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Europarlamento

Quando i giornalisti vanno a caccia di poltrone (da governatore)

Il giornalista italo - egiziano Magdi Cristiano Allam (Ansa)

Il giornalista italo - egiziano Magdi Cristiano Allam (Ansa)

Non potevano mancare i giornalisti nella disputa per le regionali di fine marzo. Dopo David Sassoli, ex mezzobusto del Tg1 e ora eurodeputato con il Pd (di rito Franceschiniano), e l’ex notista politico della principale testata della Rai Francesco Pionati, ora deputato e leader di Alleanza di Centro, altri due “homines novi” sarebbero pronti a passare dal giornalismo alla politica, e questa volta per una poltrona più pesante: quella di governatore. Si tratta di un altro anchorman della prima rete, Attilio Romita, che potrebbe diventare l’asso nella manica del centrodestra per riconquistare la Puglia (in attesa che il governatore uscente Nichi Vendola venga confermato alle primarie avvicinando così l’Udc al Pdl) e dell’ex vicedirettore del Corriere della sera Magdi Cristiano Allam, già eurodeputato e candidato del centrodestra nella vicina Basilicata. Continua

Parla il Partito pirata italiano: “Felici per la Svezia, qui ci vorrà più tempo”

pirati

La loro baia è stata attaccata, loro si sono vendicati con un arrembaggio al galeone del parlamento europeo. Il “Partito pirata” è riuscito a strappare un seggio grazie al sorprendente 7% guadagnato in Svezia. Eppure gli svedesi non sono gli unici “hacktivist” (hacker attivisti) che hanno deciso di buttarsi in politica: in tutta Europa è nata una “Internazionale” dei pirati.
E anche in Italia c’è un loro “covo” il loro segretario si chiama Alessandro Bottoni. Nei video in cui appare in barba bianca e giubba rossa non ha l’aspetto minaccioso di un corsaro ma quello di un tranquillo consulente informatico di mezza età. Si è candidato come indipendente con Sinistra e Libertà, nella circoscrizione nord-est.

Com’è andata?
Come ci aspettavamo, niente di eclatante. Ma è una battaglia che andava fatta, andrà meglio la prossima volta

Contento per il risultato dei “pirati” svedesi?
Sì, eccome. Dimostra la differenza di sensibilità sui temi della cultura digitale, del copyright, della privacy e dell’uso di internet tra i paesi nordici e quelli del sud

Conosce gli esponenti del partito svedese?
Certo, ho incontrato più volte i loro rappresentanti on-line e per fondare il Partito pirata italiano. La loro storia è esemplare: nel 2004, appena nati, presero l’1,9%, poi con i loro temi e le loro battaglie hanno conquistato più votanti e si sono estesi in tutta Europa, anche negli Usa c’è un partito dei pirati

Obama ha lanciato una “guerra informatica” per la sicurezza dei dati e contro il cyberterrorismo
Non confondiamo, non abbiamo niente a che fare con i cyberterroristi: l’obiettivo dei “pirati” è la condivisione libera della cultura e una riforma di leggi sul copyright obsolete e che favoriscono l’industria

E in Italia? Quanti iscritti avete? Non avete ricevuto un grande supporto dai blog, pare
Siamo quattro gatti, circa 300. Per di più trattiamo temi molto tecnici, anche se riguardano tutti. Il nostro mondo di riferimento sono esperti informatici, hacker e simili. La stragrande maggioranza di loro della politica se ne frega…

Perché si è candidato con Sinistra e Libertà?
Nessun motivo ideologico, ci siamo candidati con loro per farci conoscere. E poi sono stati quelli più vicini alla nostra sensibilità. Anche a destra ci sono persone interessate ai nostri temi, ma i partiti hanno storicamente legami più forti con le industrie e i produttori, basti pensare a chi è il leader del Pdl…

Quali sono i punti principali del vostro programma?
Brevemente: che il privato cittadino non possa essere controllato mentre naviga su internet; una riforma del diritto d’autore che legalizzi quella che è la realtà: tutti scaricano e condividono file!

A che punto è la discussione in Europa su questo tema?
Ci preoccupa la legge voluta da Sarkozy in Francia per fare contente le multinazionali discografiche e televisive, per fortuna il Parlamento europeo l’ha bocciata perché viola il diritto alla privacy e soprattutto alla difesa: sulla base del sospetto viene tolta la connessione a un utente, roba da inquisizione

In Italia la rete si è mobilitata contro l’emendamento D’Alia
Dobbiamo ringraziare tutti il deputato Pdl Roberto Cassinelli che ha stroncato quella misura liberticida

Crede che in Parlamento ci sia un deficit di cultura informatica?
Certo. Dipende dall’età media e dal fatto che i parlamentari non sono scelti dai cittadini ma nominati dalle gerarchie; poi c’è poca competenza e molta pressione da parte dell’industria

Cosa ne pensa di Beppe Grillo?
Molte delle sue battaglie sono anche le nostre, lui ha il pregio di diffonderle, ma alla fine il suo modo di cavalcare più tigri alla volta è controproducente. Non è in grado di portare avanti delle proposte concrete e sostenibili.

LEGGI ANCHE: I pirati di Stoccolma all’arrembaggio del Parlamento europeo - Svezia, un “pirata” al Parlamento Europeo. Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?

Il VIDEO con un’intervista al segretario del Partito Pirata Italiano Alessandro Bottoni:

Italiani a Strasburgo: sorprese, volti nuovi e grandi ritorni. Ecco la gallery

Barbara Matera

Guarda la GALLERY dei volti più noti che entrano all’Europarlamento

E adesso, passata “la sbronza” dei dati, dei flussi e delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera.
Insomma: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo? Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento?
Tra i 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Rosaria Capacchione.
Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà, per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza (il premier fa quindi meglio del 2004, +365 mila).
Nel Pd il primo posto è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni).

Big alla prova
Nel Pdl, subito dopo il premier, si colloca il ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo nella circoscrizione Nord-Ovest con 223.428 voti. Qui gli eletti del Pdl saranno quindi, nell’ordine: Mario Mauro, 48enne indicato da Berlusconi come più ch eprobablie candidato italiano per la presidenza dell’Europarlamento; l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini; Vito Bonsignore, che si piazza tra Laura Comi (coordinatrice di FI in Lombardia, per i giovani) e Licia Ronzulli (con loro anche Barbara Matera da Lucera ha ripagato la fiducia del premier Silvio Berlusconi che aveva, non senza sucitare polemiche, scommesso sulla loro freschezza, giovinezza e competenza).
Nel Nord-Est, sempre dopo il premier, il Pdl elegge Elisabetta Gardini, Sergio Berlato, Lia Sartori e Antonio Canciani. Per Bossi invece c’è un quinto posto nella top ten generale con 334.444 preferenze, anche per lui in tutte le circoscrizioni. Antonio Di Pietro si deve accontentare di un quarto posto con 396.641 voti (5 circoscrizioni).

New entry: l’exploit friulano di Debora
Ottima la performance per la novità targata Pd Debora Serracchiani: con le sue quasi 74mila preferenze, la giovane avvocato (che El Paìs aveva ribattezzato la Obama italiana, all’indomani del suo intervento critico, scaricato migliaia di volte da YouTube, contro i leader del Pd durante un’assemblea dei circoli friulani del partito) fa tirare un sospiro di sollievo a Franceschini. La 38enne, vice capogruppo nel Consiglio provinciale di Udine, numero tre della lista Pd nella circoscrizione Italia Nord Orientale, supera nella sua regione - il Friuli - anche i voti del capolista Pdl Silvio Berlusconi (64.286). “Mi sveglio, un occhio ai dati e… in Friuli Venezia Giulia Debora batte ‘papi’ 73.910 a 64.286″ si legge sulla pagina di Facebook della candidata. Notevole il distacco, sempre su scala regionale, anche con il capolista Pd Luigi Berlinguer, fermo a 11.244 preferenze.
Il Nord premia anche il leghista Matteo Salvini (70.021) e Mario Borghezio (48.290).

Tv e sport
Seggio a Strasburgo quindi per il giornalista Sassoli, che così segue una tradizione ormai consolidata (Santoro, Gruber, Badaloni e Marrazzo insegnano). Mentre l’ex signorina buonasera Barbara Matera si piazza al secondo posto nella circoscrizione Sud subito dopo Berlusconi con oltre 130mila preferenze.

Ex sindaci
Lasciano la politica nazionale per quella europea Leonardo Domenici, che si deve accontentare di un terzo posto con 102mila preferenze, e Sergio Cofferati che, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la sua candidatura, ottiene invece più di 200mila voti. Ce la fa anche l’ex primo cittadino di Milano Gabriele Albertini (Pdl): si deve però accontentare di 66.930 preferenza.

Grandi firme
Resta fuori Rosaria Capacchione, cronista del Mattino, sotto scorta per le minacce ricevute dopo le sue numerose indagini sulla criminalità organizzata e candidata nelle liste del Pd. Niente da fare anche per Sergio Staino, il padre di Bobo e firma storica dell’Unità, che si era presentato con Sinistra e Libertà. Arriva invece in Europa Magdi Cristiano Allam, candidato per l’Udc e firma del Corsera per molto tempo: a lui 39.637 preferenze.

Chi non ce la fa e chi dice addio
Restano fuori tutti i candidati dei “piccoli”. Tra gli esclusi anche l’erede dei Savoia Emanuele Filiberto (Udc), l’ex senatore Nino Strano (Pdl) che la scorsa legislatura divenne celebre per aver festeggiato la caduta del governo Prodi mangiando una fetta di mortadella nell’Aula di Palazzo Madama. Al momento non rientra (ma potrebbe farcela considerando le rinunce) nella lista degli eletti Gianni Vattimo, che quest’anno ha smesso di insegnare all’Università di Torino e si è candidato nelle liste dell’Idv. Esiguo però il gruzzolo del professore: 14.951 voti.

Le isole premiano la lotta antimafia
Per il Pd, nella circoscrizione insulare, il primo posto è di Rita Borsellino con 229.981 preferenze, seguita seppure a distanza (150.368) da Rosario Crocetta sindaco di Gela da sempre impegnato nella lotta alla Mafia.

Il gran ritorno degli ex dc
Ce la fa Ciriaco De Mita che nelle liste Udc si piazza al primo posto con 56.442 preferenze. E ce la fa anche l’ex Guardasigilli Clemente Mastella che può cantare 111.710 voti. L’ex Guardasigilli del governo Prodi, si troverà nell’euroemiciclo con l’ex pm De Magistris che lo mise sotto inchiesta. Come reagirà: “Non c’è il rancore nel mio dna, però qualche sassolino nelle scarpe m’è rimasto. Non credo che ci incontreremo a Bruxelles, saremo su banchi diversi. La partita comunque non è finita…”, ha fatto sapere, appena eletto eurodeputato nelle file del Popolo della libertà, al Corriere della Sera.
Guarda la GALLERY dei volti più noti che entrano all’Europarlamento

Veline come Eurocandidate del Pdl? FareFuturo dice stop

Gianfranco Fini

Dalla tv a uno scranno a Strasburgo? Da destra s’ode un secco alt.
Eccolo: “Il fenomeno del ‘velinismo’ in politica, ancorché circoscritto, non aiuta certo a modernizzare una cultura ancora in parte diffidente verso il ruolo delle donne in politica e a promuovere la pari dignità dei sessi in ogni ambito della vita pubblica, piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni”.

Questa la reprimenda vergata da Sofia Ventura sul periodico on line della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini. An sembra dunque non gradire l’ipotesi delle eurocandidate che provengono dal mondo dello spettacolo di cui si è parlato nei giorni scorsi nel Pdl. Poi la critica si dirige contro il rinnovamento chiesto in persona da Berlusconi: “Assistiamo” si legge nell’articolo di Farefuturo, “ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di  proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall’altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima”.

Dura anche la critica contro l’uso delle donne che per la fondazione di Fini “non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi; le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse”.
Probabile che i media derubrichino questo editoriale come un nuovo caso degli scontri tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Che negli ultimi mesi si sono punzecchiati non poco. E forse, anche per questo motivo, il presidente della Camera è intervenuto con una sua dichiarazione in cui ha precisato: “Il Web Magazine della Fondazione FareFuturo non ha certo necessità di concordare con me ogni suo quotidiano intervento”.

Insomma una bacchettata, quella di Fini, che però nel concludere il suo comunicato non scomunica del tutto l’editoriale della sua fondazione parlando di “valutazioni comprensibili, ma eccessive”. “È una condizione di libertà e di fiducia che può però portare, come nel caso odierno sulle candidature femminili per le prossime elezioni Europee, a valutazioni comprensibili ma eccessive, e pertanto non totalmente condivisibili”.
E come non dimenticare, infine, che uno dei tre coordinatori Pdl, l’ex reggente di An, Ignazio La Russa, venerdì scorso, parlando delle liste per le europee che sono in dirittura d’arrivo, aveva detto: “Le nostre liste non saranno uno specchietto per le allodole. Non ci saranno calciatori e cantanti e neanche giornalisti televisivi, come invece avviene a sinistra”. Ma nella sua dichiarazione non una parola sui personaggi femminili provenienti dal mondo dello spettacolo, che ovviamente in lista ci saranno.

I paletti di Rutelli: Caro Veltroni, non voglio morire socialista

Rutelli, Veltroni, Madia

di Stefano Brusadelli

“Veltroni ha una grande occasione. Deve cogliere al balzo la palla che ci offre la vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti, preludio all’apertura di un nuovo ciclo democratico in tutto il mondo. Ora abbia il coraggio di portare il Pd su un percorso nuovo, iniziando dalla sua collocazione internazionale, che certo non può essere legata né all’Internazionale socialista né al Partito socialista europeo”. Già nell’aprile del 2007, ancor prima della nascita del Pd, Francesco Rutelli giurava a Panorama: mai nel Pse. Adesso, mentre sta per partire la rincorsa verso le elezioni europee di giugno 2009, l’ex capo della Margherita, leader dell’ala più centrista del partitone veltroniano, conferma e rilancia. Con buona pace di Massimo D’Alema e di Piero Fassino, che proprio mentre Rutelli rilascia questa intervista sono in Messico, al consiglio dell’Internazionale socialista, e stanno lavorando a una federazione tra il Pd e il gruppo del Pse all’Europarlamento.
Lei vuole continuare a terremotare il povero Walter Veltroni, che ha già parecchie grane in Italia…
Al contrario, gli propongo un assist vincente. La grande politica è fatta di novità, di scelte coraggiose. E, del resto, perché è nato il Pd se non per rompere i vecchi schemi novecenteschi?
Rimettere in discussione una qualche forma di collegamento con il campo socialista rischia di sfasciare il partito, dividendo gli ex della Quercia dagli ex della Margherita.
Ma non si può non registrare l’enorme novità rappresentata dalla vittoria di Obama anche nel Congresso, che apre una nuova stagione politica all’insegna di valori che non sono certo quelli socialisti. Cosa c’entra Obama con il socialismo, che è una parola impronunciabile negli Stati Uniti?
Così, senza nemmeno passare per un congresso, lei vorrebbe cambiare identità al Pd?
Un partito nuovo non definisce la sua identità come mediazione tra le identità ex. È matura un’iniziativa internazionale per dare una prima risposta sulla nostra identità: siamo una moderna forza riformista che si è liberata dalle zavorre e dalle divisioni del dopoguerra italiano.
Il socialismo è una zavorra?
L’Italia è cambiata. Non è sopravvissuto uno solo dei partiti del dopoguerra. Sono spariti la Dc, il Pci, il Psi. E anche il mondo è cambiato: oggi i partiti guida del campo progressista sono il Democratic party di Obama, l’Indian national congress di Sonia Gandhi e il Partito dei lavoratori di Luiz Inácio Lula in Brasile. Nessuno fa parte della tradizione socialista.
È un no all’ingresso del Pd nell’Internazionale socialista?
Veltroni deve iniziare da subito (un anno è già trascorso) a lavorare per la creazione di un network di forze democratiche, europee e non. Non una Internazionale, formula ormai superata. Ma un’alleanza tra forze che condividano grandi traguardi: clima, ambiente ed energia; riforma coraggiosa delle istituzioni e delle regole economiche e finanziarie; multilateralismo efficace per combattere povertà, fame, terrorismo, violazione dei diritti umani.
In Europa, tuttavia, come ripete Massimo D’Alema, i socialisti sono un riferimento imprescindibile.
Nulla contro una tradizione di grande valore. Ma è una foto di famiglia datata. Il campo socialista è fatto di partiti in grave difficoltà e a rischio di smottamenti verso la sinistra radicale. I laburisti inglesi non sono più classificabili come una forza socialista. In Francia e in Germania i socialisti hanno perso le elezioni. In Spagna José Luis Zapatero è in difficoltà. Persino in Scandinavia la socialdemocrazia è dovunque all’opposizione.
Le elezioni europee incombono: che cosa dovrebbe fare il Pd?
Anche su questo fronte occorre muoversi subito. Ci sono ancora sei-sette mesi prima del voto. Il Pd deve affrettarsi a promuovere un’alleanza di centrosinistra tra le forze riformiste ed europeiste. Con i socialisti e altre forze ambientaliste e autonomiste c’è l’Alde, l’Associazione dei liberali e democratici europei, che ha 100 europarlamentari a Strasburgo e riunisce partiti di 22 paesi Ue. È un ottimo interlocutore, se vogliamo parlare anche a forze riformiste di centro, perché i socialisti da soli sono nettamente in minoranza.
Non sarà un’idea un po’ velleitaria?
E perché mai? Il Pd rappresenta 12 milioni di voti italiani. Avremmo un numero di seggi sufficiente a cambiare in pochi anni il quadro politico continentale. Guardi cosa è riuscito a fare Silvio Berlusconi con i suoi voti: in Europa era un outsider, oggi è uno dei padroni del Ppe.
Sì, ma intanto alle elezioni di giugno il Pd come va? Collegandosi a chi?
Ci va come Pd. Anche se spero ci siano già le condizioni per promuovere un nuovo raggruppamento nel Parlamento europeo.
E la federazione tra Pd e Pse, alla quale sta lavorando la segreteria del Pd? Non sarebbe accettabile, lasciando al Pd un suo spazio di autonomia?
No, sarebbe una finta autonomia. Basta leggere gli atti e i documenti del Pse, dove viene continuamente riproposto l’orgoglio dell’appartenenza socialista.
Il gruppo del Pse sarebbe anche pronto a cambiare denominazione, a diventare il gruppo dei “socialisti e dei democratici”…
Non mi pare una grande novità. E il Pd sarebbe sempre un ospite in casa d’altri. Con un peso elettorale doppio rispetto ai vecchi Ds.
Insomma, Veltroni dovrebbe sconfessare tutta la tradizione politica alla quale appartiene…
Qui parliamo di orizzonti nuovi, non di difendere ex ds o ex Margherita. Di Obama e della crisi socialista ho già detto. Aggiungo un’altra considerazione: abbiamo visto che anche in Italia le elezioni si perdono o si vincono a seconda del pendolarismo degli elettori moderati. Il Pd è nato per attirare anche quei voti. E adesso vogliamo risospingerli a destra dando al Pd una connotazione europea di sinistra?
La sua proposta sarebbe uno smacco per Veltroni.
No. Veltroni è in grado di assumere un ruolo da protagonista anche in Europa. A Strasburgo la scelta del presidente dell’Europarlamento è affare tra Ppe e Pse. Un nome per uno, meglio se di basso profilo, e poi via alla staffetta: mezza legislatura per uno. Il Pd dovrebbe rompere questo schema compromissorio, proponendo a tutto lo schieramento democratico, socialista, liberaldemocratico, ambientalista, il nome di una grande personalità per la presidenza.
Ha qualche idea?
A titolo di esempio, il liberale belga Guy Verhofstadt, la socialista francese Sègoléne Royal, o l’ambientalista tedesco Joschka Fischer. Il Pd potrebbe avviare subito un giro europeo per lanciare l’iniziativa, che con il suo segno di novità e di rottura degli schemi accompagnerebbe nel modo migliore la costruzione del nuovo soggetto nel quale collocare gli europarlamentari del Pd.
E se invece Veltroni la ignora e tira dritto?
Un partito nuovo non si afferma per forza d’inerzia: prevarrebbe la difesa dello status quo. Né per decisioni prese giorno per giorno. I cicli politici ed economici sono accorciati, ma la profondità della crisi richiede ai leader decisioni impegnative. Più di quando io guidavo la Margherita, dove pure convivevano culture politiche molto diverse, da Antonio Maccanico a Rosy Bindi. Abbiamo deciso sempre insieme, fissando traguardi difficili. Fino al più ambizioso, la nascita del Pd.
Nostalgia della Margherita?
Quando abbiamo sciolto la Margherita, se c’era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse.

Grande fuga da Strasburgo. Per candidarsi al voto in Italia

L'aula dell'Europarlamento di Strasburgo: 78 gli italiani su 785 membri
di Anna Maria Angelone

Con buona pace della retorica sull’importanza dell’Europa, più di un quarto degli eurodeputati italiani è in corsa per il voto politico e amministrativo del 13 aprile. Ben 23 dei 78 eletti al Parlamento europeo a giugno 2004 sono ora candidati nelle liste di Camera, Senato, regione, provincia, o sono già indicati per competere in altre consultazioni future.
Mentre sono già 18 i deputati che hanno lasciato Strasburgo durante la legislatura in corso, tra i quali Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Pierluigi Bersani, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Lorenzo Cesa, Paolo Cirino Pomicino, Enrico Letta e Michele Santoro.
In vista del 13 aprile, per i popolari sei sono i nomi in lizza subito e altri tre sono “prenotati” per il futuro (fra i quali Giuseppe Gargani che punterebbe alla Regione Campania). Altri 4 candidati sono dell’Unione per l’Europa delle nazioni, in cui sono An e Lega.
Per il centrosinistra, 4 provengono dall’Alleanza dei democratici e liberali (3 eletti con il Pd e uno dai Repubblicani europei), 2 dal gruppo socialista. Altri 2 appartengono alla Sinistra unitaria europea. Tra i “non iscritti”, corrono Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. In caso di vittoria, si dovrà optare per uno dei due posti perché il nuovo regolamento prevede incompatibilità tra impegno europeo e nazionale. Ai dimissionari subentrano i primi non eletti del collegio di provenienza.
Che, dunque, ora sperano caldamente di godere, almeno per un anno, del ricco trattamento connesso al seggio di Strasburgo.

Ue: Prodi pareggia con il Regno Unito. Ma D’Alema vuole vincere il Pesc

Romano Prodi e Massimo D'Alema al vertice Ue di Lisbona
Romano Prodi ha passato una notte insonne. Le ore piccole sono servite al premier e al ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, per strappare il compromesso che permette all’Italia di avere la parità con la Gran Bretagna sui seggi dell’europarlamento.
Oggi infatti Francia, Gb e Italia hanno 78 seggi a Bruxelles. Con la nuova definizione dell’Europa a 27 è necessaria una riduzione: dopo la trattativa notturna la Francia ne avrà 74, Gb e Italia 73. Un seggio in più dei 72 che erano stati ventilati per il nostro Paese che riteneva “inaccettabile la perdita”. Un risultato possibile grazie all’escamotage con cui sono saliti da 750 a 751 il totale degli eurodeputati, anche se il presidente dell’Europarlamento sarà conteggiato a parte in quanto per prassi non vota.

Ma nella notte lusitana c’è stato un altro grande passo in avanti verso la riforma delle istituzioni europee: il premier portoghese e presidente di turno della Ue, Josè Socrates, ha spinto per il nuovo trattato dell’Unione. 250 pagine - che verranno siglate a Lisbona il 13 dicembre (50 anni dopo i Trattati di Roma), che dovranno essere ratificate dai 27 stati membri e che metteranno in soffitta il trattato di Nizza – dove si prevede un presidente del Consiglio europeo nominato per due anni e mezzo, un rappresentante Ue per la politica estera che sarà anche vicepresidente della Commissione europea e un aumento delle decisioni prese a maggioranza qualificata dall’Ue. La riforma che identifica il capo della politica estera dell’Unione nel vicepresidente della Commissione potrebbe spingere D’Alema verso la poltrona di Mister Pesc (cioè: l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, appunto: Pesc, dell’Unione europea).

Candidatura che il presidente della Comitato parlamentare sui trattati europei, Sandro Gozi, uomo molto vicino a Prodi, non nega a Panorama.it: “La candidatura non è ufficiale, ma D’Alema sarebbe un eccellente alto rappresentante della politica estera europea”. Quindi Gozi lancia una stilettata contro la Francia commentando la trattativa notturna: “Ero sicuro che Prodi avrebbe chiuso l’accordo. I rapporti con Socrates sono ottimi e la parità con la Gb era una cosa su cui non potevamo cedere. La nostra diplomazia lavora bene. Siamo meno mediatici di Bernard Kouchner (ministro degli Esteri francese), ma più efficienti”.

Usando toni più soft, lo stesso Prodi tiene le porte aperte al suo ministro: “è una partita aperta per tutti e chiaramente anche per l’Italia, uno dei grandi Paesi europei”, ha risposto il premier, durante la conferenza stampa al termine del vertice informale Ue di Lisbona.

Il VIDEO servizio:

Meno deputati italiani? Sì, ma a Strasburgo

L'Aula dell'Europarlamento di Strasburgo
Qualcuno, maliziosamente, ne darà merito al solito Beppe Grillo che a fine giugno si abbattè come un ciclone sul Parlamento Europeo per spiegare la “palude in cui si trova la politica in Italia” (qui il video). Sta di fatto che, mentre da noi ancora soltanto se ne parla, se ne discute, ci si litiga, all’Europarlamento si agisce: le poltrone destinate agli eletti italiani dovrebbero diminuire di sei unità: da 78 a 72.
L’aula di Strasburgo ha infatti approvato il rapporto sulla ripartizione dei seggi e ha dato il proprio via libera a questa modifica che adesso deve passare al vaglio del Consiglio dell’Ue, al tavolo dei capi di Stato e di governo al vertice di Lisbona, che la prossima settimana dovrebbe dare il via libera al nuovo Trattato europeo. Se definitivamente approvata, la proposta “Lamassoure-Severin” penalizzerebbe l’Italia, cancellando così la storica parità con altri Paesi, come Francia e Gran Bretagna. I parlamentari europei hanno respinto tutti gli emendamenti (inclusi quelli presentanti da vari eurodeputati italiani di entrambi gli schieramenti volti a introdurre il criterio della cittadinanza al posto di quello dei residenti), anche quelli che riportavano la parità, a 73 seggi ciascuna, fra Italia e Francia.
Dopo l’ingresso della Bulgaria e dalla Romania nell’Unione, lo scorso gennaio, il Parlamento europeo conta oggi 785 deputati, impegnati solo 4 giorni al mese. Ma in base al nuovo Trattato dell’Unione che deve prendere il posto della vecchia Costituzione gli eurodeputati dovranno ridursi a 750 in totale, con un massimo di 96 e un minimo di 6 per ciascuna delegazione nazionale.
Proprio ieri il premier Romano Prodi da Bruxelles ha spiegato che all’Italia non piace il collegamento fra la questione della nuova ripartizione dei seggi e quello della riforma istituzionale dell’Ue. “Ho preso atto del voto parlamentare a Bruxelles sul rapporto Lamassoure-Severin sulla composizione del Parlamento europeo. Rilevo che 154 parlamentari hanno votato contro, che 109 si sono astenuti e che la delegazione italiana è stata compatta nel non approvare il rapporto. Al di là del dato numerico, il voto dimostra che manca nel Parlamento europeo quella visione condivisa che dovrebbe invece ispirare scelte importanti come quella relativa alla sua nuova composizione”, ha dichiarato il premier italiano. Che non stanco di passare le giornate a mettere d’accordo gli esponenti della sua riottosa maggioranza, vorrebbe farsi arbitro anche tra i 785 eurodepuati.

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