
Si è confermata capitale degli affari, della moda e del design. Ha abbattuto il Pm10 con l’ecopass. Ha introdotto sostegni per le famiglie, le neomamme e i giovani. Ha dato smalto alla cultura con tre nuovi spazi. Parlano i numeri della giunta Moratti e dicono: siamo pronti per l’Expo 2015
Continua
- Tags: Expo2015, Falck, Letizia-Moratti, merci, Milano, strada, Torno, traffico, trasporto, tunnel, Unicredit
-
In un futuro non lontano “giù per il tubo” non sarà solo il titolo di un film di animazione, ma un’indicazione stradale. Almeno otto città italiane stanno studiando la possibilità di incanalare una parte del traffico, quello delle direttrici più intasate, dentro tunnel autostradali scavati a 35 metri di profondità , lunghi anche decine di chilometri, con uscite in corrispondenza di autostrade, aeroporti, quartieri residenziali o centri direzionali. Non è fantascienza: l’hanno già fatto in mezza Europa, Roma compresa.
Ora la Torno vuole costruirne in Italia almeno otto, tante sono le città alle quali lo ha proposto ma i cui nomi vuole mantenere riservati. Sarà probabilmente Milano a battere le altre sul tempo. La Torno e il raggruppamento di imprese del quale è leader (comprende, tra gli altri, Unicredit e Falck) proposero di costruire un’autostrada interrata già nel 2001, quando sindaco di Milano era Gabriele Albertini. Il progetto, che ha già ricevuto la dichiarazione di pubblica utilità , collegava l’attuale area dell’Expo 2015 e piazza della Repubblica, in centro. Il sindaco Letizia Moratti immagina l’allungamento del tunnel fino all’aeroporto di Linate.
Risultato: 15 chilometri di strada sotterranea che tagliano Milano, alta circa 5 metri, a 6 corsie (due per senso di marcia più due d’emergenza) con nove uscite verso la superficie, per ridurre del 50 per cento le emissioni nocive (i gas di scarico vengono trattati all’interno del tunnel) e con un costo per il Comune pari a zero. Perché la Torno incasserà i pedaggi.
“L’opera è una delle priorità che abbiamo individuato in vista dell’Expo” dice Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, “per alleggerire il traffico di superficie”.
Ma si farà davvero? “Io spero di sì” conclude Masseroli, per nulla preoccupato dei costi di realizzazione: poco più di 2 miliardi di euro, totalmente in carico alla Torno, colosso impiantistico (impegnato in tutte le cinque linee della metropolitana milanese) che fino a ieri era di proprietà di Carlos Bulgheroni, l’italoargentino più ricco del mondo, e oggi è al 40 per cento di Alberto Rigotti. “A tutte le città alle quali abbiamo presentato il progetto abbiamo proposto di prenderci in carico i costi dell’opera in cambio della gestione. A Milano la concessione è di 60 anni, compresi gli 8 che servono per realizzarla”.
Secondo il progetto, ogni anno passeranno nell’autostrada 170 milioni di veicoli per chilometro, l’87 per cento dei quali privati e il 13 per cento merci, riducendo del 20 per cento il traffico di superficie e del 25 per cento i tempi di percorrenza. “Il problema sta nei tempi” avverte Rigotti “perché se non si parte entro la fine dell’anno, l’opera non potrà essere pronta per il 2015. Milano deve scegliere: diventare un punto di snodo del corridoio 5 Lisbona-Kiev oppure essere il collo di bottiglia dell’Europa”.

Tu chiamali se vuoi, paradossi della storia. Fino a qualche anno fa in tanti avrebbero fatto a gara per una photo opportunity accanto a quel “vecchio saggio” che gira il mondo con le infradito e la tunica rossa e gialla. Ora che il Dalai Lama arriva in Italia (i primi di dicembre per alcune lezioni seguite da una conferenza pubblica a Cologno Monzese; il 16 dicembre a Torino; seguiranno poi Udine e Roma), sono in molti a fingersi distratti.
Già , Tenzin Gyatso (dal 1959 in esilio in India e insignito nell’89 del premio Nobel per la Pace) è diventato un ospite scomodo, visto che la Cina intima di non ricevere questo mite vecchietto che agli occhi dei dirigenti del gigante asiatico, non è un leader spirituale, ma un capo politico che punta all’indipendenza del Tibet, da Pechino notoriamente considerato una provincia interna.
E di fronte ai diktat cinesi, le istituzioni italiane iniziano a tentennare: che fare con l’ospite che scotta? L’agenda del governo di questi tempi è, guarda caso, piena di altri impegni: welfare, Finanziaria, legge elettorale e riforme costituzionali; il presidente della Camera, il pacifista Fausto Bertinotti, ha detto che di accoglierlo nell’aula di Montecitorio non se ne parla, al limite lo si farà accomodare nella Sala Gialla. Insomma nessun discorso ufficiale alla platea dei deputati, al massimo due chiacchiere nel salotto del Palazzo, perché l’unica autorità religiosa che ha parlato in Aula, sottolinea Bertinotti, è il Pontefice: “Tuttavia si riconoscerà che il Papa ha qualche legame particolare con il Paese”.
E a proposito di Vaticano, rispetto alle voci che davano come possibile un incontro con il Papa intorno al 13 dicembre, è stato netto padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede: “Non mi risulta in nessun modo. Non è inserito nel programma“, ha detto all’Ansa. Anche se secondo l’agenzia AsiaNews del Pontificio Istituto Missioni Estere, il governo cinese ha minacciato nei giorni scorsi il Vaticano di “serie ripercussioni” alle relazioni bilaterali se il Papa dovesse incontrare il Dalai Lama.
Insomma, una non edificante corsa allo scaricabarile. Da cui si sta distinguendo una brigata di coraggiosi deputati, guidati dal forzista Benedetto della Vedova (ex Radicale): 165 onorevoli, di entrambi gli schieramenti, hanno firmato una petizione per richiedere che il Dalai Lama possa essere accolto alla Camera. L’obiettivo di Della Vedova è raggiungere le 315 firme, corrispondenti alla metà del Parlamento, per dare risposta simbolica e politica al messaggio che ha lanciato al governo italiano “autorevole membro dell’Unione europea e della comunità internazionale” che può richiamare l’attenzione sul “tragico destino del popolo tibetano”.

Recentemente, davanti a questo bivio si sono trovati tanto la Germania di Angela Merkel quanto gli Stati Uniti di George W. Bush: entrambi non hanno avuto il minimo dubbio, accogliendo il Dalai Lama con tutti gli onori. Angela Merkel ha ricevuto l’ospite il 23 settembre in Cancelleria a Berlino, rispondendo picche alle minacce cinesi: “Decido io chi ricevere e dove” ha detto la cancelliera. Bush è andato addirittura oltre, insignendolo ad ottobre della Medaglia d’Oro del Congresso statunitense, la più alta onorificenza americana.
L’arma di ricatto di Pechino? Gli affari, naturalmente. Ne sanno qualcosa alcune imprese canadesi, americane e tedesche con base in Cina, che stanno pagando in rappresaglie e commesse sfumate l’accoglienza che i loro governi hanno tributato al leader tibetano.
E questo timore regna a Milano. Il problema del capoluogo lombardo è semplice e duplice: imprese ed Expo 2015. Sul piano imprenditoriale, sono molti i milanesi che hanno forti interessi in Cina: una presa di posizione del governo cinese contro l’Italia certo non favorirebbe coloro che hanno investito in Asia. Ma l’incubo di Letizia Moratti resta l’esposizione universale. Come ripicca, la Cina potrebbe votare contro la candidatura milanese favorendo la turca Smirne, così il sindaco meneghino si limiterà a incontrare il Dalai Lama nel corso di una serie di incontri con altre personalità insignite del Premio Nobel per la Pace. Tra queste il Presidente di Israele, Shimon Peres, l’ex Presidente della Repubblica di Polonia Lech Walesa e l’ex Vice Presidente USA, Al Gore.
E mentre il governatore Roberto Formigoni chiede lumi a Roma sul comportamento da tenere in occasione della visita, è stata Torino a mostrare coraggio, anche perché non ha candidature da difendere. Il 16 dicembre il Dalai Lama, invitato dal sindaco Sergio Chiamparino, parlerà di fronte alle assemblee piemontesi e Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, lo riceverà .
Anche Veltroni dovrebbe stringergli la mano, durante l’incontro annuale a Roma con i premi Nobel. E vuoi vedere che a risolvere la questione potrebbe essere proprio l’ecumenico leader del Pd: siamo con lui ma anche con gli interessi delle aziende italiane a Pechino.
Partecipa al FORUM
