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Euro-2008

Brutta Italia, fuori dagli Europei. Di rigore

riflettori sui tifosi

Guarda LA GALLERY della partita

Roberto Donadoni cambia, vara la quarta formazione in quattro partite, ma l’Italia contro la Spagna gioca male. Anzi non gioca. E dopo una partita noiosa sono i rigori a buttarci fuori dagli Europei. Il ct azzurro partito con l’Olanda con il modello Milan con Pirlo, Gattuso e Ambrosini, finisce con il centrocampo giallorosso dei De Rossi, Aquilani e Perrotta. Ma il problema non era a centrocampo: agli Azzurri manca un leader. Uno pronto a caricarsi sulle spalle i compagni nei momenti che contano.
Nei primi minuti le due squadre si studiano a ritmi bassi. Si temono. La Spagna fa possesso palla con Iniesta che fa il Pirlo, mentre l’Italia prova le ripartenze di sacchiana memoria.

Partita bruttissima fino al ’20. Ma poi non sarà meglio. Lentissime le due formazioni: per vedere il primo timido tiro in porta bisogna aspettare un colpo di testa di Perrotta, che non impensierisce Casillas. Al ’24 punizione per gli spagnoli: Villa tira una cannonata sul palo del portiere, Buffon sicuro. L’Italia accorcia troppo poco e la Spagna fa molto possesso palla: al ’32 tiro teso di Silva su cui Buffon arriva ancora una volta tranquillo sulla palla. Ma è alla mezzora che le Furie Rosse schiacciano gli Azzurri. Che finalmente si scuotono: Cassano salta Sergio Ramos entra in area crossa e Toni di testa prova l’acuto di testa. La gara si accende e dopo un capovolgimento di fronte Silva sfiora il palo con un tiro da fuori. Negli ultimi 10 minuti del primo tempo finalmente il match decolla e ora sono i nostri a schiacciare i rossi iberici.

Il secondo tempo ricomincia con i ritmi bassi del primo. La Spagna preme più degli Azzurri, che al ’61 hanno una fiammata con la migliore palla gol della serata: Cassano prova e riesce nel dribbling crossa e dopo una mischia in area Camoranesi appena entrato si trova sui piedi la palla sui piedi tira a colpo sicuro dal dischetto del rigore ma Casillas compie un miracolo. La partita si trascina stancamente e l’Italia continua a non fare gioco: solo lanci lunghi per Toni che è solissimo tra i centrali spagnoli.

Come nel primo tempo il match si accende a 10 minuti dal termine. Le Furie Rosse premono e con un tiro da fuori mettono in seria difficoltà Buffon che commette un errore lasciandosi sfuggire la palla: ci salva il palo.
Dura poco il fuoco. Il caldo, la paura di prendere gol più che di farlo fa sì che le due squadre guardino già ai supplementari. Che puntualmente arrivano.

Extra time che inizia con una staffilata di Silva che, a Buffon battuto, esce di un soffio. Risponde Totò Di Natale con un guizzo di testa, miracolo di Casillas che manda in angolo.
Dopo una partita incolore Aquilani esce a 13 minuti dal termine dei supplementari per Del Piero che è anche rigorista.
Al ‘110 Bagni, che commenta la partita con Civoli, nomina la parola che tutti hanno in mente: i rigori. Parola scontata, la lotteria dei rigori. Rigori che ci hanno dato il mondiale a Berlino e che a Vienna ci negano il passaggio del turno.
Dal dischetto sbagliano De Rossi, Guiza e Di Natale, mentre Fabregas regala la semifinale alle Furie Rosse, che nel dopo partita festeggiano la vittoria negli spogliatoi con re Juan Carlos.

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Le Pagelle

Buffon: 6. Compie numerose parate, ma nessuna difficile vista la sua bravura. Erroraccio su un tiro da fuori lo salva l’amico palo. Para un rigore, ma non basta.
Panucci: 6. Insieme a Chiellini è la diga centrale, ma è anche quello che fa i lanci con cui gli Azzurri iniziano sempre l’azione.
Chiellini: 7. Insieme a Panucci tiene bene la difesa centrale, facendo delle buone diagonali. Un grande intervento in area su Silva quasi da ultimo uomo salva il risultato. Non fa rimpiangere Cannavaro. Migliore in campo degli Azzurri.
Grosso: 6. Nel primo tempo inizia salendo bene sulla fascia sinistra, poi lascia molto l’iniziativa a Cassano. Nella ripresa si sacrifica molto di più in fase difensiva.
Zambrotta: 5,5. Gioca sulla fascia meno battuta dagli Azzurri, quella destra. Si vede poco, ma a pochi secondi dalla fine salva la Nazionale con una diagonale difensiva perfetta.
De Rossi: 6. Gioca nel suo classico ruolo di regista e di quinto di difesa al centro. L’errore dal dischetto pesa molto.
Aquilani: 5. Centrocampista di destra dove per di più l’Italia non gioca mai. Non è il suo ruolo e si vede. Compare nella ripresa con un timido tiro da fuori, poi niente più.
Ambrosini: 5,5. Lavora di fatica schiacciato in mezzo ai palleggiatori iberici.
Perrotta: 5. Tra i meno in forma. Tutti aspettano l’ingresso di Camoranesi. Cosa che avviene dopo pochi minuti dall’inizio della ripresa.
Cassano: 5,5. È tra i pochi in forma, ma salta l’uomo troppo lontano dalla porta. Nel primo tempo gioca solo lui. Nella ripresa va spegnendosi piano fino alla logica sostituzione con Di Natale
Toni: 5,5. Si batte come un leone lottando solo su palloni alti che gli arrivano dalla difesa o dalla tre quarti. Fa un lavoraccio sporco per tutta la partita. Generoso, ma poco incisivo.
Camoranesi: 6. Entra nella ripresa riuscendo a dare un po’ di brio agli Azzurri.Di Natale: 5,5. Il piccolo Totò prova il colpo di testa ma Casillas gli/ci nega la gioia del gol. Brutto rigore alla fine.
Del Piero: S.V. Entra a meno di un quarto d’ora dalla fine, ma incide poco.
Donadoni: 6. Azzecca i cambi, per la verità quasi obbligati, di Perrotta e Cassano per Camoranesi e Di Natale, che vivacizzano vagamente una stanca e con poche idee Italia. Forse avrebbe dovuto tirare fuori Toni nei supplementari per Borriello. La sufficienza la merita perché in campo ci sono andati i giocatori e non lui. E perché a pagare il prezzo nei prossimi giorni sarà lui. C’è da scommetterci…

Il VIDEO servizio:

Dopo l’uscita di scena ai quarti di Euro 2008, secondo voi, chi deve guidare gli azzurri per i Mondiali del 2010?

Lord Capello: Io gelido e duro? Ma se mi commuovo davanti a un quadro…

Fabio Capello. 62 anni, friulano

di Stella Pende

L’appuntamento si presenta già curioso. “Allora l’aspetto a Gallarate, il posto si chiama Il loft”. Dunque non nella sua “sterminata” casa di Londra (così l’ha definita il Daily Star), né da Nobu, ristorante giapponese dove mangia spesso (così ha scritto The Guardian) e neppure negli uffici di Sloane square. Ma nella fabbrica, anzi nella bottega d’autore di uno dei più eclettici designer italiani (Giorgio Saporiti). Entro, lo cerco. Invano. Solo saloni di meraviglie: divani come onde del mare, sedie che volano. Ma non dovevo incontrare il gladiatore del pallone, il duro, spartano e invincibile? Ecco la zona dedicata ai bambini: non sarà forse nascosto dentro la culla con gli smerli simili a quelli del castello della Bella addormentata? Sto per rinunciare quando in fondo a una stanza piena di rotoli di tessuti odorosi appare lui: maglietta bianca, blue jeans, cordialissimo.
Mister Capello, I presume… Siamo sicuri che lei sia il ruvido, impenetrabile, insomma l’antipatico nuovo allenatore della nazionale inglese? Si diverte moltissimo. “È che il design, come l’arte, mi rende mansueto, così ho pensato che l’intervista qui sarebbe venuta molto meglio”. Ma chi l’avrebbe immaginata tutta questa creatività da uno che si porta addosso la dannazione del gelido vincitore e che oggi dovrà resuscitare la nazionale inglese? Capello è obbligato al miracolo altrimenti romperà la leggenda. “Sono pronto”.
Era il 14 novembre 1973, l’Italia non aveva mai vinto a Wembley, ma quel giorno Fabio Capello sconfisse la maledizione segnando il gol che firmò la vittoria italiana. Oggi è la squadra inglese a non vincere più. E, guarda caso, per farla rinascere viene chiamato a Wembley proprio Capello.
Che effetto le fa, mister?
Come prendere uno schiaffo dalla storia. Ho incontrato quello stadio da giocatore. Era un monumento. Di giorno un calcio sublime, di notte le corse dei levrieri. Ricordo quel gol e la commozione di avere sfidato la leggenda della loro invincibilità. Oggi Wembley ha un’altra faccia, quella dello stadio più bello del mondo, ma io sono con loro dall’altra parte. Però rimarrò sempre l’italiano che ero quel giorno.
Vuol dire che per far vincere questa sua nazionale farà l’allenatore solo da italiano? Che, azzerate le tattiche e i modi anglosassoni, porterà dentro la squadra il suo modello di eterno vincitore?
Non potevo portare la tarantella a Madrid. Non porterò il flamenco a Wembley. Senta, un allenatore assomiglia un po’ a un direttore d’orchestra. E Claudio Abbado che conosco bene ha diretto concerti indimenticabili, trovando e valorizzando i talenti dei suoi. Stravolgere, come lei intende, un modello di orchestra o di gioco sarebbe fatale. Dunque cercherò di avvicinare il più possibile il mio modo ai loro modi. Dentro il campo e fuori nella vita. In Spagna non potevo chiedere a uomini che mangiavano a mezzanotte di andare a dormire alle 11.
E in Inghilterra non potrà chiedere a calciatori che trincano beati da mane a sera di rinunciare alla bottiglia…
Questo lo ha detto lei. Le faccio presente che i miei ragazzi prima della partita con gli Stati Uniti sono stati ad acqua e succo di frutta per una settimana
Certo, perché lei è un Torquemada. Perfino il premier Gordon Brown ha detto: “Mister Capello ha cominciato bene ripristinando la disciplina nella squadra”. Quali sono le altre torture imposte ai poveretti?
Macché torture! La squadra è piena di giocatori straordinari che non hanno bisogno di frusta. Certo, ho chiesto solo il rispetto degli orari.
E quello dell’abbigliamento: divisa obbligatoria con giacca e cravatta.
Ho solo chiesto di evitare la tuta. Quella è roba da calcio di serie C.
David Beckham ha detto che nella sua squadra ideale Tony Blair sarebbe un’ottima ala. E Silvio Berlusconi cosa sarebbe?
Tutto. Lui farebbe l’attaccante, l’ala, il terzino, lo stopper. E soprattutto l’arbitro. Invece io gli farei fare solo quello che segna i gol.
E a Walter Veltroni cosa farebbe fare?
L’attaccante di difesa. Sarebbe un meraviglioso Fabio Cannavaro.
Lei li ha avuti tutti e due come presidenti: Giovanni Agnelli alla Juventus e Berlusconi al Milan. Che differenza tra uno e l’altro?
Beh, l’Avvocato era come il Papa. Veniva a vederci 7 minuti, ci benediceva e poi spariva. Mi avrà telefonato due volte in 4 anni. Berlusconi telefona, arriva, commenta, urla, fa, disfà. Diventa famiglia. Un filo impegnativa, ma sempre e per sempre famiglia. Gli ho telefonato da poco per fargli i complimenti, ma gli ho anche detto che, se non rimette a posto l’Italia, la prossima volta voto Rifondazione comunista.
Anche lei è di quelli che vede i comunisti come una minaccia, Mister Capello?
La maggior parte dei miei amici sono, come si dice, di sinistra. Ma il passato governo non ha aiutato il Paese. E oggi Capello è un italiano davvero incazzato. E più mi sento italiano, più vado e vivo all’estero, più la rabbia cresce. Vede, io il senso di appartenenza ce l’ho come e più di altri. Vengo dal confine io. E quando Tito voleva spostare la frontiera ho rischiato di dover lasciare il mio Paese.
Torniamo a bomba: a Londra tutti parlano solo e solamente di lei, Mister Capello bamboccione che parla ogni giorno con mamma Evelina; Mister Capello e il suo appartamento extralusso; Mister Capello e le 8 ore di inglese al giorno compreso il supplemento notturno… Lei invece non parla con nessuno.
Non ce n’è bisogno. Fanno e dicono tutto gli altri. Ma poi siamo in un’epoca dove fior di balle su internet diventano subito verità. Andiamo per ordine. Siccome non trovavano me, sono andati da mia madre al paesello. Lei, che ha più di 80 anni, vive ancora nella nostra casa popolare, ha parlato teneramente di suo figlio. Il mio immenso e sterminato appartamento misura 100 metri circa. Veniamo alla total immersion notturna: faccio 3 ore al giorno d’inglese e, siccome ho già tenuto una conferenza stampa cavandomela benino, i giornalisti hanno scritto che mi rompo la testa sui libri anche di notte.
Si dice che lei sia un Paperon de’ Paperoni avvinghiato al suo tesoro, che abbia fatto investimenti immobiliari importanti in Italia e in Spagna, e che si intenda anche di commercio d’arte. Vero?
Ho passato una vita a sentirmi dire dai giornalisti: si racconta che…. E poi non era mai vero. Comunque, chi è stato molto povero ha sempre una reazione estrema al denaro. O diventi un mani bucate o rispetti i soldi e dunque li proteggi. L’arte? Possibile che per il barone von Thyssen si parli sempre di alto collezionismo mentre un allenatore di calcio rimane sempre uno che “si intende” solo di commercio d’arte? L’arte mi commuove. Tutta: da quella africana alla musica di Bach. Faccio fatica a capire il nuovo culto della fotografia. Se non si parla di Robert Capa, naturalmente.
Commozione, arte, Capa… Mister Capello, non sarà l’aria di Londra?
(Ride).
Rimanendo alle emozioni: qual è stata la più grande, il primo scudetto o la prima volta in Nazionale?
Monument Valley. Quando entri in quell’immensità e in quel silenzio… Ecco, quella è vera emozione
Passiamo alla scoppola, cioè allo smacco, all’umiliazione, al male…
Quando hanno fatto saltare con l’esplosivo i buddha di Bamiyan, in Afghanistan. Sono stato male, malissimo.
Mister Capello, vuole far venire i capelli bianchi ai suoi fan? E se lei parlasse anche di calcio benedetto?
A proposito di capelli, vorrei ricordare a Candido Cannavò che scrive sempre che mi tingo i capelli: no, non sono affatto tinti. Eredità di famiglia, Candido. Mi dispiace.
Cosa manca all’Italia di Roberto Donadoni?
Che stiano zitti quelli che non capiscono nulla di calcio. E anche gli altri. Credo in Donadoni, è un grande tecnico. Ha bisogno di più tempo e con la Francia l’ha dimostrato.
E qual è il giocatore inglese in cui crede di più, Steven Gerrard?
Lui e tutti. Vorrei spezzare una lancia per Beckham. È una pura star, ma come tutti i campioni dimostra umiltà e intelligenza. Le prime qualità di un grande calciatore.

Italia avanti, Donadoni carico: “Possiamo battere chiunque”

iDaniele De Rossi esulta dopo il gol

Ai due gol dei suoi azzurri si è alzato per “dare il cinque” a tutti. A fine partita, con la qualificazione in tasca, ai suoi giocatori ha dato un “dieci” in pagella. Nella conferenza stampa del giorno dopo il trionfo sui bleus di Francia, il Ct dell’Italia Roberto Donadoni si mostra sicuro: “Io non avevo dubbi, quest’Italia è una squadra che può battere chiunque. Ci sono state sofferenze ed errori, ma anche nella partita con l’Olanda avevo rivisto cose positive”
Fugati i dubbi, le paure, il fantasma di un ritorno di Lippi. L’Italia si è qualificata per i quarti di finale dell’Europeo come seconda del gruppo C e affronterà la Spagna, vincente del gruppo D, domenica 22 giugno a Vienna.
Sarà dura contro le furie rosse, ma il Ct bergamasco sa di avere a che fare con un gruppo capace di tutto. E li ringrazia i suoi uomini, i quali, secondo lui “vedono in me non solo l’allenatore, ma qualcosa in più. Il migliore attestato della loro stima è il divertimento che mostrano nella fatica. A qualcuno non piace, ma a me va bene così”.

E ancora: “Io vado avanti per la mia strada, faccio quello che devo fare insieme ai miei ragazzi, al mio staff con l’aiuto della federazione del presidente Abete che anche ieri ci ha dato gli stimoli giusti, usando parole che hanno contribuito ad arrivare al risultato. Non mi nascondo però che davo per assodato un certo tipo di comportamento se le cose non fossero andate bene”. Cioè che quella contro la Francia sarebbe stata la sua ultima panchina azzurra in caso di mancata qualificazione.
“Quando si vince, c’è una certa tendenza a dover accettare gente sul proprio carro. Ma noi lo facciamo volentieri”, ha concesso amichevolmente Donadoni, rispondendo a una domanda sul cambiamento di linea di parte della critica italiana e dei tifosi azzurri.
Che per la sfida decisiva contro i cugini transalpini sono stati 23 milioni 491 mila sintonizzati su Raiuno. Lo share è stato del 74,09%. Nel primo tempo gli spettatori sono stati 22.886.000 (72,84%) e nel secondo 24.107.000 (75.36%). Per l’Italia a Euro 2008 è il record di spettatori (ma non di share): la partita, quella del 13 giugno del pareggio con la Romania aveva avuto 16.470.000 con uno share del 79.87%. Nella partita d’esordio del 9 giugno invece, con la pesante sconfitta dell’Italia contro l’Olanda, gli spettatori erano stati 18.350.000 pari al 62.10%.
Va male invece proprio per i francesi. Bastonati dalla stampa. “Et maintenant?” (E adesso?) si chiede L’Equipe, riprendendo una celebre canzone di Gilbert Becaud, per commentare l’Euro, appena finito per i bleus, e per parlare delle prospettive della nazionale e del suo allenatore, Raymond Domenech. Per L’Equipe, che titola a tutta pagina “Ineluttabile”, è uscita una Francia “ultraprudente” contro la Romania, “ultrapermeabile” contro l’ Olanda, “ultrasfortunata” contro l’ Italia, segnata da un conflitto “fra i più giovani e i più vecchi”. E non è andata giù al giornale sportivo neanche la richiesta di matrimonio fatta ieri sera in diretta tv da Domenech alla conduttrice televisiva Estelle Denis: “Ad una importante domanda che riguardava il futuro della nazionale francese” scrive il quotidiano sportivo “il ct ha preferito rispondere con una piroetta, esponendo la sua vita privata. Un infelice impasto di generi, poco appropriato alle circostanze”. Anche le altre pagine dei quotidiani sono dedicate alla sconfitta dei vice campioni del mondo. France Soir se la prende con Domenech e titola “Dimissioni”, per Le Parisien è “La fine”, Liberation parla di Francia “crocifissa che lascia l’Euro senza gloria”, Le Figaro accusa: “la disfatta dei bleus”.
E c’è poco da stupirsi: a parti inverse cosa avrebbero scritto i giornali italiani?

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Serata dolce per l’Italia: avanti senza biscotto

Italia-Francia

L’Italia approda ai quarti di Euro 2008 contro la Spagna: alla faccia del biscotto.
A Zurigo si gioca una finale annunciata tra Italia e Francia, ma la testa - e anche lo zapping - è a Berna per evitare il biscotto tra Olanda e Romania.
Gli azzurri partono subito forte ma al 4′ Toni non approfitta di un errore di Abidal e spreca solo davanti a Coupet. Il portiere transalpino salva poco dopo su colpo di testa di Panucci ma nulla può al 23′ quando un grande aggancio di Toni su lancio millimetrico di Pirlo costringe il lentissimo centrale francese Abidal al fallo da ultimo uomo. Rosso e rigore netto. Che Pirlo con freddezza trasforma.

È il momento migliore per gli azzurri, i blues sono frastornati e in 10, dal 26′ al 34′ l’Italia ha quattro nettissime occasioni da gol che il Toni visto quest’anno in Bundesliga non avrebbe sbagliato. La Francia si riorganizza e alza il baricentro della squadra e si affaccia con Henry che prova un timido diagonale che Buffon sorveglia fuori. Il primo tempo si chiude con il palo di Grosso su punizione e con la pesante ammonizione di Pirlo che salterà i quarti con la Spagna.
Nel secondo tempo l’Italia parte male, schiacciata in difesa dalla Francia che con Henry prova ad impensierire Buffon con due tiri innocui. Un campanello d’allarme per Donadoni che rafforza il centrocampo tirando fuori Pirlo per Ambrosini. Al 53′ arriva la notizia che tutti aspettavano: Huntelaar porta in vantaggio l’Olanda e lo fa nel momento più brutto dell’Italia. Rinfrancati e svegliati da Cassano gli azzurri arrivano al raddoppio con una fortunosa punizione di De Rossi deviata da Henry.

La partita è ormai in discesa, Cassano trascina il pubblico e i telespettatori che davanti alla TV ormai fanno un continuo zapping su Rai2. Italia-Francia è una partita ormai morta: blues umiliati e Domenech sempre più grigio. Il raddoppio di Van Persie all’86′ ci fa dimenticare l’incubo del biscotto e ci manda ai quarti con la Spagna.
Grazie Olanda, scusateci se abbiamo dubitato di voi.

PAGELLE
Buffon: 7. Non fa nulla nel 1° tempo. Nella ripresa miracolo su Benzema che tira alla Del Piero.
Zambrotta: 6. Inizia lentamente, poi comincia a correre ma non è quello dei tempi migliori.
Chiellini: 6,5. Fa il suo dovere e da grande sicurezza alla difesa.
Panucci: 6,5. Buone le proiezioni del centrale giallorosso in area offensiva.
Grosso: 6,5. Sgroppa sulla fascia e fa buone diagonali in difesa. Peccato per il palo.
Pirlo: 7,5. Piedi d’oro e lanci millimetrici, migliore in campo. Ci mancherà contro le furie rosse.
De Rossi: 7. Quasi un quinto davanti alla difesa, strepitosa azione offensiva nel 1° tempo in cui marca tutta la difesa francese.
Gattuso: 6. Corre, ma non ringhia. Ammonito, anche lui salterà la Spagna.
Perrotta: 5,5. Uno dei pochi in ombra, non si adegua al modulo di Donadoni. Sostituito con Camoranesi.
Toni: 6. Non è quello dei tempi migliori, spreca molto ma si procura il rigore. All’ultimo secondo la sfortuna e la traversa gli negano il meritato gol.
Cassano: 7. In squadra a furor di popolo dispensa giocate splendide e bei cross, ma non salta mai l’uomo. È la marcia in più di questa Italia.

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Bar sport Italia. Per la sconfitta contro l’Olanda è già processo a Donadoni

Italia-Olanda: debutto amaro a Euro 2008

“Un caffè per favore”. “A me, doppio. Grazie”. Il bar è pieno e il barista romano e romanista, oltre a dispensare caffeina in abbondanza - e tutti sanno quanto ce ne sia bisogno dopo la batosta di ieri sera - rilascia anche sapienza. E filosofia del giorno dopo: “Ma come se fa a nun fa giocà De Rossi”. A 12 ore dalla bruciante sconfitta degli azzurri che sono stati spremuti dagli orange nella partita d’esordio di Euro 2008, i bar del Belpaese sono un fiorire di commenti.

Chi sostiene che sia tutta colpa di Donadoni. E chi pensa che in campo ci vadano i giocatori. Chi dice, come d’altra parte scrivono i giornali stamattina, che Gigi Buffon è stato il migliore in campo e chi – come il barista dietro Montecitorio – che abbia dato il via alla disfatta italiana: “Il miglior portiere del mondo non può uscire su un cross e rimettere la palla in mezzo all’area come ha fatto lui”.

Altro tema dibattuto quello del fuori gioco di Van Nistelrooy: Panucci per terra fuori dal campo era da considerare in gioco o no? “A dottò” dice ancora il barista/ct “se volemo vince contro i rumeni Donadoni deve fa giocà De Rossi, Perrotta e pure Aquilani”. Facile pensare che nella Milano nerazzurra il collega del barista romanista possa usare parole simili: “Assurdo far giocare il centrocampo del Milan quando quest’anno non ne hanno azzeccata una”. Parole a cui i rossoneri ribatterebbero subito accanendosi contro Materazzi: d’altra parte la sostituzione di un centrale difensivo è cosa rarissima nel calcio. La si fa solo se si è davvero disperati per il gioco o la forma. Ed effettivamente ieri sera Matrix era proprio a pezzi. “Speriamo che giochi Chiellini” è l’urlo che si leva nei bar di Torino “anche perché Materazzi in coppia con Barzagli era da brividi”.
I 56 milioni di ct italiani hanno tutti una loro soluzione. Ma tutti concordano: difesa e centrocampo avranno bisogno di una rivoluzione. Altrimenti la rivoluzione avverrà contro Donadoni nei bar: tutti vorranno la sua testa. E l’arrivo di un nuovo ct. Per andare a difendere il titolo in Sudafrica. “Perché non ci scordiamo” conclude il barista di Roma “che siamo campioni del mondo”.
Ecco il problema: siamo campioni del mondo. Ma noi giochiamo male quando siamo favoriti. Chi non ricorda Messico 1986, quando arrivammo da campioni del mondo e uscimmo contro la Francia di Michel Platini, dopo aver giocato un calcio bruttissimo? Una sola consolazione. Ora abbiamo le spalle al muro: contro la Romania dobbiamo vincere per forza. Poi c’è la solita “finale” contro la Francia…

Debutto amaro a Euro 2008: Italia sconfitta dall’Olanda per 3 a 0. Di chi è, secondo voi, la colpa?

Europei: la febbre del calcio contagia i politici

Roberto Donadoni
Ore 18, fuga da Montecitorio. Come la maggior parte degli italiani – che verso quell’ora scappano dagli uffici, prendono l’auto o la metro per arrivare a casa o dagli amici per non perdere l’esordio della Nazionale azzurra contro gli olandesi - anche i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento si preparano ad abbandonare i palazzi della politica, già di per sé non pienissimi al lunedì (la riforma promessa da Gianfranco Fini che allungherà la settimana di lavoro dal lunedì al venerdì dovrebbe arrivare infatti dopo la pausa estiva). La febbre, che comprensibilmente sta impossessandosi degli appassionati di calcio, non può non coinvolgere anche i parlamentari. È cosa nota che, in occasione di grandi eventi calcistici, la gran parte dei senatori e deputati si industriano per non perdere i match più significativi. In occasione degli ultimi mondiali, ogni gruppo parlamentare organizzò un maxischermo nei propri locali, per consentire ai “fuorisede” di seguire le partite in compagnia. A Montecitorio furono anche installati degli schermi nel cortile interno, per i tifosi fumatori. Ma non è infrequente che, anche per le partite di Champions league, i tifosi delle squadre di club impegnate facciano presente ai funzionari (soprattutto in tempo di Finanziaria) gli orari dei match della propria squadra del cuore, per evitare la seduta notturna in concomitanza.
E così nessuna riunione programmata per il tardo pomeriggio. Qualsiasi appuntamento è stato accuratamente spostato dalle segreterie al massimo per le 15. L’Udc ha chiuso in mattinata il suo Consiglio Nazionale.
A gridare “Forza Italia” da casa sua ad Arcore il premier, Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Milan tra l’altro ha dovuto fronteggiare il derby rossonero tra i due ct, che sono stati due suoi pupilli: Marco Van Basten allena gli orange e Roberto Donadoni è il tecnico azzurro. Ma la maglia azzurra non può confondersi con l’appartenenza al club e questa mattina Berlusconi ha telefonato al ct azzurro, Donadoni, per fargli “l’in bocca al lupo” in vista della partita di stasera con l’Olanda.
Il segretario del Pd, Walter Veltroni, che è stato oggi a Berlino per un convegno con la Spd, prenderà un aereo nel pomeriggio e dovrebbe riuscire ad essere davanti alla tv per vedere la partita a Roma.
Due sole mosche bianche. Di cui una, rossa: Fausto Bertinotti. Che alle 18 torna sulla scena pubblica per la presentazione del nuovo libro di Piero Bevilacqua dal titolo “Miseria dello sviluppo”. Una presentazione che dovrà durare poco. Molto poco.
Quindi il capogruppo al Senato dell’Italia dei Valori, Felice Belisario: “Il lavoro parlamentare - dice - viene prima di tutto. Oggi e venerdì nessun problema perché la partita non si sovrappone con il lavoro, ma se l’Italia, arrivando alla seconda fase, giocherà alle 18, ce la vedremo in differita, se giocherà alle nove, l’unico rischio sarebbe in caso di ostruzionismo parlamentare”.

Euro 2008. Sorpresa Donadoni: chiama Cassano. Ma anche Del Piero

Pirlo Cassano DelPiero
Ci sono entrambi: il genio e il bravo ragazzo. Antonio Cassano e Alessandro Del Piero: quello che perde le staffe per un’ammonizione e quello che lascia il rigore al compagno di squadra in lotta per la classifica cannonieri. Ci sono tutti e due, nella lista dei 24 giocatori convocati da Roberto Donadoni, ct dell’Italia, per il raduno di domenica 25 maggio a Coverciano, in vista della preparazione a Euro 2008 (in Svizzera e Austria: esordio azzurro contro l’Olanda, il 9 giugno a Berna).
Così, forse per influenza del cognome, forse per non aver voluto decidere, forse perché con due campioni così è impossibile ignorarne uno in favore dell’altro, forse perché ama le sorprese… Donadoni mette nella lista un nome inatteso, di quelli che fanno sensazione: il Pibe di Bari Antonio Cassano. Ma anche (a questo punto è il caso di dirlo), non contento di stupire, chiama pure il capitano juventino, Alessandro Del Piero.
Sorpresa anche per i giocatori esclusi che hanno parte del giro della Nazionale. Già, chi sono? Da segnalare innanzitutto in attacco Pippo Inzaghi, a cui non sono serviti i tanti gol delle ultime giornate di campionato. Ma, dice il Ct: “Quella di Inzaghi non è un’esclusione dettata dall’età ma solo una considerazione tecnica che ho fatto, semplicemente questo”. Fuori anche il difensore del Milan Massimo Oddo: “Chi è qui se l’è guadagnata. Altri non ci sono, come Inzaghi e Oddo. Mi dispiace per Oddo, che ha avuto un infortunio che l’ha condizionato. Solo una situazione fisica. Credo che quelli che verranno hanno dimostrato grande disponibilità. In questi due anni questa squadra ha dimostrato qualcosa, giocando in un determinato modo. Ma si può anche cambiare modulo, come è successo. I giocatori devono sentirsi responsabilizzati. Cassano non è una scommessa. Basta parlare di scommesse. Va bene a 16-17-18 anni. È finito il periodo delle scommesse. Ha una grande occasione, sa cosa vuol dire stare in questo gruppo, e lui si adeguerà a questo”.
Tra gli assenti spiccano pure i due campioni del mondo Vincenzo Iaquinta (Juventus, fermo per infortunio) e Alberto Gilardino (Milan) che hanno pagato l’aver giocato poco nelle rispettive squadre e anche Cristiano Lucarelli, a cui non ha certo giovato la retrocessione del Parma, mentre alla fine per la “lotta” per il terzo portiere l’ha spuntata De Sanctis su Abbiati, che non si sarebbe prestato a fare il secondo anche di Amelia.

La lista del ct Roberto Donadoni:
Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Marco Amelia (Livorno), Morgan De Sanctis (Siviglia).
Difensori: Cristian Panucci (Roma), Fabio Cannavaro (Real Madrid), Andrea Barzagli (Palermo), Marco Materazzi (Inter), Fabio Grosso (Olympique Lione), Gianluca Zambrotta (Barcellona), Giorgio Chiellini (Juventus).
Centrocampisti: Rino Gattuso, Andrea Pirlo, Massimo Ambrosini (Milan), Daniele De Rossi, Simone Perrotta, Alberto Aquilani (Roma), Mauro German Camoranesi (Juventus), Riccardo Montolivo (Fiorentina).
Attaccanti: Luca Toni (Bayern Monaco), Marco Borriello (Genoa), Antonio Di Natale, Fabio Quagliarella (Udinese), Alessandro Del Piero (Juventus), Antonio Cassano (Sampdoria).
Gli azzurri si ritroveranno domenica 25, a Coverciano. Il 28 maggio sarà consegnata all’Uefa la lista definitiva dei 23 Dopo l’amichevole del 30 a Firenze contro il Belgio, gli azzurri avranno due giorni di riposo, nella serata di domenica 1° giugno il nuovo raduno a Milano e il giorno dopo la partenza per il ritiro austriaco di Baden.

Sorpresa finale da parte del Ct: ha prolungato il contratto per altri due anni, fino al 2010. Ad annunciarlo il presidente della Federcalcio Abete, specificando che “costituisce è un atto di fiducia”. Nell’accordo c’è una clausola di rescissione libera e reciproca per liberarsi, da far valere entro 10 giorni dalla fine dell’Europeo per l’Italia.

I VIDEO servizi:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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