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La scure sui finanziamenti all’esercito toccherà anche le missioni all’estero?

ANSA/ESERCITO

ANSA/ESERCITO

Gianandrea Gaiani L’avvicendamento alla guida dell’esercito tra i generali Giuseppe Valotto e Claudio Graziano, all’ippodromo militare romano di Tor di Quinto, ha costituito l’ennesima occasione per il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, per ribadire che la riconfigurazione dell’apparato militare, cioè la riduzione delle forze è ormai “inevitabile e ineludibile”. “Bisogna ridimensionare perché le risorse che oggi abbiamo, e che in prospettiva il paese metterà a disposizione non consentono di sostenere questo strumento militare così com’è”. Concetti che l’ammiraglio Di Paola ha espresso in più occasioni nei pochi giorni trascorsi dall’assunzione dell’incarico anche se finora non ha fornito nessun dettaglio su come intenda procedere se non parlando genericamente di tagli numerici e vendita degli immobili della Difesa. Continua

Spazzini, spalatori e ora vigili urbani: il paradosso dei militari italiani

Militari italiani

Ormai i militari sono diventati l’asso della manica di tutte le istituzioni, la soluzione a ogni problema, la risposta a ogni “emergenza”, vera, presunta o percepita che sia.
Negli ultimi anni i soldati hanno fatto di tutto: spento incendi come i pompieri, raccolto e sgomberato i rifiuti a Napoli come fossero spazzini, sorvegliato discariche come guardie giurate, spalato neve a Milano come operai comunali e pattugliato le strade di molte città per garantire la sicurezza come se fossero agenti di polizia. Continua

Maroni studia come spostare i carabinieri dalla Difesa al Viminale

 Maroni e La Russa

Il progetto non è ancora nero su bianco ma sotto traccia gli schieramenti cominciano a prendere posizione. Da qualche mese il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, insiste sulla riforma della pubblica sicurezza, una revisione completa della legge 121 del 1981 che smilitarizzò la Polizia e che tuttora regola il coordinamento delle forze dell’ordine. “Attualizzarla, non stravolgerla” dice Maroni. Il suo sogno, mai espresso apertamente ma neanche smentito, è trasferire in futuro i Carabinieri dalla Difesa al Viminale, da cui già oggi dipendono per le funzioni di ordine pubblico.
L’obiettivo raggiungibile concretamente, per ora, è un coordinamento che eviti sprechi e garantisca più sicurezza alla cittadinanza. Comunque vada, sarà una rivoluzione. E Maroni ha anche indicato i tempi della riforma: due anni, cioè entro il trentennale della legge 121 che ricorrerà nel 2011. Un impegno che non sarà facile realizzare.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, sta già lavorando a un progetto che rimoduli “le articolazioni territoriali delle forze di polizia a carattere generale”, Ps e Carabinieri, come lo stesso Maroni annunciò il 13 gennaio in Senato. Un lavoro lungo e diplomatico che al momento non prevede lo spostamento dell’Arma sotto il Viminale ma cerca di individuare il modo migliore per razionalizzare quanto esiste.
Certo non fu per caso che in gennaio Maroni inviò in Francia due dirigenti del suo ministero per studiare la “rivoluzione francese” attuata da Nicolas Sarkozy: lo spostamento della Gendarmeria, equivalente all’Arma dei carabinieri, alle dipendenze del ministero dell’Interno. Il gendarme resta militare pur prendendo ordini dal prefetto. Oltralpe, però, le sovrapposizioni italiane non ci sono, perché ai gendarmi sono affidati i centri minori e alla polizia le grandi città: proprio uno degli obiettivi del progetto redatto nel 1997 dall’allora sottosegretario all’Interno Giannicola Sinisi.
Idea irrealizzabile secondo Marco Minniti, responsabile del dipartimento sicurezza del Pd ed ex viceministro dell’Interno: “La divisione territoriale non è praticabile, sconvolgerebbe l’Italia” dice a Panorama. “Invece una rivisitazione profonda della legge 121 è indispensabile. Abbiamo cinque forze di polizia più quelle regionali, provinciali e locali. Così come nella legislatura guidata dal centrosinistra varammo con il centrodestra una riforma che pareva impossibile come quella dei servizi segreti, oggi possiamo arrivare a un risultato condiviso”.
Nell’audizione dinanzi alla commissione Antimafia del 2 aprile Maroni espose con chiarezza le sue preoccupazioni. Nei prossimi cinque anni diverse migliaia di poliziotti e carabinieri andranno in pensione e già oggi tutte le forze dell’ordine lamentano una carenza complessiva di circa 23 mila uomini. Anche se nel 2009 saranno arruolati 2.800 poliziotti e carabinieri, secondo il ministro sarà impossibile assumerne altri 20 mila nei prossimi 4 o 5 anni. E dunque va rivisto “il modello organizzativo che vede una sorta di competizione sul territorio” tra Ps e Arma, spesso causa di “diseconomie che devono essere superate”.
Impresa complicata, se solo si pensa che l’Italia è da tempo sottoposta a una procedura d’infrazione da parte dell’Ue per non avere ancora organizzato il 112 come numero unico per le emergenze: resta uno dei cinque centralini esistenti, mentre da anni è il numero unico d’emergenza in tutta Europa. E sembra altrettanto difficile unificare le sale operative, nonostante gli esperimenti positivi di centrali interconnesse come quelle di Trieste (dove una richiesta d’aiuto viene girata a chi è più vicino, compresi i vigili urbani) e di Rovigo.
Maroni sa che dovrà scontrarsi con interessi e abitudini consolidati, tuttavia non nasconde di avere studiato i modelli organizzativi di tutti i paesi europei che “vanno nel senso di una concentrazione delle forze di polizia, di un coordinamento stretto, dell’eliminazione di corpi esistenti per prevedere un sistema omogeneo e che funzioni”. Lo disse in maggio al forum delle polizie locali a Riva del Garda. Proprio la riforma delle polizie locali è considerata dal governo il passo successivo al decreto sicurezza già approvato, e su di essa concordano tutti, dal Pd al Pdl.
Nella maggioranza l’anima di An, storicamente vicina ai carabinieri, alza le antenne quando teme qualcosa di simile a un ridimensionamento dei loro poteri. A cominciare dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che nel difendere i “suoi” carabinieri insiste anche lui sull’abbattimento dei costi e sul migliore coordinamento. “Le funzioni dell’Arma, che compirà 200 anni nel 2014, non si toccano” premette Filippo Ascierto, deputato di lungo corso, membro della commissione Difesa e maresciallo dei carabinieri, però “razionalizzare ed eliminare le sovrapposizioni è indispensabile”.
Recupero di efficienza e risparmi sono possibili perché secondo il ministro dell’Interno “non è più possibile avere presidi sul territorio che alle 8 di sera chiudono per carenza di personale”. Non è casuale il riferimento alle stazioni dei carabinieri, struttura decisiva nel controllo del territorio che va rafforzata anche secondo Filippo Saltamartini (Pdl), vicequestore aggiunto della Polizia e oggi senatore membro dell’Antimafia.
Raggiungere un migliore coordinamento significa anche definire un punto di mediazione. Ci sono zone con Polizia, Carabinieri e Finanza e altre prive di controllo: in molte aree toccherà probabilmente all’Arma riorganizzarsi, quasi come una doverosa disponibilità dopo avere ottenuto l’autonomia dall’Esercito diventando la quarta forza armata.
Nello stesso tempo gli ufficiali dei Carabinieri potrebbero essere destinati agli stessi incarichi dei prefetti senza per questo rinunciare alla carriera militare. “Un loro maggiore coinvolgimento ai vertici dell’ordine pubblico potrebbe essere un giusto riconoscimento” riflette ancora Minniti. “Perché non pensare in futuro a un carabiniere capo della Criminalpol?”.
Ipotesi, naturalmente. Certo che dal centrosinistra arrivano messaggi che incoraggiano Maroni ad andare avanti, tanto da far proporre a Minniti “un piano straordinario di controllo del territorio anche per decreto legge”. Come ha detto Maroni, ci sono tante idee e proposte diverse. Tra non molto arriverà il momento della sintesi.

Sicurezza: gli italiani chiedono al governo di fare di più

Militare della Folgore

Gli italiani continuano ad avere paura. Per 8 cittadini su 10 la criminalità aumenta e la sicurezza è un’emergenza nazionale.
La crescente preoccupazione riguarda non soltanto il proprio quartiere ma anche luoghi pubblici quali aeroporti e stazioni ferroviarie. Il dato è emerso questa mattina dall’indagine “Il contributo della vigilanza privata al sentimento di sicurezza degli italiani” commissionata dall’ASSIV e condotta da ISPO di Renato Mannheimer e presentata questa mattina a Confindustria alla presenza del ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

I dati allora: per l’84% degli italiani la criminalità è aumentata negli ultimi anni. Eppure la percezione di insicurezza cala man mano che ci si avvicina al proprio vissuto quotidiano: la criminalita’ e’ considerata in ascesa “nella propria regione” dal 72% degli intervistati, “nella propria citta’” dal 50% e “nel proprio quartiere” solo dal 31%.
Un intervistato su due (il 49%) si sente rassicurato dai provvedimenti sin qui adottati dal governo in materia: i più tranquillizzati sono gli elettori del centrodestra e quanti hanno un titolo di studio meno elevato. Per converso, la metà del campione non ritiene il governo in grado di rispondere appieno alla domanda di sicurezza e l’87% dei cittadini auspica nuovi, più incisivi interventi a garanzia della sicurezza sociale: ad aspettarsi di più sono soprattutto le casalinghe, chi risiede in centro Italia e chi possiede un titolo di studio elevato.
Uno dei modi per risolvere il sentimento di insicurezza degli italiani è la presenza delle Guardie Giurate. Che per il 69% degli intervistati dalla ricerca ISPO contribuiscono ad aumentare la sicurezza sociale. Per il 69% dei cittadini gli istituti di vigilanza contribuiscono ad aumentare la sicurezza sociale e per il 56% quella personale, mentre per il 54% riducono l’incidenza dei reati. Complessivamente, il 70% della popolazione esprime un giudizio positivo sulla vigilanza privata: le guardie giurate risultano più apprezzate (79%) nel nord est, dove maggiore è il bisogno di sicurezza, e nel nord ovest (72%). Tre cittadini su 4 (il 75% del campione, con picchi del 79% tra le casalinghe) pensa che siano “molto utili” nella maggioranza dei luoghi pubblici e privati mentre solo il 14% crede che servano a poco o niente: il 91% ne ritiene preziosa la presenza davanti alle banche, l’84% nei negozi e nei centri commerciali, il 74% nelle stazioni ferroviarie, il 73% negli aeroporti, il 70% nei luoghi del tempo libero, il 52% nelle abitazioni private. Il 70% del campione afferma che le guardie giurate esprimono un’immagine di fiducia, solo il 6% esprime giudizi tout court negativi. Elevata la percentuale di quanti riconoscono loro serietà (71%), professionalità (66%), affidabilità (61%), competenza (57%).
La soluzione del governo? Dare più spazio alla vigilanza privata. “Il mondo della vigilanza privata deve avere un ruolo di maggiore protagonismo nel sistema di sicurezza integrale che stiamo costruendo”. Questa la pronta risposta del ministro Maroni.

Per coinvolgere il mondo della vigilanza privata, ha detto Maroni, ci sono due vie. La prima, è quella del programma operativo nazionale (Pon) che stanzia 1250 milioni di euro di fondi europei per progetti relativi alla sicurezza in quattro regioni del Sud. “Chiedo” è stato l’invito di Maroni davanti alle associazioni delle Guardie Giurate “che il mondo delle vigilanza contribuisca con proposte che possano aumentare la sicurezza per i cittadini”. L’altra via, ha proseguito, “sono i 100 milioni di euro che dal 2009 saranno a disposizione dei sindaci per la sicurezza: anche qui il settore della vigilanza può essere coinvolto, tenuto anche conto che spesso nelle città i vigilantes fanno più pattugliamenti delle volanti”.

I Casalesi colpiscono ancora: ucciso parente di un pentito

Una sfida allo Stato. I camorristi casalesi non sono finiti, e lo dimostrano con l’unico linguaggio che conoscono, quello della violenza. Stanislao Cantelli, 60 anni, zio del collaboratore di giustizia Luigi Diana, è stato ucciso questa mattina all’interno di un circolo ricreativo in Corso Umberto I, una strada centrale del comune da due giorni pattugliato anche dai parà della folgore. Secondo la prima ricostruzione due sicari sono entrati nel locale e hanno sparato più volte a Cantelli, uccidendolo. Cantelli era seduto a un tavolo, stava giocando a carte. Sull’omicidio indagano i carabinieri e gli agenti della squadra mobile di Caserta. La firma dell’omicidio è scritta nei proiettili: calibro 9, quelli che i clan di Casal di Principe usano nelle loro spedizioni punitive.
La vittima era incensurata e in pensione da pochi mesi. Luigi Diana, suo parente, è uno dei pentiti chiave nelle indagini che hanno portato, tra l’altro, alla serie di arresti eseguiti negli ultimi giorni nell’ambito dell’inchiesta denominata “Spartacus 3″, che hanno decimato il clan di Francesco “Sandokan” Schiavone, in carcere da anni. E quest’agguato sembra proprio, più che una vendetta, una sfida aperta alle forze dell’ordine. Coi parà voluti da Maroni a pattugliare il casertano, è come se i criminali dicessero “Casal di Principe è ancora nostra”, a pochi giorni dagli arresti spettacolari degli uomini della “paranza” colpevole della strage di Castelvolturno (6 immigrati uccisi) e dal sequestro di beni e immobili per valore di 100 milioni di euro a danno di esponenti dei clan.

LEGGI ANCHE: Ai 500 parà anche il controllo di chi è agli arresti domiciliari

Ancora bordate di Famiglia Cristiana al governo: “Gioca ai soldatini”

Milano

Altro che Di Pietro. Altro che Pd. Da qualche editoriale a questa parte, pare proprio che la vera opposizione al governo Berlusconi la faccia il settimanale dei paolini, Famiglia Cristiana. Nell’ultimo capitolo della querelle con l’esecutivo (dopo le bordate “sull’ossessione del premier” verso i giudici, sulla proposta “indecente” di Maroni sule impronte ai bimbi rom), il giornale cattolico stigmatizza l’uso dei militari nelle strade e il divieto di accattonaggio, sposando in pieno le dichiarazioni del cardinale Martino che ha sollevato un “dubbio atroce”: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, “abituati come sono alla ‘politica del rattoppò, o a quella dei lustrini?”.
La verità - scrive il periodico diretto da Antonio Sciortino - è che “il Paese da marciapiede” i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del “Presidente spazzino”, l’inutile “gioco dei soldatini” nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato)”.
Non è mancata una nota di carattere economico: “È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?”.
E il giornale fornisce i dati, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: “Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni”.
Ma essendo il fronte delle critiche piuttosto ampio, nel mirino dell’editoriale cattolico è finito anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, perché vorrebbe vietare ai poveri di rovistare nei cassonetti. Iniziativa che per il periodico dei Paolini scatenerebbe “una guerra tra poveri”. Pronta la replica del primo cittadino capitolino: “Le ordinanze antidegrado” spiega, riferendosi al direttore e ai lettori del settimanale “che ci apprestiamo a emanare sono tutte finalizzate alla lotta contro il racket e lo sfruttamento e non hanno nulla a che fare con la guerra ‘ai poveri’ costretti per fame a rovistare nei cassonetti”. Lo dimostra il fatto che “che sin dall’inizio ci siamo impegnati a confrontare questi testi con le organizzazioni di volontariato, cattoliche e non, che sono impegnate in prima linea nella lotta contro la povertà urbana”.
Non si scompone nemmeno il
ministro della difesa, Ignazio La Russa
, colpito dalle critiche di Famiglia cristiana proprio mentre annuncia di voler inviare i militari anche per la sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche: “Noi giochiamo coi soldatini? Lo vadano a dire ai cittadini. A me sembra che ci siano reminiscenze pseudo-ideologiche che vengono da sinistra ma anche da certi cattocomunisti con il solito atteggiamento post-sessantottino, duro a morire”. Gaetano Quagliarello (Pdl) ironizza: “Cambi nome e si chiami Famiglia Cristiana per il Socialismo“. Perentoria invece Isabella Bertolini, deputata del Pdl: “L’astio di Famiglia Cristiana per il governo è così grande da fare andare fuori bersaglio tutte le accuse”. Per il segretario della DcA-PdL e ministro dell’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, per “Famiglia Cristiana sarebbe meglio un linguaggio cristiano se non democristiano”.

Tremila soldati hanno iniziato a pattugliare le città

Militari di pattuglia a Milano
È operativo da oggi, per la durata di sei mesi, il piano per l’impiego dei militari nelle città, a vigilanza di siti fissi e nel pattugliamento - congiunto con le forze di polizia - delle aree più a rischio. A regime i militari schierati saranno 3.000: 1.000 per la vigilanza di obiettivi sensibili; 1.000 per il controllo dei Centri per immigrati e 1.000 per le pattuglie miste in nove città (Bari, Catania, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Verona).

A Roma 405 militari sono in servizio dalle 7 di oggi per presidiare 19 ambasciate - che da lunedì prossimo diventeranno 30 - e altri obiettivi sensibili, per pattugliare le strade della capitale e vigilare fuori dai centri per immigrati. I militari - granatieri di Sardegna, lancieri di Montebello, e uomini della Folgore - stanno effettuando pattugliamenti nella stazione Anagnina, Saxa Rubra, Labaro, Tor di Quinto, Ponte delle Valli e Mattia Battistini e all’esterno del Cpt di Ponte Galeria, secondo quanto riferito dalla Prefettura della capitale. Non sono previsti invece pattugliamenti nel centro storico. Il numero dei militari impegnati nella capitale salirà da lunedì prossimo a 1.052.
Sono 174 militari sono impegnati in presidi fissi a Milano: a piazza del Duomo, al consolato americano e a quello cinese. Pattugliamenti invece in altre zone della città come il quartiere Baggio, la zona della stazione Centrale e viale Padova. Secondo quanto riferito dalla Prefettura milanese, i militari impegnati in città fanno parte del Genio guastatori di Milano, della Brigata “Ariete” di Pordenone e del Reggimento artiglieria a cavallo di Milano. “Giovedì arriveranno altri soldati destinati al presidio di via Corelli mentre da lunedì prossimo saremo a pieno regime con 424 militari, il numero destinato a Milano”, ha spiegato una funzionaria della prefettura.
Sono 179 complessivamente i militari che verranno impegnati a Napoli. Dalle 7 di oggi oltre una decina stanno affiancando tre pattuglie - di carabinieri, polizia e guardia di finanza - al Vomero, al molo Beverello e in piazza del plebiscito mentre altri stanno presidiando il consolato americano.
A Torino, da oggi una ventina di militari - il cui numero a pieno regime raggiungerà circa 80 unità - sta pattugliando la zona della parco Stura, secondo la Prefettura, mentre un altro gruppo è in servizio davanti alla struttura per immigrati della città.

Per quanto riguarda l’equipaggiamento, i militari in pattuglia - provenienti da tutte le Forze armate, ma in gran parte dall’Esercito - hanno l’uniforme d’ordinanza estiva, composta da pantaloni e camicia a maniche corte, e sono armati di pistola; quelli a presidio degli obiettivi sensibili e dei centri immigrati, invece, hanno mimetica e fucile. I soldati, che hanno ricevuto un addestramento specifico, avranno lo status di agente di pubblica sicurezza, ma non di agente di polizia giudiziaria: potranno identificare e perquisire, ma non arrestare, se non in caso di flagranza. L’attuazione del piano costa alle casse dello Stato 31,2 milioni nel 2008 e altrettanti nel 2009.
“Tremila soldati saranno in molte città, sollevando dai loro compiti di presidio agenti di polizia che verranno impiegati in altri compiti inerenti la sicurezza”, dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervistato dal Tg1, illustra il punto del piano sicurezza del governo che prevede lo schieramento di militari dell’esercito nei principali centri urbani del paese. “I soldati inoltre faranno attività di pattugliamento insieme ai carabinieri” prosegue La Russa. “Daranno una maggiore contezza della presenza dello Stato e i cittadini avvertiranno una maggiore sicurezza”.
“Oltre ai delinquenti, agli stupratori, a chi fa furti e rapine, sono contrari alla presenza dei militari” ha aggiunto il ministro “per garantire la sicurezza solo i post sessantottini: i figli, non in senso anagrafico, di chi gridava basco nero il tuo posto è il cimiterp, ps-ss, o quelli che consideravano polizia e carabinieri golpisti”.

Guarda la GALLERY e il VIDEO servizio:

Sicurezza: da lunedì 1.000 soldati a Roma. A Milano presidiati 20 punti a rischio

Esercito e polizia di pattuglia

Dalle spiagge di Taormina alle notti milanesi, fino alle periferie romane, cominciano a delinearsi le destinazioni del contingente di 3.000 militari che da lunedì prossimo sarà dispiegato con funzioni di ordine pubblico in 21 province su tutto il territorio nazionale.
A decidere sono i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza che si stanno riunendo in questi giorni nelle città interessate.
A Milano il Comitato ieri ha disposto che i militari destinati alle pattuglie miste con le forze dell’ordine opereranno a piedi, prevalentemente di sera e di notte. Saranno presidiati 20 punti considerati a rischio e controllate 11 zone, fra cui i Consolati - tra cui quelli americano, cinese (viste le Olimpiadi) e dei Paesi mediorientali, primo fra tutti Israele - le sinagoghe e i luoghi di culto, il Duomo e così via.
I controlli partiranno già dal 4 agosto con l’arrivo di 45 soldati con pattugliamenti nelle zone di via Padova, Baggio (Quinto Cagnino) e la Stazione Centrale oltre a una decina dei possibili obiettivi sensibili partendo dalla Cattedrale. In particolare, 170 unità saranno utilizzate in controlli, 174 in postazioni fisse e 80 al Centro per immigrati di via Corelli.
Per Roma, che avrà il contributo più generoso di uomini delle forze armate, poco più di 1.000, l’indicazione sarebbe quella di usare le pattuglie miste in periferia, evitando che nel centro storico ci sia “l’immagine di una città militarizzata”, ma non si esclude la presenza di forze armate nel “cuore” della Capitale. La maggior parte dei militari (797) verrà comunque impiegata a tutela di siti fissi (ambasciate, luoghi di culto, ecc.), che sono ben 51. Presidi ci saranno inoltre su due stazioni periferiche dove si sono consumati nei mesi scorsi due gravi fatti di cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani (Tor di Quinto) e la violenza ai danni di una studentessa del Lesotho (La Storta). Altri 60 presidieranno i Centri per immigrati di Ponte Galeria e Castelnuovo di Porto.
A Torino la dislocazione sarà decisa dal Comitato provinciale in programma venerdì.
Ottanta militari opereranno in pattuglie in città, mentre 70 presidieranno i Centri per immigrati di Corso Brunelleschi e Settimo Torinese.
Sul contingente siciliano, è intervenuto il ministro siciliano La Russa, che ha chiesto un occhio di riguardo per Taormina e Naxos, rinomate località balneari meta, ha ricordato, “di turisti stranieri, italiani e di molti catanesi”: a perlustrare quest’area saranno così le pattuglie miste soldati-forze dell’ordine. Dei circa 250 militari destinati alla Sicilia, la metà sarà impiegata a presidio dei Centri per immigrati di Lampedusa, Pian del Lago (Caltanissetta), Cassibile (Siracusa), Salina Grande e Serraino Vulpitta (Trapani). Per quanto riguarda le pattuglie, 50 soldati della sesta divisione Bersaglieri di Trapani saranno a disposizione della prefettura di Palermo. In Calabria, i 130 militari saranno destinati alla vigilanza dei Centri per immigrati di Lamezia Terme (Catanzaro) ed Isola Capo Rizzuto (Crotone). In Puglia, 220 dei 310 militari previsti proteggeranno i Centri per immigrati di Bari, Brindisi e Borgo Mezzanone (Foggia).
Altri 90 uomini delle forze armate faranno pattugliamenti per strada a Bari. In Friuli Venezia Giulia sono attesi 90 militari del Reggimento “Genova Cavelleria” di stanza a Palmanova (Udine), che saranno in servizio con compiti di vigilanza al Centro per immigrati di Gradisca d’Isonzo (Gorizia).

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