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Eluana-Englaro
“Eluana non è morta di incidente, né di protocollo, ma di sentenza” ha dichiarato durante la trasmissione Ballarò il ministro della Giustizia Angelino Alfano. E ha aggiunto: “Non faccio attribuzione di responsabilità ai giudici. Io rispetto le sentenze e quella su Eluana è motivata secondo diritto”.
Dal punto di vista clinico, la morte di Eluana Englaro è avvenuta per arresto cardiocircolatorio dopo una crisi di natura elettrolitica conseguente a disidratazione: è uno dei risultati ai quali sono giunti i primi esami dell’autopsia eseguita martedì sera a Udine, nell’ospedale Santa Maria della Misericordia sul corpo della donna morta lunedì 9 febbraio sera nella casa di riposo “La Quiete” del capoluogo friulano.
Secondo tali risultati - dei quali si è saputo da fonti sanitarie friulane - la morte può essere compatibile con quanto previsto dal protocollo definito sulla base del decreto della Corte di Appello di Milano per l’interruzione della nutrizione di Eluana. La conferma potrà venire solo dalla relazione preliminare che i periti consegneranno oggi alla Procura della Repubblica di Udine che ha disposto l’autopsia e, in una seconda fase, dai risultati degli esami chimico-tossicologici, per i quali saranno necessari alcuni giorni o anche due-tre settimane.
Durante l’autopsia gli anatomopatologi hanno completato tutti i prelievi di campioni di tessuti e organi per le analisi di laboratorio, compresi campioni di tessuti cerebrali. L’esame autoptico è stato coordinato dal medico legale friulano Carlo Moreschi, perito nominato dalla Procura della Repubblica di Udine insieme a Daniele Rodriguez, direttore della Scuola di specializzazione in medicina Legale di Padova, e Rino Fraldi, docente di tossicologia forense di Macerata; la famiglia Englaro ha nominato propri consulenti il medico legale Stefano Pizzolitto di Udine e il chimico Nelia Malusà di Trieste.
Sempre per mercoledì è atteso il nulla osta del Procuratore della Repubblica, Antonio Biancardi, per il trasferimento del corpo di Eluana dall’obitorio dell’ospedale, dove è rimasto per tutta la notte, sorvegliato da guardie private, fino a Paluzza, il paese della Carnia di cui è originaria la famiglia Englaro e dove sarà sepolta Eluana.
Proprio a Paluzza Beppino Englaro, che ieri ha abbracciato per l’ultima volta Eluana nella cappella dell’ospedale di Udine, ha trascorso la notte, insieme alla moglie Saturna e al fratello Armando, che vive tuttora nella casa di famiglia nel piccolo paese della Carnia. “Lasciate” ha detto il papà di Eluana “che io viva il mio dolore da solo. So benissimo che la vicenda è pubblica, però, arrivati a questo punto desidero proprio che, visto l’epilogo, rientri il più possibile nella dimensione privata”. Entrambi i genitori hanno raggiunta a Udine, ma solo papà Beppino è entrato nell’obitorio per l’ultimo abbraccio.
E mentre la procura fa sapere che non esiste notizia di reato, l’Ordine dei Medici di Udine avvia una procedura istruttoria nei riguardi dei medici che hanno assistito Eluana. Un atto dovuto dopo il clamore della vicenda.
Per Eluana non ci saranno i funerali, ha fatto sapere la curatrice speciale della donna, Franca Alessio, ma solo una benedizione al cimitero di Paluzza, in provincia di Udine, dove verrà sepolta accanto al nonno Giobatta. La volontà del padre è quella di far cremare la figlia e, prima della sepoltura nel cimitero del paese di cui è originario, di farla benedire. Una funzione molto semplice in forma privatissima solo con i parenti e gli amici più cari. Lo specialista che segue l’autopsia , Carlo Moreschi, è stato il consulente della procura che nei giorni scorsi ha seguito l’attuazione del protocollo per l’interruzione della nutrizione di Eluana e su incarico del pm Biancardi ha verificato la corrispondenza fra quanto avveniva nella casa di riposo friulana e quanto previsto dal decreto della Corte di appello di Milano che autorizzava la sospensione di alimentazione e idratazione. In tutta Italia non si contano le iniziative per ricordare Eluana.

Si avranno in serata i primi esiti dell’autopsia sul corpo di Eluana Englaro, deceduta lunedì alle 19,35 per arresto cardiocircolatorio a seguito di insufficienza renale (secondo l’atto ufficiale di morte firmato dal direttore sanitario della clinica La Quiete, Stefano Santin) al quarto giorno senza alimentazione nella struttura friulana.
È stata la Procura di Udine a disporre l’autopsia sul corpo di Eluana Englaro. L’incarico è affidato anatomopatologo Carlo Moreschi coadiuvato da un collega di Padova. La decisione è stata presa al termine di un vertice svoltosi al Comando provinciale dei carabinieri di Udine, al termine del quale il procuratore Antonio Biancardi ha emesso una nota nella quale si piega che “saranno disposti ulteriori accertamenti ove sorgesse qualsivoglia dubbio sulle cause e sui mezzi che hanno prodotto l’evento”.
“Confermo che l’autopsia avverrà entro oggi”, ha annunciato il prof. Moreschi. Mentre l’avvocato della famiglia Englaro Giuseppe Campeis ha spiegato che prima di fissare la data dei funerali “vanno espletate tutte queste formalità”. Intanto Beppino Englaro e probabilmente anche la moglie Saturnia , gravemente malata, sono in partenza da Lecco per raggiungere Udine, dove secondo vorrebbero cremare la figlia e seppellirne le ceneri nel cimitero locale dopo una semplice benedizione in forma strettamente privata.
Da parte sua il procuratore generale della Corte d’Appello di Trieste, Beniamino Deidda ha assicurato che “per ora non c’è nessuna ipotesi di reato” e “sarà solo l’autospia a dirci con precisione le cause della morte”. Pronostici sui tempi che serviranno a saperne di più, il pg non ne fa: “i tempi” dice “dipenderanno dal ritmo dei periti incaricati e dagli accertamenti che saranno necessari. So che siamo nella routine e si seguirà la prassi che si segue in caso di persone ricoverate”. Commenti sulla vicenda, Deidda non ne vuole fare, si limita a dire: “Credo davvero che questo sia il momento della meditazione e del rispetto della famiglia”.
Intanto questa mattina la direzione de ‘La Quiete’ ha confermato che Eluana è morta per arresto cardiocircolatorio a seguito di insufficienza renale. Tuttavia, da quanto trapelato, le condizioni della donna ieri pomeriggio non facevano supporre un epilogo così rapido. Ieri sera, davanti a “La Quiete” ci sono stati dei momenti di forte tensione tra due schieramenti contrapposti: coloro che chiedevano che Eluana vivesse e quanti rivendicavano la libertà di scelta. Le forze dell’ordine sono intervenute a sedare gli animi, perché i manifestanti erano arrivati quasi alle mani.
“Mi aspettavo maggiore rispetto da tutti e invece ho ricevuto insulti brutali e minacce”, ha detto dal canto suo Ines Domenicali, presidente della casa di riposo. Il suo pensiero va alle difficoltà incontrate da quando ha deciso di accogliere la donna lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni per l’esecuzione del decreto della Corte d’appello di Milano, alle ispezioni e alle continue manifestazioni che si svolgevano davanti ai cancelli della casa di cura.
“Non sono assolutamente pentita, ho accolto Eluana in piena coscienza operando nella legalita, l’ho fatto perché era una circostanza particolare e ho cercato di rispettare il dramma del padre, della madre e di Eluana stessa”. Rispondendo all’Adnkronos salute, Domenicali si dice “ancora scossa e provata da tutto quello che è successo, da questa vicenda così dolorosa” e dal fatto che “ci hanno mancato di rispetto soprattutto quelle persone che si professano ‘difensori della vita’ e poi ci minacciano di morte”.
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L’occasione è la cerimonia per il “Giorno del Ricordo” sulle foibe, ma il pensiero è per Eluana. E non potrebbe essere altrimenti. Lo sa bene anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che infatti - dopo la nota di lunedì sera a pochi minuti dal decesso della donna - anticipa con un appello il suo discorso al Quirinale.
“Il momento di dolore e di turbamento nazionale” che l’Italia sta vivendo dopo l’epilogo del caso di Eluana Englaro deceduta nella serata di ieri, “può divenire anche un momento di sensibile e consapevole riflessione comune”.
Accanto al Capo dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione come Piero Fassino, Rosy Bindi, Vannino Chiti, Carlo Vizzini e Sergio Cofferati.
Il silenzio, la riflessione, il passo indietro auspicati da Napolitano (e chiesti anche dal sottosegretario Letta: “È una giornata triste e di dolore, in cui forse il silenzio avrebbe reso più forte la celebrazione del Ricordo”) dovrebbero servire, nelle intenzioni del Capo dello Stato, per stemperare le grandi tensioni verificatesi nell’aula del Senato, sottoposto ad una corsa contro il tempo per approvare il disegno di legge su Eluana Englaro. Il Pdl si era scatenato in un crescendo di accuse e invettive che hanno investito il Pd ma anche il Quirinale, chiamato in causa da Maurizio Gasparri: “In questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe…”, era stato l’attacco indiretto a Napolitano il capogruppo del Pdl davanti alle telecamere.
Oggi è lo stesso Gasparri a smorzare la polemica. “Le mie parole non erano offensive per nessuno, tantomeno per il Presidente della Repubblica che rispetto. Ma se qualche istituzione si fosse ritenuta offesa, me ne scuso. Ma ripeto: non credo ci fosse nulla di offensivo nelle mie parole», assicura il capogruppo del Pdl. “Ieri è stata una giornata di emozioni forti, di tensioni, c’è chi ha pianto, e in queste giornate possono essere usate espressioni forti. Ammiro chi riesce a dominare le proprie emozioni…”, aggiunge. Quanto al durissimo giudizio nei suoi confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini, Gasparri è netto: “Io rispetto la libertà di opinione, vale per me e vale anche per Fini”.
Ma le reazioni politiche non si sono finite lì: “Non si può non sentire tutta la pena per la morte di Eluana, per la fine del suo lunghissimo calvario. Il nostro primo pensiero va a lei, alla sua famiglia che da 17 anni condivide amore e dolore” scrive invece in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito democratico. “Ora” auspica Veltroni “credo che la riflessione e il silenzio siano le uniche reazioni umane davanti a quello che è successo, lasciando lontane speculazioni e grida”, perché “questa drammatica vicenda dimostra come sia necessaria, in tempi brevi, una legge giusta sul testamento biologico che il nostro Paese attende da troppi anni”.
Successivamente il Senato ha approvato la mozione della maggioranza sul fine vita che esclude la possibilità di sospendere l’alimentazione e l’idratazione dei pazienti non in grado di provvedere a se stessi. La mozione, su richiesta di Francesco Rutelli (Pd), è stata votata per parti separate. La premessa ha avuto 159 voti a favore, 104 contrari, 3 astenuti. Il dispositivo ha raccolto 164 voti a favore, 100 contrari, un astenuto: a votare il dispositivo della mozione di maggioranza, sono stati anche i quattro senatori del Pd Francesco Rutelli, Lucio D’Ubaldo, Emanuela Baio e Claudio Gustavino. I quattro si sono invece astenuti sulle premesse del testo messo a punto dalla maggioranza ed hanno votato a favore del documento promosso dal loro gruppo.

La morte di Eluana Englaro e soprattutto il polverone mediatico e polemico girato attorno al suo caso hanno toccato anche la stampa estera, soprattutto i nostri vicini Spagna e Francia. “Eluana Englaro, simbolo italiano della lotta per l’eutanasia, è morta“, titola in apertura il quotidiano francese di centro-sinistra Le Monde. “La morte di Eluana chiude il dibattito sull’eutanasia“, scrive invece Le Figaro (centro-destra), che sottolinea come il fatto abbia diviso il Paese e colto alla sprovvista i politici italiani intenti a legiferare in merito. Il blog di Libération (sinistra) accusa: “Eluana, un calvario strumentalizzato“. Ed Eve Mongine, avvocato francese, scrive di “appelli vibranti del papa e di una Chiesa (troppo) presente nella vita quotidiana e politica d’uno Stato sovrano come l’Italia”, aggiungendo con concitazione: “Fortunatamente Eluana non sapeva delle manifestazioni ‘per la vita e contro gli assassini’ sotto la clinica che ha finalmente accettato di ospitare i suoi ultimi istanti di vita. Per fortuna non ha visto gli ispettori inviati dal ministro della Salute ad esaminare la clinica sperando di trovare qualsiasi irregolarità per poter impedire la realizzazione di ‘un crimine’. Fortunatamente non sapeva della frenetica agitazione del governo e del presidente del Consiglio, preso da un’acuta urgenza di legiferare per compiacimento al clero, con l’unico scopo di obbligare i medici a ripristinare l’alimentazione e l’idratazione”.
Anche dalla Spagna di Zapatero piovono parole pesanti. El País (di area socialista) scrive che la giovane è morta “in pieno svolgimento del dibattito sulla legge che doveva attaccarla alla macchina”, e soprattutto in un editoriale intitolato “Obscena carrera” (”Corsa Oscena”) afferma che “Berlusconi e il Vaticano sono stati protagonisti di una corsa oscena contro il tempo per impedire con l’aiuto di una legge ad hoc di dubbia natura costituzionale che si facesse la volontà di Eluana Englaro”. E ancora: “In questa crociata ideologica Berlusconi non ha esitato a usare i suoi poteri di capo dell’esecutivo per porre a rischio lo stato di diritto, ignorare il tribunale supremo, boicottando una sua sentenza senza appello sul caso, ed esercitare pressioni sulle cliniche e sui medici disposti ad applicarla”.
El Mundo (centrodestra), scrive che la morte di Eluana “frustra il tentativo di Berlusconi di salvarla”. Il quotidiano pubblica un commento di Claudio Magris, il quale afferma che il caso di Eluana “è stato ampiamente usato per una strategia di sovversione politica, volto ad assestare un duro colpo” alle “regole dello stato di diritto affannosamente difese dal presidente della repubblica”.
Il giornale di sinistra Publico titola in prima che ”Eluana vince la battaglia della morte degna contro Berlusconi”. Abc (destra) invece lancia il sospetto, dicendo quella della giovane donna è stata “una morte fulminante che solleva seri dubbi”.
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Eluana è morta. Eluana si è spenta. Ma i toni dello scontro politico sono rimasti accesi. E alti. Mentre le massime cariche dello Stato si sono unite al dolore della famiglia Englaro, le polemiche scoppiate negli ultimi giorni non si sono placate. Anzi.
La morte di Eluana Englaro ha infranto il copione che la politica si apprestava a scrivere sulla falsarigha di quello di Terry Schiavo, la donna americana a cui fu più volte tolto e rimesso il sondino tra battaglie legali e politiche. La notizia del decesso è infatti giunta mentre il Senato aveva iniziato la discussione generale sul disegno di legge del governo in cui la maggioranza si apprestava ad inserire una norma che imponeva la ripresa della nutrizione artificale.
L’iter della legge aveva assunto in Senato i connotati di una corsa contro il tempo, con il centrodestra che ha esplicitato l’intenzione di approvare quanto prima il testo per “salvare la vita a Eluana”. La Conferenza dei capigruppo ha così deciso una seduta notturna, con l’approvazione definitiva del disegno di legge martedì mattina alle 9:30, in modo da trasmetterlo subito alla Camera.
Nel primo pomeriggio, in commissione Sanità, Sacconi ha annunciato la modifica al provvedimento visto che, così come era scritto, non sarebbe stato applicabile a Eluana. E infatti ecco arrivare un emendamento di Pdl e Lega, con l’appoggio dell’ Udc, che specificava non solo il divieto di “sospendere” l’alimentazione artificiale, ma anche di “ripristinarla” nei casi in cui era stata già interrotta.
Quando alle 19 comincia l’esame in aula, vengono respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da radicali, da Idv e da alcuni senatori del Pd. Mentre è appena iniziata la discussione generale, ecco la notizia choc: il vicepresidente Vannino Chiti legge l’agenzia: Eluana è morta.
Arriva immediatamente il presidente Renato Schifani a guidare i lavori, e chiede un minuto di silenzio ad un’aula incredula. Interviene subito dopo un commosso ministro Maurizio Sacconi, che esprime il “dolore” del governo e la vicinanza al papà Peppino Englaro: “Da parte nostra” dice “c’è sempre stata comprensione delle sue scelte anche se non ne abbiamo condiviso lo scopo”. Queste parole di riconciliazione sono accompagnate dalla richiesta di andare comunque avanti con l’approvazione del ddl, in attesa di “una disciplina organica” sul testamento biologico.
Schifani si unisce al dolore a alla richiesta del governo, ma il clima dura un minuto. “Eluana” tuona in aula il solitamente mite Gaetano Quagliariello (vice capogruuppo Pdl): “non è morta, Eluana è stata ammazzata e noi non ci stiamo”.
A chiarire che l’obiettivo degli attacchi è il Quirinale ci pensa Maurizio Gasparri, che guida il gruppo dei deputati del Pdl: “Su questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”. Che replica le sue accuse dopo il comunicato di Napolitano che invita al rispetto e al silenzio: “Non può chiederci di tacere”. E anche il premier Silvio Berlusconi sembra alludere al Quirinale: “È grande il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, non ha intenzione di farsi trascinare su questo piano e bolla come “irresponsabile” Gasparri, “deve imparare a tacere”, lo attacca con inusitata durezza. E anche Schifani telefona al Quirinale. Per il Pd l’attacco del Pdl al Colle è troppo: Anna Finocchiaro parla di “sciacallaggio politico” e preannuncia che il Pd non parteciperà più all’esame del ddl, chiedendo invece di esaminare in tempi certi la legge organica sul testamento biologico.
Schifani media, e dopo due ore di bagarre, il governo tramite il minsitro Sacconi definisce “accettabile” la controproposta, accantonando il suo ddl e passando a esaminare rapidamente un testo organico sul testamento biologico. Un provvedimento già incardinato in commissione Sanità a Palazzo Madama e che avrà tempi stretti e sul quale l’opposizione promette che non farà ostruzionismo. Martedì 10 intanto, annuncia Schifani, si discuteranno le mozioni, che verranno presentate sul tema del “fine vita” che, hanno, tra l’altro, come spiega il presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, l’obiettivo di impegnare Palazzo Madama con “un pronunciamento politico chiaro” perché in breve tempo ci sia la legge sul testamento biologico.

Circa un’ora dopo la morte di Eluana Englaro, Canale 5 conferma in palinsesto il Grande Fratello, mentre Raiuno cambia programmazione e lascia spazio a una diretta speciale di Porta a Porta. Enrico Mentana non ci sta a vedere Matrix relegato a mezzanotte e annuncia, per “coerenza”, le dimissioni da direttore editoriale. Da Mediaset replica il direttore generale informazione Mauro Crippa, prendendo atto della decisione di Mentana e sottolineando che l’azienda è comunque in onda con il Tg4 e Studio Aperto.
Il GF si apre con un accenno di Alessia Marcuzzi alla vicenda: “Vorrei stringermi virtualmente, visto che non posso farlo di persona, ai genitori e ai familiari di questa ragazza venuta a mancare poco tempo fa”. L’ira di Mentana non si fa attendere: “Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza”.
“Mentana” sottolinea Crippa “è un giornalista di grande esperienza che conosce bene le regole della tv commerciale che gli hanno consentito e gli consentono di lavorare in piena libertà e autonomia editoriale. Dispiace il suo disaccordo ma è fisiologico, fa parte del normale confronto sulle questioni di programmazione”. Siamo un sistema a tre reti” dice Crippa “e credo che non si debba mai dimenticare che il pubblico ha esigenze diverse, come dimostra peraltro la programmazione della nostra concorrenza. Non posso che prendere atto, e di fatto accettare, queste dimissioni che ci sono recapitate a mezzo stampa”, conclude, annunciando la messa in onda di uno speciale Tg5 al posto di Matrix.
Appena chiusa la lunga diretta del Tg4, Fede si augura che “si chiarisca tutto: Mentana continui a fare il suo lavoro, mentre io faccio il mio e credo anche egregiamente”. “
Quanto alle dimissioni di Mentana, Fede racconta un episodio: “Una volta quando ero ancora in Rai incontrai Ettore Bernabei, che puo’ testimoniare, e gli chiesi se avrebbe dato le dimissioni, per una polemica in cui era stato coinvolto. Lui mi rispose: “Le dimissioni se le dai può darsi che trovi qualcuno che le accetti”. Per questo io non lo farò mai e invito anche Mentana a ripensarci”.

È previsto per questa mattina, alla Procura della Repubblica di Udine, un incontro del pm Antonio Biancardi con l’anatomopatologo Carlo Moreschi per decidere sull’autopsia sul corpo di Eluana Englaro, la donna morta ieri sera nella casa di riposo La Quiete di Udine dopo 17 anni trascorsi in stato vegetativo. All’incontro dovrebbero partecipare anche gli investigatori di Polizia e Carabinieri, ai quali il pm Biancardi ha delegato gli accertamenti eseguiti nei giorni scorsi sulla vicenda Englaro. Davanti alla casa di riposo La Quiete i canti e le preghiere per Eluana sono proseguite fino a tarda notte, accompagnate dalla luce di decine di candele e piccole fiaccole. Da alcune ore nella strada è tornata una situazione di calma quasi totale. Stamani, dinanzi all’ingresso della casa di cura - fino a ieri affollato di manifestanti a sostegno della battaglia della famiglia Englaro o, sul fronte opposto, facenti parte dei comitati ‘pro-vita’ - restano, infatti, solo candele accese, cartelli e palloncini bianchi in memoria di Eluana.
Dopo la veglia di preghiera, protrattasi fino a notte fonda, l’ingresso della casa di cura è oggi praticamente sgombro, con le sole forze dell’ordine a presidiarlo.
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Eluana, 17 anni tra la vita e la morte

“Un grande dolore per la morte di Eluana e quindi un grande sconcerto per la situazione generale, ma questi sono i giorni della preghiera e della meditazione”: così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del giorno su Canale5. “Certamente” prosegue il porporato “questa realtà eutanasica resta, con un grave vulnus della storia del nostro popolo, segnata dalla vicinanza verso i più deboli. Speriamo che il Signore illumini tutti quanti perché questa deriva possa essere sanata”.
Per il presidente dei vescovi, “diventa sempre più evidente che una legge giusta è necessaria per il bene della nostra società e della nostra civiltà profondamente umanistica. Questi - ripete Bagnasco - sono i giorni della preghiera, del raccoglimento, le considerazioni più articolate potranno venire nei prossimi giorni”.
Se l’intervento umano si fosse rivelato decisivo per la morte di Eluana “continuerei a ritenerlo un delitto”, ha invece sottolineato subito dopo la notizia della morte della donna il presidente della Pastorale per gli operatori sanitari, Cardinal Javier Lozano Barragan. Che ha aggiunto: “Che il Signore l’accolga e perdoni chi l’ha portata a questo punto. Prima di tutto la raccomandiamo al Signore” ha detto. “Preghiamo per lei e chiediamo perdono al Signore per tutto quello che le hanno fatto”. Il cardinale ha poi precisato che “occorre vedere in che circostanze è avvenuto il decesso, se per colpa della sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione o per cause diverse”. Barragan ha comunque escluso che questo possa condurre ad una “scomunica” automatica per quanti l’abbiano aiutata a morire, come ventilato dal segretario per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, mons. Albert Malcolm Ranjith. “Non è nel codice di diritto canonico” ha affermato Barragan “che non esclude, neanche in questi casi, la possibilità del pentimento e della riconciliazione”. “Quello che ci resta ora è raccomandare al Signore Eluana Englaro, affinché il Signore le apra le porte del cielo, a lei che ha sofferto tanto in terra”, spiega ancora il ministro della salute vaticano.