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estate

Quella lunga estate calda del 2009 verrà ricordata (oltre che per le temperature sopra la media) anche come la stagione del “non si può”.
I Comuni ne hanno inventati di tutti i tipi con ordinanze e sanzioni ad hoc. Sono ormai più di 150 i divieti emanati dai primi cittadini in base alla normativa prevista dal “pacchetto Maroni”, un elenco in alcuni casi alquanto bizzarro.
L’ultimo divieto in ordine di tempo riguarda il “burkini”, il bikini islamico (che ha fatto la sua comparsa a Verona, suscitando polemiche e timori), vietato nelle piscine e lungo i fiumi e i torrenti di Varallo Sesia (Vercelli). Lo stabilisce un’ordinanza del sindaco Gianluca Buonanno, parlamentare della Lega Nord. Chi contravverrà al divieto di indossare il costume intero unito a un copricapo pagherà una multa di 500 euro.
Dopo Lucca, in Toscana, niente kebab nel centro storico di Capriate, paesino del bergamasco. Lo esclude una delibera della giunta leghista che vieta l’apertura di locali pubblici gestiti da immigrati. Il divieto non vale per gli italiani che vorranno aprire pub o ristoranti.
Ecco una MAPPA aggiornata con le altre ordinanze più strane:
No smoking under 16
A Capoliveri, nell’isola d’Elba, dal 25 agosto è in vigore un’ordinanza che punisce i minori di 16 anni sorpresi in luogo pubblico a fumare o anche solo in possesso di tabacco con multe dai 250 ai 500 euro. Già in vigore nello stesso comune il divieto di bere alcolici. A Verona, nel luglio dello scorso anno, un uomo è stato multato per 50 euro, “colto in flagrante” mentre fumava una sigaretta in un parco cittadino. L’esempio del sindaco scaligero è stato seguito dalle amministrazioni di Bolzano e Napoli. Quest’ultima, con un provvedimento che risale al 18 novembre 2007, ha ampliato il divieto di fumo ai luoghi all’aperto, quindi anche parchi comunali, in presenza di lattanti e bambini fino a 12 anni, nonche’ di donne in stato di gravidanza.
Panchine e aiuole
In provincia di Savona è vietato mangiare nelle aree comunali di Alassio e sdraiarsi nelle aiuole ad Albisola Marina. A Sorrento gli artisti di strada non possono sostare nello stesso punto più di 15 minuti e i ristoratori non possono avvicinare i turisti per invitarli a sedersi con “forma petulante e molesta”. A Voghera non ci si può sedere sulle panchine dopo le 23 in più di 3 persone mentre, sempre in tema di panchine, a Viareggio non ci si possono poggiare i piedi sopra.
Pordenone - Siete per le strade del centro di Pordenone, e vi ritrovate (purtroppo) a litigare con il/la vostro/a partner o un amico? State attenti: rischiate una multa da 25 a 500 euro. Perché? Perché sono vietati gli assembramenti di persone nelle vie principali del paese “che assumono atteggiamenti o fanno cose che non consentono la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini”. Anche se solo in due.
San Remo - “Carta d’identità, prego”. Chi si siederà sui bordi delle aiuole o dei vasi di fiori che decorano la città, potrebbe sentirsi dire questa frase.
Perché il Sindaco di Sanremo ha stabilito il divieto di seduta in città per “mantenere il decoro”, salvo poi offrire dispense ai minori di 12 anni e ai maggiori di 60. I vigili, a controllare le età, avranno un bel da fare.
Ravenna - Musica sulla spiaggia? Sia mai. A Ravenna dite pure addio ai pianobar e ai cantanti che animavano le serate dei lidi del lungomare: il sindaco ha detto no. A loro e agli spettacoli di ballo (accompagnati da musica). Un’ordinanza che si affianca a quella anti-alcool, che impedisce di consumare bevande alcoliche in bicchieri o bottiglie di vetro sulla spiaggia. Tanto da spingere i giovani a un singolare metodo di consumo: bere direttamente dai secchielli di plastica, quelli dei giochi da bambinoDite pure addio ai gelati mangiati in compagnia per le strade della città, chiaccherando con gli amici. Ma anche agli spuntini veloci, alle bevande, al buon latte di mandorla siciliano. Un’ordinanza del sindaco risalente allo scorso settembre ha infatti vietato “sostare per consumare cibo e/o bevande, banchettando e/o abbandonando ogni minimo rifiuto”. E se per ovviare alla fame dovesse venirvi voglia di cantare, fermatevi: rischiate multe fino ai 500 euro.
Termoli - I fiori non devono piacere, in Molise. Almeno al sindaco di Termoli, che ha stabilito con un’ordinanza che tutti i vasi e le fioriere che occupano indebitamente il suolo pubblico vanno rimossi.
A meno che, ovviamente, non si voglia pagare per abbellire la città con un po’ di verde.
Cortina d’Ampezzo - Hanno fatto scuola, a Cortina d’Ampezzo: niente camper in centro. Meglio: niente camper in città. Un modo per incentivare l’affitto turistico di case e appartamenti in loco, aumentando in questo modo la circolazione del denaro in città? Il divieto è partito lo scorso anno. E quest’anno, anche Sanremo ne ha seguito l’esempio.
Eraclea (Venezia) - La delibera risale al 2004: vietati i giochi che possono arrecare disturbo agli altri bagnanti e che impediscano l’uso comune della spiaggia. E quindi, per estensione, no alle buche nella sabbia e ai castelli che hanno accompagnato l’infanzia di molti di noi: “anche fare buche che modificano in modo pericoloso la percorribilità a piedi della spiaggia diventa un gioco molesto”.
Capri - È un’ordinanza del 1960, ma a quanto pare a nessuno interessa toglierla: gli estivi zoccoli fanno troppo rumore, e sull’isola campana non si possono usare. I turisti dovranno dirottare la loro attenzione su scelte più… ovattate.
Genova - Dall’8 agosto scorso, non si può passeggiare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano, tra i carrugi del centro storico. Se è ormai scattato il divieto di vendere alcolici ai minori di 16 anni a Milano, a Roma non si può mangiare davanti alla Fontana di Trevi, così come a Venezia non lo si puo’ fare seduti sui gradini dei monumenti.
Lucca - Dar da mangiare ai piccioni può costare fino a 500 euro di multa, stessa sanzione un bacio in auto a Eboli: 500 euro.
Vicenza - In controtendenza, i divieti decide di toglierli. Il 13 agosto 2008, un uomo che leggeva un libro sdraiato sul prato è stato multato di 50 euro, in base a un’ordinanza del 2002. Il Comune l’ha perdonato e ha deciso di permettere ai cittadini di “stendersi sull’erba: cosa che tranquillamente avviene in tutti i più bei parchi del mondo”.
Lo avevano fatto notare (quasi) tutti i giornali italiani (anche qui, qui e qui) che l’estate del 2008 in Italia sarebbe stata all’insegna del “Non si può”. Una sfilza di divieti e ordinanze (più o meno strani), che i sindaci - dotati dei super poteri grazie al decreto Maroni - hanno messo in campo (e in strada, sulle spiagge, in piazza) per limitare l’esuberanza dei turisti in libertà.
Ma dopo la segnalazione della stampa nostrana, ecco l’attenzione dei giornali stranieri: in Italia sono vietate tutte le cose divertenti, titola il quotidiano britannico The Independent, che prende di mira le ordinanze dei sindaci e avverte i turisti stranieri: attenzione perchè rischiate di essere multati. A cominciare dalle spiagge, dove su tutto il territorio nazionale è vietato farsi fare un massaggio cinese, o comprare un pareo o un costume da un vu cumprà. Il titolo dell’articolo recita così: “Turisti attenti: se una cosa è divertente, l’Italia ha una legge che lo vieta”.
In realtà l’articolo dell’Independent mette in guardia i turisti che, magari abituati a situazioni più permissive, vanno incontro a possibili sanzioni: “Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano -scrive il giornale- a Genova, per esempio, è ora illegale camminare per strada con una bottiglia di vino o una lattina di birra”. “A Roma è okay, ma se ti sdrai sotto un pino o sui gradini di piazza di Spagna per berla, o solo per mangiare un sandwich, il tuo comportamento ‘indecoroso’ può essere penalizzato. Lo stesso se il tuo snack all’aria a aperta è seguito da un sonnellino”, scrive il quotidiano britannico.
Il giornale elenca molte delle ordinanze di quest’estate, e ricorda: “Il governo di Silvio Berlusconi può essere stato il primo al mondo a introdurre il ministero della semplificazione (quello gestito dal leghista Roberto Calderoli, ndr) con il compito di identificare ed abolire leggi inutili, ma nell’interesse di una maggiore democrazia a livello locale e della sicurezza, il suo ministro dell’Interno Roberto Maroni ha consentito a migliaia di fiori legali di sbocciare. Molte di queste ordinanze non verranno probabilmente mai fatte rispettare, ma sarà una scarsa consolazione per colui che dava da mangiare ai piccioni, e che avrà una pesante multa tra i suoi souvenir delle vacanze”. E gli esempi, potrebbero continuare.
“Su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano 360 euro di multa, ma in tutto il territorio nazionale sono stati vietati i massaggi offerti dagli immigranti, per il rischio che i ’servizi estetici o terapeutici’ offerti da costoro ‘non siano in possesso di adeguata esperienza’”. A Eraclea, vicino Venezia, i genitori devono tenere d’occhio i bambini: i castelli di sabbia sono vietati, perché’ostruiscono il passaggio’ lungo il bagnasciuga. Giocare a racchettoni o a pallavolo è vietato su molte spiagge, e i sub che se ne vanno tranquilli in mare rischiano multe se si avventurano fuori dalle aree consentite”. E poi, continua il quotidiano inglese, formato compact, edito dalla Tony O’Reilly’s Independent News and Media, nato nel 1986 e con una tiratura di 250 mila copie circa: “A Forte dei Marmi non si può fare giardinaggio nel weekend, mentre a Novara, dopo le 23,00 è proibito stazionare nei parchi in più di due persone. A Capri e a Positano, è proibito portare gli zoccoli ai piedi. Il divieto di andare in giro a torso nudo se sei uomo, in bikini se sei donna arriva invece da Viareggio, dove è vietato anche appoggiare i piedi sulle panchine o andare in skateboard sulla passeggiata del lungomare. L’articolo dell’Independent arriva dopo quello del quotidiano svizzero Le Matin, che ha titolato: “L’Italia ha perso la brocca!”. “I comuni combattono il disordine” scrive il quotidiano svizzero “ma qualcuno (leggi il settimanale cattolico Famiglia Cristiana, ndr) ha paura del ritorno del fascismo”.
Ai toni polemici dell’Independent, risponde il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che osserva che il suo autore è “un burlone o disinformato” salvo concludere che quell’articolo sull’Italia “è grottesco e insultante”. “I divieti a cui fa riferimento il giornale britannico” ha spiegato Giro in una nota “sono contenuti in alcune delibere comunali e in alcuni provvedimenti di governo per contrastare la microcriminalità e fronteggiare l’accattonaggio molesto, l’uso del vetro nei locali dei centri storici nelle ore notturne, lo sfruttamento dei minori, l’abusivismo commerciale, il degrado urbano dei monumenti, tutte misure previste in molte Capitali europee e non”. E ancora: “Quando” ha osservato Giro, in tono polemico “da turisti andiamo all’estero ci multano se gettiamo un pezzo di carta per terra. Non vediamo il perché i turisti stranieri possano fare in Italia, e spesso lo fanno, l’esatto contrario di ciò che sono abituati a non fare nei loro rispettivi paesi di appartenenza”.
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Tempi duri per caciaroni, ciabattoni, disturbatori dalle mille mode. Quelli che in vacanza liberano l’anima cafona e impongono a tutti la loro presenza. Mare e montagna off limits per chi non rispetta le regole. Estate 2008 con un decalogo fitto di divieti, vecchi e nuovi. E una lista infinita di comuni di villeggiatura dove vige il più assoluto “non si può fare”.
Forti del decreto legge n. 92, effettivo dal 5 agosto e dotati di superpoteri, ora i sindaci si sono visti allargare la maglie del loro intervento, e ora sono incaricati della vigilanza “su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto”. La voce “sicurezza e ordine pubblico” prende così svariate sfaccettature: oltre ai classici topless (in diverse località) e giochi in spiaggia (persino i castelli di sabbia a Eraclea, nel veneziano), sono proibiti i massaggi in spiaggia (in Versilia multe fino a 10mila euro e il sequestro di oli e creme). Dopo anni di nudismo, al Lido di Dante a Ravenna è ora vietato il look total nude.
E ancora: niente bagni di notte e la mattina presto, niente windsurf entro i 100 metri dalla battigia, banditi il pallone, i racchettoni e tutti gli altri giochi che possono arrecare disturbo, vietati i tuffi con corsa in mare, lasciare rifiuti in spiaggia, portare gli animali, ecc. Basta pure con la sciatteria: vietato circolare in costume e a torso nudo nelle città marittime. A Forte dei Marmi e a Riccione multe alle bagnanti in bikini per strada. A Capri il divieto è esteso pure agli zoccoli (quelli di legno che fanno clac, clac). Fin qui la salvaguardia del decoro.
Quest’anno guerra agli ambulanti che vendono la loro svariata mercanzia sulla spiaggia. Addio, dunque, agli acquisti sotto l’ombrellone (condite da estenuanti trattative) di asciugamani, braccialetti, bandane, occhiali da sole, borse pseudo-griffate, artigianato etnico, collane di pietre dure, parei velati, vestiti da baiadera, cose che improvvisamente diventano utilissime e poi, una volta, comprate nessuno ha più il coraggio di indossare. E poi addio anche a tutte quelle cineserie in offerta speciale (compreso la racchetta elettrica fulmina insetti, il must del 2008).
Non va meglio per chi volesse lasciarsi (un po’ troppo) andare, tra i monti. A Cortina d’Ampezzo vietata la sosta dei camper in centro perché occupano troppo spazio. In Alto Adige, poi, è vietato danneggiare i cartelli di divieto. A Montecatini Terme, invece, sanzioni da 25 a 500 euro per chi si sdraia su una panchina o ci appoggia i piedi.
Il peso della cultura aumenta e ogni anno le famiglie italiane devono farci i conti. Quest’anno, grazie ai nuovi tetti dei libri scolastici, la spesa per i genitori è salita nel complesso di 14 milioni di euro. Anche l’istruzione, dunque, si aggiunge alla lunga lista di voci del carovita.
Il meccanismo delle adozioni scolastiche continua a non funzionare.
Se da una parte il ministero dell’Istruzione ha fissato un tetto alla spesa per i libri di scuola, innalzato in un modo peraltro discutibile, continuano a essere troppi gli istituti che comunque non rispettano questo vincolo. In pratica, il Ministero ha fatto un bel regalo agli editori, che così vedranno aumentare i propri introiti, mentre le scuole nonostante il margine maggiore di spesa consentito, continuano a superare le soglie fissate per legge.
A denunciarlo è l’indagine di Altroconsumo , secondo la quale a violare le regole è il 46% delle 276 scuole messe sotto esame: dunque, quasi in un caso su due. Come è possibile? Il Ministero fa una legge, le scuole non la rispettano e il Ministero non se ne preoccupa. Eppure il giochino è talmente evidente da essere tutto sotto gli occhi di tutti. Si superano i limiti considerando anche solo i prezzi dei libri indicati dalle scuole come testi da acquistare, ma se si conteggiano anche i dizionari, i libri di narrativa e gli atlanti (i testi “consigliati”), i conti per le famiglie sono ben più salati.
Le violazioni sono frequenti molto spesso al ginnasio nei licei classici dove, nonostante il tetto di spesa ministeriale sia il più alto (320 euro), si verifica il primato degli sforamenti: in una sezione su due.
Poco più corrette le abitudini nei licei scientifici, dove è più di un terzo delle 183 sezioni indagate a violare le norme. Non sono in regola neppure le prime classi degli istituti industriali e commerciali, le prime medie, ma soprattutto le seconde e terze classi di Milano, Roma e Napoli di cui denunciamo una violazione media dei tetti del 70%. La nostra associazione ha fatto anche una mappatura geografica, città per città, del caro libri italiano. Le maglie nere vanno a Roma, Napoli e Palermo, mentre il modello più virtuoso è Ancona. Sul nostro sito trovate città per città l’elenco delle scuole che sforano.
Altroconsumo ha inviato una diffida al ministero dell’Istruzione perché siano riviste le adozioni dei testi scolastici delle scuole che hanno sforato i tetti. Nel frattempo sul nostro sito, nell’ambito della campagna Boicotta il carovita, trovate una serie di consigli per risparmiare sull’acquisto dei libri e una lista degli ipermercati che praticano lo sconto dal 15 al 25% sul prezzo di copertina dei testi ordinati.
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Temperature africane, città roventi, sole che non dà tregua: la morsa del caldo (guarda LA GALLERY) che da giorni assedia l’Italia non accenna ad allentarsi. Da Aosta a Napoli e passando per l’Alto Adige (dove si sono registrati livelli di ozono nell’aria superiori alla media) le temperature massime hanno superato abbondantemente i 30-35 gradi sfiorando, in alcuni casi, i 40. E tra mercoledì e giovedì saranno 11 le città colpite dalle ondate di calore: Bolzano, Brescia, Verona, Milano, Torino, Firenze, Perugia, Rieti, Civitavecchia (dove è prevista per giovedì la temperatura record di 39 gradi), Roma e Latina. Una situazione che secondo gli i meteorologi si protrarrà almeno fino all’inizio di luglio.
La buona notizia, stando alle parole dell’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti, è che non dovrebbero verificarsi black out a causa del caldo opprimente. “I rischi di blackout” dice Conti “possono soltanto dipendere da incendi, temporali o fulmini che cadono sulle linee di trasmissione o di distribuzione, ma non possono certo capitare per mancanza di capacità produttiva. Anche perché abbiamo margini di riserva molto ampi e in grado di fornire energia a tutti gli italiani”.
Rischi o no, i dati contenuti nei bollettini del Sistema di sorveglianza del Dipartimento della Protezione Civile dicono che saranno ben 11 su 26 le città che raggiungeranno il “livello 3″ di allarme, quello che indica appunto “la presenza di ondate di calore con condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni consecutivi” e contro le quali “è necessario adottare interventi di protezione mirati alla popolazione a rischio”. Ma la situazione non è migliore nel resto dell’Italia: delle 26 città monitorare dal sistema, anche Bologna, Frosinone, Genova, Reggio Calabria e Trieste sono a rischio ondate di calore e raggiungeranno nelle prossime ore il “livello 2″ di allerta. Quello che indica temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono comunque avere effetti negativi sulla salute delle popolazioni a rischio, bambini, anziani e soggetti con patologie cardiovascolari.
E mentre diverse regioni hanno già allertato gli ospedali affinché si attrezzino a fronteggiare una eventuale emergenza, sono proprio gli anziani e i bambini i soggetti su cui ci concentra la maggiore attenzione rinnovando loro i consigli a non uscire nelle ore più calde, a mangiare leggero, a vestirsi con abiti comodi. E a bere molta acqua, come sottolinea Federanziani. “Gli anziani, per un problema ormonale, perdono lo stimolo alla sete e non si rendono conto di non assumere abbastanza liquidi - dice il presidente Roberto Messina - E dunque è fondamentale che familiari e conoscenti svolgano una vigilanza attiva, facendoli bere molto spesso”.
Il VIDEO servizio:
“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”. La più classica delle canzonette estive rischia di diventare un ritornello fuori tempo. Almeno in Italia. Dove dal 2001 al 2008 il numero delle spiagge proibite ai bagnanti per le acque troppo inquinate o la cementificazione è cresciuto da zero a 300.
Un record assoluto, in confronto al resto d’Europa: solo un litorale fuorilegge in Spagna, zero in Grecia e in Francia, giusto per fermarsi ai principali Paesi mediterranei. Il dato è frutto di un’indagine dell’ Unione Europea ed è stato reso noto ieri dal commissario Europeo all’ambiente, Stavros Dimas. La Commissione ha inoltre inviato una lettera di richiamo all’Italia (e ad altri 10 paesi), per la cancellazione di alcune acque balneabili dalla lista delle aree sotto controllo.
Un paradosso per la Penisola, coi suoi 7500 km di coste, le sue cale e scogliere celebrate in tutto il mondo, ma soprattutto le 215 spiagge premiate con le “bandiere blu” (per un totale di 104 località) assegnate dalla FEE, (la Fondazione per l’educazione ambientale), che rappresentano da sole il 10% del totale a livello internazionale. Nel 2007 nell’area mediterranea solo Spagna, Turchia e Grecia avevano più bandiere blu .
Discorso simile per le “vele” assegnate da Legambiente e Touring Club Italiano alle 344 spiagge più pulite.
Dalle acque cristalline a cemento e mucillagine: se le bandiere blu premiano soprattutto Marche e Toscana, nella mappa dell’ UE la costa a sud di Ancona è costellata da punti neri (che indicano le zone costiere chiuse), così come nel litorale tirrenico, da Roma a Salerno. Il nostro Paese scopre di avere il maggior numero di coste vietate ai bagnanti per le installazioni portuali o le acque troppo sporche. Colpa (o merito) dei controlli più rigidi?
Potrebbe essere una spiegazione plausibile: solo sette anni fa non era stata rilevata neppure una spiaggia vietata, senza contare che le acque balneabili italiane rappresentano il 26% del totale UE e quelle controllate in Grecia e in Spagna sono state meno della metà delle 4929 italiane. Resta però un numero altissimo di spiagge off limits. E oltre al disagio per gli aspiranti bagnanti, mentre comincia la stagione estiva, c’è il richiamo della Commissione, dal quale può prendere il via l’apertura di una procedura di infrazione e il deferimento davanti alla Corte di giustizia. E nell’ipotesi più negativa potrebbero arrivare anche le sanzioni, come quelle che l’Italia rischia per la procedura aperta a causa dell’ emergenza rifiuti in Campania.

Sempre e comunque caro-prezzi. Che piova o ci sia l’allarme siccità, la musica è sempre quella: i prezzi di frutta e verdura salgono inesorabilmente. Per far fronte al bilancio familiare ci si arrangia come si può. I mercati rionali e le bancarelle dei fruttivendoli riescono ancora a catturare le preferenze degli italiani, spesso privilegiati rispetto alla grande distribuzione. In effetti, almeno qui si riesca a risparmiare qualcosa. In base ai dati Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, pur seguendo fluttuazioni stagionali, al mercato frutta e verdura costano sempre meno che al supermercato. Si, ma di quanto?
Altroconsumo è andata a vedere cosa succede nei mercati di quartiere. Il responso? Fare la spesa è comunque sempre più caro.
Secondo la nostra indagine, tra gli aumenti più eclatanti dell’ultimo anno ci sono quelli di alcuni generi alimentari di prima necessità. In particolare, oltre che per pane e pasta, l’impennata si è registrata per il prezzo di latte (+8,5%), carne (+3,5%) e frutta (+5%).
Nel frattempo l’inflazione galoppa e tutti ce ne accorgiamo a fine mese. Anche l’Istat conferma che il carovita non è mai stato così alto dall’estate del 2001. Secondo l’autorevole istituto statistico a determinare questa impennata sono stati i generi alimentari (pane +12,5%, pasta +10%) e l’energia (benzina +12,5%, gasolio +15,8%). Secondo i nostri calcoli, ciò significa che nel 2007 una famiglia italiana media ha sborsato circa 850 euro in più per mantenere lo stesso livello di consumi dell’anno precedente. Di questa somma 250 euro si sono volatilizzati per il cibo.
Dunque cercare di risparmiare è fondamentale, ma attenzione a qualche tranello. Tra gli ambulanti e i piccoli fruttivendoli è ancora prassi comune non esporre i prezzi con un cartellino ben in evidenza, come vorrebbe la legge. Ciò significa che ci è impedito di confrontare l’offerta e di scegliere la più conveniente. In più la poca trasparenza è un pessimo biglietto da visita, che agevola solo i piccoli ma significativi comportamenti scorretti di alcuni commercianti, inclini a gonfiare in modo ingiustificato lo scontrino del consumatore distratto.

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D’estate i chioschi che si improvvisano bar, gelaterie e venditori di granite spuntano come funghi.
E non sempre hanno i permessi a posto. Ecco perché i Nas nella seconda metà di luglio hanno fatto controlli a tappeto, prendendo di mira soprattutto bar, gelaterie e discoteche. Su 1.059 ispezioni sono emerse 722 infrazioni. Niente allarmismi. Questo non vuol dire che solo un terzo dei bar in cui facciamo colazione è in regola, perché spesso è invece un solo gestore poco attento a collezionare infrazioni come fossero figurine.
La stragrande maggioranza delle violazioni è di tipo amministrativo, e quindi riguarda soprattutto la mancanza di alcune autorizzazioni. Oppure, in particolare per le discoteche, l’inosservanza della legge antifumo: i locali non sono a norma oppure il titolare non impedisce che si fumi all’interno del locale.
Ci sono, però, anche violazioni pericolose per la salute: tre bar-gelaterie e due depositi di alimenti sono stati chiusi perché vendevano alimenti scaduti o li conservavano male. Abbastanza frequenti, purtroppo, sono le merci surgelate spacciate per fresche, o quelle industriali vendute come “produzione propria”.
I Nas consigliano: anche in vacanza, mangiate soprattutto nei bar conosciuti del posto, quelli di buona fama.
E poi, come Biancaneve, non fatevi ingannare dall’aspetto. Il gelato, soprattutto alla frutta, in genere è più genuino quando è meno colorato.