50, 2 per cento dei voti, a discapito del candidato di Forza Italia Mauro Pili.
La sconfitta oggi è anche per la coalizione: le liste si sono fermate al 38,6 per cento a favore di Soru (24,42 Per cento il Pd) e hanno invece registrato un 56,7 per Cappellacci (30,53 per cento il Pdl). Non ha funzionato quindi lo spauracchio del “Cavaliere colonizzatore” e allo slogan “Meglio Soru”, i sardi hanno preferito una presidenza filo-governativa: “Io e Berlusconi siamo soddisfatti” ha commentato il neo presidente, “non mi aspettavo un successo di queste proporzioni” e prima di rivelare i suoi primi passi da governatore aggiunge: “Ha vinto la Sardegna reale contro una Sardegna virtuale che qualcuno voleva imporci. Ora il mio primo pensiero va alle misure per le emergenze come il provvedimento per la disoccupazione” commenta.
La disaffezione dei sardi verso la politica è comunque evidente: sono 15 mila le schede annullate, 5 mila quelle bianche, 4.746 le nulle, circa 3 mila quelle annullate volontariamente. Su 1.473.180 elettori e un’affluenza alle urne del 67,58 per cento, la Sardegna registra un calo rispetto alle precedenti elezioni regionali che era stato del 71 per cento.
Un risultato che se conferma la luna di miele tra Berlusconi e il Paese, mette in discussione ancora una volta la leadership di Walter Veltroni e la crisi del Pd a livello regionale e nazionale.
La soddisfazione del centrodestra e del suo leader trapela anche dalle parole del portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: “Soru e il Pd hanno sbagliato due volte: prima a demonizzare Berlusconi, sgradevolmente descritto come ‘colonizzatore’, e poi a sottovalutare Cappellacci”. Soddisfatti per il risultato anche i centristi dell’Udc, che hanno appoggiato il candidato di Berlusconi. “Le elezioni sarde”, sottolinea il segretario Lorenzo Cesa, “dimostrano che l’Udc cresce, che è determinante e che senza l’Udc non si vince”. La decisione di aderire allo schieramento di centrodestra, è stata presa, spiega Cesa, “in coerenza con l’opposizione condotta alla giunta Soru”. Fortunata anche l’alleanza del Psd’az che per la prima volta si è candidato a fianco del centro destra registrando all’interno della coalizione un 4,39 per cento e 28.949 voti, contro i Rosso mori (l’ala secessionista) che staccandosi dal partito hanno preferito la coalizione di Soru. Che però non si è rivelata propizia: 2,31 per cento, 815.215 preferenze.
Brucia invece la sconfitta del Psi, “quando il centro sinistra si presenta diviso perde” commenta il candidato socialista Balia.

Il VIDEO servizio:

Voto in Sardegna: Cappellacci vola, Soru arranca. Il Pdl avanti sul Pd

elezioni

Sarà una lunga notte elettorale quella che darà alla regione sarda il suo nuovo presidente. Alle 21 su 1.812 sezioni solo 295 erano state scrutinate. E se sino alle 20.30 si parlava di un testa a testa, che vedeva uno scarto dello 0,6 per cento tra i due principali candidati, con il governatore uscente in vantaggio, dopo le 21 il sorpasso di Ugo Cappellacci ha visto il candidato del centro destra passare in testa con il 51,02 per cento (78.359 voti) contro Renato Soru (68.410, 44,5 per cento delle preferenze).
Dato confermato anche dopo la mezzanotte, quando 885 sezioni sono state scrutinate riaffermando il risultato positivo per il centro destra: 50,06 per cento in favore di Cappellacci (222.431 preferenze) contro un 44,68 per cento registrato a favore di Soru (198.497 voti).

Ancor più netto sembra il distacco a livello circoscrizionale dove la coalizione del Pdl è in testa con circa il 10 per cento di vantaggio. Anche a Fonni, Dorgali, Oliena, Orosei e Siniscola, Irgoli. Loculi, Sindia e Oniferi è in vantaggio il centro destra, un dato significativo visto che questi comuni del nuorese sono feudo del centro sinistra.
Il candidato presidente del Pdl Ugo Cappellacci davanti al sorpasso ha manifestato prudenza: “Prima di esultare occorre attendere almeno l’esito di 500 sezioni” ha risposto a chi voleva già una dichiarazione da presidente. Per avere infatti dati definitivi si dovrà aspettare le prime ore del mattino. Ma dopo le 500 sezioni scrutinate, Cappellacci si è lasciato andare a una dichiarazione da quasi neo presidente: “Siamo molto contenti, il risultato si sta consolidando e il finale appare scontato” ha dichiarato in diretta su Videolina.
Meno ottimista il presidente uscente Soru che, dopo un iniziale ritrosia a rilasciare dichiarazioni, davanti alle telecamere ha detto: “In questi anni ho servito la Sardegna al meglio delle mie capacità” e quasi a conferma dell’imminente sconfitta ha aggiunto “Faccio i migliori auguri al nuovo presidente della Sardegna, chiunque egli sia”.
Negativo per ora e non destinato a migliorare sembra il risultato del partito socialista che con il candidato Peppino Balia ha registrato solo l’1,71 per cento dei voti (7.594), sorpassato dalla lista indipendentista di Gavino Sale (Irs) che ha finora registrato il 2,98 per cento dei voti (13.261). Ultimo è Gianfranco Sollai che con il suo partito Unidade indipendentista si è fermato allo 0,56 per cento (2.488).

Cossiga: né Soru né Berlusconi, “Alla mia Sardegna non servono due one man show”

Francesco Cossiga

Sarà una campagna elettorale breve e intensa. In vista delle elezioni regionali anticipate del 15 e 16 febbraio, la Sardegna vedrà salire e scendere dai palchi elettorali e dalle tribune politiche e mediatiche Renato Soru, presidente uscente in quota Pd e Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia e assessore comunale a Cagliari alle Finanze. Ma sul “palco” è già salito anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che per sostenere il candidato del Pdl, parteciperà personalmente a otto (uno per ogni provincia dell’Isola) incontri con i sardi.
La presenza di Berlusconi ha così fatto pensare a uno scontro Soru-Berlusconi per interposta persona. Una preview su un possibile scenario che vedrebbe i due imprenditori, in un futuro prossimo, duellare per la premiership nazionale. Due one man show a confronto? Per il presidente emerito Francesco Cossiga, “Soru e Berlusconi sono espressione dello stesso mondo e della stessa casta”.

Perché, secondo lei, presidente Cossiga, in un periodo segnato dalla crisi economica troviamo due tra gli imprenditori più importanti degli ultimi 15 anni a fare i politici? È un brutto o un buon segno?
Il grande banchiere Cuccia un giorno mi disse che sia Soru sia Berlusconi erano i due unici imprenditori innovativi del dopoguerra. Il fatto che oggi entrambi facciano politica in Sardegna non è né un brutto né un buon segno. È solo il segno che sono venuti meno gli strumenti di selezione e di formazione della classe dirigente politica e cioè i partiti, intesi nel senso euro-continentale del termine. Oggi la gente guarda a chi si è formato nell’ambiente imprenditoriale. Negli Stati Uniti la presenza di banchieri, finanzieri e imprenditori o comunque di appartenenti anche solo per motivi familiari a questi ambienti è la regola. Barak Obama certo non lo è, ma quasi tutto il suo staff, che poi sarà quella che comanderà, lo è certamente.
Soru si presenta ai sardi con una cornice di giovani, modello Berlusconi; Berlusconi scende in Sardegna chiamandola la “nostra Isola”. Due one man show a confronto. Chi la spunterà?
Soru e Berlusconi sono espressione dello stesso mondo e della stessa “casta”. Nella Prima Repubblica molto probabilmente avrebbero militato o comunque avrebbero votato per lo stesso partito. Chi la spunterà dei due? Non è facile, così come a New York sarebbe difficile dire quale di due musical che esordiscono contemporaneamente a Broadway avrà più successo.
Di che cosa avrebbero bisogno i sardi?
Non di essere guidati da due one man show, ma da propri leader politici quali furono Efisio Corrias, Giuseppe Brotzu, Mario Melis, Paolo Dettori, Nino Giagu De Martini, Pietrino Soddu.
In Sardegna i socialisti corrono da soli, il dialogo tra Ps e Centrosinistra sembra definitivamente chiuso. Sono destinati a una sparizione lenta e graduale?
L’unica prospettiva per i socialisti è che il Partito Democratico diventi la grande casa comune del socialismo riformista europeo.
Il Psd’Az con il Pdl, a parte una coalizione di “dissidenti”, i Rossomori, che vanno con il Pd. La scissione con la minoranza dei sardisti, porterà a una lenta sparizione anche del partito dei Quattro mori?
Non è in via di sparizione il partito dei Quattro Mori, non è in via di sparizione soltanto il “sardismo” di Bellieni, Lussu, Mastino, Contu, Melis ma anche lo stesso “senso identitario” dei sardi. Quanti sardi conoscono la storia della Sardegna? Catalogna, Galizia e País Vasco sono riusciti a riscoprire una loro lingua nazionale unitaria, la Sardegna no. Sono più numerosi i bambini piemontesi e liguri a cui nelle scuole elementari viene insegnato il franco-provenzale o l’occitano, che non i bambini sardi che capiscono una delle tante parlate sarde.
Il “ritorno” dell’Udc nel Centrodestra sardo dopo lo strappo delle elezioni politiche potrebbe essere il primo passo per un avvicinamento a livello nazionale?
L’Udc è un partito marginalista che va dove ritiene di poter essere marginale, nel senso dell’economia classica, cioè dove può fare la differenza. E come in economia anche in politica la redditività delle quantità marginali è altissima.
Soru ha accusato Berlusconi di voler fare il colonizzatore. La Sardegna si sente ancora colonizzata?
Non mi sembra che si possa ormai parlare di “sardità” o di colonizzazione della politica sarda, dato che forse non si può parlare neanche più di sardità della Sardegna.
In quindici anni la destra nell’Isola ha perso due regionali su tre. È arrivata l’ora della rivincita?
Non ho il dono della profezia. Certo, il Pd sardo ha un vantaggio: è l’erede del partito che era il più radicato territorialmente in Sardegna, la Democrazia Cristiana.
La regola proposta da Soru della non ricandidatura per quanti sono al secondo mandato servirà a riabilitare il centrosinistra, dopo la questione morale che ha interessato soprattutto il Sud?
I ladri e gli incapaci rimangono ladri e incapaci anche se hanno soltanto una legislatura alle spalle, e gli onesti e i capaci anche se ne hanno tre, quattro o cinque. Si tratta di una furbata di Renato Soru che in questo modo spera di far fuori i suoi avversari nel Pd sardo.
Per Soru i partiti “hanno smesso di essere radicati, presenti nella società, e si sono ridotti a club di capi e capetti”. Per questo l’ex governatore vuole tornare a “segnare un confine tra partiti e istituzioni”. Lei è d’accordo?
Non credo ad una democrazia senza partiti e che le istituzioni democratiche e perciò rappresentative possano non essere legate ai partiti.
In un’intervista all’Espresso Soru descrive il Pd come “una strada difficile, ma è un percorso senza ritorno. Una traversata nel deserto, come quella di Mosè. Durante la quale è necessario un leader riconosciuto che trascini il popolo smarrito”. Chi sarà il Mosè per i sardi. E per il Pd?
Non leggo l’Espresso e per principio non credo o non do importanza a ciò che pubblica. E poi, se devo leggere un periodico svizzero, ne trovo di migliori. Renato Soru novello Mosè del Pd? Forse amministratore unico.

Regionali in Abruzzo, escluse le liste del Pdl

L’ufficio centrale regionale della Corte d’appello dell’Abruzzo ha escluso dalle consultazioni regionali del 30 novembre e primo dicembre prossimi la lista del Pdl, il cui presidente è Gianni Chiodi, ed altre due liste: si tratta della lista n. 4 denominata “Per il bene comune” e della lista n. 7 “Alleanza federalista”.

La decisione è stata presa dai giudici pace Grimaldi e Gargarella che hanno invitato in Tribunale, per lunedì mattina, le liste escluse per constatare se le irregolarità riscontrate siano sanabili o meno. Da quanto si è appreso si tratterebbe soprattutto di vizi formali, relativi all’autentica delle firme e all’annessa qualifica di chi le ha indicate. Sempre da indiscrezioni, alcune situazioni sarebbero sanabili, altre no. Ieri Teodoro Buontempo, candidato presidente alla Regione Abruzzo per La Destra aveva invitato la magistratura ad indagare con urgenza su presunti ritardi con cui il Pdl aveva presentato le sue liste al Tribunale de L’Aquila.

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