
Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia
“Pe-do-fi-lo!” È brutto a dirsi, ma era una conclusione abbastanza prevedibile. Un programma-contenitore televisivo domenicale con pubblico abituato ai patemi dei tronisti non è luogo tra i più adatti per una disputa di alta teologia. Anche se gli intenti sono dei piú nobili.
Anche perché a “discutere” poi si invitano l’intransigente Daniela Santanché - leader del Movimento per l’Italia - e un professionista delle risse televisive a sfondo religioso come l’imam Ali Abu Schwaima di Milano (due animi facilmente infiammabili, moderati da Vittorio Sgarbi, seduto su un seggiolone da arbitro da tennis, in versione pompiere). Continua

Non l’hanno presa bene, i gruppi anarchici ed estremisti di sinistra, la sentenza che sabato scorso a Milano ha posto la parola fine (si spera) al tentativo di creare un gruppo di “nuove Brigate Rosse“, teso alla rinascita del braccio violento dell’estremismo rosso.
Poco più di 110 anni di reclusione, da dividere fra quattordici condannati (su 17 processati) che concludono la vicenda degli arrestati lo scorso 12 febbraio 2007, nel corso dell’inchiesta “Tramonto”, nata a Padova.
Sentenza “morbida”?
Una decisione - quella presa dalla Prima Corte d’Assise - che delude il PM Ilda Boccassini, risultando molto meno severa rispetto ai quasi due secoli richiesti dal magistrato milanese. Scontenti anche gli appartenenti padovani di Forza Nuova, i cui legali avevano richiesto un risarcimento di 20.000 euro a seguito di un assalto incendiario al circolo locale: gli imputati sono stati assolti per “non aver commesso il fatto”. Gli imputati dal canto loro hanno accolto la sentenza con il pugno alzato, mentre amici e parenti in aula cantavano “l’Internazionale”: nessun pentimento insomma. O almeno così pare.
La risposta degli anarchici
In Rete si rincorrono invece gli attestati di “stima” e “solidarietà ” ai condannati da parte dei numerosi gruppi anarchici, sia in Italia che all’estero.
Già in passato i gruppi estremisti di sinistra avevano scelto il web come luogo d’elezione per le loro battaglie, arrivando addirittura a pubblicare on-line vere e proprie liste nere di personaggi loro invisi, bersagli da colpire ad ogni costo.
Che sia il Web la nuova frontiera dell’estremismo rosso? Uno strumento strisciante per fare proselitismo e incitare alla violenza? Dagli stralci che abbiamo raccolto in Rete, questa preoccupazione non appare così remota.
Scontro frontale
“È proprio come sentenza di guerra che dobbiamo definirla, esito attuale d’un operazione repressiva che lo stato dei padroni ha gestito in termini polizieschi, politici, mediatici e carcerari con il chiaro scopo di annientare una prospettiva e un progetto politico strategicamente contrapposto. [...] Non serviranno le guerre di conquista, la tortura, la galera e tutto l’armamentario della classe dominante a impedire che la rivoluzione proletaria la renda esecutiva ed effettiva. Solidarietà ai compagni di movimento, ai lavoratori comunisti e ai militanti rivoluzionari condannati a Milano! Resistere al terrorismo della borghesia! Comunismo o barbarie!”
Collettivo Politico Gramigna » Sentenza di guerra
Lotta dura senza paura
“Contro questo disegno continueremo a opporre la costruzione di percorsi di lotta e di opposizione per l’allargamento del conflitto sociale per la conquista e la generalizzazione dei bisogni e dei diritti continuamente erosi e sottratti, per la costruzione di una società in cui ogni forma di sfruttamento capitalista non sarà che un pallido ricordo. CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEI MOVIMENTI NON UN PASSO INDIETRO!”
CSA Vittoria » La solidarietà è un’arma, usiamola!
“Giuste” necessità disattese
“Questa è una sentenza politica per difendere impunemente la classe assassina e guerrafondaia dei padroni e condannare chi rappresenta l’aspirazione rivoluzionaria delle masse popolari sfruttate e uccise dalla brama di capitali! [...] Il 13 giugno è stata condannata la necessità della classe lavoratrice di dotarsi di un proprio strumento politico di lotta rivoluzionaria!”
Filorosso Foggia » L’unica giustizia è quella proletaria!
Poca fantasia
“Un’operazione repressiva scattata ad orologeria prima del grande vertice dei caporioni del G8.”
Solidarietà Proletaria » Solidarietà agli arrestati del 10 giugno

Onda controllata o tsunami? Nel dopo-rivolta di Torino studenti e antagonisti si leccano le ferite on-line. Ma a prevalere nei commenti è l’esaltazione: “L’Onda Perfetta è l’onda migliore, quella da cavalcare che vale una vita per tutti i surfisti” scrivono sul blog Ondanog8 “Quella espressasi questa mattina a Torino è stata l’Onda migliore possibile. Ha dimostrato, a mesi di distanza dalla mobilitazione dell’autunno, di esserci e di essere. Ha respinto l’arroganza del G8 dei rettori, asserragliati al castello del Valentino, tentando di stanarli, provandoci, credendoci, con la determinazione e la partecipazione di chi sa che in ballo c’è il proprio futuro”. Per quasi tutti i siti di riferimento i manifestanti erano di più dei 4mila segnalati dalla Questura, “10.000 studenti da tutta Italia in una marcia veloce, gioiosa ma incazzata, determinata e convinta, che in fretta e furia ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro)” si legge su Uniriot network, il sito che riunisce i vari comitati studenteschi sorti in autunno in tutt’Italia. Su Youtube i video degli scontri di ieri e oggi con la polizia contano già migliaia di visualizzazioni e commenti che vanno secondo i due filoni principali: “sbirri di m..” o “zecche, comunisti di m..”
Su Infoaut.org c’è una cronaca dettagliata della giornata con numerosi file audio e video dei lanci di lacrimogeni e dei tafferugli. Ma l’ultimo aggiornamento è fermo alle 13.40: “I compagni fanno barricate, la polizia cerca nuovamente di caricare ma trova una dura resistenza e si ferma”. Su Indymedia della Lombardia “Jack” fa un bilancio “tecnico” della giornata: “La pratica di piazza è stata ineccepibile e dovrebbe rappresentare un modello per tutti i cortei a venire: un solo camion sonoro in testa per lasciare libero sfogo comunicativo alla seconda metà del corteo e prova di forza finale contro obiettivi politici-simbolici-specifici, che garantisce la dovuta visibilità alla manifestazione (cosa che manca al 99% delle mobilitazioni di migliaia di persone che si risolvono nel nulla)”. Mentre un altro utente (firma anonimo) spiega perché non sono stati rilevati feriti tra i manifestanti: “Meglio non farsi schedare in ospedale. Però poi si parla solo dei feriti cc e ps, feriti da cosa? Intossicazione da lacrimogeno… ma non si dice”.
In particolare nei commenti dei vari forum si risalta l’attenzione dedicata dai media e in contemporanea l’eclissamento dei contenuti della conferenza dei rettori. Cosa di cui i rettori stessi si sono lamentati: “C’è stato un grosso problema di comunicazione. Dobbiamo cambiare il modo di comunicare”: e’ il commento del rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo che, nel castello del Valentino, ha ospitato l’evento. Anche le organizzazioni studentesche di destra criticano l’atteggiamento dei rettori, ma per l’ospitalità concessa ai manifestanti: “Smarrito nei pressi di Palazzo Nuovo rettore di piccola taglia”, c’è scritto sul volantino distribuito nei pressi dell’università di Torino da Azione universitaria, che protesta contro il rettore Ezio Pelizzetti per la gestione delle tensioni di questi giorni. ”Facilmente identificabile per via del suo collare rosso”, si legge ancora sul volantino, che promette in caso di ritrovamento ”1.200 euro di tasse universitarie in ricompensa”.
Diversi i toni, di rabbia e preoccupazione, da parte della polizia: “E’ arrivato il momento che il Parlamento legiferi norme serie che prevedano, in caso di reazione violenta dei manifestanti e di lesioni agli appartenenti alle forze di polizia, l’arresto obbligatorio con l’obbligo della custodia cautelare in carcere”, chiede Nicola Tanzi, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, commentando gli scontri in occasione del G8 Università e i numerosi agenti feriti. “Eravamo stati facili profeti” spiega Tanzi “nel prevedere quel che sarebbe successo oggi. La nostra organizzazione sindacale ha difficoltà a spiegare ai colleghi feriti che devono tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica senza essere garantiti da norme adeguate e con un riconoscimento economico legato alla specificità della professione di appena 2 euro al mese: questo, infatti, è il risultato delle risorse fino ad oggi stanziate dal governo”.
Mentre sul blog di Natascia La Pratese, dal titolo emblematico “all anarchists are bastard” (tutti gli anarchici sono bastardi), sottotitolo “Dalla parte di polizia e carabinieri contro i delinquenti devastatori di città ”, già lo scorso 14 aprile si diceva “attenzione al corteo del 19, per la “saldatura tra gli estremisti stranieri e gli elementi nostrani dell’anarco-insurrezionalismo”.
A parlare di “preoccupante campanello d’allarme”, in vista del prossimo vertice del G8 che si svolgerà a L’Aquila tra poco più di un mese, è in una nota il Consap, una delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative tra il personale della polizia. I responsabili romani, Giulio Incoronato e Francesco Paolo Russo, esprimono “solidarietà ai colleghi contusi ricordando che il bilancio di ieri, contava ventiquattro feriti fra le forze dell’ordine - 22 poliziotti e due carabinieri - due manifestanti arrestati, un terzo indagato, molte auto danneggiate, vetrine di negozi infranti”. Insomma “quanto avvenuto riporta ad un passato, a scene di violenza che si pensavano fossero superate. Ora il governo deve prenderne atto”.
E infatti, dal canto suo, il governo parla di scontri premeditati, organizzati da frange estremiste che non fanno parte del movimento studentesco. “La maggior parte di coloro che hanno commesso atti di violenza al G8 sull’Università a Torino, come ha sottolineato anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni non era composta da studenti” ha detto il ministro Gelmini. “Mi dispiace constatare che il G8 sull’Università , dove dovevano emergere all’esterno i molti contenuti di cui si è parlato, si sia tradotto in una visibilità solo per chi ha commesso atti di violenza, opera per la maggiorparte non di studenti” continua la Gelmini “mi rammarico per quanto è accaduto: probabilmente, la definizione di G8 ha da sola determinato un raggruppamento di persone, che con l’Università non hanno niente a che fare”.
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di Bianca Stancanelli
Dall’11 settembre 2001 sono più di 100 gli estremisti islamici condannati in Italia per reati legati al terrorismo internazionale. Nomi, accuse e condanne sono raccolti in un dossier elaborato dal procuratore aggiunto Armando Spataro, coordinatore del dipartimento antiterrorismo della procura di Milano, e pubblicato dall’Anm, l’Associazione nazionale magistrati.
Il dossier elenca 104 condanne, emesse soprattutto fra Milano, Brescia, Bologna e Napoli. Solo una su tre, 36 in tutto, riguarda la violazione dell’articolo 270 bis, il reato di terrorismo internazionale entrato ufficialmente nella legislazione italiana dopo il crollo delle Torri gemelle, mentre la gran parte delle sentenze fa riferimento ad associazioni a delinquere semplici. “Ma nella motivazione” annota Spataro “si può spesso leggere che i giudici hanno descritto quelle associazioni come finalizzate al terrorismo internazionale e riconducibili, in gran parte, a sigle conosciute come Gspc e Gia”.
Il numero delle condanne è in continuo aggiornamento, anche perché la maggioranza di quelle citate nel dossier si riferisce a processi per inchieste avviate prima dell’attentato alle Torri. Un dato curioso è la provenienza degli estremisti condannati. Due soli paesi, Tunisia e Algeria, riuniscono quasi i due terzi delle sentenze: sui 104 casi citati, i tunisini sono 49 e gli algerini 24.
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Da quando i giornalisti l’hanno scoperto, il sito di Soccorso rosso internazionale, organo ufficiale sulla Rete dell’eversione internazionale di matrice marxista-leninista e anarchica, è diventato un caso mediatico.
Ogni volta che compare una lettera di un presunto terrorista in carcere (l’ultima è firmata “Alcuni compagni arrestati il 12 febbraio”) o un’iniziativa di solidarietà a un militante prigioniero monta la polemica.
In realtà la Direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma tiene sotto osservazione quel sito da anni. E la pubblicità di questi giorni vanifica il lavoro di monitoraggio. I presunti neobrigatisti sanno di essere sotto i riflettori e ci giocano. Insomma lanciano i loro sassi nello stagno dei media e guardano l’effetto che fa. L’animatrice è la militante svizzera Andrea Stauffacher, indagata da quasi un anno dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte nuove Br.
Negli ultimi giorni, a otto anni dall’omicidio brigatista del giuslavorista Massimo D’Antona, il sito “invita a sostenere, diffondere e allargare il lavoro dell’Associazione di solidarietà parenti e amici degli arrestati”, gruppo con basi a Milano, Padova e Foggia. Un appello alla solidarietà che non stupisce gli investigatori, abituati al “cuore d’oro” di Stauffacher: nel marzo 2003 al funerale di Mario Galesi, il br che prima di morire uccise il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, c’era una corona di fiori. Sul nastro dorato il nome del mittente: Soccorso rosso.
Ma l’arcipelago della solidarietà pelosa ha molte isole in Rete. Sull’homepage di un altro sito, da tempo monitorato dagli investigatori (e ora dai giornalisti), c’è il testo di un volantino che invita a manifestare il 3 giugno contro il regime di carcere duro della casa circondariale dell’Aquila dove è “richiusa tuttora la prigioniera comunista Nadia Lioce”.
I giovani del centro sociale Gramigna di Padova vanno oltre e sulla loro homepage, oltre a pubblicare le lettere dei compagni arrestati il 12 febbraio, invitano a una “mobilitazione nazionale” di solidarietà : appuntamento il 23 giugno. Gradita folta rappresentanza di “pennivendoli di regime”.