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Italia 2010: dieci volti da non dimenticare

L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne (ANSA/DI MARCO)

L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne (ANSA/DI MARCO)

Migliaia i volti passati davanti ai nostri occhi navigando su internet, leggendo i giornali o guardando la tv. Dietro ogni viso, storie di uomini e donne, raccontate anche in questo sito dai giornalisti di Panorama.it. Impossibile, quindi, ricordarli tutti assieme. Ecco perché ne abbiamo selezionati solo dieci. Quanti sono, appunto, i personaggi che, secondo noi, hanno segnato il 2010. Continua

Vieni via con me: la replica di Maroni e l’ironia di Fazio


Il ministro dell'Interno Roberto Maroni con il conduttore Fabio Fazio a Vieni via con me (AP Photo/Luca Bruno)

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni con il conduttore Fabio Fazio a Vieni via con me (AP Photo/Luca Bruno)

A differenza degli altri ospiti invitati dalla coppia Fazio - Saviano il ministro Maroni ha dovuto chiedere il permesso, prima con le buone, poi passando per i piani alti. E così si è ritagliato un piccolo spazio, più o meno lo stesso che era stato concesso a Fini e Bersani nella prima puntata sui valori di destra e di sinistra, per presentare il suo elenco di successi dello Stato contro le organizzazioni criminali, in particolare gli arresti dei boss avvenuti da quando è lui il titolare del dicastero dell’Interno, tra i quali la recente cattura del camorrista Antonio Iovine. Continua

Fazio incorona Fini leader della destra (che piace alla sinistra)


Il presidente della Camera, Gianfranco Fini (Ansa)

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini (Ansa)

Ieri sera a Vieni via con me ( 9.031.000 spettatori e una media di share da record,  30,21%) è andata in onda la destra. Meglio. In soli quattro minuti, quanto è durato il monologo di Fini, si è avuta una conferma definitiva di quello che dovrebbe essere la destra in Italia secondo quelli di sinistra i quali, come ha detto Silvio Orlando, prima erano entusiasti di Montanelli e poi del presidente della Camera. Continua

Fabio Fazio, fenomenologia di un presentatore


Fabio Fazio: fenomenologia di un presentatore

di Pietrangelo Buttafuoco

ALLORA: «BELLEZZA MODESTA». E su questo ci siamo, perfino molliccia e goffa è la sua immagine, adorna com’è di peletti prepuberali. Poi: «sex appeal limitato». E su questo è meglio sorvolare. Quindi, un «gusto discutibile». Quanto a cravatte, per dire, eguaglia un Gianfranco Fini. E, infine, una «certa casalinga inespressività». Anche su questo il parametro si parametra. Sembra sempre sul punto di porgere lo stantuffo per sturare il lavandino, ma col gesto eroico di chi vuol celare l’affondo di una spada, la famosa Durlindana del culturalismo da pisello piccolo, non aggressivo. Abbiamo elencato le categorie identificative dell’everyman, l’uomo assolutamente medio, teorizzato nel 1961 da Umberto Eco a proposito di Mike Bongiorno, Continua

Fabio Fazio, l’imbavagliato più loquace della tv


Fabio Fazio, l’imbavagliato più loquace della tv

di Paola Sacchi

Ora che la telenovela Vieni via con me sembra finita, Fabio Fazio non potrà pretendere che i telespettatori si preoccupino di come farà Claudio Abbado a pagarsi aereo e hotel. Sia il maestro sia Roberto Benigni parteciperanno gratis alla trasmissione di Raitre (dall’8 novembre). Ma qualche colpo di coda da parte di Fazio e degli altri perseguitati in Rai dal regime berlusconiano c’è da aspettarselo. Continua

Veltroni divorzia da Di Pietro: “L’opposizione non si fa in tv”

A una settimana dalla manifestazione del Circo Massimo, Walter Veltroni manda dal salotto televisivo di Fabio Fazio due mesaggi: il primo al governo “arrogante” che, a suo giudizio, davanti alla crisi finanziaria ha preso misure “inadeguate”; il secondo al centrosinistra nel suo complesso e in particolare ad Antonio Di Pietro.
“L’opposizione si fa nelle piazze e non in televisione”, ha detto rivolto all’esecutivo, davanti alle telecamere di Che tempo che fa, e a Di Pietro ha replicato: “È una vita che sento chi fa l’opposizione gridando con un tono di voce più alto, però quando si va ai temi di merito si vedono le grandi differenze. Su quello dell’integrazione, per esempio, credo ci sia grande differenza tra le opinioni di Di Pietro e quelle della cultura democratica”.

Il divorzio si è consumato, a detta del leader del Pd, proprio per causa dell’ex pm. Che ha fatto saltare “l’alleanza quando Antonio Di Pietro ha stracciato l’impegno, dopo le elezioni, di costituire un gruppo comune con noi”.
“Con Di Pietro avevamo sottoscritto un programma per costituire un unico gruppo, quando si è accorto che aveva un numero sufficiente di parlamentari per costituirne uno da solo, Di Pietro ha stracciato quell’impegno”. Pronta la replica del leader dell’Italia dei valori: “Contrariamente a quanto ha affermato avventatamente Veltroni, Idv non ha rotto alcun patto con il Pd, tanto è vero che sta per affrontare, insieme al Pd, le imminenti elezioni in Trentino e speriamo anche in Abruzzo” ha risposto Antonio Di Pietro, aggiungendo che “Italia dei Valori ha scelto subito un’opposizione chiara, lineare e intransigente, mentre il Pd ha ondeggiato con una linea collaborativa, a tal punto da sembrare talvolta persino collaborazionista”.

Nella conversazione con Fabio Fazio, il leader del Pd ha rilanciato la sua linea politica e si è detto stupito delle notizie circolate sulla revoca della manifestazione: “Avevo detto che davanti alla crisi finanziaria, in caso di emergenza, saremmo stati pronti ad un confronto. La manifestazione non è mai stata revocata”. Appuntamento a Roma confermato, quindi, per dire chiaro al governo cosa non va: “Si preoccupano delle banche ma nessuno dice qualcosa sulle piccole e medie imprese, sui precari e sui lavoratori che vivono con 1.300 euro al mese. Il governo non si è occupato di questi problemi ma della giustizia e della televisione”.
Bacchettate anche per chi nel centrodestra discute la legittimità della manifestazione: “Non capisco per quale motivo si tema così tanto un’iniziativa democratica. Voglio ricordare che nel 2006 la destra a piazza San Giovanni manifestò con lo slogan ‘Contro il regime per la libertà’ e qualcuno era in corteo con la mortadella che doveva rappresentare Prodi”. Secondo il leader dell’opposizione, “c’è un fastidio per tutto ciò che non rappresenta il consenso. Chiunque non è nella scia del pensiero unico è visto come un marziano”.

La dimostrazione, dice, è rappresentata dallo spazio dato dalle televisioni al centrodestra: “Il 70% è per la maggioranza e il resto agli altri”. Una disparità, secondo Veltroni, anche nel trattare le vicende del Pd: “Se uno legge i giornali capisce che c’è il vizio di saltare sul treno dei vincitori. Pagine e pagine se noi non facciamo le primarie per un sindaco di una città, mentre non si dice nulla sul modo in cui la destra sceglie i suoi candidati e del fatto che non è mai stato fatto un congresso”.
E allora, meglio cercare consolazione e speranze fuori dall’Italia: il “kennedyano” Walter fa riferimento al voto americano che, spera l’ex sindaco di Roma, cambierà le cose anche altrove, come era già successo con la conferma di George W.Bush. “Spero che tra qualche settimana” dice infatti “dall’America arrivi la notizia della vittoria di Barak Obama e credo che tutto cambierà anche in Europa”.

LEGGI ANCHE: Fassino, “Niente crisi e nessun rischio di balcanizzazione per il Pd”

Discutine sul FORUM: “Veltroni ha scaricato Di Pietro: alleanza finita

Annozero, mille scintille: la difesa di Santoro e il battibecco Castelli-Travaglio


Puntata calda, più del solito, quella di giovedì sera per AnnoZero su Raidue. Sotto inchiesta da parte dell’Autorità per le Comunicazioni per la puntata sul V-day di Beppe Grillo e richiamata dai vertici Rai, la trasmissione ha visto lo scontro tra il sottosegretario Roberto Castelli e il giornalista, collaboratore fisso del programma, Marco Travaglio. Un vivace scambio di battute che si è concluso con l’annuncio di querela da parte dell’esponente del Carroccio contro il giornalista, mentre Michele Santoro cercava di riportare la discussione sui temi della puntata, sicurezza e immigrazione.
E proprio il conduttore ha aperto la serata difendendo Travaglio dopo le polemiche della scorsa settimana quando Travaglio a Che tempo che fa attaccò il presidente del Senato Renato Schifani, provocando una vera e propria bufera politico-mediatica. “Stai tranquillo, Marco, sei nel cuore del pubblico e non hai niente da temere”, ha esordito Santoro. Poi il conduttore ha criticato gli articoli usciti in questi giorni su Travaglio su Repubblica e sul Corriere della Sera. “C’è stato lo scoop di D’Avanzo, che in pratica ti ha accusato di aver preso un residence coi soldi di un tale Aiello, condannato per mafia. Naturalmente il Corsera oggi riprende questo scoop degno del Pulitzer e lo approfondisce: tutti e due i giornali dicono che non può essere una cosa vera, ma la scrivono lo stesso. Perché? Per minare la tua credibilità, ma anche perché quei fatti che tu hai raccontato loro non li avevano scritti, e quindi non dovevano meritare di essere scritti. Altrimenti, che figura ci avrebbero fatto i direttori Mieli e Mauro nei confronti dei loro lettori?. Infine, ha concluso Santoro “Dagospia ha trovato la quadratura del cerchio: esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il paese si può avviare verso la modernizzazione. Ma io” ha sottolineato Santoro rivolgendosi a Travaglio “non ho la psicosi di essere dalla parte dei vincitori. Mi sento vivo anche perché sei tu qui e hai il tuo microfono”.
Travaglio non ha parlato del suo caso, ma ha citato esempi internazionali in cui la stampa ha contribuito a smascherare comportamenti scorretti da parte di politici: “In tutti questi casi non sono stati i giornalisti a scusarsi” ha sottolineato. “All’estero si usa così: i giornalisti si scusano quando fanno errori, ma se dicono la verità a scusarsi sono i politici”.
Poi è intervenuto Castelli, che ha iniziato un battibecco con Travaglio che ha scritto che l’ex ministro della Giustizia era stato condannato. L’esponente leghista ha sostenuto di non essere mai stato condannato. A differenza di Travaglio. Questi a sua volta ha spiegato di cosa Castelli è accusato e di come ha potuto evitare la condanna grazie al Parlamento. “C’è una banda di giornalisti”, ha detto Castelli, citando tra questi anche Gian Antonio Stella del Corsera, coautore del libro La Casta, “che ha scoperto una cosa interessante, e cioè a parlar male a prescindere dei politici si diventa ricchi. Va bene criticare i politici quando se lo meritano. Ma quando si sbaglia e si diffama una persona, magari si riconosca l’errore”.
Libro alla mano, Travaglio ha replicato che “la Corte dei Conti ha chiesto a Castelli la restituzione di oltre 98 mila euro” ipotizzando per l’ex ministro della Giustizia il reato di abuso di ufficio per aver assunto una persona di Lecco alle sue dipendenze. “Non si è trattato di una condanna” ha controreplicato Castelli “bensì di una richiesta del procuratore della Corte dei Conti”. Travaglio ha però ricordato che il procedimento è stato bloccato dal tribunale dei ministri, che non ha dato l’autorizzazione a procedere.
Finita qui? Per ora almeno sì: “Ci veiamo in tribunale” ha detto Castelli. E Travaglio: “Sì, arrivederci”.

Il VIDEO tratto da YouTube

Programmi di Santoro e Fazio, l’Agcom apre un’istruttoria contro la Rai

Il giornalista MIchele Santoro in studio durante la prima puntata di Anno Zero | Ansa
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso, a maggioranza, di aprire un’istruttoria nei confronti della Rai per le trasmissioni AnnoZero del 1 maggio e Che tempo che fa del 10 maggio, contestando alla Concessionaria pubblica la presunta violazione dell’articolo 4 (diritti fondamentali della persona) e dell’articolo 48 (compiti del servizio pubblico) del Testo unico della radiotelevisione.
La puntata di AnnoZero è riferita al secondo V-Day di Beppe Grillo, durante la quale furono trasmessi lunghi passaggi del monologo tenuto dal comico genovese in piazza a Torino. Nel mirino diverse dichiarazioni che toccavano il capo dello Stato e l’oncologo Veronesi, scatenando la reazione verbale dell’ex assessore milanese alla Cultura, Vittorio Sgarbi, presente in studio, che a sua volta lanciò pesanti accuse nei confronti di Marco Travaglio, anch’egli presente in studio.
Travaglio è invece finito nel vortice per l’intervista rilasciata a Fabio Fazio nella puntata di Che tempo che fa in occasione della quale il giornalista ha fatto dichiarazioni che toccavano il tema mafia e che hanno chiamato in causa anche il presidente del Senato, Renato Schifani, innescando forti polemiche sul fronte politico. Tanto da vedere l’intervento immediato della direzione generale Rai, con un messaggio di scuse a Schifani letto in diretta tv dallo stesso Fazio (a sua volta scusatosi per l’accaduto) nella puntata di domenica. Nella vicenda di Che tempo che fa il direttore generale Rai, Claudio Cappon, oltre alla dissociazione a nome dell’azienda ha sottolineato come fosse da stigmatizzare in particolare “un comportamento - inaccettabile in qualsiasi programma del servizio pubblico - che mette in campo critiche, insulti e affermazioni diffamanti senza alcuna possibilità di contradditorio”.
Ora arrivano i procedimenti dell’Agcom, che in in qualche modo erano annunciati nei giorni scorsi, procedimenti decisi a maggioranza e che - sottolinea l’Authority presieduta da Corrado Calabrò - “si svolgeranno nel rispetto delle garanzie procedurali previsti dalla legge e dai regolamenti” dell’Autorità stessa.

Il VIDEO della trasmissione del 10 maggio

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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