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Famiglia-Cristiana

Don Gino Rigoldi sostiene che il preservativo è un presidio sanitario contro le malattie sessualmente trasmissibili - ANSA
Di Andrea Monti
“Goliardia retrodatata”. “Cattivo gusto”. “Mancanza di rispetto per le famiglie”. Non usa mezzi termini Famiglia Cristiana, che sul suo sito web critica Fiorello per le gag sul preservativo nell’ultima puntata dello show Il più grande spettacolo dopo il weekend. Tutto nasce dalla mail contenente l’invito a non usare la parola “profilattico” inviata da un’assistente della direzione di Radio 1 ai responsabili delle trasmissioni sulla Giornata mondiale della lotta all’Aids, il 1° dicembre. Continua

Il sottosegretario Carlo Giovanardi
Si è aperta oggi a Milano la Conferenza nazionale sulla famiglia, un appuntamento che riunisce amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali, associazioni, il privato sociale, le imprese, le organizzazioni dei lavoratori e tutte le realtà interessate alle tematiche familiari. Ad aprire i lavori doveva essere Silvio Berlusconi, ma per evitare contestazioni dopo l’ultima vicenda che lo ha visto coinvolto, il cosiddetto “Ruby Gate”, il premier ha preferito declinare l’invito passando la patata bollente al Sottosegretario con delega alle Politiche della Famiglia Carlo Giovanardi. Continua

Un confronto a distanza: Silvio Berlusconi contro Don Antonio Sciortino.
Basta mettere fianco a fianco l’intervista al premier - a firma del direttore Alfonso Signorini - pubblicata questa settimana dal settimanale Chi e il testo che il direttore di Famiglia Cristiana ha pubblicato sulla sua rivista in risposta alle lettere dei suoi lettori, “cristiani frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell’Italia”.
L’ennesimo attacco diretto al premier da parte della rivista paolina, che già in passato si era distinta per posizioni antigovernative, tanto da spingere la Santa Sede a prendere le dovute distanze. Questa volta però Don Sciortino è andato più in là, parlando di un “limite di decenza” che sarebbe “stato superato”: “Qualcuno ne tragga le debite conseguenze”, dice. Chiedendo, neanche troppo fra le righe, le dimissioni del Premier.
A tutto questo il leader del PdL ribatte con un lungo dialogo fra lui e Signorini, rispondendo alle velenose critiche che gli sono state poste nelle ultime settimane (e che non gl hanno impedito di vincere le elezioni europee ed amminsitrative). Rilancia così il premier - dopo l’intervento sul Corriere della Sera di Francesco Cossiga che lo esortava a non chiedere scusa a nessuno - dice: “Non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c’è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare. Sono, invece, in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me. Ma non lo faranno certo. Perderanno credibilità e lettori”.
Uno scontro frontale, che si può osservare mettendo a confronto i due testi. Cosa che abbiamo fatto: eccone il risultato.
Esempi e stili di vita
Don Sciortino: “Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti “gaudenti e libertini”, o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?”
Silvio Berlusconi: “Mi è stato insegnato a non andare a dormire se c’è anche un solo documento di cui occuparsi sulla scrivania. Ogni sera mi chiedo se ho fatto tutto quello che dovevo fare. [...] Al risveglio, un grazie per la bellezza della vita. E una sintesi mentale, un po’ preoccupata, di tutto ciò di cui dovrò occuparmi durante la giornata”.
“Difesa dell’indifendibile” o risposta ad un complotto?
Don Sciortino: “A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari “corifei”, “caudatari” o “maschere salmodianti” (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile”.
Silvio Berlusconi: “Dietro l’inchiesta di Bari c’è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario”.
Il ruolo delle donne
Don Sciortino: “Ancora peggio quando [...] si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne “merce”, di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.”
Silvio Berlusconi: “Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista”.
Dimissioni o non dimissioni?
Don Sciortino: “In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? [...] A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.”
Silvio Berlusconi: “Non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c’è nulla nella mia vita privata di cui mi debba scusare.”
- Tags: clandestini, Famiglia-Cristiana, Gioacchino-Genchi, intercettazioni, Lampedusa, libia, ministro-Interno, Polizia, Roberto Maroni, romeni, sbarchi, sicurezza, Ue, Vimnale
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“Famiglia cristiana? La notte dopo i loro insulti non ho dormito. Non solo è assurdo paragonare il ddl sicurezza alle leggi razziali, ma c’è un antidoto contro qualunque norma razzista: la Commissione europea, che vaglia ogni legge”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è appena atterrato di ritorno da Londra e appare deciso: “Andremo fino in fondo nel rispetto delle normative europee”.
Ministro Maroni, la Romania accusa il governo italiano di fomentare la xenofobia. Ma non dovevano riprendersi i condannati romeni?
Il Consiglio d’Europa stabilì che i membri dovessero riprendersi i propri cittadini in carcere negli altri stati con il consenso del detenuto, che però non è necessario in caso di accordo bilaterale. Quello tra Italia e Romania risale al 2003, ma non lo hanno mai applicato, nonostante il nostro appoggio per il loro ingresso nell’Unione Europea.
C’è un mezzo per costringerli?
Non voglio farlo perché rischiamo di ritrovarci quei detenuti in Italia.
Come sarebbe possibile?
La procedura prevede un nuovo processo in Romania che stabilisca se abbiamo rispettato le regole. Dunque preferisco tenerli in carcere qui anziché restituirli a forza. Respingo le accuse del governo romeno, condivido la preoccupazione, ma potrebbero fare molto dando attuazione all’accordo.
Qualcuno parla di fuga in massa dei clandestini dagli ospedali per paura della denuncia da parte dei medici. Si è pentito di avere detto di essere “cattivo con i clandestini”?
Non sono pentito. Oggi, se un medico segnala alla polizia di avere visitato un clandestino (magari responsabile di qualche reato), viene processato e condannato. Noi eliminiamo l’obbligo e diamo al medico la possibilità: perché la norma in Francia, Gran Bretagna, Spagna va bene e in Italia no? Chi solleva questi allarmi vuole solo favorire l’immigrazione clandestina.
Dopo la bocciatura al Senato, il governo riproporrà alla Camera la norma per allungare a 18 gli attuali 2 mesi di permanenza degli immigrati nei Cie. È sicuro dell’approvazione?
Al Senato c’è stata una ripicca per il no a un emendamento di tutt’altro genere. Alla Camera proporrò il testo della direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo nel giugno 2008, che prevede la possibilità di tenere nei Cie gli immigrati fino a 18 mesi. Entro 2 anni quella direttiva entrerà in vigore e intendo anticiparne il testo. Voglio vedere chi contesterà una legge europea.
Avete stabilito le cifre per il decreto flussi 2009?
Approveremo rapidamente quello per i lavoratori stagionali. Sono invece contrario a un decreto flussi per i lavoratori a tempo indeterminato. Occorre prima capire quali saranno gli effetti della crisi economica: non voglio far entrare lavoratori immigrati ed essere costretto a rimpatriarne altri che perdono il posto a causa della crisi.
Che cosa manca per avviare finalmente i pattugliamenti congiunti con la Libia?
Partiranno dopo che, il 2 marzo, il parlamento libico ratificherà l’accordo con l’Italia. Inoltre sarà controllato il deserto a sud della Libia grazie a un sistema misto radar-satellite della Finmeccanica che segnalerà i movimenti ai libici. I 300 milioni di euro necessari saranno divisi tra noi e la Ue. Il 2009 dovrebbe essere l’anno della svolta. Risolveremo il problema per Lampedusa e per l’Italia.
Si parla di ronde, ma la polizia lamenta carenze di uomini e mezzi.
Si fa sempre riferimento a piante organiche di vent’anni fa, quando, per esempio, non c’erano gli attuali sistemi di videosorveglianza. E poi il volontariato non supplisce a una carenza, bensì integra la struttura di sicurezza. Non abbiamo introdotto le ronde (che tanti comuni organizzano da tempo), ma un controllo delle stesse, visto che saranno autorizzate dal sindaco.
Molti minorenni compiono gravi reati compresi gli stupri. Lei è d’accordo sull’abbassare la punibilità al di sotto dei 14 anni?
Preferisco la prevenzione. A titolo personale sono favorevole a colpire duramente chi commette certi reati anche se minorenne. Sul tema degli stupri, nel 2008 se ne sono commessi oltre 10 al giorno, comprese le molestie sessuali, ma il 9 per cento in meno del 2007. Il controllo del territorio, compresi i militari in strada di notte, ne ha evitati molti.

Sul tema intercettazioni, crede possibile un punto d’incontro con il Pd?
Non si può discutere amabilmente con chi ti considera un becero razzista, visto che il Pd non riconosce che stiamo facendo solo ciò che in altri paesi si fa da anni. Loro non recuperano voti e il dialogo è più difficile.
Il vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi, consulente di molte procure e con un archivio di milioni di tabulati telefonici, è tornato in servizio, suo dipendente…
Sarà sistemato nella sede più opportuna. Deciderà il capo della polizia.
Terrorismo: l’Interpol ha lanciato un allarme internazionale su 85 arabi. Com’è la situazione in Italia?
Nessun allarme, ma attenzione altissima su possibili collegamenti tra ambienti del radicalismo islamico ed esponenti italiani di frange estreme, in particolare al Nord.
E sull’ipotesi di ospitare alcuni detenuti di Guantanamo?
Ho già espresso al ministro Franco Frattini la mia contrarietà. Gli Stati Uniti sono grandi, possono spostarli altrove.

Con i medici “invitati a fare la spia e denunciare i clandestini” ed i cittadini che si organizzano “in associazioni paramilitari”, l’Italia “precipita verso il baratro di leggi razziali”. Accusa terribile quella di Famiglia Cristiana contro le politiche del Governo in materia di sicurezza ed immigrazione. E il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, contrattacca parlando di “dichiarazioni deliranti” ed annunciando il mandato ai suoi legali “di agire in ogni sede civile e penale per contrastare questa aggressione premeditata”.
Nell’editoriale dedicato agli ultimi provvedimenti sulla sicurezza, il settimanale dei Paolini spara ad alzo zero: “Il circo politico” si legge “ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale”, perchè “da una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano va assunta nella sua interezza, e vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società”. Nel mirino il Carroccio. “Il ricatto della Lega di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio” evidenzia Famiglia Cristiana “mette a rischio lo Stato di diritto” e “così l’Italia, già abbastanza ‘cattiva’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio”. Le misure del governo, rileva l’editoriale, rappresentano “il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane” e che “è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica”.
Non si fa attendere la replica furente di Maroni. “Sono profondamente indignato e offeso” scandisce “dalle deliranti dichiarazioni di Famiglia Cristiana che accusa me, il Governo e il Parlamento italiano di approvare vere e proprie leggi razziali”. Si tratta, osserva, di “un attacco di violenza inaudita nei toni e nei contenuti, tanto più inaccettabile in quanto si fonda su presupposti palesemente falsi: le norme del pacchetto sicurezza all’esame del Parlamento italiano sono già in vigore in molti Paesi europei, senza che i governi di questi stessi paesi siano mai stati insultati con tanta violenza come Famiglia Cristiana fa regolarmente con quello italiano”. Il ministro informa quindi che “per tutelare la mia onorabilità e quella della carica che ricopro ho deciso di dare mandato ai miei legali di agire in ogni sede civile e penale per contrastare questa aggressione premeditata da parte di chi usa consapevolmente la violenza di affermazioni false per combattere chi ha opinioni diverse dalle proprie”.
Già in passato c’erano stati scontri tra il settimanale dei Paloini e Maroni, in particolare quando è scoppiata la polemica sulle impronte digitali ai bambini rom. Ora l’ultimo atto, dopo che in mattinata il ministro aveva denunciato “pregiudizi” contro la Lega. E aveva difeso le due misure avversate dal settimanale: quella che consente ai medici di denunciare i clandestini e le ronde. Per quanto riguarda il primo provvedimento, aveva puntualizzato, “non abbiamo introdotto alcun obbligo di denuncia; abbiamo semplicemente eliminato il divieto della possibilità della denuncia introdotto nel 1998. Ora un medico che vuole segnalare un irregolare commette un reato, ma non è giusto punire chi magari vuole segnalare alla polizia un clandestino ferito dalla ragazza che ha stuprato”. Peraltro, aggiunge, in tutti i Paesi d’Europa è consentito ai medici di fare la denuncia ed in Germania, addirittura, c’è l’obbligo.
Quanto alle ronde, per il ministro, accrescono “il controllo del territorio e anche sindaci di sinistra hanno autorizzato questo strumento, solo che se lo fa la Lega diventa razzista”.

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Tutti contro la Gelmini. Ce l’hanno tutti con Mariastella Gelmini. Il ministro dell’Istruzione, con i suoi provvedimenti sulla scuola e quelli annunciati sull’università, ha scatenato le proteste degli studenti. Proteste che vanno avanti un po’ in tutta la Penisola. E che vedono come novità anche la discesa in campo degli studenti di destra. A Roma occupazioni, chiamate di “controtendenza”, interessano l”Avogadro” e il “Matteucci” e da oggi anche l’ “ITC Carlo Levi”. Ed è sciopero pure al liceo “Seneca”.
Per Azione Studentesca (vicina ad An): “Queste proteste sono la dimostrazione di come noi studenti non vogliamo farci strumentalizzare da chi in questi giorni organizza manifestazioni per difendere gli interessi di sindacati e professori, ma sappiamo capire quali sono i nostri diritti e come difenderli”. Altra novità, la manifestazione bipartisan: è andata in scena nel centro di Roma di mattina. Un corteo di destra e uno di sinistra si sono uniti verso Largo Argentina.
Durante il percorso c’è stata però una spaccatura fra testa e coda. Davanti il “Blocco Studentesco” di estrema destra (che ha intonato il coro “Duce, Duce”) e dietro gli studenti antifascisti. Questi ultimi hanno avuto attimi di indecisione e, giunti in via Cavour all’altezza di via dei Serpenti, avevano deciso di modificare il percorso della loro manifestazione per dirigersi verso il ministero dell’Istruzione. Una volta giunti in via dei Fori Imperiali gli studenti di sinistra sono stati convinti però dalle forze dell’ordine, che hanno sbarrato con un cordone l’accesso verso il Colosseo, a proseguire con il percorso concordato e raggiungere la testa in piazza Venezia. Molti gli slogan scanditi dai ragazzi: “Nel nostro futuro più pubblico e meno privato”, ma anche “la Gelmini non ci fermerà, salviamo la scuola e le università”.
Gli studenti di destra invece hanno proseguito fin sotto le finestre di palazzo Madama, dove con casse a tutto volume (sulle note di The Final Countdown, degli Europe) e slogan anti Gelmini, hanno protestato laddove mercoledì mattina dovrebbe venire approvato definitivamente il decreto Gelmini.
Piazza Navona e il Senato sono i catalizzatori della protesta anti palazzo: al Senato si troveranno anche i coordinamenti di base insegnanti-genitori che organizzano anche fiaccolate in tutto il paese. Domattina, alle 10, migliaia di lettere di proteste, firmate da genitori e insegnanti, saranno portate al ministero dell’Istruzione da uno studente medio, un universitario e il padre di un bambino delle elementari, vestiti da Re Magi, che cercheranno di farsi ricevere dal ministro Gelmini.
Quindi la bordata di Famiglia Cristiana. Non ce la fa proprio a trattenersi dal criticare, e duramente, il governo, il settimanale diffuso in tutte le parrocchie d’Italia. Questa volta, la rivista dei Paolini ha chiesto “il ritiro o la sospensione del decreto Gelmini”. “Non chiamiamo riforma un semplice taglio di spesa”. Con questo titolo uscirà in edicola Famiglia Cristiana questa settimana. “Nel mirino c’è una legge approvata di corsa, in piena estate” si legge nell’articolo, che sottolinea come “nonostante la dicitura sia roboante, ‘Riforma della scuola’, più prosaicamente” si dovrebbe parlare di “contenimento della spesa a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti. Non si garantisce così il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s’abbozza una farsa di dialogo”. La conclusione del settimanale cattolico è amarissima: “Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perché non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo, quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica”.
L’ennesimo attacco al governo firmato Famiglia Cristiana questa settimana è contro la riforma della scuola. Più precisamente, il settimanale cattolico punta il dito contro la proposta leghista (primo firmatario Roberto Cota, capogruppo del Carroccio alla Camera) delle classi-ponte per i bambini immigrati additando la mozione approvata come “il primo provvedimento razziale del Parlamento”. Ovvero: l’istituzione di quelle che il settimanale cattolico definisce “classi-ghetto” che fanno scivolare “pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione”.
Il settimanale dei Paolini non usa mezzi termini, preferisce alzare i toni, commentando la riforma della scuola e criticando la norma che prevede l’istituzione di classi per soli immigrati. “Si dice ‘classi ponte’, ma si legge ‘classi ghetto’, si legge nell’editoriale del periodico cristiano . “Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono ‘criptorazziste’, non di integrazione”.
Si danno “risposte sbagliate a problemi reali di inserimento”, dichiara famiglia cristiana e “la questione dell’italiano è solo una scusa: tutti sanno”, si legge nell’editoriale, “che le cosiddette ‘classi di inserimento’ non sono efficaci. I risultati migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della lingua”. In Italia questo, in parte, avviene. Lo prevedono le “linee guida” (2006) dell’allora ministro Moratti per l’accoglienza degli alunni immigrati, approvate anche dalla Lega.
“Chi pensa a uno ’sviluppo separato’ in Italia, conclude il settimanale dei Paolini nel suo editoriale, “sappia che quel concetto in altra lingua si chiama ‘apartheid’, andata in scena in Sudafrica per molti anni: autobus, cinema e scuole separati”.
Ancora un duro attacco del settimanale cattolico Famiglia Cristiana al premier Silvio Berlusconi, mentre aleggia lo spettro del fallimento di Alitalia.
In un editoriale firmato da Beppe Del Colle sulla gestione della crisi, la rivista dei paolini bacchetta “un centrodestra dominato da un premier carismatico che, sullo sfondo del personale, crescente conflitto d’interessi (ora c’è anche Mediobanca), ha trasformato la politica in un annuncio continuo di prodigi” e che “deve tener conto, nel caso di Alitalia, di altri interessi in conflitto nella sua stessa maggioranza (Malpensa e/o Fiumicino?)”. Inadeguata, secondo Famiglia Cristiana, anche la condotta del centrosinistra, dove le spinte riformiste sono state sconfitte per l’ennesima volta da “una sinistra estrema politico-sindacale che ripete ostinatamente se stessa da oltre un secolo”.
Neppure alle europee “potremo sceglierci i rappresentanti con lo strumento delle preferenze” perché Berlusconi, ricorda Famiglia Cristiana, ha deciso di servire la “‘porcata numero due’ (come la chiamò il suo creatore, il leghista Calderoli), ovvero - scrive la rivista dei paolini nell’editoriale del prossimo numero - una copia delle disposizioni più antidemocratiche della legge elettorale con cui abbiamo votato alle ultime politiche”.
Dalle leggi elettorali, osserva il settimanale di don Antonio Sciortino, nel “primo piano” intitolato “Declino e metamorfosi della nostra democrazia”, “dipende la qualità della democrazia” e “abolire le preferenze equivale a scippare i cittadini di un diritto di rappresentanza democratica”. Per Berlusconi, commenta la rivista, le liste bloccate permettono di avere “professionisti che possono autorevolmente rappresentare il Paese in Europa”, ma affermare questo è “un insulto all’intelligenza degli elettori”. Per capirlo “basta fare un giro tra Camera e Senato per vedere le aule affollate di portaborse, segretari, cortigiani e figli di papà”.
“Quando non si riconosce il ruolo dell’opposizione (e il suo leader viene definito ‘inesistente’), - commenta l’editoriale - quando si toglie autonomia al potere giudiziario, quando l’opinione pubblica (addomesticata o narcotizzata grazie al controllo dei media) non è più in grado di effettuare un costante controllo sulle scelte politiche, ci si avvia, come dice il sociologo Campanini, a una semi-democrazia, a un processo degenerativo che svuota il Parlamento delle sue funzioni, sulla scia della Russia di Putin o del Venezuela di Chavez”.