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Beppe di Nervi, il gradasso perseguitato anche su internet

Sono le 9 di domenica mattina, Genova è grigia e deserta. L’unica macchina a rombare, colorando via Roma, è la sua: una Ferrari F1 430. Giuseppe Torriani, calzoni arancione come faccia e capelli, parcheggia sul marciapiedi, fa due giri intorno all’auto, poi si affretta verso lo studio del suo avvocato. Varcata la soglia, prima ancora di salutare i presenti, spalanca la finestra e si piazza sul balcone: «Sia chiaro che qui non s’inizia un bel niente se uno di voi non si mette qui a controllarla» urla da dietro i vetri. E non scherza mica, Beppe di Nervi, l’ex direttore di banca cinquantanovenne divenuto famoso per gli improperi che si è beccato dal web. In migliaia per mesi lo hanno perseguitato e insultato su Facebook (vedere il riquadro a pagina 103) a causa dell’uso che fa della sua Ferrari: a dire il vero, si ha davvero l’impressione che qualcosa di esagerato nel rapporto fra lui e quell’automobile ci sia. Intimidito dal taccuino, spaventato dal flash, Beppe comincerà quindi a parlare della sua curiosa e un po’ malinconica storia di insulti e minacce solo quando i suoi due legali, Enrico Grego e Michele Ispodamia, avranno stabilito i turni di guardia sul suo gioiello rosso fuoco. L’aplomb degli avvocati, combinato col rigore dello studio, aiuta a contenere le risate durante l’animato e sofferto racconto di una storia che ha del tragicomico.

Tutto inizia nell’agosto del 2008. Beppe, un signore dalle sopracciglia sottili sottili grazie alla depilazione, va in pensione e si compra una Ferrari con cui inizia a sfilare sgasando per Genova, trovando particolare gusto in lunghe soste davanti al Baretto di Nervi. Tempo dieci giorni e a sua insaputa compare su Facebook un gruppo. Questo il titolo della pagina: «Beppe, col Ferrari hai rotto il c…! Pirla!».

Ai piedi della Lanterna l’esibizionismo scandalizza almeno quanto la panna nel pesto: nel giro di pochi mesi sono 6 mila gli iscritti.

L’insofferenza a Beppe pare contagiosa: dà nell’occhio, quindi fastidio. Un record: il gruppo compariva come primo risultato a chiunque, nel mondo, digitasse su Google le parole «Beppe» e «pirla». Dentro la pagina, anche pedinamenti: «Sono in corso Italia: è passato ora. Asfaltiamolo». E insulti: «Un pirla all’ennesima potenza», per non trascrivere altre parolacce. E istigazioni alla violenza: «Dobbiamo andare lì, in massa, e stordirlo con una badilata, se non proprio ammazzarlo». Ma Beppe, che ha l’aria tanto buffa quanto ingenua, non sospetta di nulla e va avanti e indietro per il lungomare sfoggiando il suo gioiello.

Solo in febbraio scopre di essere lo zimbello del quartiere. Una passante lo ferma al semaforo e lo informa: «Mi ha detto che ero famoso e che tutti su internet parlavano di me» racconta imbarazzato. «Ho verificato e sono rimasto allibito. Non ho mai avuto nemici io: cosa ho fatto di male?» s’interroga col suo marcato accento genovese. Da allora Torriani l’eccentrico ha avuto paura. «Voi come stareste se 6 mila persone vi dessero del co…?».

Era terrorizzato, Beppe. Insulti e minacce riguardavano lui e i suoi figli. Ha scoperto che anche sua moglie, la seconda (nel frattempo diventata ex), ne era al corrente: «Non credo che un coro di gente che mi dava del pirla abbia fatto bene al rapporto con lei».

C’è rimasto male, Beppe. Così s’è chiuso in casa. Triste e incredulo, stava lì a cercare di capire quale fosse la sua colpa, dove avesse sbagliato lui che in fondo se ne stava sempre da solo. «Faccio del male solo perché mi vesto sgargiante? E non è vero che porto il parrucchino» gesticola, esibendo una collezione di braccialetti che gli arriva ai gomiti. Saltano fuori i colori della Sampdoria su ognuno dei suoi monili e lui s’irrigidisce: «No, per carità, che non si scriva che sono del Doria. Ci manca che i genoani mi prendano di mira anche per questo». Va in ansia, Beppe. Poi decide però di aprirsi e rivela, con sorpresa di tutti, di detenere diverse azioni della società sportiva. Ogni volta che si sbottona si pente e prova a ritrattare. Ha paura, Beppe. «Per questo sono arrivato alla denuncia. Io non la volevo fare, ma mi hanno spiegato che era l’unico mezzo per far chiudere quel gruppo di Facebook che mi stava terrorizzando». Il social network, infatti, tardava a intervenire, nonostante le ripetute segnalazioni. «Per questo» spiegano gli avvocati Grego e Ispodamia «il procedimento penale in corso si rivolge non solo a chi lo ha perseguitato, ma anche ai vertici americani di Facebook che non hanno dato seguito alle nostre sollecitazioni». Quasi un centinaio i denunciati: 70 per diffamazione, sei per istigazione a delinquere, 10 per minacce. Da loro, però, Beppe non vuole un quattrino: «Non ci penso nemmeno a fare soldi con una storia che mi ha messo tanta tristezza. Tutto quello che ne uscirà andrà in beneficenza e a un’associazione che sto mettendo in piedi» spiega, serio, facendo riferimento all’iniziativa Vittime del web, nata per proteggersi da Facebook.

Non significa che Beppe abbia optato per il basso profilo. «E perché mai? Ho già ordinato un modello nuovo della Ferrari». Poi rassicura i suoi legali: «State tranquilli, cari avvocati, me ne andrò a Monte-Carlo. Là non mi noterà nessuno».

Riforme: Berlusconi sbarca su Facebook, mentre Fini inaugura Generazione Italia

Il messaggio su Facebook di Silvio Berlusconi

Il messaggio su Facebook di Silvio Berlusconi

Il premier Silvio Berlusconi sceglie un social network per spiegare l’azione di governo a un pubblico più giovane: sbarca su Facebook, nella pagina de il Giornale.it (qui il video), “per ascoltare i suggerimenti dei cittadini sulle riforme che intende varare entro la fine della legislatura”. Continua

Sesso in auto? A Trani sì, con il decalogo dell’assessore

Il gruppo su facebook fondato dall'assessore di Trani, Pina Chiarello

Il gruppo su facebook fondato dall'assessore di Trani, Pina Chiarello

Oltre a saperlo fare, bisogna avere anche un posto dove praticarlo in tranquillità. E così per molti italiani, soprattutto i più giovani che non dispongono di una casa propria, l’auto rimane ancora uno dei luoghi più utilizzati per scambiarsi effusioni. In campagna però, come raccontano i fatti di cronaca, rischia di essere pericoloso, mentre in città è offensivo per il pudore di un incauto passante. E così l’avvocato Pina Chiarello, che è anche assessore al comune di Trani con delega all’Ecologia, Ambiente, Qualità urbana, Appalti e Contenzioso, ha pensato a un decalogo per le coppiette, che sta avendo molto seguito online.  Continua

Sul web Maroni cambia strada. E i provider lo seguono: “La qualità della Rete dipende dai gestori”

Il vertice tra operatori web e il ministro Maroni al Viminale (ansa)

Il vertice tra operatori web e il ministro Maroni al Viminale | (Ansa)

Niente legge per aumentare la sicurezza dei social network, ma un “codice di autoregolamentazione” tra i provider e i gestori di social network, per cercare di prevenire i reati online. Questa la linea scelta dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, alla fine dell’incontro al Viminale con i principali gestori di internet e social network. Continua

On e off line: vale la stessa norma. “Perché Facebook è lo specchio della società”

Un gruppo su Facebook contro Massimo Tartaglia, l'aggressore di Berlusconi | (Ansa)

Un gruppo su Facebook contro Massimo Tartaglia, l’aggressore di Berlusconi | (Ansa)

“La Rete deve rimanere libera e non ha bisogno di restrizioni, perché è lo specchio della società“. Lo dice con sicurezza Francesco Pira, sociologo della comunicazione e professore di Relazione pubbliche all’ateneo di Udine. Panorama.it lo ha contattato per capire il fenomeno dei gruppi pro Tartaglia e della campagna di odio verso il premier, comparsi sui social network, e le reazioni della classe politica, che ha proposto norme più stringenti sul web. Leggi l’intervista

Pro-Cav. e fans di Tartaglia: l’Italia divisa in Rete. “In gruppo, sul web, è più facile odiare”

Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009

Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009

“Non facciamo gli apocalittici: internet è uno spazio di vita costruito dagli uomini e come tutti gli spazi dove interagiscono gli individui, si trovano fatti belli e meno belli“.
Con questa premessa inizia il dialogo con Angela Sugliano, professoressa di Psicologia dei gruppi Virtuali all’Università di Genova, sul tema dell’odio in Rete: categoria sentimentale impalpabile ma da tempo molto dibattuta (dai politici agli intellettuali, dai giornalisti alla gente comune). E, dopo l’aggressione subita da Silvio Berlusconi domenica 13 in Piazza Duomo, ora sempre più in bilico tra l’incubazione virtuale e la deflagrazione reale. Leggi l’intervista

Gruppi pro-Tartaglia e giochi on-line: l’aggressione a Silvio Berlusconi e il delirio della Rete

Aggressione a Silvio Berlusconi: gruppi su Facebook inneggiano a Massimo Tartaglia

Un vero e proprio boom, subito dopo l’aggressione al premier Berlusconi. Un’esplosione di commenti e citazioni su Twitter, su Friendfeed e sugli altri social network. Un’onda anomala di gruppi su Facebook (che come spesso accade, in occasione di fatti di grossa rilevanza, registra in tempo reale gli umori della Rete) sia contro che (purtroppo) a favore dell’aggressore.
È bastata l’assurdo gesto di un 42enne psicolabile (come ammette il padre), quel Massimo Tartaglia per anni in cura per problemi mentali che domenica - in chiusura del comizio che Berlusconi ha tenuto in Piazza Duomo - lo ha colpito in volto con una statuina souvenir, per scatenare sul web una ridda di reazioni. Continua

No B Day: Franceschini in piazza con Di Pietro, Bersani a casa con il Tg3

Dario Franceschini e Antonio Di Pietro

Continuo, asfissiante, a tutto campo: il pressing della squadra di Di Pietro a quella di Bersani&C.
E con qualche fallo tattico. Come quello di sostenere che dietro il rifiuto della Rai alla richiesta della direttrice del Tg3, Bianca Berlinguer, di trasmettere diretta e approfondimenti della manifestazione No-B Day, indetta sabato 5 dicembre a Roma, ci sia il Pd: “Se la dirigenza del Pd avesse accettato di metterci la faccia, oggi la Rai non avrebbe avuto il coraggio di dire no alla diretta. Lancio un ramoscello d’ulivo ai dirigenti assenti per ripensarci”. Continua

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Gattopardi,
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CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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