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Parma, dieci indagati per il pestaggio al giovane ghanese

Emmanuel Bonsu Foster

Otto agenti, un ispettore capo e un commissario capo della Polizia Municipale. Sono i vigili iscritti nel registro indagati della procura di Parma per il presunto pestaggio di Emmanuel Bonsu Foster, il ragazzo ghanese di 22 anni fermato dal nucleo ‘pronto intervento’ del corpo nel corso di un’operazione antidroga al parco ex Eridania. Il caso, quaranta giorni fa, suscitò polemiche e accuse di razzismo. Percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d’ufficio. Reati commessi in concorso, con l’aggravante dell’abuso di potere. Questi i capi di imputazione che la procura ha formalizzato nei confronti dei vigili che organizzarono e diressero l’operazione antidroga nel corso della quale fu fermato e portato nel comando municipale il giovane studente ghanese. Secondo il Pm Roberta Licci il ragazzo, fermato da agenti in borghese che non si erano qualificati con l’accusa di essere il “palo” di un pusher, non avrebbe reagito con violenza ma avrebbe solo tentato di scappare. Insulti (”Negro”, “Scimmia”) e percosse avrebbero poi accompagnato il trasporto e l’interrogatorio del giovane. Gli agenti avrebbero cercato di farlo confessare ”asserendo, peraltro falsamente, di avere le prove documentali della sua responsabilità ”. Senza esito. ”Mentre era rinchiuso nella cella”, si legge nelle ipotesi di reato della Procura, Bonsu ”veniva colpito con calci, pugni e schiaffi”. Dopo essere stato portato negli uffici della polizia territoriale ”con una bottiglia di plastica sulla testa”, il ragazzo sarebbe stato fatto spogliare e, una volta nudo, costretto a fare ripetuti piegamenti. Trattenuto in centrale per quattro ore, senza che nulla fosse comunicato all’autorità giudiziaria, ad un certo punto Bonsu si sarebbe trovato di fronte un agente con un modulo per l’autocertificazione in mano. Il vigile gli avrebbe detto che doveva firmare senza fare storie, ”anche si fosse trattato della sua condanna a morte”. Il sospetto degli inquirenti è che ben ‘’sapendo che Bonsu aveva posto in essere solo una resistenza passiva (la fuga)” lo si abbia voluto accusare di reati mai commessi. Intanto il sindaco di Parma, Pietro Vignali, in consiglio comunale ha reso noti i risultati di un’indagine interna (distinta quella penale della procura). Il sindaco ha riferito di “comportamenti che possono determinare censure e azioni disciplinari, oltre che il trasferimento ad altre mansioni dei poliziotti coinvolti, cosa che è già stata avviata”.

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Razzisti? Gli italiani non si vedono così. Lo dice un sondaggio

Un bimbo rom

Il razzismo non c’entra e nemmeno la xenofobia. E allora come spiegare gli episodi successi, da Milano a Parma, negli ultimi mesi? “Sia la definizione di razzismo sia quella di xenofobia per gli episodi accaduti in questi mesi mi sembrano inadeguate” dice a Panorama Marzio Barbagli, docente di sociologia a Bologna che ha appena mandato in libreria il suo saggio su Immigrazione e sicurezza in Italia, editore Il Mulino.

“Sono fatti molto diversi, atti di ostilità, a volte molto gravi, nei confronti di stranieri, ma non fondati sulla pretesa di una superiorità razziale o sul rifiuto di tutto ciò che viene dall’estero, come nella xenofobia. Gli italiani non sono spaventati dagli immigrati, ma sono preoccupati da due aspetti: la criminalità degli stranieri e il loro essere competitori nel sistema del welfare, dall’accoglienza nel pronto soccorso degli ospedali all’inserimento dei figli all’asilo o a scuola”.

“Il pericolo razzismo esiste e temo che possa crescere se non si agisce sul piano amministrativo e sociale” ribatte a Panorama Sergio Cofferati. Che per combatterlo vede due strade: un lavoro non da clandestino e la concessione della cittadinanza.
“Chi arriva in un certo luogo ne deve rispettare tutte le regole” dice il sindaco di Bologna. “Poi però si devono creare le condizioni per la concessione della cittadinanza”.

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“Così malmenavano Emmanuel”. La testimonianza di una campionessa di basket

Emmanuel Bonsu Foster

Sono da poco passate le 18, di lunedì 29 settembre. È il giorno in cui scoppia il caso di Emmanuel Bonsu Foster.
Tra le mamme che aspettano i figli fuori da scuola, nei pressi del parco (luogo poco sicuro, soprattutto di sera), c’è anche Francesca Zara, 32 anni. Professione: giocatrice di pallacanestro. E di successo. Ora fa la play-ala nella Lavezzini Basket Parma, dopo aver fatto fortuna a Seattle nella Women’s National Basketball Association, poi in Russia e in Francia.
Francesca (alta, bionda, occhi azzurri) porta il cane a passeggio quella sera (il parco è proprio di fronte al campo d’allenamento della sua squadra). Tra le aiuole e le vie del parco la cestista nota una certa confusione: alcuni agenti in borghese che arrestano uno spacciatore palestinese.
Pochi minuti ancora e Francesca assiste anche al fermo di Emmanuel Bonsu Foster, il 22enne ghanese che ha accusato gli agenti della Polizia Municipale di Parma di averlo insultato e picchiato (proprio oggi il giovane è stato ricoverato per il peggioramento della ferita all’occhio sinistro per un intervento chirurgico nel reparto di chirurgia maxillo-facciale): “Ho visto Emmanuel a terra. Urlava, spaventato. Intorno a lui c’erano almeno tre persone - solo poi ho capito essere agenti in borghese - che lo malmenavano. Una di loro aveva anche una pistola”, dice la campionessa a Panorama.it

Qui, in esclusiva, il documento AUDIO con la testimonianza di Francesca Zara.

Francesca Zara

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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