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Paragoni atomici: francesi miracolati dal nucleare

A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l'Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare

A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare

“Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui l’Edf, insieme all’italiana Enel, sta costruendo un nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata, la tecnologia Epr (European pressurized water reactor) che in futuro l’Enel vorrebbe utilizzare anche in Italia. Continua

Bollette meno care, ma 1 italiano su 5 non conosce la spesa per luce e gas

Un utente controlla una fattura davanti ad un contatore di gas

Un utente controlla una fattura davanti ad un contatore di gas

Bollette meno care dal primo ottobre per le famiglie, anche se solo un italiano su cinque sa realmente quanto spende ogni anno per gas ed elettricità. Continua

Torna il nucleare in Italia. Che smantella le vecchie centrali

Un impianto nucleare a Middletown, in Pennsylvania

Con 154 voti a favore, un solo contrario e un astenuto, il Senato ha dato il definitivo via libera al “Ddl Sviluppo”: l’Italia dopo 22 anni torna nel nucleare. Questa la novità più rilevante di una legge che ha impiegato quasi dieci mesi per completare il suo percorso, ha passato quattro “letture” parlamentari, ha attraversato 60 sedute in commissione e altrettante in aula tra Camera e Senato, ha affrontato l’esame di oltre 2.800 emendamenti.

Entro sei mesi sarà decisa la normativa per la localizzazione delle nuove centrali nucleari e per i sistemi di deposito e stoccaggio dei rifiuti radioattivi: a gestire il ritorno dell’atomo sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn). Solo allora si potrà cominciare a piazzare le bandierine dei possibili siti sulla carta geografica. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. Anche se, annuncia il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola: “Una commissione di dieci autorevoli esperti è al lavoro da dieci mesi e sta producendo buoni risultati. Ho ricevuto numerose richieste di amministrazioni locali che hanno dato disponibilità all’insediamento di centrali nucleari”.

Sui nomi vige il segreto assoluto. A parte le candidature abbozzate ma poi nei fatti ritirate, come quella del Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Se ne può parlare, aveva poi precisato Lombardo, ma solo a determinate condizioni: solo se i siciliani saranno d’accordo, esprimendo la loro opinione “con un referendum”, se la costruzione “conviene dal punto di vista costi-benefici” e se si tratterà di “una centrale assolutamente sicura”.
Nel maggio scorso, si faceva anche riferimento alla Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. Alla Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso.

L’obiettivo del governo è di arrivare a coprire il 25 per cento del fabbisogno nazionale, allentando la fame di petrolio della penisola: l’Italia è il settimo importatore al mondo di petrolio (qui i dati in pdf).
Secondo il memorandum d’intesa tra Enel e la francese Edf, la prima centrale nucleare nazionale diventerà operativa per il 2030: è prevista, inoltre, la costruzione di altri tre impianti. Per quella data si stima che la spesa nel mondo per i reattori arriverà a mille miliardi di dollari: un affare d’oro, quello della corsa verso il nucleare civile.

Gli impianti italiani saranno sviluppati da una società d’oltralpe, Areva (controllata indirettamente dall’Eliseo al 90 per cento): saranno centrali Epr (European pressurized reactor) in grado di garantire 1600 Megawatt. Si tratta della terza generazione di impianti nucleari: rispetto alle precedenti, è differente il sistema di raffreddamento e garantisce standard di sicurezza più elevati. Areva costruirà undici dei 41 impianti in cantiere nell’Unione europea, dove il 27 per cento dell’energia arriva dall’atomo (qui i dati): il primo progetto di Epr in fase di realizzazione, l’impianto finlandese di Olkiluoto, sarà consegnato con un ritardo di tre anni e spese lievitate del 25 per cento.
Ma la corsa verso l’atomo è ripresa, soprattutto nei paesi in via di sviluppo: secondo la Wna, sono 180 i reattori che potrebbero essere conclusi nei prossimi otto anni (qui la mappa in pdf). E sono stati avanzati progetti per altri 282.

L’Italia, intanto, chiude il vecchio capitolo del nucleare. E inizia lo smantellamento delle quattro centrali chiuse dopo il referendum del 1987 (qui i dati). La prima sarà Trino, in provincia di Vercelli, dove sono stoccate 14 tonnellate di materiale radioattivo. Il via libero definitivo arriverà entro sei mesi e la procedura sarà conclusa nel 2013. Ma la comunità locale è attenta: di recente i volontari dell’associazione ambientalista Greenpeace hanno manifestato. E il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha dichiarato che non ospiterà nuovi impianti. Sono altri tre i reattori che attendono lo smantellamento, costruiti tra gli anni Sessanta e Settanta: Latina, Garigliano (Caserta) e Caorso (Piacenza).

Il dossier scorie radioattive, invece, è ancora aperto. Il generale Carlo Jean, in un’audizione del 2003 in Parlamento, aveva dichiarato che erano 58mila i metri cubi di sostanze radioattive presenti in Italia, custodite anche in impianti per il trattamento del combustibile e in centri per la ricerca scientifica (per esempio, Saluggia, Rotondella-Trisaia, Bosco Marengo, Roma-Casaccia: qui il report di Legambiente). E ogni anno se ne aggiungono 500 tonnellate provenienti dalle strutture sanitarie.

Negli ultimi anni parte del materiale ha preso la rotta dell’estero, affidato a società specializzate nel trattamento: la Energy Solutions, per esempio, ha richiesto una licenza per importare dall’Italia ventimila tonnellate di “materiale potenzialmente contaminato”.
Ma il governatore dello Utah (lo Stato che doverebbe ospitare le scorie trattate) si è opposto.
Negli allegati alla domanda presentata alle autorità federali, vengono indicati come luogo di provenienza otto siti italiani: Trino, Caorso, Garigliano, Latina, Saluggia, Bosco Marengo, Casaccia e Trisaia.


Visualizza Il nucleare in Italia in una mappa di dimensioni maggiori

Clima: l’Unione europea è divisa. Berlusconi: non siamo soli

Un uccello morto sul fondo di un lago prosciugato in Grecia
Le trattative nell’Unione europea sulle misure contro il riscaldamento globale sono ancora aperte. “La richiesta italiana di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri 9 Stati” ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi “non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese”. Domani il consiglio dei ministri dell’Ambiente in Lussemburgo farà il punto sugli orientamenti dei capi di Stato e di governo che riguardano il cambiamento climatico e le energie rinnovabili. “La linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, precisando che “il problema non sarà nell’accordo del 2009, dove sicuramente si troverà un’intesa, il problema sarà la scadenza del 2012″.

Nel meeting di lunedi l’Italia proporrà una clausola di revisione al pacchetto 20-20-20: 20 per cento riduzioni di anidride carbonica, 20 per cento in più di energia rinnovabili e di efficienza energetica entro il 2020. L’ipotesi è di dare il via libera al pacchetto nel summit europeo di dicembre, ma permettendo aggiustamenti alla luce della valutazione dell’impatto costi-benefici del piano, da effettuare nel corso del 2009. Capofila dei nove Paesi (Repubblica ceca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia) è la Polonia: si tratta di uno schieramento che ricorda l’appoggio dell’Est europeo alla coalizione multinazionale degli Stati Uniti nella missione in Iraq del 2003. Varsavia ha già fatto sapere che presenterà una sua controproposta ai ministri europei per consentire “ai paesi piu poveri di sopravvivere”, come ha indicato il primo ministro polacco Donald Tusk. Sul fronte dei sostenitori del piano Ue si è collocata decisamente la presidenza di turno francese, che ha più volte ribadito il suo impegno a chiudere la partita entro il dicembre di quest’anno, così come ha fatto la Commissione europea. La Spagna si dichiara pronta economicamente e tecnologicamente a rispettare gli impegni di riduzione di Co2 e a investire massicciamente sulle energie rinnovabili mentre la Germania, all’epoca presidente di turno dell’Ue che diede impulso al pacchetto anti riscaldamento climatico, vuole l’accordo entro dicembre, ma è anche consapevole delle esigenze della sua forte industria. Per questo il cancelliere Angela Merkel ha sottolineato come gli interessi tedeschi siano stati tutelati dal riferimento alla “specificità” dei singoli paesi Ue nelle conclusioni del consiglio europeo di questa settimana.

Per indirizzare il dibattito, il presidente di turno francese, il ministro dell’Ambiente Jean-Louis Borloo, ha inviato un questionario ai 27 partner. Le problematiche sollevate vanno dalla individuazione dei settori confrontati al rischio di carbon leakage (cioè la delocalizzazione delle imprese a maggiore intensità energetica) all’assegnazione delle quote di Co2 tramite aste e alla destinazione delle relative risorse da parte degli Stati membri; dai meccanismi di flessibilità sulla riduzione dello sforzo nei settori non industriali fino al finanziamento degli investimenti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. L’Italia ha già fatto sapere che per i settori non industriali, come quelli agricolo, civile e dei trasporti gli obiettivi annuali dovranno essere sostituiti con un obiettivo intermedio, vincolante al 2017.

Roma chiede anche un’estensione dell’analisi del rischio di delocalizzazione non solo per le imprese a maggiore intensità energetica, e ritiene anche necessario, in materia di flessibilità, elevare dal 3 al 10 per cento la quota di utilizzo dei crediti di emissioni generati da progetti ambientali in paesi in via di sviluppo. L’Italia pone anche una ‘riserva’ nell’assegnazione delle quote al settore elettrico.

L’Ue mantiene gli impegni sul clima e dice sì alle richieste italiane

Inquinamento

Sul clima l’Unione europea supera gli ostacoli e va avanti, dopo che i leader europei hanno accolto la richiesta italiana di valutare il pacchetto di misure anche alla luce dei costi-benefici.
Dal Consiglio Europeo di Bruxelles esce insomma, unanimemente confermata, la tabella di marcia del pacchetto ambiente ed energia su cui si era manifestata la contrarietà di Polonia e Italia che avevano minacciato il veto pur di fermare i tagli alle emissioni di anidride carbonica e l’incremento di efficienza energetica ed energia rinnovabile.
Il presidente francese, Nicolas Sarkozy e il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso hanno espresso tutta la propria soddisfazione per il fatto che sull’applicazione del pacchetto clima ed energia dell’Ue deciderà il Consiglo di dicembre, come da programma. “Nessun cambiamento in programma” ha detto Sarkozy “ma l’impegno a trovare soluzioni per i paesi che hanno manifestato problemi”. Il tutto senza slittamenti.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha “accolto molto bene”, la formula ragguinta dal Consiglio europeo per venire incontro alle preoccupazioni e alle richieste dell’Italia sul pacchetto Clima. “Esaudisce le nostre richieste e dà risposte alle nostre preoccupazioni”, ha spiegato Berlusconi in conferenza stampa, osservando che “se l’Ue vuole essere la portabandiera di una politica di riduzione delle emissioni e un paradigma per chi procede in questa direzione, i gravami devono essere ripartiti su tutti i cittadini europei. Non è possibile” ha proseguito “che l’Italia che ha un’economia basata sul manifatturiero, si addossi diciotto miliardi all’anno”.
Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha spiegato che è stata accolta la richiesta del Paese di applicare con “flessibilità” e valutando la sostenibilità degli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici.
Nel testo diffuso dalla presisenza francese si riafferma l’obiettivo di un accordo al vertice di dicembre, ma si invita a lavorare nelle prossime settimane per “un’applicazione del pacchetto in un modo da tener rigorosamente conto del rapporto costi-benefici per tutti io settori dell’economia europe e per tutti gli Stati membri”. Il Consiglio europeo, si legge ancora nella bozza, conferma “l’impegno a onorare gli impegni ambiziosi assunti in materia di clima” e quindi riafferma “l’obiettivo di un accordo a dicembre” sulle quattro direttive della Commissione su clima ed energia. La nuova frase aggiunta nelle conclusioni rappresenta un’apertura all’Italia, che ha chiesto una valutazione di impatto sui costi, ma anche alla Polonia e ad altri otto paesi dell’est che hanno chiesto di tenere conto delle “specificità dei singoli paesi” nell’applicazione delle misure.
Il pacchetto clima punta ad applicare le decisioni assunte all’unanimità dai 27 nel marzo dello scorso anno e che prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20% di emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20% di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20% del consumo energetico di fonti rinnovabili, includendo una quota del 10% di biocarburanti per il settore dei trasporti.
Il dispositivo predisposto dalla Commissione inoltre intende offrire nuove opportunità commerciali alle imprese europee, oltre che migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Gli elementi principali del pacchetto:
- Aggiornamento ed estensione dell’attuale sistema di scambio delle quote di emissioni (ETS) - che risale al 2005 - a tutti i principali inquinatori industriali, come le centrali elettriche ed altri gas ad effetto serra, come il protossido di azoto (che si trova nei fertilizzanti) e i perfluorocarburi (nell’alluminio).
- Riduzione delle emissioni per i settori che non rientrano nel sistema ETS, come trasporti, edilizia, agricultura.

- Assegnazione ad ogni paese di un obiettivo nazionale nel quadro di una ripartizione equa.
- Fissazione di un obiettivo giuridicamente vincolante per ciascun paese con riguardo all’aumento delle energie rinnovabili.
- Creazione di un nuovo quadro giuridico per la cattura e lo stoccaggio sotterraneo di CO2, per incoraggiare investimenti in questo processo costoso.

Il VIDEO servizio:

La casa ecologica fa bene anche al portafogli

Il Salone Casa Energia apre al Forum di Assago il 12 ottobre.

L’energia in Italia è sempre più cara, e anche quest’inverno le bollette sono destinate ad aumentare. Ma grazie alle fonti energetiche rinnovabili difendersi si può. Chi è ancora scettico potrebbe convincersi visitando Casa Energia Expo 2007, “il salone della casa naturale che produce e risparmia energia”, dal 12 al 14 ottobre al Datch Forum di Assago. Gli espositori sono aziende che producono impianti fotovoltaici, pompe di calore, lampade a basso consumo, sistemi per l’isolamento termico e acustico. Ma anche progettisti e imprese di costruzione. Perché per una vera “casa ecologica” occorre partire dalle caratteristiche architettoniche e dai materiali usati per la struttura.

“Più l’involucro è costruito bene, meno la casa ci costa dal punto di vista della manutenzione e delle bollette”, riassume Enrico Baschieri, architetto specializzato nella progettazione di edifici a basso consumo energetico. Ecco perché la qualità dei materiali e un buon isolamento termico sono premesse indispensabili per ridurre il fabbisogno di energia. Lo step successivo consiste nel coprire almeno una parte di quel fabbisogno con le rinnovabili. Baschieri consiglia un impianto di pannelli solari termici: “Permette di produrre circa metà dell’acqua calda necessaria per i consumi di una famiglia. E nelle zone molto soleggiate la resa è ancora maggiore. In più parte dell’acqua può essere utilizzata per il riscaldamento a pavimento”. Il prezzo? “Sui 4700 euro per una casa di 200 mq. Ma in 5 - 6 anni la spesa è ammortizzata”. Anche perché la Finanziaria 2007 (e probabilmente il provvedimento sarà confermato per il 2008) prevede una detrazione fiscale del 55 per cento in tre anni sui costi “per riqualificazione energetica”. Tra gli interventi previsti c’è anche la sostituzione delle vecchie caldaie con nuovi modelli ad alta efficienza. “L’ideale è una caldaia a condensazione“, spiega Baschieri. “Il costo varia dai 3500 ai 5500 euro, e in 7 - 8 anni si rientra: queste caldaie rendono il 20 per cento in più di quelle tradizionali”.

Il Salone Casa Energia apre al Forum di Assago il 12 ottobre.

Conferma Alessandro Rogora, architetto e ricercatore al Politecnico di Milano, dove insegna Tecnologie per l’architettura sostenibile: “Solo sulle spese per l’acqua calda il risparmio può sfiorare l’80 per cento”. Del “vivere sostenibile” Rogora ha un’esperienza diretta: la sua casa e il suo studio, a Legnano, sono stati progettati secondo i criteri della bioedilizia e del risparmio energetico. Il tetto è ventilato e dotato di una barriera riflettente all’infrarosso che d’estate impedisce alla casa di assorbire calore, la caldaia a condensazione è la più efficiente sul mercato, pannelli solari termici forniscono l’energia per scaldare l’acqua domestica. Con il risultato che la famiglia Rogora può permettersi di accendere la caldaia per soli sei mesi all’anno: da aprile ad ottobre, grazie all’impianto solare, l’acqua calda è gratis.

Sul fronte del riscaldamento un’altra opzione sono le pompe di calore geotermiche, che estraggono l’energia termica immagazzinata nel terreno e la trasferiscono all’ambiente domestico attraverso pavimenti radianti. Con lo stesso sistema si ottiene anche acqua calda per gli usi domestici. “I costi per riscaldamento e acqua calda si riducono anche del 75 per cento”, calcola Baschieri. “E in estate, grazie ad un processo inverso a quello di riscaldamento, si rinfresca la casa a costo zero. Con vantaggi per la salute, perché non ci sono movimenti d’aria e di polveri”. L’investimento iniziale però è alto: una pompa efficace per una casa di 200 metri quadri costa intorno ai 5000 euro, a cui sommare la spesa per le due sonde, 10 mila euro. Per ammortizzare la cifra totale servono dieci anni. Tempi troppo lunghi, secondo Rogora: “Per una casa forse non ne vale la pena. Il sistema invece è ideale per gli uffici, dove riscaldamento e condizionamento sono in funzione per tutto il giorno”.

Il Salone Casa Energia apre al Forum di Assago il 12 ottobre.<br />

E il fotovoltaico? “Ottimo per l’ambiente. Ma non è la tecnologia più efficiente”, sintetizza Baschieri. “Produce energia elettrica, che incide relativamente poco sui costi totali di una famiglia. E i chilowattora generati di solito non bastano nemmeno a coprire il fabbisogno domestico”. Quindi addio alle tariffe incentivanti che, in teoria, il gestore paga a chi immette energia nella rete. Ecco perché i tempi per ammortizzare l’investimento (un impianto da 8 metri quadri costa sui 7000 euro) sono ancora molto lunghi: 12-15 anni. Rogora conferma che sul fronte dei consumi elettrici la cosa più utile sono… gli interruttori. “Io ho fatto installare un impianto che permette di spegnere con un solo pulsante, vicino all’ingresso, le luci di tutta la casa. E ovviamente le lampadine sono a basso consumo”.
Insomma, per avere bollette meno salate occorre investire. Ma ne vale la pena, assicura l’architetto Rogora: “Per la nuova casa, di 120 mq, spendo in bollette la stessa cifra che pagavo nel mio appartamentino camera da letto - zona giorno”.

Le dritte di Altroconsumo: come tagliare la bolletta energetica

Dopo tanto parlare di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, la speranza per il futuro è di risparmiare sulla bolletta della luce, desiderio più che giustificato visto che l’energia elettrica italiana è tra le più care d’Europa. Sul nostro sito trovate una comparazione delle tariffe proposte dai principali operatori: un aiuto per scegliere al meglio.
Concorrenza a parte, un modo per spendere meno c’è già ed è il più sicuro e garantito: ridurre i consumi energetici in casa, una delle voci di spesa dolenti del bilancio familiare. Il consumo (e quindi la spesa) legato all’uso di apparecchiature elettriche ed elettrodomestici può essere migliorato con semplici accorgimenti e un po’ di efficienza. Altroconsumo ha messo a disposizione sul proprio sito un semplice gioco, l’Energy Quiz, che rivela come evitare sprechi e risparmiare denaro. Ecco qualche anticipazione.
Elettrodomestici. L’innovazione tecnologica è un’ottima occasione per risparmiare energia domestica, anche se molto dipende dagli sforzi delle aziende produttrici. Ci sono notevoli differenze, per esempio, tra i consumi dei frigoriferi (sensibilmente ridotti negli anni) rispetto a quelli dei boiler elettrici, che finora non hanno conosciuto alcuna reale evoluzione. Ma tutti possiamo dare un contributo. Innanzitutto scegliendo apparecchi efficienti: basta dare un’occhiata all’etichetta energetica, riportata sugli elettrodomestici, strumento essenziale per informare i consumatori sul livello dei consumi (la migliore è la classe A++). È essenziale però fare anche un uso intelligente delle apparecchiature elettriche, che vanno accese solo in caso di effettivo utilizzo. Lasciare gli apparecchi in stand-by di notte o quando non servono è un inutile spreco: lasciando riposare gli elettrodomestici si possono risparmiare 30-40 euro l’anno.
Luce. Spegnete sempre le luci quando uscite. Non siate pigri: alzate tende e tapparelle quando c’è poca luce: spesso eviterete di accendere le luci artificiali. Utilizzare lampade a risparmio energetico nel lungo periodo fa bene anche al portafogli. Lavatrice e lavastoviglie vanno usate solo a pieno carico (risparmierete anche acqua) e scegliendo la temperatura di lavaggio bassa.
Temperatura. In estate controllate che il termostato non sia al di sotto di 25°C. Se uscite di casa ricordatevi di alzare la temperatura. Schermate le finestre dai raggi del sole attraverso tende e oscuranti e ricordate di aerare l’ambiente nelle ore più fresche. In inverno controllate che la temperatura non superi i 20°C e risparmierete un centinaio di euro a fine stagione. Quando volete ricambiare l’aria spalancate le finestre creando corrente per pochi minuti piuttosto che lasciare uno spiffero continuo. Evitate di lasciare davanti ai termosifoni tende chiuse o qualsiasi cosa che possa ostacolare la diffusione del calore.
Alla fine questi piccoli sforzi saranno ripagati. Qualche decina di euro l’anno sul frigorifero, qualche altra su lavatrice, lavastoviglie, Tv, lampadine, stereo, computer… fanno certamente comodo al bilancio domestico. E all’ambiente.

LEGGI ANCHE: Le altre dritte di Altroconsumo

L’estate che avanza: sole a picco, consumi di energia alle stelle

estate 2007 emergenza anziani
Ci siamo: nella settimana d’inizio estate scatta l’allarme caldo.
Lo lanciano i meteorologi, lo si vive tutti. Sulla pelle. Almeno fino a domenica 24 le colonnine di mercurio continueranno a salire, specie nelle regioni centromeridionali. Un avvertimento immediatamente rilanciato dalla Protezione civile che ha fatto scattare l’allarme rosso a Catania, Palermo, Campobasso, Bari e Pescara, le cinque città in cui viene segnalato il “livello 3″ di allerta, ossia il più alto. Il momento più difficile, segnala sempre la Protezione civile, è atteso per domani, venerdì, quando le temperature supereranno abbondantemente i 30 gradi arrivando a toccare i 37 gradi a Catania e i 35 a Bari e Palermo.
Umidità, afa, aria ferma: sono queste le condizioni in cui possono nascere pericoli per i soggetti più a rischio: i più anziani, specie quelli che vivono soli, e i bambini. La percezione del calore viene ben espressa anche dal balzo in avanti dei consumi di elettricità, volati in queste ore verso i picchi storici in seguito all’utilizzo massiccio di condizionatori d’aria e refrigeratori. Un salto record (per il 2007), che ha toccato intorno a mezzogiorno i 54mila megawatt consumati:cifra non distante dal record dello scorso anno, quando l’assorbimento di corrente arrivò a toccare i 55.600 megawatt.
Nonostante la forte richiesta non dovrebbero sussistere però pericoli di black-out. A Terna, la società a cui fa capo la rete di trasmissione nazionale, si mostrano infatti tranquilli anche perché il piano d’emergenza messo a punto nei mesi scorsi starebbe funzionando.
Per difendersi da possibili conseguenze, gli esperti segnalano (i soliti) semplici accorgimenti. Cioè: evitare se possibile di uscire di casa o di fare attività fisica nelle ore più calde della giornata; mangiare poco e frequentemente, soprattutto frutta e verdura; bere molto, evitando però bevande ghiacciate, caffè, alcolici e bibite gassate; vestirsi di abiti comodi e chiari.

Non piove, governo improvvido

Il corso del fiume Po in secca
di Chicco Testa

La situazione è seria, ma non drammatica. Ce la faremo anche questa volta e non credo sia utile usare termini catastrofici, di cui in Italia abusiamo a ogni piè sospinto. Prendiamo invece sul serio questa emergenza e non dimentichiamocene in autunno. Sarà necessario qualche sacrificio, possibilmente condiviso; una buona capacità di programmazione e un po’ di fortuna.
L’acqua quest’anno, come già nel 2003, sarà scarsa. Non in tutta Italia. In Sicilia e Sardegna la disponibilità è quasi doppia rispetto alla norma. Più o meno come al solito nell’Italia peninsulare. Le sofferenze sono concentrate nella Pianura Padana, che è la zona più popolata d’Italia, quella dove sono concentrate le maggiori produzioni agricole, la generazione di energia elettrica, l’industria e non poche attività turistiche.
Ci sono, allora, due problemi. Il primo derivante dalla scarsità stessa. Il Po in secca, i laghi sotto i loro livelli storici, i bacini, dove l’acqua viene conservata, a corto. Questo significa minori risorse per tutti. Per gli agricoltori, per le centrali idroelettriche, che dipendono sia dagli invasi che dovrebbero riempirsi proprio in questo periodo, sia dal corso normale di fiumi e torrenti, per le centrali termiche, distribuite lungo l’asse del Po, per le industrie. Per i cittadini di quelle zone rivierasche del Po, la cui acqua potabile, debitamente trattata, proviene dal fiume. Il livello dei laghi, infine, rende difficili le attività turistiche, con le sponde spesso trasformate in spiagge fangose.
Il secondo problema, che chiama in causa la politica, nasce dai conflitti che si scatenano per l’uso della minore acqua disponibile. In particolare questo riguarda i bacini delle centrali idroelettriche, il cui rilascio per la produzione di energia elettrica dovrebbe seguire regole legate al fabbisogno energetico del Paese.
L’Enel e gli altri produttori idroelettrici conservano gelosamente un’acqua che per loro e per il Paese vale oro. Agricoltori, pescatori e i titolari di attività costiere chiedono invece che l’acqua sia rilasciata secondo il loro bisogno. Fra l’altro la produzione idroelettrica, la fonte rinnovabile più importante in Italia, segna quest’anno un record negativo. Un meno 20 per cento, che significa conseguente aumento della produzione termoelettrica, con un maggiore consumo di combustibili fossili e maggiori emissioni.
Cosa dobbiamo attenderci e cosa possiamo fare? Probabilmente sarà necessario programmare una riduzione dei consumi elettrici con conseguenti distacchi programmati, che non dovrebbero però riguardare i comuni cittadini. I quali dovrebbero invece imparare a risparmiare un po’ d’acqua evitando ogni spreco. L’alternativa, a cui occorre pensare, potrebbe essere un regime di prezzi variabili. Se la risorsa acqua (qui LA GALLERY) è scarsa essi dovrebbero inevitabilmente aumentare, riducendo la domanda, soprattutto sul lato dei consumi non essenziali. Che sono molti, visto che siamo quasi tutti abituati a trascurare la bolletta dell’acqua.
Poi ci sono le cose di più lungo periodo. Se la causa è da individuare in variazioni climatiche eccezionali, ormai tutti sanno che a questa situazione dovremo fare l’abitudine. La temperatura aumenta e le misure per metterla sotto controllo ci impegneranno per i prossimi decenni. Nel frattempo ci è stato molte volte promesso che si sarebbe messo mano a una rete di piccoli invasi per catturare e conservare più acqua, che si sarebbero ridotte le perdite delle reti idriche, che si sarebbero contenuti gli sprechi. Era necessario prima, lo è ancor più ora. Ma questo fa parte dell’essere seri. Cosa difficile almeno fino alla prossima “catastrofe”.

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La GALLERY: World water day 2007

Cattaneo, l’uomo della rete elettrica: con la siccità siamo agli sgoccioli

La sala controllo della rete energetica Terna
Flavio Cattaneo non è una voce che si possa non tenere da conto quando si parla di rischio blackout. L’ex direttore generale della Rai è infatti dal novembre 2005 sulla poltrona più alta di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale. Nel corso della riunione con i componenti della giunta di Confindustria ammette senza giri di parole che la situazione è drammatica: il Paese “è in emergenza idrica” e per questo “bisogna agire subito. Noi abbiamo segnalato la situazione già da febbraio”. Frena gli allarmismi poco dopo dichiarando che si sta lavorando per scongiurare il peggio.

Ma la chiusura delle fabbriche per l’impatto della siccità sull’energia ”più che un rischio può diventare una ipotesi concreta” ribadisce dopo averlo ascoltato l’industriale Guidalberto Guidi che chiede di far partecipare Confindustria al tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo economico che ha già dettato delle misure anticrisi (qui in .pdf) e si prepara e decretarne altre.

Ieri era stato Luca Cordero di Montezemolo a sottolineare: “La siccità può far chiudere le fabbriche. Ma ora servono interventi strutturali”. Un solo fatto è certo: di anno in anno l’Italia fa registrare nuovi record nei consumi elettrici.

La Protezione civile intanto ha comunicato che le riserve idriche sono calate fino al 50 per cento (qui il documento in .pdf). Abbastanza per dichiarare lo stato d’emergenza e affidare gli interventi a un commissario straordinario? Lo stesso capo del dipartimento Guido Bertolaso potrebbe essere nominato. Ma, già alle prese con l’eterna emergenza rifiuti in Campania, per affrontare questa crisi idrica, e di conseguenza elettrica, quale miracolosa situazione potrà sfoderare? Di certo i tempi sono stretti: i meteorologi prevedono dalla fine di maggio per tutto giugno pesanti ondate di calore.

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