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Dalle spiagge di Taormina alle notti milanesi, fino alle periferie romane, cominciano a delinearsi le destinazioni del contingente di 3.000 militari che da lunedì prossimo sarà dispiegato con funzioni di ordine pubblico in 21 province su tutto il territorio nazionale.
A decidere sono i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza che si stanno riunendo in questi giorni nelle città interessate.
A Milano il Comitato ieri ha disposto che i militari destinati alle pattuglie miste con le forze dell’ordine opereranno a piedi, prevalentemente di sera e di notte. Saranno presidiati 20 punti considerati a rischio e controllate 11 zone, fra cui i Consolati - tra cui quelli americano, cinese (viste le Olimpiadi) e dei Paesi mediorientali, primo fra tutti Israele - le sinagoghe e i luoghi di culto, il Duomo e così via.
I controlli partiranno già dal 4 agosto con l’arrivo di 45 soldati con pattugliamenti nelle zone di via Padova, Baggio (Quinto Cagnino) e la Stazione Centrale oltre a una decina dei possibili obiettivi sensibili partendo dalla Cattedrale. In particolare, 170 unità saranno utilizzate in controlli, 174 in postazioni fisse e 80 al Centro per immigrati di via Corelli.
Per Roma, che avrà il contributo più generoso di uomini delle forze armate, poco più di 1.000, l’indicazione sarebbe quella di usare le pattuglie miste in periferia, evitando che nel centro storico ci sia “l’immagine di una città militarizzata”, ma non si esclude la presenza di forze armate nel “cuore” della Capitale. La maggior parte dei militari (797) verrà comunque impiegata a tutela di siti fissi (ambasciate, luoghi di culto, ecc.), che sono ben 51. Presidi ci saranno inoltre su due stazioni periferiche dove si sono consumati nei mesi scorsi due gravi fatti di cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani (Tor di Quinto) e la violenza ai danni di una studentessa del Lesotho (La Storta). Altri 60 presidieranno i Centri per immigrati di Ponte Galeria e Castelnuovo di Porto.
A Torino la dislocazione sarà decisa dal Comitato provinciale in programma venerdì.
Ottanta militari opereranno in pattuglie in città, mentre 70 presidieranno i Centri per immigrati di Corso Brunelleschi e Settimo Torinese.
Sul contingente siciliano, è intervenuto il ministro siciliano La Russa, che ha chiesto un occhio di riguardo per Taormina e Naxos, rinomate località balneari meta, ha ricordato, “di turisti stranieri, italiani e di molti catanesi”: a perlustrare quest’area saranno così le pattuglie miste soldati-forze dell’ordine. Dei circa 250 militari destinati alla Sicilia, la metà sarà impiegata a presidio dei Centri per immigrati di Lampedusa, Pian del Lago (Caltanissetta), Cassibile (Siracusa), Salina Grande e Serraino Vulpitta (Trapani). Per quanto riguarda le pattuglie, 50 soldati della sesta divisione Bersaglieri di Trapani saranno a disposizione della prefettura di Palermo. In Calabria, i 130 militari saranno destinati alla vigilanza dei Centri per immigrati di Lamezia Terme (Catanzaro) ed Isola Capo Rizzuto (Crotone). In Puglia, 220 dei 310 militari previsti proteggeranno i Centri per immigrati di Bari, Brindisi e Borgo Mezzanone (Foggia).
Altri 90 uomini delle forze armate faranno pattugliamenti per strada a Bari. In Friuli Venezia Giulia sono attesi 90 militari del Reggimento “Genova Cavelleria” di stanza a Palmanova (Udine), che saranno in servizio con compiti di vigilanza al Centro per immigrati di Gradisca d’Isonzo (Gorizia).
Dal 4 agosto tremila militari presidieranno le città italiane alle prese con i maggiori problemi di sicurezza. L’annuncio è stato dato a Brescia dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha siglato con il sindaco Adriano Paroli e con il prefetto Francesco Paolo Tronca il Patto sulla Sicurezza. “Martedì”, ha annunciato Maroni, che in mattinata a Milano aveva incontrato il capo della Polizia, il questore e il Prefetto proprio per studiare il dislocamento dei militari nel capoluogo lombardo, “riunirò il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, quindi mi incontrerò con il ministro La Russa per firmare il decreto che destina 3 mila militari nelle città”.
I soldati non avranno compiti di polizia giudiziaria ma presidieranno gli obiettivi sensibili e le istituzioni in modo da consentire il recupero di poliziotti e carabinieri da destinare alle pattuglie che operano in strada. I tremila militari avranno compiti di pubblica sicurezza, per cui potranno arrestare solo le persone sorprese in flagranza di reato. Inoltre - secondo ciò che ha spiegato La Russa - saranno accompagnati nel pattugliamento da poliziotti o da carabinieri. “In questo modo”, ha sottolineato dicendosi soddisfatto per la “sintonia” trovata con Maroni, “ogni problema viene superato”.
Ed è stato lo stesso ministro della Difesa a spiegare come e dove verranno utilizzati i soldati: un terzo sarà impiegato per vigilare gli obiettivi sensibili (ambasciate, consolati e varie istituzioni), un altro terzo per la sorveglianza dei centri di permanenza temporanea e i restanti mille a pattugliare le città. Si parte con Milano, Roma, Napoli, Padova e Verona e successivamente si arriverà a una decina di città. La parte del leone la faranno Milano (”ce ne sarà un numero più alto di quanto preventivato”, ha assicurato il titolare della Difesa), Roma e Napoli: in ciascuna città dovrebbero infatti andare tra i 200 e i 300 militari.
Che si muoveranno rigorosamente a piedi. “C’è nel decreto, lo confermo e lo preciso”, ha detto La Russa. “I militari saranno insieme ai giovani in divisa delle forze dell’ordine e pattuglieranno a piedi. Ho insistito molto su questo, così c’è maggiore visibilità”. Lo stanziamento finanziario per il 2008 è di 31,2 milioni di euro, altrettanto per il 2009. “La firma del decreto è un tassello in più”, ha spiegato Maroni, “per garantire la sicurezza ai cittadini che devono sentirsi padroni a casa propria”. Il ministro ha anche replicato alle accuse mosse dall’opposizione sia per quanto riguarda le impronte digitali prese ai rom, sia per quanto riguarda la dichiarata emergenza immigrazione: “Sono solo polemiche per cercare di ridurre l’efficacia dell’azione del governo. Noi però non ci fermeremo”.
Proprio da Brescia, una delle città italiane con il maggior numero di immigrati (150 mila solo i regolari, 70 mila domande di regolarizzazione presentate per i flussi), Maroni ha anche annunciato che non ci saranno più sanatorie generalizzate. “Non faremo più sanatorie generalizzate”, ha spiegato il ministro. “Condividiamo in pieno la posizione della presidenza francese per il semestre europeo che non prevede più alcuna sanatoria. Semmai siamo disponibili a discutere caso per caso”. Il patto sulla sicurezza per Brescia è stato possibile grazie alla “Carta di Parma” ed è il primo firmato da Maroni da quando è ministro. “È una eredità del precedente governo”, ha spiegato. “Quei patti li abbiamo giudicati positivamente, ma abbiamo fatto alcune modifiche in senso federalista”.
Rappresentati sindacali del Corpo forestale dello Stato
Rappresentati sindacali del Corpo forestale dello Stato questa mattina davanti Montecitorio manifestano contro i tagli alle forze di polizia contenuti nella manovra
Le divise unite nella piazza. Opposizione alla spicciolata.
Dall’esercito alla polizia agli agenti di custodia, forestali, carabinieri, marina, aeronautica. Ventitré sigle e i Cocer delle forze armate si sono ritrovati uniti nella protesta contro i tagli al settore previsti dalla manovra di assestamento del governo per il triennio 2009-11.
A rappresentare i 500mila addetti del settore, i manifestanti, davanti a prefetture e questure in tutta Italia, hanno distribuito volantini e mostrato il loro disappunto per la manovra dell’esecutivo. La protesta si è estesa anche davanti a Palazzo Chigi e Montecitorio, dove è atteso anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Useremo tutti gli strumenti di opposizione per impedire che la sicurezza dei cittadini sia messa a repentaglio”, ha detto. Prontamente spalleggiato da Di Pietro: “Si riducono i fondi destinati al ministero degli Interni e della Difesa per un totale di 3,2 miliardi di euro: altro che sicurezza dei cittadini!”.
“Lezioni da Veltroni non ne prendo” gli ha risposto Mauizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, “dalla sua parte abbiamo sempre avuto un’ostilità costante verso le forze dell’ordine”. “Non c’è nessun taglio” dice invece Berlusconi ai cronisti che gli chiedono un commento. La linea è chiara: Tremonti deve risanare la spesa pubblica esorbitante e non va disturbato. Ma nella maggioranza c’è un po’ di imbarazzo per la situazione: a dicembre Fini, Gasparri, Alemanno e Casini erano al fianco di 50 mila poliziotti che protestavano contro i tagli effettuati dal governo Prodi.
Una protesta di esercito e polizia proprio dopo il varo del decreto sicurezza può essere un colpo all’immagine. Anche i rappresentanti dei poliziotti più vicini al centrodestra, come il Sap, sono in piazza. “In tre anni l’organico complessivo di forze dell’ordine e di difesa sarà ridotto di 40 mila persone. Ci saranno problemi per la manutenzione dei mezzi, per la benzina, per l’acquisto di divise e di giubbotti antiproiettile, saranno bloccati gli straordinari” si lamenta Felice Romano, segretario del Siulp. Sotto accusa anche la decurtazione del 40 per cento dello stipendio per i poliziotti in caso di infortunio “Assurdo: uno si prende una pallottola e e si vede decurtare lo stipendio per essere rimasto a casa” dice il segretario provinciale del Siulp di Milano Giovanni Bartolotta. Ieri la maggioranza in Commissione aveva approvato alcuni parziali emendamenti alla manovra (che sta per andare in Aula alla Camera) per venire incontro alle richieste delle forze dell’ordine: 100 milioni di euro per nuove assunzioni, un fondo per la sicurezza con fondi sequestrati alla mafia, retribuzione integrale in caso di malattia, possibilità di vendere immobili. Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto ha annunciato “altri miglioramenti” ma non è bastato per evitare la protesta.
L’aula del Senato ha approvato (con 158 sì e 122 no) l’emendamento del governo al decreto sicurezza nel quale si prevede la possibilità di impiegare unità delle Forze Armate, fino a tre mila militari e per non più di sei mesi, per affrontare situazioni di emergenza sul territorio italiano. Nella proposta di modifica si parla anche di costi: la possibilità di utilizzare militari dell’Esercito costerà alle casse dello Stato 31,2 milioni di euro per il 2008 e 31,2 milioni di euro per il 2009, da prelevare presso i fondi accantonati del ministero dell’Economia, della Giustizia e degli Esteri.
Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) aveva criticato severamente la norma, indicando alcune lacune: non sono indicate le città nelle quali si intende usare l’esercito; se si parla di prevenzione non si capisce dove sia l’emergenza; non si sa quanto durerà in tutto l’intera operazione. “Non c’è insomma” aveva sottolineato “nessuna assonanza con i ‘Vespri siciliani‘. Non ci sono certo emergenze, come quella della morte di Falcone e Borsellino. Il problema è solo politico e riguarda il coinvolgimento che si è voluto avere per forza del ministero della Difesa”. “Con la paura si possono vincere le elezioni” aveva concluso “ma non si può governare”.
La Lega, con il senatore Divina, aveva parlato a difesa dell’emendamento, ma aveva dichiarato espressamente che il Carroccio non è “per militarizzare completamente il territorio”. Però ci sono delle situazioni e delle zone, aveva aggiunto, “in cui fa piacere vedere una divisa. Dà un senso di sicurezza e di tranquillità. La sinistra invece ha sempre risposto con sufficienza al bisogno di sicurezza avanzato dai cittadini”.
Quindi: “Parlare di militarizzazione delle città”, aveva infine osservato il senatore di An Luigi Ramponi, “è davvero un’idiozia, una sciocchezza. Si tratta semplicemente di un sostegno che le forze armate danno alle forze dell’ordine per aiutarle a garantire la sicurezza. Si sono già fatte, negli anni, pattuglie miste, non vedo davvero dove sia lo scandalo. Possiamo dire che avevamo militarizzato i terremoti? Non ha nessun senso creare questi allarmi”.
Secondo voi, è giusto che l’esercito pattugli le strade per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini?
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L’annunciato emendamento al decreto legge sulla sicurezza che prevede l’utilizzo di 2500 militari in pattuglie miste nelle città, non sarà presentato. Sarebbe questa la decisione presa nel corso di un incontro a Milano, tra il ministro dell’Interno, Roberto Maroni e quello della Difesa, Ignazio La Russa. Quest’ultimo infatti intende prima illustrare il provvedimento al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Pur esprimendo l’auspicio che l’emendamento sui soldati da utilizzare nelle città entri a far parte del pacchetto sicurezza, La Russa ha sottolineato la volontà che sia oggetto di un voto del Parlamento. “Questo emendamento non è stato messo ancora nel decreto” ha detto il ministro”perché non vogliamo che entri in vigore nemmeno per un solo minuto senza il voto del Parlamento. Perché diventi legge deve essere dunque votato dal Parlamento”. Il ministro della Difesa ha precisato che la dotazione di questi 2.500 militari sarà messa a disposizione del Viminale che a sua volta potrà affidarla alle città metropolitane o alle aree densamente abitate su richiesta dei prefetti, sottolineando di non vedere “dunque alcun tipo di allarme”.
Nemmeno nei rapporti tra esponenti dell’esecutivo, ha ribadito il ministro della Difesa. Che proprio per dimostrare la piena sintonia tra i ministri in merito al decreto sicurezza ha incontrato oggi in Prefettura a Milano il ministro dell’Interno Roberto Maroni con il quale, alla presenza di giornalisti, fotografi e operatori tv, si è abbracciato: “Non sognatevi mai che in questo governo ci siano situazioni di contrasto come spesso accadeva in quelli precedenti”.
Il ministro della Difesa, conversando con i giornalisti, ha precisato anche che buona parte dei 2.500 militari d’ausilio alle forze dell’ordine nelle città metropolitane, potrebbero essere carabinieri. “Pochi sanno” ha detto “che i carabinieri sono forze armate, ma su 120 mila circa quasi tutti sono impegnati in servizi di ordine pubblico e quindi sono già a disposizione del Viminale: ne restano circa 10 mila che hanno compiti specifici al servizio della Difesa e nessuno vieta che una parte di questi 2.500 uomini, o una buona parte di essi, siano attinti dalle forze dei carabinieri a disposizione della Difesa”.
Dello stesso tono l’opinione del ministro Maroni: “Non ci sarà alcuna militarizzazione delle città: quella dell’esercito è una disponibilità che va accolta perché permette interventi in situazioni a rischio”, ha rassicurato il responsabile del Viminale. “Il contenuto dell’emendamento prevede la possibilità per il ministro dell’Interno di utilizzare fino a 2.500 militari accanto alle Forze dell’Ordine in alcune determinate situazioni. È una decisione che spetta al ministro dell’Interno e quindi non c’è alcuna militarizzazione delle città ma un presidio e un controllo di aree a rischio. È una soluzione buona perché mette tutto nelle mani del Ministero dell’Interno, e quindi non c’è nessuna invasione di competenze da parte delle Forze Armate”.
“Prevediamo di inserire nel Ddl sulla sicurezza” ha poi annunciato Maroni “il reato di induzione all’accattonaggio, che determinerà la perdita di quella che un tempo era definita patria potestà dei genitori che si macchiano di questo reato”. Il responsabile dell’Interno ha spiegato che grazie a questo provvedimento normativo “saranno modificati molti atteggiamenti che avvengono anche nei campi nomadi regolari”. In nome della tutela della sicurezza, ha spiegato ancora Maroni, i controlli sui campi nomadi saranno condotti a 360 gradi. “Interverremo in tutte le realtà” ha precisato “anche nei campi regolari. Nessuna situazione di già autorizzata sarà salvaguardata dal punto di vista del rispetto della legalità e della sicurezza”.
Secondo voi, è giusto che l’esercito pattugli le strade per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini?
Un elicottero militare è caduto oggi pomeriggio nel lago di Bracciano, vicino a Roma, dove era in corso una manifestazione aerea. A bordo c’erano tre membri dell’equipaggio, soccorsi dai sommozzatori dei carabinieri. Uno dei tre è parso subito molto grave ed è morto, nonostante i tentativi di rianimarlo da parte degli operatori del 118. Si tratta del pilota istruttore capitano Filippo Fornassi, sposato e padre di due figli, da oltre dieci anni in servizio all’Aves di Viterbo. Gli altri due membri dell’equipaggio erano il capitano pilota Fabio Manzella - capo squadra - ricoverato al policlinico Gemelli di Roma con un trauma toracico e il maresciallo capo Cosimo Palladino, rimasto illeso anche se sotto choc.
L’elicottero precipitato è un Nh-90 dell’Esercito, di stanza a Viterbo, un velivolo di ultima generazione. Partecipava alla manifestazione “Air Show” organizzata dall’Aeroclub d’Italia: vi partecipavano soprattutto velivoli civili, oltre ad alcuni “assetti” militari. Poco prima dell’incidente si erano esibite anche le Frecce tricolori dell’Aeronautica.
L’incidente è avvenuto in località Vigna di Valle. Il militare morto è stato portato fuori dall’acqua in condizioni disperate, dopo essere rimasto circa 12 minuti incastrato nell’abitacolo dell’elicottero. A dichiarare il decesso sono stati i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Bracciano. Il velivolo volava vicino all’acqua: durante una delle sue manovre si sarebbe abbassato eccessivamente fino ad impattare con la superficie del lago. Per prima si è inabissata la cabina di pilotaggio con i tre membri dell’equipaggio a bordo, poi la coda.
Dell’incidente esiste una sequenza fotografica scattata dai militari dell’Esercito addetti all’organizzazione della manifestazione (qui le immagini dell’Adn Kronos). Le foto sono state consegnate ad alcuni ufficiali incaricati di indagare sull’inabissamento.
La strage di Duisburg
‘Ndrangheta, una vera e propria holding internazionale in grado di fatturare nel 2007 poco meno di 44 miliardi di euro, pari al 2,9 per cento del prodotto interno lordo italiano. Un giro d’affari equivalente alla ricchezza nazionale prodotta insieme da Estonia (13,2 miliardi di euro) e Slovenia (30,4 miliardi di euro). È quanto illustrato dal dossier “Ndrangheta 2008″, realizzato dall’Eurispes.
L’istituto ha mappato 131 cosche attive in Calabria: 73 in provincia di Reggio Calabria, 21 a Catanzaro, 17 a Cosenza, 13 a Crotone e 7 a Vibo Valentia. La ‘ndrangheta calabrese, di fatto, supera in giro d’affari e influenza le mafie “tradizionali” come Cosa Nostra, camorra e Sacra Corona Unita. Gli “addetti ai lavori” concordano nell’indicare la ‘ndrangheta come l’organizzazione criminale al momento più pericolosa, dalla vocazione internazionale sempre più spiccata e dalla struttura sempre più tentacolare, al punto da richiamare il modello di Al Qaeda. L’organizzazione ha infatti assunto, in Italia e all’estero, un ruolo di primo piano nel mercato internazionale degli stupefacenti, e dispone di ingenti risorse finanziarie, che consolidano la sua immagine ai vertici del crimine organizzato transnazionale, dove è riuscita a consolidare rapporti di partenariato, dimostrati dai contatti diretti con i principali cartelli che immettono la droga sul mercato mondiale.
Il settore più remunerativo si conferma proprio quello del traffico di stupefacenti, che determina introiti per 27.240 milioni di euro,oltre il 62 del monte profitti illeciti. Sul fronte dell’impresa, il fatturato dei gruppi criminali locali è stimato in 5.733 milioni, grazie alla crescente infiltrazione negli appalti delle opere pubbliche e alla compartecipazione in imprese di tutti i tipi. Completano i proventi illeciti i mercati di estorsione e usura (5.017 milioni), traffico di armi (2.938), mercato della prostituzione (2.867 milioni di euro). Tra il 1999 e il 2008 in Calabria si sono verificati 202 omicidi di ‘ndrangheta, con un incremento del 667%. Tra il 1992 e il 2007 sono stati sequestrati e confiscati beni pari a 231 milioni di euro.
Il 10% delle intercettazioni telefoniche dell’intera Italia vengono effettuate nella sola provincia di Reggio Calabria. Ma solo il 6,7% dei calabresi vorrebbe l’esercito a presidiare il territorio. Sono 38 i casi di amministrazioni comunali calabresi sciolte per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2007. Una performance negativa pari al 22,5% del totale dei comuni colpiti da provvedimento di scioglimento registrato nelle province calabresi, campane, pugliesi e siciliane che ha riguardato, nel periodo considerato, 169 realtà comunali. Il territorio provinciale più colpito si conferma Reggio Calabria, con 23 comuni sciolti per infiltrazione della ‘ndrangheta, dietro solo a Napoli nella graduatoria generale con 44 casi. Tra il ‘92 e il 2006, i latitanti pericolosi finiti in manette sono stati oltre 3.650, di cui 598 nella sola Calabria.
Qui il testo integrale del DOSSIER
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Dieci nuove discariche, forte accelerazione nella costruzione di nuovi termovalorizzatori, esercito in campo per la pulizia delle strade e per il trasporto delle balle. Si muove su questi binari la riposta del governo di Silvio Berlusconi per l’emergenza rifiuti in Campania.
Si parte con l’obiettivo più difficile, quello di individuare nuovi siti di stoccaggio, da tenere sotto assoluta riservatezza. Ecco una delle opzioni inedite, rispetto a quanto finora ipotizzato, al vaglio del governo Berlusconi, ma è probabilmente la pratica ancora meno delineata e forse anche una delle più difficile da praticare. Di certo, tenere top secret la scelta delle aree di stoccaggio e la loro successiva identificazione eviterebbe di imbattersi nelle proteste di strada della popolazione ed è una delle misure tampone che il Consiglio dei Ministri non esclude di adottare, almeno in questa prima fase di emergenza. Il premier d’altro canto è fortemente determinato a far accettare le decisioni dell’esecutivo a tutti i comuni, ricorrendo anche ad una sorta di precettazione per i “rischi-salute” che col caldo potrebbero aumentare.
Insieme con esso, va risolto però il problema dei termovalorizzatori. Ecco perché Palazzo Chigi vuole snellire e sburocratizzare le procedure: di qui nasce l’idea di individuare le ditte non più per gara pubblica ma per “chiamata diretta”. Tra le cinque opzioni al vaglio dell’esecutivo di centrodestra c’è infatti l’eliminazione, per decreto, delle procedure burocratiche per la progettazione e la costruzione di nuovi impianti di smaltimento e trasformazione dell’immondizia, compresi i termovalorizzatori. Insomma: scegliere in tempi brevi e attuare le decisioni in un lasso di tempo altrettanto ridotto. Mettendo fine all’atavica malattia italiana di tirare per le lunghe senza arrivare mai a risultati tangibili.
Anche per questo, Berlusconi potenzierà in questi giorni l’uso dei militari per alcune misure operative: da subito, daranno una mano nei servizi di logistica legati alla raccolta di rifiuti; più avanti, potrebbero tornare utili nella custodia dei siti di stoccaggio più contestati e per prevenire eventuali situazioni critiche come quelle che potrebbero crearsi dopo l’identificazione di nuove aree per lo smaltimento dei rifiuti. I militari potrebbero essere indispensabili per il trasferimento dell’immondizia nelle discariche e per garantire il suo percorso regolare anche di fronte ai posti di blocco che già nei mesi scorsi la popolazione locale ha organizzato nel tentativo di impedire il normale svolgimento delle attività di smaltimento.
Per coordinare l’emergenza, infine, in queste ore il premier starebbe pensando a nominare un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio esclusivamente impegnato sul problema. Il nome che si fa è quello di Guido Bertolaso (alla guida della Protezione Civile), che del problema rifiuti si è già occupato nei mesi scorsi come Commissario straordinario.
Quinto e ultimo punto del dossier, il “piano salute”, annunciato dal sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio. Consiste in tre punti fondamentali: 1) informazione corretta alla popolazione, 2) educazione e formazione degli operatori medici, 3) sorveglianza di quello che sta succedendo. Con un obiettivo: “Evitare inutili allarmismi”, dice il sottosegretario, precisando che il piano verrà presentato in maniera dettagliata in Consiglio dei Ministri a Napoli e che a quel punto sarà ancora più dettagliato.
Nel frattempo, è scattato il piano di raccolta straordinaria per il Consiglio dei Ministri che si terrà mercoledì prossimo proprio a Napoli. E sempre a Napoli, ieri, sono esplose le proteste per la decisione della “domenica ecologica” voluta dall’assessore al comune. Dalle 9 alle 13, nelle strade del centro, non si è potuto circolare con auto e motociclette. Polemiche di commercianti e cittadini, che non hanno fatto però arretrare l’amministrazione: “La cura giusta non è uccidere il malato. Napoli non ha solo il problema dell’immondizia, c´è anche l’inquinamento. Ci sono le polveri, i gas. In città non c’è solo spazzatura”, hanno fatto sapere dalla giunta cittadina.
Non solo spazzatura. Vero, resta alto anche il rischio di infezioni, per ora solo potenziale: da Roma fanno sapere che al momento non c’è alcun pericolo in tal senso. Ma, anche alla luce di questo allarme, è chiaro che per Silvio Berlusconi la corsa contro il tempo è comunque iniziata. E insieme con essa il primo vero, spinosissimo, banco di prova per il suo esecutivo.
Anche perché da Bruxelles è arrivata l’ennesima sferzata: l’Italia deve agire subito per risolvere la situazione, per evitare peggiori conseguenze per la salute pubblica. La sollecitazione è del commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas, per bocca della sua portavoce Barbara Hellferich. La Commissione Ue ha deferito il 6 maggio scorso l’Italia alla Corte di giustizia europea, ma “non possiamo aspettare la sentenza della Corte: le autorità italiane” ha detto la portavoce “devono agire rapidamente per mettere fine ad una situazione che presenta alti rischi per la salute pubblica”.
Il VIDEO servizio:
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