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Famiglia-Cristiana
Nessuna “sconfessione”, nessuna “scomunica” dal Vaticano. Anche perché Famiglia Cristiana, “non solo non ha mai preteso di ‘esprimere la linea’ politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali”, ma rivendica la propria autonomia di giudizio. Cerca così di chiudere le polemiche con il mondo politico (anzi, con la maggioranza di governo) e sulla precisazione del Vaticano (che aveva preso le distanze dall’attacco del settimanale al governo per le politiche per la sicurezza e sui timori di un ritorno del fascismo) il settimanale diretto da don Antonio Sciortino, con un editoriale sul prossimo numero di mercoledì 20, dal titolo Autonomia di giudizio ma sempre fedeli alla Chiesa.
Non abbiamo “mai preteso di ‘esprimere la linea politica della Santa Sede e della Cei”, puntualizza il settimanale dei Paolini. Ma “abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes“.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana spiega come la linea seguita dalla direzione sia stata quella “di conformarsi al detto in certis oboedientia, in dubiis libertas, confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori ‘irrinunciabili’ che discendono dal Vangelo”.
“Bastino” si ricorda nell’editoriale “due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom. In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare super partes, che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori”.
Chiusa (più o meno) la querelle politica, il settimanale cattolico ne apre (involontariamente) una nuova, con i giornali e i media. “Nel giornalismo” sottolinea il giornale “super partes è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il non expedit. La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori, nel nostro caso quelli cristiani, condivisi da molti cittadini”.
“La stampa cattolica” continua l’editoriale “ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere”.
Linea da trovare dunque, e mantenere, anche districandosi nel vespaio della politica, dove, conclude l’editoriale: “Nessun argomento dev’essere tabù”. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire non serve a nulla”.
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Non a nome della Santa Sede, né a nome della Cei. Il settimanale Famiglia Cristiana parla per sé: la sua linea non è quella dei vertici cattolici italiani.
Così il Vaticano misura la distanza dal settimanale dei Paolini e dai suoi numerosi scontri con il governo di Silvio Berlusconi. A scaricare il periodico cattolico è il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha precisato stamani che il settimanale dei Paolini “non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana“.
Certo, precisa padre Lonbardi: si sta parlando di una “testata importante della realtà cattolica”, ma “le sue posizioni sono esclusivamente responsabilità della sua direzione”.
L’ultimo duro intervento di Famiglia Cristiana contro le scelte dell’esecutivo è di ieri, quando è stato anticipato l’editoriale di Beppe Del Colle in cui si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia sta rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Un corsivo che ha scatenato la polemica.
D’accordo con il Vaticano si dice il senatore a vita, Francesco Cossiga, che ha giudicato “chiara ed esemplare” la dichiarazione resa da padre Lombardi. La prende invece come un invito alla riflessione e all’esame di coscienza Pierluigi Castagnetti (area teodem del Pd), presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera: “Diciamoci la verità, cari amici cattolici del centrodestra e del centrosinistra, il bersaglio nemmeno tanto implicito di Famiglia Cristiana siamo noi. È inutile polemizzare su una parola, una immagine o una citazione degli editorialisti della rivista che, da tempo per la verità, ha deciso di essere coscienza critica del potere. Forse perché più pochi ancora lo sono”. Lo afferma . “Può darsi” prosegue Castagnetti “che la colpa, come dice Tremonti, sia del dilagante pensiero unico ’mercatista’, oppure della paura di parte del ceto politico di pronunciare parole e giudizi anticonformisti, sta di fatto che la cultura cristiana in questo paese sta rivelandosi sempre più come la cultura dell’alterità e della difesa dell’uomo. Altro che cattocomunismo”.
Ma non tutti tra i democratici la pensano così: “L’attacco concentrico a Famiglia Cristiana di alcuni esponenti della destra non risolve i problemi che sta attraversando il governo. Non passa attraverso l’accusa di comunisti a tutti quelli che contestano l’azione del governo la soluzione alle difficoltà crescenti denunciate dalle famiglie italiane. Semmai, Gasparri, Bondi e Giovanardi prendano atto che anche nel mondo cattolico c’è un forte pluralismo politico. E chi non la pensa come la destra non è necessariamente un cripto o un proto comunista”, affermae il parlamentare del Pd Giorgio Merlo.
Più che sui contenuti, invece, la critica del ministro dei Beni Culturali è sul tono “che non si addice al settimanale cattolico” e quanto alla sostanza sostiene che i paolini hanno preso “lucciole per lanterne”. Sandro Bondi in un’intervista a Repubblica attacca il settimanale cattolico che “continua ad esprimere opinioni su questioni politiche e sociali che riflettono una cultura che sbrigativamente viene definita catto-comunista. Non capisco perché il suo direttore neghi scandalizzato questa accusa”. “Il filo conduttore - rilancia Bondi - è sempre quello: la simpatia per i cattolici adulti (primo fra tutti Prodi, ndr) e l’antipatia viscerale per Berlusconi”. Famiglia Cristiana, inoltre, si esprime con un linguaggio da “intellettuali che hanno perso il rapporto con il loro popolo, credenti e parrocchie, ma anche lontani dalle esigenze concrete dei cittadini”.
Editoriale dopo editoriale, in realtà, è da mesi che il periodico diretto da Don Antonio Sciortino non lesina attacchi e tirate d’orecchio nei confronti della maggioranza. Prima contro la norma sulle impronte ai bambini rom (”una trovata indecente”, quella del ministro Maroni), poi la “finta emergenza sicurezza” e la querelle “sui cassonetti” contro il sindaco di Roma Alemanno. Senza dimenticare la dichiarazione durissima contro Berlusconi che, secondo il settimanale dei Paolini, sarebbe ossessionato dai giudici.
Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei Paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”.
In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss.
Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perché? Perché critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”.
E la polemica torna a montare, i toni tornano ad alzarsi. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”.
La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”.
Altro che Di Pietro. Altro che Pd. Da qualche editoriale a questa parte, pare proprio che la vera opposizione al governo Berlusconi la faccia il settimanale dei paolini, Famiglia Cristiana. Nell’ultimo capitolo della querelle con l’esecutivo (dopo le bordate “sull’ossessione del premier” verso i giudici, sulla proposta “indecente” di Maroni sule impronte ai bimbi rom), il giornale cattolico stigmatizza l’uso dei militari nelle strade e il divieto di accattonaggio, sposando in pieno le dichiarazioni del cardinale Martino che ha sollevato un “dubbio atroce”: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, “abituati come sono alla ‘politica del rattoppò, o a quella dei lustrini?”.
La verità - scrive il periodico diretto da Antonio Sciortino - è che “il Paese da marciapiede” i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del “Presidente spazzino”, l’inutile “gioco dei soldatini” nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato)”.
Non è mancata una nota di carattere economico: “È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?”.
E il giornale fornisce i dati, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: “Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni”.
Ma essendo il fronte delle critiche piuttosto ampio, nel mirino dell’editoriale cattolico è finito anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, perché vorrebbe vietare ai poveri di rovistare nei cassonetti. Iniziativa che per il periodico dei Paolini scatenerebbe “una guerra tra poveri”. Pronta la replica del primo cittadino capitolino: “Le ordinanze antidegrado” spiega, riferendosi al direttore e ai lettori del settimanale “che ci apprestiamo a emanare sono tutte finalizzate alla lotta contro il racket e lo sfruttamento e non hanno nulla a che fare con la guerra ‘ai poveri’ costretti per fame a rovistare nei cassonetti”. Lo dimostra il fatto che “che sin dall’inizio ci siamo impegnati a confrontare questi testi con le organizzazioni di volontariato, cattoliche e non, che sono impegnate in prima linea nella lotta contro la povertà urbana”.
Non si scompone nemmeno il
ministro della difesa, Ignazio La Russa, colpito dalle critiche di Famiglia cristiana proprio mentre annuncia di voler inviare i militari anche per la sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche: “Noi giochiamo coi soldatini? Lo vadano a dire ai cittadini. A me sembra che ci siano reminiscenze pseudo-ideologiche che vengono da sinistra ma anche da certi cattocomunisti con il solito atteggiamento post-sessantottino, duro a morire”. Gaetano Quagliarello (Pdl) ironizza: “Cambi nome e si chiami Famiglia Cristiana per il Socialismo“. Perentoria invece Isabella Bertolini, deputata del Pdl: “L’astio di Famiglia Cristiana per il governo è così grande da fare andare fuori bersaglio tutte le accuse”. Per il segretario della DcA-PdL e ministro dell’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, per “Famiglia Cristiana sarebbe meglio un linguaggio cristiano se non democristiano”.
Nuova invettiva di Famiglia Cristiana contro il governo. Dopo l’attacco al premier per le sue esternazioni sui giudici, un nuovo editoriale commenta duramente la politica del ministro Roberto Maroni. “Prima però le impronte dei parlamentari e dei figli”, titola il settimanale, riferendosi alla proposta del ministro di prendere le impronte digitali ai bambini rom.
In un’anticipazione del prossimo numero in edicola mercoledì, Famiglia cristiana denuncia inoltre il “silenzio assordante contro l’indecente proposta di Maroni”. Il settimanale osserva anche che non c’è altrettanta “ostinazione nel combattere la criminalità vera. Avremmo dato credito al ministro se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla”. E Berlusconi “permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini?”.
“Oggi”, continua Famiglia cristiana, “con le impronte digitali uno Stato di polizia mostra il volto più feroce ai piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c’è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (firmata anche dall’Italia, che tutela i minori da qualsiasi discriminazione) non conta più niente. La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita”.
Per il settimanale dei Paolini: “Alla prima prova d’esame i ministri ‘cattolici’ del governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell’uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom. Non stupisce, invece”, rincara l’editoriale, “il silenzio della nuova presidente della Commissione per l’infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di governo”.
E il titolare del Viminale di fronte a questo attacco? Non indietreggia “di un millimetro”. Interrogato al termine di un incontro con il ministro dell’Interno francese Michele Alliot-Marie sulla questione, il ministro dell’Interno ha risposto di aver discusso delle questioni dei campi nomadi con la collega francese e di voler “sviluppare una politica comune” con Parigi. “La notizia dell’arresto stamattina di otto rom croati che sfruttavano i loro figli per mandarli a rubare e li disconoscevano una volta presi dalla Polizia dimostra” ha aggiunto il titolare del Viminale “inequivocabilmente che la nostra iniziativa di procedere al censimenti di chi vive nei campi nomadi, adulti o bambini, è ineludibile. La nostra iniziativa è in primo luogo a tutela dei minori e quello che è avvenuto stamattina dimostra che questa è l’unica strada possibile per tutelare i minorenni”.
Il VIDEO servizio:
Una passione ed un’ossessione. Dopo aver equamente menato colpi a destra e a manca (Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini, i bersagli preferiti), Famiglia Cristiana va all’attacco diretto di Silvio Berlusconi. Tema? La giustizia e il provvedimento “blocca-processi” in discussione alle Camere, nel pacchetto sicurezza. “Il Cavaliere” scrive nell’editoriale il settimanale paolino “ha un’ossessione: i magistrati. E una passione: gli avvocati. Naturalmente i primi sono contro di lui, gli altri li fa eleggere in Parlamento”.
Il pacchetto sicurezza” per Famiglia Cristiana “è inquinato dal ‘complesso dell’imputato’ (definizione di Bossi), e brucia il capitale di fiducia degli italiani (che l’hanno votato a larga maggioranza), assieme all’immagine di grande statista. Ma allontana anche il Colle più alto della politica». Insomma: un comportamento, quello di Berlusconi, che dimostra “un’ossessione personale”.
Ma tanto “fumo” e tante polemiche sui temi della giustizia, sostiene il settimanale dei Paolini, destano sospetti. E fanno pensare all’obiettivo di un “polverone sulla giustizia” che “copra la mancanza di misure a favore delle famiglie, soprattutto le più povere”, nella manovra varata la scorsa settimana e “fatta approvare dal superministro Tremonti in soli 9 minuti e 15 secondi”.
E allora via con la requisitoria “genere Beppe Grillo”, che già in passato aveva fatto accostare il settimanale alle posizioni del comico genovese: “La gente fa i conti, tutti i giorni, con il costo della vita e la difficoltà di fine mese. Il Governo progetta impegni per 35 miliardi di euro in tre anni (oltre metà della legislatura), ma dimentica le famiglie. E senza soldi nessuno farà più figli, di cui invece il Paese ha tanto bisogno. Dov’è finito il ‘piano per la maternità’ che la Roccella ha promesso nell’intervista a Famiglia Cristiana di tre settimane fa? È sparito anche il ‘bonus bebè’. È comparsa, invece, la ‘carta per gli anziani’, notizia scoppiettante, demagogia pura. La carità diventa legge. I soldi della ‘carta’ saranno al massimo 400 euro all’anno (poco più di 30 euro al mese): si cambia così la vita dei poveri? Allora” conclude sarcastico Famiglia Cristiana “valgono molto di più i pacchi della Caritas o della San Vincenzo”.
Immediate le reazioni dal mondo politico. “Famiglia Cristiana è ingenerosa verso il ministro Alfano” commenta il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi. “La parola ’segretario personale’ usata nei confronti del Guardasigilli come dispregiativo è prosa arrogante e priva di misericordia cristiana”. Sorpreso Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e deputato del Pdl vicino a Cl, che “un attacco” del genere se lo sarebbe aspettato da Liberazione o dal Manifesto e che parla di “contenuti palesemente pretestuosi” e critiche “pregiudiziali e infondate” rivolte ad Alfano. “È sbagliato non considerare” prosegue “come sembra fare Famiglia Cristiana, i richiami autorevoli venuti dal presidente della Repubblica Napolitano e dal Santo Padre, tesi a ristabilire un clima costruttivo e a mettere da parte una concezione di parte della politica intesa come scontro”.
In difesa del settimanale invece scende in campo Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc. “L’intervento di Famiglia Cristiana sulla Finanziaria” commenta “riprende le critiche che abbiamo esposto già al momento della presentazione delle prime misure economiche del governo”.
Inosmma, dopo Veltroni, Casini, Cuffaro e Berlusconi all’appello del settimanale non manca proprio nessuno. Resta solo da capire quanto la sua posizione sia rappresentativa dell’elettorato cattolico italiano.
Le donne in piazza per la legge sull’aborto
Contro Pannella, contro i radicali, contro “le frange femministe fuori dalla storia”. A urne chiuse e a governo insediato, Famiglia Cristiana continua a far discutere. E dopo aver bacchettato, nei mesi scorsi, tutto l’arco costituzionale, da Veltroni a Berlusconi passando perfino per gli ex diccì Casini e Mastella, ora lancia l’ultimo disperato appello per la modifica della legge 194, ormai divenuta secondo l’editoriale del suo direttore, “un mito intoccabile”.
”Oggi” sostiene il settimanale paolino “non è più sufficiente proporre una migliore applicazione senza toccare nulla dal punto di vista legislativo. Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale (sempre più esigua), hanno abbandonato la vecchia formula che l’aborto è ‘questione di coscienza’, affare privato che non attiene alla sfera del bene comune”. L’obiettivo è quindi immediato e chiaro: cambiare la legge per evitare “l’inverno demografico”.
Di qui, l’appello del settimanale che fa proprio il pensiero di Benedetto XVI: ”La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo”.
Parole che troveranno orecchie sensibili, trasversali a tutto l’emiciclo politico, dalla teodem Paola Binetti al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. Proprio quest’ultimo, nei giorni scorsi, si era infatti detto contrario alla modifica delle linee guida alla legge voluta dal precedente ministro della Sanità Livia Turco.

Basta con gli sprechi, stop ai privilegi. Altro che cerchiobottismo in stile vecchia Dc: da qualche settimana, Famiglia Cristiana picchia duro contro “l’impotenza dei politici”. Negli ultimi numeri e sempre con maggiore rilevanza, sulla rivista paolina sono apparse infatti una lunga serie di editoriali e commenti, spesso a firma della direzione, quasi sempre rivolti a denunciare abusi ed inefficienze della classe dirigente nostrana.
Il settimanale aveva iniziato poco più di un mese fa con il Pd, accusato di “pasticcio veltroniano in salsa pannelliana” per aver ragginto l’accordo elettorale con i radicali di Emma Bonino. Aveva poi continuato, bacchettando il Pdl (”dove si ritiene che i valori eticamente sensibili siano una dote acquisita, una sorta di lascito ottenuto per sorteggio da parte degli italiani”) e Silvio Berlusconi, che “ha definito il suo partito ‘monarchico’ (crediamo per via della potenza del leader) e insieme anarchico, nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli”.
Ma non ha neppure risparmiato Pier Ferdinando Casini: “Perché i voti e le presenze di certi candidati, tipo Cuffaro?…Ci saremmo aspettati qualcosa di diverso e di più innovativo, per allontanare il dubbio di una buona occasione (forse l’ultima?) sciupata malamente”.
Adesso, l’ultima bordata del settimanale paolino arriva col numero oggi in edicola e sembra fare rima con le denunce lanciate da Beppe Grillo e dai suoi grillini internettiani: “Cari politici (Veltroni, Berlusconi, Casini etc.), basta con le chiacchiere. È così impegnativo garantire più ‘bene comune’ e meno privilegi?” E giù, giù con un editoriale che al tratto doroteo di certa politica democristiana preferisce lo strale al fosforo tipico del “V-day” del comico genovese. E non è un caso infatti che la mira sia puntata anche sul solito Mastella: “per reinserirsi a Ceppaloni, prende un modico assegno di 300 mila euro: lo chiamano ‘assegno di reinserimento nella vita sociale’. Non sarebbe meglio restituirli quei soldi o darli in beneficenza, come bel gesto?”.
Resta ora da capire se alle frecciate lanciate dalla rivista diretta da don Antonio Sciortino (foto sopra) seguirà una vera e propria indicazione di voto per uno dei partiti in corsa per le elezioni del prossimo 13 aprile. Possibilità questa, a dire il vero, molto sparuta: anche perché, tra bocciati e diffidati, la casella dei politici “graziati” dalla scure del settimanale paolino a tutt’oggi risulta ancora non pervenuta.