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Norma Brunetta, cosa dice la legge “anti-fannulloni”

Con l’approvazione del Senato al ddl delega di riforma della pubblica amministrazione “cambia la P.A., ci sarà più trasparenza e ci sarà il merito”. Lo ha detto il ministro della Funzione pubblica al termine della votazione nell’aula di Palazzo Madama.
Queste le principali misure del provvedimento.
Decorrenza contratto: viene regolato il rapporto di successione temporale tra legge e contratto collettivo, al fine di evitare che la presente riforma venga vanificata da un intervento contrattuale successivo.
Obiettivi: la riforma si propone la convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, l’introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, la valorizzazione del merito e il conseguente riconoscimento di meccanismi premiali, la definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici, l’introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale, la valorizzazione del requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.
Contrattazione: Saranno i decreti legislativi attuativi a definire i contorni della contrattazione collettiva e integrativa. Inoltre, saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle specificità sussistenti nel settore pubblico. È anche prevista la riforma dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia. Al fine di ridurre il ricorso a contratti di lavoro a termine, a consulenze e a collaborazioni, i decreti delegati dovranno contenere disposizioni dirette ad agevolare i processi di mobilità, anche volontaria, finalizzati a garantire lo svolgimento delle funzioni pubbliche di competenza da parte delle amministrazioni che presentino carenza di organico.
Valutazione: ogni amministrazione predisporrà gli obiettivi da raggiungere per ciascun anno e a consuntivo rileverà quanta parte degli obiettivi è stata effettivamente conseguita, anche con riferimento alle diverse sedi territoriali. Nell’ambito del riordino dell’Aran sarà istituito un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente delle funzioni di valutazione, garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione, assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale. Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione. Vengono destinati 4 milioni di euro alla realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi volti a diffondere e raccordare le metodologie della valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali.
Class action: in tema di azione collettiva nei confronti delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici viene ribadito che si tratta di azione volta al ripristino del servizio e del rispetto degli standard, con esclusione del risarcimento del danno per il quale resta ferma la disciplina vigente.
Incentivi e premi: Saranno introdotti strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa, secondo le modalità attuative stabilite dalla contrattazione collettiva: è prevista la destinazione di percentuali minime di risorse al merito e alla produttività, previa misurazione secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico.
Dirigenza: Per il dirigente che omette di vigilare sulla effettiva produttività delle risorse umane e sull’efficienza della struttura che dirige scatta il divieto di corrispondere il trattamento economico accessorio. Saranno previsti concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale e saranno ridotti gli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione. La retribuzione dei dirigenti (tranne che a quelli dell’area sanitaria), legata al risultato, non dovrà essere inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva. Prima di prendere l’incarico dirigenziale, i vincitori di concorso devono affrontare un periodo di formazione, di almeno sei mesi, presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Riconoscibilità: è previsto che il dipendente pubblico sia identificabile tramite un cartellino di riconoscimento per garantire maggiore trasparenza nei rapporti fra amministrazione e cittadino-utente.
Cnel: Al Consiglio dell’Economia e del lavoro vengono attribuiti nuovi compiti, tra cui la predisposizione di una Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini
Corte conti: la magistratura contabile, anche a richiesta delle competenti commissioni parlamentari, potrà effettuare controlli su gestioni pubbliche statali in corso di svolgimento. A essere modificata sarà la composizione delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti che possono essere integrate da due componenti designati rispettivamente dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle autonomie locali. Il Consiglio di presidenza della Corte sarà composto dal Presidente della Corte che lo presiede, dal Presidente aggiunto, dal Procuratore generale e da 4 rappresentanti del Parlamento e da 4 magistrati eletti dai magistrati della Corte medesima.

La riforma Brunetta passa al Senato. Approvato il ddl Antifannulloni

Renato Brunetta

“Un disegno di legge molto importante, direi una riforma istituzionale. Far funzionare la pubblica amministrazione non è di destra né di sinistra ma è nell’interesse del paese”. Parola di un Renato Brunetta gongolante: con 147 voti a favore, nove contrari e 104 astensioni l’aula del Senato ha approvato il disegno di legge delega sulla produttività del lavoro pubblico (il cosiddetto ‘antifannulloni’). Il provvedimento ora passerà all’esame della Camera. Il ministro della Funzione Pubblica ha aggiunto che sul ddl “c’è stato un ampio consenso”. Il testo originale infatti è stato ampiamente rimaneggiato, rispetto al quello del governo, con il contributo dell’ opposizione, in particolare di Enzo Bianco, Maria Fortuna Incostante e, soprattutto Pietro Ichino. In Senato Pd e Idv si sono astenuti, ha votato contro solo l’Udc. “Ci vuole più coraggio per cambiare la pubblica amministrazione. Quello approvato oggi dal Senato è un provvedimento che, pur con apprezzabili intenti, non ci dice cosa in concreto si vuole fare per eliminare i ‘fannullonì” ha dichiarato al termine del voto il presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia. “Il ddl” ha aggiunto “non prevede un’autorità indipendente con poteri forti di valutazione e di sanzione, ma un ufficio con poche competenze e molti condizionamenti sindacali. Non si è avuto nemmeno il coraggio di fare un taglio del personale interno ed esterno dei gabinetti di ministri e sottosegretari, così come non si è voluto sottrarre alle ‘lobby’ sindacali i quadri della pubblica amministrazione che si voleva valutare e incentivare”.

Ecco cosa prevedono i principali articoli del disegno di legge già rinominato “anti-fannulloni” firmato Brunetta, votato dal Senato.
Valutazione delle strutture e del personale
Ogni anno l’amministrazione dovrà porsi degli obiettivi e sarà rilevata alla fine quanta parte ne è stata effettivamente conseguita, con riferimento alle diverse sedi territoriali, assicurandone la pubblicità ai cittadini. (Anche on-line). Si dice inoltre nell’articolo 3 che ci saranno confronti pubblici annuali sul funzionamento e sugli obiettivi di miglioramento di ciascuna amministrazione, con la partecipazione di associazioni di consumatori e utenti, organizzazioni sindacali, studiosi e organi di informazione. Saranno previsti anche “mezzi di tutela giurisdizionale” degli utenti nei confronti delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici che si discostano dagli standard qualitativi ed economici fissati o che violano le norme .

Authority
Sarà istituito un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare le funzioni di valutazione, garantirne la trasparenza, assicurarne la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale. Sarà poi assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione.

Merito, incentivi e premi.
L’articolo 4 prevede che “saranno introdotti nell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni concreti strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa”. Saranno stabilite poi le percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività, “secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico”.

Riforma della dirigenza pubblica
L’articolo 5 prevede che non verrà corrisposto “il trattamento economico accessorio” al dirigente “che abbia omesso di vigilare sulla effettiva produttività delle risorse umane allo stesso assegnate e sull’efficienza della struttura che dirige”. Previsti
concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale e ridotti gli incarichi conferiti ai soggetti “estranei alla pubblica amministrazione”. “La retribuzione dei dirigenti” dice il decreto, “legata al risultato non dovrà essere inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva”.

Sanzioni disciplinari e responsabilità dei pubblici dipendenti
L’articolo 6 dice che saranno razionalizzati i tempi di conclusione dei procedimenti disciplinari e che verranno previsti meccanismi rigorosi per l’esercizio dei controlli medici durante il periodo di assenza per malattia del dipendente.

Vicedirigenza
L’articolo 7 prevede che la vicedirigenza possa essere istituita e disciplinata esclusivamente dalla contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione al riguardo.

Brunetta, l’anti fannulloni e gli amici di Facebook: “Parliamo un po’ insieme”

La pagina del ministro Brunetta su Fb

Vabbé, Obama è scontato. Addirittura, c’è chi dice che (anche) grazie alla Rete e a Facebook abbia vinto le elezioni di novembre. E allora stando entro i (virtuali) confini italiani di Fb, non sono pochi i politici che si sono fatti un profilo sul sito di social network più cool e famoso del mondo. Forse anche perché blog, forum e isole virtuali su second Life non erano più sufficienti per esprimere le idee politiche. Walter Veltroni è iscritto ad un centinaio di gruppi e ha ben 5.000 amici, Antonio Di Pietro oltre 4.000 e Pier Ferdinando Casini circa 3.100. E come non citare il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia (3.389 sostenitori), Massimo D’Alema che ne vanta 3.157, Renato Soru (l’ex) governatore della Sardegna (lui parte però avvantaggiato dal suo rapporto prediletto con il web, in quanto fondatore di Tiscali) che conta 5.962 sostenitori, Giancarlo Gentilini con 7.145 sostenitori, Gianfranco Fini (4.831 sostenitori), Giulio Tremonti 4.244 sostenitori, Fausto Bertinotti (2.490 sostenitori) e Romano Prodi (2.280 amici).
E adesso c’è anche lui, il ministro anti furbetti, Renato Brunetta. Forse stuzzicato dal nome di un gruppo italiano Tra Facebook e Msn anche oggi non ho combinato un c…, il responsabile della Funzione Pubblica ha pensato di approdare su Fb e dare una sbirciata. E chissà che sorpresa per i “fannulloni” che dedicare il proprio tempo d’ufficio a rintracciare i vecchi compagni di scuola o a fare giochini e test.
Insomma, dopo la Gelmini su YouTube, ecco ora un altro ministro del governo Berlusconi presentarsi ai naviganti con un video-messaggio. Breve, solo 44 secondi, veloce e diretto, come va di moda in Rete: “Amici di Facebook buongiorno. So che siete in tanti. Questa è la prima volta che mi rivolgo a voi. Grazie, intanto, di esserci. Io finora non ho fatto niente per colloquiare con voi. Da adesso, se vorrete, potremo parlare un po’ insieme. Vi racconterò le cose che faccio. E magari, se voi mi date qualche suggerimento, qualche reazione, lavorerò anche meglio. Tutto qua. Grazie ancora, vediamo se funziona”.
I commenti all’esordio. Ovviamente più che positivi: “Ottimo… Lei è l’idolo di mia moglie. Mia moglie è una che da sempre denunciava le “storture del pubblico… quando l’ha vista far fare una figuraccia alla Gruber era lì che faceva il tifo da stadio in casa :) Una domanda, se posso, che fine ha fatto la sua proposta per regolamentare le coppie omosessuali? Può rispondermi anche in privato nel mio profilo trova tutti i contatti”, recita uno dei 153 post inviati dai supi 13.000 e più supporter che lo piazzano ai primi posti nella classifica dei politici italiani con più fan.
Ora, su Facebook manca solo Silvio Berlusconi, tanto che gli utenti hanno lanciato una vera e propria campagna online per spronare il premier a creare un suo profilo. È nato infatti il gruppo “Silvio, fatti il profilo su Fb!1.000.000 a chiederlo”, con più di centosessanta persone che invocano lo sbarco del Cavaliere sul social network. L’obiettivo del gruppo è raggiungere quota un milione di iscritti. Forse, in questo modo, Berlusconi non potrà più ignorare la proposta. Il gruppo è ancora “giovane”. Ma l’appello è unanime: “Silvio apri anche tu un profilo”. Dopo l’aria di novità portata da Obama, che ha usato il web in un modo tutto nuovo, anche gli utenti italiani reclamano a gran voce un diverso rapporto tra cittadini e politici.

Ora Brunetta va in tribunale: “Vorrei i tornelli anche per i pm”

Renato Brunetta

Dopo averli messi a Palazzo Chigi, dopo averli adottati al ministero della Funzione pubblica, adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.A.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha stamani ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione di ieri al Circo Massimo. Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver ’aiutatò l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla».
Quanto alle banche “vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido”.
“I veri investimenti sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università, ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo piu’ di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi”.
Ma non c’è solo la sanità” incalza Brunetta, “ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via. Riguarda anche i magistrati, molte magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimane, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa. Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti”.
Non gliene dice di tutti i colori, ma reagisce subito l’Associazione magistrati. “Invece dei tornelli” replica il presidente dell’Anm, Luca Palamara di Unicost, “servono aule e uffici. Il ministro, evidentemente, non ha cognizione di quella che è la realtà degli uffici giudiziari. Più che pensare ai tornelli sarebbe importante rimediare ai tagli ai fondi per le spese di giustizia e alle riduzioni del personale amministrativo”. Quindi, precisa Palamara a La Stampa: “Lavoriamo da casa perché in tribunale mancano gli uffici”.
Antonangelo Racanelli, membro del Comitato direttivo dell’Anm per Magistratura Indipendente e pm a Roma, prende quella di Brunetta per una battuta e risponde con un’altra: “Se ci mettessero i tornelli e un orario di lavoro ci guadagneremmo: lavoreremmo e produrremmo meno, perché il senso medio di responsabilità dei magistrati li porta a fare in genere molto più di quanto richiesto”. Poi aggiunge: “Ci mettano piuttosto in condizioni di lavorare meglio, perché con gli ultimi tagli al personale amministrativo siamo rimasti soli”.
Eppure, l’articolo 11 della riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario dice che quattro sono i parametri per la valutazione di professionalità che ogni quattro anni deve stabilire se un magistrato può progredire in carriera: capacità, laboriosità, impegno e diligenza. Quest’ultima riguarda proprio “l’assiduità e puntualità di presenza in ufficio nelle udienze e nei giorni stabiliti” e anche il rispetto dei termini nella redazione dei provvedimenti e nel deposito delle sentenze. Insomma, non c’è orario di lavoro, ma la puntualità nelle occasioni stabilite è prescritta.

A Palazzo Chigi come al metrò: si timbra per entrare. E Brunetta canta vittoria

Renato Brunetta inaugura i tornelli a palazzo Chigi

Fa il segno di vittoria, mentre simbolicamente attraversa i tornelli di Palazzo Chigi che da questa mattina sono entrati ufficialmente in funzione. E gongola il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché? “Non era mai successo nella storia di Palazzo Chigi che ci fossero i controlli in entrata e in uscita per i dipendenti”, spiega il ministro anti sprechi mentre mostra ai fotografi il badge con il quale dirigenti, funzionari e impiegati del Palazzo potranno accedere al posto di lavoro.
Ecco perché del segno di vittoria: arriva a compimento un percorso iniziato in estate quando i tornelli, dei varchi in vetro sul modello di quelli utilizzati nelle stazione della metropolitana, furono sistemati all’ingresso degli uffici della Presidenza del Consiglio di via Po, via della Mercede, di via della Ferratella e negli uffici di Palazzo Colonna.
“Si è aperta una nuova stagione di responsabilità e trasparenza nella Pubblica amministrazione. In questo modo” ha spiega Brunetta “puntiamo ad avere più produttività, più presenza degli impiegati e garantendo più servizi ai cittadini”. Il ministro della Funzione pubblica spiega che queste iniziative rientrano “in una politica riformista” e chi le deride “lo fa perchè non ha la coscienza pulita”. A chi gli chiede, citando la battuta del presidente del Consiglio Berlusconi sui mancati guadagni dei bar della zona, Brunetta si limita a dire: “Se ne faranno una ragione”.
Il segretario generale della Presidenza del Consiglio, Mauro Masi, assicura che “la decisione di mettere dei tornelli all’ ingresso è stata presa in stretta collaborazione con le associazioni dei lavoratori”. Tra i dipendenti di Palazzo Chigi bocche cucite. In pochi si fermano a parlare, molti sono semplicemente incuriositi dalla presenza di giornalisti e fotografi. “È una scelta moderna” spiega un impiegato che vuole restare anonimo “un segnale importante ma qui, tornelli o no, si è sempre lavorato molto: non credo che si tratti di una scelta punitiva”.
Intorno al Palazzo, nei tanti bar presenti in zona, come tutti i lunedì è una giornata di inteso lavoro. In pochi sono a conoscenza dei tornelli. “Li hanno messi anche lì? Ci potevano pensare prima” afferma Antonio, barista alla Tazza d’oro, storica caffetteria a due passi dal Pantheon. “Abbiamo molti clienti che lavorano a Palazzo Chigi e, posso assicurarlo, i furbi ci sono sempre. Non credo che la pausa caffè sia in pericolo, un modo per uscire la troveranno di sicuro”. Poco più in là nell’affollatissimo Caffè Chigi c’è chi resta scettico: “Vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Non credo, comunque, che i nostri affari ne risentiranno”, dice Luca, barista.
Ma la rivoluzione ideata, annunciata (e ribadita anche nell’ultima intervista rilasciata a Panorama, qui il .pdf) e attuata dal ministro, non resta chiusa dietro i tornelli di Palazzo Chigi.
Anzi, varca addirittura i confini nazionali. Già, perché il ministro - lo ha annunciato nel corso di una conferenza internazionale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - sta per mettere in piedi un “Erasmus di massa” per i dipendenti della pubblica amministrazione. Cioè un piano di mobilità formativa nella P.A. a livello internazionale: “Quello che vivono i nostri ragazzi a livello universitario” ha spiegato il ministro “dovrebbero viverlo anche i nostri dipendenti”. Nello specifico la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe prevedere che “Ciascun dirigente facesse almeno sei mesi all’estero per ogni passaggio di carriera” ha spiegato il ministro. “Così nell’arco di 5, 10 anni i dirigenti pubblici non solo avranno imparato una lingua ma anche costruito un network di rapporti con i colleghi europei”. La Pubblica amministrazione per Brunetta non deve essere più “la palla al piede dell’economia italiana ed europea, la povera gente, i cittadini ci chiedono efficienza e qualità”.

Il VIDEO servizio:

Fannulloni: quelli “super” si possono segnalare sul web

Giro di vite sui fannulloni, forse già dall’inizio dell’anno prossimo: “Abbiamo deciso” ha scritto il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta “di mettere nelle mani del cittadino-cliente uno strumento importante, estendendo alla pubblica amministrazione l’operatività della class action”. Quello della causa collettiva è uno strumento, prosegue il ministro, di cui “parleremo nelle prossime settimane” e che “sarà efficace dal prossimo gennaio”. Anche i navigatori sul web stanno collaborando alla ricerca degli scansafatiche: in pochi giorni il sito Superfannulloni ha raggiunto diecimila contatti. Si tratta di uno spazio per segnalare disservizi nella pubblica amministrazione, in forma anonima o firmata: la maggior parte delle denunce arriva da Lazio, Lombardia, Emilia romagna. Scrive un utente di Crotone: “Non so se sia un fannullone. Ma ogni qualvolta mi reco alla ASL5 e cerco del ragioniere stranamente non c’è MAI. Sono trascorsi due anni che le cose vanno avanti così. Noto che negli stessi uffici si lavora poco o nulla. Stanze vuote e quelle piene - in parte - giocano al PC, fumano come se nulla fosse, o leggono giornali”. Ma sono decine i commenti simili sul sito: dagli insegnati agli impiegati degli uffici postali, dagli agenti agli autisti. Avverte Vittorio Pavesi, tecnico informatico promotore dell’iniziativa: “I dati devono essere presi con il beneficio del dubbio. Ma se arrivano tante segnalazioni, significa che qualcosa non funziona. Magari alcune persone che lavorano davvero si sentono offese, ma i colleghi dei fannulloni lo valutano positivamente”. E se l’iniziativa fosse estesa al settore privato? “In quel caso è l’azienda che subisce. Nel pubblico invece sono tutti gli italiani che pagano le tasse”. In futuro, comunque, il sito sarà più equilibrato: si potranno aggiungere valutazioni positive da cui prendere spunto: “Magari” azzarda Pavesi “anche un sindaco o un assessore troverà qualche suggerimento”.

Vinci un Brunetta d’Oro: il concorso con le vignette più cattive sul ministro

Renato Brunetta

Brunetta-Mao, Brunetta-Mosè e Brunetta fatto a pezzi. Così appare il ministro della PA nelle vignette inviate a Palazzo Vidoni, opera di cittadini che hanno risposto all’appello del ministro. Nonostante si siano levate voci contrarie e alcuni deputati Pd abbiano anche presentato un’interrogazione in materia perché il ministro ripensi al progetto (”Brunetta dovrebbe utilizzare il sito del ministero per rendere noti esempi del buon lavoro portato avanti silenziosamente da tanti dipendenti pubblici, competenti ed onesti”), in soli quattro giorni ne sono arrivate già più di 35 e dunque il concorso “Vignette contro Brunetta” sembra andare a gonfie vele.
Il ministro anti fannulloni, che senza colpo ferire è riuscito a ridurre del 30% l’assenteismo nel settore statale, ne ha pensata un’altra delle sue: ha lanciato un concorso nazionale di feroci vignette satiriche contro il ministro: “Mi raccomando, siate cattivi. Non ne possiamo più di raccogliere solo consensi”.

Lo aveva promesso lui stesso: metterò sul sito le vignette contro di me. E per arricchire l’archivio ha chiesto aiuto proprio ai cittadini, compresi i dipendenti pubblici (i suoi sottoposti presi di mira negli ultimi mesi): “Da diverse settimane consultiamo tutti i quotidiani e le riviste in edicola alla ricerca di una qualsiasi vignetta che metta alla berlina il ministro Renato Brunetta. Invano”, si legge sul sito del ministero. “Abbiamo così deciso di rivolgerci al Paese per superare questa anomalia senza precedenti”.
Il concorso è aperto, fino al 10 agosto, a tutti i cittadini. Il ministero non pone limiti: le vignette - massimo due per autore - posso essere feroci contro il ministro e le sue idee, “pur restando entro i limiti della buona educazione, siate cattivi e pungenti” precisa il sito. Alla gara possono prendere parte anche i dipendenti pubblici, beninteso a condizione che la vignetta sia stata da loro pensata e disegnata durante le ferie, la pausa pranzo o i permessi per malattia.
Le vignette devono essere inviate in formato immagine (.pdf o .jpg) all’indirizzo  ufficiostampa at funzionepubblica.it, accompagnate da nome e cognome dell’autore nonché da un suo recapito telefonico e di posta elettronica personale.
Quelle già arrivate hanno disegni divertenti e piuttosto colorati, pochi quelli offensivi e molti di buon livello. E pare che anche il responsabile della PA si sia divertito molto a vedersi nelle vesti di Mao, con tanto di libro rosso in mano, mentre dice “Visitarne uno per licenziarne cento” o novello Mosè che cerca di eliminare “la solita scusa dei traghetti in ritardo”.
C’è poi un Brunetta che disegna se stesso perché, dice, “solo io so quanto sono cattivo”. Spazio anche al genere pulp con l’assassino che tiene in mano la testa del ministro, dopo averlo accuratamente fatto a pezzi, e la frase “Adesso i tagli li faccio io”. Ma come dimenticare i bambini? Ecco allora che un piccolo domanda a un altro cosa voglia fare da grande e alla risposta “Brunetta” ribatte piccato: “Ho detto da grande!”.
L’appuntamento è per l’11 agosto sul sito del ministero: i visitatori potranno esprimere solo una preferenza e i voti saranno aggiornati in tempo reale. Ci sarà tempo fino al 12 settembre, quando verrà pubblicata la classifica e si decideranno le prime cinque tra cui scegliere la vignetta vincitrice. Il suo autore verrà ricevuto e premiato a Palazzo Vidoni dallo stesso ministro Brunetta, con un Brunetta d’oro, scherza il ministro, “naturalmente piccolo, e non solo per risparmiare”.

Fannulloni all’ombra della Mole: il 10% degli addetti del Comune “lavora meno”

La Mole di Torino | Ansa
Roma-Palermo-Torino. Corrono su quest’asse le misure contro la malagestione dell’amministrazione pubblica. Suscitando consensi e reazioni trasversali ai due schieramenti e producendo i primi concreti segnali di un cambio di rotta nei confronti dei cossiddetti “nullafacenti”.

Dopo le dichiarazioni del neoministro alla Funzione Pubblica Renato Brunetta sui fannulloni (”colpirne uno per educarne cento) e i primi provvedimenti della Sicilia guidata dal neogovernatore Raffaele Lombardo, il terzo segnale arriva da Torino, guidata dal democratico Sergio Chiamparino.

L’amministrazione della Città della Mole impiega poco più di dodicimila addetti. Secondo una recente indagine, i fannulloni sarebbero poco meno del 10%: a tanto ammonterebbero infatti le persone che, per usare l’espressione politically correct di Cesare Vaciago, direttore generale del Comune di Torino, “lavorano meno” degli altri colleghi. Tradotto: all’ombra della Mole, il tasso di assenteismo sarebbe superiore al 2% della media di qualsiasi altra azienda privata della zona, tanto che gli uffici, se ottimizzati e adeguatamente informatizzati, potrebbero fare a meno di 2000 impiegati.
La ricetta del sindaco Chiamparino è tutta incentrata su incentivi economici, ma anche su maggiori risorse da far gestire ai settori “più virtuosi”. Ma le reazioni delle parti sociali non sono di certo concilianti: il sindacato parla di “numeri fuori quota e decisamente spropositati”, sostenendo che la “ricetta sta nella riorganizzazione delle scrivanie”.

Ora resta solo da capire se i primi segnali concreti contro la malamministrazione entreranno a pieno regime.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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