Leggi tutte le notizie su:
Enrico-Boselli
- Tags: campagna-elettorale-2008, candidati, comizi, Daniela-Santanché, Enrico-Boselli, Gianfranco Fini, Pd, pdl, Pier Ferdinando Casini, QUirinale, Senato, Silvio Berlusconi, tv, Walter Veltroni
-
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_bandiere-pdl-pd.jpg)
Volata finale tra tv e incontri pubblici per candidati premier e “big” a due giorni dal silenzio elettorale di sabato. Fino a venerdì tutti i leader politici saranno in campo (tra passaggi televisivi e comizi) per cercare di convincere l’enorme fetta (circa un terzo) degli elettori indecisi. Ecco, in dettaglio, gli appuntamenti da qui a lunedì, quando i candidati, dopo aver votato, attenderanno l’esito dello spoglio.
I duellanti a Matrix
Venerdì Silvio Berlusconi e Walter Veltroni saranno entrambi ospiti di Matrix, in diretta. Ma non per l’agognato faccia a faccia. Il leader del Pd, infatti, sarà intervistato da Enrico Mentana nella prima parte della trasmissione, poi (secondo sorteggio) toccherà al Cavaliere. Venerdì si terrà anche una puntata di Porta a Porta con una nuova formula che sostituisce il confronto multiplo: interviste ai singoli candidati premier (7 minuti ciascuno tra interviste e appelli al voto).
Pdl chiude al Colosseo, poi il Cavaliere a Udine
Il Pdl chiuderà la campagna elettorale venerdì alle 18 davanti al Colosseo. Venerdì il candidato premier Berlusconi dovrebbe fare l’ultimo comizio prima del silenzio elettorale a Udine alle 18 al Palasport Carnera in una manifestazione organizzata dal Popolo della Libertà del Friuli. Ma l’appuntamento è in forse, visto che il Cavaliere dovrà essere a Roma alle 21 per l’appuntamento televisivo di Matrix.
Ultimo comizio Pd a Piazza del Popolo
Il Pd terminerà la campagna elettorale con il comizio di Veltroni venerdì alle 17:30 a Piazza del Popolo, tradizionale luogo dei comizi di chiusura del centrosinistra. Anche nel 2006, infatti, l’Unione fece da lì l’ultimo appello agli elettori (scaramanzia?). La manifestazione sarà trasmessa in collegamento video con schermi allestiti in varie piazze d’Italia. Ma intanto domani Veltroni sarà a a Milano.
Pdl aspetta risultati all’auditorium, Pd in un albergo
Chiuso il tour de force della campagna elettorale e dopo aver espresso il voto (Silvio Berlusconi lo esprimerà a Milano; Gianfranco Fini a Roma), il Pdl aspetterà e commenterà l’esito delle elezioni in un quartier generale approntato all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma. Sarà presente certamente Silvio Berlusconi mentre Gianfranco Fini sta ancora decidendo se seguire lo spoglio nella sede di An in via della Scrofa. Dopo il voto, che Walter Veltroni esprimerà al suo seggio a piazza Fiume a Roma, il leader dei democratici aspetterà il risultato con i suoi in un albergo della capitale.
Ultimo comizio a torino per Bertinotti
Come un ritorno alle origini, il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti sceglie la città-icona della lotta operaia, Torino, per il suo ultimo appello (venerdì sera) agli elettori. Giovedì alle 17.30 ci sarà però una pre-chiusura con tutti i ‘big’ della Sinistra Arcobaleno a Piazza Navona. Presenti tutti i segretari dei quattro partiti ma sul palco parlerà solo il presidente della Camera che sarà intervistato da Dario Vergassola. Bertinotti poi voterà a Roma e aspetterà lo spoglio a via Veneto vicino alla “Casa Arcobaleno”.
Casini nel luogo-simbolo Castel Sant’Angelo
Il candidato premier dell’Unione di centro, Pier Ferdinando Casini ha scelto un luogo simbolico, la piazza antistante Castel Sant’Angelo, per l’ultima “chiamata” agli elettori di venerdì. Poi voterà a Roma ed aspetterà e commenterà i risultati elettorali alla sede dell’Udc in via Due Macelli.
La Santanchè: il quartier generale “A casa mia”
La candidata premier de La Destra, Daniela Santanché, dopo l’ultimo comizio venerdì a Roma con Storace nella piazza del Pantheon (alle 17.30) volerà a Milano dove voterà al suo seggio nella scuola di via Ranzoni. “Il quartier generale dove aspetterò l’esito del voto?” sorride la Santanché “Casa mia a Milano!”.
Socialisti a Napoli per ultimo appello a elettori
Ultimo appello agli elettori socialisti venerdì con un comizio a Napoli al “Pala Partenope”. Poi Enrico Boselli andrà a Bologna dove vota a Casalecchio di Reno. I risultati elettorali li aspetterà invece al quartier generale dei socialisti a piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.

“Il mio culo non inganna. Non mente. E soprattutto è molto più pulito della faccia di tanti politici”. Parole che sono tutto un programma. Chiaro e tondo…
Così a Panorama.it la diva hard Milly D’Abbraccio, candidata a Roma con le liste del Partito Socialista, che ha affisso nella Capitale alcuni manifesti che stanno destando parecchio scandalo.
Lei, la pornostar socialista, chiede facce nuove in politica. E per questo si è candidata con i socialisti di Boselli nel nono e decimo Municipio a Roma. E certamente i suoi argomenti potrebbero convincere molte persone. Da stamane, grazie ad un blitz di attacchini notturni formato dall’attrice e da Riccardo Schicchi, in alcuni quartieri di Roma sono comparsi dei manifesti non con il viso dell’ex regina dell’hard, bensì con un’altra parte del corpo: il fondoschiena. Dunque manifesto shock. E shoccante è pure lo slogan: “Basta con queste facce da culo”.
Al Partito Socialista non erano molto d’accordo sulla campagna del “lato b”. Una campagna che, ovviamente, farà scandalo. Ma come spiega ancora la stessa D’Abbraccio: “E’ vero, quelli di Boselli non erano tanto convinti, ma la mia è una provocazione alla Oliviero Toscani. E poi lo faccio a fin di bene. Porto voti a Franco Grillini”.

“Noi siamo piccoli ma ci noteranno”, parafrasando un vecchio refrain, sembra essere questo lo slogan che Enrico Boselli sta seguendo. Sì, ce l’ha sta mettendo tutta per non passare inosservato. Qualche settimana fa ha inaugurato la moda dell’abbandono dello studio tv (a Porta a porta), poi subito imitato da altri leader. Contemporaneamente aveva lanciato una campagna aggressiva, cruda, quasi sempre controcorrente: “Sono pensionato e sono incazzato”, dicono i cartelloni pubblicitari col garofano.
Ora l’ultima trovata: ha arruolato niente meno che Gesù Cristo. Perché: “È lui il primo socialista”. Un messaggio che, piaccia o no (qualcuno lo giudica blasfemo), di sicuro fa discutere. È infatti il Nazareno il protagonista di due spot, da 30 e 15 secondi rispettivamente, che il Ps diffonderà, tramite i circuiti televisivi locali, a partire dal 29 marzo (opportunamente dopo Pasqua), per le ultime due settimane di campagna elettorale.
Uno spot che si è già tirato addosso gli anatemi di varie parti politiche, in quella che Boselli ha definito una “censura preventiva, astiosa e violenta” e, in occasione dell’anteprima dello spot per la stampa, aggiunge: “Questa polemica preventiva” ha affermato il candidato premier socialista “corrisponde a un desiderio di censura preventiva. Noi colleghiamo i nostri principi a quelli dell’umanesimo cristiano. E già nel ‘46 i socialisti fecero dell’effigie di Gesù un simbolo della campagna elettorale”.
In effetti nei documenti storici del socialismo italiano l’immagine di Gesù è presente ancor prima che il movimento si costituisse come partito, nel 1892. Infatti in un sito web di vecchi canti socialisti è possibile leggere il testo poetico composto nel 1876 da Giacinto Stivanelli: “A Gesù Nazzareno primo martire del socialismo”, evidentemente un tema centrale in certa letteratura e propaganda del tempo.
E comunque, il movimento socialista, ha aggiunto Boselli, “nasce per difendere i più deboli e il Cristianesimo ha fatto la stessa cosa. Qualcuno dice che questo messaggio è in contraddizione con le nostre precedenti prese di posizione? Noi abbiamo criticato i vertici ecclesiastici quando non condividevamo alcune loro scelte, non abbiamo mai criticato una fede o una religione”.
Lo spot, realizzato dalla regista Katia Simmi con immagini tratte da Jesus Christ Superstar e del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, con il sottofondo dell’Internazionale in versione elettronica del gruppo militante degli Area, si conclude con lo slogan elettorale: “Chiudi il cerchio, ora vota socialista”.

“Non c’è nulla di sacrilego” dice il vicepresidente del Senato, Gavino Angius “sacrilego era il manifesto della Dc nel ‘48: ‘Nell’urna Stalin non ti vede, ma Dio sì… E poi Gesù, il primo ribelle della storia, è di tutti, di tutti coloro che ne sanno raccogliere la forza del messaggio”.
Un messaggio che serve a “evidenziare” sottolinea il capogruppo Roberto Villetti “la grande ipocrisia di quei politici che pretendono di dirci come dobbiamo comportarci e poi vengono trovati in un bordello… Il messaggio cristiano non riguarda, come in troppi vorrebbero, le questioni dalla cintola in giù, i divieti sessuali; il suo fondamento, su cui convergono i socialisti, è la solidarietà con i poveri, con i più deboli”.
L’ultima battuta è ancora per Boselli: “I dico? Credo che Gesù proprio non se ne occuperebbe, ci sono oggi questioni più serie e più gravi. Non sarebbero certamente la sua preoccupazione principale, anche perché il messaggio cristiano è prima di tutto un messaggio di libertà”.
Ma in molti ora si chiedono perché mai un partito che nel proprio manifesto dei valori ha la difesa del principio di laicità abbia voluto confezionare uno spot televisivo con Gesù come testimonial.

Ecco dieci cose che (forse) ancora non sapete sulle elezioni politiche del 13 e 14 di aprile.
1) Silvio Berlusconi ha ufficialmente concesso circa 25 seggi ai partiti minori del Pdl. In realtà sono più o meno 35. Ma alla Camera sono proprio 25. Come mai? Perché 340 sono i seggi che il premio di maggioranza attribuisce a chi vince le elezioni alla Camera, meno 25 fa 315. Ovvero la maggioranza che gli serve per governare, anche se i piccoli della sua coalizione facessero le bizze.
2) Perché mai i piccoli, anzi piccolissimi, partiti si presentano alle elezioni con una lista e un candidato premier, anche se lo sbarramento alla Camera è di fatto quasi il 4% e al Senato circa l’8%? Perché basterà raggiungere l’1% e si avrà diritto al rimborso elettorale. Ovvero ad un euro per ogni voto in ciascuna delle due Camere. Nel caso dell’1% sono circa 5 mln di euro l’anno. Un maxi assegno la cui prima tranche verrà staccata il 31 luglio 2008.
3) In caso di vittoria del Pdl uno scenario molto accreditato che gira a Montecitorio sulla ripartizione dei seggi è il seguente: Pdl 340, Pd-Idv 165/180, Sinistra Arcobaleno 50/60, Unione di Centro 20, Destra 12/15, Mpa 8/10, Altri 5/10.
4) Emanuele Filiberto di Savoia è candidato alla Camera nella circoscrizione Europa degli italiani all’estero con il suo movimento “Valori e futuro”. Se eletto - ha detto il principe - sarà vicino al centrodestra.
5) Lo scenario di un pareggio al Senato è verosimile perché il meccanismo elettorale di palazzo Madama si basa sui premi di maggioranza regionali e non favorisce in alcune regioni il centrodestra. Nelle regioni che il Pdl dovrebbe conquistare agevolmente e largamente, come la Lombardia o il Veneto, i collegi che non vengono dati al premio di maggioranza vengono ridivisi tra gli altri: ma gli altri – visto che per andare a sedersi su un seggio del Senato bisogna prendere almeno l’8% dei voti – in queste regioni potrebbero essere solo il Pd, visto che né il Centro né la Sinistra Arcobaleno in quelle zone sono forti. Viceversa in regioni come l’Emilia Romagna o la Toscana, dove il Pd la fa da padrone, il resto dei voti il Pdl lo dovrà dividere con la Sinistra Arcobaleno che lì supererà l’8%. Stesso meccanismo che potrebbe accadere in Sicilia, Campania e Puglia.
6) Ormai tutti sanno che Clemente Mastella, dopo 32 anni di onorata carriera tra Montecitorio e palazzo Madama, non si ricandiderà. Ma forse non tutti sanno che, per legge, avrà una super liquidazione “per il reinserimento della vita sociale” di 300 mila euro.
7) La campagna elettorale, senza considerare gli altri (e gli alti) costi come quelli relativi al voto, farà sborsare alle già esangui casse dello Stato circa 80 milioni di euro. Facendo invece i conti in tasca alle cinque formazioni principali in lizza in questa tornata elettorale si scopre che il Pdl spenderà dai 20 ai 30 milioni di euro, il Pd tra i 15 e i 18 milioni, la Lega Nord 2 milioni e mezzo, l’Udc 16 milioni, la Sinistra Arcobaleno 8, La Destra 5.
8) La scelta di andare in solitaria è per il Pd uno dei perni della strategia elettorale di Walter Veltroni (e uno dei motivi, secondo la sinistra, dell’implosione della vecchia maggioranza prodiana). Eppure nell’homepage del sito di Ermete Realacci, uno dei più alti e ascoltati dirigenti democratici, campeggia: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri”.
9) Sono gli unici due candidati premier accreditati della possibile vittoria: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Entrambi dicono di voler innovare il Paese. Ma nessuno dei due ha un sito personale ma solo quelli dei fan e del partito.
10) “Silvio c’è” e “Walter può”. Il primo non è solo il refrain del motivo dedicato al candidato premier del Pdl; e il secondo non è solo il sunto dello slogan di Veltroni (la traduzione dello slogan che i democratici hanno mutuato da Barak Obama: yes, we can). Sono anche i nomi di due “automodelli” da collezione riproducenti una vecchia Fiat 500, quella del 1957, celeste Pdl per il Cavaliere e verde Pd per l’ex sindaco di Roma. Li ha realizzati la Brumm, un’industria molto nota tra i collezionisti e specializzata in queste riproduzioni in miniatura. I numeri? Durante la distribuzione omaggio alla clientela, allo scorso Hobby Model Expo Professional, i 100 modellini di “Silvio c’è” sono stati a ruba; dei 100 proposti per “Walter può” ne sono avanzati 10. Dieci come i punti che, stando agli ultimi sondaggi, dividono il Cavaliere da Veltroni.
Infine, ecco alcuni video (taroccati e non) tratti da YouTube sui più noti candidati premier. Guardate e commentate:
Silvio Berlusconi
Walter Veltroni
Pier Ferdinando Casini
Daniela Santanchè
Enrico Boselli
.
- Tags: campagna-elettorale-2008, Campidoglio, elezioni, Enrico-Boselli, Goffredo-Bettini, legge-194, Massimo D'Alema, partito-socialista, Pd, radicali, sondaggi, unioni-civili, Walter Veltroni
-

Enrico Boselli, leader del Partito Socialista e candidato premier, non sembra mostrare paura rispetto alla gara in solitaria che sta correndo. Anche se si lamenta per il trattamento mediatico che ritiene non sia adeguato.
Boselli, la ascoltiamo. Però ammetterà che non si gioca proprio il primo posto.
I sondaggi li prendo con le pinze. Perché due anni fa sballarono completamente. Veltroni parla di rimonta travolgente, ma ha 8 punti di distacco. Se lui parla di vittoria, anche io posso parlare di travolgente risultato che ci aspetta.
Diciamo che in termini calcistici lei si gioca il posto Uefa con la Santanchè. Ha dati diversi?
Credo che ci sia un uso politico dei sondaggi. Quello che so per certo è che c’è una gran parte di elettori che ancora non ha scelto e che noi possiamo arrivare tranquillamente al 5-6%.
I sondaggi dicono che state intorno al 2%.
Non lo considero uno scenario realistico.
Suvvia Boselli, il 5-6% è tanto.
Allora mettiamola così: è più facile che io prenda il 5% piuttosto che Veltroni vada a palazzo Chigi.
In molti si aspettavano che sarebbe andato al loft per pregare Veltroni di avere 5-6 deputati. Sarebbe stato più comodo, no?
I retroscena che disegnavano questa mia salita in ginocchio erano tutti suggeriti da Goffredo Bettini. Io vado da solo perché, come ha detto Emma Bonino, non sono un accattone.
Veltroni le aveva fatto una proposta?
La stessa umiliante proposta che ha fatto ai Radicali. Ma noi abbiamo una storia e una forza politica che non vogliamo far scomparire.
Pensa che Veltroni pagherà un prezzo con il Partito Socialista Europeo per non aver fatto l’alleanza con voi?
Veltroni non fa parte del Pse.
Però Massimo D’Alema è vicepresidente dell’Internazionale Socialista.
E la sua unica attività di vicepresidente la svolge non facendo l’accordo con i socialisti italiani.
Ha proprio il dente avvelenato con Pd…
Se per questo ne ho ancora.
Dica.
Uno che preferisce l’Idv di Antonio Di Pietro ai socialisti vuol dire che ha scelto un suo marchio di denominazione controllata.
Alcuni sostengono che voi abbiate scelto di andare da soli perché è politicamente sconveniente, ma economicamente redditizio: stando sopra l’1% incasserete diversi milioni di euro di rimborso elettorale.
Questa campagna ci costerà circa 4-5 milioni di euro. 2,4 ci arrivano direttamente dai 74mila iscritti che hanno pagato 30 euro ciascuno. Se avessimo accettato lo scioglimento che ci proponeva Veltroni, avremmo evitato queste spese.
Tre punti del programma del Partito Socialista diversi dagli altri?
Scuola pubblica. Vogliamo realizzare l’agenda di Lisbona e arrivare al 3% del Pil nella scuola e nell’università. Non è un no alla scuola privata, ma che se la paghi chi la frequenta. Le tasse, invece, devono finanziare la scuola dello Stato.
Poi?
Laicità e diritti. Noi la pensiamo come Zapatero. Vogliamo introdurre il divorzio breve, difendere la 194, approvare la legge sulle unioni civili e, soprattutto, rendere chiara la distinzione tra chiesa e Stato.
Terzo?
Applicare il libro bianco di Marco Biagi sul lavoro flessibile. Noi pensiamo che si possa fare un lavoro flessibile senza dover essere precari. Vogliamo difendere i 3,5 milioni di giovani che oggi sono precari.
La laicità sembra uno dei temi su cui spingete di più.
E non da oggi. Vogliamo vivere in un Paese dove i diritti aumentano.
E Veltroni non li aumenterebbe?
Da sindaco di Roma ha impedito il registro delle unioni civili. I suoi colleghi di Berlino, Parigi e Londra si vergognerebbero di lui.
A proposito di Roma: Sinistra Arcobaleno e Pd sono divisi alle politiche, ma uniti alle amministrative, mentre voi a Roma in polemica con Rutelli avete candidato Franco Grillini.
Rutelli farà peggio di Veltroni. Sulla laicità Rutelli ha un curriculum che somiglia piuttosto ad un libro nero. Con Grillini candidato ci sarà una campagna elettorale vera.
Boselli, scommetto che ne ha pure per il Papa che non ha detto nulla sul Tibet…
Stavolta la deludo: anche perché non è mai troppo tardi.

E pensare che fino a qualche settimana fa erano nella stessa maggioranza a sostenere Romano Prodi. E ora? Oggi sono tante le cose cambiate: il governo non c’è più, la maggioranza s’è squagliata al primo sole, il Professore annuncia di voler lasciare la politica, il Pd è partito da solo, la Sinistra non sta a guardare, i socialisti sono rimasti fuori dai grandi giochi.
Oggi (meglio, da giorni) Bertinotti e Veltroni si divertono a darsi pizzicotti, quasi fossero l’uno per l’altro il nemico politico da battere, come fossero i soli a correre per Palazzo Chigi. E Boselli? Anche solo per farsi notare, il “trasformato” segretario socialista, dice la sua e non ci sta. Ultimo - ma solo in ordine di temo - casus belli è il risultato delle elezioni. Ma non quelle che si terranno ad aprile in Italia. Bensì quelle che si sono appena chiuse in Spagna e in Francia: sono questi risultati a fare da specchio del malessere del popolo della sinistra italiana.
Infatti il leader del Pd, Walter Veltroni legge così la vittoria di Zapatero al di là dei Pirenei e la sconfitta di Sarkozy oltralpe: “Sta spirando un vento nuovo in Europa e in occidente”, che “suggerisce di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria”. Secondo l’ex sindaco di Roma, insomma, l’esito delle urne avrebbe infatti premiato il riformismo democratico a danno delle posizioni più massimaliste della sinistra. Tradotta, la tesi di Veltroni vuol dire: “Le sinistre radicali hanno subito un peggioramento serio”: “Si capisce da parte dei cittadini che oggi la sfida non è di testimonianza ma di realismo e innovazione”.
Affermazioni che hanno mandato, ovviamente, su tutte le furie il leader di Prc, Fausto Bertinotti: “Io sono convinto che il voto in Spagna e in Francia, come quello che sta accadendo negli Stati Uniti, ci dicono che sta cambiando aria, che c’è bisogno di aprire una fase nuova nella vita di un occidente che ha sempre più bisogno di armonizzare la crescita economica, necessaria e del tutto insufficiente, con una attenzione alle diseguaglianze”. Il vento che il candidato premier della Sinistra-Arcobaleno vede spirare da Madrid e Parigi non è di “pesante peggioramento della sinistra radicale” avvertito da Veltroni. Anzi: “Le destre perdono in Spagna e in Francia” continua Bertinotti “ma sull’Europa mi fermerei un momento, perché si è visto che le socialdemocrazie perdono perdono e la sinistra avanza”. Il problema riguarda invece l’Italia, aggiunge il presidente della Camera, dove “di formazioni socialiste non ce ne sono”.
Apriti cielo! L’uscita del Subcomandante Fausto non poteva non irritare Enrico Boselli. Costretto, dopo essere rimasto escluso dalle grandi alleanze e dopo aver incassato anche il no di Mastella, a correre da solo e fare una fatica immane per cercare di liberarsi, nelle tabelle dei sondaggi o nelle partecipazioni televisive, dall’indeterminatezza della scritta “altri partiti”. A stretto giro di posta, l’ex mite Boselli risponde, piccato: “Bertinotti dovrebbe essere rosso di vergogna” dice il leader del garofano “in Italia un partito socialista c’è da 116 anni e correrà alle prossime elezioni politiche con un proprio simbolo e un proprio candidato premier”.
E pensare che fra qualche settimana, dovessero vincere, Pd, Sinistra Arcobaleno e socialisti potrebbero ritrovarsi a governare insieme città, comuni e regioni…

“Oggi non parlo”, “Stasera me ne vado”. Oppure: “Sono pensionato e sono incazzato”. Una campagna pubblicitaria cruda, dai toni aspri, quasi sempre controcorrente. Proteste sul palco e proteste televisive, che lasciano spiazzati conduttori tv e giornalisti (l’ultimo, nell’ordine Bruno Vespa, dal quale il segretario socialista si è accomiatato in diretta giovedì 6 marzo).
E allora c’è chi si domanda: “Ma è questo il Psi di Enrico Boselli?” E poi: come mai l’uomo mite, dal tono sempre pacato ed educato, sta subendo una trasformazione simile a quella di Gianni Morandi, ridisegnato da Fiorello a VivaRadio2 come “cattivo”? Come è successo che Boselli sia diventato un politico dal linguaggio spregiudicato, simile più ad un agit-prop di lunga fede comunista che a un nipotino di Filippo Turati?
Ma no, nessun cambiamento di carattere. Nessuno strascico della (brevissima) esperienza insieme a Marco Pannella e alle battaglie radicali, durante la fondazione della Rosa nel pugno (2,6 alla Camera e 2,5 in Senato, alla scorse elezioni), ormai del resto del tutto appassita.
Semplicemente: il Psi ha fatto di necessità virtù. E dopo aver ricevuto la porta in faccia dal Partito democratico, si è visto costretto a cambiare strategia e, con lui, Boselli. Così del giovane e timidissimo bolognese, ritrovatosi a 33 anni a guidare la regione più rossa d’Italia (l’Emilia Romagna) non è rimasto così più nulla.
Anche perché il diktat di strateghi e guru della comunicazione è stato chiaro: profilo libertario e agguerrito contro i due maggiori candidati. Non è un caso che il debutto socialista del 2 marzo, avvenuto nella celeberrima Sala Sivori di Genova dove più di un secolo fa si fondò il partito dei lavoratori, ha segnato il punto di non ritorno. Boselli ha messo subito le mani avanti: “Oggi non parlo, non apro la campagna elettorale dei socialisti. Oggi è una giornata di lutto per Genova e per gli operai italiani. Per questo dedichiamo idealmente il nostro inizio a tutti gli operai morti nel porto e agli oltre cinquemila morti sul lavoro degli ultimi quattro anni”.
Da lì in avanti è stata tutta una strategia d’attacco. È partito con Veltroni: “Raccontare agli italiani che non è mai stata comunista è una bugia e anche un errore. Il nuovo non passa cancellando la storia di ciascuno di noi. Quella è la fiction televisiva, non il nuovo”. Ha continuato con Giuliano Ferrara e la sua lista “Pro life”: “Dobbiamo spiegare agli italiani che la legge 194 non ha introdotto l’ aborto in Italia ma ha combattuto e sconfitto l’ aborto clandestino”. Per concludere con gli ex-alleati radicali: “Anche io mi domando chi vincerà tra Binetti e Bonino. Per ora vince la prima e in tutta Europa ci sono diritti civili che in Italia non sono garantiti”.
Da ultimo, ha pensato anche di candidare Clemente Mastella tra le fila dei socialisti, dopo l’archiviazione della sua indagine nell’inchiesta Why Not : “gli offro di essere capolista completamente indipendente del Senato in Campania. Comprendo il suo stato d’animo, ma mi auguro che Clemente abbia la forza di combattere anche questa battaglia”.
Un crescendo degno del miglior Rossini, che ha comunque trovato il punto coreograficamente più alto nella puntata di giovedì sera di Porta a Porta.

Boselli ha lasciato di stucco tutti, Bruno Vespa compreso, abbandonando la trasmissione a telecamere accese. E, una volta detto che “questa è una campagna che si svolge con regole truccate”, ha espresso “ai telespettatori la mia protesta”, disertando quella che molti considerano “la terza Camera della politica”.
Quanto a varcare la soglia delle prime due (Montecitorio e Palazzo Madama), si vedrà. Certo è che, secondo i più autorevoli spin doctor, le uniche speranze per riuscirci, per Boselli e i socialisti, sono ormai affidate a questo tipo di intemerate.
Il VIDEO di YouTube con Boselli che lascia lo studio di Porta a Porta:

Fatte le liste, iniziano i malumori. Anzi continuano, in casa Veltroni.
Dopo la decisione del Pd su chi candidare alle prossime elezioni, l’ex sindaco adesso deve fare i conti con una fronda interna che minaccia di far perdere voti. E non solo per le proteste di Marco Pannella, che stamattina a Panorama del giorno di Maurizio Belpietro ha fatto sapere di avere già iniziato lo sciopero della sete: “Hanno rifiutato noi mentre hanno accolto con amore Di Pietro. Non dobbiamo tacere: se si subiscono queste cose poi finiremo per pagarla tutti”. Il nodo è sempre quello già sollevato da Emma Bonino: i patti prevedevano che il Pd garantisse “a noi di avere nove nominati - perché le prossime elezioni non sono elezioni ma sono nomine. Su questo ancora ieri sera ho sentito che Veltroni lo confermava, dopodiché andando a vedere i nomi delle liste appresi dalle agenzie questi nove nominati o nominandi in realtà non sono nove ma forse sei, forse sette”. La risposta dell’ex sindaco non si è fatta attendere: “Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati”. E lo sciopero della sete è “meglio farlo per grandi battaglie civili, come quella contro la pena di morte”.
Partita chiusa. Si vedrà. Di fatto, grane e busillis arrivano anche da diverse regioni d’Italia, specie quelle del Sud. A cominciare proprio dalla Sicilia. Da un lato Arcidonna ha già presentato ricorso al comitato di garanzia del partito, lamentando “la scarsa rappresentatività femminile nelle liste siciliane”; dall’altro gli “ecodem” hanno chiesto le dimissioni del coordinatore regionale Francantonio Genovese, reo di avere capitolato sulle candidature di Maria Falcone e Beppe Lumia. A quest’ultimo non è bastata infatti la dichiarazione di stima del leader del Pd (”Beppe è un amico e penso che verrà a lavorare con noi”) né la possibilità (attualmente remota) di guidare l’Antiracket. Anche per questo corre voce che l’ex presidente della Commissione Antimafia starebbe pensando ad un passaggio nella lista dell’Italia dei Valori. Lumia ha garantito di “volere restare un dirigente del Partito Democratico”, ma ha anche detto che il partito di Di Pietro ” è un progetto che appartiene alla storia del Pd”.
La sua eventuale defezione potrebbe però non restare isolata. In Campania, ad esempio, la situazione non è migliore. Il Psi di Enrico Boselli e Gavino Angius sta tentando di convincere in queste ore alcune componenti socialiste, che avevano aderito al progetto del Pd, per rientrare nel partito del Garofano, e non è detto che non ci riesca.
Maretta anche in Puglia, dove il vicepresidente regionale Sandro Frisullo, minaccia una fronda che potrebbe costare cara al partito alle prossime elezioni. Motivo del contendere, i troppi nomi imposti da Roma che hanno penalizzato i dirigenti politici del territorio. Tra i candidati “contestati”, perché proposti/imposti dal coordinamento nazionale, c’è anche quello della radicale Donatella Poretti. Ma con la Bonino sul piede di guerra e Marco Pannella in sciopero della sete, il depennamento di Poretti in favore dei notabili locali del Pd non sarà facile.
[/i]</p> <p>](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_scioperosete.jpg)