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Emilia-Romagna

Regionali, ecco perché la Lega ha vinto al Nord (e sfonda al Centro)

Leghisti festeggiano la vittoria di Roberto Cota in Piemonte (Ansa)

Leghisti festeggiano la vittoria di Roberto Cota in Piemonte (Ansa)

La Lega Nord ha raddoppiato i propri consensi alle regionali del 2010 rispetto a quelle di cinque anni fa diventando il primo partito in Veneto, il secondo in Lombardia e Piemonte, e il terzo in Emilia Romagna. Continua

Avanti Po: vi spiego perché la Lega sfonda nelle Regioni rosse

Un militante leghista a Pontida

Un militante leghista a Pontida - Ansa

Dove finisce la Padania? Sempre più a Sud, a giudicare dai risultati elettorali della Lega Nord. Nelle regioni a sud del Po, in crescita impetuosa dalle politiche del 2006 alle europee del 2009. Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana. Sono ancora “regioni rosse” per antonomasia, ma l’onda verde preoccupa sempre più la sinistra. Panorama.it ne ha parlato con Paolo Stefanini, giornalista classe 1980 (ex di “Diario”) e autore di “Avanti Po. La Lega alla riscossa nelle regioni rosse”, libro a metà tra il reportage e l’indagine, nelle librerie da ieri, edito da Il Saggiatore, con prefazione di Enrico Deaglio. Continua

Bologna senza sindaco: Delbono lascia, travolto dal “Cinzia-gate” e dal pressing del Pd

Il sindaco di Bologna Flavio Delbono fuori dagli uffici della Procura di Bologna | (Giorgio Benvenuti/Ansa)

Il sindaco di Bologna Flavio Delbono fuori dagli uffici della Procura di Bologna | (Giorgio Benvenuti/Ansa)

Un pressing che dura da giorni e che in 48 ore, da sabato 23 a lunedì 25, ha raggiunto lo scopo: Flavio Delbono, sindaco di Bologna, ha fatto un passo indietro, ha lasciato la poltrona, si è dimesso da primo cittadino.
Se ne va dopo soli sette mesi a Palazzo D’Accursio alla vigilia della discussione del suo primo bilancio. Continua

Su Eluana, Sacconi al contrattacco: “Non mi faccio intimidire”

Maurizio Sacconi

“Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”. Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato da Londra la sua condizione di indagato presso la procura di Roma in seguito alla denuncia dei radicali sull’atto di indirizzo collegato al caso di Eluana Englaro. Il responsabile del Welfare, a Londra per un incontro con il suo omologo britannico, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana: “È stato un atto di governo doveroso, di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinchè avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione ed idratazione delle persone in disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu”.
Non molla Sacconi: “Si è trattato” ha proseguito “di un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate. Ma è assurdo che un atto del genere sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”.
E sono in tanti a pensarla come il minsitro. Pier Ferdinando Casini, per esempio: “Io sto con il ministro Sacconi senza se senza ma, anzi colgo l’occasione per esprimergli solidarietà”, ha affermato Pier Ferdinando Casini, intervistato a Panorama del Giorno su Canale 5, da Maurizio Belpietro. “Il ministro Sacconi” ha proseguito Casini “ha posto una questione di ordine generale inerente al rispetto della legge. Francamente mi verrebbe da dire che è quasi uno scherzo la notizia dell’indagine giudiziaria che può riguardarlo su questo punto, noi stiamo con Sacconi evidentemente”.
Intanto torna a muoversi anche la Chiesa: il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, interviene sul caso di Eluana Englaro per chiedere che la donna in stato vegetativo non venga fatta morire in una struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Un’eventualità, afferma il porporato in una nota, che sarebbe “contro Dio” e contraria alla Costituzione. “A quanto è dato fino a questo momento di sapere” afferma Caffarra “l’ipotizzato ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria della nostra Regione sarebbe non per la vita ma per la soppressione della vita. Come cristiano e come Vescovo - sicuro interprete anche dei miei confratelli dell’Emilia Romagna - debbo denunciare con ogni forza che il porre in essere una tale eventualità sarebbe un atto gravissimo in primo luogo contro Dio, Autore e Signore della vita; e poi contro ogni essere umano, che vedrebbe così violata, perché negata nei fatti e anche in linea di principio, quella dignità della persona che invece permane sempre, in ogni circostanza, e sopravvive alle più crude offese della malattia: persino nella estrema fragilità e impotenza di una condizione deprivata della coscienza”.

LEGGI ANCHE: Eluana, tutte le tappe della vicenda e partecipa al FORUM

Scossa di terremoto nel Nord Italia. Epicentro tra Parma e Reggio Emilia

Un sismografo

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita in buona parte del Centro-Nord Italia, da Firenze a Trieste. L’epicentro del terremoto, secondo le prime informazioni, sarebbe a Traversetolo, tra Parma e Reggio Emilia, con una magnitudo di 5.2 gradi della scala Richter. Due brevi onde sismiche registrate dai sismografi. La scossa, forte e prolungata (circa 5 secondi), è stata avvertita anche a Milano alle 16.25. La scossa è stata registrata anche a Genova, Bologna, Venezia e a Torino.
Sono state due le scosse che hanno fatto tremare Reggio Emilia nel pomeriggio: la prima è stata avvertita attorno alle 15.30, la seconda, molto più forte, poco meno di un’ora dopo. La gente è scesa per le strade, dove rimane tuttora. Nessun danno visibile agli edifici del centro. La scossa è stata avvertita in maniera fortissima a Parma, la città più vicina all’epicentro. In tutti gli edifici si sono sentite due distinte forti scosse. Non si registrano particolari danni in città. I vigili del fuoco, per il momento, non segnalano crolli, anche se alcune zone della provincia sono rimaste isolate a causa del guasto delle linee telefoniche e dei ripetitori dei cellulari.
La Protezione civile dell’Emilia Romagna sta già procedendo alla verifica di eventuali danni causati dalla scossa di terremoto che, conferma l’ingegner Demetrio Egidi responsabile per l’Emilia Romagna, ha avuto il suo epicentro tra Parma e Reggio Emilia. È stata abbastanza forte e, avendo avuto una profondità di 6 chilometri, è stata avvertita in una vasta area della regione. Al momento non sono arrivate alle centrali operative dei vigili del fuoco dell’Emilia Romagna richieste di intervento per eventuali danni provocati dalla scossa di terremoto. Le squadre dei vigili del fuoco sono comunque uscite per effettuare delle verifiche sul territorio anche in seguito alle diverse chiamate di informazioni giunte ai centralini. “Stiamo compiendo tutti gli accertamenti necessari e ci siamo mossi per avere ogni informazione utile. Per ora non abbiamo avuto segnalazioni relative a richieste di intervento, ma per esperienza occorre essere cauti in questo momento” ha detto Egidi.
Numerose le chiamate al 118 di Milano subito dopo la scossa di terremoto avvertita alle 16.25 a Milano e in altre città della Lombardia. Gli operatori della centrale operativa riferiscono di essere stati tempestati di telefonate da parte di persone più che altro preoccupate. Per ora, secondo le primissime informazioni, non vi sarebbero feriti. Diverse le chiamate anche ai vigili del fuoco. Non si conosce ancora l’esatta forza della scossa che, comunque, è stata avvertita in un’area vastissima della regione.
Secondo Enzo Boschi, direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulconalogia il terremoto è stato forte “ma non distruttivo” e “non si segnalano danni particolari. È altamente probabile” ha detto Boschi “che nelle prossime ore possano verificarsi altre scosse di assestamento, ma di minore intensità”. La zona colpita, ha spiegato l’esperto, è “una zona a rischio sismico medio-basso e al momento stiamo valutando l’evento. In questa area si verificano periodicamente terremoti di questa intensità - ha aggiunto - che non sono comunque classificabili come eventi particolarmente violenti”. Quindi, una rassicurazione: “Qualunque edificio ben costruito” ha affermato Boschi “regge tranquillamente a scosse di tale intensità”.

Qui il VIDEO tratto da www.youreporter.it con i danni del terremoto

Pd al palo, Red a vele spiegate: così D’Alema soffia sul collo a Veltroni

Massimo D'Alema

Sicilia-Campania-Emilia Romagna. Lungo questa strana trianolgazione corre la maggiore insidia per il gruppo dirigente del Pd di area veltroniana. A sferrare l’attacco decisivo, in vista di un sempre più imminente congresso anticipato, potrebbero essere, manco a dirlo, gli eterni rivali di sempre: i dalemiani.
Giorno dopo giorno, la loro associazione (guai a chiamarla “corrente”) si sta infatti radicando nel territorio in modo così capillare da essere - sostengono lontano dai microfoni alcuni democratici - persino più competitiva e più in salute del partito stesso.

ReD, acronimo per “Riformisti e democratici”, ha persino lanciato il tesseramento, che pare vada a gonfie vele. Tra le regioni in pole, c’è l’Emilia Romagna, dove mercoledì sono stati tra l’altro presentati i 60 promotori dell’associazione. E, nell’elenco, c’è un pò di tutto: da Luciano Sita (presidente di Lega Coop alimentari) all’ex presidente della Ducati Federico Minoli. Spazio anche a tutte le altre libere professioni: il ginecologo Corrado Melega, il criminologo Massimo Pavarini, il costruttore Domenico Ciliberto, il commercialista Paolo Salizzoni, il dirigente di Confcooperative Stefano Cinotti.

Ma l’Emilia Romagna non è la sola regione dove Red sta sempre più conquistando terreno: oltre la Campania (dove già la fondazione Italianieuropei di D’Alema vanta un ottimo insediamento nel territorio), è l’apparato siciliano a figurare in questo momento tra i più attivi.
Lì, le cose per la nuova associazione non devono essere affatto messe male, se l’altro giorno uno dei fondatori, Nicodemo Oliviero, si è spinto ad affermare che nell’isola “Red è più strutturato del partito stesso”. Dominus incotrastato nell’organizzazione regionale è il senatore Valdimiro Crisafulli, un politico di lungo corso (ovviamente ex diessino) ora molto vicino a Massimo D’Alema. Ma non è il solo: a lavorare per Red ci sono almeno quattro deputati regionali (Davide Faraone, Miguel Donegani, Vincenzo Marinello, Concetta Raia), la Lega Coop (con Elio Sanfilippo), la Confesercenti (con Giovanni Felice) e una buona parte dei dirigenti della Cgil del sud-est dell’isola.

Adesioni che, nelle prossime settimane, potrebbero crescere (e non solo in queste tre regioni) e che stanno facendo storcere il naso a più di un democratico veltroniano. “Non è una corrente, non è un partito nel partito” continuano a ripetere i “reds”, ad ogni piè sospinto. Certo è che in vista di un congresso anticipato e, a maggior ragione, in un partito liquido e senza tessere, la componente di area dalemiana si ritroverà a giocare un ruolo decisivo negli equilibri del partito.

Il Pd dell’Emilia cresce all’ombra della Quercia

Romano Prodi parla alla platea dei delegati dell'assemblea costituente del Pd dell'Emilia-Romagna
Partito nuovo, volti nuovi. Era questo il diktat che qualche settimana fa Walter Veltroni aveva lanciato ai quadri politici della periferia del Pd. Ma il messaggio sembra ora cadere nel vuoto, almeno in Emilia Romagna.

Con l’eccezione di Parma e Piacenza, alle elezioni di sabato 24 novembre per eleggere i coordinatori provinciali, non c’è infatti nessuna novità. A Modena (Stefano Bonaccini), a Ravenna (Alberto Pagani), a Imola (Massimiliano Stagni), a Rimini (Andrea Gnassi) e a Cesena (Daniele Zoffoli): i candidati, dati come vincenti, sono tutti “vecchi” segretari Ds. A Forlì, toccherà invece al leader locale della Margherita.
Ma il caso che ha fatto più discutere è stato quello del candidato di Reggio Emilia, Giulio Fantuzzi. Rispetto alle giovani stelle delle segreteria veltroniana, Fantuzzi non si può definire di certo “un volto nuovo”. Classe 1950, è stato nell’ordine: sindaco del Pci, eurodeputato Pds, segretario Ds, ed ora appunto candidato coordinatore del Partito democratico. E a chi gli ricorda le parole di Veltroni, risponde subito: “Innanzitutto non mi sento un rimbambito e comunque sono segretario Ds solo da un anno e mezzo. Certo, anch’io sono stato in ambascie per un certo periodo. L’esigenza di Walter è anche la mia. Mi sono però messo a disposizione perché in tanti me lo hanno chiesto. E poi età anagrafica ed età psicologica non coincidono necessariamente. Io, ad esempio, mi sento un innovatore, ho fatto la mia carriera e non ho più ambizioni di nessun tipo. Anche perchè la mia è una candidatura transitoria alla nascita del Partito Democratico”.
A proposito di innovazione: partito nuovo vuol dire anche partito senza tessere?
Nient’affatto. A Reggio Emilia abbiamo due partiti radicati e presenti dappertutto. Non nutriamo nostalgie, ma riteniamo che non si debba gettare l’acqua sporca con il bambino. Credo che le adesioni con il versamento di un corrispettivo siano importanti per due ragioni: per un problema di appetenza e perché offrono una base stabile di autofinanziamento, che significa non andare alla questua di eventuali sponsor e affiliazioni.
Come quelle con le cooperative rosse, i cui legami prima con il vecchio Pci e poi con i Ds sono stati più volte messi in dubbio.
Noi siamo abituati a fare da soli. La cooperazione va bene, l’importante è che sia limpida e trasparente. L’epoca dei collateralismi è davvero finita.
Reggio è la città di Prodi, ma è anche un territorio molto radicato alla vecchia tradizione comunista da parte del vostro elettorato. Come si fa a conciliare quell’esperienza con un progetto nuovo?
Non è un passaggio sconvolgente. La nostra città è stata la terra di costituenti del calibro di Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti, che appartenevano a tradizioni fortemente contrapposte ma che hanno saputo lavorare insieme per il bene comune. E aldilà della vecchia egemonia del Pci, ha sempre visto la collaborazione tra queste culture.
Con il rispetto dovuto, ha fatto due nomi non certo nuovi. Nessun rischio di fare una remake del vecchio compromesso storico, ma con numeri più bassi?
In questi anni sono cresciuti tanti altri movimenti. E non è un caso che proprio qui l’Ulivo si sia mosso prima che in tante altre zone d’Italia. Certo: è ovvio che nella nascita del Pd, il ruolo fondamentale l’avranno Ds e Margherita, ma stiamo cercando di coinvolgere tante altre associazioni.

Pd emiliano: Ds, Margherita e l’obolo della discordia. Da mille euro al mese

il segretario regionale del Pd, Salvatore Caronna, l'ex segretario della federazione bolognese Ds, Andrea De Maria, il presidente del consiglio, Romano Prodi e l'ex coordinatore regionale della Margherita, Marco Monari
“Se potessi avere mille lire al mese” cantava Gilberto Mazzi più di sessant’anni fa. Debitamente aggiornato, il nuovo refrain del Partito Democratico dell’Emilia Romagna (nelle mani del neo eletto Salvatore Caronna) potrebbe essere proprio questo.

Perché a scatenare vivaci discussioni tra dirigenti Ds e Margherita, non sono né manifesti programmatici né dichiarazioni di intenti politici. Ma l’obolo che i consiglieri regionali versano al nuovo partito: 1500 euro da parte dei Democratici di Sinistra, 500 da quelli dei Dl. La differenza è proprio di 1000 euro quindi, con un’incidenza del 20% sulla busta paga di ogni eletto alla Regione. Differenza che, oltre a fare tornare in mente la celebre canzone dell’anteguerra, ha creato sottili distinguo e vivaci battibecchi tra gli stessi eletti di Via Aldo Moro, con tanto di puntualizzazioni giuridiche e avvertimenti. E se il coordinatore provinciale dei Democratici di Sinistra, Raffaele Donini, invoca “un gesto di nobiltà politica”, Giovanni Maria Mazzanti, capogruppo al comune di Bologna della Margherita, si augura che “siano trovati criteri di omogeneità a livello regionale”, confortato in questo caso dal suo collega Claudio Merighi, dei Ds.

“Una soluzione si troverà”, assicurano comunque dalle segreterie di partito. Altrimenti, come recitava la canzonetta di Mazzi, si potrà confidare solo “nell’eredità di un vecchio zio lontano americano…”.

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