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Fabrizio-Cicchitto

Quando il condono ricorda la patrimoniale

 Il capogruppo dei deputati del PdL Fabrizio Cicchitto (ANSA / ETTORE FERRARI)

Il capogruppo dei deputati del PdL Fabrizio Cicchitto (ANSA / ETTORE FERRARI)

Il capogruppo del PdL alla Camera, Frabrizio Cicchitto, in un’intervista a La Stampa che ha fatto molto discutere nel weekend, ha detto che “le pregiudiziali pseudo-moralistiche sul condono lasciano il tempo che trovano”, perché “l’etica vera, in tempo di crisi, non è salvarsi la coscienza ma impegnarsi a salvare il Paese”. Detto altrimenti, se l’alternativa è fare la fine della Grecia, può essere una misura accettabile, come extrema ratio. Continua

Cicchitto: La manovra ha sbugiardato la sinistra

Il capogruppo del PdL alla Camera, Fabrizio Cicchitto (Ansa)

Il capogruppo del PdL alla Camera, Fabrizio Cicchitto (Ansa)

Claudia Daconto “Quella di ieri è stata una riunione positiva, soprattutto con la Lega. Pertanto ritengo ci siano tutti i presupposti perché giovedì il governo presenti una manovra con carattere di rigore ed equità”.
Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, all’indomani delle prime notizie sulla manovra che il Consiglio dei Ministri presenterà giovedì pomeriggio. Continua

Giustizia: tante parole, nessun dialogo. Ed è polemica, televisiva, tra magistrati e Governo

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre

Dagli scioperi in aula ai giudizi in tv. Il passo dalla piazza allo schermo è breve. Soprattutto per una parte della magistratura che da mesi boccia i tentativi del Governo per riformare la giustizia italiana, dopo il no al lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Continua

Sì all’immunità per le alte cariche. La Camera approva il Lodo Alfano

camera
L’Aula della Camera
ha approvato il provvedimento sul lodo Alfano con 309 a favore, 236 voti contrari e 30 astenuti. Il lodo (qui il testo del ddl) sospende i processi per le più alte cariche dello Stato. Il disegno di legge passa ora al Senato.

La sospensione dei processi non si applica nel caso di successiva investitura in altra delle cariche o funzioni. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, dopo l’approvazione ha detto che è stato approvato un disegno di legge che “fa bene al Paese. Che lo rasserena”. Poi ha spiegato che in caso di cambio di carica lo scudo previsto dal lodo non avrebbe effetto.

Pier Ferdinando Casini ha confermato in aula l’astensione dell’Udc sul lodo spiegando che “la maggioranza si assume interamente la propria responsabilità. Noi abbiamo operato con la logica della riduzione del danno. La nostra astensione non è solo un contributo alla serenità ma è finalizzata a togliere dal decreto sicurezza il blocca processi”.
Mentre Antonio Di Pietro ha attaccato alla sua maniera una legge che ritiene incostituzionale: “Lei, signor presidente del Consiglio contumace, non ci degna della sua presenza in Aula. Ci avrebbe fatto piacere guardarla in faccia oggi che la mandiamo in paradiso. Ma avete sbagliato a scrivere la norma: sarà stato qualche suo “domestico parlamentare”, un po’ come accadde a Previti e la legge che state facendo sarà incostituzionale”. Poi dall’ex pm una profezia: “I giudici di Milano faranno ricorso alla Corte Costituzionale. Questa legge è immorale ancor prima che incostituzionale, perché quattro cittadini italiani possono uccidere la moglie, stuprare bambini e spacciare droga e non potranno essere perseguiti”.

Per il Partito Democratico durante la giornata sono scesi in campo i big. In mattinata Massimo D’Alema aveva invitato il presidente del Consiglio Berlusconi “a rinunciare e affrontare il giudizio per le accuse che ha sempre respinto, in modo da lasciare al parlamento la serenità di affrontare questa norma” che l’ex ministro degli Esteri definisce una “leggina, una soluzione pasticciata e confusa. Un errore politico volto a tutelare l’interesse per presidente del Consiglio e lo espone al dibattito umiliante di questi giorni”. Parole che hanno destato la replica del capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto: “La legge che blocca i processi per le più alte cariche dello Stato è utile perché ridà serenità alle istituzioni. D’Alema e il Pd restano condizionati dalla piazza di Di Pietro e non si misurano con un nodo giustizia che riguarda anche loro come dimostrò la vicenda delle intercettazioni che colpirono lo stesso D’Alema e Fassino”.
Per Walter Veltroni si tratta di una legge ad personam: “Se non fosse cosi’ il governo avrebbe risposto positivamente all’appello a non avvalersi delle prerogative contenute nella norma, e cioè l’immunità per le alte cariche dello Stato”. Ma non solo: per Veltroni la prova che si tratta di una legge ad personam risiede anche nell’urgenza. “Perché non è stata scelta una legge costituzionale? Per la necessità di andare velocemente e fare presto, tanto che si è anche fatta un’inversione con il blocca processi”. Ma ancor più grave, osserva Veltroni, “è che per fare una norma a favore dei non autosufficienti ci si è messo 6 anni, per questa 48 ore”. Insomma per il leader Pd “quando si tratta di questioni che riguardano qualcuno c’è una grande velocità, quando invece riguardano il Paese c’è un’estrema lentezza”.
Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto ha spiegato: “Ora è il momento di prendere il toro per le corna ed eliminare l’uso politico della giustizia. Solo così avremo una legislatura costituente, altrimenti si ripeterà quanto sta accadendo dal 1992 ad oggi”.

Il VIDEO servizio:

Posti in “piccionaia” a Montecitorio, Mussolini guida la protesta

Alessandra Mussolini
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini costringe i deputati a lavorare tutta la settimana. Ma stanno pure stretti nei loro banchi e si lamentano per i posti in piccionaia.
Fini è stato netto parlando con tutti i capigruppo e i presidenti delle commissioni parlamentari: “Dobbiamo lavorare di più. Quindi ha illustrato il suo prontuario che entrerà a pieno regime forse già prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. A Montecitorio - annuncia Fini - si deve poter lavorare cinque giorni su sette. I lavori d’Aula saranno convocati dal lunedì al venerdì. Una piccola rivoluzione rispetto alle abitudini della precedente legislatura, resa possibile anche dal ristretto numero di gruppi parlamentari: appena sei (Italia dei valori, Lega, Pd, Pdl, Udc e Misto). Nel dettaglio, il prontuario di Fini prevede la seguente scansione: il lunedì sarà dedicato alla discussione generale dei provvedimenti, mentre le votazioni si effettuerebbero nel pomeriggio di martedì, nell’intera giornata di mercoledì, nel pomeriggio di giovedì e il venerdì mattina. Le commissioni parlamentari verrebbero convocate nelle mattine di martedì e giovedì. Ma tanto lavoro merita un buon riposo: una settimana al mese senza lavori parlamentari. Spiegano dalla Camera “per permettere ai deputati di dedicarsi al rapporto con gli elettori”. A conti fatti dovrebbero essere per il presidente Fini 28 ore a settimana e 85 ore al mese di sedute di Aula con voto. Quasi come tutti gli altri lavoratori.
Ma ad agitare la vita dei 630 che siedono sugli scranni dell’Emiciclo liberty ci si mettono pure le ristrettezze. Economiche? Impossibile… Ristrettezze proprio di posto: “Siamo così stretti che pare nella Striscia di Gaza…”, diceva stamattina Mario Pepe del Pdl. Ma la vera protesta che ha agitato la mattinata alla Camera è stata inscenata da Alessandra Mussolini, che non ne voleva sapere di venir relegata nei posti in alto, ovvero in piccionaia. Non si è scomposto Maurizio Lupi, che in qualità di vicepresidente conduceva la seduta: “L’assegnazione dei posti non compete alla presidenza, ma a ciascun gruppo parlamentare. Comunque ne riparleremo”. Ma la protesta di Mussolini è proseguita: “Dateci un seggiolone e qualche gioco… o dateci i posti dei ministri e dei sottosegretari che in Aula non ci vengono mai”. Detto, fatto. Mussolini occupa uno dei banchi del governo. Proteste dell’Udc e dell’Idv. Fino a che il presidente di seduta Lupi invita la focosa leader di Azione Sociale a lasciare il banco del governo. Protesta anche Pier Ferdinando Casini che parla di “novità inedita e di rischio del ridicolo”, commentando l’iniziativa di Mussolini.
A quel punto la parlamentare torna al suo posto, non prima di essere passata accanto al leader centrista per dirgli: “Vieni tu a sederti qua sopra…”. Ma la contestazione non è finita. Dopo la protesta è scoppiata la ‘rivolta dei piccioni’: “Ho scritto - dice Alessandra Mussolini - al capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, per chiedere formalmente che ci cambino di posto. Non è un vezzo, ma una necessità. Infatti da dove ci hanno confinato si vedono appena le due file in alto, poi il nulla. Non vedi il presidente, non vedi gli altri scranni. Non vedi, ad esempio, quando il deputato che segue quel determinato provvedimento dà l’indicazione di voto alzando o abbassando il pollice”.

Decreto tv: accordo trovato, comma della discordia cancellato

rete4 Il ripetitore Mediaset
L’ex ministro delle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, chiama e il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani risponde: “Sono disponibile a un incontro”. E infatti - dopo la battaglia di martedì - tra maggioranza e opposizione sull’emendamento del governo in materia televisiva definito “salva Retequattro” - incontro è stato.
Conclusione? Il governo ha riformulato l’emendamento sulle tv eliminando sostanzialmente il comma 3 che era contestato dall’opposizione. A spiegarlo è il sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani, al termine della riunione con l’opposizione sul testo definito dall’opposizione ’salva-Retequattro’. Il provvedimento cancella una parte del comma 3 dell’emendamento dell’esecutivo che prorogava l’attività degli attuali operatori sulla tv analogica fino al 2012, data del passaggio alla tv digitale: “Questa nostra scelta” spiega Romani “spiega quanto la cattiva interpretazione della norma fosse ingiustificata”.
Soddisfatto l’ex ministro del Pd, Paolo Gentiloni: “Il governo toglierà le parti più scandalose del provvedimento, è un primo risultato importante. Ma il testo resta insufficiente a rispondere alle procedure di infrazione Ue e dunque voteremo contro. È comunque il segno che il nostro ostruzionismo ha raggiunto un risultato importante”.
Aveva chiesto una riscrittura anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Se si arriva a una riformulazione, bene. Ma come si dice in questi casi, andiamo a vedere le carte”.

Di battaglia vinta parla anche il capogruppo Idv Massimo Donadi, che precisa: “Il governo intende riformulare l’emendamento sulle tv facendo scomparire il comma tre dell’emendamento stesso: l’Idv ne prende atto e considera questa una battaglia vinta, ma sia chiaro che non siamo disponibili a nessun accordo con la maggioranza sul tema dell’informazione. Il nostro voto resta negativo” prosegue Donadi “perché comunque non si risponde alla Corte di giustizia europea. Per questo, noi non ritiriamo l’emendamento di Italia dei valori”.
In mattinata era stato lo stesso leader di Idv, Antonio di Pietro, ad alzare l’asticella dell’opposizione. Lo si intuiva, senza difficoltà, dal gesto plateale, dopo un conciliabolo con Roberto Zaccaria: “Ve lo dico col cuore in mano: io non mi calo le braghe” dice mimando proprio il calo delle braghe. L’oggetto del contendere, ovviamente, è la norma incriminata, quella sulle tv. A Di Pietro non basta un ritiro e una riformulazione senza l’inserimento nel testo di uno specifico riferimento al caso Europa 7.
Nel frattempo, un portavoce della Commissione europea ha spiegato che il caso-Rete 4 “è ancora sotto esame, non abbiamo deciso se deferire o meno l’Italia alla Corte di giustizia”. Lo scorso luglio l’esecutivo Ue aveva dato 2 mesi di tempo all’Italia emettendo un parere motivato, per modificare la normativa sull’assegnazione delle frequenze televisive introdotta con la cosiddetta Legge Gasparri e riportarla in linea con le disposizioni comunitarie. Ma a tutt’oggi nessuno sviluppo su questo fronte è stato registrato.

Frequenze tv: il governo modifica l’emendamento. Ma in Aula è battaglia

L'Aula di Montecitorio
Non è bastato l’annuncio del ministro per i Rapporti con il parlamento, Elio Vito, (”Riformuleremo l’emendamento sul digitale terrestre”) a mettere fine alla battaglia ostruzionistica dell’opposizione alla Camera. L’annuncio di Vito è arrivato al termine di una dura battaglia parlamentare in cui l’opposizione ha tentato di far mancare il numero legale nell’Aula della Camera per rallentare proprio l’esame del decreto legge sugli adempimenti di alcuni obblighi comunitari, che contiene, tra l’altro, anche la norma sulle frquenze tv.
Insomma, alta tensione in Aula sul decreto tv in discussione in questi giorni a Montecitorio. L’opposizione ritiene che alcuni emendamenti salvino Rete 4 dal satellite e dalla scorsa settimana hanno messo in pratica l’ostruzionismo parlamentare. E nel primo pomeriggio hanno raccolto i frutti di questa pratica politica.

Durante l’esame in aula alla Camera la maggioranza è stata battuta (su un emendamento relativo a disposizioni sulla caccia e sui nidi di uccelli selvatici) per due voti (240 no contro 238 sì e 3 astenuti). Esulta l’opposizione con il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro: “È il nostro primo successo contro questa maggioranza che voleva il braccio di ferro e invece hanno dimostrato di non crederci nemmeno loro. Hanno tentato di introdurre una forzatura nella disciplina delle frequenze televisive alterando la procedura avviata sulla base della legge Gasparri, cancellando i diritti della difesa del concorrente, ma non ci sono riusciti”. Ancor più deciso, nel tardo pomeriggio, il tono del segretario del Pd, Walter Veltroni: “Alla prima prova ipegnativa si dimostra che stanno facendo una cosa sbagliata. Non basta avere i numeri, capiscono anche loro che è una forzatura”. E le modifiche apportate all’emendamento? Non convincono l’opposizione: “Sono marginali” a giudizio del Pd, che annuncia l’intenzione di andare avanti in Aula alla Camera con un atteggiamento di “opposizione ferma, netta e dura”.

In verità quella di Montecitorio è stata soltanto una prova di forza visto che l’emendamento sugli obblighi comunitari non riguardava Rete 4, ma la fauna. E per questo il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha spiegato: “Era un emendamento che recepiva alcune istanze della sinistra ambientalista. Spiace che l’opposizione non stia al merito dei provvedimenti solo per gridare al successo di un’operazione politica”.
La parte del cattivo spettava, da copione, ad Antonio Di Pietro. Che in mattinata aveva pure organizzato un presidio dell’Italia dei Valori fuori dalla Camera per protestare contro la ratifica del decreto: “Noi continueremo a votare contro il decreto e anzi solleciteremo il capo dello Stato a non promulgarlo. Fin quando ci sarà la norma che consente a tutti coloro che oggi occupano le frequenze di continuare a trasmettere” ha concluso Di Pietro “si tratterà di una presa in giro”.

I bene informati del Palazzo sostengono che questa imboscata da parte dell’opposizione costerà cara soprattutto ai dipietristi, tanto che il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha promesso: “Il Pdl non voterà a favore di Leoluca Orlando come presidente della commissione di vigilanza Rai. Siamo disponibili a votare un esponente dell’opposizione che abbia le stesse caratteristiche di senso di responsabilità e apertura e correttezza che hanno Rutelli, Migliavacca e Castagnetti, eletti rispettivamente alla presidenza del Copasir, presidente della giunta per le elezioni e della giunta per le autorizzazioni a procedere”.
Il governo poi ha detto la sua sul decreto di cui si sta discutendo in Aula a Montecitorio per bocca del sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani: “Mi dispiace che l’ostruzionismo sia proseguito anche dopo la riformulazione dell’emendamento da parte del governo. Certamente la maggioranza non è stata diligente, visto l’alto numero di assenze, ma non ne farei assolutamente un caso politico. E per questo” ha detto Romani “non ci sono le condizioni per mettere la fiducia”.
L’emendamento “Longari”, come è stato subito ironicamente ribattezzato nei corridoi di Montecitorio, avrà pure fatto cadere il governo sull’uccello… , ma il decreto legge proseguirà il suo iter fino all’approvazione che è prevista, nonostante quanto accaduto oggi, di giovedì.

Il VIDEO servizio:

Bondi a Cicchitto: la tenerezza dei tuoi sguardi. E Grillini si commuove

Fabrizzio Cicchitto e Sandro Bondi, durante il vertice di Forza Italia
Viviamo insieme/ questa irripetibile esperienza/ con passione politica/ autentica… ci mancheremo/ quando verrà il tempo nuovo/ e ci mancherà/ anche quello che non abbiamo vissuto assieme… la mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi/ la tua fede è nelle parole che cerco.
Politica in versi. E il binomio porta subito a Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia e poeta prolifico. La poesia (sedici versi in tutto) è stata composta e dedicata ai 67 anni di Fabrizio Cicchitto, suo vice nel partito: un regalo particolare comparso sull’ultimo numero del settimanale Vanity Fair, dove Bondi tiene la rubrica “Versi diversi”.
Rime che ripercorrono la comune esperienza dei due dirigenti azzurri e che a quanto pare Cicchitto ha gradito in modo particolare. Bondi infatti questa poesia gliel’aveva già “donata” personalmente il 26 ottobre scorso, quando Cicchitto, per festeggiare il suo compleanno, aveva organizzato una cena con un trentina di amici. Dopo la torta, Bondi si è alzato è ha declamato i suoi versi davanti a tutti. Cicchitto, raccontano alcuni partecipanti alla serata, ha molto apprezzato il singolare regalo, considerandolo un gesto di “grande sensibilità” e il segno di “amicizia vera”.
Quanto al coordinatore azzurro, pure lui era parecchio soddisfatto. Bondi del resto non è nuovo a questi exploit letterari: per lui la poesia, come ha più volte spiegato, è una forma di distrazione dalla politica, quasi “un’evasione” dalla gabbia dei Palazzi. Di cui hanno beneficiato nel tempo altri esponenti dell’entourage forzista: da Michela Vittoria Brambilla (Ignara bellezza/Rubata sensualità/Fiore reclinato/Peccato d’amore), a Stefania Prestigiacomo (Luna indifferente/Materna sensualità/Velo trasparente/Severo abbandono); dalla moglie del Cavaliere (Bellezza del soccorso/sensuale ironia/vigore dell’amore/intrepida solitudine) alla signora Rosa, la madre (Mani dello spirito/Anima trasfusa. Abbraccio d’amore/Madre di Dio).
La vena poetica del politico non si è però limitata ai nomi noti (Veltroni, Ferrara, Berlusconi, Prodi sono finiti tra le rime dell’onorevole). Anche una anonima ma giovane commessa della Camera, “bella e gentile, di una bellezza sfuggente e dolente” ha fatto battere il cuore a Sandro Bondi. Come rivelato dallo stesso: “A lei misterioso arcano della vita e della femminilità, è ispirata questa poesia: Dolente fulgore/ mite regina/ misteriosa malia/ polvere di stelle.

La passione del coordinatore azzurro è sfociata, l’estate scorsa, in una raccolta, dal provocatorio e altisonante titolo Perdonare Dio, per le Edizioni della Meridiana.
Tornando ai versi per l’amico Cicchitto, Bondi è riuscito nell’impresa di suscitare l’apprezzamento, non disinteressato né privo di ironia, di Franco Grillini, deputato di Sd nonché presidente onorario di Arcigay: “È bene che ci sia tenerezza tra uomini anche in Parlamento”.

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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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