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All’inizio del 2008 erano tra i 3,8 e i 4 milioni gli immigrati regolari in Italia, con una incidenza del 6,7% sul totale della popolazione, leggermente al di sopra della media Ue. È la stima fatta dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes nel XVIII dossier statistico presentato a Roma (qui il .pdf della scheda di presentazione): cifre che sono lievemente superiori a quelle stimate dall’Istat, secondo il quale i cittadini stranieri residenti all’inizio del 2008 erano quasi 3,433 milioni, comunitari inclusi.
La prima collettività, raddoppiata in due anni, è quella romena con 625.000 residenti e, secondo la stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000); un poco al di sopra e un poco al di sotto delle 150 mila unità si collocano, rispettivamente, le collettività cinese e ucraina.
A guadagnare anche in termini percentuali sono stati gli europei (52,0%), mentre gli africani mantengono le posizioni raggiunte (23,2%) e gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%) perdono almeno un punto percentuale. Tradotto: sono immigrati una persona ogni 15 residenti, una ogni 15 studenti, quasi una ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia, è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.
In cifre, spiega il rapporto, si parla di quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate da noi, più di 300.000 diventate cittadini italiani dal 1996, più di 150.000 imprenditori ed il doppio se si tiene conto anche dei soci e delle altre cariche societarie.
Il dossier analizza anche l’andamento dei flussi nell’ultimo triennio: nel periodo 2005-2007 sono state presentate circa 1,5 milioni di domande di assunzione di lavoratori stranieri da parte delle aziende e delle famiglie italiane. Per la precisione 251.000 nel 2005, 520.000 nel 2006 e 741.000 nel 2007, con una incidenza, rispetto alla popolazione straniera già residente, prima del 10%, poi del 20% e nel 2007 del 25%, ma addirittura del 33% rispetto ai lavoratori stranieri già occupati. I flussi registrati nell’ultimo decennio, spiega la Caritas, sono tra i più alti nella storia d’Italia, paragonabili, se non superiori, al consistente esodo verso l’estero degli italiani nel secondo dopoguerra. L`immigrazione è dunque “sostanzialmente di segno positivo e concorre fortemente a porre rimedio alle lacune del nostro paese”, che sta diventando sempre più vecchio.
Gli immigrati sono una popolazione giovane: l’80% ha meno di 45 anni, mentre sono molto pochi quelli che hanno superato i 55 anni. Inoltre, il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media).
Nel 2007, poiché non è stata integrata la quota iniziale di 170.000 nuovi ingressi, si può ipotizzare tenuto conto delle domande presentate - spiega il dossier Caritas-Migrantes - la presenza di almeno mezzo milione di persone già insediate in Italia e inserite nel mercato del lavoro nero, e a volte sprovviste di permesso di soggiorno. “A regolamentare i flussi in entrata non potranno essere i Centri di identificazione e di espulsione” sostiene la Caritas “e gli interventi repressivi, ma si richiede il supporto di interventi più organici”. Sempre nel 2007 le acquisizioni di cittadinanza sfiorano le 40.000 unità; le nuove nascite sono 64.000; gli studenti aumentano al ritmo di 70.000 l’anno; i minori tra nuovi nati e venuti dall’estero sono più di 100.000; le nuove assunzioni “ufficiali” sono più di 200.000 l’anno; l’aumento minimale della popolazione immigrata si aggira sulle 350.000 unità.
Un’elevata presenza si registra presso le famiglie per l’assistenza (le “Sante badanti a cui Panorama ha dedicato un’approfondita inchiesta), nell’edilizia, nelle fabbriche e in determinati servizi ed è riscontrabile una diffusione crescente anche in altri settori: nei trasporti, nei bar, negli alberghi, negli uffici. E gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza: concorrono per il 9% alla creazione del Pil (stima Unioncamere), coprono abbondantemente le spese sostenute per i servizi e l’assistenza con 3,7 miliardi di euro utilizzati come gettito fiscale (stima Dossier).
Non solo: crescono anche gli investimenti per l’acquisto della casa: tra gli italiani 8 su 10 sono proprietari di casa, mentre tra gli immigrati lo è solo 1 su 10, ma il divario è in continua diminuzione. Il nostro paese si colloca in Europa tra quelli al vertice per numero di immigrati e la dimensione globale delle grandi città italiane anticipa quello che sarà il futuro nel resto del paese. A Milano l’incidenza degli stranieri è del 14% e 1 ogni 4 è minore (quasi 50.000 su un totale di 200.000), mentre a Roma l’incidenza si attesta sul 10% e l’intera popolazione immigrata raggiunge le 300.000 unità.

Scatta l’operazione “Black rent 2″. Cioè: Fitto in nero, seconda versione. E i risultati sono simili alla prima: anche questa volta la Guardia di Finanza porta alla luce a Roma il panorama desolante quanto stranoto degli affitti in nero nella capitale: quasi sempre a danno di extracomunitari, ma anche del fisco, visto che dall’inizio dell’anno sono 55 gli evasori totali identiifcati.
Agli stranieri, ma anche a italiani, erano chiesti affitti compresi fra 500 e 800 euro per immobili senza arredi, in precarie condizioni igieniche e a volte perfino con l’aggiunta di altri 100 euro per “rimborsi spese”, chiesti spesso senza causali chiare da parte dei proprietari degli immobili.
Un singolo appartamento, nel quale potevano essere stipati fino a sette-otto extracomunitari, veniva così a fruttare tra 4.200 ai 6.300 euro mensili, tutti rigorosamente in nero.
Dei 258 controlli effettuati dalla Guardia di finanza di Roma, 58 hanno interessato i proprietari. Una quindicina quelli denunciati, colpevoli di aver evaso complessivamente sette milioni. A sei di loro, sono stati anche sequestrati gli immobili, sulla base della nuova normativa varata a maggio, che prevede la confisca per chi affitta a extracomunitari senza permesso di soggiorno e la denuncia con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ancora controlli da parte degli Agenti della Polizia all’Esquilino, dopo le segnalazioni giunte al Commissariato, diretto da Domenico Condello, di locali fatiscenti in pessime condizioni igienico-sanitarie, che vengono dati in affitto a stranieri, in prevalenza extracomunitari, nella zona di piazza Vittorio.
Questa volta nel seminterrato di un cortile di via Napoleone III, la polizia ha scoperto manufatti abusivi privi di energia elettrica, con pareti in ferro e vetro, privi di finestre e quindi di qualsiasi aerazione dove erano stipati 13 letti a castello. In un angolo, sommerso da capi di vestiario, un fornello a gas, sporco e malfunzionante, fonte di pericolo per l’intero stabile. Le persone presenti, tra cui 4 immigrati clandestini, hanno dichiarato di pagare per ciascun posto letto dai 35 ai 95 euro, a un connazionale del Bangladesh.
Il locale è stato sequestrato, e il titolare del contratto di locazione è stato denunciato in stato di libertà per aver favorito a scopo di lucro la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, oltre ad essere multato, per una serie di violazioni amministrative, per un totale di 3000 euro. Nel corso di un analogo controllo, in via Buonarroti, gli Agenti della squadra amministrativa, hanno denunciato un altro titolare di un affittacamere abusivo per la mancata comunicazione della persone alloggiate all’Autorità di Pubblica Sicurezza, multandolo per 2.582 euro.
I bossoli trovati a terra sono la conferma: l’agguato di Baia Verde e la sparatoria di Castelvolturno di ieri sera nel Casertano potrebbero avere la stessa matrice, quella della camorra.
Una strage che si conclude con sette morti e un ferito gravissimo. Una sequenza di fatti agghiaccianti: i sicari colpiscono a Baia Verde, uccidono un italiano, Antonio Celiento, 53 anni, ritenuto affiliato al clan degli Schiavone. Venti minuti dopo - “al secondo goal del Napoli”, riferisce qualcuno dei presenti - poco lontano, al km 43 della Domitiana, si uccide di nuovo: restano a terra tre ghanesi, un liberiano e un cittadino del Togo. Poi stamattina è morto nell’ospedale di Pozzuoli (Napoli), dove era stato ricoverato in gravissime condizioni, il sesto immigrato di origine africana (un cittadino liberiano).
Sul posto vengono trovati 84 bossoli, sono state utilizzate una pistola 9×21 e una mitraglietta 7.62; corrispondono a quelli trovati a Baia Verde, dove il corpo della prima vittima è stato crivellato con 20 colpi. Il riconoscimento avviene grazie alle persone che accorrono sul posto. Momenti di fortissima tensione: una folla di extracomunitari aggredisce le forze dell’ordine. Calci, pugni, spintoni, si ribalta un cassonetto dell’immondizia, insulti, maledizioni al grido di “italiani tutti bastardi”. Qualcuno collabora anche, però: testimoni raccontano alla polizia di aver visto un’auto dotata di lampeggiante, con quattro persone a bordo: i sicari avrebbero indossato dei giubbotti con la scritta carabinieri. In nottata viene ritrovata un’auto bruciata, fra Nola e Villa Literno, quasi irriconoscibile.
Obiettivo del commando erano certamente i tre uomini all’interno di un negozio - “Ob Ob exotic fashions” c’è scritto all’ingresso - al civico 1083: rivoli di sangue scorrono fra le macchine da cucire di una piccola sartoria a soqquadro, piena di stoffe e cotone colorato. Restano sotto i colpi anche un giovane a bordo di un’auto - non ha avuto neanche il tempo di levarsi la cintura di sicurezza - e un altro africano freddato a pochi passi dalla vettura. Sul posto arriva il coordinatore della Dda di Napoli Franco Roberti; la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, è praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri più in là inizia il comune di Napoli: la strage è avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari - per lo più nigeriani e ghanesi - che portano avanti una fiorente attività di spaccio. Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l’attrito fra extracomunitari e criminalità organizzata. Un mese fa c’era stato un primo avvertimento, raccontano gli investigatori: al vicequestore Luigi del Gaudio vengono in mente gli spari contro l’abitazione di un nigeriano conosciuto come Teddy. Tutto quello che è accaduto fra ieri sera e stanotte, però, nel Casertano, a molti sembra inedito; la strage di San Gennaro, nella terra di Gomorra, non ha precedenti: “Questo è il fatto più grave di un quadro di fatti assolutamente allarmanti commessi con metodo terroristico”, ha detto il direttore centrale dei servizi anticrimine Francesco Gratteri.
Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha tenuto costantemente informato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, su quanto accaduto ieri a Caserta e sugli immediati sviluppi investigativi avviati dalle strutture di polizia presenti sul territorio. Questa mattina, per dare maggiore impulso alle indagini, il prefetto Manganelli ha inviato sul posto il direttore centrale anticrimine, Francesco Gratteri, e un pool di qualificati investigatori.
Intanto, sale la rabbia a Castelvolturno: alcuni immigrati, bastoni in mano, stanno frantumando le vetrine di alcuni negozi e rivoltando auto in mezzo alla strada, distruggendo vetri di altre vetture ferme. “Vogliamo giustizia” hanno urlato “non è vero che i nostri amici ammazzati spacciavano droga o erano camorristi. Sono state dette tutte cose false”.
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Un afflusso costante, senza sosta. Uomini e donne affamati e disperati, barconi in stato pietoso. Senza contare chi non ce la fa. E ingrossa le fila dei dispersi e dei morti nel Mediterraneo. Lampedusa è al collasso.
In una notte sono arrivati in cinquecento. Sono già più di mille da mercoledì, gli immigrati sbarcati nell’isola siciliana o tratti in salvo nel canale di Sicilia. “Vi farò pescatori di uomini”, la parabola evangelica si è trasformata nella realtà più cruda, per i pescherecci dell’isola: uno è entrato in porto con a bordo 339 africani, di cui 47 donne e quattro bambini. Altre due imbarcazioni, una con 39 immigrati e l’altra con 47, sono stati intercettati dalla guardia costiera e accompagnati alle coste di Lampedusa. L’ultimo barcone è stato intercettato questa mattina: a bordo ci sono 250 extracomunitari, tre motovedette sono partite per i soccorsi. Il Cie, ormai al collasso da giorni, vede aggravarsi ancora di più la situazione. Mercoledì in un naufragio avevano perso la vita sette persone, gli altri occupanti del gommone rovesciatosi erano stati tratti in salvo.
Secondo il ministro Maroni il numero di immigrati via mare è raddoppiato rispetto all’anno scorso. I trafficanti hanno intensificato i viaggi per il bel tempo e per paura di una stretta europea sull’immigrazione. Ma a questo punto non è da escludere che le minacce del colonnello Muhammar Gheddafi (poi ritirate) di non collaborare più con l’Italia nel controllo delle partenze dalle coste libiche per protesta contro il ministro Calderoli si stiano attuando, in silenzio.
E sempre nel canale di Sicilia, al largo di Malta, due donne sono morte, ed un’altra in fin di vita, a causa dell’ennesimo naufragio di un barcone di disperati. È stato il mercantile “Northumberland” a segnalare la presenza di alcuni naufraghi in mare, dopo che il loro barcone si era rovesciato. La motovedetta maltese, intervenuta sul luogo del disastro, è riuscita a trarre in salvo 25 immigrati. I superstiti hanno detto che all’appello mancavano tre donne. Immediatamente sono scattate le ricerche delle disperse: prima è stato recuperato un cadavere, poi altre due donne che erano in fin di vita. Una di loro è morta durante il viaggio in elicottero verso l’ospedale “Mater Dei” de La Valletta; l’altra è in condizioni critiche. Le motovedette impegnate nei soccorsi sono in navigazione verso il porto de La Valletta. I centri di detenzione a Malta, intanto, sono al collasso dopo gli sbarchi di queste ultime settimane. Solo questa notte sono approdati sull’isola circa cento immigrati, mentre questa mattina la marina maltese ha intercettato altri due barconi con una cinquantina di extracomunitari. Il governo de La Valletta è al lavoro per cercare una sistemazione per i nuovi arrivati, visto che le strutture a disposizione sono ormai al completo.
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Un raid contro gli immigrati: un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, tutti con i volti coperti, ha fatto irruzione a Roma nel pomeriggio in un alcuni negozi nel quartiere Pigneto, in via Ascoli Piceno e in via Macerata gestiti da extracomunitari bengalesi e senegalesi, distruggendo le vetrine. Il gruppo prendeva ordini in italiano dall’uomo che li guidava: gli assalitori erano armati di bastoni con i quali ha distrutto le vetrine e danneggiato gli interni di tre negozi, un bar, un call center e un negozio di generi alimentari. Poi sono scappati. Sul posto è intervenuta la polizia. Da anni il Pigneto, un piccolo quartiere popolare, una sorta di paese nella prima periferia a sud est di Roma, è uno dei quartieri più multietnici della città.
Immediata la condanna del sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Il raid e l’aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell’ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare”. Anche il presidente della Regione Piero Marrazzo esprime tutta la sua “solidarietà alla comunità bengalese e senegalese duramente colpite, questo pomeriggio, da un raid al Pigneto”. Il Presidente si dice certo “che le forze dell’ordine faranno al più presto piena luce su quanto accaduto e identificheranno gli autori di questa ignobile aggressione”.
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Se la libera circolazione dei lavoratori è uno dei concetti chiave dell’integrazione europea, la realtà dei fatti rispecchia perfettamente le intenzioni. L’Europa è ormai stabilmente abitata da cittadini provenienti da altri paesi, comunitari e non. Secondo il dossier Caritas -Migrantes sull’immigrazione gli immigrati con cittadinanza straniera, infatti, sono circa 28 milioni, ma salgono a 50 se si considerano anche quelli che nel frattempo hanno acquistato la cittadinanza. In Italia i dati sono sorprendenti: con 3 milioni 690 mila stranieri regolari siamo secondo Paese di immigrazione, nella UE, dopo la Germania e “pari merito” con la Spagna. Gli extracomunitari sono la metà: su 10 immigrati 5 sono europei (in particolare più di mezzo milione proviene dalla Romania e quasi 100mila dalla Polonia), 4 sono suddivisi tra africani e asiatici e 1 è americano (sudamericano, con più probabilità). Negli ultimi due anni la crescita in Italia è stata davvero corposa, dovuta alla domanda di manodopera delle industrie e delle famiglie (540mila domande), i ricongiungimenti familiari (quasi 100mila) e le nuove nascite tra gli immigrati (60mila).
Mentre l’Europa è caratterizzata da una concentrazione dell’immigrazione in alcune regioni o città, ad esempio Parigi accoglie il 40% di tutti gli stranieri in Francia, e Londra un terzo di quelli presenti in Gran Bretagna, in Italia gli stranieri si distribuiscono molto di più: un quinto degli immigrati vive tra Roma e Milano, sei su dieci sono al nord, ma anche il sud tende ad aumentare la sua quota.
Anche se l’immigrazione regolare è consistente, gli italiani sembrano preoccupati soltanto degli irregolari, che sono anche quelli su cui gravano più denunce penali: i cittadini stranieri incidono per quasi un quarto sulle denunce penali e per oltre un terzo sulle presenze in carcere, ma gli irregolari in determinati reati sono implicati anche in 4 casi su 5 (lo sfruttamento della prostituzione, l’estorsione, il contrabbando e la ricettazione). Per gli stranieri in posizione regolare le denunce si pongono invece negli stessi termini degli italiani.
E agli stranieri l’Italia piace? Incontrano grandi difficoltà nel lavoro, ma ancor di più nella ricerca di una casa: più della metà dei proprietari non vuole affittare a immigrati. Però, a sentire le interviste, il modo di vivere, la cucina, la bellezza e il clima si direbbero impareggiabili.
Guarda la GALLERY sugli ultimi drammatici sbarchi in Sicilia e Calabria . Il VIDEO servizio:
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![[i]29 ottobre 2007[/i] - Il bilancio degli ultimi due sbarchi sulle coste siciliane e calabresi è pesante: 16 morti e numerosi dispersi. Dalle prime luci dell'alba si effettuano nuove ricerche.<br /> [b]Nella foto[/b]: gli inquirenti sulle coste di Roccella Jonica.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-ottobre/calabria/normal_calabria06.jpg)
Tentavano di raggiungere le coste italiane, ma il loro sogno si è infranto a poche centinaia di metri dalla riva. È la storia di una ventina di clandestini che la notte scorsa hanno perso la vita dopo un lungo viaggio su due carrette del mare. Nell’arco di poche ore, uno sgangherato peschereccio è naufragato davanti alle coste della Calabria - a Roccella Jonica - mentre un gommone si è arenato davanti alle coste protette di Vendicari, nel Siracusano.
Erano circa 130 i cittadini palestinesi a bordo di un motopeschereccio in legno salpato da un porto egiziano alla volta della Calabria. Un viaggio da incubo conclusosi a pochi metri dalla riva. Presumibilmente per una secca, la nave si è incagliata spezzandosi in varie parti a circa 200 metri dalle coste calabresi. Gli immigrati, sbalzati in acqua, hanno raggiunto a nuoto la spiaggia di Roccella Jonica, ma per otto di loro non c’è stata speranza. Sono annegati a causa del mare agitato, che ha poi sospinto i corpi senza vita anche a decine di chilometri di distanza. Questo ha reso difficile le operazioni dei soccorritori che ieri hanno perlustrato a lungo la zona di mare in cui è avvenuto il naufragio. Per questo i carabinieri e la Guardia Costiera sono cauti nel definire definitivo il conto delle vittime.
Non sono stati di grande aiuto le dichiarazioni discordanti dei superstiti. Questi, accolti in una palestra di Roccella, hanno fornito diverse versioni sul numero di passeggeri partiti dall’Egitto dopo aver lasciato la Palestina a bordo di un tir.
Sono 11, invece, le vittime dello sbarco avvenuto la notte scorsa sulle coste siciliane di Vindicari di Porto Palo. Erano in 24, secondo le prime testimonianze, i clandestini che a bordo di un gommone hanno cercato di raggiungere le coste siciliane. Sette sono stati fermati nella notte dai carabinieri, che hanno così iniziato le ricerche del resto del gruppo. Nell’arco di alcune ore la perlustrazione ha portato al ritrovamento di 9 cadaveri, alcuni dei quali alla deriva. Fra questi vi sarebbe anche un giovane dall’apparente età di 15 anni.
Non si sa ancora nulla della sorte di altri otto occupanti del gommone che risultano dispersi. Nessuna certezza sulla loro sorte, ma i carabinieri ipotizzano che possano essere fuggiti subito dopo lo sbarco.
![[i]29 ottobre 2007[/i] - Il bilancio degli ultimi due sbarchi sulle coste siciliane e calabresi è pesante: 16 morti e numerosi dispersi. Dalle prime luci dell'alba si effettuano nuove ricerche.<br /> [b]Nella foto[/b]: I resti dell'imbarcazione sulla quale viaggiavano gli immigrati giunti la notte scorsa sulle coste della calabria, nei pressi di Roccella Jonica. La barca, lunga una ventina di metri, si è spezzata in tre parti nel momento in cui è stata fatta arenare sulla battigia.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-ottobre/calabria/normal_calabria02.jpg)
Che sia finita l’estate non si direbbe, visti gli sbarchi continui sulle coste italiane: dopo la tragedia tra sabato e domenica, altri tre arrivi nel sud est della Sicilia, con ben 41 immigrati fermati. Il numero degli approdi, tuttavia, è in leggero calo; sono i morti a essere aumentati: è questo il drammatico quadro sull’immigrazione clandestina che interessa l’Italia. Secondo i dati del Viminale (qui il .pdf), nei primi otto mesi dell’anno sono approdati nel nostro Paese 12.419 immigrati irregolari contro i 14.511 dello stesso periodo del 2006.
Il rapporto Fortress Europe, che monitorizza mensilmente gli arrivi nel Mediterraneo, ha stimato che nel 2007 in Sicilia sono già morti 500 migranti, contro i 302 dell’intero 2006. Nel complesso, secondo il rapporto Fortress, quest’anno sono state stimate 1.096 vittime nei viaggi verso le coste europee: 99 nel solo mese di settembre. Nel dettaglio, 43 vittime alle Canarie, 19 al largo di Mayotte, 11 tra Algeria e Andalusia, 13 nel Canale di Sicilia e 10 in Grecia. Tre bambine cecene, inoltre, sono rimaste assiderate mentre attraversano con la madre la frontiera Ucraina-Polonia a piedi. Ma agosto è considerato il mese peggiore, visto che le vittime accertate nel Mediterraneo sono state 243: ben 161 di esse solo nello stretto di Sicilia.
Una strage favorita, secondo l’associazione, anche da alcuni cambiamenti in atto nel business dell’immigrazione clandestina: barche più piccole e meno sicure, la mancanza di scafisti per lasciare a viaggiatori inesperti ogni responsabilità, rotte più lunghe. Dal 1998 si contano 10mila immigrati morti per raggiungere l’Europa. Un terzo di questi è disperso. Nel canale di Sicilia - sempre secondo il rapporto europeo - tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia sono 2.260 gli immigrati deceduti; di questi, oltre la metà (1.365) quelli di cui non si sono recuperati i corpi. Altri 64 sono morti navigando dall’Africa verso la Sardegna. Nelle tratte che vanno verso la Spagna da Marocco e Algeria, passando dalle Canarie o attraverso lo stretto di Gibilterra, si contano 3.196 immigrati deceduti. Nel mar Egeo, tra la Turchia e la Grecia, sono 696 gli immigrati morti. Infine, gli immigrati affogati nel mare Adriatico risultano 553, di cui la metà dispersi.
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La formula è perentoria: “Per ottenere la cittadinanza nei tempi previsti dalla legge, l’immigrato deve conoscere la lingua italiana e gli elementi essenziali della storia e della cultura nazionali”. È l’articolo 5 della Carta dei valori, appena varata dal ministero dell’Interno. Un testo lungamente elaborato che elude, però, una domanda: chi insegna l’italiano agli immigrati? Finora ha trionfato il fai da te del volontariato o la buona volontà di scuole e comuni. Ultimo esempio, il corso d’italiano per immigrate musulmane avviato nell’aprile scorso dalla Grande moschea di Roma. “È la prova che dalle moschee non vengono solo messaggi negativi” ha commentato Abdellah Redouane, segretario del Centro islamico culturale. “È un modo per costruire l’Italia del futuro, contro ogni idea di separatezza” ha osservato Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale.
Riservato a un centinaio di donne, alle quali viene offerto anche un servizio di baby sitting, organizzato la domenica pomeriggio per la comodità delle alunne, il corso è stato subissato di domande. Accade ogni volta che viene aperta una nuova scuola d’italiano per immigrati. Lo sa per esperienza Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio. Nel 1982, agli albori del fenomeno migratorio, la Comunità aprì la prima scuola nel quartiere romano di Trastevere. Racconta Pompei: “Cominciammo con un gruppo di donne di Capoverde. Venivano il giovedì e la domenica, i loro unici giorni liberi. Non avevano frequentato le scuole nel loro paese. Alla fine riuscimmo a farle diplomare come maestre”.
Oggi la Comunità di Sant’Egidio ha scuole per insegnare l’italiano da Genova a Napoli, ha moltiplicato le sedi a Roma, anche arrangiandosi: all’Esquilino, quartiere multietnico della capitale, i cinesi studiano l’alfabeto in un tempio buddista.
Nel 2000 la Comunità di Sant’Egidio ha svolto una ricerca sui suoi studenti: per il 41 per cento gli stranieri erano laureati, il 53 per cento aveva un diploma di scuola superiore. Tutti facevano lavori umili: colf, cuochi, lavapiatti.
Sostiene Cristina De Luca, sottosegretario alla Solidarietà sociale: “Senza l’insegnamento della lingua l’integrazione è difficile”. Ammette: “Finora lo Stato è mancato”. Per rimediare si è deciso che un terzo dei 50 milioni di euro stanziati con l’ultima Finanziaria a beneficio del Fondo per l’inclusione sia speso per insegnare la lingua italiana agli stranieri. Anche la Rai è stata interpellata. L’idea è adattare ai nostri giorni il format di Non è mai troppo tardi. Ci sarà un maestro Alberto Manzi anche per gli immigrati?