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Ermete-Realacci

Rifiuti: la Lega frena sulla polemica con Napolitano

Giorgio Napolitano
“La Lega si rilegga la relazione sui rifiuti”, è stato netto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri lasciando l’istituto di studi filosofici di Napoli, dove si trovava per consegnare un premio speciale ad Antonio Maccanico. Il Carroccio aveva interpretato le denunce del capo dello Stato sui rifiuti come un modo per scaricare le colpe dell’emergenza rifiuti sul nord e Napolitano ha reagito spiegando: “Sollecito soluzioni a Napoli, non soluzioni al nord di un problema determinato da vari fattori”. Lo scontro tra un partito di governo e la massima carica dello Stato non è passato inosservato tra i palazzi della politica romana. Infatti alcuni senatori (Adriana Poli Bortone del Pdl, Maria Fortuna Incostante del Pd e Lorenzo Bodega della Lega) hanno chiesto al governo di riferire in Aula a palazzo Madama dopo la denuncia del presidente della Repubblica sui rifiuti tossici provenienti dal nord. Nella richiesta bipartisan dei senatori c’è l’auspicio “che si facciano i nomi e i cognomi dei responsabili di queste azioni criminose”.
Nel pomeriggio è arrivata la frenata della Lega. Che per bocca del capogruppo alla Camera, Roberto Cota, prova a spegnere le polemiche: “Noi siamo i primi a dire che i rifiuti vanno smaltiti nelle rispettive regioni, e questo è un principio stabilito anche dalla legge. Abbiamo sempre chiesto che questo principio fosse rispettato. Non facciamo nessuna polemica con il Presidente Napolitano, stimato da Umberto Bossi e dalla Lega”.
Il Partito Democratico, che sabato sarà in Campania per una manifestazione contro la criminalità organizzata, difende il capo dello Stato con il ministro ombra dell’Ambiente, Ermete Realacci che invita la Lega “a moderare i toni” e tramite il segretario regionale della Campania, Tino Iannuzzi: “La Lega deve abbassare i toni e fare molta attenzione a rivolgersi in questo modo nei confronti del Presidente della Repubblica”. Mentre Silvio Berlusconi - intervistato dalla Radio Vaticana alla vigilia del suo incontro con Benedetto XVI - ribadisce quello che aveva detto a Napol: “E’ indispensabile attuare una educazione ecologica sull’emergenza rifiuti. Infatti nel piano che sto mettendo a punto per risolvere questo problema dei rifiuti in Campania e a Napoli, una delle cose più importanti è la raccolta differenziata che verrà insegnata soprattutto nelle scuole, affinché gli stessi ragazzi possano, a casa loro, convincere padre e madre ad adeguarsi a quella che è una necessità. E’ molto importante - ha aggiunto il premier ai microfoni della Radio Vaticana - che la scuola educhi gli alunni al senso civico, al rispetto degli altri, anche attraverso questi comportamenti che riguardano fatti come la raccolta differenziata, ma è anche importante che i media si possano cimentare nella formazione dei giovani, ma direi anche di tutti i cittadini di qualsiasi età”.
Infine il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli, in serata ha parlato di polemica chiusa “visto che le parole di Napolitano ci tranquillizzano”.

Totoministri: chiunque vinca, molte new entry ma poche sorprese


È lo sport preferito dai giornalisti, ma anche dai politici. Che in fondo lo subiscono con un certo sadomasochismo: parliamo del totoministri. Una di quelle discipline semiolimpiche che si svolgono a cavallo tra le elezioni e la formazione del nuovo governo. Una ridda di voci, spesso alimentata dagli stessi che si propongono o che vogliono fare fuori un collega. Facili e immaginifici quelli di chi non vincerà, come Daniela Santanchè che promette una squadra di sole ministre donne e Letizia Moratti come vicepremier. E chissà di questo passo magari anche Marco Ferrando del Pcl potrebbe promettere Antonio Gramsci al ministero della Cultura, a sostituire Francesco Rutelli.

Più realistiche, o quantomeno possibili, le squadre di Berlusconi e Veltroni. Quest’ultimo vorrebbe ardentemente dare la Farnesina al fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Idea che però non si concilia con la paventata permanenza di Massimo D’Alema. In caso di vittoria verrebbero riconfermati anche Pier Luigi Bersani , Antonio Di Pietro ed Emma Bonino, che però potrebbe essere spostata alle Comunicazioni. Derby tra un capo del sindacato e un ex sindacalista per il dicastero del Lavoro: Guglielmo Epifani e Pietro Ichino. Mentre in pole position per un posto al ministero dell’Ambiente c’è Ermete Realacci. A palazzo Chigi, a fianco a sé come sottosegretari alla Presidenza, Veltroni chiamerebbe il dominus delle strategie elettorali, Goffredo Bettini, e il suo uomo ombra da tanti anni, Walter Verini. A rappresentare il Nord Est, Veltroni vorrebbe Massimo Calearo, che però incontrerà parecchie difficoltà per la sua nomea di falco confindustriale. I più smaliziati nel campo politico poi giurano che in caso di vittoria del Pd i fuochi d’artificio di Veltroni sarebbero luminosissimi: come dare il ministero dello Sport a Luca Pancalli. Scelta che certamente farebbe rimanere male Giovanna Melandri. Ma nel campo femminile una poltrona sicura sarebbe per Anna Finocchiaro, che tutti danno per scontato perderà la corsa siciliana.
Se vincerà il Pdl accanto a Silvio Berlusconi a palazzo Chigi potrebbe esserci Gianni Letta, non come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma stavolta in qualità di vicepremier. Lo scenario prevederebbe Gianfranco Fini sullo scranno più alto di Montecitorio e quindi non ci sarebbe bisogno di dare la poltrona politica di vicepremier ad altri della coalizione. Scontato che all’Economia andrà Giulio Tremonti, agli Esteri il Cavaliere metterebbe il rientrante dall’Europa Franco Frattini, mentre agli Interni le voci danno per favorito Renato Schifani, che lascia la presidenza dei senatori libera per Maurizio Gasparri. Derby nordico tra Ignazio La Russa e Claudio Scajola per il ministero della Difesa. Sempre che le voci di un dirottamento di quest’ultimo alle Attività Produttive non siano vere. Nelle settimane scorse Berlusconi ha più volte detto che Lucio Stanca è sulla via del ritorno per il ministero dell’Innovazione, che nei piani del leader del Pdl dovrà servire per digitalizzare la Pubblica Amministrazione e quindi risparmiare fondi per circa 20 miliardi di euro. Sempre il Cavaliere ha promesso quattro donne in grisaglia ministeriale: e se Mara Carfagna è lanciatissima verso la Famiglia, Adriana Poli Bortone è la favorita per andare a sostituire Emma Bonino alle politiche dell’Europa. Anche l’ex avvocato di Giulio Andreotti, ora deputata di An, Giulia Bongiorno, è considerata uno dei possibili ministri, magari alla Giustizia.

Infine il rebus Sicilia, che se da una parte promette di essere fondamentale nello scacchiere della vittoria del centrodestra, dall’altra rimane un grande problema a livello di poltrone: quali caselle verranno assegnate a Raffaele Lombardo, Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo? I quadri sopra descritti sono però sensibili di un netto mutamento qualora gli scenari di un pareggio divenissero reali. In quel caso sono in molti a scommettere su un governo Letta-Bettini di larghe intese. Un esecutivo che faccia le riforme e porti di nuovo al voto nel giro 18-24 mesi.

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Gli allarmati cattolici del Pd, in ansia per i sondaggi e per il boomerang Zapatero

Walter Veltroni in visita da Luis Zapatero | Ansa
Cattolici in agitazione, nel Pd. I motivi? Tre (anzi, quattro, tenendo in conto anche il capitolo Panella-Bonino): due sondaggi pubblicati nel giro di altrettanti giorni hanno rilevato che il 50% dei cattolici praticanti vota il Pdl, contro il 30% orientato per il Pd. E poi l’ipotesi che il riconfermato premier spagnolo, Luis Zapatero, possa in qualche modo intervenire a sostegno di Walter Veltroni negli ultimi giorni della campagna elettorale. Cosa che potrebbe allontanare ulteriormente i credenti dal Pd.
Nei giorni scorsi, Repubblica ha pubblicato un sondaggio dello Demos, e curato da Ilvo Diamanti, in base al quale i cattolici che vanno a messa la domenica, preferiscono il Pdl: il 50% voterebbe per Berlusconi e solo il 30% Veltroni. Certo è una quota minoritaria dell’intero elettorato italiano (circa il 30%), ma è pur sempre significativo. Gli stessi dati contenuti nell’analisi de Il Sole 24 Ore che ha pubblicato un sondaggio Ipsos con la stessa fotografia.
E il Pd è quindi dovuto correre ai ripari. Il numero due del Pd, Dario Franceschini, incontrando il presidente della Cei Angelo Bagnasco, ha gettato acqua sul fuoco, ricordando la presenza nel Pd di parlamentari cattolici impegnati è “quantitativamente non paragonabile con nessuna forza politica italiana”. Insomma “la presenza dei radicali non può cambiare la natura del partito”. Ermete Realacci ricorda il Manifesto dei Valori del Pd in cui, accanto alla laicità dello Stato, si riconosce che la fede deve avere un ruolo pubblico e non solo privato. E poi sia il Pd che il mondo cattolico hanno in comune l’idea “di una società più unita e solidale”.
Più preoccupato Pierluigi Castagnetti, che chiede che il Pd “sin da subito dia delle rassicurazioni” al mondo cattolico, al quale Castagnetti fa una promessa da parte dei credenti impegnati nel partito: “Noi non ci dimenticheremo delle loro preoccupazioni e promettiamo che le gestiremo con lealtà e responsabilità”.
E qui ecco che entro in gioco un secondo elemento di preoccupazione è arrivato subito; non cessano i “boatos” secondo cui Zapatero potrebbe dare una mano a Veltroni nella fase finale della campagna elettorale. E “Zp” in Italia è conosciuto quasi unicamente per il matrimonio gay e la possibilità di dare in adozione i bambini alle coppie omosessuali. In effetti nei giorni scorsi Zapatero e Veltroni si sono sentiti telefonicamente, dopo la vittoria del primo alle elezioni spagnole. Nel colloqui era stata evocata la possibilità di un incontro tra i due: non certo un comizio di Zapatero in Italia, che sarebbe una sgrammaticatura istituzionale visto che è il capo di un governo straniero.
Naturalmente lo Zapatero a cui pensa Veltroni è quello che ha fatto fare alla Spagna in questi quattro anni la grande corsa che l’ha portata a superare l’Italia come reddito pro-capite (grazie, tra l’altro, al richiamo continuo alla flessibilità nel lavoro). E la Spagna è l’immagine di quel paese che cresce caro a Veltroni.
Ma anche solo l’idea fa venire i brividi a Castagnetti: “Non ne sento la necessità della sua presenza, anche perché Zapatero da noi non è conosciuto per la politica economica ma per le leggi radicali su temi etici discussi e controversi. E poi “la violenza della campagna elettorale finirebbe per trascinarci in una polemica con la destra che di danneggerebbe”.
“Non lo chiameremmo” spiega Realacci “per farci spiegare come risolvere i rapporti con la Chiesa! Per noi che vogliamo più Europa la Spagna di Zapatero è un partner essenziale. E poi rappresenta quell’elemento vitale che vorremmo far rinascere nella nostra Italia”.

Il dibattito continua, all’interno del partito veltroniano. Che pur non essendo una coalizione mostra di essere ben diviso tra varie anime sui temi etici e quelli “esteri”.

Veltroni pigliatutto, la sinistra gioca la carta del sindacato

Il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, circondato dalla folla durante una tappa della campagna elettorale in Toscana | Ansa
La chiusura delle liste del Partito Democratico è prevista per oggi pomeriggio quando l’esecutivo ratificherà le decisioni ormai prese su tutta la penisola. E Walter Veltroni, a meno di altre sorprese dell’ultim’ora, chiude col botto. Ovvero candidando quel Massimo Calearo, non solo per un posto in Parlamento, ma anche per prendere posto nel futuro esecutivo in caso di vittoria del centrosinistra. Lo stesso Calearo che in passato aveva mostrato accenti proto-leghisti arrivando a giustificare lo sciopero fiscale e che oggi dice: “La mia è una candidatura per il Nord est. Il muro delle ideologie è caduto da un pezzo e, per fortuna, adesso ad accorgersene è anche la politica”.

Nelle ultime due settimane il segretario del Pd ha abituato tutti a coup de théâtre quotidiani (nel gergo giornalistico di palazzo vengono chiamate le veltronate) in cui candida tutto e il suo contrario: Marianna Madia, bella under 30 che si presenta come “straordinariamente inesperta” e poi si scopre che è stata la fidanzata del figlio del capo dello Stato, ma anche la moretta campana, pure lei under 30, candidata al posto del “vecchio” Ciriaco De Mita, segretario Dc ottantenne, di cui però è stata portaborse. La lesbica dai valori pacifisti, ma anche Mauro Del Vecchio, generale ex comandante della missione Isaf in Afghanistan e dei nostri soldati in Kosovo. L’operaio superstite della Thyssen e il capo dei giovani di Confindustria, ma anche Pietro Ichino, giuslavorista che vuole superare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. E adesso Calearo.
Massimo Calearo Ciman è nato il 23 novembre 1955 a Vicenza. Laureato in economia e commercio, è presidente nazionale della Federmeccanica, dell’Associazione industriali della provincia di Vicenza e del Gruppo Calearo.

E proprio queste ultime tre candidature hanno fatto arrabbiare (e tanto) la sinistra. Oltre all’editoriale di fuoco del Manifesto, stamattina Fausto Bertinotti e Franco Giordano hanno attaccato duramente Veltroni. Il presidente della Camera parla di Calearo come di un “falco di Confindustria che porterà il Pd verso la svolta nordamericana” e il segretario di Rifondazione Comunista la considera una candidatura neanche di centro, ma di destra: “ha sempre detto di essere dell’altro campo. Credo che sia importante che Epifani e il sindacato riflettano sul contenuto programmatico che queste candidature esprimono”.

Ermete Realacci, influente membro dell’esecutivo Pd, parlando con Panorama.it prova a spazzare via le critiche: “Oggi pomeriggio avremo il quadro completo di tutte le candidature, ma è già evidente dai nomi che sono stati annunciati in questi giorni che i il Pd vuole tenere fede all’impegno di rispondere alle esigenze di tutti gli italiani. Si tratta di un grande sforzo comune per risolvere i problemi di oggi e sopratutto guardare al futuro”.

Urne in vista: meglio soli o male accompagnati? Il dilemma che spacca il Pd

Da sinistra Romano Prodi, Rosy Bindi e Walter Veltroni a piazza SS. Apostoli in occasione dei risultati delle primarie per il partito Democratico, del 14 ottobre 2007 | Ansa
Domanda: alla fine delle consultazioni al Quirinale, cosa resta sul tavolo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è preso il tempo necessario per riflettere? La risposta, prestando fede alle fonti del Colle (”non c’è una maggioranza assoluta delle forze politiche per lo scioglimento”) dice che non sembra ci sia spazio per ipotesi di scioglimento del Parlamento, nelle prossime ore. Un incarico pieno, o nell’ipotesi minima un mandato esplorativo, potrebbe essere la soluzione prossima. Ma che Napolitano sciolga o meno il Parlamento, una cosa appare certa a tutti: presto gli italiani torneranno a votare.
E se il centrodestra sembra pronto ad andare unito e compatto alle urne, nel centrosinistra si affaccia l’ipotesi, ormai sempre più concreta, di non rivedere più la foto di gruppo dell’Unione 2006. Tanto è bastato a Rosy Bindi, ospite martedì di Panorama del giorno su Canale 5, per ribadire che la candidatura alla premiership del segretario del Pd non è automatica: “Non ho detto che non è scontata, dico che non è automatica”.

Per i prodiani di stretta osservanza Walter Veltroni è sul banco degli imputati per aver accelerato lo sfascio della coalizione e della caduta del Professore. Un capitombolo che in molti ritengono dovuto alle intenzioni del Pd di voler andare da soli alle elezioni. Intenzione ribadita da Veltroni oggi al Quirinale al termine delle consultazioni. Con tanto di sfida al Cavaliere a fare altrettanto: “Quale che sia la legge elettorale noi andremo alle elezioni con uno schieramento che avrà al centro il programma e non più lo schieramento stesso. Non vogliamo dare agli italiani di nuovo l’onere di dover scegliere tra due schieramenti di dodici partiti fatti l’uno contro l’altro e uniti solo dal fatto di essere opposti allo schieramento che combattono”. Affermazioni a cui, il deputato prodiano Franco Monaco, a Panorama.it ribatte così: “Io ho perplessità sul dogma dell’autosufficienza. Che giudico autolesionistico e velleitario. Ma registro positivamente che Veltroni abbia corretto la linea. Non parla più di solitudine del Pd, ma di alleanze politicamente e programmaticamente coerenti e compatibili. Su questo avremo modo di discutere”. Per i prodiani, ma anche per una parte della sinistra radicale, l’assunto è che soli si perde. Infatti Monaco aggiunge: “Con l’attuale legge elettorale non è un mistero che una politica delle alleanze rappresenti un vantaggio competitivo”.

Ma allora il Pd è pronto a uno scontro interno? Certamente i prodian-bindiani sono in netta minoranza nel partito di Veltroni. “Veltroni”, ricorda il responsabile della comunicazione del Pd, Ermete Realacci, “su questa proposta ha preso milioni di voti il 14 ottobre. Era uno dei passaggi più applauditi dal popolo del centrosinistra che poi lo ha ampiamente votato”. L’esponente ecodem ricorda che l’importanza del programma “è un tratto costitutivo del Pd”. E nega che possa essere una palla al piede. Anzi: “Elettoralmente può pagare molto. Il centrodestra si ripresenterà con la vecchia formula del 1994. Noi vogliamo andare di fronte agli elettori con una proposta politica nuova, che siamo certi che verrà premiata dall’elettorato”. Forte anche degli ultimi sondaggi, Realacci quindi chiarisce: “Non si tratta di un no pregiudiziale ad alleanze. Ma chi si vorrà aggregare dovrà sottoscrivere il nostro programma. E non vedremo più la foto di gruppo delle ultime elezioni come se niente fosse successo”.

E così, chiusa la stagione del prodismo e dell’Unione - dove i partitini erano pronti a dar battaglia per non farsi schiacciare dal colosso democratico - nel Pd se ne apre un’altra, già segnata comunque dalla lotta tra chi predica l’autarchia e chi invoca la pluralità.

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Realacci: lo stop a Bertolaso sui rifiuti è una delle colpe del centrosinistra

[i]7 gennaio 2008[/i] - Il Genio dell'Esercito ha cominciato la raccolta straordinaria dei rifiuti in Campania a Caserta. In azione sono al momento due bobcat e due pale meccaniche messi a disposizione dal 21/o reggimento dei Guastatori, che collaborano con la Sace, azienda addetta alla rimozione dei rifiuti nel capoluogo campano.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
“Il dramma rifiuti in Campania è certamente colpa della politica. E in particolare del centrosinistra perché governa da anni”. Non usa mezze misure il presidente della commissione Ambiente della Camera, presidente onorario di Legambiente e molto vicino a Walter Veltroni, Ermete Realacci, intervistato da Panorama.it.
Realacci, il presidente Bassolino ha ammesso le proprie responsabilità, ma dice di non volersi dimettere.
Credo che siano arrivati al pettine i nodi di una situazione che era tale già da mesi. Eppure quando Guido Bertolaso era commissario si era aperta una finestra: ma la politica non ha tenuto.
E ora va peggio di prima. Che intende quando dice che “la politica non ha tenuto”?
Il piano di Bertolaso aveva una razionalità: quella di Serre era una discarica enorme, di 2/3 milioni di metri cubi, che poteva mettere la Campania per circa un anno in sicurezza. E invece si è scelto di campare alla giornata e si è arrivati al dramma di oggi.
Chi sta accusando?
Le responsabilità sono generalizzate, in quota parte. Tutte le forze politiche hanno colpa: dopodiché è ovvio che il centrosinistra è più responsabile perché governa quei territori da molti anni. Anche se la prima responsabilità è di Antonio Rastrelli di An quando era commissario per l’emergenza rifiuti oltre dieci anni fa. Da allora tutti si sono opposti agli impianti di smaltimento. E oggi siamo all’assurdo.
Un assurdo che puzza moltissimo.
E che è fatto di pezzi incredibili: basti pensare che il compost, la raccolta dell’umido, raccolto in Campania viene portato in Sicilia. Lascio immaginare i costi… Segnalo poi che la raccolta differenziata a Napoli sta sotto il 9%.
Realacci, manca la raccolta dei rifiuti, figuriamoci la differenziata.
Però promuovere comportamenti migliori scaccia anche la moneta cattiva della criminalità organizzata. In alcuni comuni del salernitano, dove ci sono enti locali che lavorano bene e cittadini che collaborano, il problema dei rifiuti non c’è. E le percentuali di raccolta differenziata sono ai livelli del Nord Italia.
Ermete Realacci, del Pd, presidente della commissione Ambiente della Camera e presidente onorario di Legambiente
Come si esce da questa situazione che ci sta facendo fare una figuraccia in tutto il mondo?
Bisogna che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Se la politica non è in grado di affrontare i problemi reali e di tutti giorni della gente come salute e ambiente, pagherà dazio.
È un problema solo della politica?
No. Devono dare una mano tutti: i cittadini e anche la Chiesa. Che troppe volte, usando anche toni apocalittici, si è opposta ad impianti di smaltimento che erano e sono meno pericolosi dell’esistente e della camorra.

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Il Pd di Veltroni: chi c’è e chi no. I nomi dell’esecutivo

In senso orario, da in alto a sinistra: Dario Franceschini, Goffredo Bettini, Roberto Della Seta, Vincenzo Cerami, Lapo Pistelli, Giorgio Tonini ed Ermete Realacci.<br />
Walter Veltroni accelera i tempi sulla formazione del nuovo Partito democratico: ecco la composizione della “prima cerchia” della sua segreteria. Una squadra snella, giovane, composta da 20 persone (compresi il futuro capogruppo della Camera e quella del Senato Anna Finocchiaro e il vice segretario Dario Franceschini). Con una forte componente di donne (più della metà) e rappresentanti dei territori, un grande spazio al nord, ma anche esponenti del mondo dell’associazionismo e della cultura. Questi i 17 nomi del nuovo esecutivo democratico

Goffredo Bettini
Romano, classe 1952. Bettini, deus ex machina della politica romana (consigliere comunale dall’89, capogruppo del Pds in Campidoglio per sei anni, assessore, vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, deputato e infine senatore) si interessa di cultura ed è artefice di due grandi successi come l’Auditorium Parco della Musica (è presidente della società Musica per Roma, che lo gestisce) e della Festa del Cinema di Roma (è presidente della Fondazione)

Andrea Causin
Veneto di Mestre, ha 35 anni. Tra i suoi trascorsi si ricorda l’esperienza presso Giovani delle Acli, di cui è stato segretario dal 1999 al 2002. Dall’aprile del 2005 è stato eletto nel Consiglio Regionale del Veneto. Nella sua carriera, inoltre, è stato amministratore delegato di due società municipalizzate operanti nel settore dell’energia e dell’ambiente.

Vincenzo Cerami
Scrittore e sceneggiatore, Cerami è nato a Roma nel 1940. Allievo di Pier Paolo Pasolini (è stato suo aiuto regista nel film Uccellacci e uccellini) è uno dei personaggi più poliedrici della cultura italiana. Si rivela nel 1976 con il romanzo-capolavoro Un borghese piccolo piccolo, portato al cinema da Alberto Sordi per la regia di Mario Monicelli.
Scrittore prolifico, per il cinema ha scritto sceneggiature per registi come Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Giuseppe Bertolucci, Ettore Scola. È però con Roberto Benigni che ha raggiunto la popolarità: Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino, Il mostro, La vita è bella, Pinocchio, La tigre e la neve.

Roberto Della Seta
Quarantotto anni, romano, dal 2003 è presidente di Legambiente, nonché saggista. Tra le sue pubblicazioni, La difesa dell’ambiente in Italia. Storia e cultura del movimento ecologista (2000) e Dizionario del pensiero ecologico (2007).

Emanuela Giangrandi
Lunga carriera politica in Emilia Romagna. La Giangrandi entra nel consiglio comunale di Lugo, Ravenna – dove è nata e tuttora vive – a soli 21 anni. Oggi, che ne ha 43, è assessore provinciale a Ravenna, con le deleghe al Bilancio e programmazione finanziaria, Politiche sociali, sanitarie e dell’immigrazione, Cooperazione sociale.

Maria Grazia Guida
Nata nel 1954 ad Amatrice, in provincia di Rieti, ha lavorato come assistente sociale, prima come operatrice, poi come responsabile per il Comune di Milano. Per questo, è un’attenta conoscitrice del mondo dei minori, delle famiglie in difficoltà e degli anziani. Da circa un anno ricopre la carica di vice presidente del Centro Ambrosiano di Solidarietà di Milano.

Maria Paola Merloni
Imprenditrice di successo, la Merloni a 44 anni è già stata presidente di Confindustria per le Marche. Dal 2006 siede alla Camera nelle liste della Margherita.

Federica Mogherini
Entra nel consiglio nazionale dei Ds a 28 anni. Con una laurea in Scienze politiche e una tesi sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, Federica Mogherini ha seguito in particolare i dossier relativi all’Iraq, l’Afghanistan, il processo di pace in Medio Oriente, ha tenuto le relazioni con il Pse, l’Internazionale Socialista e con i Democratici americani.

Alessia Mosca
Trentadue anni, laurea in Filosofia e studi all’estero, oggi è membro della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Si occupa in particolare di politiche dell’Unione europea.

Andrea Orlando
Spezzino, ha solo 38 anni ma ne ha alle spalle diciassette come consigliere comunale nella sua città. Dal 1990 fino al 2007 è risultato per due volte il consigliere che ha raccolto il maggior numero di preferenze.

Annamaria Parente
Sindacalista della Cisl, la Parente è una napoletana doc. Quarantasette anni, ora guida il Coordinamento Nazionale donne della Cisl.

Laura Pennacchi
Economista e docente autrice di numerosi saggi, Laura Pennacchi è stata parlamentare dei Ds e sottosegretario al Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi. Vive a Roma e sta per compiere sessant’anni.

Roberta Pinotti
Genovese con una lunga esperienza negli scout, inizia la sua carriera politica in Liguria e viene eletta deputata nel 2001. È la prima donna a diventare presidente della commissione Difesa alla Camera.

Lapo Pistelli
Giornalista e docente universitario, è stato eletto alla Camera nel 1996: dal 2004 è al Parlamento europeo di Strasburgo dove ricopre l’incarico di capodelegazione della Margherita.

Ermete Realacci
Ambientalista della prima ora, Realacci oggi è presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, nonché presidente onorario di Legambiente. È originario di Sora, in provincia di Frosinone, ma vive a Roma da molti anni.

Giorgio Tonini
Nato a Trento, Tonini ha 48 anni e sette figli. È stato eletto senatore per l’Unione–Svp, ed è uno dei dodici saggi che hanno redatto il Manifesto per il Pd. È uno dei consiglieri più ascoltati di Veltroni

Rosa Maria Villecco Calipari
Vedova di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso a Baghdad durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, Rosa Maria Villecco Calipari è stata eletta al Senato nel 2006 nelle file dei Ds.

Il Pd di Veltroni: le donne, gli amici, le correnti. Ma anche gli sconfitti


Tutte le donne del presidente. Anzi del segretario. Walter Veltroni ha nominato l’esecutivo del Partito Democratico. Si tratta di una squadra snella, giovane e soprattutto rosa: con 9 donne e 8 uomini. Alla faccia delle quote. A questa segreteria, composta di 17 persone, si aggiungono i due presidenti dei gruppi parlamentari (Anna Finocchiaro al Senato e quello della Camera ancora da nominare) e il vice segretario, Dario Franceschini.
Guardando con i vecchi schemi, quelli a cui Veltroni ha detto di non voler prestare attenzione, ci sono quelli vicini al leader come Goffredo Bettini e Giorgio Tonini, ci sono i diessini (da Andrea Orlando a Roberta Pinotti, da Rosa Villecco Calipari a Laura Pennacchi), ci sono i coraggiosi rutelliani (Ermete Realacci, Maria Paola Merloni e Roberto Della Seta), ci sono i popolari come Lapo Pistelli, il fioroniano Andrea Causin e la sindacalista della Cisl, Annamaria Parente. Ma ci sono pure quelli vicini a Rosy Bindi ed Enrico Letta che sono i due sconfitti del 14 ottobre (Maria Grazia Guida e Alessia Mosca). C’è poi il coupe de théatre alla Walter: lo sceneggiatore Vincenzo Cerami.
Oggi dovrebbero arrivare anche le nomine di Piero Fassino per l’ufficio delle relazioni internazionali del Pd e del giovane Vinicio Peluffo e Antonello Giacomelli come capi della segretaria politica, rispettivamente di Veltroni e Franceschini.
“Con la nomina dell’Esecutivo” ha detto Veltroni “inizia il cammino di una compagine di donne e uomini innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista che il Partito democratico vuole e deve rappresentare. Per la prima volta nella storia della politica italiana, le donne sono presenti in un organismo dirigente in numero superiore a quello degli uomini. Con questa decisione non solo rispettiamo quanto previsto da una innovativa norma del regolamento delle Primarie, che prevedeva la piena parità tra i generi nella Costituente e nelle liste, ma con una scelta particolarmente significativa diamo vita ad un esecutivo in cui la presenza femminile è maggiore di quella maschile”.
Uno dei membri più influenti della nuova segreteria, Ermete Realacci, spiega a Panorama.it: “Mi pare che Veltroni abbia rispettato in pieno le aspettative. È confermata la priorità sui temi ambientali, che sono in tutto il mondo il tracciante delle leadership che guardano al futuro. Vedo” ha chiosato Realacci “una squadra con alcuni elementi innovativi forti e molti uomini e donne che non avevano incarichi di rilievo nei rispettivi partiti”. Quindi il presidente della commissione Ambiente della Camera, lancia una rassicurazione ai vecchi apparati: “Lavoreremo concretamente assieme alla direzione che verrà nominata: nella quale ci saranno le personalità più note dei partiti d’origine”.
In senso orario, da in alto a sinistra: Anna Finocchiaro, Maria Paola Merloni, Alessia Mosca, Roberta Pinotti, Laura Pennacchi e Rosa Villecco Calipari.<br />
La segreteria non avrà ruoli ben precisi, almeno al momento. Un’ipotesi confermata da Realacci: “Non abbiamo incarichi di settore dentro l’esecutivo. E per quello che mi riguarda, ovviamente, continuerò ad occuparmi dei temi che ho sempre sviluppato: dall’ambiente, al patriottismo dolce fino alla soft economy”.

LEGGI ANCHE: I nomi dell’esecutivo

Il VIDEO del La7 con Crozza-Veltroni:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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