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Studenti in marcia senza sapere perché. Il video commento di Belpietro

Studenti fanno lezioni all'aperto

Scuole vuote e alunni in piazza, accompagnati da maestri e genitori. Università occupate e studenti in rivolta. Proteste che si susseguono da giorni. Nel mirino la riforma del ministro Mariastella Gelmini. Il cui disegno prevede di cambiare molte cose nel mondo dell’istruzione (maestro unico, voto in condotta) ma, solo nella scuola primaria. Cioè alle elementari. La riforma Gelmini non colpisce infatti né le scuole medie superiori, né gli atenei. E allora, perché si protesta? Forse la risposta, come dice un reportage pubblicato su La Repubblica che cita i ragazzi in mnifestazione, sta in questa frase: “Siamo in marcia ma senza sapere dove andare”.

Guarda il VIDEO COMMENTO del direttore Maurizio Belpietro:

Gelmini chiede più soldi per i prof: “Adeguare gli stipendi alla media Ocse”

 Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini

“Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse”. Sono queste le parole che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha usato illustrando in commissione Cultura alla Camera il suo programma per la scuola. Tra i punti della Gelmini, oltre a un adeguamento degli stipendi, anche la tolleranza zero contro il bullismo e alcune modifiche legislative (”Laddove necessario”).
“Non possiamo ignorare” ha detto il ministro “che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania” ha aggiunto “ne guadagnerebbe 20 mila in più. In Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l’anno”. Secondo il ministro Gelmini, per adeguare gli stipendi bisogna “aggredire le cause dell’iniquità del sistema, mediocre nell’erogazione dei compensi, mediocre nei risultati, mediocre nelle speranze”. Insomma, ha sottolineato il ministro, “una scuola ostaggio di rivendicazioni, finalizzata al controllo ideologico che non al recupero dei conti del sistema, ha prodotto un esito che credo né i sindacati né i partiti né la società italiana tutta possono ritenere sensato: stipendi da fame, tramonto della cultura del merito, tramonto del senso della scuola. È una sconfitta nazionale” ha concluso la Gelmini “Tutti abbiamo il dovere di reagire”.
“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con uno speciale tirocinio…”. Citando i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci il ministro Gelmini ha sottolineato come il merito e la fatica dello studio siano gli unici possibili fattori di promozione sociale. “Oggi la società italiana, ce lo dicono i dati statistici, è immobile” ha spiegato l’esponente azzurra “il figlio dell’operaio è, drammaticamente, condannato a sua volta, e se è fortunato, a fare l’operaio. Ditemi voi se questo non è un sistema iniquo”. Secondo il ministro, ci sono due pilastri da rafforzare: “Il primo riguarda il nocciolo duro dell’istruzione, il secondo riguarda la personalizzazione dell’istruzione”.
Il ministro dell’Istruzione ha più volte rimarcato anche la necessità di “una grande alleanza per la scuola” in cui “tutti diano il contributo per il miglioramento della più grande infrastruttura del Paese”. Secondo la Gelmini, infatti, “occorre una presa di posizione lontana da inutili visioni ideologiche: il Paese ci chiede a gran voce di lasciare lo scontro politico fuori dalla scuola”. “Il nostro compito” ha aggiunto il numero uno dell’Istruzione “è offrire al Paese una scuola che ciascuno, secondo le proprie propensioni indivudiali, senta come uno strumento utile e necessario. È l’ora” ha concluso “del buon senso, del pragmatismo e delle soluzioni condivise”.
La soluzione dei problemi della scuola non può essere affidata esclusivamente a “leggi di sistema”. Per troppi anni, ha sottolineato il ministro, “si è ritenuto che le riforme legislative potessero produrre una palingenesi del sistema educativo che abbiamo affidato all’approvazione parlamentare di leggi di sistema la nostra speranza di migliorare la scuola. Si è investito energie sull’attività legislativa, discusso troppo di cifre, di modelli pedagogici, di indirizzi, di dottrine e di ideologie formative. Abbiamo imbullonato e sbullonato leggi e decreti, badando più al colore politico dalla sostanza dei problemi”. Secondo la Gelmini, invece, oggi “abbiamo bisogno di una buona amministrazione e un buon governo, di semplificazione e di chiarezza”. Per questo il ministro ha annunciato che proporrà “modifiche legislative solo dove è strettamente necessario”. “Cercherò - ha aggiunto - di contenere l’irresistibile tendenza burocratica a produrre montagne di regolamentazione confusa e incomprensibile, cercherò di favorire l’adozione di criteri generali e indicazioni nazionali leggibili, evitando la metastasi delle norme di dettaglio. Cercherò soprattutto” ha concluso “di preservare e mettere a sistema quanto di buono fatto dai miei predecessori”.

Il VIDEO servizio:

Esami di riparazione, il ministro Gelmini: “I debiti vanno recuperati”

Maria Stella Gelmini

Esami sì, esami no. Quelli di riparazione, s’intende. Quelli da sostenere a settembre se si hanno “debiti” scolastici a giugno. “Non sono contraria al ritorno degli esami di riparazione”, ha detto Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, rispondendo alle domande di Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, anticipando i contenuti di un incontro con rappresentanti di genitori e studenti. A questi la Gelmini presenterà la possibilità di istituire una task force contro il fenomeno del bullismo e per analizzare il disagio giovanile.
“Il tema dei debiti formativi è delicato ma anche molto importante, stiamo pensando ad una circolare che vada a correggere alcune rigidità previste dal ministro Fioroni, ma mantenendo il concetto della necessità colmare i debiti entro l’anno”. Secondo la Gelmini, “gli studenti devono certamente ottenere il diploma ma questo non deve avere solo valore legale ma essere un obiettivo formativo concreto. Credo, quindi, che le lacune vadano colmate”. Per quanto riguarda gli esami di riparazione il ministro precisa che “oggi dobbiamo affermare la necessità del recupero dei debiti scolastici”. “Intervenire sulla normativa per puntare sull’autonomia delle scuele e quindi favorire un’organizzazione territoriale dello svolgimento del recupero, dopo di che - precisa la titolare dell’Istruzione - devo dire che io non sono contraria al ritorno degli esami di riparazione. Ma saranno valutazioni che faremo nelle sedi opportune quindi innanzitutto nelle commissioni di camera e senato e poi attraverso un confronto con i protagonisti della scuola”.
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sta inoltre per varare una task force contro il fenomeno del bullismo e per analizzare il disagio giovanile. Che vanno affrontati anche attraverso il ritorno dell’educazione civica, non più come materia di serie B ma inserita nelle ore di lezione già previste, come quella della storia. Ha anche ricordato come a Napoli sia prevista la sperimentazione dell’educazione ambientale che poi potrà essere allargata a tutto il resto dell’Italia. Infine pensa anche alla reintroduzione dell’educazione stradale, tutti elementi che devono essere finalizzati a far diventare i giovani dei “cittadini consapevoli”.
L’università, infine, deve essere il luogo del “libero confronto di idee, anche tra idee molto diverse”, ha detto il ministro. Che ha ribadito la netta condanna di quanto avvenuto alla Sapienza di Roma, Gelmini ha detto che si è trattato “di un fatto molto grave proprio perché accaduto all’interno dell’università che è per eccellenza il tempio del confronto libero. Sono convinta che si é trattato di un fatto isolato e mi è piaciuta la reazione da parte della comunità scientifica e della società”. “Credo che sia superato il momento dello scontro ideologico” ha concluso “e per questo le università devono essere sede della conoscenza e dell’apprendimento nel libero confronto di idee, anche tra idee molto diverse”.

Studenti nel paese dei balocchi: la scuola raccontata dal prof

Una mutazione genetica è passata per i banchi della scuola superiore. Non sono più studenti ad affollare le classi, ma utenti, vezzeggiati e lusingati da dirigenti scolastici che cercano di attrarli nei loro istituti con luccicanti Pof.

Pof? Sì, l’inquietante sigla sta per Piano di Offerta Formativa, ovvero un documento che spiega tutto ciò che un istituto offre di più e di diverso, sotto forma di progetto, a chi vi si iscrive. Dove solitamente sono esaltate le attività extracurricolari (feste, premi, gare sportive, intitolazioni…), relegando a pochi accenni l’organizzazione e la qualità dell’insegnamento disciplinare.
Il corso di questa preoccupante mutazione, con tutti i suoi effetti - negativi -, è tracciato dal professor Paolo Mazzocchini nel libro Studenti nel paese dei balocchi - Lettera di un insegnante a un genitore, edito da Aracne Editrice. Con cura dei dettagli e nello stesso tempo con chiarezza permette di tastare il polso della scuola italiana anche a chi ha abbandonato libri e zaino da un po’.
[i]Lettera di un insegnante a un genitore[/i]<br>  (copertina del libro)<br>  di Paolo Mazzocchini<br>  Aracne editriche
“Utente è una parola magica, un termine che semplifica rozzamente la delicata complessità del processo educativo scaricando sull’insegnante tutte le responsabilità dell’insucceso di un giovane” scrive Mazzocchini, che è insegnante di latino e greco nei licei. Rivolgendosi a un ipotetico genitore intelligente che sta per iscrivere il figlio alle superiori, traccia il quadro drammatico dell’istruzione oggi, dove bocciare un alunno sembra un’eresia (in base al “principio, falsamente evangelico, del recupero della pecora smarrita” come scrive il prof), dove i ragazzi più seri e meritevoli sono “abbandonati a se stessi e ad una formazione sostanzialmente autodidattica”, dove domina il lassismo valutativo, con 8, 9 e 10 che fioccano. Perché? Ovvio, perché voti belli gonfi attraggono utenti, nella scuola-azienda del dirigente-manager, che passa gran parte del suo tempo a cercare finanziatori.
In una scuola dove, soprattutto, i professori per gran parte o sono precari, e quindi insegnano senza essere reclutati in via definitiva (non per colpa loro), o reclutati dalle Ssis, corsi biennali post-laurea, dal costo di tremila euro, che proprio per questo hanno interesse a far poca scrematura tra chi si vuole iscrivere. “Di insegnanti reclutati in base al merito, tuo figlio ne avrà (se sarà fortunato) non più del 20-25%”. E i professori meritevoli e validi sono demotivati, da continue interruzioni all’attività didattica per attività extracurricolari, dalla dirigenza che vorrà assoldarli per organizzare quelle attività, da corsi di aggiornamento che, per mancanza di fondi, non aggiornano sulle proprie materie di insegnamento…
E quanti sono i giorni a disposizione dei docenti per insegnare? Per legge l’anno scolastico deve comprendere almeno 200 giorni di lezione ma tra giorni di accoglienza per i neo-iscritti, giorni di orientamento pre-universitario, gite, stage per quelli del quinto, un’assemblea di istituto al mese, settimana culturale, i consueti scioperi degli studenti, si riducono a 160 effettivi.

Qui sotto, da Youtube, due video recenti che dimostrano quant’è dura la vita dei ragazzi in classe, tra lezioni e balli!

Ma ora, con il ministro Fioroni, non dovrebbe esser bando alla mollezza e via con la severità? Lo chiediamo al professor Mazzocchini. “Le tre S di Fioroni (severità, storia, sintassi, ndr) - dice - sono più serie delle tre I della Moratti (internet, inglese, impresa). Ma la scelta fra le due impostazioni dipende molto dagli insegnanti: anche nel periodo morattiano molti continuavano a insegnare bene grammatica e storia così come anche nell’era di Fioroni ci saranno insegnanti all’acqua di rose più inclini a facili scorciatoie ‘modernistiche’. La scuola seria non la fanno i ministri, ma gli insegnanti seri”.
E sul ripristino esami di riparazione? “Il ripristino dell’esame di riparazione (se rimarrà nella forma voluta dal ministro - ma già c’è stato uno stop in Senato), benché non sia un toccasana, è un atto dovuto. Con l’attuale sistema dei debiti molti alunni arrivano in quinta trascinandosi lacune gravi in più materie. Resterà da vedere come si potranno attuare i corsi di recupero che il ministro vorrebbe a carico della scuola: chi li terrà? Come si potrà far fronte alla spesa?” Si chiede infine il prof: “È giusto che la scuola spenda soldi pubblici per recuperare deboli e scansafatiche anziché investirli su qualità ed eccellenza?”.
LEGGI ANCHE: Speciale scuola - FORUM: Che scuola è mai questa?

Dagli irreparabili bamboccioni ai prof, tutta la scuola in piazza

[i](Foto: Retedeglistudenti.it)[/i]

Anno scolastico iniziato da appena un mese, nuove proteste al via. Cambiano i ministri dell’Istruzione, cambiano le metodologie didattiche e i ragazzi sui banchi di scuola, ma non cambia la consuetudine di scendere in piazza, a ogni nuovo rientrare in classe, per protestare per la modifica o l’inadempienza di turno. Complice la nostalgia di mare e vacanze?
Aprono la danza delle manifestazioni, il 12 ottobre, gli studenti dell’università e delle superiori. Questi ultimi proprio non ci stanno a doversela vedere con gli esami di riparazione come facevano, senza neanche pensare a lamentarsi, gli studenti di appena dieci anni fa. Considerano inaccettabile superare il meccanismo dei debiti e crediti formativi con il ritorno al vecchio metodo che, secondo loro, ripristinerebbe la possibilità di una bocciatura anche in presenza di una sola materia insufficiente. “Vogliamo - spiegano le associazioni studentesche promotrici della protesta (Rete degli studenti, Unione degli studenti e Studenti di sinistra) in una nota congiunta - che i corsi di recupero vengano fatti a scuola senza interferenze di privati, con tempi del recupero sostenibili: debiti e crediti non possono essere un calcolo algebrico”.
I principali appuntamenti sono a Milano, a Napoli e a Roma, dove oltre alla sfilata per le vie del centro è in programma un incontro tra una delegazione degli studenti e lo stesso ministro Fioroni. Sono previsti 130 cortei.

“Saremo in piazza - dicono - per chiedere al governo di mantenere le promesse fatte al movimento degli studenti medi e universitari. Non saremo in piazza con vaghe parole d’ordine, ma con richieste ben precise, per rendere scuola e università priorità praticate e non solo enunciate. Chiediamo più risorse in Finanziaria per scuola e università, per la didattica e l’edilizia; una legge nazionale sul diritto allo studio e la copertura delle borse di studio; il superamento della legge 264/99 sul numero chiuso all’università garantendo l’accesso e la legalità”.
Sabato 13 ottobre sarà invece la volta degli studenti di Azione studentesca, che hanno optato per una manifestazione nazionale a Roma contro il caro-libri e per l’abolizione dei libri di testo obbligatori e degli esami di riparazione.
Il 16 ottobre tocca invece agli insegnanti. Gli iscritti allo Snals-Confsal aderiranno alla manifestazione nazionale “Per cambiare la Finanziaria 2008″, considerata deludente e penalizzante per i lavoratori dipendenti e per i pensionati. E a conclusione di un ottobre caldo, lo sciopero generale della scuola, indetto da Flc Cgil, Cisl e Uil, si svolgerà il 27 ottobre.

SPECIALE SCUOLA - NUOVO ANNO: COSA CAMBIA

Scuola, nell’anno della Restaurazione ritornano gli esami di riparazione

[i](Foto da Flickr di [url=http://www.flickr.com/photos/anniemole/139434476/]Annie Mole[/url])[/i]

Che quest’anno tirasse una brutta aria per gli scolari italiani lo si era intuito già: reintroduzione dell’ammissione all’esame di terza media, elevazione dell’obbligo scolastico a 16 anni, provvedimenti contro il bullismo… Tutto per opera del ministro Giuseppe Fioroni. E ora il giustiziere dell’Istruzione Pubblica fa un nuovo colpo di “Restaurazione”: tornano gli esami di riparazione, già dall’anno scolastico in corso.
Il ministro ha firmato oggi il decreto che introduce le nuove modalità di recupero dei debiti formativi nelle scuole secondarie superiori. Il provvedimento è stato già inviato per la registrazione alla Corte dei Conti e Fioroni ha auspicato che l’iter sia rapidissimo. Gli studenti dovranno dimostrare di aver recuperato i debiti il 31 agosto, o comunque entro l’inizio dell’anno scolastico successivo, rischio la bocciatura. Alle iniziative di recupero seguiranno le verifiche finali sulla cui base si concluderà lo scrutinio con il giudizio definitivo.
“Quarantadue studenti su cento vengono ammessi con debito alla classe successiva, - ha detto Fioroni - solo uno su quattro lo recupera, ma gli altri vanno avanti comunque. Sarebbe imperdonabile prendere atto di questa situazione e non fare nulla”.

SPECIALE SCUOLA - NUOVO ANNO: COSA CAMBIA

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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