
Le operazioni di soccorso sulla Costa Concordia (Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
A proposito della tragedia della Costa Concordia, sulla pagina Facebook di Panorama ieri è arrivata questa testimonianza, che riportiamo integralmente. Non è firmata: l’utente che l’ha postata è un uomo, mentre chi scrive parla di sé al femminile.
Ciao Ragazzi!finalmente sono riuscita a leggere tutti i commenti ed i vostri messaggi di solidarietà. Come ben sapete, non ho piu’ un computer, e me lo sono fatto prestare dalla mia amica Antonella. Dopo aver letto quasi tutti i giornali, e visto ieri lo speciale serale al tg 5 e su rai 2… Continuo a restare indignata. Allora.. da dove iniziare?? Prima di tutto chiedo a tutto lo staff del concordia, presente quella notte, di fare qualcosa, di trasmettere le testimonianze. La parola d’ordine è reagire!! Continua

(Credits: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
Rabbia, sgomento, paura, ma anche tanta solidarietà. La notizia di una bambina cinese di 6 mesi uccisa in braccio al padre per 5mila euro spezza il fiato in gola. E’ veloce a correre on-line l’orrore della cronaca e altrettanto velocemente il web organizza la propria rete di alleanza intorno al cuore bruciato della città. Su Twitter #torpignattara conta decine di tweet, facebook apre pagine a accoglie like. Continua

Il sindaco di Bari Michele Emiliano (Ansa)
Botti proibiti, si moltiplicano i divieti in tutta Italia per un capodanno con meno morti e feriti. Da Milano a Torino, passando per Venezia, Siena, Modena, Palermo. Fino a Pesaro, dove una ordinanza resterà in vigore addirittura fino al 9 gennaio, e ad Olbia, dove il sindaco Gianni Giovannelli ha vietato la vendita, il porto e l’utilizzo su area pubblica di articoli pirici, mortaretti e petardi addittura dalle ore 17 del 31 dicembre alle ore 6 del 1 gennaio. Continua

Polizia postale (ANSA/LUCA ZENNARO)
“Non dobbiamo aver paura delle rete come non possiamo aver paura del mondo. Il web è una realtà nella quale siamo completamente calati e che porta un’enormità di cose positive. Va preso non con una paura paralizzante ma con la cautela necessaria per farne un uso consapevole”.
A Panorama.it parla il direttore della polizia postale Antonio Apruzzese che pochi giorni fa ha presentato insieme al Moige un progetto destinato alle scuole e alle famiglie per un uso sicuro del web. La campagna, partita ieri da Roma, coinvolge 10mila studenti di 30 scuole medie di Lazio, Lombarda, Piemonte, Campania e Puglia. Continua

La cattura di Gerlandino Messina, il 38enne capo della mafia agrigentina arrestato sabato 23 ottobre dopo 11 anni di latitanza in un palazzo apparentemente disabitato della periferia di Favara, è stata un successo delle forze dell’ordine. Messina era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi del ministero dell’Interno, condannato per associazione mafiosa e omicidio e ritenuto responsabile, tra l’altro, dell’uccisione del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, morto in uno scontro a fuoco nel 1992. Continua

L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga
E Francesco Cossiga ci ha lasciati con l’ultimo colpo di scena, un ultimo messaggio al popolo italiano: quattro lettere indirizzate alle alte cariche dello Stato, da aprire solo dopo la sua morte. Ma in tanti italiani hanno voluto lasciare il loro ultimo ricordo del presidente ”picconatore”. Soprattutto sul web, dove da tempo navigava anche Cossiga. Che, infatti, non ha mai nascosto il suo interesse per la tecnologia. Continua
Sono le 9 di domenica mattina, Genova è grigia e deserta. L’unica macchina a rombare, colorando via Roma, è la sua: una Ferrari F1 430. Giuseppe Torriani, calzoni arancione come faccia e capelli, parcheggia sul marciapiedi, fa due giri intorno all’auto, poi si affretta verso lo studio del suo avvocato. Varcata la soglia, prima ancora di salutare i presenti, spalanca la finestra e si piazza sul balcone: «Sia chiaro che qui non s’inizia un bel niente se uno di voi non si mette qui a controllarla» urla da dietro i vetri. E non scherza mica, Beppe di Nervi, l’ex direttore di banca cinquantanovenne divenuto famoso per gli improperi che si è beccato dal web. In migliaia per mesi lo hanno perseguitato e insultato su Facebook (vedere il riquadro a pagina 103) a causa dell’uso che fa della sua Ferrari: a dire il vero, si ha davvero l’impressione che qualcosa di esagerato nel rapporto fra lui e quell’automobile ci sia. Intimidito dal taccuino, spaventato dal flash, Beppe comincerà quindi a parlare della sua curiosa e un po’ malinconica storia di insulti e minacce solo quando i suoi due legali, Enrico Grego e Michele Ispodamia, avranno stabilito i turni di guardia sul suo gioiello rosso fuoco. L’aplomb degli avvocati, combinato col rigore dello studio, aiuta a contenere le risate durante l’animato e sofferto racconto di una storia che ha del tragicomico.
Tutto inizia nell’agosto del 2008. Beppe, un signore dalle sopracciglia sottili sottili grazie alla depilazione, va in pensione e si compra una Ferrari con cui inizia a sfilare sgasando per Genova, trovando particolare gusto in lunghe soste davanti al Baretto di Nervi. Tempo dieci giorni e a sua insaputa compare su Facebook un gruppo. Questo il titolo della pagina: «Beppe, col Ferrari hai rotto il c…! Pirla!».
Ai piedi della Lanterna l’esibizionismo scandalizza almeno quanto la panna nel pesto: nel giro di pochi mesi sono 6 mila gli iscritti.
L’insofferenza a Beppe pare contagiosa: dà nell’occhio, quindi fastidio. Un record: il gruppo compariva come primo risultato a chiunque, nel mondo, digitasse su Google le parole «Beppe» e «pirla». Dentro la pagina, anche pedinamenti: «Sono in corso Italia: è passato ora. Asfaltiamolo». E insulti: «Un pirla all’ennesima potenza», per non trascrivere altre parolacce. E istigazioni alla violenza: «Dobbiamo andare lì, in massa, e stordirlo con una badilata, se non proprio ammazzarlo». Ma Beppe, che ha l’aria tanto buffa quanto ingenua, non sospetta di nulla e va avanti e indietro per il lungomare sfoggiando il suo gioiello.
Solo in febbraio scopre di essere lo zimbello del quartiere. Una passante lo ferma al semaforo e lo informa: «Mi ha detto che ero famoso e che tutti su internet parlavano di me» racconta imbarazzato. «Ho verificato e sono rimasto allibito. Non ho mai avuto nemici io: cosa ho fatto di male?» s’interroga col suo marcato accento genovese. Da allora Torriani l’eccentrico ha avuto paura. «Voi come stareste se 6 mila persone vi dessero del co…?».
Era terrorizzato, Beppe. Insulti e minacce riguardavano lui e i suoi figli. Ha scoperto che anche sua moglie, la seconda (nel frattempo diventata ex), ne era al corrente: «Non credo che un coro di gente che mi dava del pirla abbia fatto bene al rapporto con lei».
C’è rimasto male, Beppe. Così s’è chiuso in casa. Triste e incredulo, stava lì a cercare di capire quale fosse la sua colpa, dove avesse sbagliato lui che in fondo se ne stava sempre da solo. «Faccio del male solo perché mi vesto sgargiante? E non è vero che porto il parrucchino» gesticola, esibendo una collezione di braccialetti che gli arriva ai gomiti. Saltano fuori i colori della Sampdoria su ognuno dei suoi monili e lui s’irrigidisce: «No, per carità, che non si scriva che sono del Doria. Ci manca che i genoani mi prendano di mira anche per questo». Va in ansia, Beppe. Poi decide però di aprirsi e rivela, con sorpresa di tutti, di detenere diverse azioni della società sportiva. Ogni volta che si sbottona si pente e prova a ritrattare. Ha paura, Beppe. «Per questo sono arrivato alla denuncia. Io non la volevo fare, ma mi hanno spiegato che era l’unico mezzo per far chiudere quel gruppo di Facebook che mi stava terrorizzando». Il social network, infatti, tardava a intervenire, nonostante le ripetute segnalazioni. «Per questo» spiegano gli avvocati Grego e Ispodamia «il procedimento penale in corso si rivolge non solo a chi lo ha perseguitato, ma anche ai vertici americani di Facebook che non hanno dato seguito alle nostre sollecitazioni». Quasi un centinaio i denunciati: 70 per diffamazione, sei per istigazione a delinquere, 10 per minacce. Da loro, però, Beppe non vuole un quattrino: «Non ci penso nemmeno a fare soldi con una storia che mi ha messo tanta tristezza. Tutto quello che ne uscirà andrà in beneficenza e a un’associazione che sto mettendo in piedi» spiega, serio, facendo riferimento all’iniziativa Vittime del web, nata per proteggersi da Facebook.
Non significa che Beppe abbia optato per il basso profilo. «E perché mai? Ho già ordinato un modello nuovo della Ferrari». Poi rassicura i suoi legali: «State tranquilli, cari avvocati, me ne andrò a Monte-Carlo. Là non mi noterà nessuno».