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Il divieto contro il burqa a Varallo Sesia | (ANSA/Tonino Di Marco)
Il leader di Forza nuova si guarda intorno, compiaciuto. Luca Castellini, 34 anni, è il responsabile per il Nord del movimento politico di ultradestra. Alle sue fiaccolate di solito partecipano gruppuscoli di simpatizzanti. Mercoledì 25 novembre, invece, nella piazza ovale di Rovato, ricco centro del Bresciano, i giovanotti vestiti di scuro erano baldanzosi e più di 300. “Stop immigrazione, fermiamo l’invasione” hanno scritto su un gigantesco striscione, issato come vessillo tra i fumogeni tricolori. Anche Forza nuova cavalca l’istante: il 20 novembre, sempre a Rovato, una ragazza di 28 anni era stata selvaggiamente stuprata da un marocchino. È stata quella la scintilla che ha acceso lo sdegno: nei giorni seguenti in migliaia hanno sfilato per le vie del centro storico del paese, esasperati dall’”invasione”. Continua

Palazzo di giustizia di Milano, è lunedì 14 settembre. Dentro le aule numero 4 e 5 al piano terra del tribunale si svolgono i consueti processi per direttissima. Dietro le sbarre ci sono solo extracomunitari. È il turno di Nasr Ibrahim Goma, egiziano di 24 anni, arrestato il sabato precedente. Il giudice gli contesta il reato: Ibrahim aveva ricevuto un ordine di allontanamento dal questore il 17 agosto. Doveva lasciare l’Italia entro cinque giorni. “Perché non l’ha fatto?” chiede il magistrato. Continua

Una “sentenza aberrante”: a Matteo Salvini (qui la sua giornata tipo, raccontata da Panorama) non è proprio piaciuta la decisione del Tribunale del Lavoro di Milano che ha accolto il ricorso contro l’ATM di un giovane marocchino senza cittadinanza italiana, impossibilitato a partecipare a un concorso come autista del servizio pubblico meneghino a causa di un Regio Decreto del 1931.
Una decisione che l’ex deputato della Lega (e capogruppo del suo partito al Comune di Milano) non avrebbe mai potuto accettare, lui che era arrivato a proporre carrozze riservate sui mezzi pubblici per i milanesi doc. E infatti, è sbottato: “Chiamerò immediatamente Catania (presidente dell’ATM, Ndr) perché Milano e i milanesi siano rispettati e tutelati e gli fornirò centinaia di curricula di aspiranti autisti lombardi“.
Il nuovo “no” delle aziende di trasporto locali
Nonostante il rilievo del Tribunale del Lavoro, che ha sottolineato il “carattere discriminatorio” dell’applicazione da parte dell’ATM del Regio Decreto di periodo fascista, Salvini non sembra però essere l’unico a pensare che un regolamento d’ingresso serva davvero per questo tipo di mestiere.
Né l’eurodeputato della Lega è il solo a pensare che la decisione dei giudici sia inapplicabile, come ha rimarcato l’Asstra l’associazione che riunisce le aziende di trasporto locale: “Di certo noi continueremo ad applicare la legge del 1931. Anche perché la mancata applicazione potrebbe pregiudicare altri che vedrebbero lese le proprie aspettative di assunzione“.
In effetti il problema sollevato da Salvini resta, nonostante i toni caldi utilizzati dal politico leghista, quando ha invitato i giudici a “trasferirsi in Marocco”: qual è il limite fra diritto all’integrazione degli extracomunitari in Italia, e penalizzazione dei cittadini italiani?
Milano caput mundi
Quel che è certo è che Milano si sta confermando la capitale della discussione politica e sociale nel Bel Paese. Proprio nei giorni scorsi era assurta agli onori della cronaca per l’ordinanza che proibiva e multava il consumo di alcolici agli under 16. Una posizione netta, quella del Comune milanese, che era piaciuta anche ad altre città italiane. Pronte a seguirne l’esempio (qui la MAPPA).
Ora, invece, tocca ai temi dell’integrazione e del lavoro essere al centro della discussione. Con Milano a dettare ritmi e tempi. In tutto questo Roma sembra arrancare, senza riuscire a dettare l’agenda politica: che abbia ragione la Lega, e nella Capitale sia rimasta solo la politica dei Palazzi, lontani, come si sente spesso dire, dalle istanze della gente?
La Rete contro Salvini
Due piccioni con un extracomunitario
“Finalmente un mediatore-culturale e autista nella città multietnica di Milano, se sul tram ci sarà almeno un autista che sa la lingua araba saprà come spiegarsi, visto che il 40% dei passeggeri che usufruiscono dei mezzi pubblici sono di nazionalità diverse… fra dieci anni tutto questo sarà normale.”
Pueblounido » Fra dieci anni al posto dell’europarlamentare Salvini… avremo un marocchino italiano al suo posto. Tempo al tempo.
Integrazione selettiva?
“Vediamo se ho capito bene. Gli italiani non si filano nessuno di questi posti; facciamo gli uomini impietositi solo per garantire agli immigrati posti da badante (dei ricchi) e da braccianti con 16 ore di lavoro sotto il sole, gli diciamo che se non vogliono essere clandestini devono lavorare e pagare le tasse in Italia (almeno loro, visto che gli italiani…) e se vogliono fare un concorso, facciamo mucchio su una norma del ’31 per difendere un posto che i connazionali non vogliono…”
il Paroliere » 2009 Abissinia a Milano
Milanesi, non razzisti
“Tacere molto spesso è la miglior opinione. Qui si sta parlando di discriminazione. Se in Italia la legge che abbiamo è obsoleta, non è certo perché ci piace. Ma porca miseria! chi ti dice che io mi senta offeso nel vedere un arabo guidare un tram o un autobus… in quanto milanese credo sia giusto che non vi sia discriminazione alcuna tra le persone. Men che meno sul luogo di lavoro.”
Halftone » Tra i cori e i vagoni per immigrati / Integrazione Lombarda
- Tags: alunni, Carlo-Pisacane, extracomunitari, giapponese, insegnanti, Maria-Stella-gelmini, Nunzia-Marciano, pedagogo, scuola, stranieri, Tsunesaburo-Makiguchi
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Makiguchi sì, Makiguchi no. Il pedagogo giapponese, Tsunesaburo Makiguchi appunto, che nei primi anni del novecento rinnovò il sistema educativo, all’epoca molto restrittivo, del suo Paese. Ormai in Italia, perlomeno tra gli insegnanti, lo conoscono tutti. Diventerà di sicuro un simbolo. Perché?
Perché a lui avrebbe dovuto portare il suo nome una scuola elementare di Roma, al centro del quartiere di Tor Pignattara, sostituendo l’attuale intitolazione a Carlo Pisacane, eroe del Risorgimento italiano. Lo aveva annunciato nei giorni scorsi la dirigente scolastica, Nunzia Marciano, pedagoga e autrice di libri sull’educazione infantile, che però oggi ci ha ripensato, senza attendere il parere di rito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio: “Si è creata una distorsione mediatica sulle scelte decise democraticamente dagli organi collegiali del nostro istituto per questo abbiamo deciso che sospenderemo il processo attivato per il cambio di nome”.
La scuola che dirige, infatti, conta oltre l’85% di iscritti di origine straniera e due anni fa era finita al centro dell’attenzione dei media perché nel presepio le statuine delle donne indossavano il velo, in nome della globalizzazione e del rispetto delle religioni. Sempre in nome della multiculturalità , alla Pisacane ne hanno pensata un’altra: nelle scorse settimane è stata avanzata dal Consiglio di istituto la richiesta di sostituire il nome di Carlo Pisacane con quello del pedagogo giapponese. E le polemiche non sono mancate. “Inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento. Il Ministero si opporrà con tutti gli strumenti che la legge gli riconosce per evitare che la scuola modifichi il nome”, ha dichiarato il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini (Pdl). Si è aggiunto al coro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (Pdl): “Mi attiverò anch’io presso le istituzioni competenti per chiedere che il cambiamento non venga autorizzato”. E c’è pure chi, nella bagarre, ha parlato di “razzismo anti-italiano”, come il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni (Pdl).
In aiuto della preside era sceso in campo l’ex ministro dell’Istruzione dell’ultimo governo Prodi, Giuseppe Fioroni (Pd). “L’integrazione non si fa dimenticando il Risorgimento, ma nemmeno riducendo le scuole al collasso. Resta poi qualche altro interrogativo: che fare delle scuole che si chiamano Montessori in America e nel mondo? E delle steineriane in Italia, tra l’altro molto apprezzate anche dal premier visto che le ha scelte per i propri figli?”.
Ma accanto alla questione del nome, assai cara ai politici, rimangono le proteste dei genitori italiani che dalla Pisacane vogliono ritirare i loro figli. L’integrazione, al di là delle etichette, ha davvero funzionato in quella scuola? Secondo il Comitato delle mamme si va verso il fallimento. “Vogliamo capire il motivo per cui la scuola abbia fatto finta di non capire il problema oggettivo portato alla luce dalle mamme sull’equa distribuzione degli alunni e continui ad affermare che una classe con 20 bambini stranieri e un solo italiano rientri nella normalità e sia garanzia di scambio di culture e fonte di arricchimento”, scrivevano in una lettera due settimane fa. Il rischio è che il prossimo anno restino solo i bambini immigrati o le classi monoetniche.
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Nuovo “caso” tra Italia e Malta per il soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Tre barconi carichi di migranti fermi nel canale di Sicilia, in acque maltesi ma vicine a Lampedusa (a quaranta miglia circa). Alla fine sono stati soccorsi da tre motovedette della Guardia Costiera, dopo che l’intervento era stato richiesto da Malta.
Un garbuglio burocratico-diplomatico che si è esteso alla politica con le dichiarazioni del premier maltese: “Disgustato dall’intransigenza italiana” si è detto Lawrence Gonzi, “che rifiuta di soccorrere vite umane a poche miglia da Lampedusa”. Una situazione che ricorda quella del cargo turco Pinar, che rimase bloccato per alcuni giorni dopo aver soccorso 150 profughi, prima di essere autorizzato a dirigersi a Porto Empedocle (Agrento).
Uno dei passeggeri del barcone questa mattina all’alba ha chiamato con un telefono satellitare il numero diretto della sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo e ha chiesto soccorso. Il natante è stato localizzato a 56 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali e non di competenza italiana per le operazioni cosiddette “Sar” (ricerca e soccorso). Un altro barcone ha poi lanciato un nuovo l’Sos sempre con una telefonata alla centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo. In questo caso l’imbarcazione, con 75 migranti a bordo, è stata localizzata a 45 miglia a Sud di Lampedusa, sempre in acque di competenza maltese.
La Valletta ha ribadito ieri il principio che i profughi debbano essere trasferiti nel porto più vicino, che anche in questo caso, come nel Pinar, è quello di Lampedusa. Le autorità italiane sostengono invece che spetti a Malta accogliere gli immigrati, perché le acque sono di competenza maltese e sono le autorità maltesi a richiedere i soccorsi. In questo momento sono in corso trattative. Il premier maltese ha fatto capire che l’isola ha poca intenzione di accogliere sul suo territorio gli ospiti indesuiderati. Ma il ministro dell’Interno italiano Maroni ha risposto a distanza: ”Gli italiani hanno fatto oltre 600 interventi che riguardavano immigrati nelle acque maltesi”. Maroni ha dichiarato di avere ”grande stima” nei confronti del premier maltese (”era ministro del lavoro quando io ero al Welfare”), ma ”pacta servanda sunt”. ”E cioè gli impegni presi vanno rispettati. Se i barconi carichi di extracomunitari sono nelle acque maltesi - ha proseguito Maroni - è Malta che deve soccorrerli”. Il ministro ha quindi spiegato che l’estensione delle acque maltesi è “davvero grande: Lampedusa, ad esempio, è nelle acque maltesi. Si tratta di un’estensione notevole che corrisponde al loro spazio aereo. Noi abbiamo chiesto più volte a Malta di ridurre questo spazio, ma senza alcun risultato. Infatti su queste acque prende i contributi europei”.

Per la Lega è ancora da definire: il suo ammontare, non la sua presenza.
Il contributo sui permessi di soggiorno per gli immigrati resta. A variare è l’importo. Non 200 euro, come da prima formulazione. Non 50, come da emendamento leghista bocciato dalla commissione della Camera e affossato dal governo. Ma l’ammontare del contributo sarà definito con un decreto del ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia: dai 10 a 400 euro. E non sarà appunto una tassa di soggiorno, ma un contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno, come quello già previsto nella maggior parte dei Paesi europei. Lo indicano fonti del Viminale, confermate da ambienti della presidenza del Consiglio sul tema dell’emendamento leghista al ddl sicurezza che indicata in 50 euro la tassa che gli immigrati avrebbero dovuto pagare per il rilascio del permesso di soggiorno. Il chiarimento è avvenuto martedì sera nel corso di un “cordiale colloquio telefonico” tra Silvio Berlusconi e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Da quanto si è saputo, è stato chiarito che il contributo sarà cosa diversa rispetto alla cosiddetta tassa di soggiorno.
In mattinata, era stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni ad annunciarlo al termine di una riunione al gruppo Pdl al Senato insieme al ministro della Giustizia Angelino Alfano. “L’emendamento c’è e si prevede un contributo che sarà definito con un decreeto del ministro dell’Interno e del ministro dell’Economia per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Il principio viene affermato così come era stato previsto e votato dalle commissioni”, ha aggiunto Maroni precisando che l’entità della cifra verrà stabilita successivamente.
La riunione tra Alfano e Maroni è servita anche per “definire il reato di immigrazione clandestina”, confermato nella formulazione che prevede l’ammenda e la possibilita’ di un’esplusione accessoria con dichiarazione del giudice di pace che va a sommarsi all’eventuale espulsione stabilita dal questore.
Il contributo per il permesso di soggiorno “dipenderà da alcune variabili che saranno di volta in volta definite”. Nel corso del vertice di maggioranza è stato poi approfondito l’emendamento della Lega nord sui flussi che “pone una serie di preoccupazioni e sostanzialmente” ha aggiunto Maroni “è una raccomandazione al governo ad effettuare una verifica sulla necessità di nuovi ingressi”.
Perché, continua Maroni, la crisi economica ha determinato un calo delle richieste di ingresso in Italia per lavoro da parte di extracomunitari: “A fronte dei 150.000 ingressi previsti dal decreto flussi” ha infine detto il ministro Maroni “sono arrivate 127.000 domande, 13.000 in meno quindi del tetto stabilito che per qualcuno era troppo severo”. Ciò, ha sottolineato, “dimostra che c’è una riduzione della richiesta: c’è una crisi che determina la perdita di lavoro in primo luogo dei cittadini extracomunitari”.
L’emendamento non piace però agli europarlamentari della Sinistra unitaria europea (del Prc e dei Comunisti italiani). Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Umberto Guidoni e Luisa Morgantini hanno infatti presentato, oggi a Strasburgo, un’interrogazione alla Commissione europea sulla compatibilità con il diritto comunitario delle proposte del ministro Maroni di introdurre una tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati e il reato di immigrazione clandestina.
Discutine sul FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”

Una tassa di 50 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno agli stranieri e una fideiussione di 10mila euro per iniziare un’attività . È quanto prevede un emendamento della Lega, a firma Claudio D’Amico, al dl anticrisi. Le risorse così raccolte, si prevede nell’emendamento, verranno destinate ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzate per l’attuazione di politiche di sostegno alle famiglie (italiane) e per il controllo del territorio.
“A decorrere dall’anno 2009″ si legge nel testo originale “è istituita una tassa di concessione governativa, nella misura di 50 euro, per il rilascio di permessi di soggiorno ai cittadini stranieri e sui rinnovi dei medesimi. Le relative risorse sono assegnate ad apposito Fondo istituito presso lo Stato di previsione del ministero dell’interno e devolute ai Comuni di residenza dello straniero richiedente il permesso. Le suddette risorse devono essere utilizzate in via prioritaria dai comuni per l’attuazione di politiche sociali di sostegno alle famiglie e per la vigilanza e il controllo del territorio”.
A dire il vero, una tassa sul permesso di soggiorno era già stata introdotta dal Carroccio al ddl Sicurezza ed era stata approvata a novembre da tutta la maggioranza in commissione Giustizia del Senato. Con una proposta di modifica, presentata come primo firmatario dal capogruppo Federico Bricolo, era stato inserito nel provvedimento del governo il pagamento di una tassa di 200 euro per lo straniero che chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. L’emendamento era passato e il ddl era stato licenziato dalla commissione presieduta da Filippo Berselli.
Ora il ddl Sicurezza, che attende di essere discusso dall’Aula di Palazzo Madama, dovrà essere messo in calendario dalla conferenza dei capigruppo convocata per martedì. E il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano spiega che per l’esame in Assemblea il governo ha già messo a punto un emendamento per rivedere l’iniziativa della Lega: un contributo lo straniero dovrà versarlo per soggiornare in Italia, ma il suo importo verrà fissato “di concerto tra il ministero dell’Economia e quello dell’Interno”.
Ma il provvedimento (nonostante il governo, tramite il sottosegretario Giuseppe Vegas, abbai fatto sapere che “Non c’è nessun parere favorevole del governo sull’emendamento”), fa andare su tutte le furie il presidente della Camera Gianfranco Fini che chiede alla maggioranza di non fare leggi discriminatorie nei confronti degli immigrati. E scatena la polemica tra le forze politiche. A provocare la reazione di Fini, è stata la parte dell’emendamento che prevede il pagamento di una fideiussione di 10.000 euro per l’immigrato che volesse aprire una società in Italia. L’idea della fideiussione, incalza il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, “è un’enorme stupidaggine se non una follia”. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota difende la proposta di modifica che porta la firma del collega Claudio D’Amico dicendo che si tratta di una proposta di “buon senso”. Mentre lo stesso D’Amico ricorda che si tratta semplicemente di una soluzione per evitare che i costi per la gestione dell’immigrazione non ricadano solo “sulla fiscalità generale”.
Non la pensa così il segretario del Pd Walter Veltroni che condivide le parole di Fini e bolla quello della Lega come un “emendamento discriminatorio”. Per i democratici ha parlato anche Giulio Calvisi: “È una misura discriminatoria” ha detto “che va aggiungersi alla richiesta agli stranieri che aprano la partita Iva di versare una cauzione di 10mila euro” sempre oggetto di un emendamento della Lega al dl 185.
Un giudizio condiviso dal segretario del Prc Paolo Ferrero che parla di “misure razziste”. Gli stranieri, ricorda l’ex ministro della Solidarietà sociale, pagano già 70 euro per avere il rinnovo del permesso di soggiorno, trasformare ora questo ‘ticket’ in una tassa, commenta, sarebbe “davvero pazzesco”. Anche l’Idv si scaglia contro la norma anti-immigrati e lancia, con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, un appello al Carroccio a smetterla “con le proposte razziste, sciocche e demagogiche”.
Bastano pochi numeri per documentare il numero enorme di persone interessate a questo provvedimento: secondo una ricerca commissionata dal Cnel e realizzata dal Creli, il Centro per le ricerche di economia del lavoro e dell’industria, solo negli ultimi 5 anni le imprese con titolari extracomunitari sono aumentate del 20%; nel biennio 2006/07 si sono avuti quasi 17 mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, gran parte lavoratori dipendenti passati al lavoro autonomo.
Nel frattempo è arrivato un nuovo monito della Cassazione contro le espulsioni facili nei confronti degli immigrati privi di permesso di soggiorno. La Suprema Corte invita infatti i questori a motivare bene i decreti con i quali si intima all’immigrato di allontanarsi dall’Italia e di tenere conto della situazione di povertà in cui si trova. È necessario che il decreto di espulsione motivi bene le cause, “non bastando che si limiti a riprodurre letteralmente la formula della legge senza alcuna indicazione”, afferma la sentenza che ribadisce che nell’allontanamento dello straniero bisogna tener conto anche della sua indigenza, perché il disagio in cui vivono gli stranieri senza permesso di soggiorno non consente di capire che è più favorevole per loro allontanarsi con i propri mezzi entro cinque giorni che rischiare di commettere un delitto (restare in Italia) per il quale rischiano come minimo un anno di reclusione.
Ma l’invito dei Supremi giudici non raffredda le speranze del ministro dell’Inerno: “Spero che il 2009 sia l’anno della fine dell’emergenza clandestini in Italia, così come il 2008 è stato invece l’anno record degli sbarchi”, ha auspicato Roberto Maroni, in visita a Lampedusa. Il problema, ha aggiunto, sarà risolto all’inizio della prossima stagione turistica con l’attuazione dell’accordo con la Libia: “Arriveranno solo turisti, niente più barconi”.
Discutine sul FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”
L’Italia apre le porte a 150mila cittadini extracomunitari per motivi di lavoro subordinato non stagionale. Approvato ieri, è in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che regolamenterà i prossimi flussi d’ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2008. A beneficiare di questo decreto (qui il testo integrale in .pdf) saranno coloro che hanno inviato le richieste agli sportelli unici per l’immigrazione entro il 31 maggio 2008.
In particolare, rende noto il Viminale, le quote riguardano 44.600 lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria, ripartiti secondo la tabella allegata; 105.400 lavoratori domestici o di assistenza alla persona, provenienti da altri Paesi.
Il provvedimento è stato adottato in considerazione dell’attuale congiuntura economica e del prioritario fabbisogno delle famiglie nel settore dell’assistenza domiciliare.
Le selezioni avverranno tenendo conto delle richieste dei datori di lavoro pervenute agli sportelli unici per l’immigrazione entro il 31 maggio 2008 eccedenti la quota dei flussi prevista con decreto del 30 ottobre 2007.
Il datore di lavoro non comunitario, persona fisica, dovrà essere in regola del titolo di soggiorno (art. 9 decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) o ne abbia presentato richiesta alla data di pubblicazione del decreto e, a decorrere dal 15 dicembre 2008, dovrà confermare l’interesse all’assunzione. Tale procedura dovra’ concludersi entro venti giorni.
La quota riservata ai 14 paesi extracomunitari è così ripartita:
a) 4.500 cittadini albanesi;
b) 1.000 cittadini algerini;
c) 3.000 cittadini del Bangladesh;
d) 8.000 cittadini egiziani;
e) 5.000 cittadini filippini;
f) 1.000 cittadini ghanesi;
g) 4.500 cittadini marocchini;
h) 6.500 cittadini moldavi;
i) 1.500 cittadini nigeriani;
l) 1.000 cittadini pakistani;
m) 1.000 cittadini senegalesi;
n) 100 cittadini somali;
o) 3.500 cittadini dello Sri Lanka.;
p) 4.000 cittadini tunisini.