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Scuole chiuse, strade ghiacciate, auto sepolte sotto cumuli di neve, trasporti in tilt. Da ieri nevica ininterrottamente su tutto il Nord Italia con gravi disagi soprattutto nelle città che non sempre sono state all’altezza dell’emergenza, preannunciata da giorni dalla protezione civile. E per voi com’è andata? Siete riusciti a raggingere il vostro posto di lavoro? Avete avuto problemi a circolare co l’auto o a prendere i mezzi pubblici?
Raccontate le vostre esperienze nel forum, corredandole di immagini e brevi video che utilizzeremo per un grande racconto sull’emergenza maltempo.
FORUM

“Penso di sì, perché ci saranno i fondi necessari. Ci mancherebbe altro”. Risponde così il premier Silvio Berlusconi, arrivando al pranzo con gli eurodeputati, a chi gli chiede un commento sulle dimissioni annunciate dal sottosegretario Giudo Bertolaso. Il premier ha invece garantito che per la Protezione Civile ci saranno i fondi necessari.
“Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso intervenendo in audizione alla Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera questa mattina ha annunciato che si dimetterà il prossimo 5 gennaio a seguito della mancanza di fondi per la protezione civile”. Lo hanno riferito Guido Dussin e Walter Togni, parlamentari della Lega Nord in commissione al termine della stessa.
“Alla luce di questa gravi affermazioni presenteremo” proseguono Dussin e Togni “oggi stesso un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia e lo inviteremo a presenziare ad una seduta della stessa Commissione per capire se realmente manca la copertura finanziaria alla protezione civile, un settore strategico per il paese”. “Bertolaso nel suo intervento avrebbe inoltre posto l’accento sulle risorse non impegnabili a causa della rigidità del patto di stabilità che impedirebbe, di fatto, alle autonomie locali di intervenire con fondi propri, come - concludono Dussin e Togni - da sempre chiede la Lega Nord”.
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- Tags: Amina, Ciampino, emergenza, gang, Gianfranco Fini, Parma, Polizia, razzismo, Roberto Maroni, Walter Veltroni, xenofobia
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Sta diventando un Paese razzista, l’Italia. Sì, no, forse. Dipende.
Cioè, dipende da dove (e come) si guarda (e si legge) ai casi che negli ultimi giorni hanno riempito le pagine dei gionrali e i servizi dei Tg. Il caso di Parma, le aggressioni di Milano, il pestaggio del cinese a Roma, la denucia della donna italosomala. A metterli insieme sono episodi che fanno usare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nell’incontro al Quirinale con Papa Benedetto XVI, le stesse parole di un discorso del Pontefice in cui Papa Ratzinger lanciava l’allarme per il riaffacciarsi “in diversi paesi di nuove manifestazioni preoccupanti”, invitando la politica a farsi guidare, dal “rispetto della dignità umana in tutte le sue forme e in tutti i luoghi”.
Un atteggiamento che, secondo il Capo dello Stato, implica più che mai “la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee, anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l’Europa, le responsabilità e le scelte dei governi”.
E mentre gli immigrati sfilavano a Roma e a Caserta, dalla tribuna della Festa della Libertà, il presidente della Camera Gianfranco Fini attacca i naziskin che “hanno la testa vuota”; e ribadisce che “sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia”. Ricordando l’idea di costituire alla Camera un osservatorio per il razzismo, Fini richiama il ruolo della politica per combattere ogni possibilità di razzismo che, sostiene, nasce dalla diffidenza, dall’ignoranza e dalla paura nei confronti dell’altro, spesso è motivata”, ed invita a “tenere alta la guardia”. Per questo, è il ragionamento di Fini, “serve una politica chiara sull’immigrazione”.
A raccogliere l’appello del presidente di Montecitorio è stato il segretario del Pd Veltroni che viene esortato anche da un gruppo di intellettuali a inserire lotta al razzismo ed alla xenofobia tra i temi della manifestazione del Pd “Salva l’Italia” in calendario per il 25 ottobre.
E l’ex sindaco romano attacca, dai microfoni di Radio3: “C’è un’ondata di razzismo e xenofobia che viene tollerata dalla destra e che gli dà coperture. Questo governo strizza l’occhio a questa ondata per ragioni puramente di consenso”, commenta gli ultimi episodi di violenza contro stranieri in Italia. “Io sono per temperamento un moderato e se arrivo a dire che c’è un clima molto pesante è perché il governo si sente al potere e non al governo, si sente come se avesse preso il potere e non come se governasse pro tempore”, ha spiegato Veltroni.
A pensarla in maniere radicalmente diversa è invece il responsabile del Viminale: “Non penso che in Italia ci sia un’emergenza razzismo. Ci sono episodi che vanno colpiti e che saranno colpiti come ci sono delle montature, ad esempio il caso della donna somala, che vanno colpiti allo stesso modo”, dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni arrivando alla festa del Pdl di Milano.
Rispetto al caso dell’aeroporto di Ciampino, Maroni ha poi anche annunciato che il ministero dell’Interno si costituirà parte civile contro la donna somala che nei giorni scorsi aveva accusato di maltrattamenti e perquisizioni arbitrarie la polizia dello scalo romano. “È una clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c’entra nulla col razzismo e non c’entra nulla con la prevaricazione della Polizia. Anzi” spiega il ministro “direi che è tutto il contrario. La Polizia, infatti, ha applicato con rigore la legge. Per questo motivo è stata presentata un querela contro questa signora, alla quale io aggiungerò una richiesta di danni, costituendomi, come ministero, parte civile. Non si può permettere” continua Maroni “che si infanghi la Polizia accusandola di comportamenti razzisti. Ed è veramente incredibile che i giornali diano credito a queste affermazioni senza nemmeno riportare correttamente ciò che è stata l’azione della polizia”.
Ma Marco Minniti, ministro ombra del Pd, non chiude la polemica. Convinto che Maroni “sbagli” a sottovalutare i “rischi del diffondersi di sentimenti intolleranti e razzisti. E fa ancora più male a non raccogliere l’invito del presidente della Camera che chiede un osservatorio parlamentare su questi episodi”.
Mentre il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri spiega che “davanti alla dichiarazione di una donna somala e una dei poliziotti, io credo ai poliziotti”.
Dopo i neri, anche un cinese: secondo voi l’Italia sta diventando un paese razzista?
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Il canale di Sicilia accoglie le ultime vittime dell’immigrazione. Nel naufragio dell’ennesima “carretta” del mare sono annegati sette extracomunitari. Se ne sono salvati 21. Il barcone è affondato a 160 miglia a sud di Lampedusa, in acque libiche. A dare l’allarme il peschereccio Arias I, che ha contattato nave ‘Spiga’ della Marina militare: secondo quanto riferito dagli uomini a bordo, un gommone carico di immigrati si è ribaltato nel tentativo di avvicinarsi al peschereccio.
I soccorsi sono scattati immediatamente, anche da parte di un altro peschereccio che era in zona, il Victoria. I marinai sono riusciti a trarre in salvo 21 extracomunitari, mentre per altri 7 non c’è stato nulla da fare. I viaggi dei disperati dalle coste libiche e tunisine verso Lampedusa o la Sicilia sono aumentati notevolmente con l’estate. Tanto che i Cpt (ora Cie) di Lampedusa e Crotone sono ormai al collasso.
”Nel primo semestre del 2008″ ha detto oggi il ministro dell’Interno Maroni in un’audizione alla Camera “contrariamente alle previsioni ottimistiche, le persone sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, sono state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano 5.380. I dati complessivi relativi al 20 luglio di quest’anno” ha aggiunto “registrano arrivi per 13.102 unita”. Secondo Maroni, di recente criticato per aver esteso lo stato di emergenza per l’immigrazione a tutto il territorio nazionale, in tutto l’anno gli immigrati via mare potrebbero arrivare a 30mila. Ma per i tanti che arrivano, ce n’è molti che in mare trovano la morte.
Dopo gli ultimi drammatici sbarchi a Lampedusa e la vicenda dei bambini morti e gettati in acqua, sulla cui veridicità però gli investigatori stanno indagando, la maggioranza e il governo passano al contrattacco e respingono le accuse dell’opposizione di fare allarmismo. In giornata diversi esponenti del Pdl tra cui il ministro della Difesa La Russa (con un’intervista al Messaggero), Calderoli, Rotondi, Boniver, Gasparri e altri sono tornati a parlare delle “ambiguità” di una sinistra che quando governava con Prodi aveva accettato la proclamazione dello stato di emergenza, anche se non a livello nazionale ma per le Regioni del Sud interessate agli sbarchi dei clandestini.
Dall’opposizione l’unico partito che replica è l’Idv mentre anche oggi il Pd ha un’atteggiamento più defilato e pragmatico, in attesa di ascoltare le comunicazioni del ministro Maroni martedì alla Camera. “L’immigrazione clandestina” ha osservato il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli “d’estate si aggrava e ora è molto più intensa rispetto agli anni scorsi: per questo serve quella flessibilità che viene dallo stato di emergenza per affrontare meglio il problema”. “Lo stato di emergenza è un segnale forte a fronte di sbarchi che possono decuplicare”, spiega il ministro della Difesa Ignazio La Russa sul Messaggero, accusando l’opposizione di “aver sollevato un polverone”. Anche Margherita Boniver (Pdl), presidente del Comitato Schengen sull’immigrazione, sottolinea l’importanza di attrezzarsi “per un’emergenza confermata ieri dall’ arrivo di altri 400 disperati sulle coste siciliane con in più l’orrore di due bambini morti o dispersi”. Secondo la Boniver “il governo deve esser messo in condizioni di fronteggiare un fenomeno che richiede severe misure di contrasto”. “L’emergenza immigrazione c’é, è inutile negarlo e la sinistra sbaglia a non vedere che il problema esiste ed è drammatico” dice il ministro per l’ Attuazione del programma Gianfranco Rotondi.
Chi polemizza con la sinistra, oggi peraltro silente, è il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri che sottolinea come “il vero razzismo è nel lassismo degli sbarchi di massa e nelle morti di troppi anche di bambini” e plaude al fondo del Corsera a firma di Angelo Panenbianco sulla “doppia morale” della sinistra su giustizia e immigrazione. “Ha ragione Panebianco” commenta Gasparri “se la circolare sull’immigrazione la fa Prodi tutti zitti, se la facciamo noi identica è una catastrofe”. “La sinistra polemizza contro se stessa”, sostiene il vice capogruppo del Pdl alla Camera Italo Bocchino che ricorda come “utilizzò lo stato d’ emergenza quando era al governo”. Dall’opposizione, replica il capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi che chiama in causa la legge Bossi-Fini sull’ immigrazione.
“Se l’obiettivo è quello di porre un freno agli sbarchi” osserva Donadi rispondendo a Gasparri “il governo dovrebbe avere il coraggio di cambiare la Bossi-Fini vera causa del lassismo, vero colabrodo dell’immigrazione”. “Far credere agli italiani che con lo stato di emergenza si risolve il problema significa solo creare aspettative che andranno deluse” sostiene Donadi.
Il fenomeno dell’immigrazione ha visto crescere il numero di stranieri, dal 1970 ad oggi, di 25 volte; attualmente nel nostro Paese ci sono circa 3.690.000 milioni di immigrati regolari stimati, il 6,2% della popolazione complessiva. E i dati sono riportati dall’Eurispes nel suo Rapporto 2008 di gennaio, che citava l’ultimo dossier Caritas/Migrantes in materia, sottolineando che da qualche anno l’Italia è diventata un paese di “prima scelta” e di destinazione degli immigrati e che la somma tra i permessi di lavoro a carattere stabile e i ricongiungimenti familiari ammontano all’81,1% del totale (Cnel, 2007). La compravendita di case è aumentata dell’8,4% , un pò meno rispetto all’anno precedente (12,9%).
A fine 2006 il paese di provenienza era prevalentemente la Romania (555.997 con un’incidenza del 15,1%), seguita dal Marocco (387.031 con un’incidenza del 10,5%), e dall’Albania (381.011 con un’incidenza del 10,3%). Il livello di istruzione dei rumeni, in generale, è abbastanza alto: il 59,2% possiede la laurea o il diploma. Il Lazio è la regione con la maggiore presenza di rumeni (quasi 90.000); tra la provincia di Roma e la città ne soggiornano circa 75.000; mentre secondo il Comune (dati al dicembre 2006) il numero è di circa 31.000.
Sempre nel 2006, la Caritas stima in circa 1.840.000 le donne immigrate regolarmente presenti sul nostro territorio (il 49,9% del totale degli immigrati). In alcune regioni, come la Campania (61,7%) e la Calabria (56,8%) i valori percentuali sono più accentuati, mentre nel Nord l’incidenza è del 48,4%, nel Centro è superiore al 50% e nel Sud raggiunge il 56,8%.
Dagli anni Ottanta sono stati regolarizzati circa 1.450.000 stranieri. Un dato che differenzia l’Italia dagli altri paesi europei che ne hanno sanato numeri nettamente inferiori come la Francia, che ne ha regolarizzati 266.100, la Spagna (quasi 1 milione), l’Inghilterra (17.511) e la Grecia (925.110).
Ma il fenomeno che più impegna le forze dell’ordine sono gli immigrati che entrano illegamente in Italia. E, come conferma la portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), Laura Boldrini, la sorpresa da questo punto di vista è grande: la maggior parte dei clandestini varca le frontiere italiane con l’aereo. Almeno il 63%; solo “il 10% degli irregolari arriva via mare”, rivela un rapporto del ministero dell’Interno. Nelle statistiche del ministero degli interni li chiamano overstayers. Viaggiano con un visto turistico, ma il viaggio è di sola andata. Una volta atterrati lasciano scadere il visto e, appoggiandosi alla propria rete di
familiari e amici, cercano un lavoro in nero e una casa, in attesa del prossimo decreto flussi.
Nel 2007, secondo dati del Viminale, sono state 20.453 le persone sbarcate lungo le coste italiane, il 3% dei 650.000 immigrati che vivrebbero clandestinamente in Italia. E per uno straniero che arriva a Lampedusa il governo italiano chiede l’ingresso di altri 12 per motivi di lavoro. Così nel 2007, quando il Viminale ha disposto l’ingresso di 170.000 lavoratori e 80.000 stagionali, a fronte dei circa 20.000 sbarcati clandestinamente nel sud.
Per contrastare l’arrivo negli aeroporti di cittadini a rischio “over stayer”, l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere esterne, Frontex, ha già messo in piedi due operazioni, Amazon I e II, nel 2006 e nel 2007, che nel giro di poche settimane ha arrestato e rimpatriato oltre 4.000 persone, in maggioranza verso il continente sudamericano. Amazon II ha impegnato 29 funzionari negli 8 aeroporti internazionali di Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Francoforte, Lisbona, Parigi e Amsterdam, dal 20 febbraio 2007 al 9 marzo 2007. Risultato: 2.161 arrestati e rimpatriati, di cui 877 boliviani, 464 brasiliani, 259 paraguayani, 155 venezuelani, 54 colombiani, 41 peruviani, 6 ecuadoregni e 305 di altre nazionalità. Gli aeroporti con più respingimenti sono stati Madrid (1.255), Parigi (284) e Lisbona(209). Nel mese di novembre 2006, altri 1.992 sudamericani erano stati arrestati nella missione Amazon I, in maggioranza boliviani. I rimpatri si fanno sui voli di linea, a spese della compagnia su cui hanno raggiunto l’Europa, “perché responsabili” secondo il Frontex “di aver trasportato passeggeri in condizioni illegali”.
Immigrati nel CPT di Lampedusa | Ansa
Il Consiglio dei ministri ha approvato “su proposta del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, l’estensione all’intero territorio nazionale della dichiarazione dello stato di emergenza per il persistente ed eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari, al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno”. La comunicazione viene dalla nota di Palazzo Chigi diffusa al termine della seduta.
La decisione è stata presa per fronteggiare quello che viene definito un “eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari”. “Al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno” si legge nel comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri (leggi il comunicato) “il Cdm ha approvato, su proposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni, l’estensione all’intero territorio nazionale della dichiarazione dello stato di emergenza”.
L’emergenza si estende così dalle tre regioni per le quali era prevista sino ad oggi alla totalità della penisola. La nuova situazione, ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, “risponde a esigenze organizzative, per facilitare l’operato delle forze dell’ordine su tutto il territorio”. “Non saranno coinvolte le forze armate” ha aggiunto La Russa.
Da alcuni mesi gli sbarchi di clandestini sulle coste siciliane e a Lampedusa si sono fatti più frequenti: con la bella stagione e le paure degli scafisti per una stretta in tutta Europa sui controlli i viaggi dei barconi di disperati sono incrementati sensibilmente, tanto che alcuni Cei come quello di Lampedusa sono ormai al collasso. Mentre si alza il bilancio dei morti annegati nel Mediterraneo.
Ma la proclamazione dello stato d’emergenza ha colto di sorpresa molti, che si chiedono le ragioni di una tale decisione. A cominciare dal Pd: ”Apprendiamo dalle agenzie di stampa che il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per contrastare i clandestini. Le dichiarazioni successivamente rese da rappresentanti del governo non solo non chiariscono ma anzi contribuiscono ad aumentare la confusione e la preoccupazione”, afferma il ministro dell’Interno ombra del Pd Marco Minniti che aggiunge: ”Poiché non è una decisione ordinaria, è assolutamente necessario che il governo spieghi immediatamente al Paese e al Parlamento le ragioni di tale iniziativa”.
Anche l’Udc segue le perplessità del Pd: “Se c’è un forte fenomeno che riguarda la clandestinità” dice il segretario Lorenzo Cesa “se ne discuta in Parlamento, il governo venga al più presto in aula e fornisca dati, numeri, fatti sulla questione, perchè qui si parla della vita delle persone e con la vita delle persone non si scherza”.
Vendola e Ferrero, impegnati nel congresso di Rifondazione Comunista a guadagnarsi il partito, parlano di “Decisione gravissima” e “Impugnare lo stato d’emergenza davanti alla consulta”.
Il Viminale chiarisce in una nota poco dopo, per calmare le acque: “Si tratta di un provvedimento tecnico, già adottato in passato, che serve a poter adottare procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri d’accoglienza e interventi di manutenzione ordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado”. Il capo dipartimento delle libertà civili e immigrazione, prefetto Mario Morcone, chiarisce: “L’eccezionale afflusso di immigrati e richiedenti asilo soprattutto dalla Somalia e dall’Eritrea ha reso necessario in questi mesi distribuire le persone giunte a Lampedusa e sulle coste meridionali in altre realtà nazionali e con procedure d’urgenza. Sono stati pertanto allestiti centri di assistenza e soccorso ad Aviano, a Castiglione delle Stiviere, a Settimo Torinese, a Castelnuovo di porto e ad Ancona. Questa situazione di eccezionale pressione ha reso necessario espandere nuovamente sul restante territorio nazionale la dichiarazione di emergenza”. Ma la polemica ormai è innestata, da un lato col leghista Cota che parla di “messaggio duro ai clandestini”, o Italo Bocchino (Pdl) che la definisce “risposta alla criminalità” e i partiti di sinistra e le associazioni dall’altro.
A interpretare ufficialmente l’appello delle opposizioni ci ha pensato la presidenza della Camera. Gianfranco Fini ha chiesto infatti al governo di riferire a Montecitorio, in aula o in commissione, sullo stato di emergenza per l’immigrazione, entro martedì.
In realtà la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale è prevista dall’articolo 5, comma 1, della legge 225 del 24 febbraio 1992, in base alla quale il presidente del Consiglio “delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità e alla natura degli eventi. Con le medesime modalità si procede alla eventuale revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi presupposti”. Il ricorso a questa misura è per i governi italiani una prassi consolidata: nel 2002 fu l’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola a dichiarare l’emergenza “considerato il continuo, massiccio afflusso di stranieri che giungono irregolarmente in Italia, creando una situazione particolarmente critica, segnatamente sotto l’aspetto dell’ordine pubblico, dell’accoglienza e della temporanea permanenza”. Si riteneva infatti “necessario adottare misure straordinarie per fronteggiare con provvedimenti urgenti tale stato di emergenza” (decreto del presidente del Consiglio dei ministri, 20 marzo 2002). Da allora lo stato di emergenza è stato prorogato cinque volte, con quattro decreti dell’esecutivo guidato da Sivio Berlusconi (11 dicembre 2002, 7 novembre 2003, 23 dicembre 2004, 28 ottobre 2005) e uno, l’ultimo, dal governo di Romano Prodi (16 marzo 2007), con scadenza il 31 dicembre 2007.
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Alle sette di questa mattina non c’era più nessun manifestante al presidio anti discarica di Chiaiano. Dopo un’altra notte di cumuli di rifiuti in fiamme, tra Napoli e provincia (con oltre cinquanta interventi dei Vigili del Fuoco), i contestatori sembrano aver accolto l’invito del sottosegretario Guido Bertolaso e hanno tolto i blocchi. Poco dopo le otto, i mezzi dell’Arpac (Agenzia regionale protezione ambiente Campania) sono arrivati a Chiaiano scortati dalla polizia, entrando comunque da un accesso secondario di via Camaldoli evitando l’arteria dove nei giorni scorsi c’è stato il presidio. L’area sulla quale dovranno essere eseguiti i “saggi” è molto ampia. Sono dieci i tecnici del sottosegretario Bertolaso e cinque nominati dalle amministrazioni locali e dei comitati civici ad effettuare le indagini necessarie per la valutazione finale dell’idoneità della cava di tufo individuata nel quartiere napoletano ad ospitare una discarica da 700 mila tonnellate.
Nel frattempo, non si placano le polemiche nel mondo politico sull’uso strumentale delle contestazioni di piazza. Italo Bocchino, deputato napoletano e capogruppo vicario del Pdl alla Camera, commenta l’emergenza rifiuti e i disordini a Chiaiano in un’intervista a Il Giornale, puntando il dito contro la criminalità organizzata. “I roghi non sono spontanei” dice Bocchino “un cittadino non dà fuoco ai cassonetti sapendo che è un reato e che un cassonetto libera nell’aria tanta diossina quanto un termovalorizzatore in un mese. Dietro c’è la regia di chi vuole alzare la tensione e paga i ragazzotti che vanno a fare manovalanza nella speranza che il governo centrale si spaventi e quindi si ritorni alla logica dell’emergenza”.
“Lo Stato fa lo Stato, in Campania bisogna individuare discariche come avviene in tutto il resto d’Italia. Se c’è da mostrarsi duri è dovere dello Stato farlo. Ma la vera sfida” conclude il parlamentare” è avere il controllo del territorio. E su questo non bisogna tornare indietro neanche di un millimetro”.
Oggi, inoltre, il quotidiano napoletano Il Mattino dà notizia di un avviso di garanzia per il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Secondo quanto riferisce il quotidiano, Pansa sarebbe indagato nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione del commissariato rifiuti (è stato commissario per l’emergenza rifiuti per sei mesi, dall’estate scorsa fino a dicembre 2007). L’avviso è stato recapitato al prefetto Pansa dal procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. L’indagine è condotta dai carabinieri, che in queste ore stanno eseguendo 25 ordinanze di custodia cautelare. Pansa, che non rientra tra i destinatari delle ordinanze, ha commentato Pansa confermando la notifica dell’avviso di garanzia: “Sono convinto che gli sviluppi dell’inchiesta chiariranno la correttezza del mio comportamento. Attendo del tutto sereno” ha detto ancora il prefetto “l’esito degli accertamenti ed esprimo la fiducia massima nei confronti della magistratura”.
Nell’avviso di garanzia notificato a Pansa si contesta un episodio di falso in atto pubblico legato ad un provvedimento firmato dallo stesso prefetto di Napoli nella sua qualità di commissario per l’emergenza rifiuti il 18 dicembre 2007. Il provvedimento è legato ad un atto ricognitivo con allegato un elenco di prestazioni che impegnavano la Fibe, società del Gruppo Impregilo, che gestiva lo smaltimento in Campania fino al 2005 e poi affidataria del servizio in attesa di una gara europea, dal primo gennaio 2008 ad una serie di lavori per il termovalorizzatore di Acerra e per il revamping nei sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania.
Questo atto è stato sequestrato dai carabinieri del Noe il 5 gennaio di quest’anno. L’inchiesta, che emerge mentre il governo sta affrontando con provvedimenti d’urgenza la questione dei rifiuti, contesta a vario titolo i reati di traffico illecito al falso ideologico a truffa a danni dello stato. Tra i 25 raggiunti dall’ordinanza c’è Marta De Gennaro, dirigente della Protezione civile che si è occupata di rifiuti assieme al sottosegretario Guido Bertolaso quando era commissario all’emergenza sotto il precedente governo, e Michele Greco, dirigente della Regione Campania. Nella lista ci sono anche funzionari di società affidatarie dello smaltimento dei rifiuti controllate dal gruppo Impregilo, alcuni delle quali già a processo assieme al presidente della Regione, Antonio Bassolino.
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