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Chi ha comprato 200 mila auto di lusso nel 2010? - TREND SUL WEB

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EVASIONE: 200 MILA AUTO DI LUSSO
Liberoquotidiano.it riporta un recente studio della Uil che mette a confronto questi dati: nel 2010 sono state vendute 206.000 auto di lusso a un prezzo medio di 103.000 euro. Ma nello stesso anno solo 71.989 contribuenti italiani, pari allo 0,17% del totale, hanno dichiarato al fisco più di 200.000 euro (P.S.: Chi ha comprato le restanti 134.011 auto di lusso?). Continua

Arriva il Napo, la moneta di Napoli per chi paga le tasse

©VINCENZO CORAGGIO / LAPRESSE

©VINCENZO CORAGGIO / LAPRESSE

Proprio mentre ai piani alti dei palazzi di Bruxelles si discute della tenuta dell’euro e dei vantaggi dell’unità finanziaria, ecco che qualcuno ha pensato di introdurre una nuova moneta, e proprio con lo scopo di sconfiggere la crisi, o almeno sopravviverle. L’idea, senza dubbio alquanto originale, non poteva che arrivare dalla fornace “dell’italico genio”, ovvero Napoli. Si chiama “Napo” ed è la prima banconota “coniata” dal sindaco partenopeo, Luigi De Magistris. Continua

Il Pd non ne azzecca una. Parola di Concita - TREND SUL WEB

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LE VERITA’ DI CONCITA SUL PD
Perché il Pd non ne azzecca una? Lo rivela l’ex direttrice dell’Unità Concita De Gregorio che ha partecipato all’assemblea nazionale dei precari: Continua

L’attacco della speculazione: chi vuole spolpare l’Italia


L'attacco della speculazione: chi vuole spolpare l'Italia

di Guido Fontanelli

A Edimburgo nuvole gonfie di pioggia fanno da sfondo al castello che domina la capitale scozzese. Una grande folla di signori in giacca e cravatta accorre all’International conference centre, dove il Cfa institute, la più grande associazione di professionisti del risparmio, tiene la sua conferenza annuale. Nella sala risuonano le parole di Felix Zulauf, proprietario e presidente dello Zulauf Asset Management, un hedge fund con sede a Zug, nell’omonimo cantone della Svizzera centrale, e con un patrimonio di 1,7 miliardi di dollari: «Tutti hanno gli occhi puntati sulla Spagna. Sbagliano. Credo invece che il prossimo paese a saltare sarà l’Italia». A una platea attenta e silenziosa, il 61enne Zulauf parla delle difficoltà delle banche italiane, zeppe di titoli di stato. E prevede: la crisi esploderà in estate. Continua

Se la Germania vuole spaccare in due l’euro


Una foto di repertorio del premier Silvio Berlusconi con il cancelliere tedesco Angela Merkel (ANSA/EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA)

Una foto di repertorio del premier Silvio Berlusconi con il cancelliere tedesco Angela Merkel (ANSA/EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA)

Sapete chi è Hans - Olaf Henkel? Il nome, probabilmente non vi dice nulla, ma questo distinto signore, oltre a essere un noto professore di Economia all’università di Mannheim, è stato anche il presidente dell’IBM Europa e il leader degli industriali tedeschi dal 1995 al 2000. Continua

Care adorate vecchie lire, il tesoretto nascosto nelle case degli italiani

Le care vecchie lire

Dalle farfalle ai francobolli. Dagli oggetti più bizzarri fino alle auto d’epoca. Ma in Italia c’è anche chi, tra il rimpianto, il ricordo e la nostalgia, una cosa colleziona più di altre: le care vecchie lire. Forse, per gli italiani, più di smania da collezionismo, si dovrebbe parlare di dimenticanza, o, più spesso, solo un ritrovamento casuale, in famiglia. Continua

Pensioni, due milioni con l’invalidità: una su due al Sud. Al Nord assegni più alti

La sede dell'Inps

2,1 milioni: tanti sono gli italiani che percepiscono una pensione di invalidità. E di questi quasi la metà si trova al Sud. Rispetto ad una media nazionale di 3,58 pensionati ogni 100 abitanti, al Nord le pensioni erogate sono 2,91, al Centro 3,73 e al Sud 4,39 ogni 100 abitanti. Sono i dati contenuti nella Relazione generale del ministero dell’Economia sulla situazione economica del Paese 2008.
Nel dedalo di dati, cifre e tabelle, si fa notare che la maggior concentrazione di invalidi in possesso di regolare assegno mensile è in Umbria (5,48 per 100 abitanti). Tutt’altro che trascurabile anche la somma complessiva che lo Stato ha destinato nel 2008 agli assegni di invalidità civile: 12,5 miliardi di euro. Considerando i trattamenti erogati al primo gennaio 2008, il ministero dell’Economia mette in evidenza un numero relativamente maggiore di prestazioni in tutte le regioni del Sud (in particolare Sardegna, Calabria, Campania e Abruzzo) rispetto alle regioni del Centro-Nord.
Le prestazioni di invalidità erogate al Nord sono 787.837 e percepiscono un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro, mentre al Centro si scende a 435.657 per 2,6 miliardi. Al Sud si trova il resto degli invalidi civili, ovvero 913.584 persone a cui vanno 5,2 miliardi di euro.
Tuttavia, quando si parla di importi, è il Nord che vanta le pensioni più alte, in media di 5.930 euro (contro il dato nazionale di 5.840), mentre al Centro le pensioni medie sono pari a 5.890 euro e al Sud arrivano a 5.750. Nel 2008 per i trattamenti di invalidità civile sono stati erogati 12,5 miliardi di euro.

Le disomogeneità di presenza di invalidi, a seconda delle zone d’Italia, fa pensare e non a caso l’Inps da tempo ha intensificato i controlli nel settore. Solo quest’anno sono state già revocate, secondo dati di metà anno, circa 7.000 prestazioni erogate indebitamente.
Le pensioni regione per regione (regione, numero, pensioni ogni 100 abitanti).

Nord 787.837 -  2,91
Piemonte 129.158  - 2,93
Liguria 65.966  - 4,10
Lombardia 268.703  - 2,79
Friuli V. Giulia 43.925   - 3,59
Veneto 138.931   - 2,88
Emilia Romagna 141.154   - 3,30

Centro 435.657  - 3,73
Toscana 130.954  - 3,56
Lazio 194.792   - 3,50
Umbria 48.425   - 5,48
Marche 61.486   - 3,96

Sud e isole 913.584   - 4,39
Abruzzo 58.617   - 4,43
Molise 12.051   - 3,76
Campania 264.489   - 4,55
Basilicata 23.595   - 3,99
Puglia 163.120  - 4,00
Calabria 101.049  - 5,03
Sicilia 204.064   - 4,06
Sardegna 86.599   - 5,20

Totale Italia: 2.137.078   - 3,58

Come funziona lo scudo fiscale: pagate e vi sarà aperto

Il caveau di una banca

La preda: 600 miliardi di euro fuggiti all’estero, in Svizzera e in altri paradisi offshore.
L’obiettivo: riportarne a casa almeno 100.
Lo scopo: ricavarne 5 miliardi cash offrendo ai fortunati proprietari uno scudo contro ogni grana fiscale e amministrativa passata, presente e futura.

Altre parti in causa: le banche, ancora sotto botta per la crisi che ha falcidiato depositi e gestioni e che ora attendono come una manna questo flusso di denaro. Ma anche Silvio Berlusconi, che su parte di quei miliardi ha messo gli occhi per destinarli alla ricostruzione dell’Abruzzo, una scommessa che non può perdere. In mezzo al ring Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ideatore dal 2001 al 2003 dei primi due scudi che fecero rimpatriare o regolarizzare 77,7 miliardi, con un introito per le casse pubbliche di 2,1 miliardi. Ecco come funziona lo scudo ter.

Tassa sui rendimenti.
La formula scelta prevede di fatto un’aliquota doppia rispetto al passato: il 5 per cento. Ci si arriva attraverso una tassa del 50 per cento annuo sui rendimenti ottenuti dai capitali all’estero nei 5 anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione: rendimenti fissati convenzionalmente al 2 per cento annuo. L’imposta si applica “sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno fino al 31 dicembre 2008 e rimpatriate ovvero regolarizzate a partire dal 15 ottobre 2009 e fino al 15 aprile 2010″.

Un paio di calcoli.

Che significa? A differenza del 2001-2003, quando una tassa del 2,5 per cento venne applicata direttamente sui capitali offshore, stavolta l’imposta è sui redditi prodotti da quei capitali. Rendite, però, inchiodate al 2 per cento l’anno, con tassa del 50. In altre parole: per fare rientrare dalla Svizzera 100 milioni che convenzionalmente hanno fruttato 10 milioni in 5 anni, si pagano 5 milioni. Se rientrassero 100 miliardi dai vari paradisi, l’obiettivo di incassare 5 miliardi sarebbe raggiunto.
Ma non si poteva tassare direttamente il capitale? Tremonti (anche se il testo è frutto di un emendamento) ha preferito seguire la via di altri paesi europei, come la Gran Bretagna, che per i loro scudi prevedono un’aliquota sugli interessi. Interessi, almeno per l’Italia, “sintetici”. Perché fino al 2007 quei capitali hanno probabilmente reso assai di più (la media Fideuram per i fondi monetari e obbligazionari italiani è stata nel 2003-2007 del 9 per cento), però nel 2008 la musica è drasticamente cambiata: su 66 mila fondi europei, gli azionari hanno perso il 42 per cento, gli obbligazionari il 5, i bilanciati il 20. Per evitare calcoli complicatissimi o furbesche autocertificazioni al ribasso si è deciso per il 2 per cento fisso. Non solo, stavolta i capitali devono rientrare fisicamente. Tranne quelli posseduti in paesi dell’Ue, o aderenti allo Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), che, pagata la tassa, possono restare là dove sono.

La fretta di Berlusconi.
Il presidente del Consiglio aveva in realtà puntato su un’altra soluzione: doppia aliquota, più bassa per chi investisse i soldi rimpatriati in titoli di stato, più alta per tutti gli altri. È il 20 marzo, al termine del Consiglio europeo, che Berlusconi parla per la prima volta di scudo: “Ma solo per i singoli che investissero nelle proprie aziende in Italia o sottoscrivessero emissioni particolari di titoli pubblici”.
La pratica diviene urgente dopo il terremoto del 6 aprile, con la promessa di dare a ognuno un tetto entro novembre, la ricostruzione. A Palazzo Chigi servono 3 miliardi “blindati”; e per un po’ è circolata una prima bozza di scudo, in 10 cartelle, che prevedeva proprio la doppia aliquota e “un’emissione speciale della Cassa depositi e prestiti”.

Tremonti sulle spine.
Quasi fosse un vangelo apocrifo, Tremonti ha sconfessato immediatamente quel documento. Anche perché conteneva una sanatoria per capitali frutto di reati che andavano dal falso in bilancio alla bancarotta fraudolenta. Il condono, per la verità, si sarebbe limitato agli aspetti tributari e contributivi, mentre lo scudo sarebbe stato inapplicabile nel caso di indagini della magistratura. Ma tanto era bastato a far montare le polemiche. Alla bocciatura preventiva ha comunque provveduto Laszlo Kovacs, commissario europeo per la Fiscalità, che ha visto nell’aliquota preferenziale per i titoli di stato italiani una forma di concorrenza sleale.

Paradisi perduti.
Il ministro è stato a lungo sotto pressione, ma sapeva anche di agire in una situazione molto più favorevole rispetto al passato. Stati Uniti, Europa e Giappone stanno mettendo la Svizzera con le spalle al muro perché allenti il suo segreto bancario. E altri paesi predispongono scudi per fare rientrare i capitali. Il governo di Berna ha firmato già dal 2003 con la Ue la Saving tax directive, cioè l’applicazione sui capitali di cittadini comunitari di un’aliquota che salirà fino al 35 per cento nel 2011; la tassa viene girata ai paesi di provenienza, detratto il 25 per cento che trattiene il fisco svizzero. Una prima manifestazione di buona volontà, e un minore appeal per gli evasori; tutto però travolto dalla crisi finanziaria mondiale.
Che ha minato fra gli altri il colosso Ubs. Barack Obama ha chiesto senza mezzi termini la lista dei depositi di cittadini americani; il governo di Berna gli ha rifilato un elenco di 52 mila conti cifrati. La Casa Bianca ha allora minacciato di ritirare alla banca la licenza di operare negli Usa. Nel frattempo Ocse e Unione Europea hanno stretto la vite sui paradisi fiscali.
Tremonti si è trovato così la strada spianata. A fine giugno ha introdotto due prime misure: l’inversione dell’onere della prova per chi tiene soldi oltreconfine (chi non dimostra a che cosa servono è considerato evasore) e, per le imprese, la tassazione secondo criteri italiani degli utili prodotti offshore.

Lo scudo fiscale in Ue

Pressing delle banche.
Tutte prevedono il successo dell’operazione. Osserva Luca Caramaschi, responsabile private wealth management della Deutsche Bank: “L’Italia può fare rientrare 100-120 miliardi, e il nostro istituto ne attende almeno 2″. Ma quali strade prenderanno una volta in Italia? “Un terzo andrà in attività finanziarie, compresa la borsa, dove ora si può acquistare a prezzi molto favorevoli. Un terzo servirà a ricapitalizzare aziende di famiglia a corto di credito. Un terzo sul mercato immobiliare: certo non per comprare blocchi di uffici, ma piuttosto ville e appartamenti di prestigio messi in vendita da ricchi proprietari impauriti dalla crisi economica. Qui al Nord ce ne sono molti”.
Dunque secondo Caramaschi si potranno rivitalizzare due settori in crisi: “Le aziende e gli immobili”. Come accadde con il primo scudo: il 40 per cento dei capitali si riversò sulle case, contribuendo non poco al boom dei prezzi.
Un po’ diverse le previsioni di Luigi Mannini, responsabile financial planning della Banca Finnat, tradizionalmente vicina alle ricche famiglie romane: “La mentalità di chi tiene soldi all’estero è conservativa: preservare il capitale. Quindi studieremo gestioni e trust sul modello di quanto trovavano offshore. Essenziale sarà fornire a questi clienti gestori dedicati e strumenti personalizzati”.
Su un punto Mannini è d’accordo con Caramaschi: “Molte imprese sono sottocapitalizzate, questa è l’occasione per dotarle di soldi freschi”. Alessandro Dragonetti, partner e capo dell’area finanza dello studio Bernoni e associati, consulente di imprese e privati, ritiene essenziale la semplicità dello scudo: “Deve essere “one shot”, semplice da attuare e da pagare. Solo questo impedirà ai capitali rientrati di espatriare di nuovo, come è accaduto durante il governo Prodi. Perché è vero che la Svizzera è in crisi, e qui c’è la necessità di ricapitalizzare qualche azienda. Però ci sarà sempre qualche altro paradiso pronto a farsi avanti. La finanza è fatta così. I ricchi pure”.

LE CIFRE
Stime dei capitali e beni italiani di privati nei paradisi fiscali: 600 miliardi di euro. Sono depositati in:
Svizzera 65%
Lussemburgo 12%
Principato di Monaco 6%
Liechtenstein 2%
San Marino 1,5%
Austria 1,5%
Gran Bretagna 1,0%
altri paesi 11% (Isole Cayman, Bermuda, Bahamas, Panama, Singapore, Costa Rica…)

Lo scudo fiscale negli anni passati

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