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Meno di 24 ore di campagna elettorale ed ecco un nuovo siluro contro il premier. Anche stavolta dalla stampa straniera. Il quotidiano spagnolo El Pais pubblica, in esclusiva, nell’edizione di venerdì 5, alcune delle foto scattate di nascosto in Sardegna e messe sotto sequestro. O meglio, scrive lo stesso giornale, “una selezione di fotografie delle feste del Cavaliere che sono state censurate in Italia dopo la denuncia del presidente del Consiglio” (qui l’articolo di Panorama sullo pseudoscoop di Villa Certosa).
Il premier: non ho paura, nessuno scandalo
Berlusconi reagisce subito e non senza sdegno: “Non ho nessuna paura, si tratta di foto innocenti, non c’è nessuno scandalo”, anzi. Poi sbotta: “Questa è una violazione del privato ed una aggressione scandalosa. Le foto ritraggono delle persone che fanno un bagno in una Jacuzzi all’interno di una casa privata destinata agli ospiti”. Insomma, aggiunge, “io ho ricevuto una delegazione della Repubblica Ceca e non è possibile che una persona a un chilometro di distanza pretenda di intromettersi in una situazione e prenda delle foto all’interno di un’abitazione. Il diritto alla privacy va tutelato soprattutto in presenza di ospiti illustri”. Così il presidente del Consiglio ai microfoni di Radio Anch’io.
Quanto al giudizio che potrebbe arrivare dalla Santa Sede nessun problema: “Se c’è un governo che è vicino ai cattolici” precisa subito Berlusconi “è questo, tanto che un alto esponente del Vaticano ha definito i rapporti tra il governo e la Santa Sede i migliori rispetto a tutti i precedenti governi”.
E come se non bastasse, il parlamentare del Pdl e legale del presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini, annuncia una denuncia al quotidiano spagnolo. “Abbiamo dato mandato al professor Orazio Oliva” avverte “che sta già predisponendo gli atti e li depositerà nelle prossime ore”. E aggiunge: “Qui non è una questione di privacy, ci sono delle foto sequestrate perchè una procura sostiene che sono state acquisite illecitamente”.
Foto di El Paìs pixelate
I volti dei protagonisti delle immagini sono stati oscurati dall’autore tranne quello del premier. Sotto il titolo “Le foto vietate da Berlusconi” il giornale spagnolo pubblica alcuni scatti nei quali compare il Cavaliere in compagnia di alcune donne, poi due ragazze in topless che prendono il sole e ancora foto che ritraggono gli ospiti della villa in momenti di relax. El Pais nell’articolo scrive che Antonello Zappadu, 51 anni, “che fra il 2007 e il 2009 fotografò Villa Certosa, la splendida villa sarda di Berlusconi”, è diventato “il principale teste a carico” nella controversia innescata dalle dichiarazioni di Veronica Lario, che hanno “scatenato un terremoto politico”.
Berlusconi: siamo tra il 42 e il 45%
Tornando poi ai temi più di carattere elettorali, il premier si è detto: “Fiducioso che avremo successo su tutti i fronti. Ho fiducia negli italiani, la sinistra si è appalesata per come è, facendo una campagna basata su calunnie e gossip. Ho fiducia nell’intelligenza degli italiani e il voto sconfiggerà pesantemente” gli avversari. Questo il pronostico che fa Silvio Berlusconi, parlando a Unomattina. Il presidente del Consiglio aggiunge di non temere l’assenteismo “perché i cittadini hanno capito di avere un’occasione unica”. “Noi, in base agli ultimi sondaggi, siamo tra il 42 e il 45%, avremo il gruppo più importante all’interno del Ppe, che sarà decisivo per tutte le scelte determinanti Del Parlamento europeo. Quello delle Europee è un voto per l’Italia, il voto dato alla sinistra sarà ” ha aggiunto “assolutamente ininfluente”.
Franceschini: il Cavaliere racconta balle da 15 anni
Per quanto riguarda invece Dario Franceschini, segretario del Pd, preferisce commentare la vicenda dei voli di stato: “Il lavoro della magistratura va rispettato e noi non parliamo mai di complotti come invece fa Berlusconi”. Dal palco di piazza Maggiore a Bologna, il segretario del Pd Dario Franceschini “alza la voce” contro il presidente del Consiglio. Che, dice, “racconta balle da 15 anni, promette cose mirabolanti prima delle elezioni per poi tradirle”. E via con l’elenco: Malpensa, oggi “un aeroporto fantasma”, il taglio delle risorse per il Sud come “ringraziamento per i voti” presi e l’annuncio dato nell’ultimo giorno della campagna elettorale dell’anno scorso sull’eliminazione del bollo auto. L’attacco non si ferma: “Non solo si raccontano balle prima e poi si fa scendere il silenzio”, dice, facendo riferimento alla vicenda dei rifiuti di Napoli (”che ci sono ancora”) e all’emergenza scoppiata in questi giorni a Palermo (”dove bruciano i cassonetti, ma siccome è una città governata dalla destra le telecamere non devono vedere”).
Quindi, secondo il segretario Pd: “È ora di voltare pagina, da quindici anni vediamo sempre le stesse cose, Berlusconi ha iniziato a fare lo stesso tipo di campagna elettorale quando chi oggi vota aveva 3 anni: promesse miracolose, odio, complotti”. Infine la chiamata “alle armi” elettorali: “Io penso che nel 2009 gli italiani debbano votare non in base alle convinzioni ideologiche ma misurando la capacità delle persone, ogni volta deve essere come la prima volta”, ha spiegato Franceschini lanciando un deciso appello contro l’astensionismo: “Non è il momento di astenersi, c’è da decidere un modello di società , se uno sta a casa e si astiene dà più forza a Berlusconi”.
Al comizio Pd il blitz della pornostar
A interrompere la requisitoria di Franceschini, solo lo show (qui le foto del blitz) della pornostar Laura Perego (nota per le sue incursioni alla Borsa di Milano e all’ultima edizione di Sanremo). La donna, in bikini nero, aveva sui seni le scritte “PDI 24%” e “PDL 43%”. Ha urlato “vergogna” e poi si è stesa a terra. Quindi è stata allontanata dalle forze dell’ordine, che hanno chiamato un’ambulanza. Franceschini si è fermato, ma poi intuendo che si trattava di una performance, ha ironizzato: “Ha avuto un momento di gloria anche lei”.
Guarda le FOTO del blitz di Laura Perego al comizio di Franceschini
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Sul tavolo del Corecom aspettano solo che da Roma arrivi l’atto ufficiale. Questione di giorni, forse di ore. Ma nella sede milanese dell’Agenzia regionale delle comunicazioni non hanno dubbi sull’esito dell’istruttoria. Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, avrebbe violato la legge sulla par condicio. Centinaia di migliaia di euro spesi fuori tempo massimo, quando la legge imponeva agli enti pubblici il silenzio: spot e trasmissioni televisive, periodici patinati distribuiti in ogni angolo della regione, pubblicità su quotidiani nazionali e locali. Tutto a ridosso di una difficile campagna elettorale che vede Penati contrapposto a Guido Podestà , europarlamentare del Popolo della libertà .
La storia comincia da un esposto. Lo ha presentato al Corecom il 16 aprile il capogruppo del Pdl alla provincia, Bruno Dapei. Il consigliere cita la legge del 2000: vieta alle pubbliche amministrazioni ogni “attività di comunicazione” in prossimità del voto, a eccezione di quella “impersonale e indispensabile per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”. “Regola scattata il 3 aprile 2009, giorno della convocazione dei comizi elettorali per le europee” spiega Dapei. “Mentre Penati ha continuato a fare propaganda per sé, mascherandola da necessità istituzionale. Tutto con i soldi della Provincia di Milano. E non con i suoi, come era doveroso”.
Qualche giorno dopo l’esposto il Corecom invia il risultato dell’istruttoria all’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che dovrà dire l’ultima parola. “Ma la violazione è già stata accertata” sostiene Maria Luisa Sangiorgio, presidente del Corecom in Lombardia. “Aspettiamo solo che ci arrivi il dispositivo per comunicarlo”.
Le infrazioni riguarderebbero tre iniziative: un periodico, alcuni spot e una campagna pubblicitaria. La prima è La provincia in casa, trimestrale patinato che, storicamente, esalta le gesta della giunta di turno. Il numero di aprile strilla in copertina: “Le cose fatte dal 2004 al 2009″. Apre una lunga intervista a Penati, si prosegue con la posta del presidente, a seguire dettagliati resoconti degli assessori sugli obiettivi raggiunti. Per questo giornale l’amministrazione non ha lesinato: 23.880 euro per la grafica, 95.940 euro per stampare 250 mila copie in più dell’usuale, 59.362 euro per allegarlo ai settimanali, 75.730 per le varie ed eventuali. Totale: 254.912 euro. Tutte le delibere di spesa sono state approvate il 30 marzo. Il trimestrale è uscito il 15 aprile, “cioè 12 giorni dopo il silenzio elettorale. In palese contrasto con la legge sulla par condicio” accusa Dapei.
Il garante si è occupato anche dell’acquisto di pubblicità e trasmissioni andate in onda nelle tv locali tra fine gennaio e aprile inoltrato, per cui sono stati usati 121.968 euro. Tutto lecito per la Provincia di Milano: si tratta solo di diversa interpretazione della legge. Secondo gli uffici della presidenza, la data entro cui si poteva fare attività istituzionale non era il 3 aprile, bensì il 23 dello stesso mese, giorno in cui è stata comunicata la data delle elezioni amministrative. È quella che fa fede. Comunque ogni comparsata televisiva sarebbe stata cautelativamente sospesa il 17 aprile, quando il garante ha comunicato di avere aperto l’istruttoria.
Eppure, solo due giorni dopo, vengono stanziati 49.024 euro per la campagna “Ne abbiamo fatta di strada”: raffiche di spot e inserzioni su diversi quotidiani. Soldi che si aggiungono ai 284.088 euro sborsati a partire dal 30 marzo per lo stesso progetto. E comunque si tratta solo di comunicazione istituzionale, ha chiarito Penati. Compreso lo spot in cui il presidente snocciola le mirabili cose fatte durante la legislatura.
Riassumendo: negli ultimi tempi la Provincia di Milano, per propagandare il bene profuso durante il mandato, ha speso circa 608 mila euro. Un calcolo probabilmente per difetto. Gran parte di questi soldi ha dato frutti in prossimità del giorno in cui la par condicio vietava ogni attività . Che per gli uffici di Penati era il 23 aprile. “La norma invece è chiara” sostiene Sangiorgio. “La data è il 3 aprile”.
Cosa rischiano ora Penati e i suoi? Il garante probabilmente imporrà loro di avvisare gli elettori, con visibilità , dell’inosservanza. Potrebbe essere il preludio a un accertamento della Corte dei conti.
Il presidente però è sicuro di aver rispettato la legge. Anche se conviene che “quella delle date è un’interpretazione controversa. Noi abbiamo seguito le indicazioni che ci hanno dato i nostri uffici” chiarisce. “Non l’avremmo fatto se non fossimo stati convinti che tutto era più che lecito. In ogni caso non stiamo parlando di propaganda politica, come ci accusano i nostri avversari. Ho la coscienza a posto. Faremo valere le nostre ragioni”.
Penati riattacca a parlare dopo qualche secondo di silenzio: “Si sa, è più rumoroso un albero che cade che una foresta che cresce. Comunque mi rendo conto che durante ogni elezione ci si spinge a polemiche del genere. Io la feci a suo tempo. Adesso la fanno i miei avversari”.
Uomo di mondo e di garbo, Penati. E soprattutto di buona memoria. In effetti il 13 marzo del 2004 sul Corriere della sera si scagliava contro l’allora contendente Ombretta Colli, che guidava la Provincia di Milano: “Sono stati finanziati abbondantemente prodotti di comunicazione come spot, affissioni e periodici di informazione fintoistituzionale. Tutti giocati sull’immagine della presidente, com’è tipico della propaganda elettorale”. La nemesi è arrivata cinque anni dopo.
( antonio.rossitto at mondadori.it)
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Supera a malapena il metro e 60 e non indossa mai la gonna. È carina, certo, ma a prima vista colpisce di più il suo aspetto risoluto. Licia Ronzulli, quasi 34 anni, insieme con Lara Comi e Barbara Matera, è una delle tre giovani nuove candidate dal Pdl alle elezioni per il Parlamento europeo. Non lavora nel mondo dello spettacolo né, come qualcuno ha azzardato, ha mai fatto la massaggiatrice. È una dirigente sanitaria che ha iniziato come infermiera.
Intorno alla definizione delle liste ci sono state molte polemiche, soprattutto riguardanti le presenze femminili. Qualcuno vi ha definito “veline”, Veronica Berlusconi ha addirittura parlato di “ciarpame”…
Tutto quello che si è detto prima della presentazione delle candidature era frutto di supposizioni. Certi nomi non credo siano mai stati considerati, anche se a qualcuno ha fatto comodo sbandierarli. La sensazione è che si sia fatta pulizia per non assecondare le chiacchiere. È così?
Sono tutte malignità . I candidati che il Pdl ha scelto sono la conseguenza di un’attenta selezione effettuata su mandato del comitato di presidenza del Popolo della libertà ai tre coordinatori nazionali e che nulla ha a che fare con la lettera della signora Berlusconi. Io, comunque, non mi sono mai sentita coinvolta dalle polemiche. Continua
“Sono preoccupato e dispiaciuto, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti”.
All’indomani dell’annuncio della moglie Veronica Lario di volere divorziare, il premier Silvio Berlusconi non nasconde il suo stato d’animo e, in due interviste ai direttori di Corriere della Sera e Stampa, dice: “Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali”.
A chi gli chiede se sia ancora possibile salvare un rapporto che dura da quasi trent’anni, di cui diciannove di matrimonio, il premier risponde: “Non credo, non so se lo voglio io questa volta. Veronica dovrà chiedermi scusa pubblicamente. E non so se basterà . È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo. È davvero troppo”. E ancora: “Veronica è caduta in un tranello. E io so da chiè consigliata. Meglio, sobillata”.
Per Berlusconi, in questi giorni, i media hanno “preso le parole della signora, le hanno amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi”. Il presidente del Consiglio chiarisce le ultime polemiche, sulla festa della diciottenne Noemi a Napoli e sulle liste del Pdl per le Europee.
“Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. È una cosa che non posso sopportare. Io” spiega sulla sua presenza alla festa di Casoria “sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro”.
Poi, sulle candidate per un seggio a Strasburgo, dice: “Non avevamo messo in lista nessuna velina e quelle tre che sono state escluse all’ultimo minuto erano bravissime ragazze, con ottimi studi. E che male c’è se sono anche carine? Veronica ha creduto alle tante cose inesatte scritte in questi giorni”.
E adesso? “Andrò per avvocati anch’io” annuncia Berlusconi “ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione, ma è meglio lasciar stare”.
Infine, con le Europee alle porte, il premier si dice tranquillo per i sondaggi: “No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli”.
Il VIDEO servizio:
LEGGI ANCHE: Veronica Lario chiederà il divorzio da Berlusconi - Veronica: sulle donne ciarpame senza pudore - Ecco le Eurocandidate per il Pdl: Matera, Comi e Ronzulli. In corsa per Strasburgo
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Luigi Crespi, l’ex sondaggista un tempo più amato da Silvio Berlusconi, non ha alcun dubbio: ci sono in giro meno manifesti elettorali. Nonostante i costi si siano ridotti: “L’anno scorso viaggiavano sui 500 euro l’uno, oggi da 150 a 170 euro”, ha detto a Panorama. In effetti: “Non li ho mai visti così vuoti. Per la prima volta da 10 anni mancano i 3×6 con la faccia di Berlusconi. E sono pochissimi gli altri manifesti: malriusciti quelli del Pd, discutibili i poster di Pier Ferdinando Casini abbarbicato ai figli, di gusto anni Cinquanta, però efficaci sul target, i dipietristi”. Ma soprattutto: “Colpisce l’assenza totale delle nuove aggregazioni, dei nuovi marchi politici come Sinistra e libertà , o Destra-Lombardo-Pensionati-Pionati. Mancano 40 giorni al voto, dovrebbero essere già in pista per farsi conoscere”. E invece: missing, non pervenuti.
Guardandosi intorno si ha la conferma: sui muri delle città e negli spazi dedicati ci sono meno manifesti, Ma anche meno brochure, meno poster e meno “santini” elettorali: per la campagna elettorale che porterà i candidati al Parlamento europeo i partiti intensificano la presenza su internet e tendono a risparmiare sulle spese, complice la crisi economica che incide anche sulla macchina organizzativa delle formazioni politiche in vista del turno elettorale del 6 e 7 giugno prossimi.
Il Pdl cercherà di limitare al massimo la produzione di poster elettorali: il nostro miglior manifesto, dicono in Via dell’Umiltà , è ciò che sta facendo il governo per l’Abruzzo, un tema che con ogni probabilità sarà in primo piano nella lettera agli italiani che Berlusconi dovrebbe “spedire” a fine maggio. Intanto si lavora per “rafforzare” il sito internet del Pdl e il sito www.governoberlusconi.it, che è anche su Facebook, la nuova frontiera della comunicazione, anche politica. Ma il meccanismo delle preferenze della legge elettorale per le europee, e non delle liste bloccate come per le politiche, impone comunque al candidato una serie di spese: gli spazi pubblicitari da acquistare sui media, le cene elettorali da organizzare, le “cartoline” da inviare ai potenziali elettori ed altro ancora.
Anche il Pd cercherà di stringere i cordoni della borsa: la campagna elettorale dei candidati del centrosinistra sarà basata sull’autofinanziamento. Dal partito arriverà un sostegno sotto il profilo della comunicazione e dell’organizzazione di eventi durante la campagna elettorale. I candidati, comunque, dovranno presentare al partito una documentazione sui fondi raccolti e sulle spese sostenute.
Il partito guidato da Franceschini marcia in campagna elettorale su un doppio binario: da un lato il porta a porta capillare sul territorio, dall’altro, come del resto anche gli altri partiti sugli spot ospitati dai media. Anche per il Pd uno strumento valido in campagna elettorale sarà la rete. Ha cominciato l’ex leader Walter Veltroni, prima del voto dell’aprile 2008, sull’onda del successo che internet aveva fatto registrare nella campagna elettorale di Barack Obama per le presidenziali Usa. Da quel momento le iniziative si sono moltiplicate a livello locale e ora rappresentano un utile tam tam informatico a costi molto ridotti e dalle grandi potenzialità . Ai manifesti, comunque, il Pd non rinuncia: dopo la prima tranche con lo slogan ‘Ue! L’Europa si occupa di chi perde il lavoro. Berlusconi nò, si è passati alla fase dei cittadini-elettori che “spingono” fuori dal manifesto l’inquinamento, la disoccupazione, la povertà al grido di “più forti noi, più forte tu”. Poi, qualche giorno fa, è partito da Torino ed è arrivato a Venezia il “treno per l’Europa” di Franceschini. Parigi, Berlino, Praga le tappe per i 400 giovani a bordo.
E se Franceschini ha scelto il treno, la Lega punta sul camion: una cinquantina di automezzi con la “vela” verde veicoleranno soprattutto al Nord il messaggio elettorale del Carroccio e i suoi slogan. Ma ci saranno anche i gazebo a dare una mano ai candidati leghisti, visto che i manifesti 6×3 saranno dedicati ai big, primo fra tutti Umberto Bossi, capolista in tutte le circoscrizioni.
Dai camion della Lega al Tir dell’Udc di Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. Il bisonte della strada targato Udc porterà nelle piazze italiane il messaggio politico dei centristi e servirà da palco ambulante negli spostamenti più significativi dei due leader. Anche il partito dell’ex presidente della Camera opta per una campagna elettorale sobria sotto il profilo economico: il budget sarà ridotto di un terzo rispetto al passato. Ai manifesti, però, l’Udc non rinuncia. Ora in primo piano sono quelli con le foto in bianco e nero di Casini con i suoi figli e lo slogano “Un disegno comune” che utilizza le iniziali dell’acronimo del partito. La rete diventa una risorsa preziosa di comunicazione politica ed elettorale anche per l’Udc: Casini è già su Facebook ed in queste settimane pensa di intensificare la sua attività in rete. Più lavoro, in vista della doppia consultazione elettorale di inizio giugno anche per il sito del leader Udc, mentre i giovani centristi stanno anche loro aumentando il ritmo dell’attività online da bravi “navigatori-militanti” per diffondere contenuti e proposte del programma dell’Udc per Strasburgo.

E alla fine ne rimase solo una: Barbara Matera. Sarà lei l’unica candidata del Pdl, proveniente dal mondo dello spettacolo. Delle altre paventate veline, neanche l’ombra. E i vertici del Pdl negano con forza che nella scelta dei nomi abbia pesato lo sfogo di Veronica Lario che ha attaccato senza mezzi termini le indiscrezioni di questi giorni definendo alcune candidature “ciarpame senza pudore”.
L’ex annunciatrice Rai è candidata alle elezioni del 6 e 7 giugno al Sud (è all’ottavo posto della lista). Nella stessa circoscrizione ci sarà anche il leader dell’Udeur Clemente Mastella (che sta proprio davanti a lei, alla settima posizione). Subito dopo il capolista Silvio Berlusconi c’è anche l’eurodeputato Salvatore Tatarella (in quota An). Seguiti da Raffaele Baldassarre, Giuseppe Gargani e Franco Malvano.
Nella circoscrizione elettorale nord-occidentale, dopo il Cavaliere capolista è Ignazio La Russa l’unico ministro del Pdl in corsa per le europee. In tutto sono 19 nomi. Subito dopo il coordinatore del Pdl, al terzo posto c’è l’attuale vicepresidente del Parlamento Ue Mario Walter Mauro.
In testa di lista anche Cristiana Muscardini (quota An) e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini. Seguono Valentina Aprea, Fabrizio Bertot, Vito Bonsignore, Elena Centemero. Al decimo posto c’è Maristella Cipriani, poi la giovanissima Lara Comi classe ‘83 (stimatissima dal Cavaliere, ex bocconiana e per un soffio non eletta alla Camera lo corso aprile), Roberta Della Vecchia, Isabella De Martini, Carlo Fidanza (An), Giuseppe Menardi, Nicola Orsi. Al 17esimo posto figura Laura Ravetto, responsabile del settore nazionale del Pdl propaganda-immagine-comunicazione, Licia Ronzulli e Iva Zanicchi (euroeputata uscente).
“La Matera ha fatto la presentatrice in Rai, non mi pare un titolo per l’esclusione dalle liste elettorali. Certo, non è bella come Sassoli, non è un velino come lui”, dice Ignazio La Russa, presentando le liste e non risparmiando una “stoccata” al Pd, che ha candidato per le europee il celebre mezzobusto del Tg1, a proposito della polemica sulle candidate del Pdl.
E poi via alla lettura dei curricula delle donne in corsa per l’europarlamento, con il coordinatore del Pdl che si sofferman anche sui nomi finiti al centro delle cronache: “Laura Comi si è diplomata con il massimo dei voti ed ha una laurea con lode. E qualcuno si è azzardato a dire che è una velina”, ha spiegato La Russa. “Mi scuso se non abbiamo potuto dare materiale per il gossip, lo dico ai giornali scandalistici” ha detto La Russa “Ai giornali che si occupano di politica chiedo di mettere la parola fine sul gossip di questi giorni”.
Nel presentare alla stampa i candidati, anche gli altri due coordinatori del Pdl hanno decisamente negato che fosse necessario depennare qualche nome, sulla scia delle parole della signora Berlusconi: “C’è stata una campagna di disinformazione, farcita di falsità palesi” e “si sono fatte polemiche sull’inserimento delle cosiddette veline: è tutto falso”, ha attaccato Sandro Bondi. In qualche modo, però, La Russa riconosce che alcuni dei nomi usciti nei giorni passati non erano del tutto inventati: “Quando si preparano le liste si raccoglie tutto e il contrario di tutto”, ha detto, bollando come “spocchioso razzismo” l’idea di scartare chiunque a priori in ragione del lavoro che fa. In ogni caso, ha aggiunto il ministro della Difesa, “i curricula delle candidate” dimostrano che nulla di quanto scritto alla fine sia arrivato: per questo, ha aggiunto, “chiedo alla stampa di mettere fine a questo gossip”. E così, in conclusione, l’unica del mondo dello spettacolo a trovare posto nelle liste (ottava nella circoscrizione ’sud’) è stata proprio la Matera. Nata a Lucera (Foggia), classe ‘81, la bionda ex annunciatrice della Rai ha avuto anche dei ruoli in alcuni film, ma è comunque laureata in scienze della formazione primaria. Tutt’altra formazione per altre due giovani candidate: Lara Comi e Licia Ronzulli. La prima, nonostante la giovane età , ha già una discreta esperienza. Nata nell’83 a Garbagnate, è laureata in economia delle imprese alla Cattolica di Milano, con una specializzazione alla Bocconi ed è stata assistente di Mariastella Gelmini e coordinatrice di Forza Italia giovani in Lombardia. Altrettanto corposo il corriculum di Licia Ronzulli, classe 1975, caposala e assistente di sala operatoria all’istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Del resto, la presenza femminile e di nuovi volti, che il Pdl vuole dare è evidente: “Nelle nostre liste è rappresentato il 40% di donne. Su 72 candidati, 33 hanno tra i 25 e i 50 anni. Abbiamo dovuto dire tantissimi no ma abbiamo lavorato bene”, ha sottolineato il terzo coordinatore, Denis Verdini .”Abbiamo esaminato oltre 400 richieste di candidatura” spiega Verdini “perciò non riusciamo a capire lo svilimento di queste ore che ci fa soffrire. Abbiamo lavorato con attenzione”.
Per il resto le liste non presentano grandi novità , a parte la decisione di far correre Ignazio La Russa, unico membro del governo (Berlusconi a parte) a candidarsi: lo farò senza togliere spazio al lavoro di ministro ma congelando semmai il lavoro di coordinatore del partito, ha assicurato.
È confermata poi l’esclusione di Paolo Cirino Pomicino e conseguente arrabbiatura dei piccoli partiti del Pdl che lo avevano sponsorizzato (Gianfranco Rotondi ha parlato di fatto “gravissimo”). Fra le curiosità : la presenza di Giacomo Mancini, classe ‘72 e nipote dell’ex ministro socialista, e di Nino Strano, il senatore di An non ricandidato dopo aver sfoderato champagne e mortadella in aula il giorno della caduta del governo Prodi.
Moltissimi gli eurodeputati riconfermati, mentre si è snellita la pattuglia delle deputate nazionali che dovranno scegliere se volare o meno in Europa. Con questa squadra: “Il Popolo della libertà punta a ottenere 35 eurodeputati”, sottolinea ancora La Russa spiegato anche che non ci sono liste bloccate visto che “su 72 candidati, quelli incompatibili sono 16. Ci sarà competizione”.

Non ci sta il Cavaliere. E nella polemica mediatica scatenata sulle presunte candidature al femminile del Pdl per la prossime europee, risponde così: “È molto chiaro, c’è una manovra montata dalla stampa di sinistra e dall’opposizione sulle nostre liste con notizie assolutamente infondate”, ha detto ai giornalisti a Varsavia, a margine del congresso del Partito Popolare Europeo, al quale prende parte per l’Italia anche Pier Ferdinando Casini..
E sulle critiche alla composizione delle liste del Pdl alle europee, venute anche dalla moglie Veronica Lario, il premier ha aggiunto: “Anche la signora ha creduto a quello che hanno messo in giro i giornali, mi dispiace”. E sulle polemiche in famiglia il Cavaliere risponde così: “Toccato? No, i miei figli mi voglio un bene dell’anima e credo di essere il più amato dei genitori. Tutto qui”.
Quindi il premier non si scoraggia. Anzi, è un fiume in piena e si dice convinto che questa manovra si trasformerà in un “boomerang” per la sinistra stessa, “quando verranno fuori le liste”. Di qui, una precisazione sul modo cha ha il Pdl di fare le liste: “Noi vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni e che magari non siano maleodoranti e malvestite come altri personaggi che circolano nelle aule parlamentari candidati da certi partiti”. Poco dopo il premier torna all’attacco: “Farò la campagna elettorale con a fianco queste cosiddette veline e loro parleranno insieme a me e diranno quali sono i loro titoli di studio e che cosa hanno fatto fino adesso”.
E, a quesrto punto, Berlusconi prende la palla al balzo contestando totalmente “il mezzo di azione nella nomina dei candidati alle europee” usato finora e “imposto dalla sinistra”. I candidati per le europee, spiega meglio il premier da Varsavia, “molto spesso sono vecchi arnesi della politica che liberano il campo in Italia per andare in pensione in Europa soltanto interessati al compenso e molto spesso assenteisti”. Un criterio che il Pdl vuole completamente rinnovare, spiega il premier.
Poi, il Cavaliere aggiunge: “Credo che gli italiani possano giudicare con quali giornali di sinistra ci troviamo a che fare. Giornali che chiameremo con il titolo di ‘Disinformatia’”.
Ma di quali noi si tratta? Eccoli: Barbara Matera, Lara Comi e Licia Renzulli. Sono queste le tre “facce nuove” nelle liste Pdl alle Europee. A spiegarlo è lo stesso Berlusconi, conversando con i giornalisti: “Queste tre le porterò sul palco con me e le lascerò parlare. Lo schema di ogni comizio sarà questo” spiega il presidente del Consiglio. Il seminario che si è tenuto in via dell’Umiltà “non era per aspiranti parlamentari europei, ma per assistenti al parlamento europeo. Sapete che lì si guadagna 15mila euro e un assistente può prenderne 3 o 4″.
Il presidente del Consiglio sottolinea anche che il seminario è stato organizzato dal ministro degli Esteri Frattini: “Non dovevano andare” aggiunge Berlusconi “tutte queste ragazze ma si sono passate la voce quelle dei vari club. Erano comunque tutte ragazze normali”.
Altra questione, altra piccata replica del Cavaliere. Stavolta tocca alla partecipazione di Berlusconi a una festa di compleanno di una diciottenne napoletana. La cosa non è piaciuta a Veronica. E al premier tocca spiegare: “Avrò fatto non so quante foto, la mia partecipazione mi era stata chiesta da una famiglia a cui sono legato da diversi motivi nel passato. Sono passato perché dovevo partecipare a una riunione politica a Napoli, volevo fare solo un brindisi e sono rimasto perché tutti mi hanno chiesto di farsi delle foto con me. Anche questa strumentalizzazione è veramente assurda e contro la realtà ”.
Il VIDEO servizio:
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di Laura Maragnani
Da dove cominciare a raccontare la campagna per le europee più moscia che si sia vista in Italia? Luigi Crespi, l’ex sondaggista un tempo più amato da Silvio Berlusconi, non ha alcun dubbio: lo si vede dai prezzi dei manifesti elettorali 3 metri per 6 (”L’anno scorso viaggiavano sui 500 euro l’uno, oggi da 150 a 170 euro”) e dai muri cittadini. Chi ci ha fatto caso? “Non li ho mai visti così vuoti. Per la prima volta da 10 anni mancano i 3×6 con la faccia di Berlusconi. E sono pochissimi gli altri manifesti: malriusciti quelli del Pd, discutibili i poster di Pier Ferdinando Casini abbarbicato ai figli, di gusto anni Cinquanta, però efficaci sul target, i dipietristi”. Ma soprattutto: “Colpisce l’assenza totale delle nuove aggregazioni, dei nuovi marchi politici come Sinistra e libertà , o Destra-Lombardo-Pensionati-Pionati. Mancano 40 giorni al voto, dovrebbero essere già in pista per farsi conoscere”. E invece: missing, non pervenuti.
Certo, mancano ancora le liste definitive. La ricerca dei testimonial e dei candidati acchiappavoti, soprattutto nelle piccole formazioni che il 6 e 7 giugno si giocano la sopravvivenza, è ancora in corso. Naturalmente i soldi da investire per la campagna elettorale (preventivi correnti: 1 milione a candidato, 3-4 al minimo per un partito) sono pochi, soprattutto a sinistra. Però a condizionare il quadro sono più che altro i sondaggi: il gradimento di Silvio Berlusconi, assente dai manifesti ma ben presente in Abruzzo dopo il terremoto, veleggia oltre quota 50 per cento. Tra il 42 e il 43 per cento, ha annunciato Paolo Bonaiuti il 21 aprile, viaggia il Pdl. A scatola chiusa. “Per le candidature i lavori sono in corso” dicono all’unisono Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello.
Ma l’opposizione come si inventa un efficace contromarketing elettorale? Chi è disposto a metterci la faccia? L’elenco dei “no, grazie” in questo giro è sterminato.
Ne sa qualcosa Dario Franceschini, segretario di un Pd che i sondaggi al momento accreditano tra il 22 e il 26 per cento. Dopo aver aperto la campagna elettorale annunciando la sua intenzione di non correre per Strasburgo, in polemica con quello che lui definisce il grande “imbroglio” di Berlusconi (candidato in tutte le circoscrizioni ma costretto a dimettersi dopo l’elezione perché la carica di presidente del Consiglio e quella di eurodeputato sono incompatibili), Franceschini ha incassato un rifiuto di massa.
S’è sfilato Piero Fassino, ha detto no Massimo D’Alema, hanno declinato Walter Veltroni prima e rumorosamente dopo Goffredo Bettini, in polemica per il reclutamento del conduttore del Tg1 David Sassoli come capolista per la circoscrizione Centro. Inutile il pressing su Renato Soru e su Stefano Rodotà . Sergio D’Antoni, inizialmente disponibile, ci ha ripensato. Anche Franco Marini ha dato il suo contributo ad allargare il vuoto che si sta facendo intorno al segretario: “No grazie, desidero completare il mandato a Palazzo Madama”.
Timorosi di mettere la propria faccia su una batosta annunciata? O tutti già impegnati nelle manovre in vista del congresso di ottobre, quando difficilmente un Franceschini sconfitto potrebbe essere un candidato credibile alla segreteria? Non ci sono i big, mancano le macchine da voto, i capilista imposti da Roma non sempre sono digeriti dal partito a livello locale, come Rita Borsellino in Sicilia, Luigi Berlinguer al Nord-Est o Sergio Cofferati nel Nord-Ovest. Funzioneranno?
“Certo, un partito che corre per le europee senza il segretario manca inevitabilmente di un’identità forte” spiega Mario Morcellini, preside della facoltà di scienza della comunicazione alla Sapienza e neo-autore di Perché la sinistra ha perso le elezioni, tosto saggetto appena uscito per i tipi della Cgil. Senza contare sul fatto che la sinistra in questa vigilia europea più che andare all’attacco sembra ripiegarsi, in preda a una sindrome di riparazione. “Basta guardare allo slogan preelettorale del Pd: Più forti noi, più forte tu” dice Morcellini. “È soprattutto un appello al consolidamento, al ritorno a casa di un elettorato psicologicamente disperso”.
Disperso non solo in casa Pd. “Vota per il tuo bene” sarà , non a caso, uno degli slogan chiave della lista comunista messa in piedi da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi e i Consumatori uniti, che punterà la sua campagna da 3 milioni di euro (partirà ai primi di maggio) proprio sul concetto di “voto utile” alla sopravvivenza della sinistra e su un simbolo storico, falce e martello, politicamente consolidato.
I sondaggi danno la lista comunista tra il 3,8 e il 5 per cento, in zona quorum. Intorno al 2,5 c’è Sinistra e libertà (”ma l’informazione ci oscura completamente e abbiamo dovuto protestare ufficialmente col presidente della Rai Paolo Garimberti” spiega Claudio Fava).
Decisione unanime (”e molto saggia” per Morcellini): non ci saranno coloro che hanno accompagnato lo sventurato governo Prodi e il tracollo dell’Arcobaleno che fu. Non si candiderà Ferrero per i comunisti né Franco Giordano per Sl, non ci sarà l’ex sottosegretario verde Paolo Cento, non ci saranno ex parlamentari tranne poche eccezioni come Lidia Menapace, storica pacifista, e la sua compagna al Senato Haidi Giuliani, radicata nei movimenti: entrambe sono candidate nella lista comunista, insieme all’altra grande vecchia Margherita Hack, l’astrofisica.
Sinistra e libertà punterà su Claudio Fava e Nichi Vendola, Giuliana Sgrena e Sergio Staino, l’ex sindaco di Cosenza Eva Catizone e la pacifista Lisa Clarke. La lista “comunista, anticapitalista e di sinistra” sta anche cercando di arruolare Erri De Luca e Aldo Busi, Gianni Minà e Oliviero Beha, il filosofo Pietro Barcellona e persino il vignettista sospeso Vauro Senesi.
Sempre più a sinistra c’è lui, Antonio Di Pietro. L’unico leader dell’opposizione che corre: “Le elezioni europee hanno un’importantissima valenza nazionale ed è per questa ragione che i leader di partito hanno il dovere di metterci la faccia in prima persona” ha dettato alle agenzie. “Noi dell’Idv sappiamo che quando c’è una battaglia dagli esiti finali si va al confronto finale e non si fugge”. Messaggio a Franceschini. E pazienza se Ferrero lo rimbrotta: “È penoso che anche a sinistra si inseguano le modalità di Berlusconi”.
L’appeal di Di Pietro sull’elettorato di sinistra è pericoloso. Ha schierato un magistrato culto dei girotondini, Luigi De Magistris, un ex sindacalista Fiom (nonché ex deputato Prc), Maurizio Zipponi, un esperto di lotta alla droga, Pino Arlacchi, un simbolo della nuova antimafia, Sonia Alfano. Ha arruolato ex ds e pdci delusi. È diventato il competitor dei comunisti anche in fabbrica. Insomma, marcia come un trattore verso Strasburgo. E lo fa arando il campo dei vicini.
Sono europee, ma queste elezioni sembrano tanto italiane.