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La ‘ndrangheta non va in vacanza, i magistrati anticosche neppure. Lunedì 17 agosto a Reggio Calabria l’aria sfrigolava e il mare dello Stretto era una sirena irresistibile.
Ma il caldo non ha impedito agli inquirenti, fra cui il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il suo vice Nicola Gratteri, di riunirsi presso la Direzione distrettuale antimafia per discutere una questione assai delicata: la fuga di notizie riguardante le indagini sui lavori per l’Expo 2015.
Da mesi gli uomini del pool anti ’ndrangheta sorto sull’asse Milano-Reggio Calabria tengono sotto controllo decine, se non centinaia, di presunti mafiosi impegnati nel settore edile e in particolare nel movimento terra, cioè il trasporto di ghiaia e il lavoro di scavo che fanno da indispensabile apripista a tutte le grandi opere. Peccato che in Italia anche i muri delle procure abbiano orecchi.
E che alcuni indagati, saputo dell’inchiesta, abbiano provveduto a bonificare case e uffici dove gli investigatori avevano piazzato le loro microspie. I personaggi in questione, tutti calabresi, sono riconducibili a due società di movimento terra attive in Lombardia. Per quanto risulta a Panorama sarebbero impegnate come subappaltatrici nei lavori di sbancamento necessari alla costruzione di un’importante arteria stradale, inserita tra le opere pubbliche collegate all’Expo 2015.
Della vicenda si sta occupando Ilda Boccassini, coadiuvata dai carabinieri del Ros di Milano e da colleghi calabresi. Il monitoraggio dei magistrati milanesi e reggini sui cantieri dell’Expo non è iniziato oggi, così come non rappresenta una sorpresa lo strapotere esibito dalle ’ndrine nel settore del movimento terra. A essere cambiato, e molto, è il modus operandi degli investigatori. Da qualche mese, invece di indagare sulle ditte o di perdersi a dipanare il groviglio di schermi societari messi a punto dai clan, il pool ha deciso di giocare d’anticipo. Gli inquirenti marcano a vista gli imprenditori in odore di ‘ndrangheta, studiano le loro mosse (come l’ingresso in aziende settentrionali pulite ma in crisi di liquidita, attraverso le quali partecipare alle gare), spiano le loro conversazioni per mesi. Per poterli intercettare hanno iscritto nel registro degli indagati decine di persone. Eppure qualcuno, come dimostra la riunione riservata di lunedi scorso, ha scoperto il gioco e ha messo in atto le contromosse. Bisogna vedere se bastera.
Che le mire calabresi sugli appalti dell’Expo siano robuste lo dimostra un’altra istruttoria condotta dai pm della Dda milanese Mario Venditti e Alessandra Dolci, secondo molti addetti ai lavori la madre di tutte le inchieste sulla ‘ndrangheta lombarda, quella che potrebbe “disarticolare” la cupola malavitoso-affaristica che prospera a Milano. Dall’indagine si evince infatti che recentemente le cosche trapiantate al Nord hanno siglato una pace duratura, dandosi un assetto collegiale come mai erano riuscite a fare nella regione di origine e seppellendo le faide in corso, per dedicarsi agli affari d’oro targati Expo 2015. Piu che una federazione di ‘ndrine, quasi un consorzio di aziende. Un piano di espansione cosi ambizioso da non limitarsi alla spartizione di camion e betoniere o alla promozione dell’imprenditoria criminale “made in Calabria”, ma che ha messo nel mirino l’intera economia lombarda.
Come mostra la recente disavventura della società Lucchini Artoni di Segrate il cui patron, Giancarlo Bianchi, si è aggiudicato l’Ambrogino d’oro. La società, impegnata nella costruzione della linea 5 della metropolitana (uno dei tanti gioielli da inaugurare prima del 2015), ha ricevuto a giugno dalla prefettura l’interdittiva antimafia. Il motivo? Secondo la Dia, 17 delle 22 ditte a cui la Lucchini aveva subappaltato il trasporto di materiale inerte erano collegate, direttamente o indirettamente, a uomini delle cosche di Isola Capo Rizzuto (Crotone).
“I nostri 40 camion erano tutti occupati e ci siamo rivolti a dei padroncini: non e colpa mia se l’80 per cento sono calabresi e, comunque, avevano tutti la certificazione antimafia” ribatte Vincenzo Bianchi, amministratore delegato e figlio del titolare. Nelle scorse settimane l’azienda ha comunque chiuso i rapporti con tutti i collaboratori sospetti e il 4 agosto ha riottenuto la certificazione antimafia. Gli accertamenti della Dia, tuttavia, proseguono per capire come sia stato possibile che un tale afflusso di calabresi di Isola Capo Rizzuto alla Lucchini non destasse sospetti.
Un compito arduo, visto che ormai in Lombardia i calabresi sono monopolisti nel movimento terra, assunzioni comprese. E un settore a bassa specializzazione e poco visibile, ma che per le ‘ndrine “vale più dell’oro”, come spiegava al telefono gia nel maggio 2008 il boss di Platì Domenico Barbaro, fermato due mesi piu tardi dal gip Piero Gamacchio con l’accusa di avere diretto per un lustro abbondante il racket dei cantieri dell’hinterland milanese. Lo schema dei calabresi è ben spiegato nell’ordinanza di custodia cautelare: “Tutti gli imprenditori edili sapevano che, a prescindere da prezzo praticato e qualità del servizio, il trasporto della terra era affare dei calabresi. Che poi raddoppiavano i ricavi stipando gli stessi mezzi e le stesse buche stradali di rifiuti tossici e infine creavano consenso e contaminazione assumendo a chiamata solo manodopera calabrese“.
Il sistema applicato da Barbaro a sud di Milano era stato replicato anche in Brianza (dal clan reggino degli Stellitano) e a Cologno Monzese, dove a marzo il pm Venditti ha fermato il crotonese Marcello Paparo, ritenuto il terminale locale delle cosche Arena e Bubbo: era riuscito a mettere il naso pure nei lucrosi subappalti della Tav ferroviaria e dell’autostrada A4.
C’e un ultimo elemento che accomuna le indagini di ieri e di oggi: in almeno un paio di casi le inchieste hanno rischiato di essere compromesse da fughe di notizie molto sospette, che hanno costretto gli inquirenti ad accelerare i tempi. O a convocare vertici riservati, come e appena accaduto, rinunciando ai bagni ferragostani.
(ha collaborato Gianluca Ferraris)

Ci sono voluti sette mesi, ma alla fine la firma è arrivata. Dopo 205 giorni dalla vittoria parigina, Silvio Berlusconi ha firmato il decreto che sancisce ufficialmente l’avvio dell’Expo 2015.
Provocando una serie di entusiatiche dichiarazioni tra i rappresentanti del suo partito (dal “sono felice” di Letizia Moratti al sospiro di sollievo del presidente della Regione Roberto Formigoni, che si è detto certo che “il decreto ci permetterà di far funzionare la macchina operativa a pieno regime”) ed incassando persino il plauso del presidente della Provincia Filippo Penati: “Sulla carta è un assetto che garantisce maggiore collegialità nelle scelte. Ora siamo rientrati nella normalità e si è conclusa una vicenda di incertezza”.
Ma il decreto è solo l’inizio. Adesso le amministrazioni locali, Comune meneghino in testa, dovranno gestire un flusso di denaro di oltre 4 miliardi di euro, destinati a infrastrutture e servizi. Una cassaforte ricchissima, con un asset triangolare che farà capo a Comune, Regione e Governo centrale.
A guardia della Soge, l’ente che amministrerà il denaro, ci sarà direttamente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Letizia Moratti sarà il commissario straordinario e vigilerà sulla nuova area espositiva di Rho-Pero e sui progetti cittadini ad essi collegati, mentre al Presidente della Regione Roberto Formigoni toccherà coordinare il Tavolo per le infratsrutture, amministrando i 10 miliardi di investimenti in ferrovie e autostrade lombarde che dovranno fare da volano all’evento.
Vero cuore pulsante sarà comunque la Società di gestione, la cui presidenza - sembra ormai certo - toccherà a Diana Bracco, leader di Assolombarda. Per l’incarico di amministratore delegato, in pole, c’è Paolo Glisenti, braccio destro della Moratti e suo ascoltatissimo consigliere. Azionisti saranno invece il Tesoro (con una quota maggioritaria, che si aggirerà attorno al 50% delle azioni), il Comune, la Provincia e la Regione e la Camera di commercio, con quattro quote di circa il 10% l’una.
Resta l’incognita del consiglio d’amministrazione: oltre a Glisenti e Bracco, dovrebbero anche entrare un tecnico d’area leghista e Paolo Alli (vicinissimo a Roberto Formigoni). Più improbabili, le nomine del rettore dell’Università Boccoini Angelo Provasoli e dell’ex sindaco di Torino Valentino Castellani, fortemente voluto dal Presidente della Provincia Filippo Penati.
Ad affiancare la Soge, ci sarà il Coem, Comitato Expo Milano, una sorta di grande camera di compensazione ad alto tasso di rappresentanza locale, dove avranno parola gli enti locali, alcuni ministri, l’Unione delle provincie lombarde, la Camera di Commercio e l’Ente Fiera.
“Ora” ha detto il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato “dobbiamo garantire la massima trasparenza nelle scelte e nei lavori che verranno eseguiti. Anche perchè, dobbiamo tenere conto delle forti pressioni: l’Expo è un avvenimento mondiale, che catalizza interessi di ogni tipo”.
E proprio oggi pomeriggio, Letizia Moratti si è detta comunque fiduciosa circa i tempi della macchina organizzativa: “In un mese credo proprio che saremo operativi”.

La vittoria di Milano come sede per l’Expo 2015 ha generato feste carnevalesche, abbracci bipartisan tra Romano Prodi e Letizia Moratti, e pure lo sciogliersi dell’algido sindaco milanese in danze, nella festa cittadina seguita lungo corso Buenos Aires (video da Youtube). Ma alla gioia presto sono seguite le polemiche, tra chi esterna preoccupazioni di tipo estetico, chi lamenta speculazioni, chi ne fa una questione ambientale. Dopo le critiche del Molleggiato, che aveva paventato una colata di cemento su Milano, arrivano anche quelle di Silvio Berlusconi, che non gradisce il progetto City Life, ovvero la costruzione di tre nuovi grattacieli sull’area della ex fiera, firmati Daniel Libeskind, Arata Isozaki, Zaha Hadid e Pier Paolo Maggiora. “Non hanno nulla a che fare con la tradizione, l’architettura, l’immagine e l’urbanistica milanese” ha commentato il leader del PdL. “Credo che rientreranno. L’Expo è una grande occasione di crescita anche urbana, io immagino che possa accadere quello che è accaduto nel 1906 che ci ha lasciato in eredità la vecchia fiera”.
E come se non bastasse, ai giudizi negativi di varia natura, si aggiungono quelli di carattere informatico. Oggetto degli strali è il sito di Expo 2015. “Partiamo già male con questo sito a dir poco inguardabile, tanto che citerei per danni chi ha permesso la messa on line di questo scempio” è uno dei primi commenti in internet alla notizia della vittoria di Milano su Smirne. Per i blogger si tratta di un portale inguardabile, che danneggia l’immagine dell’Italia. E il pensiero non può che volare a qualche mese fa, al disastroso sito Italia.it, per cui tanti furono i soldi spesi, quante le veementi critiche, le figuracce e gli errori contenuti. Infatti Lospremiagrumi scrive: “già col sito italia.it avevamo fatto ridere il resto del mondo, questa volta riderà il resto dell’universo … rovinate l’immagine del paese con queste operazioni di basso profilo!”.
Firmiamo.it lancia una petizione con raccolta di firme per chiudere il portale “in quanto, la bassa qualità con cui è stato creato, danneggia l’immagine di Milano e del resto d’Italia o meglio dei cittadini e di tutti i professionisti che vi abitano e lavorano”. Dal suo blog Marco Camisani Calzolari, notando come già la scelta del dominio sia pessima (www.milanoexpo-2015.com, con quel fastidioso trattino poco pronunciabile), evidenzia che la versione inglese del portale è mezza in italiano. E lancia una proposta costruttiva ai blogger e agli esperti della Rete: “Facciamo tutti insieme il sito dell’Expo 2015“. Raccogliendo consensi: “è una grande idea! Anche io ho sofferto ieri sera (31 marzo, ndr) quando dopo molte ore dalla vittoria, il sito ufficiale dell’Expo, in cui si faceva fatica ad entrare probabilmente per un picco di accessi, non riportava ancora l’informazione della vittoria” commenta Edoardo Colombo. E da milano.blogosfere: “Diciamolo senza timori: per un sito come quello dell’Expo 2015 sarebbe auspicabile una progettazione e una gestione da parte di chi il web 2.0 lo mastica”. Tutti per uno, uno per tutti, è presto nato un forum per coordinare il gruppo di lavoro per il rifacimento del sito: milano2015.it.
La speranza è che l’ardore dei blogger non sia destinato a cadere nel vuoto come nel caso di Ritalia.eu, il progetto di rifacimento di Italia.it. Di sicuro, se non per i cultori del web 2.0 almeno per gli amanti dell’ortografia, un primo passo per il sito di Expo 2015 sarebbe correggere gli errori ortografici che campeggiano già in home page, con i “Perchè” scritti con un irritante accento grave, anziché acuto. Ahimè, anzi, ahimé.
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di Edmondo Rho
Con l’Expo 2015 Milano tornerà una città d’acqua, come prima che coprissero i Navigli. Infatti una via navigabile dovrebbe collegare il nuovo quartiere espositivo, accanto alla Fiera di Rho-Pero, con la Darsena nella zona Ticinese. E ci guadagneranno Marco e Matteo Cabassi: i figli di Giuseppe, costruttore e immobiliarista chiamato “Sabiunat” perché suo padre aveva fatto fortuna scavando e vendendo sabbia. Un destino sull’acqua: la loro famiglia diventò ricca anche grazie ai barconi che solcavano i Navigli, fino alla Darsena, con la sabbia e gli altri materiali per costruire Milano. Ora i Cabassi possiedono parte delle aree dove, intorno a un lago artificiale, sorgerà l’Expo.
Perciò la Bastogi e la Brioschi, società quotate del gruppo Cabassi, hanno avuto forti rialzi in borsa subito dopo l’assegnazione dell’Expo battendo la città turca di Smirne: 86 a 65 voti dei paesi del Bie, il Bureau international des exposition che organizza l’evento.
Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha vinto la sua scommessa. Ma sono già cominciate le polemiche: per esempio con l’architetto Massimiliano Fuksas che contesta la via d’acqua o con Adriano Celentano che paventa una colata di cemento sulla città. E a Silvio Berlusconi, secondo il Corsera non piace il grattacielo storto di Libeskind. In realtà, molti progetti sono ancora da definire. Il boom immediato, 27 per cento di guadagno in un giorno, l’ha avuto in borsa il titolo Fiera Milano. Sia perché la fondazione che la controlla possiede la parte più ampia delle aree dell’Expo, sia perché la Fiera beneficerà dell’evento del 2015: sei mesi d’inaugurazione, 29 milioni di visitatori previsti. E qualcosa dopo resterà: anzitutto il collegamento ferroviario diretto tra la nuova stazione di Rho-Pero (dovrebbe già essere pronta nel 2009, sulla linea ad alta velocità Torino-Milano) e l’aeroporto di Malpensa, per cui è probabile un rilancio nonostante la fine di gran parte dei voli Alitalia.
Comunque i grandi affari li faranno costruttori, cementieri e immobiliaristi. Così si spiegano, dopo la vittoria di Milano, i forti guadagni in Piazza Affari di Impregilo, Astaldi, Buzzi Unicem e Italcementi, considerati tra i titoli più favoriti. “Abbiamo vinto un terno al lotto, l’Expo farà da volano per l’immobiliare e le costruzioni” sintetizza Michele Cibrario, amministratore delegato della Bnl fondi immobiliari, “due settori che insieme rappresentano oltre il 15 per cento del pil italiano. In Lombardia esistono 10 milioni di metri quadrati di aree dismesse. Sono disponibili fondi europei per la rigenerazione urbana finora non utilizzati”.
Insomma, non solo Expo. Quando si stima in 20 miliardi l’investimento previsto, si comprende anche l’indotto. “Nel dossier per il Bie abbiamo considerato oltre 10 miliardi già previsti per le infrastrutture lombarde: come le linee 4 e 5 del metrò e le tre nuove autostrade, la Pedemontana, la Brebemi e la Tangenziale esterna milanese” ricorda Roberto Daneo, direttore del Comitato Expo, mentre lo stanziamento “è di 890 milioni di euro per la gestione vera e propria dell’evento, oltre ai 3,2 miliardi per gli investimenti infrastrutturali, compresa la nuova linea 6 del metrò Castelbarco-Pagano-Bisceglie che consentirà di smaltire meglio il traffico sulla linea 1 che arriva a Rho Fiera”.
Rimangono però alcuni problemi. A partire da quello urbanistico. Una parte dell’area è della società Euro Milano (che fa capo a Intesa Sanpaolo, Bernardo Caprotti dell’Esselunga, Legacoop e Acli) e lì è già previsto un futuro di edilizia residenziale. E il resto? “I Cabassi cedono le aree a un prezzo simbolico, ma verranno loro restituite valorizzate dopo l’Expo” osserva Maurizio Baruffi, capogruppo dei Verdi al Comune di Milano. “E non si è presa la decisione sugli aspetti urbanistici successivi: per esempio si potrebbero fare gli impianti sportivi che mancano a Milano per candidarsi alle Olimpiadi”. Dopo l’Expo saranno abbattuti in buona parte i padiglioni costruiti dai paesi partecipanti. Gli edifici permanenti saranno trasferiti al Comune di Milano dopo il 2015, in particolare quelli tematici e quelli dell’Italia lungo il boulevard centrale, eventualmente una torre alta 200 metri (che però non è sicura, Moratti ha già frenato). Destinazione? Tutto da vedere. Come sono da decidere le modalità per assegnare i progetti, una torta che fa gola ai più grandi studi mondiali di architettura.
L’architetto Stefano Boeri chiede “una campagna di trasparenza sui concorsi, puntando sulla qualità”.
“Occorre una legge speciale per Milano” propone Piero Borghini, city manager del Comune. Cosa vuol dire? “Per esempio, sui trasporti dovremmo avere la possibilità nei bilanci di sforare il patto di stabilità. Bisogna ripensare tutto in termini di Expo e quantificare meglio la spesa: gli enti locali devono mettere oltre 800 milioni” rammenta Borghini. A questo proposito Massimo Corsaro, assessore lombardo (di An) alle Attività produttive, aggiunge: “Le istituzioni locali dovranno garantire che non si ripetano episodi come quelli avvenuti per i Mondiali di calcio del 1990, con alberghi iniziati e mai terminati e però abbondantemente finanziati”. Già, il rischio dello spreco è in agguato. Secondo Corsaro, “dovrà essere prevista dal nuovo governo una corsia preferenziale per i lavori in vista dell’Expo: è lo schema già usato per le Olimpiadi di Torino 2006″. Altrimenti, il pericolo è arrivare coi cantieri aperti al 2015.
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“Prima legga i progetti, poi parli. Anzi è meglio che canti”. Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, fresca di successo sull’Expo2015, non le manda a dire, anzi le canta proprio ad Adriano Celentano. Occasione: Panorama del giorno di Maurizio Belpietro su Canale5.
Il “Molleggiato” aveva provocatoriamente detto che l’Expò 2015 sarebbe stato il “colpo di grazia per Milano” a causa di “una colata di cemento sulla città”.
Ma Donna Letizia non si è risparmaita: “Preferisco sentire le sue canzoni” ha sostenuto il primo cittadino. “Non credo che Celentano abbia una competenza urbanistica tale da potersi permettere di fare critiche senza conoscere il progetto”.
Quindi, “nessuna colata di cemento” insiste Letizia Moratti. “Ci sarà un’area di 110 ettari di cui metà sarà destinata al verde e ci saranno 22 chilometri di strade d’acqua che collegheranno questa grande area vicina alla nuova Fiera fino alla Darsena. Un’area che sarà per metà verde e tutto è stato fatto e sarà fatto nel massimo rispetto dell’ambiente. Addirittura nel progetto, che ieri abbiamo iniziato a pianificare, è prevista una consulta ambientale”. Consulta di cui farà certamente parte “un personaggio che sta già lavorando con noi: il premio Nobel Al Gore. Credo che per l’ambiente sia un testimonial un pò più importante di Celentano”. E il simbolo dell’Expò “sarà un centro per lo sviluppo sostenibile. Sarà un punto di una rete globale, che noi ci auguriamo possa essere la più ampia possibile per creare aiuto concreto nei paesi in via di sviluppo. Aiuto concreto significa non solo aiuti economici ma aiuti a creare in ogni paese capitale umano, quindi talenti, posti di lavoro, persone che possano avere un’istruzione, un’educazione, persone che possono essere padrone della propria vita e del proprio futuro”. Nessun rischio che le spese siano superiori agli incassi? “Noi abbiamo fatto un progetto economico già validato dalla banca europea di sviluppo e da due grandi banche internazionali. Saranno molti più i ricavi di quanto saranno gli investimenti. Non si tratta comunque di spese, sono investimenti che rimangono alla città”.
Per quanto riguarda il voto che ha visto trionfare il capoluogo lombardo sulla turca Smirne, secondo Moratti “è stato molto trasversale. Abbiamo avuto voti di tutti i continenti, dall’America Latina, dai Carabi dalle Isole del Pacifico, dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa. Credo abbiamo convinto i paesi sulla base di un progetto che poggia sua una soluzione molto chiara: sviluppare relazioni bilaterali in ogni paese e aiutare chi ha bisogno. Con questo progetto abbiamo già allacciato e consolidato rapporti con tanti paesi nel Mondo. Credo che questo voto sia la testimonianza di quanto Milano e l’Italia sono stimati nel mondo”.
Per quanto riguarda infine la Torre “si fa o non si fa?”, ha chiesto Belpietro. “Io ho già deciso. Ci sarà però un concorso di idee. Ci saranno dei bandi internazionali. Il segno, come per Parigi è stata la torre Effeil, per Milano sarà il Centro per lo sviluppo sostenibile. Vorrei soltanto aggiungere che comunque questa Expò porterà anche un grande beneficio alla nostra città. Noi prevediamo di avere oltre cento paesi presenti, 29 milioni di visitatori. Nei cinque anni precedenti, le stime che abbiamo fatto sono creare 70 mila posti di lavoro”.
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Milano batte Smirne e si aggiudica l’Expo 2015. All’annuncio, la festa esplode (qui la GALLERY), il sindaco Moratti balla, i cori si alzano dall’Italia tutta: “siamo tutti milanesi”. Tutti? Sì, come dice il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: è un “Brillante risultato, che premia lo sforzo comune e che è motivo di orgoglio per l’Italia intera”.
Anche se soltanto qualche minuto dopo è già scontro. Con botta e risposta durissimo fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Il primo (premier a Roma e bolognese di nascita) prova subito a rivendicare ogni merito, il secondo risponde, avvertendo che “certo non è merito del governo di sinistra”. E poi quelli che “adesso diteci come farete a rinunciare a Malpensa” ad affondare la lama sulla gestione del caso Alitalia da parte del governo uscente.
Per tutti l’Expo 2015 a Milano sarà l’occasione per la “svolta” del Paese. Solo che poi vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter Veltroni il romano la butta lì: “Anche Roma ha fatto la sua parte durante il mio impegno di sindaco”. Insomma, complice la campagna elettorale che esaspera i toni, la buona notizia diventa subito una nuova occasione di scontro tra Berlusconi e Prodi. “Evviva”, commenta il Cavaliere, “sono lieto. Ma non è certo merito di Prodi”. Passa una manciata di minuti e il presidente del Consiglio, che si trova a Parigi e che in prima battuta aveva parlato di “successo per l’Italia e il governo”, replica secco: “Ci vuole sempre qualcuno che rovina le belle cose del Paese. La mia risposta è: si vergogni”.
Controreplica del portavoce di Berlusconi: “Se c’è qualcuno che si deve vergognare è lui”, dice Paolo Bonaiuti. Sfuma dunque velocemente la soddisfazione bipartisan, per lasciare il posto alla contesa sul merito. E c’è anche chi approfitta immediatamente della notizia per tornare a battere sul tasto Alitalia.
Renato Brunetta (Pdl) e Roberto Calderoli (Lega) sono convinti che ora sia ancora più importante che la Lombardia e Milano abbiano un aeroporto di prima classe, un vero e proprio hub dove atterri e decolli la compagnia di Bandiera. Insomma, il futuro di Malpensa è legato a una partita più grande, che vale moltissimi soldi e quindi tutto va rivalutato in quest’ottica. Ergo, Prodi e i suoi ministri devono fare retromarcia su Air France “Oppure pensano” ironizza il leghista Roberto Calderoli “di far arrivare i 29 milioni di visitatori attesi a Milano a piedi o con il pullman di Veltroni?”.
Tutto il contrario, secondo Prodi. Aver incassato il successo dell’Expo rappresenta il primo trampolino per rilanciare Milano e la Lombardia tutta: ora hanno una “prospettiva solida, forte” spiega il Professore “e l’occasione di essere sotto i riflettori di tutto il mondo. Questa vittoria giova al lavoro che vogliamo fare tutti perchè la Lombardia e Milano siano al centro dei traffici e degli interessi mondiali”. Che sia positivo per il capoluogo lombardo non v’è dubbio, spiega ancora Berlusconi. Questo però non autorizza a dimenticare la grave crisi che incombe. Più o meno un ragionamento analogo a quello del leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti: “Siamo in una fase di globalizzazione che produce crisi e quindi credo che questa dovrebbe essere una occasione non per scaldare i muscoli, ma per pensare a come se ne esce”. Mentre Berlusconi spara alzo zero sugli avversari, in molti evidenziano con soddisfazione come sia stato proprio il gioco di squadra ad aver consentito un risultato così importante.

Lo fa Luca Cordero di Montezemolo, che fa i complimenti al sindaco di Milano Letizia Moratti e afferma: “È la dimostrazione che quando il nostro Paese riesce a fare squadra ottiene risultati straordinari”. Che è la stessa linea del ministro degli Esteri Massimo D’Alema: “È come nel calcio, dice, quando i giocatori delle squadre che si combattono nel campionato giocano tutti insieme per il Paese”. Anche il governatore della Lombardia Roberto Formigoni preferisce non polemizzare: “È una vittoria per tutta l’Italia. È stata una gara vera, e con il passare del tempo ho sentito una nuova grande forza aggiungersi a noi, che è il calore popolare”. Come dire che il “modello Milano” è pronto per essere esportato a Roma.
A mettere d’accordo tutti, ci prova lo striscione (foto sopra) che campeggia all’esterno di Palazzo Marino, a Milano. Che esprime un semplice ma ecumenico: “Grazie a tutti”

Guarda la GALLERY: come cambierà Milano
Milano capitale d’Italia. È il giorno della città lombarda, che si aggiudica l’Expo 2015. Guidando il rilancio internazionale dell’intero Paese, dopo i problemi non solo di immagine degli ultimi mesi: il caso Alitalia, l’emergenza rifiuti, la mozzarella alla diossina. Ed è il giorno di Letizia Moratti, che in questa sfida ha messo ogni energia possibile e intorno a questo obiettivo è riuscita ad attirare l’appoggio di tutte le categorie e di tutte le parti politiche. In piena campagna elettorale infatti vedere riuniti in uno sforzo comune un’amministrazione comunale di centrodestra e il governo di centrosinistra è una rarità.
La vittoria di Milano è stata decretata dai delegati del Bureau international des expositions. La città italiana ha battuto la turca Smirne, aggiudicandosi un evento che vale quattro milioni di euro di investimenti e 70 mila posti di lavoro. Ha ottenuto la designazione con 86 voti, contro i 65 andati a Smirne. “Sono contenta per Milano, ma sono contenta per tutto il mondo perché sarà un’Esposizione universale per tutto il mondo”, ha commentato a caldo il sindaco Moratti.
I numeri danno la misura di quello che significhi per una città ospitare l’esposizione universale. Nel 2015 a Milano sono previsti 29 milioni di visitatori in sei mesi, 20 miliardi di euro di investimenti e 44 miliardi di euro di guadagni per le imprese e i commercianti. E poi ci sono le grandi opere, a partire dall’enorme struttura che sorgerà di fianco alla nuova Fiera di Rho-Pero e che dovrà ospitare l’evento. Un’area di 1 milione e 700 mila metri quadrati, di cui circa metà destinati a parco, con 8 padiglioni, un anfiteatro, un auditorium e una torre.
![[i]22 ottobre 2007[/i] - Lo spettacolo di luci che riproduce negli attuali cantieri aperti della città di Milano la futura skyline del capoluogo lombardo organizzato per la visita dei sei ispettori del Bie (Bureau International des Expositiones) sbarcati oggi a Milano in missione fino a venerdì per verificare sul campo la candidatura di Milano all'Expo 2015.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_exponew1.jpg)
“L’Expo darà una spinta notevole ai grandi rinnovamenti che si preparano per la nostra città dal punto di vista architettonico e urbanistico, grazie anche alla fiducia che arriverà dagli investitori”, spiega l’assessore per lo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli. “Noi stiamo già preparando il nuovo piano progettuale, che sarà pronto a fine estate. Milano verrà ridisegnata all’insegna della ‘città pubblica’, fatta di spazi verdi e infrastrutture oltre che di costruzioni private, col Comune come regista. Gli scali ferroviari, i collegamenti, la nuova Bovisa, gli interventi nell’area dell’ex macello, la Città giudiziaria sono solo alcuni dei progetti per la città del prossimo decennio”.
Matteo Gatto, consulente del Comune per i progetti urbainistici, fa parte della delagazione sbarcata a Parigi per il voto. Risponde esultante, tra i cori da stadio del Palazzo dei congressi. “Milano ha investito tutto quello che poteva, fatto tutto quello che c’era da fare, in uno sforzo bipartisan a tutti i livelli istitutuzionali che è già una vittoria”. Un trionfo frutto di grossi investimenti nella promozione, sia pubblici (10 milioni di euro) sia da parte degli sponsor privati. Ma anche della creatività, delle idee e della “generosità”, simboli italiani e che si sono opposte alle ragioni geopolitiche dei turchi, commentano gli uomini della delegazione meneghina.
È felice per Milano e si complimenta con Letizia Moratti Philippe Daverio, ma mette in guardia: “Spesso i milanesi trasformano le grandi fortune in catastrofi. Questa vittoria fa bene alla città, ne avevamo bisogno. Mi auguro però che sia un’opportunità per tutti i cittadini e non solo per gli immobiliaristi, che da domani scateneranno i propri appetiti. Nei prossimi sette anni occorrerà essere vigili, altrimenti si ripeterà il disastro urbanistico dell’area dell’ex Fiera”.
Guarda la GALLERY

Il VIDEO servizio:
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Una vittoria per l’Italia, per Milano, ma soprattutto per lei: il sindaco Letizia Moratti. Che in questa sfida ha messo ogni energia possibile ed è riuscita ad attrarre il sostegno di tutte le categorie e di tutte le parti politiche. Sarà il capoluogo lombardo a ospitare l’Expo 2015. Lo hanno deciso i delegati del Bureau international des exposition che hanno votato oggi. La città ha battuto la turca Smirne, aggiudicandosi un evento che vale quattro milioni di euro di investimenti e 70mila posti di lavoro.
Milano ha ottenuto la designazione a ospitare l’edizione 2015 dell’Expo mondiale con 86 voti, contro i 65 andati a Smirne. La votazione è stata preceduta da alcune prove, resesi necessarie perché qualche candidato non avevo dimestichezza con la pulsantiera elettronica per il voto. All’inizio si era anche diffusa la voce di una vittoria di Smirne, con i primi festeggiamenti in Turchia. “Sono contenta per Milano, ma sono contenta per tutto il mondo perché sarà un’Esposizione universale per tutto il mondo”: ha commentato a caldo il sindaco Moratti.
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