Leggi tutte le notizie su:


enti-locali

Urne in vista: la carica dei 100 e uno sindaci. In cerca di una poltrona onorevole

Un gruppo di sindaci durante un'assemblea dell' Anci | Ansa
È ufficiale: la XV Legislatura (la più breve della storia: poco più di 23 mesi) è finita. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano si accinge a sciogliere le Camere per avviare l’Italia verso nuove elezioni. E per una legislatura che finisce c’è una campagna elettorale che inizia.
Quella del Pd prenderà il via il 16 febbraio a Roma, con l’Assemblea costituente del Pd e il lancio della candidatura di Walter Veltroni a premier. La riunione era stata convocata per i primi di marzo con l’obiettivo di approvare lo Statuto del partito, il Manifesto e il Codice etico. Ma la prospettiva delle elezioni anticipate ha portato i vertici del partito a trasformarla di fatto nella manifestazione di avvio della campagna elettorale. Tanta fretta potrebbe giustificarsi con due (ottimi) motivi: in quell’Assemblea verrà messo ai voti proprio un documento della Commissione Codice Etico (presieduta da Sergio Mattarella) che, tra le altre cose, potrebbe sbarrare ai sindaci la candidatura in Parlamento. Certo, al candidato premier basta dimettersi da primo cittadino della Capitale per partecipare, in solitaria, alla tornata elettorale. E questo è il secondo motivo della fretta dei democratici. Con molta probabilità Veltroni si dimetterà da sindaco presumibilmente il 13 febbraio. Fonti a lui vicine fanno sapere che “Walter userà tutti e sette i giorni a sua disposizione”, visto che in Campidoglio ci sono ancora molti provvedimenti importanti da approvare, il piano regolatore su tutti, ed è molto probabile che Veltroni ne assista l’iter nella sua carica e con pieni poteri fino all’ultimo.
In realtà il 13 potrebbe diventare il “super mercoledì degli addii” per tutti i sindaci dei comuni con più di 20 mila abitanti che aspirano a uno scranno in Parlamento. Tanti e di entrambe gli schieramenti: più di un centinaio. Ai quali vanno aggiunti i presidenti di Provincia e i governatori di Regione. Tra questi potrebbero esserci il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, di centrodestra, e il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, di centrosinistra.

Tra i sindaci che hanno già reso note le loro intenzioni, quello di Vicenza Enrico Hullweck, che con il mandato in scadenza nel 2008 e non potendo più essere rieletto, ha più volte dimostrato di gradire una candidatura in Forza Italia. Sicuro della scelta da fare è invece il primo cittadino di Venezia Massimo Cacciari, soprattutto ora che collega Veltroni ha scelto di correre da solo: “Ciò che voglio fare lo ho già dimostrato”, spiega il sindaco filosofo, “quando mi sono candidato per le regionali del 2000 e mi sono dimesso da sindaco. È scontato che lo rifarei”. Di parere contrario il giovane sindaco di Verona Flavio Tosi: “Non esiste proprio” commenta l’esponente del Carroccio “Verona è la mia città e ci resto”. C’è anche Leonardo Domenici, presidente dell’Anci, sindaco di Firenze in scadenza nel 2009 e al suo secondo mandato che potrebbe candidarsi, anche se non ha confermato. Tra gli esponenti dell’Anci, anche Adriana Poli Bortone, già due volte sindaco di Lecce e attuale vicesindaco, che ha parlato di una probabile candidatura. A pensarci ci sarebbe anche il dottor Umberto Scapagnini, sindaco forzista di Catania. Affida la decisione al piccolo Edoardo, suo ultimo nato, il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati: “Quando ho dato la mia disponibilità a fare il sindaco non avevo un bimbo piccolo, ora è diverso”.
A dare una mano a tutti i primi cittadini aspiranti onorevoli, ci ha pensato il ministro Amato con un decreto ad hoc, sollecitato proprio dal sindaco Veltroni, preoccupato per il problema creato dalla legge attuale che lo avrebbe obbligato a dimettersi ancora prima che le Camere venissero sciolte, consegnando la Capitale a un Commissario.
Più fortunati i presidenti di regione che una volta eletti in Parlamento possono optare per una carica o l’altra. Alle scorse politiche scelsero il governo regionale due pezzi da novanta di Forza Italia, Rpberto Formigoni e il veneto Giancarlo Galan. Oggi Formigoni ci riprova: a fine gennaio, durante il convegno di Rete Italia, si è detto disponibile a un trasferimento a Roma adeguato alle sue competenze. Mentre Giancarlo Galan preferisce non intervenire. Per ora (”troppe variabili”).
 (Da sin) I sindaci di Torino, Sergio Chiamparino, di Milano, Letizia Moratti, di Catania, Umberto Scapagnini, di Bologna, Sergio Cofferati, di Roma, Valter Veltroni, e di Firenze, Leonardo Domenici, che è anche presidente dell'Anci | Ansa
Se il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che continua a riscuotere successo tra i suoi concittadini (e non solo), ha detto più volte di volere rimanere al suo posto (nonostante le insistenze dell’amico Walter), Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, ha fatto sapere essere pronta al salto su Roma. Mentre in Sicilia, accanto al mistero del futuro dell’ex governatore Cuffaro (alla Camera o al Senato? Con l’Udc o con l’Mpa di Lombardo?), sono in scadenza ben sette province a cui si aggiunge quella di Trapani, dove il senatore Antonio D’Alì ha detto di voler scegliere Palazzo Madama; esattamente come Bruno Marziano, presidente piddino della provincia di Siracusa. Tra i presidenti di provincia ha dato la sua disponibilità Fabio Melilli, presidente dell’Upi (Unione delle Province Italiane) che guida per il Pd la provincia di Rieti.

In bilico, infine, la posizione del govenatore della Campania, Antonio Bassolino: l’emergenza rifiuti non lo ha certo aiutato a livello di immagine, tanto che il suo ex collega di partito Cesare Salvi, ne chiedeva a Porta a Porta la non rielezione. Ma Salvi non è del Pd…

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di Governo

Multe 2007 choc: la politica economica dei Comuni passa grazie al rosso

La polizia municipale registra i dati della patente di un automobilista multato
Un miliardo e mezzo di euro. Tremila miliardi delle vecchie lire. Diciamo una buona fetta di manovra finanziaria. È quanto se ne andrà dalle tasche degli italiani a causa delle multe. Certo, se fossimo più attenti ai semafori rossi, ai limiti di velocità e ai divieti di sosta, pagheremmo di meno. Ma non tanto. Infatti, le multe sono diventate parte della politica economica dei comuni. Che si trovano quasi costretti a fare cassa alle spalle degli sventurati automobilisti che passano per il loro paese.

Ammette “la colpa” Secondo Amalfitano, coordinatore nazionale dei piccoli comuni dell’Anci, che a Panorama.it spiega: “È vero. I comuni adottano la tecnica delle multe. Ma lo fanno per sopravvivere”. Amalfitano ne spiega le motivazioni: “Da alcuni anni ormai si sta manomettendo l’assetto secolare dei comuni con provvedimenti isolati e senza visione complessiva costringendo al taglio i bilanci. Questo stravolge gli enti locali. E per i piccoli comuni la cosa è ancora più grave”.

Sta di fatto che la somma totale derivante dalle multe è cresciuta di oltre il 50% negli ultimi cinque anni. E poi c’è una delle questioni fondamentali. La legge sulla sicurezza stradale prevede che i soldi incassati dalle multe siano investiti in sicurezza stradale. Cosa che puntualmente non avviene, perché ci sono da ripianare i bilanci locali. Ancora il coordinatore dei piccoli comuni dell’Anci cerca di capire le motivazioni: “Chiudere una buca per un comune diventa problematico e difficoltoso con i bilanci attuali”.

In numeri assoluti, ovviamente, Roma e Milano la fanno da padroni per numero di multe. Ma in termini relativi sono proprio i piccoli comuni ad essere le sanguisughe degli automobilisti. Il primato del rapporto tra gli introiti da contravvenzioni e il numero di abitanti spetta a Santa Luce: 1.600 anime in provincia di Pisa per un incasso di 1,7 milioni di euro grazie alle contravvenzioni nel 2005. Ovvero 1.100 euro ad abitante. Quando la media nazionale è di 35 euro l’anno.

Amalfitano prova a spiegare: “Un taglio ad un piccolo comune è gravissimo. Di qui la necessità della fantasia italica di aggrapparsi a quello che c’è in giro: le multe in primis“. Non è la solita faccenda dei costi della politica, è questione di sopravvivenza”.

Enti locali molto rosa, ma con poche dirigenti donna

Gli enti locali sono ”rosa”, ma non è abbastanza: ci sono tante donne che lavorano in comuni, province e regioni, con numeri in aumento negli ultimi anni, anche se in generale siamo ancora lontani dagli obiettivi europei del lavoro femminile, per raggiungere i quali il ministro Barbara Pollastrini auspica una ”terapia d’urto”, una ”rivoluzione culturale”.
In termini percentuali è il Comune di Torino l’ente locale che impiega il maggior numero di donne: queste corrispondono infatti al 67.96% dei dipendenti (8.338 su 12.269). In termini assoluti, invece, il capofila è il Comune di Roma dove sono impiegate 15.287 donne, pari al 63% del totale dei dipendenti.
A rivelarlo sono alcuni dati presentati oggi a Roma durante un convegno sulle pari opportunità nelle Pubbliche amministrazioni, in cui si sono confrontati rappresentanti di governo, amministratori e comitati delle pari opportunità di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino.
Il Comune di Milano dà lavoro a 12.710 donne (66,5%), quello di Genova a 4.044 (60,77%) e quello di Firenze a 3.068 (60,21%).
Fanalino di coda, tra i Comuni che oggi si sono messi a confronto, quello di Bari con 1.047 donne impiegate (51,65%).
Negli uffici ministeriali, a detta del ministro per le Riforme e le Innovazioni nelle Pubbliche amministrazioni, Luigi Nicolais, intervenuto al convegno, l’impiego delle donne nella prima fascia è aumentato negli ultimi tempi dal 15 al 20%, nella seconda fascia del 26 al 35%: in generale, nelle Pubbliche amministrazioni, l’impiego delle donne è passato dal 46% al 54%. Anche in occasione degli ultimi concorsi pubblici, le donne hanno superato gli uomini, arrivando a quota 60%.
Ma per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda di Lisbona, che prevede il raggiungimento del traguardo del 60% del lavoro femminile entro il 2010, il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, annuncia la necessità di una ”terapia d’urto”, cioè di ”un piano pluriennale che tenga insieme le varie dimensioni e livelli del lavoro femminile. Il progetto si delinea, fattivamente, negli interventi previsti nella Finanziaria 2008 e nel Protocollo sul Welfare, finalizzati all’incremento della partecipazione femminile al mondo del lavoro, secondo una visione d’insieme dei differenti profili di lavoro imprenditoriale, autonomo e dipendente”.
Il ministro Pollastrini ha dunque sottolineato la necessità di una ”rivoluzione culturale” e di ”norme transitorie per valorizzare finalmente i talenti e i meriti femminili”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101