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Via alla riduzione dell’alimentazione per Eluana. E Napolitano scrive al Governo

Clinica la Quiete di Udine
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, della quale è stata data lettura in Consiglio dei ministri, un nuovo diniego all’adozione di un decreto legge sul caso di Eluana Englaro. Contestualmente, a quanto si apprende da fonti governative, il capo dello Stato avrebbe sollecitato un rapido pronunciamento del Parlamento sul testamento biologico.

“Penso che tutto si stia svolgendo come previsto: da stamattina, infatti, si era stabilito di procedere alla riduzione dell’alimentazione”. Lo ha detto l’avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni e ricoverata da martedì mattina nella casa di cura ‘La Quiete’ a Udine.
“Il protocollo prevede che dopo tre giorni cominci lo stop all’alimentazione - ha aggiunto il legale - i tre giorni sono passati e non intervenendo fatti nuovi si procede come previsto”.
Eluana Englaro è in stato vegetativo persistente da 17 anni. La Corte di appello di Milano ha autorizzato la sospensione del trattamento di nutrizione artificiale. Secondo il protocollo stabilito dai medici, la riduzione dei nutrienti alla donna avverrà gradualmente, con una diminuzione progressiva delle sostanze nutritive somministratele giornalmente.
“Il cuore della questione sta nel fatto che l’ordinamento italiano prevede per tutti il diritto di rifiutare i trattamenti cosiddetti di sostegno, come la nutrizione e l’alimentazione”. Questa è la riflessione di Umberto Veronesi, in una lettera a La Repubblica, in cui mette in guardia dal fatto che “ora si vorrebbe calpestare questa norma fondamentale, violando il diritto di autodeterminazione delle persone”. Una legge che obbliga chi cade in coma ad una vita artificiale, “senza coscienza e senza risveglio per decenni, anche contro la sua volontà va contro i principi di libertà e non verrebbe mai sottoscritta da nessun presidente di una democrazia avanzata e tanto meno dal nostro Presidente della Repubblica”. Le leggi non dovrebbero essere mai fatte sull’onda delle emozioni, secondo Veronesi e se in Italia non viene applicata la sentenza della Corte di Cassazione “si mettono anche pericolosamente a rischio i principi sui quali il Paese ha fondato la sua esistenza e il suo sviluppo, si tratterebbe di violare il principio della separazione dei poteri, quello giudiziario e quello politico”.

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Eluana: dubbi di Fini e Napolitano sul decreto legge, che potrebbe saltare

Eluana Englaro
“Anche fare come Ponzio Pilato è fare una scelta” lo dice il ministro Maurizio Sacconi, lasciando intendere che non intende comportarsi come il governatore romano. Ma poi, alla domanda se il governo sia pronto con il decreto legge per sospendere la fine di Eluana Englaro, Sacconi frena: “Il governo è collegiale”. L’esecutivo sta riflettendo sul decreto legge che porterebbe alla sospensione della sentenza della corte d’appello di Milano che autorizza l’interruzione della nutrizione ad Eluana Englaro. Il testo è pronto, ma i dubbi del Quirinale e le valutazioni discordanti sul provvedimento nell’ambito della maggioranza stanno rallentando la decisione finale di portarlo domani all’esame del Consiglio dei ministri.
A questo punto, alcuni ambienti del Pdl ritengono che si vada verso il no al decreto. “Sarebbe un grave errore”: il presidente della Camera Gianfranco Fini, così come il Capo dello Stato, reputerebbe sbagliato un intervento per decreto nella vicenda di Eluana Englaro. Nei suoi colloqui con esponenti della maggioranza Fini sarebbe tornato perciò a ribadire quanto già espresso nei giorni scorsi, circa l’opportunità di rispettare le decisioni della famiglia, invitando l’esecutivo a riflettere. Al presidente della Repubblica non è ancora stato sottoposto alcun testo, ma sono note le posizioni di Giorgio Napolitano che si è espresso più volte sulla questione, dal caso Welby fino a pochi giorni fa: occorre che il Parlamento riempia un vuoto legislativo discutendo una legge sul testamento biologico in modo sereno e pacato. Per la prima volta Napolitano prese posizione a settembre del 2006, rispondendo a un disperato appello di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, che da trent’anni respirava con l’aiuto di un ventilatore polmonare, ormai completamente paralizzato, comunicava mediante un computer e chiedeva che fosse staccata la spina e che negli ultimi istanti fosse assistito per lenire il dolore (Welby si è poi spento fra molte polemiche la notte tra il 20 e 21 dicembre 2006.
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Napolitano sul caso Eluana: si faccia la legge sul testamento biologico

Papà Englaro con la foto di Eluana

Sul caso di Eluana Englaro si sono schierati i principali rappresentanti delle istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutti invocano una legge sul testamento biologico che regoli il momento finale della vita. Il presidente della Camera Gianfranco Fini chiede anche ”rispetto” per la decisione dei genitori di Eluana ai quali, soli, spetta il ”diritto di fornire una risposta”, mentre la Chiesa torna a ribadire la sua ferma contrarietà (”inconcepibile ucciderla cosi”’).
Soltanto il premier Silvio Berlusconi decide di non parlare (”non voglio intervenire”), mentre dal Capo dello Stato Napolitano ai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani è pressante la richiesta alle forze politiche di colmare un vuoto legislativo su questa controversa materia.
“In Italia, dove la Cassazione ha colmato un vuoto legislativo” sottolinea Napolitano intervenendo da Lussemburgo “nessuno parla di introdurre l’eutanasia”, ma il caso di Eluana impone al Parlamento, dopo una ”discussione pacata”, l’approvazione di un provvedimento legislativo.
Una sollecitazione simile viene anche dal presidente del Senato: per Schifani ”il Parlamento non può sfuggire al dovere di legiferare su questi temi. Soprattutto quando la scienza sposta cosi’ in avanti il proprio confine”.
Questo - aggiunge Schifani - ”è il momento della vicinanza, della riflessione e della responsabilita’ perche’ quanto sta avvenendo pone oramai ”con drammaticità la necessità di un intervento legislativo”. Da Schifani giunge anche un appello ai partiti ”a mettere da parte le diverse visioni politiche per risolvere in breve tempo il problema che lascia ciascuna coscienza divisa e incerta, qualunque sia la decisione che ritenga giusta”.
Per il Governo torna a schierarsi il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che sta valutando eventuali provvedimenti. Ed il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella dice un netto ”no” ad escamotage e ”cavilli” al fine di ottenere l’applicazione del decreto della Corte di Appello di Milano per la sospensione dei trattamenti a Eluana .
La politica si divide quindi tra chi chiede silenzio come Gianfranco Rotondi, ministro del Programma per il quale ”è il momento di tacere”, e chi urla condanne come Maurizio Gasparri (Pdl) secondo il quale ”è iniziato l’omicidio”.
Francesco Cossiga chiede un decreto per salvare Eluana inviando un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia e al Ministro del Welfare nella quale chiede che con decreto definiscano reato il suicidio assistito, l’eutanasia o ogni altra forma di forzata cessazione della vita. Per l’Udc Rocco Buttiglione chiede a Berlusconi di convocare un consiglio dei ministri per fare una legge per il testamento biologico. Walter Veltroni, segretario del Pd chiede alla politica ”discrezione” e rispetto per le sentenze. ”Ci sono momenti - osserva - e io mi sono attenuto sempre in questi giorni a questa regola, nei quali la politica ha il dovere di pronunciare un numero di parole misurato. Io ho solo due certezze - spiega - la prima, che i genitori di Eluana sono persone che hanno dentro questo dramma e credo possano testimoniare la volonta’ della loro fede”. La seconda certezza è che ”ci sono ripetute e diverse sentenze ed e’ giusto che siano rispettate”. Secondo Veltroni, compito della politica è approvare una legge sul testamento biologico.
Ma ”rispetto e silenzio” viene chiesto da Livia Turco (Pd) ”in nome della pietas” e da Francesco Nucara (Pri) che unisce la sua solidarietà ”personale e umana” al padre di Eluan.
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Eluana trasferita a Udine nella notte

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002

Beppino Englaro ha chiesto l’autorizzazione per portare via la figlia Eluana dalla clinica di Lecco dove è ricoverata. E il trasferimento è ipotizzato per questa notte. Eluana Englaro dovrebbe essere trasferita dalla clinica di Lecco alla struttura residenziale “La Quiete” di Udine. La partenza dalla città lombarda - si è appreso a Udine - potrebbe avvenire nel cuore della notte; l’arrivo a Udine - secondo tale programma - è previsto per l’alba. La conferma dell’ipotesi del trasferimento dovrebbe tuttavia giungere nelle prossime ore, forse a cose fatte.

La conferma di un possibile trasferimento è arrivata dal neurologo di Eluana, il professor Carlo Alberto Defanti, che pur non avendo ancora avuto una indicazione definitiva ha detto che le previsioni sono per un trasferimento imminente: “Penso che sia arrivata la conferma dalla casa di cura di Udine, anche se non mi hanno ancora detto nulla di certo. Mi spiace solo di non poter accompagnare Eluana perché ho degli impegni a cui non posso rinunciare”. Ma, sulla destinazione di Eluana, al di là delle parole del neurologo non ci sono conferme ufficiali.

Eluana Englaro, è attualmente ricoverata nella casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco. Defanti ha inoltre spiegato che il protocollo è lo stesso messo a punto un mese fa quando Eluana avrebbe dovuto essere accolta nella clinica Città di Udine: “Il sondino non verrà staccato e per i primi tre giorni si continuerà a nutrirla artificialmente, allo scopo di permettere al personale di verificare la situazione. Dopo questi tre giorni, senza staccare il sondino, verrà sospesa l’alimentazione”. Inoltre, a quanto si è appreso, l’équipe che darà corso all’interruzione del trattamento vitale si costituirà in una associazione per meglio regolare i rapporti giuridici con la struttura che ospiterà Eluana.

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Su Eluana, Sacconi al contrattacco: “Non mi faccio intimidire”

Maurizio Sacconi

“Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”. Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato da Londra la sua condizione di indagato presso la procura di Roma in seguito alla denuncia dei radicali sull’atto di indirizzo collegato al caso di Eluana Englaro. Il responsabile del Welfare, a Londra per un incontro con il suo omologo britannico, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana: “È stato un atto di governo doveroso, di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinchè avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione ed idratazione delle persone in disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu”.
Non molla Sacconi: “Si è trattato” ha proseguito “di un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate. Ma è assurdo che un atto del genere sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”.
E sono in tanti a pensarla come il minsitro. Pier Ferdinando Casini, per esempio: “Io sto con il ministro Sacconi senza se senza ma, anzi colgo l’occasione per esprimergli solidarietà”, ha affermato Pier Ferdinando Casini, intervistato a Panorama del Giorno su Canale 5, da Maurizio Belpietro. “Il ministro Sacconi” ha proseguito Casini “ha posto una questione di ordine generale inerente al rispetto della legge. Francamente mi verrebbe da dire che è quasi uno scherzo la notizia dell’indagine giudiziaria che può riguardarlo su questo punto, noi stiamo con Sacconi evidentemente”.
Intanto torna a muoversi anche la Chiesa: il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, interviene sul caso di Eluana Englaro per chiedere che la donna in stato vegetativo non venga fatta morire in una struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Un’eventualità, afferma il porporato in una nota, che sarebbe “contro Dio” e contraria alla Costituzione. “A quanto è dato fino a questo momento di sapere” afferma Caffarra “l’ipotizzato ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria della nostra Regione sarebbe non per la vita ma per la soppressione della vita. Come cristiano e come Vescovo - sicuro interprete anche dei miei confratelli dell’Emilia Romagna - debbo denunciare con ogni forza che il porre in essere una tale eventualità sarebbe un atto gravissimo in primo luogo contro Dio, Autore e Signore della vita; e poi contro ogni essere umano, che vedrebbe così violata, perché negata nei fatti e anche in linea di principio, quella dignità della persona che invece permane sempre, in ogni circostanza, e sopravvive alle più crude offese della malattia: persino nella estrema fragilità e impotenza di una condizione deprivata della coscienza”.

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Caso Englaro, Sacconi indagato per “violenza privata”

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002
Dopo la rinuncia della Casa di Cura Città di Udine ad accogliere Eluana per farla morire, è l’ora dell’azione giudiziaria: a seguito di una denuncia depositata alcune settimane fa dall’avvocato Giuseppe Rossodivita, dei Radicali, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è stato iscritto questa mattina nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. L’ipotesi di reato è di violenza privata ai danni dell’istituto. Gli atti sono stati inviati per competenza al Tribunale dei Ministri che dovrà valutare la fondatezza delle accuse. “Se il ministro ritiene davvero di potere e dovere difendere il ricatto eversivo da lui messo in atto” afferma Marco Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni in una nota “mi auguro che sia lui stesso il primo a permettere che l’indagine ed il pronunciamento della giustizia si svolgano nel più breve tempo possibile”.
La Casa di Cura Città di Udine intanto non accoglierà Eluana Englaro. “Siamo costretti a ritirare la disponibilità ad ospitare la signora Eluana Englaro e l’equipe di volontari esterni per l’attuazione del decreto emesso dalla Corte d’Appello di Milano il 9 luglio 2008 e ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre” ha reso noto la clinica Città di Udine “per il groviglio di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni”.
“Gli approfondimenti condotti” è detto in un comunicato diffuso nel primo pomeriggio dalla clinica privata “portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che - per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni - metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità”.
“Di fronte ad una tale, concreta prospettiva” è spiegato nel comunicato “la Casa di Cura ha dunque dovuto rinunciare a portare avanti un’azione concepita con l’unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire la volontà della figlia. Al termine di questa penosa vicenda, va sicuramente rivolto un sentito ringraziamento alle tante persone che, in vari modi, hanno manifestato concreta solidarietà ed appoggio ad una decisione coraggiosa che è stata portata avanti fin quando è stato possibile”.
La Casa di cura di Udine, che si è detta rammaricata per quanto accaduto, ha reso noto di aver ricevuto “attestati di stima praticamente da tutta Italia”. La famiglia di Eluana Englaro ha comunicato che ”andrà avanti” nella sua decisione ma ulteriori notizie in merito non verranno comunicate alla stampa. Lo ha affermato il neurologo Carlo Alberto Defanti, il medico che ha in cura la donna, intervistato dal Tg5.

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Eluana, altolà di Sacconi: Stop all’alimentazione in ospedale è vietato

Eluana Englaro

Un atto di indirizzo per le Regioni al fine di “garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione” in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento è stato annunciato oggi nel corso di una conferenza stampa dal ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi.

L’iniziativa di Sacconi arriva nel giorno in cui da Udine arriva la notizia dell’esistenza di un protocollo di natura legale che stabilisce le modalita’ per l’esecusione a Udine della sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Secondo quanto anticipato dal Messaggero Veneto, il documento legale è stato concordato al termine di una serie di incontri, che si si sono svolti a Milano e Udine e che si sono conclusi nella giornata di ieri. Anche se dalla Casa di Cura Città di Udine è arrivata l’ennesima smentita di un imminente trasferimento della donna in stato vegetativo da 17 anni.

L’atto è stato firmato oggi stesso ed è “doveroso affinché tutto il Ssn” spiega Sacconi “si uniformi e garantisca a qualunque cittadino il diritto alla nutrizione e all’idratazione”. I riferimenti alla base di questo documento sono il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 30 settembre 2005, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 e attualmente in corso di ratifica. E ovviamente l’articolo 32 della Costituzione italiana. L’unica possibilità per interrompere l’idratazione e l’alimentazione è che questi atti siano “rifiutati dallo stesso paziente in stato vegetativo. Cioè nel caso in cui l’organismo del malato rigetti queste misure. In ogni caso - continua Sacconi - la valutazione clinica resta affidata al medico”.
L’atto di indirizzo firmato oggi da Sacconi ricorda che “ciò che va garantito ai malati in stato vegetativo persistente è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione. Sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali. Infatti, la nutrizione e l’idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere”. Questa regola recepisce in toto il parere del Cnb. Come pure la frase in cui si considera che “la sospensione di tali pratiche va valutata non come doverosa interruzione di accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele di abbandono del malato”.
Da queste frasi ne discende che, sempre in base all’atto del ministero del Welfare, la negazione della nutrizione e dell’alimentazione “può configurarsi come una discriminazione fondata su valutazioni della qualità della vita di una persona con grave disabilità e totalmente dipendente”. Per Sacconi le ragioni alla base di questo provvedimento sono “il dovere di uniformare gli atti all’interno delle strutture che operano per il Ssn, che devono essere omogenei in tutta Italia. In più, l’atto di indirizzo è uniformato” assicura “a criteri di laicità a cui non sono estranei i valori della centralità della persona”.

Ma per la famiglia di ELuana, l’atto di indirizzo del ministero della Salute: “Non vale niente, perchè la legge non la fa Sacconi”. È deluso e irritato il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, nell’apprendere l’ultimo atto di una querelle che pare infinita, e che riapre la questione della morte di Eluana dopo che la sentenza della Cassazione, autorizzando il distacco del sondino, sembrava aver posto fine alla drammatica vicenda. “Un atto di indirizzo interrogativo” attacca Angiolini, “ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili) non c’entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un’uscita fuori dal seminato - conclude il legale - e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria”.

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Discutine sul FORUM: Eluana: illegale staccare il sondino. E ora?

Eluana, la Cassazione decide se sospendere l’alimentazione

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Il ricorso portato avanti dalla Procura di Milano sul caso Englaro è inammissibile, secondo il procuratore generale della Cassazione, Domenico Iannelli, che ha chiesto appunto l’inammissibilità perché il pm di Milano non era “legittimato a muovere l’azione”, in quanto, secondo il pg Iannelli, non si tratta di “un interesse generale e pubblico ma di una tutela soggettiva e individuale” di Eluana Englaro.

Questa la posizione esposta durante l’udienza, cominciata questa mattina, per decidere sul ricorso della Procura generale di Milano contro il provvedimento con cui, nel luglio scorso, la Corte d’appello di Milano aveva autorizzato il padre di Eluana Englaro, Beppino, a interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale che tengono in vita la figlia in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni.

Il pg Iannelli ha tuttavia specificato che se la Corte di cassazione deciderà di accogliere il ricorso della Procura di Milano, allora in quel caso andrebbe accolto il primo motivo del ricorso, ovvero andrebbe verificato se sussistano le “effettive condizioni di irreversibilità dello stato vegetativo permanente” di Eluana. Il pg ha tenuto a specificare che, secondo le norme del Codice civile che prevede casi specifici in cui il pm possa muovere un’azione, il caso Englaro non rientrerebbe nella casistica, perché si tratta di un interesse soggettivo individuale e non di una tutela di pubblico e generale interesse, che invece legittima l’azione del pm a ricorrere in Cassazione.

“È ora che Eluana venga lasciata morire come chiede suo padre da 16 anni”. Questo l’ultimo appello degli avvocati della difesa Englaro che oggi davanti alle sezioni unite civili della Cassazione hanno fatto la loro requisitoria nell’udienza che dovrà decidere se accogliere o meno il ricorso della Procura di Milano sulla decisione di interrompere l’alimentazione di Eluana. Secondo l’avvocato Vittorio Angiolino “lo scopo della Procura è quello di un accertamento che non abbia mai fine. Una cosa contraria ad ogni principio epistemologico che porterebbe ad un livello tale di trasformazione per cui il medico diventerebbe colui che si impadronisce della vita altrui. Se la vita è un diritto indisponibile non può essere prolungato all’infinito”.

Per ribadire ancora di più il concetto lo stesso avvocato Angiolino ha poi citato un passo del Vangelo: “Nella pagina del Vangelo di Giovanni, quando si parla della resurrezione di Lazzaro perfino Gesù ringrazia Dio perché sa che non può disporre della vita altrui e fare miracoli ma si attiene alla volontà divina”. Dello stesso parere anche l’avvocato Franca Alessio che ha sottolineato, nella sua requisitoria, come “la Procura si sia lasciata trascinare da medici e neurologi che la pensano in modo diverso e ritengono che si possa sostenere che ci sia ancora una possibilità di vita. Una cosa impossibile, perché lo stato di Eluana non si può più mettere in dubbio. È ora che Eluana venga lasciata morire come chiede suo padre da 16 anni e continuare così sarebbe impietoso”.

Nel giorno decisivo è intervenuta sulla questione anche la Santa Sede, sostenendo che sospendere l’idratazione e l’alimentazione in un paziente in stato vegetativo è “una mostruosità disumana e un assassinio”. Lo ha ribadito all’Ansa il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, cardiale Javier Lozano Barragan. “L’accanimento terapeutico”, ha affermato, “non si consiglia mai, ma l’idratazione e l’alimentazione non appartengono a questa categoria. Qualcuno obietta che insieme all’alimentazione vengono somministrati anche i farmaci che tengono in vita e allora, io dico, togliete i farmaci”. Diverso è il caso di pazienti “nell’ultima agonia”, per i quali, “quando nutrizione e idratazione diventano completamente inutili, non vanno sprecati”. In ogni caso”, ha concluso il cardinale, “sospendere idratazione e alimentazione in un paziente in stato vegetativo peggiora il suo stato, e la terribile morte per fame e per sete è una mostruosità disumana e un assassinio”.

La decisione delle Sezioni unite civili in merito all’udienza discussa oggi sul caso di Eluana Englaro “verrà pubblicata nel più breve tempo possibile tenuto conto della particolarità del caso”. Lo rende noto il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone che ha diffuso un comunicato a conclusione della camera di consiglio. “Oggi 11 novembre 2008″, dice la nota, “si è tenuta davanti alle Sezioni unite della Corte di cassazione l’udienza di discussione del ricorso presentato dal pubblico ministero presso la Procura generale della Corte di appello di Milano avverso il decreto del 25 giugno-9 luglio 2008 con il quale la Corte di appello di Milano ha come è noto autorizzato il distacco del sondino naso-gastrico con il quale viene effettuata la terapia di supporto vitale di Eluana Englaro in stato vegetativo permanente da oltre sedici anni”.

Il procuratore generale presso la Corte di Cassazione - spiega la nota - “ha concluso per l’inammissibilità del ricorso stante il difetto di legittimazione all’impugnazione da parte del pubblico ministero presso la Corte d’appello di Milano e in subordine per l’accoglimento del primo motivo di ricorso concernente la supposta formazione di un giudicato interno sullo stato di irreversibilità delle condizioni della Englaro”. La decisione verrà resa nota successivamente al deposito in cancelleria.

A quanto si apprende da fonti del Palazzaccio, dall’importanza e la particolarità dell’argomento, è molto probabile che una decisione venga presa in tempi brevi ma non oggi. Potrebbero passare due o tre giorni, ma anche una settimana. Di norma le sezioni unite civili dopo la camera di consiglio devono depositare la decisione con le motivazioni in cancelleria. La sentenza, quindi, non viene letta pubblicamente da un giudice ma viene comunicato il deposito del dispositivo in cancelleria agli avvocati che potranno consultarla non appena avranno il via libera dalla Cassazione. Dal Palazzaccio si sottolinea l’esigenza di prendere una decisione in tempi brevi ma si esclude una comunicazione immediata agli organi di stampa e ai legali in giornata. Di solito le sezioni unite dopo il deposito in cancelleria di una sentenza rendono pubblico l’esito anche sul sito internet della Cassazione.

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