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Ma Berlusconi paga dazio, in termini di consenso politico, per l’affaire Veronica?
La realtà è che tra palazzo Chigi e palazzo Grazioli, le due sedi romane del premier, quella istituzionale e quella privata, per ora domina un’incertezza che ha come conseguenza una sorta di impasse decisionale. Nello staff, il partito della prudenza e del profilo basso è capeggiato da Gianni Letta e Paolo Bonaiuti: entrambi consigliano al capo del governo di trattare la vicenda come “una dolorosa questione di avvocati”.
Insomma, volare basso in attesa che la fase acuta della tempesta passi.
Lui, Berlusconi, vorrebbe invece passare al contrattacco: si dice ferito soprattutto da quell’allusione alle minorenni, e convinto che la consorte sia davvero incappata in una montatura-complotto di “ambienti di sinistra”. Dove per “ambienti di sinistra” non intende certo il Pd, ma piuttosto alcuni giornali. Due in particolare: la Repubblica e L’Unità.
Fedeli alla massima che ogni smentita è una notizia data due volte, Letta e Bonaiuti hanno per esempio scongiurato il premier a rinunciare al Porta a Porta: fatica sprecata, la puntata si registra oggi, andrà in onda stasera. E tutti incrociano le dita.
I due sottosegretari stanno ora cercando di stringere intorno al capo del governo una sorta di cordone sanitario. Il primo è impegnato in un tentativo di compromesso con l’opposizione, all’insegna del “niente colpi bassi in campagna elettorale”. Ma soprattutto Letta si sta spendendo con il Vaticano. Il risultato è per ora l’editoriale dell’Avvenire, quotidano dei vescovi, che esprime “tristezza” per la vicenda, striglia i politici ad una maggiore etica, ma in fondo ne ha un po’ anche per Veronica. Per Berlusconi, poteva andare peggio. Quanto a Bonaiuti, è frutto della sua diplomazia l’atteggiamento british tenuto dal Corriere della Sera e da La Stampa, per non parlare dei tg sotto l’influenza del governo. Ma chi può tenere sotto controllo AnnoZero, Ballarò, Rai Tre?
Berlusconi, invece, giura di sentirsi come un leone in gabbia. Vorrebbe essere giudicato sui fatti del governo - uno sterminato elenco di promesse mantenute e anche di più - e invece lo giudicano sulla vita privata. Potrebbe annunciare di aver quasi portato l’Italia fuori dalla crisi economica, stanno per arrivare i grandi del G8, ed i network si accampano fuori della villa di Arcore interessati a tutt’altro.
E poi, naturalmente, ci sono i sondaggi. Domenica 3 maggio il premier ha quasi brindato all’Indagine Ipsos sparata in prima pagina dal Sole 24Ore, che attribuisce al Pdl il doppio dei consensi del Pd tra gli operai. Ma naturalmente il brindisi gli è andato quasi di traverso.
Ecco perché Berlusconi, contro ogni logica apparente (anche di tipo legale) vuole a tutti i costi metterci di nuovo la faccia.
Tutto questo, però, vale per l’immediato. È invece da qui alle Europee di giugno, in pratica tra un mese, che si misureranno realmente le conseguenze politiche.
Nell’opposizione sta montando un nuovo antiberlusconismo un po’ vecchia maniera, quello del Dario Franceschini che paragona l’Italia al Turkmenistan per intenderci. È un mood che salda i massimalisti ai cattolici del Pd; e che forse è destinato a rivolgersi solo agli elettori di sinistra.
Diversa e potenzialmente più insidiosa la situazione nel centrodestra. La vicenda può indebolire Berlusconi rispetto a Gianfranco Fini - che pure vanta una recente separazione abbastanza chiacchierata - mentre si confezionano nomine, si polemizza su sicurezza e immigrati e si trascina l’annosa questione dei regolamenti parlamentari. Neppure Umberto Bossi, già indispettito per il sì al referendum, ha rinunciato alla stilettata tra amici: “Se andassi con una velina non potrei rientrare in casa”.
E figuriamoci Pier Ferdinando Casini, anche lui con divorzio alle spalle e fresco dall’aver candidato nell’Udc il principe Emanuele Filiberto di Savoia.
Ognuno, a suo modo, sta consumando la propria personale rivincita.
Ma naturalmente alla fine saranno gli elettori a giudicare. I primi sondaggi spot garantiscono che gli italiani, di fronte alle storie di donne, si confermano per quello che sono sempre stati: interessati al gossip, ma indifferenti nelle urne.
Berlusconi però non si fida, rimane inquieto. Teme che l’incantesimo con il Paese si interrompa bruscamente prima del fondamentale appuntamento di giugno. E quanto al G8 di luglio, beh, passi per Sarkozy, ma il fatto è che si troverà finalmente faccia a faccia con Barack Obama (previa visita a Washington): magari alla Casa Bianca comandasse ancora Bill Clinton…
Ma quanto paga Berlusconi, in termini elettorali, per l’affaire Veronica?

Si è chiusa mercoledì 29 aprile, alle ore 20, la corsa per la presentazione delle liste dei candidati che si presenteranno per le elezioni europee in programma il 6 e il 7 giugno. Cinque le circoscrizioni, tanti i candidati anche se chi si aspettava novità significative è rimasto deluso; nessuna sorpresa rilevante nelle liste.
ITALIA NORD OCCIDENTALE - Sono in tutto 20 le liste presentate alla corte d’appello di Milano. Ultima in ordine di tempo è arrivata la lista del Pdl dove figurano ai primi due posti Silvio Berlusconi e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Dopo di loro figurano gli altri candidati in ordine alfabetico con in testa l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, e la presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, e in coda Iva Zanicchi. Il primo ad arrivare questa mattina è stato Marco Ferrando per il Partito Comunista dei Lavoratori, seguito dai Liberaldemocratici che hanno messo in lista fra gli altri Daniela Melchiorre e Piera Levi Montalcini. L’Udc è arrivata con un lista dove spiccano i nomi di Magdi Cristiano Allam e del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Sinistra e Libertà, invece, ha scelto come capilista due eurodeputate uscenti: Monica Frassoni e Pia Locatelli. Ma può contare anche sulla candidatura dell’attore e comico Bebo Storti. Forza Nuova ha candidato Mario Sossi, il magistrato rapito dalle Br nel 1973 e liberato l’anno dopo.
ITALIA NORD ORIENTALE - Sono 18 le liste di candidati per la circoscrizione del nord est. Consegnate, tra le altre, le liste del Partito democratico, della Lega nord, dell’Italia dei Valori lista Di Pietro, di Rifondazione e Comunisti italiani, del Movimento sociale fiamma tricolore, della Lista Emma Bonino e Marco Pannella, della Sudtiroler Volkspartei e del Parlamentare indipendente (nome unico) Lamberto Roberti. Ultimi ad essere depositati i 13 nomi dei candidati del Pdl: dopo Silvio Berlusconi, ci sono l’avvocato bellunese Maurizio Paniz, noto per aver difeso Elvo Zornitta nell’inchiesta Unabomber, e la riconfermata Elisabetta Gardini. Per l’Udc anche Antonio Guadagnin, l’amministratore veneto a capo del movimento dei sindaci che chiede per i Comuni il 20% dell’Irpef. A sorpresa, al quinto posto della lista della lista “L’Autonomia” (Mpa di Lombardo, la Destra, Alleanza di Centro) figura il comandante del Ris di Parma dei carabinieri, Luciano Garofano.
ITALIA CENTRALE - Sono 13 le liste presentate per la consultazione: sono Popolo della Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Liberaldemocratici, Partito Comunista dei Lavoratori, Lega Nord, Udc, Lista Emma Bonino-Marco Pannella, Forza Nuova, L’Autonomia (Mpa-Pensionati-La Destra-Alleanza di Centro), Sinistra e Libertà e Movimento Sociale Italiano-Fiamma Tricolore. Capolista del Pdl è Silvio Berlusconi, Barbara Mannucci, 27 anni, la più giovane candidata della lista. L’Italia dei Valori candida Carlo Rossetti, ex presidente dell’associazione per i disabili Aisa. La giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, l’astrofisico e astronauta Umberto Guidoni, europarlamentare uscente, e il vignettista Sergio Staino sono alcuni dei candidati per la lista Sinistra e Libertà con l’europarlamentare uscente Alessandro Battilocchio, “il più giovane italiano al Parlamento Europeo” e il dirigente scolastico Simonetta Salacone, della scuola romana Iqbal Masih, capofila delle proteste contro la riforma Gelmini.
ITALIA MERIDIONALE - 17 le liste presentate alla Corte d’Appello di Napoli per la circoscrizione sud. Sono Partito comunista dei Lavoratori; Italia dei Valori; Liberal democratici con Melchiorre; Rifondazione e Comunisti Italiani; Destra Sociale- Fiamma Tricolore; Autonomisti; Udc di Casini; Lega Nord; Partito Democratico; Lista Pannella; Lamberto Roberti, parlamentare indipendente; Forza Nuova; L’autonomia con Adc, La Destra ed Mpa; Socialisti uniti per l’Europa; Popolo della Libertà; Nuovo Psi. Il Pdl è stato tra gli ultimi a consegnare la lista alle 19.30; nella lista, con Silvio Berlusconi numero uno, ci sono Salvatore Tatarella, Franco Malvano, Clemente Mastella e Barbara Matera. Per l’Udc si candidano Ciriaco De Mita e Angelo Sanza, per la Lega Nord Umberto Bossi e Francesco Speroni, per il Partito Democratico Paolo De Castro e la giornalista Rosaria Capacchione, per la Lista Pannella Aldo Loris Rossi e Marco Pannella. In lista per Autonomia Mpa Francesco Pionati e Francesco Storace. Nell’elenco di Sinistra e Libertà i primi due candidati sono Nichi Vendola e Marco Di Lello.
ITALIA ISOLE - Sono in tutto 14 le liste presentate per la circoscrizione Italia insulare. Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi è candidato con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, mentre per Sinistra e Libertà in lista sono Nichi Vendola, presidente Regione Puglia, e Claudio Fava, europarlamentare uscente, segretario nazionale di Sinistra Democratica.

La risposta farà piacere al comitato promotore del referendum elettorale, ma non la gradiranno altrettanto gli alleati della Lega. La risposta è il “Sì” che Silvio Berlusconi dice di voler votare al referendum del 21 giugno. “Sì certo. La risposta è ovvia” dice il premier ai cronisti che lo seguono a Varsavia. “dà un premio di maggioranza al partito più forte e vi sembra che io possa votare no?”. “Non sono masochista” aggiunge. Ma sa che questo suo appoggio non sarà gradito dal Carroccio, impegnato a fare fallire la consultazione, con appelli all’astensione e con la rihiesta di spostare la data per non abbinarla alle elezioni europee del 6 e 7 giugno. “Ci credo, anche io se fossi leghista non sarei d’accordo” dice il Cavaliere, ma “la questione non l’abbiamo posta noi, ma non ci si può chiedere di rinunciare a un vantaggio che ci può venire offerto”.
Il premier parla anche delle candidature per le elezioni europee del Pdl e in particolare delle polemiche sorte intorno ai nomi di donne del mondo dello spettacolo che hanno partecipato al corso di formazione per aspiranti candidati. ”La polemica che si è fatta è deludente. Quelle che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. Se una persona però ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, solo perché è andata in tv o ha fatto cose nell’informazione o nello spettacolo gli viene preclusa la politica”. “Si dice che il 50% debbano essere donne poi quando vai a prendere delle candidate, che non ho scelto io e che sono venute a fare un corso, polemizzare per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole è di una delusione totale. Io escludo che ci sia una candidatura che non sia stata già attiva in An o in Forza Italia. Aspettiamo le liste”.
Un’opinione che pare non essere condivisa dalla moglie Veronica Lario. In un’intervista all’Ansa la signora Berlusconi definisce: “Ciarpame senza pudore, in nome del potere” l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. “Le donne oggi sono e possono essere più belle” spiega la Lario, “e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito né un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.

“Ciarpame senza pudore”. Così, Veronica Lario definisce, in una dichiarazione all’Ansa, l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.
La signora Berlusconi ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee.
“Voglio che sia chiaro” spiega “che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde che “per fortuna è da tempo che c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile”. “In Italia” aggiunge la moglie del presidente del Consiglio “la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.
“Qualcuno” osserva Veronica Lario “ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”. La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: “Che cosa ne penso? La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato”.
Non è questa la prima volta che Veronica Lario si espone. E i precedenti sono noti: un interevnto ogni due anni. Prima l’articolo per Micromega nel 2003 in cui Lario elogiava il movimento pacifista; poi, nel 2005, la presa di posizione a favore del referendum sulla procreazione assistita. E ancora, la lettera a La Repubblica nel 2007 in cui accusava il marito di averla offesa per i complimenti e la battute fatte a Mara Carfagna durante i Telegatti.

Un prima comparsa in Italia, o meglio nello schermo televisivo degli italiani, l’allora ventiquattrenne Emanuele Filiberto lo aveva fatto come ospite juventino di Quelli che il Calcio di Fabio Fazio. Messo poi piede in patria, il rampollo ha bucato il video di Ballando con le stelle, ed è entrato nel cuore degli italiani. Che lo hanno decretato il vincitore della trasmissione.
Un primo passo nella politica italiana, il tretasettenne di Savoia lo ha fatto alle elezioni del 2008. Ma al suo movimento Valori e Futuro, per la circoscrizione estera “Europa”, non è andata granché bene: lo 0,4%, con 4.457 voti.
Adesso, sperando di bissare l’exploit televisivo, Emanuele Filiberto tenta la strada al contrario: da Roma all’Europa, cioè per uno scranno da eurodeputato a Strasburgo. Nelle liste dell’Udc. Che, colpo di scena, punta su di lui come testa di lista nella circoscrizione Nord Ovest insieme a Magdi Cristiano Allam (lasciando fuori fuori Vittorio Sgarbi, sulla cui candidatura con il partito di Pier Ferdinando Casini, si erano rincorse voci e polemiche).
Un’intesa quella con Emanuele Filibero, sottolinea il segretario Lorenzo Cesa, stretta sui valori: la difesa della famiglia, della vita e dell’identità cristiana dell’Europa. “Emanuele Filiberto” dichiara il segretario “sarà una grande sorpresa della politica italiana ed europea, andrà in Europa a difendere le questioni che ci stanno a cuore”. Anche Michele Vietti gli dà il “benvenuto”, sottolineando il legame con il Piemonte e la storia d’Italia. E avverte: “Emanuele Filiberto non è solo un uomo di spettacolo, ma sa fare proposte e sa fare politica”.
Da parte sua, il nipote dell’ultimo re d’Italia ringrazia tutti, a partire da Pier Ferdinando Casini e promette di impegnarsi in Europa per il proprio paese: “Mi impegnerò, come un giovane classe ‘72, al servizio del mio paese: la cosa che amo sopra ogni cosa”, rimarca.
E a proposito della sua scelta: “Non c’e alcun significato monarchico. Sono un giovane cittadino della Repubblica che rispetta la Costituzione, che ha alle spalle una storia, ma che sa guardare avanti”. ”Non sarò né il primo né l’ultimo ad aver bucato lo schermo” dice Emanuele Filiberto a chi lo stuzzica per le sue apparizioni in tv, “la tv ti porta nella case della gente. Guardate Obama… Perché dovrebbero votarmi? Parlo cinque lingue, conosco personalmente la metà dei capi di Stato europei e dell’altra metà sono parente…”.
E spiega di aver ”molto riflettuto sulla sua scelta; con Casini e Cesa ci siamo incontrati più volte. Poi mi sono deciso. L’Udc è un partito di centro e moderato e come me difende la famiglia e i valori cristiani”. Lo slogan che porterà in campagna elettorale sarà ”I valori per l’Italia, per il futuro dell’Europa”. Emanuele Filiberto assicura che la sua campagna elettorale sarà ”tra la gente, nei caffe’, nei mercati, nelle discoteche, tra i giovani” ma anche ‘’su facebook”.
Orgogliosa anche la reazione di papà Vittorio Emanuele: “Mio figlio è un autentico italiano d’Europa e la sua candidatura rappresenta un valore aggiunto, sono sicuro che se sarà eletto saprà dare il meglio”, ha commentato il Principe Vittorio Emanuele di Savoia, che ha seguito da Ginevra la candidatura.
Per il resto, a Strasburgo i centristi confermano Gianni Rivera, che sarà nella lista della circoscrizione del Centro Italia insieme a Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, e Luciano Ciocchetti. Nel Nord Est in lista figura Gianluigi Gigli, presidente dell’associazione per la difesa della vita, mentre in Sicilia i centristi schierano tra gli altri Saverio Romano e Pippo Gianni.

Avrà pure indossato il cappello da ferroviere, ma Dario Franceschini, segretario nazionale del Pd, non è riuscito a vendere tutti i biglietti di “prima classe” per Bruxelles. Una volta in Europa, il Pd dovrà “decidere” come (e se) accostarsi al gruppo dei socialisti. Il problema, per ora, però è riuscire a portare a Strasburgo qualcuno che conti. Si sta infatti per chiudere il capitolo delle candidature per le elezioni europee del 6 e 7 giugno e i democratici hanno già dato il via libera alle liste per Strasburgo. Le esclusioni di lusso sarebbero tante, forse troppe: una decina gli “ex” di spicco - a questi si aggiunge lo scrittore Roberto Saviano - che hanno risposto picche ai ripetuti appelli fatti dal segretario, tanto da farne una lista a parte, quella del “no, grazie”.
A partire proprio dal “deus ex machina” del Partito Democratico, Goffredo Bettini, che non ha digerito la nomina a capolista nel Centro del vicedirettore del Tg1 David Sassoli, mezzobusto Rai con simpatie per il centrosinistra. Bettini ha rinunciato a candidarsi alle europee e il suo posto sarà preso da Giampiero Cioffredi, presidente dell’Associazione “Nero, non solo”.
Spostandosi più a Sud, Franceschini (che è un ex Margherita) non è riuscito a candidare nelle Isole per le europee Enzo Bianco, l’ex sindaco di Catania ed ex ministro dell’Interno, pure lui ex Margherita e ora senatore con il centrosinistra. “Nel Parlamento italiano c’è bisogno di personalità competenti come la sua”, ha giustificato la scelta qualche giorno fa il segretario del Pd, annunciando che Bianco sarebbe rimasto senatore. L’Europa non piace anche a tre cattolici di spicco del Pd: hanno declinato l’invito Sergio D’Antoni, ex segretario della Cisl e ora deputato alla Camera per il Pd; il senatore del Pd Marco Follini (ex Udc) e Franco Marini (ex Margherita). “Desidero completare il mio mandato a palazzo Madama. Poi, come ripeto spesso, ormai appartengo alla riserva”, ha detto l’ex presidente abruzzese di Palazzo madama. Si sono aggiunti alla lista “no, grazie” anche gli ex Ds, Piero Fassino e Luciano Violante, nonché l’imprenditore Renato Soru, ex governatore della Sardegna per il centrosinistra ed editore dell’Unità. Appare definitivo, inoltre, l’addio a Bruxelles da parte dell’ex premier Romano Prodi: “Quando ho detto ‘esco dalla politica’ l’ho detto con serietà”, ha spiegato il Professore.
E contro la strategia di Franceschini ci si è messo pure il Direttivo del Pd, che ha escluso i sindaci e i governatori: tranne Flavio Zanonato, sindaco uscente di Padova, che all’ipotesi di un seggio al Parlamento europeo ha preferito ritentare le comunali per il secondo mandato; il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e i governatori della Campania, Antonio Bassolino, e del Piemonte, Mercedes Bresso, hanno rinunciato dopo la decisione dei vertici del partito di evitare la candidatura di chi ricopre ruoli di governo e amministrazione.Franceschini, tra le altre, ha provato pure la carta Roberto Saviano. Ma l’autore di Gomorra - che piaceva anche alla Lega per una candidatura al Sud - avrebbe risposto picche. La lista “no, grazie”, infine, si conclude con l’ex Garante della Privacy, Stefano Rodotà: “Quindici anni da deputato, otto anni da presidente dell’Autorità per la privacy. Mi sembra più che sufficiente, ho già dato”, ha spiegato in un’intervista a Il Giornale. Tanti no, insomma. Tutti giustificati con il timore di mettere la propria faccia su una prevedibile batosta? O tutti impegnati ad affilare le armi per la “conquista del palazzo a ottobre”, quando al congresso un Franceschini sconfitto alle europee sarebbe una facile preda?

Con nomi e simboli depositati, è ufficialmente partita la corsa verso le Europee. E mentre i partiti sono impegnati nel riempire le caselle con i nomi dei candidati, almeno i loghi delle formazioni ci sono già. Aperti domenica 19 aprile i termini per presentare i contrassegni delle liste, si sono chiusi lunedì 20 alle 16.
A presentare il simbolo sono state 93 liste. Meno delle 181 che c’erano ai nastri di partenza per le Politiche del 2008, ma sono comunque un buon numero.
Naturalmente ci sono il Pd, che figura al 17/mo posto e il Pdl (58/mo), l’Idv e l’Udc, ma anche molti altri partiti rimasti fuori dal Parlamento, lo scorso aprile.
A ben guardare il tabellone del Viminale, anche questa volta, si presenta come un puzzle piuttosto bizzarro. Loghi possibili, altri improbabili, almeno fino a quando la commissione elettorale provvederà alla verifica delle firme necessarie per la presentazione alla corsa per Straburgo. Ma adesso sono tutti lì, a far bella mostra di sé nei corridoi del mnistero dell’Interno.
Ci sono le falci e i martelli dei comunisti, mentre di socialisti ce ne sono tre e di democrazie cristiane una moltitudine. C’è poi un’orda di richiami a Lega: i simboli che si rieccheggiano il Carroccio sono numerosi: c’è la Lega per l’autonomia lombarda, la Lega alleanza lombarda, la Lega Nord-Bossi, la Liga veneta, Indipendenza veneta ed anche una lista dei Grilli parlanti-Lega nord-No euro.
La sinistra è richiamata in numerosi simboli: ci sono Sinistra e Libertà, il Partito comunista dei lavoratori e quindi Rifondazione comunista, Sinistra democratica e così via.
Non mancano poi i contrassegni legati ai centristi (uno ha anche il nome di Pier Ferdinando Casini sul logo) e alla Democrazia Cristiana. Colpisce uno in particolare: il Terzo Polo di centro con uno scudo crociato. Bisogna vedere se sarà ammesso perché l’unico detentore dello storico simbolo è Giuseppe Pizza, attuale sottosegretario all’Università e ricerca.
Ma siccome negli apparati romani, si calcola che molti voti vengano dati, soprattutto dagli elettori più anziani - per confusione o semplice sbaglio - al simbolo dei partiti che non ci sono più, gli strateghi del Partito democratico hanno presentato anche il vecchio simbolo della Margherita e della Quercia diessina. Così come è stata tutelata Forza Italia, oggi Popolo della libertà.
Non corre questo pericolo il promotore di cinque liste, Giuseppe Cirillo. Sessuologo, autore di libri sulla seduzione, il Dr. Cirillo ha presentato: Italia dei Malori; Italiani poca cosa…?; Donne insoddisfatte e incomprese; Preservativi gratis; Partito impotenti esistenziali.
Salernitano, 45 anni, con il partito Preservativi gratis si era già presentato 4 volte a consultazioni elettorali. Depositò il contrassegno degli Impotenti esistenziali anche alle scorse politiche del 2008 e il nome della lista è diventato anche il titolo di un film, in cui Cirillo interpreta uno psicologo specializzato in sessuologia e recita assieme a Tinto Brass nei panni del regista erotico, cioè di se stesso.
Un’altra habituée della corsa alla presentazione del simbolo elettorale è Mirella Cece, leader del Sacro Romano Impero Liberale Cattolico: lo sta presentando da anni. E anche in questo caso deve aver fatto la posta fuori dal ministero diversi giorni per essere la prima a depositare il logo e poter sperare almeno nel miglior posto sulla scheda (in alto a sinistra, in basso a destra). Ma si è dovuta accontentare del secondo posto: il primato le è stato soffiato dai Liberal democratici Movimento associativo italiani all’estero.
Di altra ispirazione la lista Spirito del Tempo, con il simbolo in campo verde su cui spicca la scritta Zeitgeist (spirito del tempo, appunto), espressione cara alla filosofia otto-novecentesca. In 68/a posizione sul tabellone del Viminale, spicca il logo arancione del Movimento giovani poeti d’azione, guidato da Alessandro D’Agostini. “Siamo una lista di artisti” spiega lui stesso. “Vogliamo portare l’arte all’attenzione della politica. Il mio poeta preferito? Montale”.
C’è la lista Non serve, non voto, con lo slogan programmatico: Amo l’Italia non voto le Province. C’è la Lega federale del Sud, dove un orso marsicano divide il simbolo con uomo che beve avidamente e lancia l’appello: Arsura del Sud. E c’è anche la lista Parlamentare Indipendente che si riassume in una sola persona: “Lamberto Roberti, la lista sono io”, sintetizza il promotore, che viene da Pesaro-Urbino. “Nel 2001 mi ero candidato al Senato” racconta “ma mi hanno impedito di fare pubblicità in tv. Ho fatto una serie di ricorsi: li ho persi tutti. Allora me ne sono andato un paio d’anni in esilio in Ucraina”. Ora ritenta la carta della politica con le europee.

Guarda alla Rivoluzione francese Liberté egalité fratenité, nel simbolo un salvadanaio con impressa la frase “recupero del maltolto” e sotto un mini-programma: chiudiamo le province, acqua bene comune, no amnistie. Di sapore asburgico la Destra libertaria, con aquila bifronte, corona e cavaliere con lancia in resta. Diversi i simboli autonomisti, non solo per il Nord, ma anche per il Sud. Come La discussione la forza del Sud o la Lega per il Meridione, entrambe con lo Stivale dimezzato.
Ma tra il termine Lega (anche nella variante Liga) e quello Italia è praticamente testa-a-testa: compaiono pressoché lo stesso numero di volte. Ci sono così le liste Gente d’Italia, La mia Italia protagonista democratica popolare, Terre d’Italia, Nuova Italia, La Rosa d’Italia. Resta sempre curioso - ma fedele all’originale, quello fondato dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini nel ‘44 - il Fronte dell’Uomo qualunque (UQ), con il tradizionale cittadino stritolato nelle fauci di una pressa.
Invoca e si (ri)chiama “L’Autonomia” la lista che raccoglie l’Mpa, La Destra, l’Alleanza di Centro e il partito dei Pensionati. Un alleanza, spiega Francesco Pionati (Adc) che “non è solo un cartello elettorale” e che mira a “reagire ad una legge elettorale con lo sbarramento al 4% volto solo ad escludere dal Parlamento europeo autonomie e territori, garantendo loro la rappresentanza che meritano”. Le liste dell’Autonomia, spiega il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, “nascono per dimostrare che siamo leali e conseguenti rispetto a quanto abbiamo promesso contrastando la nuova legge elettorale, che è assurda ed iniqua. Andiamo da soli, senza inseguire la certezza di seggi e di rimborsi elettorali” ribadisce il governatore della Sicilia, che ha scelto di candidarsi: “Sono incompatibile in quanto presidente della Regione” spiega “ma non ineleggibile. Per questo darò il mio contributo”.Scopo del cartello elettorale è superare lo sbarramento del 4%.
Con lo stesso simbolo si presentano infatti Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti.
Altri piccoli partiti hanno invece scelto di presentarsi soli come Udeur, Azione sociale con Alessandra Mussolini, Nuovo Psi, Italiani nel mondo De Gregorio e Pri: ma tutti questi partiti sono comunque nell’area del Pdl e il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, sarà candidato con il Cavaliere.
Si è conquistato l’ultima posizione il comitato delle Pari opportunità maschili, con un guerriero greco che campeggia nel logo: i promotori sono stati gli ultimi, in ordine di tempo, a effettuare l’operazione di deposito. Ora, chiuse le operazioni di deposito, scatta la fase due, quella dei controlli: 48 ore durante le quali il Viminale, filtrerà eventuali irregolarità. Successivamente gli interessati avranno 48 ore di tempo per modificare i simboli. In caso di ricusazione del contrassegno, i promotori potranno presentare opposizione all’Ufficio elettorale nazionale presso la Cassazione. Al termine di questo iter, si avrà la lista definitiva dei relativi simboli ammessi alle elezioni europee del 6 e 7 giugno.
Il VIDEO servizio:

Dario Franceschini va all’attacco, le Europee come obiettivo. Referendum e soldi per i terremotati, celebrazioni del 25 aprile, nomine Rai. Questi i temi sui quali il segretario del Pd pressa il governo all’ assemblea dei candidati democratici alle amministrative a Cinecittà. E il premier Berlusconi, in visita all’Aquila, risponde a pochi minuti di distanza. “Il no all’accorpamento delle elezioni europee con il Referendum grida vendetta” parte Franceschini, “si buttano via 400 milioni di euro per un’operazione di tattica politica, questo è moralmente inaccettabile”. “Bastava un atto di coraggio del presidente del Consiglio perché quelle erano risorse disponibili per i terremotati”. Un attacco che per gli esponenti della maggioranza è “sciacallaggio politico” e “speculazione”. Ma il leader pro-tempore del Pd invita i suoi alla “lotta” (”è una parola di cui non dobbiamo avere paura” dice, “come “uguaglianza, comunità, solidarietà”). Una linea che lo allontana per il momento da Pierferdinando Casini secondo cui “il Pd si sta spostando a sinistra”, nonostante altre voci del Pd come Enrico Letta consiglino un’alleanza con l’Udc. Cosa che non sembra per il momento nei piani dell’ex democristiano Franceschini che invece vuole mobilitare il suo elettorato con i “valori della sinistra”.
Va visto in questo senso anche il richiamo al 25 aprile con il segretario democratico che invita Berlusconi “a venire con me a Milano a ricordare la Resistenza per dimostrare insieme che la Resistenza è un luogo condiviso” e ricorda che “il premier non ha mai partecipato alle commemorazioni del 25 aprile”. Berlusconi risponde poco dopo dall’Abruzzo: ”Sto riflettendo e probabilmente sarò anche io in campo il 25 aprile” dice ”Non ho mai partecipato alle celebrazioni perché credo ci sia una appropriazione da parte di una sola parte politica”.
Altro tema di scontro le nomine Rai, anticipate oggi da molti quotidiani: ”Le scelte si fanno nel consiglio di amministrazione della Rai e non a casa del proprietario delle reti concorrenti. Non è una torta da spartire, ma il sistema pubblico televisivo” attacca Franceschini sulla riunione svoltasi ieri a palazzo Grazioli sulle nomine Rai. Riunione in cui Berlusconi e altri esponenti del governo smentiscono si sia parlato di telegiornali e canali tv: “Non riesco a capire chi abbia dato quelle notizie, che sono comunque infondate. I nomi che ho letto stamattina sui giornali non saranno assolutamente i nomi che emergeranno, perché credo che il direttore generale, lo so perché mi è stato riferito privatamente dai consiglieri, abbia intenzione di una innovazione vera con nuovi nomi e facce più giovani” sostiene invece il premier.
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