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Derby della Mole: Emma Bonino contro Enzo Ghigo per un posto in Senato

Emma Bonino, piemontese ministro in carica del Commercio con l’Estero, ed Enzo Ghigo, ex governatore della regione Piemonte | Ansa
Enzo Ghigo contro Emma Bonino. Ovvero l’ex presidente della regione Piemonte contro una piemontese ministro in carica del Commercio con l’Estero. È il derby del Nord Ovest, con in palio un seggio a Palazzo Madama. Panorama.it ha sentito i duellanti, sottoponendoli alle stesse domande. E l’uno dell’altro, i due aspiranti senatori dicono…
Enzo Ghigo
Quello in Piemonte tra lei e Emma Bonino sembra un bel duello molto concreto.
E non è il primo. Perché nel 200o ci siamo scontrati per la regione Piemonte. Avevo come avversarie lei e Livia Turco.
Quindi vi conoscete bene?
Molto. Lei è di Bra e io della provincia di Cuneo. Ci frequentiamo, anche se non assiduamente, da qualche anno. E devo dire che dal punto di vista del pensiero economico non siamo molto lontani. Mentre sui temi etici abbiamo profonde divisioni.
Senatore Ghigo tre cose per cui si batterà in Senato a Roma?
Lavorerò per la riproposizione in senso federale dello Stato e per la razionalizzazione, proprio attraverso questa riforma, dei costi della politica (un’unica Camera e meno parlamentari). Poi, vogliamo dare un sostegno ai giovani lavoratori precari, attraverso un sussidio per quelli che entrano e escono dal mondo del lavoro.
Terza?
Bisogna cominciare a pensare ad una sanità che possa coniugare solidarietà e tenuta stessa del servizio sanitario nazionale. E sulle lista d’attesa ritengo che vadano applicate le leggi, altrimenti verranno sempre usate per fare clientelismo. Ci sono regole stabilite per legge che non tutte le regioni applicano. E questa disparità è qualcosa di negativo.
È al Senato che si giocherà la partita vera di queste elezioni. In Piemonte che succede? Regione in bilico?
Pensare che il Piemonte sia in bilico è un sogno del Pd: alle ultime elezioni il centrosinistra era tutto unito, e sottolineo tutto unito, e noi abbiamo vinto. Oltre tutto in Piemonte la Sinistra Arcobaleno è forte. Non credo proprio che possano vincere. Anzi, direi che è matematicamente impossibile.
Ghigo, per quale motivo un cittadino dovrebbe votare lei e non Bonino?
Perché sta in uno schieramento dove alcuni sono ancora arroccati contro l’alta velocità. Sono ambigui. Con cinque anni di opposizione diventeranno più credibili. Cosa che non sono ora: sono quelli del governo Prodi. Ricordiamoci che Emma Bonino è ministro di Prodi. Quando un piemontese la vede pensa subito a Padoa Schioppa e Visco.

Emma Bonino
Ministro Bonino, sulla carta sembra un bel duello, molto concreto, quello che si svolge nelle liste del Senato in Piemonte tra lei ed Enzo Ghigo.
Siamo entrambi piemontesi.
Vi conoscete bene?
Siamo stati parlamentari insieme, anche se per un breve periodo, ed è stato un mio concorrente alla presidenza della Regione Piemonte nel 2000 quando, come Radicali, ci presentammo da soli contro i due poli. Lo conosco nella misura in cui si conosce un collega politico con il quale è già capitato d’incrociare le lame.
Tre cose per cui si batterà in Senato?
Liberalizzazioni, liberalizzazioni, liberalizzazioni… Una battaglia difficile con la maggioranza uscente, che si presenta in salita anche nel prossimo Parlamento, visto anche il programma del Pdl, ma che è necessaria per dare ossigeno al nostro Paese.
Al Senato si gioca la partita vera. In Piemonte che succederà? E’ una di quelle regioni in bilico? Avete dati recenti?
Che si sia in bilico o meno, in campagna elettorale si gioca per vincere.
Ministro Bonino, per quale motivo un cittadino dovrebbe votare lei e non Ghigo?
Se si vuole proseguire sulla difficile strada della modernizzazione del Paese non c’è motivo di votare per un rappresentante di una forza politica che ha già dimostrato, con cinque anni a disposizione e una maggioranza blindata in Parlamento, le proprie capacità a far arretrare il paese anziché avanzare. Noi radicali candidati nella Lista del Pd siamo in questo senso una garanzia, un’assicurazione. In più, ora liberi dall’ipoteca della sinistra comunista e massimalista.
C’è una certa paura tra gli elettori del Pd per i problemi che i Radicali potrebbero creare in futuro. Può spiegare agli elettori perché devono stare tranquilli e votarla?
Quanto a rispetto delle istituzioni e a senso dello Stato, i Radicali non sono secondi a nessuno, anzi. Credo che la mia esperienza di Commissario europeo e la mia partecipazione al governo Prodi come radicale ne siano una testimonianza. Ciò detto, non intendiamo né zittirci né omologarci.
I Radicali si stanno battendo contro la strage in Tibet. L’ha colpita l’iniziale silenzio del Papa?
Sì. E ancor di più la sua giustificazione per tale silenzio: l’assenza di una comunità cristiana e quindi di un nunzio apostolico. Pensavo che anche per la Chiesa alcuni valori fossero universali….
Ritiene che le polemiche seguite alla candidatura dei Radicali nel Pd abbiano fatto perdere punti alla coalizione di centrosinistra?
Credo che a medio e lungo termine la pluralità di voci e la ricchezza delle diverse culture politiche gioverà al Pd. Per l’immediato mi dispiace che la nostra presenza sia stata così poco valorizzata dal gruppo dirigente del Pd e così stigmatizzata dalla componente cattolica, al punto da creare un gran polverone politico-mediatico che certamente non è il miglior viatico per la ricerca del consenso.

Amministrative: in Piemonte la Cdl sogna la spallatina

[i](©Photo by Massimo Di Vita)[/i]
La spallata che Silvio Berlusconi sogna di dare al governo Prodi con le prossime amministrative dipende in gran parte dal Piemonte. Dopo Genova e Verona si tratta infatti della principale area strategica in cui si vota. In ballo sono tre comuni -Alessandria, Asti e Cuneo - e una provincia, Vercelli. Tutti e tre i sindaci uscenti e ricandidati sono dell’Unione: Mara Scagni ad Alessandria, Vittorio Voglino ad Asti, Alberto Valmaggia a Cuneo. Della Cdl è il presidente della provincia di Vercelli, Renzo Masoero.

Le previsioni (parlare di sondaggi è proibito) danno per quasi certa la conferma di Masoero, probabile quella di Valmaggia. E sarebbe un 1 a 1. Ma i moderati vogliono riprendersi Alessandria ed Asti, e l’impresa appare fattibile. In questo caso si passerebbe da un 3-1 a favore della sinistra ad un 3-1 per il centrodestra: le ripercussioni a livello nazionale, dopo la secca sconfitta dell’Unione in Sicilia, non mancherebbero.

Vediamo perché. Negli ultimi anni il voto in Piemonte ha sempre ondeggiato. La regione, fino al 2005 governata dalla Cdl (presidente Enzo Ghigo) è passata all’Unione con l’elezione di Mercedes Bresso. Ma già un anno dopo, alle politiche, il 50,5 % dei piemontesi ha votato per il centrodestra.

Ad Alessandria, Mara Scagni venne eletta nel 2002 con il 53,9, ma nel 2006 la Cdl ha ottenuto in città quasi altrettanto, il 53,1. Stesso ribaltone ad Asti: il sindaco Vittorio Voglino prese il 54,6, ma nel 2006 il centrodestra ha ottenuto il 52,3. Più incerta la situazione a Cuneo: la capitale della «provincia granda», un passato di memorie partigiane ed uno più recente di amministrazioni dc e centriste dette il 53% a Valmaggia, mentre nel 2006 la Cdl ha preso il 50,5. Quanto a Vercelli la partita sembra già chiusa a favore del centrodestra: nella provincia , un anno fa ottenne il 55,6%. Ma che cosa hanno fatto le tre amministrazioni comunali di sinistra? A Cuneo, Valmaggia vanta l’apertura a tempo di record della tangenziale. Il suo avversario Carlo Alberto Parola (FI) è un notaio molto noto sostenuto da tutto il centrodestra.

Ad Alessandria, il piano parcheggi della Scagni è il ritardo e c’è una forte protesta dei commercianti oltre all’insofferenza per gli immigrati. Il candidato di FI, Piercarlo Fabbio, beneficia anche lui del sostegno di tutta la Cdl. Non così ad Asti, dove l’ulivista Vittorio Voglino è sfavorito nei sondaggi, ma Giorgio Galvagno (FI) deve però vedersela con un terzo incomodo dell’Udc, Davide Arri.

Conclusione: se il centrodestra si prende due o tre città in Piemonte, magari al primo turno, sarà difficile parlare di fatti locali: si tratterà piuttosto del primo atto della riconquista di una a regione strategica del Nord. E la governatrice Bresso, già in dissenso con il governo Prodi su molte questioni, dalla Tav alla sicurezza fino ai Dico, solleverebbe indubbiamente un caso nazionale. Torino, tra l’altro, è la città di Piero Fassino.

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