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Esercito-Italiano

I soldati sull’autostrada A3: noi, di scorta al cantiere infinito


2011011815441930Capelli corti, faccia pulita da bravo ragazzo, sguardo giovane e fiero: il caporale Dario Gagliano, 22 anni, di Catania, chiude gli ultimi bottoni della mimetica e allaccia le stringhe degli anfibi tirati a lucido. Controlla che tutto sia a posto: lo scudetto dell’Italia attaccato sopra il cuore, la scritta «Esercito», i gradi. Stringe le cinture del giubbotto antiproiettile e indossa l’ultimo strato della sua possente armatura: il «combat jacket», un gilet verde con la radio di servizio e il telefono di emergenza. La pistola è attaccata alla cintura. Respiro profondo, spalle larghe, doppia roteazione del collo ed ecco l’ultimo compagno di battaglia: il fucile. Continua

Il Pd, l’Esercito, la truppa democratica e il generale Veltroni.

Il logo del Pd e quello dell'Esercito italiano: una strana e sorprendente somiglianza
Fossero due visi di persone note, andrebbero a finire nella rubrica di Panorama: “Separati alla nascita”. Ma sono due loghi… e allora ci si limiti alle somiglianze. Di colore, soprattutto, ma anche di impostazione. Come hanno fatto notare da Moderatamente.com (sito di news e politica legato alla fondazione Foedus, presieduta dal senatore Mario Baccini dell’Udc), è curioso come il nuovo simbolo del Partito Democratico richiami quello dell’Esercito italiano.
Da Moderatamente.com fanno anche notare che il leader Veltroni “non è nuovo a questi scivoloni comunicativi, involontari certamente, anche in avvio della sua campagna elettorale a sindaco di Roma incorse in un infortunio simile, a causa di alcuni manifesti uguali uguali a quelli di un suo competitor. Casualità anche allora, ovviamente”.
In effetti, la somiglianza tra i due disegni presta il fianco a una notevole serie di ironie. Si era detto della costruzione del partito democratico come una fusione fredda tra Ds e Dl, calata dall’alto, quasi imposta militarmente alla base dei due partiti? E allora la somiglianza tra i due simboli, quello del PD e quello dell’Esercito Italiano, è una similitudine troppo ghiotta. E a chi ancora avesse dubbi, ecco pronto un convegno chiarificatore: “Diamo forma al nostro nuovo partito: riflessioni sulla militanza democratica”, in programma lunedì 26 novembre, (presso la Camera del Lavoro di Milano), con tanti colonnelli del nuovo Pd: Gianni Cuperlo, Emanuele Fiano, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Michele Salvati, Vincenzo Vita e Gad Lerner.
Del resto lo stesso designer Storto ha confessato a Panorama.it che il richiamo al tricolore lo ha voluto lo stesso Veltroni, ravvisando in esso queste caratteristiche: simbolo di tradizione, facilmente riconoscibile e ben memorizzabile.
E allora vai con le metafore, maliziose: tra quelli di Moderatamente.com c’è già chi si immagina “il generale Veltroni passare in rassegna, accompagnato dall’attendente Franceschini, i suoi ufficiali e la truppa” nella cui fila, da quando le forze armate hanno aperto alle donne, “c’è spazio per la Bindi, la Turco, la Melandri”.
Sul sito dei democrats sono scaricabili i gadget dell’homo veltronianus: cappellini da baseball, t-shirt, spillette, adesivi, manifesti, carta intestata, biglietti da visita, penne e agenda… Insomma tutto il necessaire per essere un democratico doc, in perfetto stile americano. Uno stile già apparso in Italia con Forza Italia nel ‘94 quando, soprattutto da sinistra partirono bordate sul partito “dei gadget e di plastica”. Ma da oggi in poi parole come “adunata” non saranno più tabù, basta che non si esageri con le “libere uscite”, in caso di nascita della “Cosa Bianca”.
Battute a parte, quello del Pd, non è il primo e non sarà l’ultimo caso di marchi politici che in qualche modo si richiamano a precedenti (lo stesso simbolo del nuovo Pdl di Berlusconi è un aggiornamento, non solo grafico, dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna).

Ma alla festa romana del logo veltroniano la musica scelta è stata Beautiful Day degli U2, mentre alla prima assemblea di Milano (lo scorso 28 ottobre) era risuonata, come fosse un auspicio, Mi fido di Te di Jovanotti. Pare dunque che ai democratici manchi ancora l’inno. Ecco il consiglio: “Un motivetto nuovo nuovo, inedito… Il titolo potrebbe essere Fratelli d’Italia“.

L’Esercito italiano compie 146 anni, vissuti pericolosamente


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In principio fu l’Armata sarda, ma con l’Unità d’Italia, un decreto del ministro Fanti la ribattezzò Esercito Italiano, aggregando tutte le truppe pre-unitarie della Penisola. Era il 4 maggio 1861. Dunque in questi giorni si festeggia il 146esimo compleanno della nostra “forza di terra” con un calendario che prevede eventi storico-culturali ed una cerimonia militare.

La manifestazione principale appunto il 4 maggio, a Roma. Una corona di alloro all’Altare della Patria e poi tutti all’Ippodromo Militare “Generale Giannattasio” di Tor di Quinto dove avrà luogo la cerimonia Militare aperta al pubblico, con il lancio di paracadutisti e la Cerimonia dell’Alzabandiera. Davanti alle tribune, si schierano la Brigata di formazione – composta da tutte le armi, corpi e specialità dell’Esercito – e i Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. La parte forse più spettacolare è quella che prevede l’intervento di elicotteri e mezzi terrestri. Chiudono la classica fanfara e uno squadrone a cavallo dell’8° reggimento “Lancieri di Montebello”.

A conclusione delle celebrazioni, il 6 maggio 2007, in Piazza Madonna di Loreto a Roma ci sarà una giornata dedicata al Rap Camp, acronimo di reclutamento attività promozionali. Nella mostra allestita sarà possibile vedere e provare i materiali, gli equipaggiamenti e i mezzi in dotazione all’Esercito, incluse le innovazioni tecnologiche adottate e/o in corso di acquisizione.
Resterà aperta la mostra documentaria/fotografica sulla storia dell’Esercito dal titolo “Storia di uomini e di armi”, inaugurata il 27 Aprile e aperta fino al 21 ottobre, tra immagini storiche delle guerre mondiali e quelle più recenti dalle missioni all’estero, come quella in Afghanistan del corpo d’armata di reazione rapida della Nato di Solbiate Olona.
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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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