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di CARLO PUCA
Hamid Karzai non è soltanto il primo della classe. È pure un bell’uomo. Ottimista, sorridente, ricco. Ha un gran portamento, vestiti di classe, gioielli tribali però simbolicamente non ostili all’Occidente. È sempre in piena forma, senza un filo di pancia, il colorito bronzato eppure mai volgare. Pure la pettinatura a sfondo Linetti non c’è male, risulta dolcemente vintage. Continua
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Il mondo del volontariato sul web non è efficace e non riesce a dialogare con i giovani. Lo dice una ricerca del gruppo di lavoro della dell’Università degli studi di Udine, coordinato da Francesco Pira, docente di Comunicazione sociale e pubblica e Relazioni pubbliche. Il rapporto ha preso in considerazione 23 siti, divisi per otto aree tematiche: pubblica assistenza, volontariato, tutela dell’ambiente, protezione animali, donazione del sangue, economia sociale, tutela dei minori e diritti umani. Di questi soltanto sei sono risultati accessibili: Wwf, Fare Verde, Altro Mercato, Banca Etica, Unicef, Emergency e Telefono Azzurro, che però ha soltanto la possibilità dell’ascolto audio di alcuni contenuti.
“Rispetto alla rilevazione del 2006″, spiega il professor Pira, “è cambiato pochissimo e le critiche che avevamo mosso non sono state raccolte. Non sono aumentati gli investimenti”. Alcuni miglioramenti ci sono stati, soprattutto nelle pagine di Wwf, Altro Mercato, Nessuno Tocchi Caino ed Emergency. Ma l’unica novità viene da Green Peace che trasferisce su You Tube le immagini di alcune attività importanti. Emercgency ha mantenuto alti gli standard dei contenuti, mentre Avis, Fratres e Caritas hanno compiuto piccoli passi in avanti. Nell’insieme, però, il lavoro svolto non è soddisfacente. Secondo Pira questo accade perché “il mondo del volontariato non si fida della rete e forse preferisce concentrarsi in attività sui territori. Ma le due cose non sono incompatibili. C’è un forte bisogno di trovare sul web risposte a quesiti che magari tantissime donne e uomini, ragazze e ragazzi mai riuscirebbero a porre di persona ma potrebbero invece farlo attraverso una mail o un sms”. Scarsa anche l’attenzione per le fasce deboli: “L’accessibilità per i non vedenti, gli ipovedenti e le persone che non fanno uso degli arti è quasi nulla. Non c’è, come abbiamo già detto in passato, nessun obbligo di legge al contrario che per i portali pubblici, ma rimane quello etico-morale”, sottolinea Pira.
Insomma, a fronte di una richiesta sempre maggiore degli utenti (soprattutto giovanissimi), le associazioni italiane non riescono a dare risposte soddisfacenti e non sanno utilizzare il mezzo più immediato a loro disposizione: internet. “Anche perché”, dicono dall’università di Udine, “il volontariato a differenza della politica, delle istituzioni e delle imprese non ha utilizzato e non utilizza per implementare i contenuti i laureati in Relazioni pubbliche o Scienze della comunicazione che hanno il giusto know how per lavorare a questi progetti”.
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Nel momento di massima debolezza, stretto tra l’uccisione per mano dei
talebani di AdiJimal Nashkabandi, collega e interprete di Daniele Mastrogiacomo, e le debordanti accuse di Gino Strada per la mancata liberazione di Rahmatullah Hanefi, prigioniero dei servizi segreti afghani, Romano Prodi riceve un aiuto inatteso, almeno per l’opinione pubblica: quello di Silvio Berlusconi, che fischia l’alt alle polemiche politiche da parte del centrodestra, dove qualcuno si era spinto a chiedere l’impeachment del premier.
Perché? Un mistero nei misteri? Si può prendere per buona la versione berlusconiana (”Le ragioni umanitarie, il prestigio e il buon nome del Paese vengono prima di tutto”), oppure, contemporaneamente vedere quale scomodo scenario politico, e non solo, questo drammatico strascico del sequestro Mastrogiacomo rischia di aprire non solo per il governo, ma anche per l’opposizione.
Prodi, nella vicenda Afghana, rapimento compreso, ha scelto il metodo suggerito dalla sinistra massimalista: delegare tutto, o quasi, a Gino Strada e ad Emergency, che di quella parte è un’icona e un modello.
Modello anche politico, se Fausto Bertinotti, dopo il rilascio del reporter di Repubblica al prezzo della liberazione di cinque capi talebani si era detto “orgoglioso di vivere in un Paese che segue comportamenti simili. E se Massimo D’Alema e Piero Fassino avevano ipotizzato di coinvolgere i “talebani buoni” in una conferenza di pace per ora proposta solo dall’Italia.
La piega presa dagli avvenimenti minaccia non solo di mandare a gambe all’aria quel modello, ma di far definitivamente franare “la diplomazia alla Gino Strada” alla quale l’Unione sembrava essersi affidata, e che era già finita pesantemente nel mirino degli americani, e poi degli inglesi, dei tedeschi.
Ma anche i governi precedenti, quelli di Berlusconi, hanno evidentemente qualche coda di paglia. Si tratta del ruolo del Sismi nella liberazione degli ostaggi, a cominciare da quello di Giuliana Sgrena in Iraq. Se si osservano le immagini dell’arrivo della Sgrena a Ciampino si nota subito chi c’è a spalancarle il portello dell’aereo di Stato: Marco Mancini, numero due del servizio e braccio operativo dell’allora capo, Nicolò Pollari.
Certo, una differenza c’è, e sostanziale: il Sismi è una branca dello Stato, Emergency no, anzi agisce spesso in antitesi dello Stato. Ma sia attraverso Emergency sia attraverso il Sismi è evidente che molto l’Italia deve aver dato, ai terroristi iracheni ed ai killer afghani, per ottenere il rilascio dei suoi cittadini. Milioni di dollari allora, rilascio di prigionieri ora. Più gli aspetti ancora oscuri che queste trattative hanno sempre con sé.
Come lo stesso Gino Strada ha rivelato, c’è anzi stato un momento nel quale il metodo del centrodestra è andato a braccetto con quello del centrosinistra: per la liberazione di Gabriele Torsello il Sismi avrebbe consegnato due milioni di dollari al mediatore di Emergency, Hanefi. È certo che non conviene né a Prodi, e neppure a Berlusconi, che se ne parli più di tanto. Men che meno in qualche commissione d’inchiesta: qualche altra imbarazzante verità potrebbe venire anche dall’estero, in aggiunta alle accuse già piovute in abbondanza dai governi Nato.

Mentre l’Italia sollevata dalla liberazione di Daniele Mastrogiacomo, si è accorta di aver concesso forse un po’ troppo ai talebani per riportarlo a casa…
Mentre Emergency chiede la stessa elasticità e lo stesso impegno del governo italiano per liberare il suo funzionario arrestato dal governo di Kabul e l’interprete di Mastrogiacomo ancora in mano ai talebani…
Mentre gli Stati Uniti ribadiscono agli inglesi (sul caso dei 15 militari britannici nelle mani del governo di Teheran) dopo averlo rimproverato agli italiani (sulle modalità della liberazione del giornalista di Repubblica), che loro no, non accettano scambi…
Mentre il leader dei Ds Piero Fassino torna con la memoria addirittura al 1978 per dire che forse, sì, anche per salvare la vita di Aldo Moro si doveva trattare con le Brigate Rosse…
Mentre tutto questo accade, a Miasino, poche migliaia di anime in provincia di Novara, è stata rapita Barbara Vergani, 24 anni. Prelevata ieri sera a forza dalla sua Peugeot e sparita nella notte. Ma ai genitori è già arrivata un’esorbitante richiesta di riscatto: i sequestratori vogliono 4 milioni di euro.
Carabinieri, polizia, guardia di finanza, tutti la cercano. Intanto la direzione nazionale distrettuale Antimafia di Torino ha disposto il blocco dei beni della famiglia, come prevede una legge del 1991. Perché solo con quella legge che impone la fermezza si è battuto l’odioso business dell’Anonima sequestri…
Già , ma ora che sono sempre più spesso balordi (italiani e stranieri) a tentare il colpo giocando con la pelle delle persone, chi glielo dice alla mamma e al papà di Barbara che con i sequestratori non si può trattare?
ULTIMISSIMA: LIBERATA BARBARA VERGANI