Leggi tutte le notizie su:


enti-locali

I piccoli comuni contro i tagli: “Costiamo in tutto quanto il ristorante della Camera”

Il sindaco di Marsaglia (Cu) e presidente dell'Anpci, Franca Biglio, ripresa durante la manifestazione di stamani davanti a Montecitorio. GIUSEPPE GIGLIA-ANSA-TO

Il sindaco di Marsaglia (Cu) e presidente dell'Anpci, Franca Biglio, ripresa durante la manifestazione di stamani davanti a Montecitorio. GIUSEPPE GIGLIA-ANSA-TO

Claudia Daconto Giurano di costare quanto 13 deputati: 5,47 euro all’anno a contribuente. Sono i piccoli comuni italiani, quelli al di sotto dei 1000 abitanti, che la manovra economica del governo vorrebbe cancellare dalle mappe politiche del nostro Paese. I più piccoli non superano il numero di alunni per classe. Continua

Il “Taglialeggi” Calderoli ora sforbicia 50mila poltrone

Roberto Calderoli è raggiante

Semplificare l’assetto istituzionale e, tagliando enti e poltrone, risparmiare. Passato presoché sotto silenzio, il primo colpo di scure alla pubblica amministrazione in stile Bisanzio lo ha assestato il Consiglio dei ministri di giovedì 19. Con il via libera al codice delle Autonomie, preparato dal ministro per la Semplificazione (alias “Minsitro Taglialeggi”) Roberto Calderoli, si falciano 50mila poltrone e si risparmiano un bel po’ di quattrini: “diversi miliardi”, gongolava il ministro leghista. Il provvedimento taglia-burocrazia, che ora dovrà affrontare l’iter parlamentare, stabilisce chi fa cosa nei diversi livelli di governo ma soprattutto razionalizza le autonomie locali. Continua

Brunetta e Maroni svuotano le province: “Riforma in sette giorni, via tra 5 anni”

 Renato Brunetta

Ministro anti fannulloni, anti privilegi, anti sprechi.
Si sprecano gli aggettivi con il prefisso “anti” per Renato Brunetta. Ma da oggi, per l’attivissimo responsabile della Funzione Pubblica, l’elenco potrebbe allungarsi con “ministro anti province”. Un epiteto che Brunetta deve però condividere con il collega ministro e titolare del Viminale, Roberto Maroni.
I due si sono infatti inseriti nell’annoso dibattito sull’abolizione delle Province. Tema che si rincorre ormai da mesi, se non da anni. In questi ultimi, è diventata una battaglia politico-mediatica: argomento da prima pagina per il quotidiano Libero di Vittorio Feltri, da promessa elettorale per molti partiti dell’arco parlamentare.
E siccome - nonostante il Pdl sia d’accordo, il Pd pure - la Lega storce il naso, proprio per sciogliere i dubbi del Carroccio il Ministro Brunetta (come anticipato da un’intervista al Tgcom) ha preparato un piano a lungo termine in accordo col titolare leghista degli Interni.

Insomma, accadrà che gli enti intermedi che stanno a metà strada tra Comune e regione (leggi: le province, appunto) saranno “svuotati”. E siccome non si potrebbe (costituzionalmente parlando) “abolire” quegli enti, la formula usata dal ministro Brunetta, presentando un provvedimento che il governo discuterà “tra una settimana”, è proprio “svuotare”: di peso, importanza e (soprattutto) costi.
“Ci sono delle novità. Il ministro Maroni sta presentando una riforma”, ha spiegato Brunetta. È “il codice degli enti locali”, un piano che dovrebbe entrare a regime prima del voto immediatamente successivo, tra 4 o 5 anni. L’idea è che, alla scadenza della prossima tornata amministrativa, “le Province molto probabilmente non saranno più quelle che abbiamo conosciuto fino a oggi…”. Saranno cioè degli “enti di secondo livello”. Le elezioni amministrative di giugno potrebbero essere le ultime per alcune delle province dove il consiglio sarà rinnovato.

Ma la Provincia non sparirà dal punto di vista formale, solo non avrà più un peso (e quindi un costo) politico: “Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti”, ha chiarito Brunetta: “I consiglieri provinciali e presidente non saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia”. Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formata dagli altri primi cittadini del territorio. Si “elimineranno così un po’ di costi della politica - ha detto ancora il ministro nemico dei fannulloni - e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia”. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli: “Regione e comune”. Che possono bastare.
“Le province per essere abolite richiedono un cambio costituzionale” ha illustrato Brunetta, secondo quanto riportato dal Il Giornale “mentre questa formula di svuotarle di contenuto politico primario e di farle diventare sostanzialmente dei consorzi funzionali si può fare senza modificare la costituzione”. Questo consentirà di ridurre enormemente i costi, andando ad abbattere la spesa attualmente stimata in oltre sedici miliardi di euro ogni anno (fonte Unione delle province italiane -Upi, che specifica che attualmente le province italiane siano 104).

Ma che poi l’operazione, sulla via del risanamento dei costi del Palazzo, riesca è ancora tutto da verificare. Stando alle proteste del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli (predidente Pd della provincia di Rieti), il piano Brunetta-Maroni non sarebbe di così facile realizzazione: “Dalle dichiarazioni rilasciate al TgCom dal ministro della Pubblica amministrazione sulle province sembrerebbe che per l’onorevole Brunetta la Costituzione non abbia alcun valore”. E ancora: “Il Ministro Brunetta” conclude Melilli “dimostra di non conoscere affatto la realtà italiana. Basterebbe che parlasse con qualche Sindaco per rendersi conto che la proposta di fare governare il territorio provinciale dal sindaco del comune capoluogo non è minimante praticabile e metterebbe in grandi difficoltà gli oltre 8000 Comuni italiani”.

Federalismo, prove di dialogo Pd-Pdl: sì bipartisan alla mozione sugli enti locali

La Camera dei deputati

E mentre altrove e su altri temi lo scontro è durissimo, sul terreno del federalismo fiscale “sboccia” il dialogo tra Pdl e Pd. La prima mossa era stata l’astensione del Pd in Senato, oggi è stata la volta della Camera con il via libera alla mozione Franceschini. Anche da parte dell’esecutivo e della maggioranza. In attesa del voto generale alla Camera e della possibile nuova astensione dei democratici.
Con 491 voti favorevoli, nessun contrario e con la sola astensione dell’Udc (33 deputati) Montecitorio ha approvato la mozione del segretario del Pd sulla situazione economica degli enti locali, che impegnano a rivedere il patto di stabilità interno. In pratica un allentamento dei vincoli di spesa. Dopo una riformulazione, il sottosegretario all’economia, Giuseppe Vegas, questa mattina aveva dato parere favorevole.
Il testo del Pd su cui viene dato parere favorevole impegna il governo, tra l’altro, “a definire gli interventi da adottare per ovviare alla grave situazione in cui versano i comuni e le province, assumendo nei tempi utili alla predisposizione dei bilanci di previsione per il 2010 iniziative normative urgenti di riordini della finanza locale volte a garantire l’autonomia finanziaria degli enti locali nel quadro della concreta attuazione del federalismo fiscale; a garantire l’integrale copertura del minor gettito derivante dall’abolizione dell’ici sulle abitazioni principali”. Il governo poi viene impegnato “ad adottare iniziative normative volte a superare, d’intesa con le autonomie locali, le criticità derivanti dall’applicazione del decreto legge anticrisi nella parte relativa al patto di stabilità interno, anche tenendo conto dei bilanci approvati; ad adottare iniziative per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione per la spesa in conto capitale, in particolare per lavori di medio importo realizzabili entro il 2009; ad adottare iniziative per escludere il più possibile dai saldi utili del patto di stabilità interno i pagamenti a residui concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa, a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell’articolo 183 del testo unico degli enti locali; a incentivare l’utilizzo del patrimonio immobiliare per sostenere la spesa in conto capitale ed abbattere il debito, in particolare, eliminando i vincoli che impediscono l’utilizzo dei proventi della vendita del patrimonio per finanziare la spesa per investimenti”.
Incassato il sì bipartisan, è lo stesso Dario Franceschini a frenare sull’atteggiamento dei democratici sul federalismo fiscale: “Non c’è nessun collegamento. Sono due cose distinte”, ha commentato il segretario del Pd, spiegando che il suo partito deciderà come votare sul ddl di delega al Governo dopo “una valutazione di merito sul provvedimento che faremo oggi nell’Assemblea del gruppo”. “Finalmente, dopo una lunga serie di no, è arrivato il sì della maggioranza a un problema sentito da tutti i comuni” esulta Franceschini. “Il governo ha capito che avevamo ragione e ha accolto la nostra mozione. Se seguiranno gli atti normativi conseguenti, come deve essere, saranno sbloccati 14,5 miliardi di crediti verso le imprese: gli enti locali hanno le risorse per pagare i lavori eseguiti, ma non potevano farlo a causa dei vincoli del patto di stabilità interno” che grazie alla mozione Pd ora dovrà essere allentato. Non solo: “Potranno ripartire migliaia di cantieri, immediatamente apribili, per 4,5 miliardi di euro in cui lavoreranno principalmente le piccole imprese”.

Chiamparino, Tosi e Scopelliti. Ecco la terna dei sindaci ad alto gradimento

Flavio Tosi, neosindaco leghista di Verona

Flavio Tosi di Verona, Sergio Chiamparino di Torino e Giuseppe Scopelliti di Reggio Calabria: i tre amministratori che si dividono il primato di sindaco più amato dai propri concittadini. Proprio il sindaco di Torino - che aumenta i suoi consensi del due per cento rispetto al 2007 e addirittura del 14,4 per cento dal giorno della elezione - è il “guastafeste” che spezza il successo altrimenti incontrastato del centrodestra nelle tre classifiche (sindaci, presidenti di provincia e presidenti di regione).
Sono i risultati del “Governance Poll” 2008, sondaggio sul consenso di cui godono i sindaci dei comuni capoluogo e i Presidenti delle Province e delle Regioni, curato da Ipr Marketing, per il terzo anno consecutivo per Il Sole 24 Ore. Il sondaggio è stato realizzato tra i mesi di settembre e novembre, attraverso interviste telefoniche condotte in modalità Cati (Computer Assisted Telephone Interview) e telematiche attraverso il sistema Cawi ed il sistema esclusivo Tempo Reale.

Aumenta anche il gradimento verso Letizia Moratti (primo cittadino di Milano) che guadagna cinque punti percentuali rispetto alla rilevazione dell’anno scorso, e di Gianni Alemanno, che da aprile a oggi come sindaco di Roma incrementa di 2,3 punti percentuali il proprio consenso. Male invece Massimo Cacciari (Venezia), che perde cinque punti percentuali rispetto allo scorso anno, e la genovese Marta Vincenzi (-2,5 per cento sul 2007, quando per tutti era “superMarta”) che riceve il 50 per cento esatto di consensi.
La città più scontenta? Quasi scontato sia Napoli, con il sindaco Rosa Russo Iervolino che perde 9 punti percentuali e si assesta al 39%, specchio del momento poco felice che sta vivendo il capoluogo partenopeo.
Tra i governatori, il siciliano Raffaele Lombardo scavalca in classifica il lombardo Roberto Formigoni, che dallo scorso anno guadagna comunque quattro punti percentuali, mentre al terzo posto si trova Giancarlo Galan, governatore del Veneto. Tre governatori del Pdl ai primi tre posti, dunque, mentre il Pd subisce un crollo verticale, soprattutto nelle regioni del Sud. Guadagnano qualcosa Nichy Vendola e Piero Marrazzo, presidenti di Puglia e Lazio, ancora al di sotto dei risultati del giorno della loro elezione, ma ora fermi al 49%. Anche per le regioni la maglia nera va alla Campania, con il governatore Antonio Bassolino che chiude al 39%, sette punti in meno dello scorso anno.

Che non lasciano indenni gli abruzzesi: i sindaci navigano nelle zone basse della classifica, e sono relegati tutti in coda anche i presidenti di Provincia.
Anche in questa classifica, spicca in testa un terzetto di centrodestra, con Giuseppe Castiglione (Catania), Giovanni Cesare Ricevuto (Messina) e Giovanni Avanti (Palermo). È la Sicilia, roccaforte del Pdl, a fare la parte del leone nella Governance poll 2008. Da segnalare tra i presidenti di provincia anche il quarto posto di Mario Gerardo Oliverio (Cosenza), in crescita costante di consensi, l’exploit di Davide Zoggia (Venezia) che guadagna il dieci per cento e si piazza a metà classifica, mentre Filippo Penati (Milano) ha appena il 50 per cento di consensi e la 78esima postazione, e a giugno dovrà affrontare un impegnativo turno elettorale. Nei primi sei posti altri due presidenti siciliani, Nicola Bono (Siracusa) e Eugenio D’Orsi (Agrigento). Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, guadagna un punto e si assesta al 52,5%. La prima delle grandi province è Bologna, con il presidente Beatrice Draghetti in aumento di sette punti (59,9%) rispetto all’anno scorso.

A spiegare il perché del successo dei sindaci, ci pensa Antonio Noto, direttore Ipr marketing: viene premiato il loro “forte senso di radicamento nel territorio”. Inoltre hanno ”la capacità di intercettare trasversalmente le attese dei cittadini” e sono dotati di ”una concezione pragmatica e decisionista del proprio ruolo”.

Federalismo fiscale al via. Tremonti: “Riforma storica”

berlusconi, Letta e Bossi

Per il ministro Tremonti (Economia) è una “Riforma storica”. Il ministro Bossi (Riforme) si dice “Soddisfatto, perché per il Sud il federalismo viene considerato una sfida e non più un qualcosa che possa danneggiarlo”. Il ministro “taglialeggi” Calderoli loda: “Lo straordinario consenso raccolto ieri in conferenza unificata” con gli enti locali. Parole di esultanza da parte dei membri del governo per annunciare il via libera dal Consiglio dei ministri al ddl sul federalismo fiscale (qui il dossier: presentazione - principi - Art. 119 Costituzione).
Un percorso lungo, difficile, anche nelle ultime 24 ore: il governo ha incassato solo a tarda sera di giovedì 2 il disco verde dell’arcipelago delle autonomie locali. Un sì arrivato grazie alla mediazione del presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, sindaco di Firenze. Che, nella riunione con il premier e i ministri Fitto (Affari regionali) e Calderoli ha ottenuto dal governo le garanzie sulle risorse richieste. Garanzie che arrivano sotto forma di assicurazioni per lo stanziamento di 585 milioni per il 2007 e 700 per il 2008 come integrazione dell’Ici rurale, 260 milioni come integrazione del rimborso sul mancato gettito dell’Ici sulla prima casa. Alle Regioni dovrebbero andare altri 434 milioni come parte del finanziamento per i ticket sanitari.

Un percorso lungo (”Che viene da molto lontano” ha detto Tremonti: “il primo atto sul federalismo fiscale c’è stato durante il primo governo Berlusconi, nel famoso libro bianco”) e non ancora concluso: il provvedimento, approvato in via preliminare già lo scorso 11 settembre, può avviarsi ora a varcare ufficialmente le aule parlamentari. E, come annunciato da Bossi, iniziare il suo cammino dall’Aula del Senato. Anche perché, come tiene a precisare il ministro Tremonti, il ddl delega al Governo sul federalismo fiscale è “una legge ordinaria, non costituzionale. Il governo ha varato anche un decreto legge per il riequilibrio economico di Regioni e enti locali, con uno stanziamento di risorse pari a 1,31 miliardi di euro.
Insomma, il cdm ha dato via libera al “pilastro” della riforma fortemente voluta dalla Lega che assicura autonomia di entrata e di spesa a Comuni, province, città metropolitane e regioni, rispettando, al contempo, i principi di solidarietà e coesione sociale previsti dalla Costituzione. Si tratta infatti di una legge delega di sistema che richiede successivi decreti attuativi che il governo si impegna ad approvare entro 24 mesi.

I punti centrali della riforma sono contenuti nei decreti legislativi: autonomia e responsabilizzazione finanziaria di tutti i livelli di governo; attribuzione di risorse autonome a Regioni ed enti locali secondo i principi di territorialità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; superare il criterio della spesa storica.
“Come prima cosa” ha chiarito Tremonti “dobbiamo creare una banca di dati comuni sui grandi aggregati di finanza pubblica coinvolgendo tutte le sedi tecniche che debbono mettere tali dati al servizio di questo progetto dal ministero delle finanze, alla Corte dei Conti, all’Istat“. “Deve essere una banca con dati aggregati e consolidati” ha aggiunto Tremonti “e i dati devono essere condivisi dal punto di vista politico, senza distinzioni tra i numeri del governo o dell’opposizione, del nord, del centro o del sud. Poi verrà il momento delle scelte politiche”.

Nello specifico, il ddl prevede che ai comuni siano trasferiti parte dell’Irpef, tributi propri e parte del fondo perequativo. Sparisce così la contestata imposta sugli immobili che aveva fatto parlare di una reintroduzione dell’Ici. “Rispetto ai comuni”, ha risposto Calderoli ai cronisti che gli chiedevao come saranno finanziati i comuni, “il ddl prevede l’attribuzione di parte dell’Irpef, tributi propri e parte del fondo perequativo”. Circa l’introduzione di norme che anticipano l’attribuzione di tributi propri per Roma Capitale, Calderoli ha detto che “il testo che è stato approvato è quello; il governo è stato autorizzato alla presentazione di un emendamento su ‘Roma Capitale’ che sarà presentato in Parlamento e che anticipa, dal punto di vista ordinamentale e fiscale, quanto previsto anche per le altre province. Ci sarebbe stato un blocco dal punto di vista fiscale per quel che riguarda la Capitale”. Di fatto, Roma si trasforma da un normale comune in un ente territoriale, denominato, ‘Roma Capitale‘ ”con speciale autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, al fine di svolgere le funzioni di Capitale della repubblica Italiana e di sede di rappresentanza diplomatica di Stati esteri”.
Nel ddl non c’è un riferimento a una regione o a più regioni per quanto riguarda l’individuazione dei costi standard e dell’efficienza amministrativa. Un punto ben spiegato da Calderoli nella conferenza stampa: “Non c’è nessun riferimento nel testo rispetto ai costi standard né alla Lombardia, né ad altre regioni. I decreti attuativi definiranno i costi standard ma non ci sarà un riferimento a una regione o a un’altra ma al livello di efficienza e adeguatezza, e efficienza ed adeguatezza non hanno un riferimento geografico”.
Tra i punti qualificanti del provvedimento la correlazione tra prelievo fiscale e benefici; l’istituzione di tributi regionali e locali; la facoltà per le Regioni di far compartecipare gli enti locali al gettito dei tributi; premi ai comportamenti virtuosi ed efficienti; garanzia del mantenimento di un adeguato livello di flessibilità fiscale tendenzialmente uniforme sul territorio nazionale; riduzione della imposizione fiscale statale in misura adeguata alla più ampia autonomia di entrata delle Regioni; territorialità dell’imposta; tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva e di gestione.
Il meccanismo della legge sarà realizzato e verificato da una Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e da una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Per le Regioni è previsto che “dispongano di tributi e di compartecipazioni erariali in grado di finanziare le spese” delle loro competenze; della potestà di modificare le aliquote dei tributi.
A evitare diseguaglianze sarà il Fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante. Per gli enti locali la legge individua i tributi propri di Comuni e Province e stabilisce che gli introiti deriveranno dalla compartecipazione all’Irpef, da tributi propri e da un fondo perequativo. Le Regioni possono istituire nuovi tributi comunali e provinciali di cui i beneficiari possono aumentare le aliquote.
Gli enti locali, infine, hanno piena autonomia per fissare le tariffe per prestazioni o servizi. Sempre le regioni devono istituire due fondi a favore di comuni e province per concorrere al finanziamento delle funzioni trasferite. Il finanziamento delle città metropolitane avviene anche con tributi specifici e quello di ‘Roma Capitale’ con specifici stanziamenti i quote aggiuntive di tributi erariali.

Province metropolitane e comunità montane, arrivano i tagli

Giulio Tremonti

Le forbici di Tremonti si avvicinano alle Province delle grandi città e alle comunità montane. Un taglio netto per quest’ultime, una trasformazione in città metropolitane per le altre. Il ministro dell’Economia ha studiato una manovra 2009-2011 da quasi 35 miliardi, 13 dei quali da reperire il prossimo anno. Con tagli consistenti alla macchina burocratica, a partire da comunità montane, Province metropolitane, enti considerati inutili. Sono oltre 3 i miliardi di risparmi attesi sul fronte degli enti locali.
Quindi le province delle aree metropolitane, cioè quelle di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli potrebbero scomparire. È questa - secondo quanto l’ANSA è in grado di anticipare - una delle misure allo studio per la messa a punto della prossima manovra. L’abolizione arriverebbe alla prima data di cessazione dei consigli dopo l’entrata in vigore della manovra, e lo Stato e le regioni provvederebbero poi a trasferire le competenze soppresse ai comuni. Stessa sorte toccherebbe a tutte le comunità montane. I presidenti di Provincia coinvolti non sono certo felici del metodo scelto da via XX settembre, anche se alcuni restano possibilisti.
”Apprendiamo dalla stampa dell’intenzione del Governo di abolire le Province metropolitane. Passare dalla costruzione delle aree metropolitane all’abolizione pura e semplice delle Province, mi sembra davvero un’ipotesi originale”. A sostenerlo è Fabio Melilli, presidente dell’Upi, l’Unione delle Province d’Italia e della provincia di Rieti. ”Sono certo che la riflessione del Governo sarà più approfondita e non improvvisata”.
Il “no” ad una abolizione per decreto è unanime: ”Solo una prova di forza del Governo” dice il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, “come può pensare di abolire il prossimo anno le Province di Torino e Milano, il cui mandato quinquennale scade nel 2009, senza aver prima costituito almeno le rispettive città metropolitane”. La reazione più sarcastica arriva da Milano: da Palazzo Isimbardi fanno notare che “le Province citate sono tutte governate dal centrosinistra”.

Ci sono però anche voci più aperte al confronto: il neoeletto alla provincia di Roma Nicola Zingaretti ritiene “giusto dotarci di nuovi enti che sostituiscano le Province”, da Genova Alessandro Repetto apre: “Le città metropolitane sono già previste dalla Costituzione” ma precisa “bisogna tutelare i piccoli comuni dell’entroterra che non c’entrano con le metropoli”. ”La semplificazione del quadro istituzionale, con l’abolizione di alcune Province, stava già nelle proposte di Walter Veltroni che ho convintamente appoggiato” ricorda il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi “il problema è capire se questo Paese è nelle condizioni di aprire una pagina nuova, più semplice e più efficiente”. Il sindaco di Torino Chiamparino, ministro ombra per le riforme del Pd, preferisce non commentare “finché non ci sarà una proposta precisa non dirò niente, sono stufo di questa politica degli annunci”.

Sostegno a Tremonti invece dalla maggioranza, con il vice capogruppo del Pdl alla Camera e vice responsabile Enti locali di Forza Italia Osvaldo Napoli che parla di ”tappa decisiva” nella riforma dello stato.

Sul fronte delle comunità montane, invece, significativa la reazione di Gian Antonio Stella, uno degli autori de La Casta, libro che aveva denunciato proprio gli sprechi e gli abusi degli enti locali: “Messa in questi termini” scrive sul Corsera “la scelta di spazzare via tutte le comunità montane sembra un boccone di demagogia dato in pasto alla plebe affamata di atti simbolici. E invece Dio sa quanto ci fosse bisogno di abolire la montagna falsa, ridicola, clientelare, per salvare la montagna vera. Quella che giorno dopo giorno, se non è benedetta dal turismo, muore.”

Il VIDEO servizio:

Urne in vista: la carica dei 100 e uno sindaci. In cerca di una poltrona onorevole

Un gruppo di sindaci durante un'assemblea dell' Anci | Ansa
È ufficiale: la XV Legislatura (la più breve della storia: poco più di 23 mesi) è finita. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano si accinge a sciogliere le Camere per avviare l’Italia verso nuove elezioni. E per una legislatura che finisce c’è una campagna elettorale che inizia.
Quella del Pd prenderà il via il 16 febbraio a Roma, con l’Assemblea costituente del Pd e il lancio della candidatura di Walter Veltroni a premier. La riunione era stata convocata per i primi di marzo con l’obiettivo di approvare lo Statuto del partito, il Manifesto e il Codice etico. Ma la prospettiva delle elezioni anticipate ha portato i vertici del partito a trasformarla di fatto nella manifestazione di avvio della campagna elettorale. Tanta fretta potrebbe giustificarsi con due (ottimi) motivi: in quell’Assemblea verrà messo ai voti proprio un documento della Commissione Codice Etico (presieduta da Sergio Mattarella) che, tra le altre cose, potrebbe sbarrare ai sindaci la candidatura in Parlamento. Certo, al candidato premier basta dimettersi da primo cittadino della Capitale per partecipare, in solitaria, alla tornata elettorale. E questo è il secondo motivo della fretta dei democratici. Con molta probabilità Veltroni si dimetterà da sindaco presumibilmente il 13 febbraio. Fonti a lui vicine fanno sapere che “Walter userà tutti e sette i giorni a sua disposizione”, visto che in Campidoglio ci sono ancora molti provvedimenti importanti da approvare, il piano regolatore su tutti, ed è molto probabile che Veltroni ne assista l’iter nella sua carica e con pieni poteri fino all’ultimo.
In realtà il 13 potrebbe diventare il “super mercoledì degli addii” per tutti i sindaci dei comuni con più di 20 mila abitanti che aspirano a uno scranno in Parlamento. Tanti e di entrambe gli schieramenti: più di un centinaio. Ai quali vanno aggiunti i presidenti di Provincia e i governatori di Regione. Tra questi potrebbero esserci il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, di centrodestra, e il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, di centrosinistra.

Tra i sindaci che hanno già reso note le loro intenzioni, quello di Vicenza Enrico Hullweck, che con il mandato in scadenza nel 2008 e non potendo più essere rieletto, ha più volte dimostrato di gradire una candidatura in Forza Italia. Sicuro della scelta da fare è invece il primo cittadino di Venezia Massimo Cacciari, soprattutto ora che collega Veltroni ha scelto di correre da solo: “Ciò che voglio fare lo ho già dimostrato”, spiega il sindaco filosofo, “quando mi sono candidato per le regionali del 2000 e mi sono dimesso da sindaco. È scontato che lo rifarei”. Di parere contrario il giovane sindaco di Verona Flavio Tosi: “Non esiste proprio” commenta l’esponente del Carroccio “Verona è la mia città e ci resto”. C’è anche Leonardo Domenici, presidente dell’Anci, sindaco di Firenze in scadenza nel 2009 e al suo secondo mandato che potrebbe candidarsi, anche se non ha confermato. Tra gli esponenti dell’Anci, anche Adriana Poli Bortone, già due volte sindaco di Lecce e attuale vicesindaco, che ha parlato di una probabile candidatura. A pensarci ci sarebbe anche il dottor Umberto Scapagnini, sindaco forzista di Catania. Affida la decisione al piccolo Edoardo, suo ultimo nato, il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati: “Quando ho dato la mia disponibilità a fare il sindaco non avevo un bimbo piccolo, ora è diverso”.
A dare una mano a tutti i primi cittadini aspiranti onorevoli, ci ha pensato il ministro Amato con un decreto ad hoc, sollecitato proprio dal sindaco Veltroni, preoccupato per il problema creato dalla legge attuale che lo avrebbe obbligato a dimettersi ancora prima che le Camere venissero sciolte, consegnando la Capitale a un Commissario.
Più fortunati i presidenti di regione che una volta eletti in Parlamento possono optare per una carica o l’altra. Alle scorse politiche scelsero il governo regionale due pezzi da novanta di Forza Italia, Rpberto Formigoni e il veneto Giancarlo Galan. Oggi Formigoni ci riprova: a fine gennaio, durante il convegno di Rete Italia, si è detto disponibile a un trasferimento a Roma adeguato alle sue competenze. Mentre Giancarlo Galan preferisce non intervenire. Per ora (”troppe variabili”).
 (Da sin) I sindaci di Torino, Sergio Chiamparino, di Milano, Letizia Moratti, di Catania, Umberto Scapagnini, di Bologna, Sergio Cofferati, di Roma, Valter Veltroni, e di Firenze, Leonardo Domenici, che è anche presidente dell'Anci | Ansa
Se il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che continua a riscuotere successo tra i suoi concittadini (e non solo), ha detto più volte di volere rimanere al suo posto (nonostante le insistenze dell’amico Walter), Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, ha fatto sapere essere pronta al salto su Roma. Mentre in Sicilia, accanto al mistero del futuro dell’ex governatore Cuffaro (alla Camera o al Senato? Con l’Udc o con l’Mpa di Lombardo?), sono in scadenza ben sette province a cui si aggiunge quella di Trapani, dove il senatore Antonio D’Alì ha detto di voler scegliere Palazzo Madama; esattamente come Bruno Marziano, presidente piddino della provincia di Siracusa. Tra i presidenti di provincia ha dato la sua disponibilità Fabio Melilli, presidente dell’Upi (Unione delle Province Italiane) che guida per il Pd la provincia di Rieti.

In bilico, infine, la posizione del govenatore della Campania, Antonio Bassolino: l’emergenza rifiuti non lo ha certo aiutato a livello di immagine, tanto che il suo ex collega di partito Cesare Salvi, ne chiedeva a Porta a Porta la non rielezione. Ma Salvi non è del Pd…

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di Governo

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!